Movimenti marziali di flusso libero per facilitare la rigenerazione psicofisica
indurre stati psicofisici di piacevole armonia.
Nell’esecuzione libera si esprimono sequenze miste di discipline varie movimenti spontanei generati che inducono sensazione di liberazione da blocchi psicofisici a fasi più esplosive tipici della boxe delle ombre, a fasi di stato meditativo dinamico che esprimono uno stato di piacevole quiete. Un mix di arti di combattimento e qi gong 氣功
ed altro…
E’ impossibile in modo univoco ed inequivocabile definire esattamente quando, come e sopratutto dove sorsero le prime manifestazioni di queste discipline atte sostanzialmente ad un processo di recupero dell’equilibrio psicofisico e alla ricerca della sensazione di integrità, discipline e pratiche dai mille volti e rivoli definibili con il termine “olotropiche”ὅλος intero e τρεπὲιν”muoversi verso l’interezza”, o bioenergetiche comunque riguardanti la soggettiva energia vitale, che nelle disparate culture assume termini diversi, prana प्राण, Pneuma πνεῦμα, mana, qi,ki 氣
Nell’antica Cina,per quel che si sa’, si é conservata traccia, come citato, da molti autori tra cui, Wang Xuanjie e J.MFFET Nell’arte di nutrire (SoWEN Jaca Book)
Si narra che la Medicina Tradizionale cinese designasse una varietà di denominazioni per definire individui che praticano movimenti rigenerativi nell’alveo della coltivazione del QI氣.
”Agli albori della Medicina Tradizionale Cinese nel periodo delle ossa oracolari dove abbiamo testimonianza della cura attraverso ”esorcismo” tramite tecniche di movimento fisico ed emissione vocale..”
(confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi)
(confer Medicina Cinese la radice e i fiori corso di sinologia per medici e appassionati Giulia Boschi)
” È un ritorno dunque all’Uomo-Medicina, all’antica figura da cui il cammino medico dell’umanità prese un tempo avvio. Uomo-Medicina, termine generico questo, che la tradizione medico-esoterica cinese diligentemente valutava in varie e complementari esperienze e sensibilità. Fra queste realtà mediche vanno considerati certo i Wu ( 巫 ), Coloro che curano assumendo adeguate posizioni corporee e danzando, gli Xian ( 僊 ), Coloro che curano saltando e facendo capriole ed alzandosi da terra, e gli Zhu ( 巫 彭 ), Coloro che curano evocando ed esorcizzando, ed i Fang Shi ( 巫 咸 ), il variegato campo degli Stregoni, Coloro che conoscono le formule magiche e che sanno come utilizzarle. In ogni caso, tutti quanti Sha Men ( 沙 門 ), Sciamani. Non si intende qui sostenere che la tradizione medica cinese si sia totalmente svolta nello sciamanesimo. Essa, anzi, bene conobbe sia essoterismo che esoterismo. A volte fra essi regnò l’armonia, non raramente prevalse l’intransigenza.”
Numerosissime sono i diversi approcci, riferimenti e discipline, scuole, ed implicazioni originarie dell’oriente, dove meglio conservate, grazie ad un diverso svolgersi di fattori storici e filosofici, poichè le concezioni tecnologiche riduzioniste e positiviste nonchè le credenze ”monoteiste” e le loro conseguenze sono giunte più tardi .
In occidente, più in era moderna, sono state divulgate discipline in tale direzione, poichè non è dato sapere, in modo certo, di conservazione di antiche tradizioni e pratiche, come quelle che si svolgevano durante i culti riservati agli iniziati si ha memoria di Abari Ἄβᾱρις Ὑπερβόρειος, Ábaris Hyperbóreios e Aristea di Proconneso, Ἀριστέας τοῦ Προκονησίου, leggendari ἱερόμαντές ieromanti , ϑαυματουργόι taumaturgi e sacerdoti di Apollo .
E similmente si può dire per il mondo delle tradizione nordiche germano-celtiche pratiche e culti di cui resta poca testimonianza.
