Una collaborazione con Einar Selvik di Wardruna. Questa canzone è stata composta su Cortes Island, una comunità remota al largo della costa occidentale del Canada. La composizione è pensata per accompagnare cerimonie e rituali, in qualunque forma l’ascoltatore scelga.
La sicurezza di sé del guerriero non è la fiducia in se stessi dell’uomo medio. L’uomo medio cerca la certezza negli occhi dello spettatore e chiama quella fiducia in se stessi. Il guerriero cerca la fiducia nei suoi occhi e la chiama umiltà. l’uomo medio è agganciato ai suoi simili, mentre il guerriero è agganciato solo verso l’infinito. “ Carlos Casteneda
Reasoning lets go and I am propelled in to you My Skin widening… Reasoning lets go and I am propelled into you Hands and arms grow and I release what must go My skin widening to feel your angelic arms Come close so that I can melt into you Come Close… Reasoning lets go and I am propelled in to you My skin widening to your angelic arms Leaving this weight behind My spine becomes light Clean my senses so that I can hear you clearly Reasoning lets go and I am propelled into you hands and eyes grow and i release what must go My Skin widening… to feel your angelic arms
Warriors move gracefully
We lay down our weapons at your feet take us with grace to the other field Can we Lay down our weapons and the tired intellect rise above and… Bring me Grace
I know you Can. Einar’s Norse choral lyrics translated: Unharmed to the battle, Unharmed from the battle, Unharmed wherever they go
Anilah è progetto della cantante solista e composititrice Dréa Drury, un musicista con base nelle montagne Selkirk del Canada occidentale.
La sua ispirazione proviene dalle pratiche del suono sciamanico tradizionale, al canto sacro, alla musica tribale oscura, alla musica classica indiana.
Ha studiato l’arte di usare la voce come modalità di guarigione con insegnanti dotati come Ali Akbar Khan, Shweta Jhaveri e Silvia Nakkach.
Ciò ha portato alla sua personale esplorazione dell’applicazione esoterica del suono, così come all’ingegneria psicoacustica, che ora intreccia nell’arazzo della sua espressione musicale.
Si avvicina alla sua voce e alla sua composizione come pratiche profondamente integrate con i paesaggi remoti in cui è cresciuta.
Il suo amore per la natura, la natura selvaggia e il mondo degli elementi la spingono a scrivere musica che riflette direttamente la loro essenza. Tessendo un paesaggio sonoro etereo, inquietante e antico, l’intenzione di Dréa è quella di creare musica che aiuti in un’esperienza catartica e trasformativa.
Abari Ἄβᾱρις Ὑπερβόρειος, Ábaris Hyperbóreios e Aristea di Proconneso, Ἀριστέας τοῦ Προκονησίου, leggendari ἱερόμαντές ieromanti , ϑαυματουργόι taumaturgi e sacerdoti di Apollo
Platone (Carmide 158C) li classifica «i medici Traci» i quali praticavano una medicina che cercava in primo luogo di curare l’anima per mezzo di «incantamenti»ἐπαοιδοί epodoi Il potere magico della musica – ben noto nella tradizione greca fin da Omero, come mostra il termine ἐπαοιδή – è nella maggior parte dei casi inteso come ‘potere essenzialmente ‘calmante’ nei confronti di dolori e malattie’. Tale caratterizzazione si ritrova anche nel pitagorismo più antico, che elabora la concezione della musica-medicina nel senso di ‘una primigenia terapia musicale delle passioni e affezioni dell’animo, sviluppata dalla filosofia successiva nella c.d. teoria dell’ethos musicale’…
Aristea visse ai tempi di Creso e di Ciro nella cinquatesiama olimpiade (580_577)
Dicono che l’anima di costui quando voleva abbandonando il corpo usciva fuori e tornava di nuovo indietro.
