Per Jung l’ego andava oltre l’identità e la continuità dell ego cognitivo percettivo discriminativo, l’ego non era l’intera personalità.
Sebbene sia essenziale per la vita e il funzionamento quotidiano esso è solo la punta dell’ iceberg psichico.
Jung credeva che a dispetto della sua tendenza a voler dirigere la vita dell’individuo l’ego dovesse relativizzarsi e subordinarsi a un centro più profondo di ordinamento e di significato all’interno della psiche.
Questo centro fu chiamato archetipo del Sè confer Jung e lo sciamanismo C. Michael Smith
La conquista della Saggezza nella Mitologia Nordica
Odino si cava un occhio e lo offre in pegno a Mímir per attingere un sorso di idromele da Mímisbrunnr, la fonte della saggezza che il gigante custodisce.
L’occhio di Odino rimane, quindi, nella fontana dalla quale lo stesso Mímir ne beve ogni giorno l’idromele.
Da quella mutilazione derivano gli epiteti di Bileygr “guercio” e Báleygr “occhio fiammeggiante”.
Ein sat hon úti,
þás enn aldni kom
yggiungr ása
ok í augu leit.
– Hvers fregnið mik?
hví freistið mín?
Alt veitk, Óðinn,
hvar auga falt
í enum mæra
Mímis brunni -;
drekkr miǫð Mímir
morgin hverian
af veði Valfǫðrs.
Vituð ég enn eða hvat? »
« Sola sedeva di fuori
quando il vecchio giunse
Yggiungr degli Æsir
e la fissò negli occhi.
– Che cosa mi chiedete?
Perché mi mettete alla prova?
Tutto io so, Odino,
dove tu nascondesti l’occhio
nella famosa
Mímisbrunnr! –
Mímir beve idromele
ogni mattino
dal pegno pagato da Valfǫðr.
Che altro tu sai? »
(Edda poetica – Vǫluspá – Profezia della Veggente XXVII
Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò la radice Wutcome sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.
Odino ierofania di policrome funzioni Guerriero, Vate, conoscitore delle rune, Sciamano, protettore dei viandanti…
Rúnar munt þú finna
ok ráðna stafi,
miök stóra stafi,
miök stinna stafi,
er fáði fimbulþulr
ok gerðu ginnregin
ok reist Hroftr rögna. »
« Rune tu troverai
lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroftr degli dèi. »
Amo combattere e sono onorato di poter condividere questa passione con individui che provano lo stesso brivido di euforia εὐφορία ed entusiasmo ἐνϑουσιασμός nei loro occhi frementi di Furor e nel loro cuore infiammato dalla mischia fuori dal tempo, viviamo ed incarniamo gli ARCHETIPI insopprimibili senza Tempo
Sono GRATO alla Vita di poter praticare ancora con lo stesso Fuoco Eterno di sempre dalle steppe alle lande desolate, sulle scogliere nei boschi o nel profondo delle foreste…. Grazie fratelli e sorelle d’arme e di sangue
Gli Dei Marziali ierofanie del Tutto vi benedicano
Saldo lo Spirito la mano sia Forte e la Quiete Interiore vi accompagni nella lotta
Ogni colpo che tiraiamo sia forza per vincere le paure che ci spengono
Ogni colpo che prendiamo sia l’ Onore di chi non si arrende fino alla fine
Oggi ogni mio singolo arto e segmento era provato dal dolore ma qualcosa di antico mi ha avvolto in una Magia, ciò mi commuove e mi lascia stupito L’invisibile agisce in modo impensabile.
Danheim è un progetto di musica evocativa nordica folk vichinga ispirata dal produttore danese Mike Olsen.
Atmosfere ispirate all’epoca vichinga con una certa autenticità nordica.
La maggior parte della musica di Danheim si basa su temi derivati alla mitologia nordica e dall’antico folklore danese.
ᛏ Týr er einhendr áss
ok ulfs leifar
ok hofa hilmir.
Mars tiggi.
antico islandese
Týr è un dio con una mano sola,
e gli avanzi del lupo
e il principe dei templi.
