Abari Ἄβᾱρις Ὑπερβόρειος, Ábaris Hyperbóreios e Aristea di Proconneso, Ἀριστέας τοῦ Προκονησίου, leggendari ἱερόμαντές ieromanti , ϑαυματουργόι taumaturgi e sacerdoti di Apollo
Platone (Carmide 158C) li classifica «i medici Traci» i quali praticavano una medicina che cercava in primo luogo di curare l’anima per mezzo di «incantamenti»ἐπαοιδοί epodoi Il potere magico della musica – ben noto nella tradizione greca fin da Omero, come mostra il termine ἐπαοιδή – è nella maggior parte dei casi inteso come ‘potere essenzialmente ‘calmante’ nei confronti di dolori e malattie’. Tale caratterizzazione si ritrova anche nel pitagorismo più antico, che elabora la concezione della musica-medicina nel senso di ‘una primigenia terapia musicale delle passioni e affezioni dell’animo, sviluppata dalla filosofia successiva nella c.d. teoria dell’ethos musicale’…
Aristea visse ai tempi di Creso e di Ciro nella cinquatesiama olimpiade (580_577)
Dicono che l’anima di costui quando voleva abbandonando il corpo usciva fuori e tornava di nuovo indietro.
Secondo il lessico Suda, Σοῦδα o Σουίδα enciclopedia storica del X secolo scritta in greco bizantino riguardante l’antico mondo mediterraneo. Abari venne in delegazione ufficiale dal paese degli Iperborei ad Atene al tempo della terza Olimpiade. Il Suda attribuisce, inoltre, un certo numero di libri ad Abari, compreso un volume degli Oracoli Scitici in esametri, una teogonia in prosa, un lavoro sulle purificazioni ed un poema su Apollo presso gli Iperborei
«la leggenda di Abari affonda pienamente le radici nelle genuine e antiche credenze religiose degli Sciti»… «Abari è uno sciamano, o piuttosto l’archetipo mitico di uno sciamano». Karl Meuli filologo svizzero. Professore all’Università di Basilea.
Eric Dodds, filologo, antropologo e grecista irlandese, nel volume I Greci e l’irrazionale ipotizza che Abaris appartenesse alla cultura sciamanica. Il viaggiare nell’aria sopra una freccia è una particolarità che si ritrova sovente nella descrizione dei poteri degli sciamani del nord, come pure la capacità di vivere senza alimentarsi.
”Non racconto in vero, riguardo ad Abari, che si dice essere stato Iperboreo, il discorso secondo cui portò in giro per tutta la terra la freccia, senza mangiare nulla.
Erodoto 4,36
Dodds ipotizza che Abaris e Aristea di Proconneso, siano il ponte e il legame tra la cultura greca e lo sciamanesimo delle culture subartiche.
I greci e l’irrazionale – Eric R. Dodds
”E l’anima uscita fuori dal corpo vagava nell’etere come un uccello.. Asseriva che la sua anima abbandonando il corpo e volando via direttamente verso l’etere attraversava la terra…” Massimo di Tiro 10,2 e 38 3b
è l’invasamento che li rende capaci di tanto ecco la follia di Apollo all’opera. l’estasi apollinea è uscire fori da sè
l’anima abbandona il corpo e rimasta libera va all’esterno….
Platone afferma riguardo Apollo e i suoi seguaci “in verità scoprì l’arte del tiro con l’arco la medicina, la divinazione” si pò ricostruire per questi personaggi uno sfondo favoloso, un quadro sciamanico
Confer Giorgio Colli “La Sapienza Greca”
I riferimenti agli effetti rasserenanti della musica sono ampiamente diffusi nei testi letterari greci sin dalle origini. Insieme con tale constatazione empirica, si sviluppa l’idea che la musica, nelle forme dell’“incantesimo cantato” ἐπαοιδή epodè e del peana, sia in grado di curare i mali. Da questi aspetti della musicoterapia, strettamente connessi con religione e magia, nasce, a partire dai Pitagorici, la riflessione sull’efficacia psicagogica della musica, alla quale si riconosce un’affinità con l’anima che ne determina l’effetto terapeutico: agendo come catarsi, la musica controlla le emozioni, “corregge” le disposizioni caratteriali e influenza i comportamenti individuali. Le testimonianze sui casi di terapia musicale appaiono pertanto come efficaci “exempla” della ricchezza di risorse offerte dalla musica, che – curando insieme l’anima e il corpo – instaura quella visibile compostezza in cui si riflette pienamente l’equilibrio psico-fisico dell’individuo.