Secondo il lessico Suda, Σοῦδα o Σουίδα enciclopedia storica del X secolo scritta in greco bizantino riguardante l’antico mondo mediterraneo. Abari venne in delegazione ufficiale dal paese degli Iperborei ad Atene al tempo della terza Olimpiade. Il Suda attribuisce, inoltre, un certo numero di libri ad Abari, compreso un volume degli Oracoli Scitici in esametri, una teogonia in prosa, un lavoro sulle purificazioni ed un poema su Apollo presso gli Iperborei
«la leggenda di Abari affonda pienamente le radici nelle genuine e antiche credenze religiose degli Sciti»… «Abari è uno sciamano, o piuttosto l’archetipo mitico di uno sciamano». Karl Meuli filologo svizzero. Professore all’Università di Basilea.
Eric Dodds, filologo, antropologo e grecista irlandese, nel volume I Greci e l’irrazionale ipotizza che Abaris appartenesse alla cultura sciamanica. Il viaggiare nell’aria sopra una freccia è una particolarità che si ritrova sovente nella descrizione dei poteri degli sciamani del nord, come pure la capacità di vivere senza alimentarsi.
”Non racconto in vero, riguardo ad Abari, che si dice essere stato Iperboreo, il discorso secondo cui portò in giro per tutta la terra la freccia, senza mangiare nulla.
Erodoto 4,36
Dodds ipotizza che Abaris e Aristea di Proconneso, siano il ponte e il legame tra la cultura greca e lo sciamanesimo delle culture subartiche.
I greci e l’irrazionale – Eric R. Dodds
”E l’anima uscita fuori dal corpo vagava nell’etere come un uccello.. Asseriva che la sua anima abbandonando il corpo e volando via direttamente verso l’etere attraversava la terra…” Massimo di Tiro 10,2 e 38 3b
è l’invasamento che li rende capaci di tanto ecco la follia di Apollo all’opera. l’estasi apollinea è uscire fori da sè
l’anima abbandona il corpo e rimasta libera va all’esterno….
Platone afferma riguardo Apollo e i suoi seguaci “in verità scoprì l’arte del tiro con l’arco la medicina, la divinazione” si pò ricostruire per questi personaggi uno sfondo favoloso, un quadro sciamanico
Confer Giorgio Colli “La Sapienza Greca”
I riferimenti agli effetti rasserenanti della musica sono ampiamente diffusi nei testi letterari greci sin dalle origini. Insieme con tale constatazione empirica, si sviluppa l’idea che la musica, nelle forme dell’“incantesimo cantato” ἐπαοιδή epodè e del peana, sia in grado di curare i mali. Da questi aspetti della musicoterapia, strettamente connessi con religione e magia, nasce, a partire dai Pitagorici, la riflessione sull’efficacia psicagogica della musica, alla quale si riconosce un’affinità con l’anima che ne determina l’effetto terapeutico: agendo come catarsi, la musica controlla le emozioni, “corregge” le disposizioni caratteriali e influenza i comportamenti individuali. Le testimonianze sui casi di terapia musicale appaiono pertanto come efficaci “exempla” della ricchezza di risorse offerte dalla musica, che – curando insieme l’anima e il corpo – instaura quella visibile compostezza in cui si riflette pienamente l’equilibrio psico-fisico dell’individuo.
La medicina delle Muse. La musica come cura nella Grecia antica Antoietta Provenza Università degli studi di Palermo
Oltre aGeri e Freki compagni del dio Odino, si narra di Sköll un lupo, forse colui che incombe, che nella mitologia norrena insegue costantemente Sól (il Sole, divinità femminile), con l’intenzione di divorarla( nel Gylfaginning nel Grímnismál) e di suo fratello Hati che insegue Máni (la Luna); entrambi sono indicati con il patronimico Hróðvitnisson, alludendo che il loro padre fosse il lupo Fenrir.
« Skǫll heitir úlfr, er fylgir eno skirleita goði til varna viðar; en annarr Hati, hann er Hróðvitnis sonr, sá skal fyr heiða brúði himins » « Skǫll si chiama il lupo che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi; ma un secondo, Hati; (lui è di Hróðvitnir il figlio) precederà la chiara sposa del cielo » Durante il Ragnarǫk riuscirà a divorare Sól (mentre suo fratello Hati divorerà Máni), oscurando Cielo e Terra.
Inoltre si narra di Fenrir “Lupo della brughiera”, o “Lupo della palude” un gigantesco lupo nato dall’unione tra il dio Loki e la gigantessa Angrboða, assieme alla regina degli inferi Hel e al Miðgarðsormr.