Hado 波動 movimento ondulatorio o vibrazione, percezione di ambienti e persone. 波 (ha / bō): onda, flutto, increspatura. 動 (dō / dòng): movimento, moto, azione.
SEITAI Katsugen Undo Movimento Rigeneratore Katsugen Undo 活元運動 “movimento dall’interno” Secondo Itsuo Tsuda: “Il movimento rigeneratore si pratica mediante la sospensione momentanea del sistema volontario. Non necessita di alcuna conoscenza, né tecnica. Al contrario, bisogna liberarsene. La ricerca di una finalità preliminarmente determinata, non fa che ostacolare l’evoluzione naturale del nostro essere. Il principio che noi abbiamo formulato è dunque: «SENZA CONOSCENZA, SENZA TECNICA, SENZA SCOPO».”
Reiki 靈氣 運動 Undo movimenti spontanei generati dalla liberazione di tensioni psicofisiche
La vibrazione muscolareè un’esperienza somatica primordiale, che si origina nei processi naturali del sistema di memoria procedurale del cervello. E’ metodo naturale che l’organismo utilizza per scaricare l’eccessiva eccitazione. La scarica dell’organismo ha un’origine fisiologica, attraverso l’effetto rilassante sul corpo, il tremore facilita la percezione di sè stessi, rilassando al contempo la mente.
Nota Nel panorama olistico e della cosiddetta medicina vibrazionale, il concetto espresso dal termine hadō (frequenza, risonanza ed energia sottile) affonda le radici nel lavoro di diversi medici, scienziati eterodossi e ricercatori che hanno teorizzato l’interazione tra materia, coscienza e oscillazioni energetiche.
I principali esponenti e filoni collegati includono:
La “Hadō Igaku” (波動医学) in Giappone: Oltre a Emoto, in Giappone studiosi e medici integrativi come il dottor Ryikyu Tsuda e vari divulgatori della medicina complementare hanno utilizzato l’espressione Hadō Igaku (medicina vibrazionale) per descrivere l’uso combinato di agopuntura, biorisonanza e tecniche di consapevolezza mentale per riequilibrare il campo energetico della persona.
Richard Gerber: Medico statunitense autore di Vibrational Medicine (1988), considerato il testo di riferimento della medicina energetica contemporanea. Gerber ha unificato concetti orientali (chakra, meridiani del prana e del qi) con la fisica quantistica ed elettromagnetica, descrivendo l’essere umano come una complessa rete di campi energetici multidimensionali in grado di rispondere a vibrazioni luminose, sonore o floreali.
Albert Abrams e la radionica: Considerato all’inizio del Novecento il fondatore della radionica, Abrams sosteneva che ogni cellula, tessuto e patologia emettesse una specifica frequenza elettromagnetica (chiamata “ERA” o Electronic Reactions of Abrams). La strumentazione di Abrams ha ispirato la maggior parte dei dispositivi di biorisonanza moderni, compreso l’MRA (Magnetic Resonance Analyzer) di Ronald Weinstock, lo strumento su cui Masaru Emoto basò le sue prime rilevazioni di hadō in Giappone.
Georges Lakhovsky: Ingegnere e biologo di origine russa, ideatore dell’Oscillatore a Onde Multiple negli anni ’20. Lakhovsky sosteneva che ogni cellula vivente fungesse da piccolo circuito risonante: secondo la sua teoria, la salute è mantenuta dall’oscillazione armonica cellulare, mentre la malattia subentra quando le frequenze esterne o interne ne alterano il ritmo naturale.
Royal Raymond Rife: Negli anni ’30 sviluppò una teoria basata sulla frequenza di risonanza mortale (Mortal Oscillatory Rate), sostenendo che ogni microrganismo patogeno potesse essere neutralizzato esponendolo alla sua esatta frequenza vibratoria naturale, concetto ripreso da molta medicina alternativa delle frequenze.
Edward Bach: Il medico britannico creatore della floriterapia ha anticipato l’idea che l’acqua possa trattenere “l’impronta vibratoria” delle piante. Secondo Bach, i rimedi floreali non agiscono chimicamente, ma trasmettono una qualità energetica sottile all’organismo per armonizzare gli stati emotivi dissonanti.
