Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no. Sono in nostro potere: l’opinione, il volere, il desiderio, l’avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontร . Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignitร pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi. Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite nรฉ avversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre. Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterร di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei. Se invece stimerai tuo ciรฒ che รฉ tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrร forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerร , perchรฉ nessuno in effetti ti potrร fare delย male. Ora, se hai desiderio di raggiungere questo felice stato, sappi che ciรฒ richiede sforzo e concentrazione d’animo non comune, e che, certe cose esteriori, devono essere eliminate dalla mente, altre pensate al tempo giusto, e devi dedicarti sopra tutto alla cura di te stesso. Perchรฉ, se vorrai ad un tempo ottenere i predetti beni ed insieme dignitร e ricchezze, รจ possibile che non otterrai nulla, perchรฉ se starai dietro alle ricchezze senza preoccuparti di accrescerti interiormente, senza dubbio ne sarai privato, perchรฉ solo attraverso l’accrescimento di se stessi si puรฒ godere beatitudine e libertร .
Pertanto a ciascuna apparenza che ti capiterร nella vita, innanzi tutto abituati a dire: questa รฉ un'apparenza, e non รฉ proprio quello che sembra di essere.
Poi comincia ad esaminarla e inquadrarla nella tua mente, e cioรจ vedere se essa appartiene alle cose che sono in nostra facoltร , ovvero a quelle che non lo sono. Ed appartenendo a quelle che non lo sono, dal tuo cuore venga questa sentenza: – Ciรฒ a me non importa.
Abbiamo davanti agli occhi il luogo piรน bello dell’Arcadia, quello che ha le preferenze di Giove, la piana di Olimpia; lรฌ gli uomini ancora non combattono, non conoscono ancora la passione della lotta, ma questo momento รจ vicino. Perchรฉ Palestra, la figlia di Hermes, รจ giร nel fiore degli anni; ha giร inventato la lotta, e la terra si rallegra di questa scoperta che, ponendo tregua alle liti degli uomini, li obbligherร a deporre il ferro bellicoso, che farร loro dimenticare gli accampamenti per gli stadi dove almeno combatteranno nudo. Questi bambini sono le diverse figure della lotta: saltano infatti con petulanza intorno a Palestra e, seguendone le leggi, piegano il corpo in mille posizioni diverse (a); diremmo nati dalla terra, perchรฉ la vergine mostra chiaramente col suo aspetto virile che non si sottometterร volentieri al giogo del matrimonio e che non avrร figli. Inoltre queste figure del combattimento sono molto diverse tra loro (b): la migliore รจ quella che ricorda la boxe (c). Quanto all’aspetto di Palestra, sembrerร una fanciulla se la paragoniamo a un giovane, e un giovane se il pensiero rappresenta una fanciulla. I suoi capelli sono troppo corti per essere raccolti; il suo sguardo 497 non designa un sesso piรน dell’altro; il suo sopracciglio testimonia il suo disprezzo per gli amanti e anche per i lottatori; sembra dire che si sente forte contro tutti e che nessuno puรฒ toccarle il seno mentre combatte, poichรฉ eccelle nella sua arte. Il suo petto, simile a quello di un’adolescente, offre seni appena formati; inoltre non ha nessuno dei gusti femminili; non vuole avere le braccia di un bianco abbagliante; certo non approva le Driadi che, per essere bianche, cercano l’ombra; abitante delle profonde valli dell’Arcadia, chiede al sole il favore di un incarnato abbronzato e il sole colora la giovane di un bagliore leggermente rossastro (d). Palestra รจ seduta, e questa, figlia mia, รจ un’idea molto felice della pittrice, perchรฉ le ombre cosรฌ proiettate dal corpo sono piรน numerose, e questo รจ d’altronde un atteggiamento che non le รจ necessariamente di cattiva grazia. Fa bene anche questo ramoscello d’ulivo che Palestra si stringe al seno; la dea ama questa pianta che dona ai combattenti l’olio essenziale ed รจ la delizia degli uomini.
โGli esercizi ginniciโ, dice Filostrato (1), โsi dividono in due specie, quelli che richiedono agilitร , come lo stadio, la doliche o corsa lunga, la corsa armata, il doppio stadio, il salto; e quelli che richiedono forza, come il pancrazio, la lotta, il pugilato. ยป La palestra รจ, in senso stretto, il luogo dove gli atleti si impegnano in questi ultimi esercizi, e la dea della palestra รจ la dea dei lottatori e dei pugili. Filostrato รจ l’unico che cita questa divinitร , ma l’arte che ha creato tanti esseri allegorici come Paura, Inseguimento, Impudenza, Opportunitร , Indulgenza, non deve aver esitato a personificare lo scenario. In Stazio รจ una divinitร che fa scorrere l’olio sulle sue membra (2); perchรฉ il pittore non l’avrebbe rappresentata con un ramoscello d’ulivo in mano? Quanto ai piccoli spiriti che personificano le diverse figure della lotta, sono fratelli di questo Agon (3) che, stando accanto ad Ares, ad Olimpia, rappresentava il combattimento bellicoso; e di quest’altro, che teneva in mano dei manubri, rappresentava l’esercizio del salto. Non รจ raro, inoltre, incontrare bambini che giocano, lottano, corrono in opere d’arte, e che possono essere presi per i geni della corsa, della lotta o di questo o quel gioco.