Fenrir viene generato nella Járnviðr (“foresta di ferro”), luogo da cui provengono anche i due lupi Sköll e Hati, possiede un’intelligenza fuori dal comune e è in grado di parlare è un potente avversario degli dei dell’Ordine.
Stando alla narrazione durante il Ragnarök, posto nel futuro, ma alcune ipotesi potrebbero dare origine ad altre teorie, considerando tale datazione una modificazione postuma, forse influenzata dall’avvento del cristianesimo, le comparazioni effettuate da Georges Dumézil, noto studioso dei miti, hanno messo in luce le forti somiglianze tra i Ragnarǫk e la mitologia hindu, nella battaglia tra Pāndava e Kaurava, narrata nel Mahābhārata, e in area mediterranea la gigantomachia o la titanomachia, in cui si vedono contrapposti, gli dei olimpici guidati da Zeus contro le creature del Caos, in un passato remoto ancestrale.
Nell’era del Caos i legami si spezzano, la magica catena che lega Fenrir si scioglie, è nuovamente libero, e attaccherà gli Dèi, assieme alle altre forze del disordine e dell’oscurità. Crescerà si tanto, che spalancando la bocca la mascella inferiore toccherà il suolo e quella superiore il cielo,Fenrir attaccherà Odino , uccidendolo, ingaggerà lotta mortale con , figlio di Odino, destinato a vendicare il padre.
Víðarr fermerà la mascella inferiore di Fenrir con un piede, e quella superiore con una mano, spezzandogliele e lo ucciderà riportando il Kosmos La rinascita del mondo resterà adombrata dal volo, alto nel cielo, di Níðhǫggr, la serpe di Niðafjoll, misteriosa creatura tra le cui piume trasporterà cadaveri.
« Socrate diceva che il compito dell’uomo è la cura dell’anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l’anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull’immortalità dell’anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l’essenza dell’uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell’anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l’apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L’Occidente viene da qui. » (G. Reale, Storia della filosofia antica, Vita e pensiero, Milano 1975)
Il mito del carro e dell’auriga (o della biga alata), tratto dal Fedro di Platone, introduce alla teoria platonica della reminiscenza dell’anima, un fenomeno che durante la reincarnazione produce ricordi legati alla vita precedente. Racconta di una biga su cui si trova un auriga, personificazione della parte razionale o intellettiva dell’anima (logistikòn). La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell’anima dotata di sentimenti di carattere spirituale (thymeidès), e si dirige verso l’Iperuranio; quello nero raffigura la parte dell’anima concupiscibile (epithymetikòn) l’anima cui appartengono bisogni ed istinti propri per lo più dell’animalità e si dirige verso il mondo sensibile. I due cavalli sono tenuti per le briglie dall’auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare.
« Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sí e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.
Si dice che gli sciamani appartenenti a varie tribù dei nativi d’America usassero le Moqui Balls per i contatti di iniziazione e per approfondire l’interazione con le proprie guide animali.
Le Moqui Marbles sono un vero mistero per i geologi Questi minerali chiamate anche Iron Balls , Indian Balls, Navaho Cherries o pietre degli sciamani per il loro valore spirituale, sembrerebbero a prima vista di natura artificiale. Sono di forma sferica, la superficie assai ruvida e dura: hanno un diametro che va dai 2-3 cm ai 20-30 circa. La zona in cui queste sfere sono state rinvenute si trova nel deserto degli Stati Uniti tra lo stato dello Utah ed il nord dell’Arizona, alla base del Navaho Sandstone, un sistema di formazioni di blocchi di arenaria.
La parte esterna è composta da ematite (ossido di ferro), all’interno invece si trova un finissimo composto di silice, tipo una sabbia di color corallo, mentre al centro di questa c’è un piccola sfera di pietra di arenaria.
L’età stimata di queste “palline” è tra i 120 e i 190 milioni di anni, agli inizi dell’era Gurassica.