Jacques Benveniste e Luc Montagnier: Sul fronte della biologia molecolare , Benveniste (nel 1988 con la contestata “memoria dell’acqua”) e successivamente il premio Nobel Montagnier hanno sostenuto che soluzioni acquose ad altissima diluizione potessero conservare ed emettere onde elettromagnetiche a bassa frequenza tipiche del DNA o delle molecole disciolte in precedenza, offrendo una base teorica spesso adottata sia dall’omeopatia sia dai sostenitori del concetto di hadō.
Il fisico teorico Emilio Del Giudice (1940–2014) rappresenta una delle figure più rilevanti e citate quando si cerca un ponte rigoroso tra fisica teorica, biofisica e paradigmi olistici. Ricercatore dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), Del Giudice ha portato il dibattito sulla memoria dell’acqua e sulle vibrazioni biologiche su un piano matematico e fisico formale.
Insieme a Giuliano Preparata, Del Giudice ha applicato l’Elettrodinamica Quantistica Coerente (QED) alla materia condensata, formulando la teoria dei domini di coerenza dell’acqua. Secondo questo modello, l’acqua liquida non è un insieme caotico di molecole isolate che collidono a caso (il modello puramente chimico-molecolare), ma si organizza spontaneamente in regioni microscopiche in cui le molecole oscillano all’unisono, sintonizzate con un campo elettromagnetico intrappolato.
Questi domini di coerenza agiscono come vere e proprie antenne capaci di ricevere, trattenere e trasmettere segnali elettromagnetici a bassissima intensità. Per Del Giudice la materia vivente è coordinata non tanto da incontri chimici casuali (“chiave-serratura”), quanto da una risonanza di fase: le reazioni biochimiche avvengono perché attratte dalle frequenze elettromagnetiche emesse da questi domini d’acqua coerente, fornendo una spiegazione fisica al concetto di risonanza (hadō). Del Giudice ha poi collaborato strettamente con Luc Montagnier, Alberto Tedeschi e Giuseppe Vitiello proprio per indagare queste tracce elettromagnetiche nei sistemi biologici.
Accanto a Del Giudice, in questa specifica frontiera della biofisica e della biologia quantistica, meritano di essere ricordati:
Giuliano Preparata: Fisico teorico di statura internazionale, è stato il coautore della formulazione teorica della QED coerente e dei domini di coerenza, sostenitore convinto del superamento della visione puramente meccanicistica della chimica biologica.
Fritz-Albert Popp: Biofisico tedesco pioniere nello studio dei biofotoni. Dimostrò sperimentalmente che le cellule viventi emettono costantemente un’emissione ultra-debole di luce coerente (fotoni) che funge da rete di comunicazione intracellulare e intercellulare per orchestrare i processi vitali.
Herbert Fröhlich: Fisico teorico britannico di origine tedesca che già negli anni ’60-’70 teorizzò la “condensazione di Fröhlich”: l’idea che le macromolecole biologiche vibrassero a frequenze coerenti ad altissima velocità (onde di terahertz), coordinando le funzioni metaboliche attraverso campi elettromagnetici endogeni.
Gerald Pollack: Docente di bioingegneria all’Università di Washington, noto per la scoperta dell’acqua EZ (Exclusion Zone, o quarta fase dell’acqua). Ha dimostrato che a contatto con superfici idrofile l’acqua si struttura spontaneamente creando un gel carico negativamente, capace di immagazzinare energia radiante (specialmente luce infrarossa).
Mae-Wan Ho: Genetista e biofisica nota per il testo The Rainbow and the Worm, che ha teorizzato la “coerenza quantistica totale” degli organismi viventi, descrivendo il corpo non come una macchina, ma come un cristallo liquido dinamico sincronizzato da campi elettromagnetici coerenti.
Questi ricercatori, pur provenendo da percorsi e gradi di accoglienza accademica differenti, condividono l’idea che la vita sia coordinata prima da campi, risonanze e informazioni ondulatorie che dalla semplice diffusione chimica, offrendo le fondamenta teoriche occidentali a quello che in Oriente veniva intuitivamente descritto come hadō o circolazione del qi.