La medicina delle Muse. La musica come cura nella Grecia antica Antoietta Provenza Università degli studi di Palermo
Oltre aGeri e Freki compagni del dio Odino, si narra di Sköll un lupo, forse colui che incombe, che nella mitologia norrena insegue costantemente Sól (il Sole, divinità femminile), con l’intenzione di divorarla( nel Gylfaginning nel Grímnismál) e di suo fratello Hati che insegue Máni (la Luna); entrambi sono indicati con il patronimico Hróðvitnisson, alludendo che il loro padre fosse il lupo Fenrir.
« Skǫll heitir úlfr, er fylgir eno skirleita goði til varna viðar; en annarr Hati, hann er Hróðvitnis sonr, sá skal fyr heiða brúði himins » « Skǫll si chiama il lupo che insegue la divinità splendente al riparo tra i boschi; ma un secondo, Hati; (lui è di Hróðvitnir il figlio) precederà la chiara sposa del cielo » Durante il Ragnarǫk riuscirà a divorare Sól (mentre suo fratello Hati divorerà Máni), oscurando Cielo e Terra.
Inoltre si narra di Fenrir “Lupo della brughiera”, o “Lupo della palude” un gigantesco lupo nato dall’unione tra il dio Loki e la gigantessa Angrboða, assieme alla regina degli inferi Hel e al Miðgarðsormr.
Fenrir viene generato nella Járnviðr (“foresta di ferro”), luogo da cui provengono anche i due lupi Sköll e Hati, possiede un’intelligenza fuori dal comune e è in grado di parlare è un potente avversario degli dei dell’Ordine.
Stando alla narrazione durante il Ragnarök, posto nel futuro, ma alcune ipotesi potrebbero dare origine ad altre teorie, considerando tale datazione una modificazione postuma, forse influenzata dall’avvento del cristianesimo, le comparazioni effettuate da Georges Dumézil, noto studioso dei miti, hanno messo in luce le forti somiglianze tra i Ragnarǫk e la mitologia hindu, nella battaglia tra Pāndava e Kaurava, narrata nel Mahābhārata, e in area mediterranea la gigantomachia o la titanomachia, in cui si vedono contrapposti, gli dei olimpici guidati da Zeus contro le creature del Caos, in un passato remoto ancestrale.
Nell’era del Caos i legami si spezzano, la magica catena che lega Fenrir si scioglie, è nuovamente libero, e attaccherà gli Dèi, assieme alle altre forze del disordine e dell’oscurità. Crescerà si tanto, che spalancando la bocca la mascella inferiore toccherà il suolo e quella superiore il cielo,Fenrir attaccherà Odino , uccidendolo, ingaggerà lotta mortale con , figlio di Odino, destinato a vendicare il padre.
Víðarr fermerà la mascella inferiore di Fenrir con un piede, e quella superiore con una mano, spezzandogliele e lo ucciderà riportando il Kosmos La rinascita del mondo resterà adombrata dal volo, alto nel cielo, di Níðhǫggr, la serpe di Niðafjoll, misteriosa creatura tra le cui piume trasporterà cadaveri.
« Socrate diceva che il compito dell’uomo è la cura dell’anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l’anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull’immortalità dell’anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l’essenza dell’uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell’anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l’apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L’Occidente viene da qui. » (G. Reale, Storia della filosofia antica, Vita e pensiero, Milano 1975)
Il mito del carro e dell’auriga (o della biga alata), tratto dal Fedro di Platone, introduce alla teoria platonica della reminiscenza dell’anima, un fenomeno che durante la reincarnazione produce ricordi legati alla vita precedente. Racconta di una biga su cui si trova un auriga, personificazione della parte razionale o intellettiva dell’anima (logistikòn). La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell’anima dotata di sentimenti di carattere spirituale (thymeidès), e si dirige verso l’Iperuranio; quello nero raffigura la parte dell’anima concupiscibile (epithymetikòn) l’anima cui appartengono bisogni ed istinti propri per lo più dell’animalità e si dirige verso il mondo sensibile. I due cavalli sono tenuti per le briglie dall’auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare.
« Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sí e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso.