ᛏᛦᚱ Entità della stirpe degli Æsir , nella mitologa norrena, guerriero riflessivo e saggio pronto al sacrificio personale per combattere contro Fenrir, il lupo del Kaos, spesso identificato con Marte , nella cultura romana, si distingue e si sovrappone con il più impetuoso e giovanile Thor, descritto come il più forte di tutti gli dèi.
Tyr sacrifica il braccio, che viene sbranato da Fenrir, per riuscire a farlo avvicinare a sufficienza ed imprigionarlo.
ODINO
Per due volte il possente lupo riesce a liberarsi, costringendo Odino al ricorso delle arti magiche dei nani prepara un laccio, solo in apparenza fragile, e sfida nuovamente il lupo , che intuendo una trappola magica, pretende una mano tra le sue fauci, come pegno, Týr si sacrifica , perdendo il braccio.
Sacrificando la mano destra Tyr salvò dalla sciagura il suo popolo minacciato dal lupo del Kaos sovrannaturale. La runa ᛏ Tyr è simbolo quindi di eroismo e di valore, indispensabili per un “guerriero spirituale”, la disponibilità a sacrificare qualcosa di caro per ristabilire l’equilibrio. Tyr è la runa della volontà, delle motivazioni, della piena abnegazione per qualcosa.
E’ la forza che ci fa proseguire nonostante le avversità.
In Tyr però la volontà deve essere motivata dalla lealtà e non dal avidità personale, dalla consapevolezza che bisogna assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Questa consapevolezza rappresenta l’illuminazione spirituale e la fiducia nel giusto ordine dell’universo.
La più antica testimonianza del dio si trova nel gotico “Tyz” benché il “Teiw” trovato sull’elmo di Negau possa essere un probabile riferimento a Týr, e precede il gotico (e il runico) di molti secoli.Gli elmi sono del tipo Etrusco conosciuti come forma “vetulonica”.Su uno di questi elmi si trova un incisione in alfabeto etrusco che è stata datata 200 a. C. in cui si legge: harigasti teiva\\\ ip
Numerosi studiosi si sono occupati di interpretare l’iscrizione. TL Markey legge l’iscrizione come ‘Harigast il sacerdote’ (da teiwaz, “dio”), come anche un altro elmo inciso trovato nello stesso sito e che riporta vari nomi celtici seguiti da titoli religiosi.
L’importanza del reperto è data dal fatto che il nome Harigast rappresenta la prima deviazione verso la parlata germanica finora rinvenuta, perciò l’elmo è una sorta di anello di congiunzione tra Etrusco e Germanico e ne testimonia il contatto.
Fonte RUNEMAL
Il Grande Libro delle Rune
Umberto Carmignani e Giovanna Bellini Edizioni
L’Età dell’Acquario
Rappresentazione di Týr e Fenrir sul bratteato d’oro all’incirca del V secolo, rinvenuto a Trollhättan, Svezia.
Impara le rune della vittoria, se tu desideri vincere, e scrivi le rune sulla tua elsa; alcune nel solco, ed altre nel piatto, e due volte dovrai invocare Týr ᛏ
Sigrúnar skaltu kunna,
ef þú vilt sigr hafa,
ok rísta á hjalti hjörs,
sumar á véttrimum,
sumar á valböstum,
ok nefna tysvar Tý.
Secondo il runologo Lars Magnar Enoksen, la tiwaz è menzionata in una strofa del Sigrdrífumál, un poema dell’Edda poetica.
Il Sigrdrífumál narra che Sigurðr uccise il drago Fáfnir ed arrivò ad una fortezza sulla vetta di una montagna che bruciava con grandi fuochi Nella fortezza trovò una valchiria che dormiva di un sonno magico, e la svegliò aprendole l’armatura del petto con la spada; la valchiria, di nome Sigrdrífa, gli offrì i segreti delle rune per averla liberata dal sonno, a condizione che mostrasse di non avere paura . La valchiria cominciò ad insegnargli che se avesse voluto ottenere la vittoria in battaglia avrebbe dovuto incidere le “rune della vittoria” sulla spada e dire due volte il nome “Týr” (il nome della tiwaz)
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Nel futhark le rune Perth e Eihwaz sono scambiate di posto, Ansuz e Berkana sono speculari e infondo troviamo la runa Teiwaz multipla: probabilmente si tratta di un’invocazione al dio Tyr
La prima pietra con inciso l’intero futhark antico è la pietra di Kilver, ritrovata a Stanga nel Gotland, datata V secolo.