Secondo il suo nome, la Palestra doveva essere una donna; per la natura degli esercizi ai quali presiede doveva avere un aspetto virile. Da qui questo sforzo dell’artista di unire grazia e forza nello stesso personaggio; sappiamo 498 inoltre che questi esseri, partecipando di una duplice natura, hanno un fascino particolare; ancor piรน che una figura ideale di eroe o di eroina, sembrano discostarsi dalla realtร ; alle bellezze che prendono in prestito da sessi diversi, aggiungono una grazia in piรน, una grazia strana, risultante dalla fusione di due elementi contrari. Talvolta, come nel centauro, il contrasto resta totale; sarebbe scioccante se l’arte non gestisse abilmente la transizione tra una groppa che non ha nulla dell’uomo e un busto che non ha nulla del cavallo; talvolta, come nell’ermafrodita, la transizione รจ ovunque, ma il contrasto, benchรฉ localizzato, รจ cosรฌ marcato da sembrare brutale.
in certe figure, come le Amazzoni, come Atena, come Artemide, come la stessa nostra Palestra, c’รจ ancora un contrasto, ma un contrasto che risulta piรน dall’accentuazione che dall’alterazione di certe forme, contrasto che non sembra pertinente. opposizione alle leggi della natura, contrasto che sembra ordinato dalla natura stessa dei personaggi rappresentati e che, per questo, si risolve francamente in un accordo per la mente. Non รจ inutile, inoltre, sottolineare che Palestra non presenta, come riteneva un critico, i seni atrofizzati o rudimentali, che avrebbero presentato agli occhi un’immagine sgraziata. ร una giovane ragazza nel fiore degli anni; in quanto tale e anche perchรฉ nella sua veste di palestra รจ meno donna che un’altra dea, ha i seni poco sviluppati. Brunn la paragona, non senza ragione, ad una statua del Museo Pio Clementino (4), che rappresenta una giovane fanciulla che corre; la struttura del torace, le ossa e i muscoli, dice, annunciano forza, ma la convessitร dei seni รจ marcata solo discretamente; questa statua ha inoltre altri caratteri in comune con Palestra; se i capelli cadono indietro sulle spalle, sono, come quelli dei lottatori e dei corridori, molto corti sulla fronte. Palestra, disse Filostrato, le premette un ramoscello d’ulivo sul petto. Il relatore spiega questo attributo dicendo che l’olivo fornisce servizi ai lottatori. Brunn preferisce credere che l’olivo rappresenti il โโprezzo della vittoria. Siamo tentati di dare ragione al sofista contro il dotto archeologo. Sui monumenti che rappresentano lotte, la Pedotribe o qualsiasi altro personaggio porta spesso un ramo di palma; si tratta infatti di un premio riservato ai vincitori, la foglia di palma non puรฒ essere utilizzata per nessun altro scopo. Gli antichi parlano bene delle corone di ulivo assegnate ai 500 vincitori delle Olimpiadi (5), ma quasi sempre l’idea della lotta e dello scenario รจ legata nella loro mente al ricordo dell’olio con cui venivano unti. i lottatori. La lotta รจ chiamata da Stace uncta impallidisce. In Teocrito Delfi deve scaturire dalla ricca palestra (6): in Ovidio (7), la splendente palestra รจ l’esercizio caro alla gioventรน. Comunque sia, un attributo che puรฒ essere spiegato in modo abbastanza plausibile in due modi non puรฒ essere spostato; non c’รจ quindi motivo di rimproverare alla Palestra, come fa Friederichs, di non tenere in mano lo strigile o il vaso d’olio dei lottatori.
ร un peccato che Filostrato non abbia descritto gli atteggiamenti dei geni che si scatenavano intorno a Palestra. I monumenti antichi che rappresentano uomini o bambini in difficoltร possono in una certa misura compensare questo silenzio. A volte i due avversari tendono le braccia l’uno verso l’altro e sembrano volersi toccare solo con le dita; รจ il preludio al combattimento (8). A volte inizia la lotta: uno degli atleti ha la mano dietro il collo dell’avversario che si piega sotto la presa (9); talvolta uno dei lottatori costringe l’altro a mettere entrambe le ginocchia a terra, lo prende per il collo e lo stringe per soffocarlo (10); talvolta il piรน abile riesce ad afferrare il piede o la gamba dell’avversario facendogli cosรฌ perdere l’equilibrio (11); talvolta, afferrato per la metร del corpo, sollevato da terra e girando su se stesso, lo sconfitto colpirร il suolo della terra, a meno che il vincitore non si inginocchi, come per metterlo a terra e fargli toccare la terra delle spalle ( 12); talvolta i due giostratori si intrecciano, e l’uno grava tutto il suo peso sul corpo dell’altro che viene abbattuto e minaccia ancora con il pugno (13). Queste sono le principali figure della lotta; ma quanti altri erano ancora classificati, avevano il loro nome, senza contare quelli che potevano nascere dalle probabilitร del combattimento e dalla duttilitร dei combattenti (14)! Per tornare alla nostra tavola, i geni che circondavano Palestra non erano senza dubbio nรฉ numerosi nรฉ raggruppati in tante deformazioni, perchรฉ Filostrato suppone che riproducessero queste figure una dopo l’altra. Non ci sarebbe stato motivo di fare una simile supposizione se ciascuna figura della lotta fosse stata rappresentata da una coppia di geni combattenti. L’artista si era indubbiamente schierato dalla parte dell’autore di un bassorilievo conservato nella Galleria di Firenze (15). Sulla destra della composizione, due amori preludono al combattimento: altri due, posti a sinistra, preludono la scazzottata; 501 raggruppato con ciascuna di queste coppie, un terzo amore, che tiene una palma in mano, sembra agire come un pedotribรน. Al centro, un amorino in piedi alza la mano verso la corona che ha giร ricevuto come vincitore, l’avversario sconfitto si alza su un braccio; a destra e a sinistra di questo gruppo, due amorini, uno che porta una foglia di palma, l’altro che suona una tromba, formano un pendente. In questo bassorilievo sono stati evitati tutti gli atteggiamenti violenti. Il wrestling รจ disponibile solo in due forme, il wrestling vero e proprio e la boxe; e per questi due esercizi l’artista non ci mostra che una figura, per cosรฌ dire, quella iniziale, la meno dotta e la meno complicata. Per la composizione avvicineremmo volentieri il nostro dipinto al bassorilievo: la Palestra prenderebbe il posto del gruppo centrale; due o tre coppie di amori, raggruppate in atteggiamenti piรน o meno semplici, avrebbero rappresentato in sรฉ le innumerevoli palahmata o figure della lotta.