Secondo la teoria ufficiale dei geologi, le Moqui si sarebbero formate quando le dune di sabbia originali, successivamente trasformatesi nelle attuali Nevada Sandstone, erano sotto il mare. Il ferro in origine era probabilmente sotto forma di limonite che, sottoposta a grandi pressioni, ad una profondità che va dai 300 ai 700 m all’interno della crosta terrestre, si è trasformata in una specie di “gel”. Dopodichè i getti di gas vulcanici ad altissima temperatura hanno mutato la limonite in ematite modellandone la conformazione fino ad assumere quella attuale sferica.
Sono di forma sferica, la superficie assai ruvida e dura: hanno un diametro che va dai 2-3 cm ai 20-30 circa.
Queste concrezioni sono considerate come analoghi terrestri delle spherule ematite, chiamate “mirtilli” marziani , che il rover Opportunity ha trovato a Meridiani Planum su Marte.
Un corteo si recava sull’Aventino in onore di Diana Dea Maga e quindi nelle campagne per festeggiare con un tradizionale pasto all’aperto
In Agosto nelle campagne di Roma, fuori dall’Urbe, si festeggiava la dea Diana, che proteggeva i campi coltivabili e i boschi. Era un rito molto amato poichè la dea proteggeva le erbe salutari e curative e le fonti d’acqua e le sorgenti sacre che facilitavano la cura, era molto considerata tanto da essere denominata Dea Maga il suo culto era associato alla guarigione suscitata dalla Natura.
La Dea Diana porta il corno lunare sul capo con l’avvento dei seguaci del cristianesimo tale rito sarà sostituito con la Madonna, che calpesta il serpente ed anche il corno Lunare, energie psichiche o sottili.
Le sue seguaci si tramandavano i segreti delle erbe curative da madre a figlia. Secoli dopo al termine dei culti dei “gentili” detti pagani, da pagus campgna luogo in cui perdurarono di più gli antichi culti, Paracelso per recuperare le antiche sapienze di cura, represse dall’avvento del cristianesimo, si dovette recare nelle campagne e chiedere di ricevere gli insegnamenti dalle donne, grazie alle quali non solo apprese tali arti ma capì l’importanza del ruolo della madre nel concepimento come matrix matrice delle dimensioni del visibile dell’invisibile, che nasconde in se il segreto della natura, che favorisce l’aspetto animico del futuro figlio.
Sulla pietra runica di Skjern vi è una maledizione contro un seiðmaðr Il seiðr è un tipo di magia ancestrale, sulle cui origini si cela un ombra di incertezza dato che le fonti storiche sono esigue, si narra che consentisse di assumere il fjölkungi cioè “il più grande potere”. Seiðr è comunicazione con gli spiriti, permetteva di prevedere il futuro, ma anche di dispensare morte, sventura e malattia. Con la pratica del seiðr era infatti possibile privare un individuo della sua forza e della sua intelligenza per trasmetterle a qualcun altro. il termine seiðr si suppone derivi dal Proto-germanico *saiðaz, collegato al lituano saitas “segno, predizione”, derivante dal Proto-indoeuropeo *soi-to- “corda” e la sua radice “legare”
È anche stato fatto un collegamento con il finlandese soida, “suonare uno strumento”. Questo collegamento oltre a sottolineare l’importanza della musica in questo rito, potrebbe indicare la filiazione della magia nordica da quella finnica e sami. (confronta con le riflessioni di vari autori sull’influenza reciproca tra germani e lapponi per ciò che concerne la magia) Nell’antico inglese i termini correlati sono siden e sidsa, entrambi conosciuti solo in contesti in cui sono gli elfi (ælfe) a praticare questa magia o qualcosa di simile al seiðr. Le parole più usate in antico inglese per indicare chi pratica la magia erano wicca , da cui deriva il moderno inglese “witch”.