Oltre aGeri e Freki compagni del dio Odino, si narra di Sköll un lupo, forse colui che incombe, che nella mitologia norrena insegue costantemente Sól (il Sole, divinità femminile), con l’intenzione di divorarla( nel Gylfaginning nel Grímnismál) e di suo fratello Hati che insegue Máni (la Luna); entrambi sono indicati con il patronimico Hróðvitnisson, alludendo che il loro padre fosse il lupo Fenrir.
« Skǫll heitir úlfr, er fylgir eno skirleita goði til varna viðar; en annarr Hati, hann er Hróðvitnis sonr, sá skal fyr heiða brúði himins » « Skǫll si chiama il lupo che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi; ma un secondo, Hati; (lui è di Hróðvitnir il figlio) precederà la chiara sposa del cielo » Durante il Ragnarǫk riuscirà a divorare Sól (mentre suo fratello Hati divorerà Máni), oscurando Cielo e Terra.
Inoltre si narra di Fenrir “Lupo della brughiera”, o “Lupo della palude” un gigantesco lupo nato dall’unione tra il dio Loki e la gigantessa Angrboða, assieme alla regina degli inferi Hel e al Miðgarðsormr.
Fenrir viene generato nella Járnviðr (“foresta di ferro”), luogo da cui provengono anche i due lupi Sköll e Hati, possiede un’intelligenza fuori dal comune e è in grado di parlare è un potente avversario degli dei dell’Ordine.
Stando alla narrazione durante il Ragnarök, posto nel futuro, ma alcune ipotesi potrebbero dare origine ad altre teorie, considerando tale datazione una modificazione postuma, forse influenzata dall’avvento del cristianesimo, le comparazioni effettuate da Georges Dumézil, noto studioso dei miti, hanno messo in luce le forti somiglianze tra i Ragnarǫk e la mitologia hindu, nella battaglia tra Pāndava e Kaurava, narrata nel Mahābhārata, e in area mediterranea la gigantomachia o la titanomachia, in cui si vedono contrapposti, gli dei olimpici guidati da Zeus contro le creature del Caos, in un passato remoto ancestrale.
Nell’era del Caos i legami si spezzano, la magica catena che lega Fenrir si scioglie, è nuovamente libero, e attaccherà gli Dèi, assieme alle altre forze del disordine e dell’oscurità. Crescerà si tanto, che spalancando la bocca la mascella inferiore toccherà il suolo e quella superiore il cielo,Fenrir attaccherà Odino , uccidendolo, ingaggerà lotta mortale con , figlio di Odino, destinato a vendicare il padre.
Víðarr fermerà la mascella inferiore di Fenrir con un piede, e quella superiore con una mano, spezzandogliele e lo ucciderà riportando il Kosmos La rinascita del mondo resterà adombrata dal volo, alto nel cielo, di Níðhǫggr, la serpe di Niðafjoll, misteriosa creatura tra le cui piume trasporterà cadaveri.
« Gera ok Freka
seðr gunntamiðr,
hróðigr Heriaföðr;
en við vín eitt
vápngöfugr
Óðinn æ lifir. »
« Geri e Freki
nutre, avvezzo alla guerra,
Heriaföðr glorioso.
Ma soltanto col vino
fiero nell’armatura,
Odino vive per sempre. »
(Edda poetica – Grímnismál – Il discorso di Grímnir XIX)
Geri e Freki dal norreno spesso tradotti come “avaro” e “ingordo”, talvolta chiamati anche Gere e Freke sono lupi della mitologia norrena, compagni del dio Odino, tali figure potrebbero rappresentare la manifestazione e la rilevanza relativa ai culti delle “bande dei guerrieri lupo” gli Úlfhéðnar.
Si narra di loro nella raccolta del XIII secolo basata a fonti orali precedenti, e nella prima parte della Edda in prosa dello scrittore Snorri Sturluson.