(1) Sulla ginnastica, tradotto. Ina minoide, pag. 62 (testo, c. IV).
(2) San Th., VI, 827.
(3) Pausania, V, 20, 3; V, 26, 3.
(4) Mus. Pio Cl., III, 27. Cfr. Krause, Die Gymnast. e Agon. der Hellenen, pl. VII, f 15,
(5) Plinio, XV, 5.
(6) Id., 2, 51.
(7) Met., VI, 41.
(8) Hamilton, vasi antichi (di Tischbein), IV, 44; Krause, Die Gymn., pl. X, n. 28.
(9) Clarac, H, 228; Krause, Die Gymn.9 X, 26 bis.
(10) Gal. de Flor., II, 23, 3; Krause, XI, 32.
(11) Krause, 39 e 40; Mio. dell lnst.91,22. Vedi anche Krause, f. 38.
(12) Krause, D.G., XI, f. 35 bis, 31 bis, 39c.
(13) Krause, f. 30, 31, 31a.
(14) Cfr. Pollux, III, 155 e le spiegazioni di Krause, Gym. Lui, Ag.,l, p. 415 e segg.
(15) Gal. di Firenze, ser. IV, vol. III, t. 120; Mull, Wies. D.d. ha. K.Taf. LII, n.653.
" ... riapparendo alla vita o rifacendo il cammino palingenetico nel ciclo della generazione: โฮบฯฮบฮปoฯ ฯแฟฯ ฮณฮตฮฝฮญฯฮตฯฯโ (Orph. fr. 226). Come il fuoco sprigiona a migliaia le infuocate scintille, cosรฌ moltitudini di esseri scaturiscono dallโimperituro e vi fanno ritorno (MuNDaka-Upanisad [sic], II. 1. 1.), per chi almeno vincola ancora lโistinto della conservazione della specie, nรฉ seppe varcare il fiume delle passioni umane, secondo insegnano i poeti vedici ed i progenitori degli italo-greci: โฮบฯฮบฮปฮฟฯ ฯแฝฒ ฮปแผกฮพฮฑฮน ฮบฮฑแฝถ แผฮฝฮฑฯฯฮตฯฯฮฑฮน ฮบฮฑฮบฯฯฮทฯฮฟฯโ (Orph. fr. 226). "da: Giacomo Boni, "Casa Romuli"
Secondo la tradizione esoterica, quando la purificazione giunge al suo compimento lโanima, ormai del tutto indipendente dal corpo, capace di una esistenza โseparataโ, si svincola dal ciclo della nascita/morte proprio di tutte le forme materiali ( kฯklos tรจs ghenรฉseos – ฮฟ ฮบฯฮบฮปฮฟฯ ฯฮทฯ ฮณฮตฮฝฮญฯฮตฯฯ), si affranca dalla ruota di Moira, cioรจ del Destino (ฮฟ ฯฮทฯ ฮฮฟฮฏฯฮฑฯ ฯฯฮฟฯฯฯ). confer Accademia Platonica
Mundaka Upanishad
La Mundaka Up., che appartiene all’Atharvaveda, รจ una delle Upanisad piรน celebrate e commentate nell’India. Il titolo sembra significare che essa si rivolge a un ordine di asceti che seguivano il voto della ยซrasaturaยป del capo; ma potrebbe pure alludere all’effetto dell’insegnamento in essa impartito, che รจ tale da ยซradereยป, ossia distruggere, l’errore. La conoscenza dell’identitร tra Atman e Brahman, che si raggiunge quando si sia purificato l’animo per mezzo dell’ascesi e della condotta moralmente pura, conferisce la liberazione dal ciclo delle esistenze, l’assorbimento e, a quanto sembra, la dissoluzione nell’Assoluto; il rito e il sacrificio, in quanto ancorati alle cose terrene, permettono soltanto una felicitร transitoria. L’Assoluto รจ l’origine di tutto. si muove nell’intimo di ognuno, ma tutto trascende ed รจ il traguardo da raggiungere [chiamato Brahman, Atman, Purusa (ยซspirito universaleยป) e Tat; ma non c’รจ equivalenza completa fra i termini, se รจ vero che il Purusa in 3, 1, 3 รจ detto matrice del Brahman. Frequenti sono i contatti e le derivazioni da altre Upanisad, cosicchรฉ la Mund. Up. deve essere considerata tra le piรน recenti delle Upanisad vediche.