È una pratica stregonica di origine sciamanica, sul termine sciamnaico non tutti gli autori e studiosi concordano, utilizzata da singole individualità, quasi sempre di sesso femminile. Infatti sebbene le attestazioni riguardanti i caratteri e le tecniche rituali non risultino facilmente reperibili, sembra che gli “atteggiamenti femminili ” fossero tanto numerosi che gli uomini si vergognavano di praticarla; allora si insegnò quest’arte alle sacerdotesse” forse perchè legato a culti precedenti l’invasione dei popolo Asi. Nella Saga degli Ynglingar, Snorri Strurluson cita “(Odino) tutte queste arti egli insegnava con le rune e quei canti detti galdrar… Odino possedeva l’arte da cui scaturiva grande potere…che si chiama seiðr... Ódhinn kunni thá ithróot , er mestr máttr fylgdhi, ok framdhi sjálfr, er seidhr heitir”
CONFER Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici
Chi praticava la magia era definito in vari modi: seiðkona (donna che usa il seiðr), seiðmaðr (uomo che pratica il seiðr); spákona (donna che prevede il futuro); völva. Il seiðr faceva uso di incantesimi (galðrar, sing. galðr) e a volte di danze. Le donne che praticavano questa magia appartenevano a livelli piuttosto alti della società e forse ricoprivano altri importanti ruoli.
Molto importante era il seiðstafr, un bastone di metallo che apparteneva alle seiðkonar e veniva probabilmente usato durante i rituali, un possibile collegamento con le völva, profetesse che derivavano il loro nome appunto dal fatto di portare un bastone völ. Le sepolture di völur contengono lunghe staffe in legno e anche uniche staffette di ferro. La forma di questo tipo di seiðstafr somiglia a una distillazione di un filatore. Una distaff è un dispositivo che contiene fibre pettinate pronte per essere filato in filo.
La filatura è un modo di rappresentare la manifestazione della realtà. L’azione di prendere la lanugine senza formalità e farla filare in un filo utile è una meravigliosa metafora per la trasformazione del potenziale senza forma nella realtà fisica. È un atto magico di creazione. Poiché anche la völva cantò e parlò del suo viaggio, potremmo anche dire che stava “slanciando una storia” delle sue interazioni con gli spiriti.
Le canzoni originali di varðlokur, erano probabilmente melodie ripetitive e canzoni che sostennero l’espansione della coscienza. Ogni stimolo ripetitivo può contribuire a raggiungere uno stato e una trance alterati. Il cervello entra in sé per stimoli ripetitivi come le luci pulsanti, la danza, il tamburo, il brontolio e il canto. Uno che è stato addestrato e ha praticato il lavoro con questa alterazione della coscienza può stimolante sostegno, come questi, per spostarsi intenzionalmente in uno stato visionario. Dal momento che gran parte della vocazione del völva aveva paragoni metaforici alle pratiche di filatura e tessitura, è facile vedere le canzoni di varðlokur in questa luce. Le canzoni sarebbero state usate per “girare” i fili della realtà sciamanica per la seiðkona e per dirigere la tessitura del suo lavoro rituale.
Nell’isola di Öland, la cosiddetta tomba della signora di Öland conteneva i resti di una donna sepolta insieme a uno scettro di 82 cm fatto di ferro, con dettagli di bronzo e vestita con una pelliccia d’orso seppellita in una nave insieme a sacrifici animali e umani.
confer
Lo Sciamanesimo, nelle sue molteplici sfaccettature, ha indubbiamente delle connotazioni stregoniche, ma dagli esperti è ritenuto che la Stregoneria e lo Sciamanesimo, possono avere coincidenze ma non siano il medesimo fenomeno. Il compito del necromante è quello di Viaggiare agli Inferi, mentre per lo sciamano, uomo o donna che sia, è indispensabile compiere il Viaggio agli Inferi solo in funzione di poter salire poi verso l’Alto. In riferimento a questo tema la consultazione principale sono gli studi di M.Eliade
Appartenente alla stirpe dei Vani, fu assunta con pari dignità fra gli Asi , ai quli insegnerà la magia.
La prima scelta sui caduti: Freya regna sul prato celeste Fólkvangr e sul palazzo Sessrúmnir. A ogni battaglia ha il diritto di scegliere la prima metà dei guerrieri caduti (Einherjar), mentre la metà rimanente va a Odino nel Valhalla.
Comandante delle Valchirie: Spesso descritta a cavallo sul campo di battaglia con armatura e lancia, guida e supervisiona le Valchirie nella selezione delle anime.
Dea dei Vanir: Appartiene alla stirpe divina dei Vani (legata a fertilità, magia seiðr, bellezza e natura), poi integrata tra gli Æsir dopo la pace tra i due clan.