Il Gylfaginning (L’Inganno di Gylfi), è la prima parte dell’Edda in prosa di Snorri Sturluson, una narrazione completa ed organica dei miti norreni, e in particolare tratta della creazione e della distruzione del mondo da parte degli dei e molti altri aspetti della mitologia norrena, si racconta che Odino dia da mangiare ai due lupi la carne quando egli si trova nel Valhalla, giacché la sua alimentazione consiste solo nell’idromele.
Altri animali di chiara derivazione legata a culti sciamanici sono presenti nella mitologia greca, romana e vedica.
Il corvo è , nella mitologia germanico-norrena, il «fedele compagno» di Odino/Wotan, egualmente dio della profezia come Apollo, nonché, nella tradizione celtica, di Lug, che come Apollo ricopre la funzione di Dio della Luce confer La festività di Lughnasadh/Lammas e il dio celtico Lugh
Huginn e Muninn sono due corvi presenti nella mitologia norrena, associati al dio Odino. Huginn e Muninn viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie. È da questi corvi che deriva il kenning dio-corvo che rappresenta Odino.
Entrambi i nomi dei corvi derivano dal norreno, Huginn significa pensiero mentre Muninn memoria.
Così è detto nel poema eddico Grímnismál, al XX canto:
(NON)
« Huginn ok Muninn
fliúga hverian dag
iörmungrund yfir;
óumk ek of Hugin
at hann aptr ne komit,
þó siámk meirr um Munin. »
(IT)
« Huginn e Muninn
volano ogni giorno
alti intorno alla terra.
Io ho timore per Huginn
che non ritorni;
ma ho ancora più timore per Muninn. »
(Edda poetica – Grímnismál – Il discorso di Grímnir XX)
ἱερὸςφάνεια ierofania
« Nel mondo proprio dell’uomo greco le forze che dominano la vita umana e che noi conosciamo come disposizioni dell’animo, inclinazioni, entusiasmi, sono figure dell’essere, di natura divina, che come tali, non hanno solo da fare con l’uomo, ma, infinite ed eterne, dominano la terra e il cosmo: Afrodite (l’incanto d’amore), Eros (la forza dell’amore e della procreazione); Aidós (il delicato pudore); Eris la discordia ecc..
I moti dell’anima non sono che l’afferramento da parte di queste forze eterne, che, sotto figura divina, sono ovunque operose. »
(Walter F. Otto. Theophania. Genova, Il Melangolo, 1996, p. 62-3)
Kylix attica a sfondo bianco attribuita al Pittore Pistoxenos con Apollo seduto che indossa una corona di alloro o mirto, un peplo bianco e un mantello rosso. Tiene nella mano sinistra la cetra la cui cassa è un guscio di tartaruga, mentre con la mano destra offre una libagione. Di fronte a lui sta il corvo (Museo Archeologico di Delfi, V secolo. a.C.)
Sulla pietra runica di Skjern vi è una maledizione contro un seiðmaðr Il seiðr è un tipo di magia ancestrale, sulle cui origini si cela un ombra di incertezza dato che le fonti storiche sono esigue, si narra che consentisse di assumere il fjölkungi cioè “il più grande potere”. Seiðr è comunicazione con gli spiriti, permetteva di prevedere il futuro, ma anche di dispensare morte, sventura e malattia. Con la pratica del seiðr era infatti possibile privare un individuo della sua forza e della sua intelligenza per trasmetterle a qualcun altro. il termine seiðr si suppone derivi dal Proto-germanico *saiðaz, collegato al lituano saitas “segno, predizione”, derivante dal Proto-indoeuropeo *soi-to- “corda” e la sua radice “legare”
È anche stato fatto un collegamento con il finlandese soida, “suonare uno strumento”. Questo collegamento oltre a sottolineare l’importanza della musica in questo rito, potrebbe indicare la filiazione della magia nordica da quella finnica e sami. (confronta con le riflessioni di vari autori sull’influenza reciproca tra germani e lapponi per ciò che concerne la magia) Nell’antico inglese i termini correlati sono siden e sidsa, entrambi conosciuti solo in contesti in cui sono gli elfi (ælfe) a praticare questa magia o qualcosa di simile al seiðr. Le parole più usate in antico inglese per indicare chi pratica la magia erano wicca , da cui deriva il moderno inglese “witch”.