PRIMO KHANDA 1. Brahma fu il primo degli dei. Creatore dell’universo, protettore del mondo, egli espose la scienza del Brahman, fondamento d’ogni altra scienza, al figlio maggiore Atharvan. 2. La scienza del Brahman, che Brahma aveva rivelato ad Atharvan, Atharvan a sua volta l’espose ad Angir, questi a Bharadvaja Satyavaha, Bharadvaja ad Angiras, sia la superiore, sia l’inferiore. 3. Saunaka, possessore di grandi ricchezze, avvicinatosi secondo il dovuto ad Angiras, gli chiese: ยซO signore, qual รจ la cosa che, conosciuta, permette di conoscere tutto?ยป. 4. A lui quegli rispose: I conoscitori del Brahman dicono che bisogna conoscere due scienze, la superiore e l’inferiore. 5. ยซDi esse l’inferiore รจ costituita dal Rgveda, dal Yajurveda, dal Samaveda, dall’Atharvaveda, dalla fonetica, dalla ritualistica, dalla grammatica, dall’etimologia, dalla metrica, dall’astronomia. La [scienza] superiore รจ quella per mezzo della quale si raggiunge l’Indistruttibileยป. 6. ยซInvisibile, inafferrabile, senza famiglia nรฉ casta, senza occhi nรฉ orecchie, senza mani nรฉ piedi, eterno, onnipresente, onnipervadente, sottilissimo, non soggetto a deterioramento, Esso รจ ciรฒ che i saggi considerano matrice di tutto il creatoยป. 7. ยซCome il ragno emette [il filo] e lo riassorbe, come sulla terra crescono le erbe, come da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, cosรฌ dall’Indistruttibile si genera il tuttoยป. 8. ยซIl Brahman si forma per mezzo dell’ascesi, da esso nasce l’alimento, dall’alimento il respiro vitale, la mente, la veritร , i mondi e ciรฒ ch’รจ immortale nelle azioniยป. 9. ยซDa colui che tutto conosce, che sa tutto, per il quale l’ascesi รจ costituita dalla conoscenza, da costui nasce questo Brahman, ossia l’individualitร e l’alimentoยป.
SECONDO KHANDA Questa รจ la veritร : 1. Le azioni sacrificali, che i poeti videro [e descrissero] nelle raccolte degli inni sacri, sono state ripetutamente realizzate dinanzi ai tre [fuochi del sacrificio]. Effettuatele sempre, voi che bramate il vero: questa รจ la via che vi condurrร al mondo [che si conquista] con le opere buone. 2. Quando la fiamma balena, essendo stato acceso il fuoco sacrificale, allora in mezzo alle due porzioni di burro liquefatto bisogna gettare le offerte [del sacrificio]. 3. Se uno compie l’agnihotra senza accompagnarlo con i riti del novilunio e del plenilunio, [del giorno iniziale] delle tre stagioni, dell’offerta dei primi raccolti, senza [tributare le dovute onoranze agli] ospiti, oppure se non lo compie, o non lo dedica a tutti gli dei, o non lo compie secondo le regole, per costui [le manchevolezze riscontrate] distruggono tutti i mondi fino al settimo 4. La Nera, la Terribile, la Rapida come il pensiero, la Tutta rossa, la Tutta fumosa, la Scintillante e la Divina tutta splendente, queste sono le sette lingue balenanti [del fuoco sacro]. 5. Se uno compie il sacrificio quando queste scintillano, porgendo le offerte sacrificali al tempo dovuto, esse, [come] raggi di sole, lo conducono dove risiede l’unico signore degli dei. 6. Dicendogli ยซVieni! vieni!ยป, le risplendenti offerte scortano il sacrificatore su per i raggi del sole, rivolgendogli parole gentili e onorandolo: ยซQuesto รจ il mondo del Brahman, puro e perfetto, a te [riservato]ยป. 7. [Simili a] instabili barche sono le diciotto forme di sacrificio nelle quali s’esprime l’opera inferiore (l’atto rituale). Gli sciocchi che considerano questa come il sommo bene, ricadono nella vecchiezza e nella morte. 8. Trovandosi immersi nell’ignoranza, sicuri di sรฉ, ritenendosi saggi, gli sciocchi s’aggirano urtandosi a vicenda, come ciechi guidati da un cieco. 9. Variamente immersi nell’ignoranza, puerilmente essi pensano: ยซAbbiamo raggiunto il nostro scopo!ยป. Legati all’azione, oppressi da ciรฒ che non comprendono a causa della passione, una volta che hanno esaurito [il frutto dell’azione e] il mondo [che quella ha determinato], precipitano [di nuovo nel samsara]. 10. Convinti che il sacrificio e le azioni meritorie siano il meglio, quegli sciocchi non conoscono null’altro di superiore. Dopo aver goduto sulla cima dell’universo del loro buon agire, cadono in questo mondo o [anche] in uno piรน basso. 11. Coloro invece che nella foresta sono dediti all’ascesi e alla fede, sereni, saggi, vivendo d’elemosina, puri, attraverso la porta del sole giungono lร dove sta lo Spirito Universale, l’immortale, l’immutabile Atman. 12. Un brahmano, considerando che [l’acquisizione dei] mondi [ultraterreni] รจ fondata sull’azione, puรฒ essere preso dalla disperazione al pensiero che ciรฒ che รจ increato non puรฒ discendere da ciรฒ che รจ creato. Per aver la conoscenza, allora, deve rivolgersi, con il combustibile in mano [come un alunno], a un maestro, esperto delle dottrine sacre, assorto nel Brahman. 13. S’avvicina a lui con rispetto, con lo spirito placato, del tutto sereno, e il saggio a lui rivela secondo veritร questa scienza del Brahman, per la quale giunge a comprendere l’indistruttibile Spirito Universale, la veritร .