La biofisica di frontiera (Del Giudice, Popp, Fröhlich): Questi ricercatori partivano da un problema reale della biologia convenzionale: il modello puramente meccanicistico (molecole che collidono a caso nel citoplasma finché non si incastrano) fatica a spiegare la velocità, la precisione e la sincronizzazione di miliardi di reazioni biochimiche al secondo.
Per questo hanno applicato la fisica quantistica dei campi (QED) e l’ottica per proporre che siano onde, domini di coerenza e campi elettromagnetici a coordinare la materia. Si tratta di ricerca teorica e sperimentale legittima, anche se spesso accolta con cautela o scetticismo dalla comunità accademica tradizionale per via delle difficoltà di replicazione indipendente su larga scala.
In fase di resilienza e recupero post traumatico le posture di qi gong/kiko 氣功 possono facilitare il recupero psicofisico tramite stimoli del sistema nervoso finalizzati alla stabilizzazione dell’equilibrio eu-tonico εὖτόνος , per i praticanti combat utile associarlo alla pratica della boxe delle ombre a bassa intensità
Le neuroscienze hanno portato moltissimi contributi nella comprensione dei meccanismi attraverso i quali le antiche pratiche orientali (Meditazione e qi gong/kiko氣功 ). Una delle principali scoperte è stata quella di dimostrare che il cervello, sia come “organo” che come funzione (la mente), è in continua trasformazione (anche in età adulta) attraverso le esperienze.
Situazioni, ed emozioni positive agiscono come fattori riparatori e rigeneratori che poi, a loro volta, attivano il sistema immunitario e la capacità di risposta e guarigione (Daniel. J. Siegel. Mindfulness e cervello. Milano: Raffaello Cortina ed. 2009).
Mariko Hiyama Yoga Master
L’armonizzazione delle onde cerebrali rilevate dal EEG, con predominanza di onde α alfa e θ theta, senso di benessere, sollievo, appagamento, rilassamento; promuove la plasticità neurale, il cambiamento delle connessione neurali in risposta all’esperienza; contiene la diminuzione collegata all’età dei collegamenti sinaptici e dei neurotrasmettitori nel cervello; attiva un’area del cervello correlata alla memoria, all’attenzione e al controllo del sistema nervoso centrale; attiva delle aree parietali di rappresentazione del corpo; attivazione dell’insula destra, una zona importante per il benessere fisico, per il dolore, la consapevolezza di sé; incremento del parametro di coerenza tra i due emisferi misurabile a livello di lobi frontali e temporali; aumento dello spessore delle aree prefrontali bilaterali, che mediano la regolazione corporea, la comunicazione sintonizzata, l’equilibrio emotivo, la flessibilità della risposta, l’empatia, l’intuizione. La Meditazione il QiGong 氣功le tecniche, discipline ed arti olotropiche possono favorire stati equilibrati e rigeneranti per sostenere e facilitare le nostre attività in vari ambiti della nostra esistenza.
” Allora invece di chiedere alla mente, rivolgete l’attenzione direttamente alle mani.
Con questo voglio dirvi di diventare consapevoli della sottile sensazione di vitalitàche vi è in esse. E’ lì.
Dovete solamente focalizzare lì la vostra attenzione per accorgervene.
Potreste provare dapprima una leggera sensazione di vibrazione e quindi una sensazione di energia o di vitalità.
Se mantenete per un pò la vostra attenzione sulle mani, il senso di vitalitàsi intensificherà.
Poi rivolgete l’attenzione ai piedi e mantenetela lì per qualche minuto, e cominciate a percepire mani e piedi contemporaneamente.
Includete nella vostra attenzione anche altre parti del corpo, gambe, braccia, addome, petto e cosi via, fino a che non sarete consapevoli dell’intero corpo come un unico capo di vitalità.