È una pratica stregonica di origine sciamanica, sul termine sciamnaico non tutti gli autori e studiosi concordano, utilizzata da singole individualità, quasi sempre di sesso femminile. Infatti sebbene le attestazioni riguardanti i caratteri e le tecniche rituali non risultino facilmente reperibili, sembra che gli “atteggiamenti femminili ” fossero tanto numerosi che gli uomini si vergognavano di praticarla; allora si insegnò quest’arte alle sacerdotesse” forse perchè legato a culti precedenti l’invasione dei popolo Asi. Nella Saga degli Ynglingar, Snorri Strurluson cita “(Odino) tutte queste arti egli insegnava con le rune e quei canti detti galdrar… Odino possedeva l’arte da cui scaturiva grande potere…che si chiama seiðr... Ódhinn kunni thá ithróot , er mestr máttr fylgdhi, ok framdhi sjálfr, er seidhr heitir”
CONFER Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici
Chi praticava la magia era definito in vari modi: seiðkona (donna che usa il seiðr), seiðmaðr (uomo che pratica il seiðr); spákona (donna che prevede il futuro); völva. Il seiðr faceva uso di incantesimi (galðrar, sing. galðr) e a volte di danze. Le donne che praticavano questa magia appartenevano a livelli piuttosto alti della società e forse ricoprivano altri importanti ruoli.
Molto importante era il seiðstafr, un bastone di metallo che apparteneva alle seiðkonar e veniva probabilmente usato durante i rituali, un possibile collegamento con le völva, profetesse che derivavano il loro nome appunto dal fatto di portare un bastone völ. Le sepolture di völur contengono lunghe staffe in legno e anche uniche staffette di ferro. La forma di questo tipo di seiðstafr somiglia a una distillazione di un filatore. Una distaff è un dispositivo che contiene fibre pettinate pronte per essere filato in filo.
La filatura è un modo di rappresentare la manifestazione della realtà. L’azione di prendere la lanugine senza formalità e farla filare in un filo utile è una meravigliosa metafora per la trasformazione del potenziale senza forma nella realtà fisica. È un atto magico di creazione. Poiché anche la völva cantò e parlò del suo viaggio, potremmo anche dire che stava “slanciando una storia” delle sue interazioni con gli spiriti.
Le canzoni originali di varðlokur, erano probabilmente melodie ripetitive e canzoni che sostennero l’espansione della coscienza. Ogni stimolo ripetitivo può contribuire a raggiungere uno stato e una trance alterati. Il cervello entra in sé per stimoli ripetitivi come le luci pulsanti, la danza, il tamburo, il brontolio e il canto. Uno che è stato addestrato e ha praticato il lavoro con questa alterazione della coscienza può stimolante sostegno, come questi, per spostarsi intenzionalmente in uno stato visionario. Dal momento che gran parte della vocazione del völva aveva paragoni metaforici alle pratiche di filatura e tessitura, è facile vedere le canzoni di varðlokur in questa luce. Le canzoni sarebbero state usate per “girare” i fili della realtà sciamanica per la seiðkona e per dirigere la tessitura del suo lavoro rituale.
Nell’isola di Öland, la cosiddetta tomba della signora di Öland conteneva i resti di una donna sepolta insieme a uno scettro di 82 cm fatto di ferro, con dettagli di bronzo e vestita con una pelliccia d’orso seppellita in una nave insieme a sacrifici animali e umani.
confer
Lo Sciamanesimo, nelle sue molteplici sfaccettature, ha indubbiamente delle connotazioni stregoniche, ma dagli esperti è ritenuto che la Stregoneria e lo Sciamanesimo, possono avere coincidenze ma non siano il medesimo fenomeno. Il compito del necromante è quello di Viaggiare agli Inferi, mentre per lo sciamano, uomo o donna che sia, è indispensabile compiere il Viaggio agli Inferi solo in funzione di poter salire poi verso l’Alto. In riferimento a questo tema la consultazione principale sono gli studi di M.Eliade
Appartenente alla stirpe dei Vani, fu assunta con pari dignità fra gli Asi , ai quli insegnerà la magia.