SECONDO MUNDAKA PRIMO KHANDA Ecco la veritร : 1. Come da un fuoco ben acceso a migliaia si dipartono scintille che hanno la stessa natura, cosรฌ dall’Indistruttibile, o caro, diverse creature nascono e in esso poi ritornano. 2. Divino, incorporeo รจ lo Spirito Universale; esso comprende ciรฒ che รจ esteriore e ciรฒ che รจ interiore, รจ innato. Senza respiro, senza intelletto, puro, รจ superiore all’Indistruttibile, che a sua volta tutto trascende. 3. Da Lui nascono il respiro vitale, l’intelletto e tutti gli organi dei sensi, l’etere, il vento, la luce, le acque, la terra, sostegno di tutto. 4. Il fuoco รจ la [sua] testa, la luna e il sole sono i [suoi] occhi, i punti cardinali sono le [sue] orecchie, i Veda rivelati son la [sua] voce, il vento il [suo] respiro, il mondo รจ il [suo] cuore, la terra [procede] dai [suoi] piedi, egli รจ l’anima interiore di tutte le cose create. 5. Da Lui [proviene] il fuoco, per il quale il sole costituisce il combustibile, dalla luna [vien] la pioggia, [dalla pioggia nascono] le piante sulla terra, quindi il maschio versa il seme nella femmina: dallo Spirito Universale sono state generate molte creature 6. Da Lui [derivano] gli inni, la melodia, le formule sacrificali, l’iniziazione, i sacrifici, tutti i riti e le offerte sacrificali, l’anno, il sacrificatore e i mondi dove brilla la luna e dove brilla il sole. 7. Da Lui sono stati in varia guisa generati gli dei, gli esseri celesti, gli uomini, le bestie, gli uccelli, il prana e l’apana, il riso e l’orzo, l’ascesi, la fede, la veritร , la castitร e le regole. 8. Da Lui derivano i sette prana, le sette fiamme, il combustibile, le sette oblazioni, i sette mondi dove si muovono i prana, che stanno nell’intimo [d’ognuno] disposti a sette a sette 9. Da Lui [procedono] gli oceani e tutte le montagne, originati da Lui scorrono i fiumi d’ogni tipo, da Lui [provengono] tutte le piante e la linfa vitale, cosicchรฉ puรฒ dirsi che Egli, come anima interiore, dimora in ogni creatura. 10. Lo Spirito Universale รจ l’universo: azione, ascesi, Brahman, immortalitร suprema. Colui che lo riconosce riposto nel profondo [del cuore], costui quaggiรน scioglie i nodi dell’ignoranza, o caro.
SECONDO KHANDA 1. Il rifugio supremo (ossia il Brahman) s’รจ manifestato, esso che porta il nome di ยซmoventesi nel profondoยป. Ciรฒ che si muove e respira e palpita negli occhi in Esso รจ fissato. Sappiate che Esso รจ migliore dell’Essere e del non Essere, che รจ superiore alla conoscenza, che รจ il meglio per le creature. 2. Esso รจ fulgente, piรน sottile del sottile, in Esso risiedono i mondi e i loro abitanti, Esso รจ l’indistruttibile Brahman, รจ il respiro, la parola, l’intelletto, Esso รจ la veritร , l’immortale. Sappi, o caro, che Esso รจ il [bersaglio] da colpire. 3. Avendo preso per arco la grande arma costituita dalle Upanisad, e avendola tirata con la mente che รจ giunta a [comprendere] la natura del Tat, s’incocchi la freccia acuita dalla meditazione. Sappi che questo eterno รจ il [bersaglio] da colpire, o caro. 4. Si dice che la sillaba Om รจ l’arco l’Atman รจ la freccia, il Brahman รจ il traguardo. Senza distrazioni, questo bisogna colpire. Come la freccia [s’immedesima nel bersaglio, in egual modo] l’uomo otterrร l’identitร con il Tat. 5. In Esso sono tessuti il cielo, la terra e l’atmosfera, la mente insieme con tutti gli organi di senso: riconoscetelo come l’Atman unico-esistente. Lasciate ogni altro discorso. Questo รจ il ponte dell’immortalitร . 6. In Esso, come i raggi nel mozzo della ruota, si congiungono le arterie; Esso si muove [celato] all’interno, pur manifestandosi in varie guise. Meditate sull’Atman, considerandolo come la sillaba Om. La fortuna vi assista nel passaggio al di lร delle tenebre. 7. Colui che tutto conosce, tutto sa, del quale sulla terra si contempla la grandezza, questo Atman รจ fisso nel firmamento, nella celeste cittadella del Brahman 8. Esso รจ fatto di pensiero, regge lo spirito vitale e il corpo, risiede nell’alimento. Controllando il cuore i saggi lo contemplano per mezzo della conoscenza, Esso che risplende immortale, costituito di felicitร . 9. Si spezza il nodo del cuore, si sciolgono tutti i dubbi, si dissolvono tutte le azioni quando si riconosce il [Brahman nelle sue due forme] superiore e inferiore. 10. Dietro un aureo sublime velo risiede il Brahman puro, indiviso, brillante, luce delle luci: Esso รจ quello che conobbero i conoscitori dell’Atman.” 11. Lร non riluce il sole, non la luna e le stelle, non brillano i lampi, per non parlar del fuoco; tutto l’universo risplende se Esso risplende, tutto questo universo brilla della sua luce 12. Questo รจ il Brahman immortale. Il Brahman si distende a oriente e a occidente, a Sud e a Nord, in alto e in basso. Il Brahman รจ il Tutto, รจ l’ottimo.