Attributi iconici: Il mantello di piume di falco (Valshamr) che permette di volare tra i nove regni, il carro trainato da due gatti bluastri e la collana d’oro Brísingamen.
Gefn, Hǫrn, Mardǫll, Sýr, Valfreyja Freya è la donna selvaggia fra le divinità del nord.
Great Goddess, Mistress of cats, Lady of love, beautiful Vana-Goddess, Fulfill my greatest needs, O glorious one. Teach me the magic I need. Give me a glimpse of your deep wisdom. Teach me in dreams. Enrich my life. O Lady, you are Golden-tears of Asgard. Lady of love, beautiful Vana-Goddess, You are shape-shifter, the Sayer, The independent One. Give me the strenght and the magic I need.
Freyja ha molte manifestazioni ed è considerata la dèa dell’amore sessuale, della Bellezza, dell’Oro, della Seduzione, della Fertilità, del Seiðr, della Guerra, della Morte e delle virtù profetiche, esperta nelle arti magiche seiðr, con cui poteva realizzare divinazioni e incantesimi a distanza. Nell ‘Edda di Snorri si afferma che la dea ama i canti d’amore e incita gli innamorati ad invocarla; aggiunge anche che Freyja cavalca nei campi di battaglia ed ha diritto alla metà dei caduti che guiderà in battaglia durante il Ragnarǫk. I gatti sono i suoi compagni e fornita di un mantello magico di piume di falco. Il giorno Venerdì in inglese (Friday) prende il nome da lei. Figlia di Njordhr e Skadhi, (massima divinità dei Vani e signore dei naviganti), sorella di Freyr e sposa di Odur. Freya vive nel bel palazzo Folkvangr (” campo della gente “o campo di battaglia ), un posto in cui le canzoni di amore vengono cantate. I nani le regalarono anche Hildsuin “Cinghiale da Battaglia” dotato di setole d’oro e Brisingamfn “Collana dei Brisinghi”
Freya si festeggia il 27 Dicembre e il 10 gennaio e il mese di marzo Freya ad è molto dedita all’Asgard e all’Aesir e a Odino in particolare, si narra che da lui fu amata. Disposta a combattere fino alla morte e a distruggere chiunque abbia minacciato la sua casa e la sua famiglia. Ciò la rende molto spietata verso il nemico – e verso chiunque ella veda come una minaccia.
Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante Freyja, la Bellissima,
La piu Appassionata delle Regine. Insegnimi i misteri dell’autentica passione del cuore. Mostrami i segreti del wyrd. Cammina con me nella luce delle stelle. Io accendo questa candela in una ardente offerta a Te, Freya, dea del fuoco etereo.
Si narra, nella discussa fonte il manoscritto di Ura Linda, che costruì un castello sull’isola di Texland (Frisia occidentale) all’interno della quale depose una lampada magica la cui fiamma arde sempre.
Anne Marie Zilberman. L’opera, a tecnica mista, Larmes d’or forse Le lacrime di Freyja
Nella mitologia norrena, Freya è una splendida compagna di Odur, il dio che percorre instancabile la volta celeste, alla guida del carro del Sole. Ogni giorno i due devono separarsi, dedicandosi ai propri doveri divini, e quando Odur si mette in viaggio, Freya non riesce a trattenersi dal piangere lacrime d’oro, che tingono l’alba di questo colore. Lo stesso avviene al tramonto.. Il mito autentico delle lacrime d’oro Nei testi dell’Edda in prosa (in particolare nel Gylfaginning di Snorri Sturluson), Freya è effettivamente sposata con Óðr (o Odur). Il mito racconta che Óðr partiva spesso per lunghissimi viaggi verso terre sconosciute, abbandonando la sposa. Durante la sua assenza, Freya vagava per il mondo in lacrime cercandolo sotto vari nomi (come Gefn, Hörn, Mardöll).
Le sue lacrime avevano una natura magica e trasmutativa:
Quando cadevano sulla terra o sulle rocce, si trasformavano in oro purissimo (per questo l’oro nella poesia scaldica è chiamato con il kenning “lacrime di Freya”).
Quando cadevano nel mare, si trasformavano in ambra.