La prima scelta sui caduti: Freya regna sul prato celeste Fólkvangr e sul palazzo Sessrúmnir. A ogni battaglia ha il diritto di scegliere la prima metà dei guerrieri caduti (Einherjar), mentre la metà rimanente va a Odino nel Valhalla.
Comandante delle Valchirie: Spesso descritta a cavallo sul campo di battaglia con armatura e lancia, guida e supervisiona le Valchirie nella selezione delle anime.
Dea dei Vanir: Appartiene alla stirpe divina dei Vani (legata a fertilità, magia seiðr, bellezza e natura), poi integrata tra gli Æsir dopo la pace tra i due clan.
Attributi iconici: Il mantello di piume di falco (Valshamr) che permette di volare tra i nove regni, il carro trainato da due gatti bluastri e la collana d’oro Brísingamen.
Gefn, Hǫrn, Mardǫll, Sýr, Valfreyja Freya è la donna selvaggia fra le divinità del nord.
Great Goddess, Mistress of cats, Lady of love, beautiful Vana-Goddess, Fulfill my greatest needs, O glorious one. Teach me the magic I need. Give me a glimpse of your deep wisdom. Teach me in dreams. Enrich my life. O Lady, you are Golden-tears of Asgard. Lady of love, beautiful Vana-Goddess, You are shape-shifter, the Sayer, The independent One. Give me the strenght and the magic I need.
Freyja ha molte manifestazioni ed è considerata la dèa dell’amore sessuale, della Bellezza, dell’Oro, della Seduzione, della Fertilità, del Seiðr, della Guerra, della Morte e delle virtù profetiche, esperta nelle arti magiche seiðr, con cui poteva realizzare divinazioni e incantesimi a distanza. Nell ‘Edda di Snorri si afferma che la dea ama i canti d’amore e incita gli innamorati ad invocarla; aggiunge anche che Freyja cavalca nei campi di battaglia ed ha diritto alla metà dei caduti che guiderà in battaglia durante il Ragnarǫk. I gatti sono i suoi compagni e fornita di un mantello magico di piume di falco. Il giorno Venerdì in inglese (Friday) prende il nome da lei. Figlia di Njordhr e Skadhi, (massima divinità dei Vani e signore dei naviganti), sorella di Freyr e sposa di Odur. Freya vive nel bel palazzo Folkvangr (” campo della gente “o campo di battaglia ), un posto in cui le canzoni di amore vengono cantate. I nani le regalarono anche Hildsuin “Cinghiale da Battaglia” dotato di setole d’oro e Brisingamfn “Collana dei Brisinghi”
Freya si festeggia il 27 Dicembre e il 10 gennaio e il mese di marzo Freya ad è molto dedita all’Asgard e all’Aesir e a Odino in particolare, si narra che da lui fu amata. Disposta a combattere fino alla morte e a distruggere chiunque abbia minacciato la sua casa e la sua famiglia. Ciò la rende molto spietata verso il nemico – e verso chiunque ella veda come una minaccia.
Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante Freyja, la Bellissima,
La piu Appassionata delle Regine. Insegnimi i misteri dell’autentica passione del cuore. Mostrami i segreti del wyrd. Cammina con me nella luce delle stelle. Io accendo questa candela in una ardente offerta a Te, Freya, dea del fuoco etereo.
Si narra, nella discussa fonte il manoscritto di Ura Linda, che costruì un castello sull’isola di Texland (Frisia occidentale) all’interno della quale depose una lampada magica la cui fiamma arde sempre.