TERZO MUNDAKA PRIMO KHANDA 1. Due alati, stretti amici, sono attaccati allo stesso albero. L’un d’essi mangia i dolci fichi, l’altro senza mangiare guarda attentamente. 2. Su un albero eguale lo spirito individuale, imprigionato, soffre, accecato dalla sua impotenza; quando vede l’altro, il signore sovrano nella sua soddisfazione e nella sua maestร , รจ libero dal dolore. 3. Quando il meditante distingue l’aureo creatore, il sovrano, lo Spirito Universale, che รจ matrice del Brahman, allora, raggiunta la conoscenza, dopo essersi liberato del bene e del male, senza macchia, raggiunge l’identitร suprema. 4. Esso รจ il soffio vitale che risplende in tutte le creature. Colui che comprende, colui che conosce, non parla senza criterio. Si compiace dell’Atman, gode dell’Atman, e, pur compiendo le azioni sacrificali, diventa il migliore dei conoscitori del Brahman. 5. Con la veritร , con l’ascesi, con la retta conoscenza, con la castitร continua รจ possibile [cercare di] ottenere questo Atman. Costituito di luce, puro, Esso abita dentro il corpo. Gli asceti lo contemplano quando hanno cancellato le loro colpe. 6. La veritร vince, non la menzogna; attraverso la veritร passa la via che porta al mondo degli dei. Lungo di essa i veggenti che hanno realizzato i loro desideri giungono lร dove si trova il Tat, la suprema dimora della veritร . 7. Il Tat risplende, grande, divino, inconcepibile nella sua forma, piรน sottile del sottile; lontanissimo, distante, Esso รจ pur qui vicino sulla terra, nascosto nell’intimo [del cuore] per coloro che [rettamente] vedono. 8. Non รจ possibile raggiungerlo con l’occhio, nรฉ con le parole, nรฉ con gli altri organi dei sensi, o con l’ascesiย o con l’azione sacrificale. Chi ha l’animo puro per la luce della conoscenza lo vede nella sua interezza quando medita. 9. Questo Atman sottile puรฒ essere conosciuto [soltanto] con il pensiero, nel quale il respiro รจ penetrato con le sue cinque forme: tutto il pensiero delle creature รจ [infatti] intessuto con i soffi vitali Quando [il pensiero] รจ purificato, risplende allora l’Atman. 10. Qualsiasi mondo con la mente si formi, qualsiasi desiderio concepisca, chi ha l’animo puro tale mondo conquista e tale desiderio. Chi desidera la felicitร onori dunque il conoscitore dell’Atman
SECONDO KHANDA 1. Costui (il conoscitore dell’Atman) conosce la sede suprema del Brahman: fondato su di esso l’intero universo rifulge, puro. I saggi, che, privi di desideri, venerano lo Spirito Universale, passano oltre [ogni] impuritร . 2. Colui che nella mente concepisce desideri, costui rinasce ora qui ora lร secondo i desideri. Per chi ha placato i desideri e si รจ preparato interiormente, giร qui in terra tutti i desideri si dissolvono. 3. Non รจ possibile raggiungere l’Atman con l’insegnamento, e neppure con l’intelletto nรฉ con molta dottrina. Lo puรฒ ottenere soltanto colui che Esso trasceglie; a costui l’Atman medesimo rivela la propria essenza 4. L’Atman non puรฒ essere raggiunto da chi non ha forza, e neppure attraverso la distrazione o un’ascesi irregolare. Soltanto l’animo di colui che, saggio, si sforza con i mezzi [adatti], entra nella dimora del Brahman. 5. Avendolo ottenuto, i veggenti che sono soddisfatti della conoscenza, che si sono preparati interiormente, privi di passioni, placati, avendo ottenuto in ogni dove colui che dappertutto penetra, saggi, con lo spirito raccolto, penetrano nel Tutto. 6. Coloro che hanno come scopo ben determinato la conoscenza del Vedanta, gli asceti che si son purificati praticando la rinuncia, tutti costoro, al momento supremo, del tutto immortali, son liberi nei mondi del Brahman. 7. Le quindici parti [della natura umana] ritornano ai loro fondamenti tutti i sensi ritornano agli elementi cosmici corrispondenti. Le azioni e il sรฉ costituito di conoscenza, tutti s’unificano nel principio supremo indistruttibile. 8. Come i fiumi che scorrono si dissolvono nell’oceano perdendo la loro individualitร , cosรฌ il saggio, liberato dall’individualitร , s’immerge nel divino Spirito Universale, piรน alto della cosa piรน alta. 9. Colui che conosce questo supremo Brahman diventa il Brahman, e nella sua stirpe non nasce chi non conosca il Brahman. Supera il dolore, supera il male, libero dai legami interiori diventa immortale. 10. Ciรฒ รจ stato dichiarato nel verso sacro: โColoro che compiono i riti sacri, esperti nei Veda, devoti al Brahman, che, pieni di fede, se stessi sacrificano all’Unico veggente, a costoro, dopo che abbiano secondo il rito praticato il voto [della rasatura] del capo, deve essere insegnata questa scienza del Brahmanโ. 11. Questa รจ la veritร che un dรฌ proclamรฒ il veggente Angiras. Chi non ha compiuto il sacro voto non puรฒ apprenderla. Onore ai sommi veggenti, onore ai sommi veggenti!