Le differenze con la cosmologia norrena tradizionale
La guida del Sole: Nella cosmologia tradizionale dell’Edda, la personificazione e la guida del carro solare non è Odur, bensì la dea Sól (o Álfröðull), inseguita costantemente attraverso i cieli dal lupo celeste Sköll.
L’identità di Óðr: Il nome Óðr condivide la stessa radice di Óðinn (legata all’ispirazione, all’estasi e alla frenesia divina). Molti studiosi di filologia germanica ritengono che Óðr fosse in origine una duplicazione o un aspetto dello stesso Odino, e che la sua continua erranza rispecchiasse i viaggi del Padre di Tutto nei nove regni.
Il legame tra il pianto di Freya e le luci dorate dell’alba o del tramonto è un’interpretazione simbolica fiorita soprattutto nel romanticismo ottocentesco e nella divulgazione mitologica, che unisce la bellezza del fenomeno celeste al tema struggente dell’amore e della separazione.
Il Seiðr (pronunciato all’incirca sei-dhur) è la più complessa e potente forma di magia rituale e sciamanica della tradizione norrena, strettamente legata alla manipolazione del fato (Ørlǫg) e alla divinazione.
Secondo la Ynglinga saga di Snorri Sturluson, fu proprio Freya, la più grande maestra di quest’arte tra i Vani, a insegnare il Seiðr a Odino e agli altri dèi Æsir.
Come Funzionava il Seiðr: Rituali e Principi
La parola seiðr è etimologicamente collegata al concetto di filare o tessere (affine al filo e alla corda). Nella visione norrena, il destino del cosmo è tessuto dalle tre Norne; praticare il Seiðr significava entrare in trance per percepire la trama del destino e tesserne nuovi fili.
La trance estatica e il canto (Varðlokur): La praticante entrava in uno stato alterato di coscienza, spesso assistita da un coro di donne che intonavano canti ipnotici (Varðlokur) per richiamare gli spiriti e proteggere l’anima durante il viaggio astrale.
La piattaforma rialzata (Seiðhjallr): I riti venivano eseguiti su un’alta piattaforma o sgabello rituale per elevarsi fisicamente e simbolicamente sopra il mondo materiale.
Il bastone cerimoniale (Seiðstafr): Un bastone di metallo o legno, spesso intagliato per ricordare una conocchia da filatura, usato per canalizzare e dirigere l’energia magica.
l Ruolo Sociale: Le Völvur e il Tabù dell’Ergi
Nel mondo terreno, le praticanti di Seiðr erano principalmente donne chiamate Völvur (al singolare Völva, “portatrice di bastone”), figure rispettate e temute che viaggiavano di villaggio in villaggio offrendo profezie in cambio di doni e ospitalità.
La pratica del Seiðr da parte degli uomini era invece considerata un grave tabù sociale, etichettato come Ergi (effeminatezza, perdita dell’onore virile). Questo perché il rito richiedeva un atteggiamento passivo e ricettivo — l’essere “posseduti” dagli spiriti — considerato incompatibile con l’ideale guerriero maschile.
L’unica grande eccezione era Odino, disposto a subire il disonore dell’Ergi pur di acquisire il controllo assoluto sulla conoscenza del Seiðr. Questa contraddizione rende la figura di Odino tra le più affascinanti della mitologia norrena: un dio sovrano e patriarcale che non esita a infrangere i codici sociali più rigidi del suo stesso mondo pur di ottenere il potere assoluto.
Nella società norrena, l’accusa di Ergi (codardia, passività sessuale o effeminatezza) era un insulto gravissimo (níð), tale da giustificare legalmente un duello all’ultimo sangue (hólmgang). Praticare il Seiðr esponeva un uomo direttamente a questo stigma, perché richiedeva di assumere un ruolo ricettivo, accogliendo spiriti e forze esterne anziché dominarli con la forza fisica.
La letteratura mitologica evidenzia chiaramente questo scontro:
Lo scontro nella Lokasenna (Il battibecco di Loki): Durante un banchetto, Loki rinfaccia pubblicamente a Odino la sua pratica magica con parole durissime: “Dicono che un tempo sull’isola di Samsø battevi sul tamburo e praticavi il Seiðr come una strega; sotto le spoglie di una maga hai vagato tra gli uomini: e questa la ritengo opera da depravato (ergi).”