Si dice che gli sciamani appartenenti a varie tribù dei nativi d’America usassero le Moqui Balls per i contatti di iniziazione e per approfondire l’interazione con le proprie guide animali.
Le Moqui Marbles sono un vero mistero per i geologi Questi minerali chiamate anche Iron Balls , Indian Balls, Navaho Cherries o pietre degli sciamani per il loro valore spirituale, sembrerebbero a prima vista di natura artificiale. Sono di forma sferica, la superficie assai ruvida e dura: hanno un diametro che va dai 2-3 cm ai 20-30 circa. La zona in cui queste sfere sono state rinvenute si trova nel deserto degli Stati Uniti tra lo stato dello Utah ed il nord dell’Arizona, alla base del Navaho Sandstone, un sistema di formazioni di blocchi di arenaria.
La parte esterna è composta da ematite (ossido di ferro), all’interno invece si trova un finissimo composto di silice, tipo una sabbia di color corallo, mentre al centro di questa c’è un piccola sfera di pietra di arenaria.
L’età stimata di queste “palline” è tra i 120 e i 190 milioni di anni, agli inizi dell’era Gurassica.
Secondo la teoria ufficiale dei geologi, le Moqui si sarebbero formate quando le dune di sabbia originali, successivamente trasformatesi nelle attuali Nevada Sandstone, erano sotto il mare. Il ferro in origine era probabilmente sotto forma di limonite che, sottoposta a grandi pressioni, ad una profondità che va dai 300 ai 700 m all’interno della crosta terrestre, si è trasformata in una specie di “gel”. Dopodichè i getti di gas vulcanici ad altissima temperatura hanno mutato la limonite in ematite modellandone la conformazione fino ad assumere quella attuale sferica.
Sono di forma sferica, la superficie assai ruvida e dura: hanno un diametro che va dai 2-3 cm ai 20-30 circa.
Queste concrezioni sono considerate come analoghi terrestri delle spherule ematite, chiamate “mirtilli” marziani , che il rover Opportunity ha trovato a Meridiani Planum su Marte.
Un corteo si recava sull’Aventino in onore di Diana Dea Maga e quindi nelle campagne per festeggiare con un tradizionale pasto all’aperto
In Agosto nelle campagne di Roma, fuori dall’Urbe, si festeggiava la dea Diana, che proteggeva i campi coltivabili e i boschi. Era un rito molto amato poichè la dea proteggeva le erbe salutari e curative e le fonti d’acqua e le sorgenti sacre che facilitavano la cura, era molto considerata tanto da essere denominata Dea Maga il suo culto era associato alla guarigione suscitata dalla Natura.
La Dea Diana porta il corno lunare sul capo con l’avvento dei seguaci del cristianesimo tale rito sarà sostituito con la Madonna, che calpesta il serpente ed anche il corno Lunare, energie psichiche o sottili.
Le sue seguaci si tramandavano i segreti delle erbe curative da madre a figlia. Secoli dopo al termine dei culti dei “gentili” detti pagani, da pagus campgna luogo in cui perdurarono di più gli antichi culti, Paracelso per recuperare le antiche sapienze di cura, represse dall’avvento del cristianesimo, si dovette recare nelle campagne e chiedere di ricevere gli insegnamenti dalle donne, grazie alle quali non solo apprese tali arti ma capì l’importanza del ruolo della madre nel concepimento come matrix matrice delle dimensioni del visibile dell’invisibile, che nasconde in se il segreto della natura, che favorisce l’aspetto animico del futuro figlio.
Sulla pietra runica di Skjern vi è una maledizione contro un seiðmaðr Il seiðr è un tipo di magia ancestrale, sulle cui origini si cela un ombra di incertezza dato che le fonti storiche sono esigue, si narra che consentisse di assumere il fjölkungi cioè “il più grande potere”. Seiðr è comunicazione con gli spiriti, permetteva di prevedere il futuro, ma anche di dispensare morte, sventura e malattia. Con la pratica del seiðr era infatti possibile privare un individuo della sua forza e della sua intelligenza per trasmetterle a qualcun altro. il termine seiðr si suppone derivi dal Proto-germanico *saiðaz, collegato al lituano saitas “segno, predizione”, derivante dal Proto-indoeuropeo *soi-to- “corda” e la sua radice “legare”
È anche stato fatto un collegamento con il finlandese soida, “suonare uno strumento”. Questo collegamento oltre a sottolineare l’importanza della musica in questo rito, potrebbe indicare la filiazione della magia nordica da quella finnica e sami. (confronta con le riflessioni di vari autori sull’influenza reciproca tra germani e lapponi per ciò che concerne la magia) Nell’antico inglese i termini correlati sono siden e sidsa, entrambi conosciuti solo in contesti in cui sono gli elfi (ælfe) a praticare questa magia o qualcosa di simile al seiðr. Le parole più usate in antico inglese per indicare chi pratica la magia erano wicca , da cui deriva il moderno inglese “witch”.