ย Esistono due scienze, l’inferiore, costituita dai testi sacri e dalla pratica dei riti, e la superiore. Soltanto quest’ultima permette di raggiungere il Brahman, dal quale si genera e nel quale si ricongiunge tutto il creato, in un circolo senza fine: infatti – dice l’Upanisad anticipando le conclusioni – il Brahman si genera dall’ascesi, che รจ uguale alla conoscenza, e l’ascesi a sua volta si genera dal Brahman individuato, ossia dall’Assoluto che รจ presente nell’interioritร umana.ย ย ร questa una delle piรน antiche enumerazioni dei Vedanga, “”membri del Veda””, e sottolinea la derivazione delle varie scienze dalla considerazione del sacrificio.”ย ย Il rito e il culto, rettamente eseguiti, permettono di raggiungere un’esistenza elevata e felice, ma pur sempre transitoria: l’increato non puรฒ raggiungersi partendo da ciรฒ che รจ stato creato. Soltanto il ricorso a un maestro spirituale potrร consentire di superare il mondo con tutte le sue contingenze di bene e di male. Assai brusco รจ il passaggio dall’esaltazione del sacrificio alla svalutazione del medesimo (str. 7); ma le Upanisad sono opera di poeti e di mistici, i quali procedono per illuminazioni improvvise, per accenni, per antifrasi, non seguono un filo rigoroso di ragionamento.ย ย I tre fuochi, garhapatya, ahavaniya e daksina, sono posti rispettivamente a occidente, a oriente e a meridione del luogo del sacrificio, e simboleggiano il sole, la terra, la luna.ย ย Secondo una diffusa tradizione i mondi terreni e celesti sono sette.ย ย 18 รจ un numero tradizionalmente sacro; qui indica tutte le forme del sacrificio.ย ย In questa strofe sono enumerate brevemente le tappe della dottrina dei cinque fuochi. Vedi Ch.Up., 5, 3-10.ย ย Secondo Sankara i sette prana sono gli organi dei sensi nella testa (occhi, orecchie, narici, bocca); le sette fiamme sono prodotte dall’attivitร di quegli organi; il combustibile รจ costituito dal complesso degli oggetti dei sensi; le oblazioni sono le percezioni di questi oggetti; i sette mondi infine si formano come risultato della percezione.ย Il battito delle palpebre รจ caratteristico dei mortali; gli dei hanno l’occhio fisso.ย ย La meditazione sulla sillaba Om, simbolo dell’Assoluto, รจ il fulcro dell’insegnamento delle Upanisad.ย ย ย I due uccelli rappresentano uno l’individuo ancor rivolto ai godimenti, l’altro l’asceta che รจ giunto alla contemplazione del Brahman. Cfr. Svet. Up., 4, 6-7.ย ย La contraddizione con la str. 5 รจ evidente; ma, se l’ascesi รจ indispensabile premessa, il riconoscimento dell’identitร Atman-Brahman supera ogni piano umano, rivelandosi come un’illuminazione mistica che nulla ha a che fare con la morale o la ragione.ย Le forze vitali si riassumono nel pensiero, che, pur da quelle sostenuto, ne รจ in certo modo l’espressione piรน alta. Quindi purificare il pensiero significa purificare completamente l’individuo.ย Come ad es. in Ch.Up., 8, 2, lo, anche qui alla raggiunta conoscenza viene attribuito un valore pratico: residuo dell’antica concezione che attribuisce alla veritร e alla conoscenza il carattere magico di forza operante di per sรฉ, o, forse meglio, indizio d’un attaccamento alla vita che l’idealismo prevalente non riesce del tutto ad annullare.ย ย Non puรฒ prescindersi dalla condotta pura, come piรน volte รจ stato ripetuto; ma al Brahman giungono soltanto gli eletti dal Brahman stesso. In questa affermazione รจ da vedersi il primo spunto della posteriore dottrina della grazia divina salvatrice del devoto fedele. Cfr. Kath. Up., 1, 2, 23.ย
“Ho sentito quest’impressione oggi: che ogni cosa rinchiudeva in sรฉ quasi un etere, un’ombra che ne seguisse la forma; e che questi contenuti mistici nei corpi si siano distaccati, e si siano elevati su, leggeri, formando un altro piano e lasciando al basso, intatte, le spoglie oscure. Effettivamente, mi sento come se una grazia mi avesse distaccato ormai dal corpo, dal pensiero, dalla malattia dell’essere. Mi accadono cose inesplicabili e indicibilmente belle. Non ho il coraggio di toccarle, di esprimerle nemmeno a me stesso. Ora sento come deve esser morto Rimbaud! Mi hanno carezzato, e ho dimenticata l’ultima smorfia del tormento e dell’ira. L’oscuritร diviene luce. Conosco oggi cosa sia la gioia solare. Benedico tutto quel che ho sofferto”.