Questo è ciò che chiamo corpo interiore , in realtà non è più il corpo, ma energia vitale, ponte tra la forma e la non-forma, non siete più identificati con la forma, ma vi state dirigendo verso la non-forma: L’essere.
La consapevolezza del corpo non solo vi ancora al presente, ma vi libera dalla prigione che dell‘apparenza e dei condizionamenti….”
Cosa veramente spinga un individuo a combattere,duellare,contendere, rischiare,
Resta un mistero.
A pochissimi è dato guadagnare cifre considerevoli
A pochi è dato il prestigio
Ma molti sentono un spinta interiore irrefrenabile e continuano a praticare….
a volte il limite viene raggiunto e la Dama Nera si presenta…
Rispetto a tutti coloro che osano anche se a volte è una corsa nel baratro…
Le arti di combattimento sono esperienza di meditazione attiva in cui si prende contatto con i propri limitie le proprie paure per cercare il modo di andare oltre, sono un processo alchemicodi distillazione dell’essenza, sempre sull’orlo del rischio e del baratro di perdersi….sono l’emozione della dinamicità vitale del corpo e della lucidità della mente in interazione con il fuoco dello spirito
L’insegnamento più difficile, il più ricco, il più potente per non restare preda delle reti del samsara संसार per non affondare nella avidyā अविद्या; 無明
Satis natura homini dedit roboris si illo utamur, si vires nostras colligamus ac totas pro nobis, certe non contra nos concitemus. Nolle in causa est, non posse praetenditur.
La natura ha dato all’uomo forza sufficiente perché ne facciamo uso, a patto che chiamiamo a raccolta le nostre forze e le muoviamo tutte in nostro favore, non contro di noi. Il vero motivo è la mancanza di volontà, l’impossibilità è un pretesto.
SENECA EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM LIBRO 19 PAR. 116
L’impermanenza (in sanscrito anitya, in cinese/giapponese 無常 wúcháng/mujō, in tibetano མི་རྟག་པ་ mi rtag pa, e collegata al detto greco πάντα ῥεῖ “tutto scorre”) è il principio secondo cui tutto ciò che esiste è soggetto a cambiamento, nascita, trasformazione e cessazione.
Anitya (अनित्य): uno dei tre “sigilli del Dharma” (trilakṣaṇa) nel buddhismo. Tutto ciò che è condizionato è impermanente: non esiste un’entità fissa e permanente. Comprendere anitya porta a ridurre l’attaccamento e la sofferenza.
無常 (wúcháng / mujō): termine usato nel buddhismo cinese e giapponese. Esprime la stessa idea di transitorietà di tutte le cose. In Giappone è strettamente legato all’estetica del mono no aware (la malinconia dolce di fronte alla caducità delle cose).物の哀れ 物 (mono) = cosa, oggetto, fenomeno
Insieme esprimono il sentimento di dolce malinconia e tenerezza di fronte alla caducità e alla bellezza transitoria delle cose.
མི་རྟག་པ་ (mi rtag pa): equivalente tibetano di anitya. Nella tradizione tibetana si medita frequentemente sull’impermanenza della vita, del corpo e dei fenomeni per coltivare urgenza spirituale e distacco.
πάντα ῥεῖ (“tutto scorre”): frase attribuita a Eraclito. Esprime l’idea che la realtà è un flusso continuo, senza stabilità assoluta. Anche se nasce in un contesto filosofico greco diverso, è spesso accostata all’impermanenza buddhista per la sua intuizione sul divenire.
L’impermanenza non è solo un’osservazione filosofica: è un invito a vedere la realtà come processo piuttosto che come sostanza fissa. Riconoscerla aiuta a non aggrapparsi a ciò che inevitabilmente cambia e a vivere con maggiore chiarezza e meno sofferenza.
Wabi-sabi (侘寂) è una filosofia estetica giapponese che celebra la bellezza dell’imperfetto, dell’impermanente e dell’incompleto. È uno sguardo sul mondo che trova valore nella semplicità rustica, nei segni del tempo e nella quieta malinconia delle cose che passano.