Anne Marie Zilberman. L’opera, a tecnica mista, Larmes d’or forse Le lacrime di Freyja
Nella mitologia norrena, Freya è una splendida compagna di Odur, il dio che percorre instancabile la volta celeste, alla guida del carro del Sole. Ogni giorno i due devono separarsi, dedicandosi ai propri doveri divini, e quando Odur si mette in viaggio, Freya non riesce a trattenersi dal piangere lacrime d’oro, che tingono l’alba di questo colore. Lo stesso avviene al tramonto.. Il mito autentico delle lacrime d’oro Nei testi dell’Edda in prosa (in particolare nel Gylfaginning di Snorri Sturluson), Freya è effettivamente sposata con Óðr (o Odur). Il mito racconta che Óðr partiva spesso per lunghissimi viaggi verso terre sconosciute, abbandonando la sposa. Durante la sua assenza, Freya vagava per il mondo in lacrime cercandolo sotto vari nomi (come Gefn, Hörn, Mardöll).
Le sue lacrime avevano una natura magica e trasmutativa:
Quando cadevano sulla terra o sulle rocce, si trasformavano in oro purissimo (per questo l’oro nella poesia scaldica è chiamato con il kenning “lacrime di Freya”).
Quando cadevano nel mare, si trasformavano in ambra.
Le differenze con la cosmologia norrena tradizionale
La guida del Sole: Nella cosmologia tradizionale dell’Edda, la personificazione e la guida del carro solare non è Odur, bensì la dea Sól (o Álfröðull), inseguita costantemente attraverso i cieli dal lupo celeste Sköll.
L’identità di Óðr: Il nome Óðr condivide la stessa radice di Óðinn (legata all’ispirazione, all’estasi e alla frenesia divina). Molti studiosi di filologia germanica ritengono che Óðr fosse in origine una duplicazione o un aspetto dello stesso Odino, e che la sua continua erranza rispecchiasse i viaggi del Padre di Tutto nei nove regni.
Il legame tra il pianto di Freya e le luci dorate dell’alba o del tramonto è un’interpretazione simbolica fiorita soprattutto nel romanticismo ottocentesco e nella divulgazione mitologica, che unisce la bellezza del fenomeno celeste al tema struggente dell’amore e della separazione.
Il Seiðr (pronunciato all’incirca sei-dhur) è la più complessa e potente forma di magia rituale e sciamanica della tradizione norrena, strettamente legata alla manipolazione del fato (Ørlǫg) e alla divinazione.
Secondo la Ynglinga saga di Snorri Sturluson, fu proprio Freya, la più grande maestra di quest’arte tra i Vani, a insegnare il Seiðr a Odino e agli altri dèi Æsir.
Come Funzionava il Seiðr: Rituali e Principi
La parola seiðr è etimologicamente collegata al concetto di filare o tessere (affine al filo e alla corda). Nella visione norrena, il destino del cosmo è tessuto dalle tre Norne; praticare il Seiðr significava entrare in trance per percepire la trama del destino e tesserne nuovi fili.
La trance estatica e il canto (Varðlokur): La praticante entrava in uno stato alterato di coscienza, spesso assistita da un coro di donne che intonavano canti ipnotici (Varðlokur) per richiamare gli spiriti e proteggere l’anima durante il viaggio astrale.
La piattaforma rialzata (Seiðhjallr): I riti venivano eseguiti su un’alta piattaforma o sgabello rituale per elevarsi fisicamente e simbolicamente sopra il mondo materiale.
Il bastone cerimoniale (Seiðstafr): Un bastone di metallo o legno, spesso intagliato per ricordare una conocchia da filatura, usato per canalizzare e dirigere l’energia magica.
l Ruolo Sociale: Le Völvur e il Tabù dell’Ergi
Nel mondo terreno, le praticanti di Seiðr erano principalmente donne chiamate Völvur (al singolare Völva, “portatrice di bastone”), figure rispettate e temute che viaggiavano di villaggio in villaggio offrendo profezie in cambio di doni e ospitalità.
La pratica del Seiðr da parte degli uomini era invece considerata un grave tabù sociale, etichettato come Ergi (effeminatezza, perdita dell’onore virile). Questo perché il rito richiedeva un atteggiamento passivo e ricettivo — l’essere “posseduti” dagli spiriti — considerato incompatibile con l’ideale guerriero maschile.
L’unica grande eccezione era Odino, disposto a subire il disonore dell’Ergi pur di acquisire il controllo assoluto sulla conoscenza del Seiðr. Questa contraddizione rende la figura di Odino tra le più affascinanti della mitologia norrena: un dio sovrano e patriarcale che non esita a infrangere i codici sociali più rigidi del suo stesso mondo pur di ottenere il potere assoluto.