(Julius Evola, pagina di diario, 14 luglio 1921 – vd. A. Scarabelli, Vita avventurosa di Julius Evola, Bietti 2024).
Ipitagorici coltivavano lโinterioritร , che veniva affiancata dallo studio della matematica intesa come strumento per capire il mondo e per accostare per via razionale la realtร dellโUno. Quindi erano mistici, artisti della musica, politici e indagatori della Physis, lโorigine di tutte le cose. Physis รจ sia il visibile che lโinvisibile, รจ la natura naturans e la natura naturata, perchรฉ le cose che appaiono sono ciรฒ che si vede dellโinvisibile.
Come il suo maestro Giorgio Colli, Tonelli รจ un sostenitore della superioritร dei sapienti greci rispetto ai filosofi contemporanei, che devono essere compresi alla luce dellโattualitร , ma che sicuramente sono stati definitivi. Esiste una maggiore vicinanza di contenuti e di modi espressivi tra Eraclito e il taoismo o tra Parmenide e le Upaniแนฃad, che non tra Eraclito o Parmenide e Aristotele.
ร importante ricostruire la comune radice eurasiaticadella nostra cultura cosรฌ possiamo capire meglio la figura del sapiente, piรน simile allo Yogi o al maestro taoista o buddista, che non alla figura del filosofo, quale si configura da Aristotele in poi, dopo la mediazione di Platone che รจ intermedio tra Sophia e Filosofia.
Esistono testimonianze di rapporti tra oriente e occidente in epoca arcaica, prima delle conquiste di Alessandro Magno e la sapienza greca di cui Pitagora รจ maestro segreto, perchรฉ non ha lasciato nulla di scritto, ha unโorigine specifica, ma รจ anche il frutto di unโinterconnessione originaria tra oriente e occidente.ย I sapienti pitagorici avevano in comune con quelli orientali alcune pratiche meditative, il silenzio, come disciplina meditativa, lโanamnesi, la pratica della memoria e la musica come strumento meditativo.ย Lo stile di vita della Scuola pitagorica consentiva di formare, attraverso una vita comune, quelli che Giorgio Colli chiama filosofi sovrumani, conducendo lโessere umano oltre sรฉ, non nella maniera risibile dellโattuale transumanesimo, in chiave tecnicistica e materialistica, ma attraverso la connessione dellโindividuo con il cosmo, con il sรฉ profondo, che in noi riesce a vedere come vicine le cose lontane: ciรฒ che per Parmenide unifica tutto e che per Eraclito unifica gli opposti, liberandoci dalla schiavitรน delle nostre passioni e pulsioni.ย ย ย
Coltivando lo spirito di solidarietร e comunanza, la Filรฌa dovevano liberarsi dalla volontร di potenza e di sopraffazione per la propria realizzazione personale. Dallโinsegnamento di Pitagora ci viene un messaggio che favorisce la convivenza civile tra gli individui e i popoli.
Angelo Tonelli (Lerici, 1954), poeta, autore e regista teatrale, tra i massimi grecisti viventi, ha studiato Filosofia antica a Pisa, con Giorgio Colli. Ha pubblicato tra lโaltro diverse opere di poesia e saggi. Per i โClassiciโ Feltrinelli ha tradotto e curato DellโOrigine di Eraclito (1993), La terra desolata. Quattro quartetti di T.S. Eliot (1995), il primo volume di Le parole dei Sapienti dedicato a Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso (2010), Eleusis e Orfismo (2015), Negli abissi luminosi. Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica (2021) e Dell’origine di Parmenide (2023).
Pitagora vede la connessione tra la musica, lโaspetto piรน vicino alla coscienza, la matematica, lโaspetto razionale, che puรฒ rappresentare simbolicamente la musica, ma non ciรฒ che uno prova con la musica e la filosofia, che รจ lโaspetto integrativo dellโuomo che cerca di capire la realtร negli aspetti sia simbolici che semantici. Federico Faggin
โMi sono seduto su una pietra / ho coperto una gamba con lโaltra / e vi ho appoggiato il gomito / mi sono accoccolato nella mia mano / sul mio mento e su una delle mie guance / In questa posizione ho iniziato a riflettere / Come si dovrebbe vivere nel mondo. “