Wabi (侘): in origine indicava la solitudine e la povertà di chi viveva lontano dalla società. Col tempo ha assunto un senso positivo: semplicità austera, eleganza sobria, apprezzamento delle cose modeste e naturali.
Sabi (寂): evoca la patina del tempo, la bellezza che emerge con l’invecchiamento, la quiete malinconica degli oggetti che mostrano i segni dell’uso e del passare degli anni.
Insieme, wabi-sabi descrive un’estetica che non cerca la perfezione simmetrica o la giovinezza eterna, ma la profondità che nasce dalla transitorietà.Principi fondamentali
Impermanenza (mujō): tutto cambia, invecchia e scompare. Il wabi-sabi non combatte questo fatto, lo accoglie come fonte di bellezza.
Imperfezione: crepe, asimmetrie, irregolarità non sono difetti da correggere, ma segni di autenticità e vitalità.
Incompletezza: ciò che è lasciato incompiuto o aperto invita l’immaginazione e lascia spazio al vuoto (ma).
Semplicità e sobrietà: rifiuto del superfluo, predilezione per materiali naturali (legno, argilla, pietra, carta) e forme essenziali.
Malinconia dolce: legata al mono no aware, la tenerezza malinconica di fronte alla caducità delle cose.
Fondamenti filosoficiIl wabi-sabi affonda le radici nello Zen e nel buddhismo. Condivide con il concetto di anitya (impermanenza) e con il mono no aware l’idea che la realtà sia flusso continuo. Non si tratta di un pessimismo, ma di un’accettazione serena che libera dall’attaccamento alla perfezione e alla permanenza. Nella cerimonia del tè (chanoyu), perfezionata da Sen no Rikyū nel XVI secolo, il wabi-sabi trova una delle sue espressioni più pure: oggetti semplici, ciotole irregolari, ambienti spogli, silenzio e attenzione al momento presente.Manifestazioni estetiche
Ceramica: ciotole raku o shigaraki con forme asimmetriche, smalti irregolari e crepe.
Architettura e giardini: case di tè (chashitsu), giardini secchi (karesansui), materiali lasciati invecchiare naturalmente.
Arte e design: ikebana, calligrafia, arredi minimali, valorizzazione del vuoto e della luce soffusa.
Oggetti quotidiani: un vaso incrinato riparato con la tecnica kintsugi (oro nelle fessure) diventa più bello proprio per le sue “ferite”.
Nella sua forma più autentica, però, rimane una pratica esistenziale: imparare a vedere la bellezza in ciò che è fragile, incompleto e destinato a cambiare.
In un’epoca ossessionata dalla perfezione digitale e dalla giovinezza eterna, propone un’alternativa più umana e compassionevole.
In sintesi, il wabi-sabi non è solo uno stile estetico: è una filosofia che invita a vivere con maggiore presenza, umiltà e tenerezza di fronte alla natura impermanente di tutte le cose.
Wabi-sabi e mujō (無常) sono strettamente intrecciati: il wabi-sabi è, in sostanza, l’espressione estetica e esistenziale del concetto buddhista di mujō.
Il legame essenziale
Mujō significa impermanenza: tutto ciò che esiste è soggetto a nascita, cambiamento e cessazione. Nulla rimane fisso o eterno. Il wabi-sabi non si limita a riconoscere questa verità: la trasforma in fonte di bellezza. Invece di fuggire o negare la caducità, la celebra.
Ecco come si collegano:
L’impermanenza come origine della bellezza Nel wabi-sabi, i segni del tempo — crepe, ruggine, patina, usura — non sono difetti, ma testimonianze vive di mujō. Un oggetto diventa più bello proprio perché mostra di aver vissuto e di essere destinato a cambiare ancora.
Accettazione invece di resistenza Mentre mujō descrive la realtà (tutto scorre), il wabi-sabi propone un modo di stare in quella realtà: con sobrietà, quiete e tenerezza. È una risposta estetica e spirituale all’impermanenza.
Collegamento con mono no aware Entrambi i concetti condividono la malinconia dolce di fronte alla transitorietà. Il wabi-sabi, però, aggiunge una dimensione più concreta e materiale: valorizza gli oggetti semplici e imperfetti che incarnano visibilmente mujō.