Nella società norrena, l’accusa di Ergi (codardia, passività sessuale o effeminatezza) era un insulto gravissimo (níð), tale da giustificare legalmente un duello all’ultimo sangue (hólmgang). Praticare il Seiðr esponeva un uomo direttamente a questo stigma, perché richiedeva di assumere un ruolo ricettivo, accogliendo spiriti e forze esterne anziché dominarli con la forza fisica.
La letteratura mitologica evidenzia chiaramente questo scontro:
Lo scontro nella Lokasenna (Il battibecco di Loki): Durante un banchetto, Loki rinfaccia pubblicamente a Odino la sua pratica magica con parole durissime: “Dicono che un tempo sull’isola di Samsø battevi sul tamburo e praticavi il Seiðr come una strega; sotto le spoglie di una maga hai vagato tra gli uomini: e questa la ritengo opera da depravato (ergi).”
Il pragmatismo ossessivo di Odino: Per Odino, la conoscenza del destino e del futuro (soprattutto in vista del Ragnarök) valeva qualsiasi prezzo: il sacrificio del proprio occhio alla fonte di Mímir, nove giorni appeso all’albero Yggdrasill per scoprire le rune, e persino la perdita dell’onore virile imposta dal Seiðr appreso da Freya.
Odino incarna così il paradosso del sovrano-sciamano: colui che detta le leggi morali ma si pone deliberatamente al di sopra di esse per penetrare i segreti più oscuri dell’universo.
Ambito
Effetto magico
Divinazione e Profezia
Visione del futuro, rivelazione di segreti nascosti e comunicazione con spiriti e antenati.
Guerra e Combattimento
Indebolimento della volontà nemica (herfjǫturr, “catena da guerra”), accecamento improvviso o instillazione di panico.
Manipolazione Naturale
Evocazione di tempeste, illusioni sensoriali e guarigione da malattie spirituali o fisiche.
Viaggio Spirituale (Hamingja)
Proiezione della propria anima fuori dal corpo e metamorfosi (Hamr), come il volo di Freya tramite il mantello di piume.
Nordic Folk e Neofolk
Wardruna – Fehu: Sebbene sia dedicata alla runa Fehu, il brano richiama direttamente le forze della fertilità, dell’oro e della natura sacre a Freya.
Danheim – Freyja: Brano ambient folk ipnotico incentrato sull’atmosfera rituale, i ritmi sciamanici e le invocazioni del Seiðr.
Heilung – Norupo: Ispirato all’antico poema runico norvegese, include strofe e passaggi che evocano la magia femminile e le divinità dei Vani.
Sowulo – Freyja: Una traccia neoclassica e folk d’atmosfera che mette in musica la grazia e il dolore della dea alla ricerca di Óðr.
Viking, Pagan e Symphonic Metal
Amon Amarth – The Way of Vikings / A Dream That Cannot Be: Diversi brani del gruppo celebrano il Fólkvangr e la figura della dea guerriera.
Leaves’ Eyes – Freyja’s Theme (e brani dall’album King of Kings): Traccia dalle atmosfere sinfoniche che fonde cori epici e melodie celtico-scandinave.
Therion – Freyja Hoyrdu Medur / The Beauty in Black: La band svedese di symphonic metal esplora spesso i miti norreni e l’aspetto mistico ed esoterico di Freya.
Brothers of Metal – Freya: Un inno heavy/power metal energico e narrativo che riassume i miti più celebri della dea (incluso il furto del martello Mjölnir e l’inganno contro i giganti).
Musica Classica e Opere Liriche
Richard Wagner – L’oro del Reno (Das Rheingold): Nel ciclo L’anello del Nibelungo, Freia è un personaggio centrale la cui bellezza e le cui mele d’oro garantiscono l’eterna giovinezza agli dèi.
Colonne Sonore
Bear McCreary – God of War (2018) & Ragnarök Soundtracks: Tracce come Witch of the Woods e Freya’s Theme usano canti in antico norreno per rappresentare la sua duplice natura di maga della foresta e fiera regina guerriera.