È una pratica stregonica di origine sciamanica, sul termine sciamnaico non tutti gli autori e studiosi concordano, utilizzata da singole individualità, quasi sempre di sesso femminile. Infatti sebbene le attestazioni riguardanti i caratteri e le tecniche rituali non risultino facilmente reperibili, sembra che gli “atteggiamenti femminili ” fossero tanto numerosi che gli uomini si vergognavano di praticarla; allora si insegnò quest’arte alle sacerdotesse” forse perchè legato a culti precedenti l’invasione dei popolo Asi. Nella Saga degli Ynglingar, Snorri Strurluson cita “(Odino) tutte queste arti egli insegnava con le rune e quei canti detti galdrar… Odino possedeva l’arte da cui scaturiva grande potere…che si chiama seiðr... Ódhinn kunni thá ithróot , er mestr máttr fylgdhi, ok framdhi sjálfr, er seidhr heitir”
CONFER Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici
Chi praticava la magia era definito in vari modi: seiðkona (donna che usa il seiðr), seiðmaðr (uomo che pratica il seiðr); spákona (donna che prevede il futuro); völva. Il seiðr faceva uso di incantesimi (galðrar, sing. galðr) e a volte di danze. Le donne che praticavano questa magia appartenevano a livelli piuttosto alti della società e forse ricoprivano altri importanti ruoli.
Molto importante era il seiðstafr, un bastone di metallo che apparteneva alle seiðkonar e veniva probabilmente usato durante i rituali, un possibile collegamento con le völva, profetesse che derivavano il loro nome appunto dal fatto di portare un bastone völ. Le sepolture di völur contengono lunghe staffe in legno e anche uniche staffette di ferro. La forma di questo tipo di seiðstafr somiglia a una distillazione di un filatore. Una distaff è un dispositivo che contiene fibre pettinate pronte per essere filato in filo.
La filatura è un modo di rappresentare la manifestazione della realtà. L’azione di prendere la lanugine senza formalità e farla filare in un filo utile è una meravigliosa metafora per la trasformazione del potenziale senza forma nella realtà fisica. È un atto magico di creazione. Poiché anche la völva cantò e parlò del suo viaggio, potremmo anche dire che stava “slanciando una storia” delle sue interazioni con gli spiriti.
Le canzoni originali di varðlokur, erano probabilmente melodie ripetitive e canzoni che sostennero l’espansione della coscienza. Ogni stimolo ripetitivo può contribuire a raggiungere uno stato e una trance alterati. Il cervello entra in sé per stimoli ripetitivi come le luci pulsanti, la danza, il tamburo, il brontolio e il canto. Uno che è stato addestrato e ha praticato il lavoro con questa alterazione della coscienza può stimolante sostegno, come questi, per spostarsi intenzionalmente in uno stato visionario. Dal momento che gran parte della vocazione del völva aveva paragoni metaforici alle pratiche di filatura e tessitura, è facile vedere le canzoni di varðlokur in questa luce. Le canzoni sarebbero state usate per “girare” i fili della realtà sciamanica per la seiðkona e per dirigere la tessitura del suo lavoro rituale.
Nell’isola di Öland, la cosiddetta tomba della signora di Öland conteneva i resti di una donna sepolta insieme a uno scettro di 82 cm fatto di ferro, con dettagli di bronzo e vestita con una pelliccia d’orso seppellita in una nave insieme a sacrifici animali e umani.
confer
Lo Sciamanesimo, nelle sue molteplici sfaccettature, ha indubbiamente delle connotazioni stregoniche, ma dagli esperti è ritenuto che la Stregoneria e lo Sciamanesimo, possono avere coincidenze ma non siano il medesimo fenomeno. Il compito del necromante è quello di Viaggiare agli Inferi, mentre per lo sciamano, uomo o donna che sia, è indispensabile compiere il Viaggio agli Inferi solo in funzione di poter salire poi verso l’Alto. In riferimento a questo tema la consultazione principale sono gli studi di M.Eliade
Appartenente alla stirpe dei Vani, fu assunta con pari dignità fra gli Asi , ai quli insegnerà la magia.