Radici zen Nella pratica zen, meditare su mujō serve a liberarsi dall’attaccamento. Il wabi-sabi traduce questa consapevolezza in forme artistiche (cerimonia del tè, ceramiche irregolari, giardini secchi), rendendo l’impermanenza non solo un’idea, ma un’esperienza sensoriale e quotidiana.
Concetto
Natura
Rapporto con l’impermanenza
Mujō
Principio filosofico/buddhista
Descrive la realtà: tutto è transitorio
Wabi-sabi
Estetica e stile di vita
Trova bellezza proprio in quella transitorietà
Il wabi-sabi è quindi il volto estetico di mujō: non combatte il divenire, ma lo accoglie come la condizione stessa della bellezza autentica.
La ciotola “Fujisan” (富士山) di Hon’ami Kōetsu (本阿弥光悦, 1558–1637).
, uno dei primi maestri raku, è considerata un capolavoro. Ha una forma semplice e potente, con una superficie nera opaca e una leggera irregolarità che evoca la quiete e la caducità.Un altro esempio molto chiaro è il kintsugi (金継ぎ): la tecnica di riparare ceramiche rotte con lacca e polvere d’oro. Le crepe non vengono nascoste, ma esaltate con linee dorate. L’oggetto rotto e riparato diventa più bello proprio perché porta i segni della sua storia e della sua impermanenza (mujō). Questi oggetti non cercano la perfezione eterna: celebrano invece il fatto che tutto cambia, invecchia e porta i segni del tempo.
La tazza da tè bianca a metà in ceramica Raku è un tesoro nazionale giapponese . Si tratta di una tazza da tè in ceramica Raku , chiamata Fujisan , realizzatanel XVII secolo ( periodo Edo ) da Hon’ami Kōetsu . È conosciuta anche come tazza da tè Furisode .
Il termine “olotropico” proviene dal greco ὅλος intero e τρεπὲινmuoversi verso
significa “che si muove verso l’interezza” con l’intento di ricercare l’integrazione degli opposti, significa dirigersi verso la totalità; questa parola sottolinea che il benessere deriva dal trascendere le frammentazioni interiori e il senso di isolamento dagli altri e dal nostro ambiente.
Nel nostro modo di intendere il termine Olotropico ci riferiamo ad una serie di discipline che vengono praticate congiuntamente per facilitare i processi di equilibrio psicofisico e rigenerazione.
I colpi di gomito, sia in un contesto di disciplina di combattimento che in una situazione estrema, di difesa personale sono paragonabili alla lama di un rasoio. I gomiti sono delle vere e proprie armi che possono causare dei profondi tagli e sono
estremamente efficace in termini di scontro ravvicinato.
Conosciuto come “il gomito di taglio” o in tailandese, Sok Ti ศอก ตี ศอก สับ , è di gran lunga il tipo più comune di gomito utilizzato in combattimenti di Muay Thai e il gomito con cui la maggior parte della gente ha familiarità. Il movimento del gomito è un angolo obliquo verso il basso. L’obbiettivo dei gomiti è solitamente la sommità della testa, della fronte e del lato del viso. Il gomito può essere lanciato con il braccio anteriore o il braccio posteriore
Il sanguinamento dal taglio compromette la visione e influisce indubbiamente anche sulle prestazioni.
Ciò che distingue il gomito dagli altri attacchi è che a causa della distanza ravvicinata in cui è utilizzato, è difficile per l’avversario contrattaccare con un calcio o un pugno. Di solito vengono eseguiti in successione, una volta sulla strada verso il bersaglio e il secondo, sulla via del ritorno.
Per lanciare un potente gomito, devi fare un rapido passo in avanti, che aiuti potenza e tempismo. Quando lanci il gomito, usa le spalle. Richiede un rapido passo in avanti, che aiuta potenza e tempismo. Se ti manca il colpo, vai avanti e assicurati che il tuo mento sia protetto.
Gomiti orizzontali (lanciati sulla linea orizzontale)