Il pragmatismo ossessivo di Odino: Per Odino, la conoscenza del destino e del futuro (soprattutto in vista del Ragnarök) valeva qualsiasi prezzo: il sacrificio del proprio occhio alla fonte di Mímir, nove giorni appeso all’albero Yggdrasill per scoprire le rune, e persino la perdita dell’onore virile imposta dal Seiðr appreso da Freya.
Odino incarna così il paradosso del sovrano-sciamano: colui che detta le leggi morali ma si pone deliberatamente al di sopra di esse per penetrare i segreti più oscuri dell’universo.
Ambito
Effetto magico
Divinazione e Profezia
Visione del futuro, rivelazione di segreti nascosti e comunicazione con spiriti e antenati.
Guerra e Combattimento
Indebolimento della volontà nemica (herfjǫturr, “catena da guerra”), accecamento improvviso o instillazione di panico.
Manipolazione Naturale
Evocazione di tempeste, illusioni sensoriali e guarigione da malattie spirituali o fisiche.
Viaggio Spirituale (Hamingja)
Proiezione della propria anima fuori dal corpo e metamorfosi (Hamr), come il volo di Freya tramite il mantello di piume.
Nordic Folk e Neofolk
Wardruna – Fehu: Sebbene sia dedicata alla runa Fehu, il brano richiama direttamente le forze della fertilità, dell’oro e della natura sacre a Freya.
Danheim – Freyja: Brano ambient folk ipnotico incentrato sull’atmosfera rituale, i ritmi sciamanici e le invocazioni del Seiðr.
Heilung – Norupo: Ispirato all’antico poema runico norvegese, include strofe e passaggi che evocano la magia femminile e le divinità dei Vani.
Sowulo – Freyja: Una traccia neoclassica e folk d’atmosfera che mette in musica la grazia e il dolore della dea alla ricerca di Óðr.
Viking, Pagan e Symphonic Metal
Amon Amarth – The Way of Vikings / A Dream That Cannot Be: Diversi brani del gruppo celebrano il Fólkvangr e la figura della dea guerriera.
Leaves’ Eyes – Freyja’s Theme (e brani dall’album King of Kings): Traccia dalle atmosfere sinfoniche che fonde cori epici e melodie celtico-scandinave.
Therion – Freyja Hoyrdu Medur / The Beauty in Black: La band svedese di symphonic metal esplora spesso i miti norreni e l’aspetto mistico ed esoterico di Freya.
Brothers of Metal – Freya: Un inno heavy/power metal energico e narrativo che riassume i miti più celebri della dea (incluso il furto del martello Mjölnir e l’inganno contro i giganti).
Musica Classica e Opere Liriche
Richard Wagner – L’oro del Reno (Das Rheingold): Nel ciclo L’anello del Nibelungo, Freia è un personaggio centrale la cui bellezza e le cui mele d’oro garantiscono l’eterna giovinezza agli dèi.
Colonne Sonore
Bear McCreary – God of War (2018) & Ragnarök Soundtracks: Tracce come Witch of the Woods e Freya’s Theme usano canti in antico norreno per rappresentare la sua duplice natura di maga della foresta e fiera regina guerriera.
kanji bu武 è composto dai due caratteri hoko戈 e tomeru止
hoko戈 lancia, alabarda tomeru止 fermare, arrestare “fermare, arrestare, e lance“. Per estensione metaforica “lance” assume il significato più ampio di “armi” e quindi quello traslato di “guerra” o “combattimento” Marziale
verbo sanscrito man nell’ accezione di “pensare”, da cui manas: “pensiero”, “mente”, “intelletto” ma anche “principio spirituale” o “respiro”, “anima vivente” unito al suffisso tra che corrisponde all’aggettivo sanscrito kṛt, “che compie”, “che agisce”ma può essere interpretato anche “che protegge”, quindi “pensare, pensiero, che offre protezione”
Mantra मन्त्र) in sanscrito veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, “espressione sacra” e un verso del Veda, una formula sacra
indirizzata ad un deva, una formula mistica o magica, una preghiera, un canto sacro o a una pratica meditativa e religiosa.