Gefn, Hǫrn, Mardǫll, Sýr, Valfreyja Freya è la donna selvaggia fra le divinità del nord.
Great Goddess, Mistress of cats, Lady of love, beautiful Vana-Goddess, Fulfill my greatest needs, O glorious one. Teach me the magic I need. Give me a glimpse of your deep wisdom. Teach me in dreams. Enrich my life. O Lady, you are Golden-tears of Asgard. Lady of love, beautiful Vana-Goddess, You are shape-shifter, the Sayer, The independent One. Give me the strenght and the magic I need.
Freyja ha molte manifestazioni ed è considerata la dèa dell’amore sessuale, della Bellezza, dell’Oro, della Seduzione, della Fertilità, del Seiðr, della Guerra, della Morte e delle virtù profetiche, esperta nelle arti magiche seiðr, con cui poteva realizzare divinazioni e incantesimi a distanza. Nell ‘Edda di Snorri si afferma che la dea ama i canti d’amore e incita gli innamorati ad invocarla; aggiunge anche che Freyja cavalca nei campi di battaglia ed ha diritto alla metà dei caduti che guiderà in battaglia durante il Ragnarǫk. I gatti sono i suoi compagni e fornita di un mantello magico di piume di falco. Il giorno Venerdì in inglese (Friday) prende il nome da lei. Figlia di Njordhr e Skadhi, (massima divinità dei Vani e signore dei naviganti), sorella di Freyr e sposa di Odur. Freya vive nel bel palazzo Folkvangr (” campo della gente “o campo di battaglia ), un posto in cui le canzoni di amore vengono cantate. I nani le regalarono anche Hildsuin “Cinghiale da Battaglia” dotato di setole d’oro e Brisingamfn “Collana dei Brisinghi”
Freya si festeggia il 27 Dicembre e il 10 gennaio e il mese di marzo Freya ad è molto dedita all’Asgard e all’Aesir e a Odino in particolare, si narra che da lui fu amata. Disposta a combattere fino alla morte e a distruggere chiunque abbia minacciato la sua casa e la sua famiglia. Ciò la rende molto spietata verso il nemico – e verso chiunque ella veda come una minaccia.
Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante Freyja, la Bellissima,
La piu Appassionata delle Regine. Insegnimi i misteri dell’autentica passione del cuore. Mostrami i segreti del wyrd. Cammina con me nella luce delle stelle. Io accendo questa candela in una ardente offerta a Te, Freya, dea del fuoco etereo.
Si narra, nella discussa fonte il manoscritto di Ura Linda, che costruì un castello sull’isola di Texland (Frisia occidentale) all’interno della quale depose una lampada magica la cui fiamma arde sempre.
Anne Marie Zilberman. L’opera, a tecnica mista, Larmes d’or forse Le lacrime di Freyja
Nella mitologia norrena, Freya è una splendida compagna di Odur, il dio che percorre instancabile la volta celeste, alla guida del carro del Sole. Ogni giorno i due devono separarsi, dedicandosi ai propri doveri divini, e quando Odur si mette in viaggio, Freya non riesce a trattenersi dal piangere lacrime d’oro, che tingono l’alba di questo colore. Lo stesso avviene al tramonto..
kanji bu武 è composto dai due caratteri hoko戈 e tomeru止
hoko戈 lancia, alabarda tomeru止 fermare, arrestare “fermare, arrestare, e lance“. Per estensione metaforica “lance” assume il significato più ampio di “armi” e quindi quello traslato di “guerra” o “combattimento” Marziale
verbo sanscrito man nell’ accezione di “pensare”, da cui manas: “pensiero”, “mente”, “intelletto” ma anche “principio spirituale” o “respiro”, “anima vivente” unito al suffisso tra che corrisponde all’aggettivo sanscrito kṛt, “che compie”, “che agisce”ma può essere interpretato anche “che protegge”, quindi “pensare, pensiero, che offre protezione”
Mantra मन्त्र) in sanscrito veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, “espressione sacra” e un verso del Veda, una formula sacra
indirizzata ad un deva, una formula mistica o magica, una preghiera, un canto sacro o a una pratica meditativa e religiosa.
Il Tengu è una creatura leggendaria giapponese, spesso considerata un yōkai (妖怪), ovvero un demone o spirito presente nel folclore giapponese. Sebbene la mitologia cinese, nello specifico il Shan Hai Jing, descriva un essere chiamato anch’esso Tengu, raffigurato come una sorta di volpe, la concezione giapponese di questa figura è ben distinta.
Nell’immaginario collettivo giapponese, il Tengu è solitamente rappresentato come un essere di statura imponente, con un naso rosso allungato e un viso altrettanto rubicondo. Indossato un abito simile a quello di un monaco shugendō (修験道) o un’armatura da samurai, il Tengu è spesso raffigurato con un ventaglio, una piuma o un martello magico in mano.
Queste creature sono abitualmente descritte come abitanti delle montagne più remote, dotate di poteri soprannaturali e una forza straordinaria. Armati di katana (katana), calzano tradizionali geta (zoccoli di legno) e portano con sé un’impermeabile di paglia (蓑), che usano per rendersi invisibili. Il loro carattere è spesso descritto come arrogante e superbo.
In sintesi, il Tengu è una figura complessa e affascinante del folklore giapponese, un mix di divinità shintoista, demone buddhista e spirito della natura. La sua immagine è cambiata nel corso dei secoli, ma è sempre rimasta legata alle montagne, alla magia e all’immaginario popolare.
Note sulla traduzione:
Yōkai: Ho tradotto questo termine con “demone” o “spirito”, cercando di rendere l’idea di una creatura sovrannaturale presente nel folklore giapponese.
Shugendō: Ho mantenuto il termine originale, in quanto si riferisce a una particolare setta ascetica del buddhismo giapponese, strettamente legata all’immaginario del Tengu.
Katana: Ho mantenuto il termine giapponese, in quanto è la spada più famosa del Giappone e parte integrante dell’immagine del samurai.
Geta: Anche in questo caso ho mantenuto il termine originale, in quanto si tratta di un tipo di calzatura tradizionale giapponese molto caratteristico.
蓑: Ho tradotto “蓑” con “impermeabile di paglia”, per rendere l’idea di un capo di abbigliamento rustico e funzionale, spesso associato a figure leggendarie.
Shanhaijing山海經 “Classico delle montagne e dei mari” è una sorta di geografia antica della Cina. La versione moderna ha 18 “rotoli” juan e si compone di quattro parti che descrivono “montagne” ( Shanjing山經), “mari” ( Haijing海經), “la grande regione selvaggia” ( Dahuangjing大荒經) e la Cina stessa ( Haineijing海內經). Un’altra disposizione divide il libro in due parti, lo Shanjing山經 o Wucang shanjing五藏山經 che consiste di cinque capitoli geografici, e l’ Haijing海經 che consiste delle parti Haiwaijing海外經, Haineijing海內經 (quattro capitoli ciascuna) e Dahuangjing大荒經 (cinque capitoli). La paternità è tradizionalmente attribuita all’imperatore Yu禹, il fondatore mitologico della dinastia Xia夏 (XVII-XV secolo a.C.), o a Bo Yi伯益, uno dei suoi ministri, o si dice che sia una tabella dei calderoni ding鼎 Yu il Grande eretto nelle province della Cina. Gli studiosi moderni ritengono che il libro sia stato compilato durante il tardo periodo degli Stati Combattenti戰國 (V secolo – 221 a.C.) e Han漢 (206 a.C.-220 d.C.) e sia il prodotto di un lungo periodo di compilazione. Le prime due parti del libro possono essere viste come scritti taoisti . La prima parte tratta delle montagne e della loro natura e carattere, piante, animali e minerali, tutte caratteristiche rilevanti per la prestazione ideale degli sciamani taoisti che vi lavorano. fu probabilmente compilato durante il IV e il III secolo a.C. La seconda parte riguarda i paesi stranieri e i loro abitanti e contiene molte storie mitologiche e racconti su persone e animali strani. Fu probabilmente scritta durante la fine del III o il II secolo a.C. Le ultime due parti erano originariamente supplementi compilati dall’ex Periodo Han漢 (206 a.C.-8 d.C.) studiosi Liu Xiang劉向 o Liu Xin劉歆. Solo quando Guo Pu郭璞 iniziò a compilare il suo commentario durante il IV secolo, i supplementi furono trattati come parti appropriate del classico.