Mannerbund e Kóryos, Marut: Le Confraternite Guerriere Indoeuropee

I concetti di Mannerbund, guerrieri iranici, Marut, Kóryos (gruppo di guerra) e i Culti Indoeuropei sono strettamente collegati all’interno del contesto delle tradizioni guerriere e religiose delle società indoeuropee.
Questi termini riflettono aspetti sociali, mitologici e spirituali legati ai gruppi di giovani guerrieri maschi e al loro ruolo nella cultura antica.Mannerbund e Kóryos: La Fratellanza Guerriera Mannerbund (o Männerbund) è un termine usato negli studi indoeuropei per indicare una confraternita di giovani uomini non sposati che formavano una società guerriera.
Questi gruppi rappresentavano un rito di passaggio: i giovani lasciavano le loro famiglie per vivere insieme, allenarsi e partecipare a guerre, razzie o cacce. Il Kóryos, invece, è un termine proto-indoeuropeo ricostruito che significa “gruppo di guerra” o “banda di guerrieri”.
Esso rappresenta la radice linguistica e sociale di queste formazioni, fondamentali nella struttura delle prime società indoeuropee. I membri del Kóryos dimostravano il loro valore attraverso atti di coraggio prima di stabilirsi come adulti. Questo modello si ritrova in varie culture indoeuropee, come i Germani (es. i berserker) o gli antichi Greci (es. la Crypteia spartana).
Guerrieri Iranici e il Mannerbund
Con “iranica” si fa probabilmente riferimento agli elementi iranici o persiani all’interno del ramo indo-iranico delle culture indoeuropee.
Nelle società iraniche antiche, come quelle dei Persiani, Sciti e Medi, esistevano gruppi di guerrieri che incarnavano il concetto del Mannerbund.
Questi erano spesso giovani guerrieri d’élite, dediti alla guerra e alle razzie. Testi come l’Avesta suggeriscono l’esistenza di tali confraternite, evidenziando l’importanza della prodezza marziale e della fratellanza. Questi gruppi avevano anche una dimensione religiosa, spesso legata al culto di divinità come Mitra, dio degli giuramenti e dei codici guerrieri, che rafforzava il loro senso di coesione e identità.
I Marut: Il Riflesso Mitologico del Gruppo Guerriero
Nella mitologia indù, i Marut sono un gruppo di divinità delle tempeste, compagni di Indra, dio del tuono e della guerra. Descritti come giovani guerrieri vigorosi armati di armi dorate, i Marut rappresentano un’immagine mitologica del Mannerbund o del Kóryos. Sono una fratellanza divina di combattenti feroci, associati alle forze della natura come tempeste e venti, che assistono Indra in battaglie epiche, come quella contro il serpente Vritra. La loro figura riflette le società guerriere umane, dove i giovani venivano iniziati in gruppi che combinavano qualità marziali e divine.
Culti Indoeuropei: La Dimensione ReligiosaI gruppi guerrieri come il Mannerbund e il Kóryos non erano solo istituzioni sociali o militari, ma erano profondamente radicati nei culti indoeuropei. Partecipavano a rituali che invocavano protezione divina o canalizzavano il potere di dèi legati alla guerra e agli elementi naturali. I Marut, ad esempio, non sono solo guerrieri, ma anche esseri divini che dominano le forze della natura, simbolizzando l’unione tra ruolo marziale e spirituale. Nei contesti germanici, i berserker entravano in stati di furia rituale che li rendevano invincibili, un tratto che richiama la “furia guerriera” presente in altre culture indoeuropee, come la lyssa greca o il concetto vedico di eis (frenesia). Nelle tradizioni iraniche, i guerrieri erano spesso legati al culto di Mitra, che presiedeva a giuramenti e contratti, elementi chiave per la lealtà di questi gruppi.
Il Mannerbund, i guerrieri iranici, i Marut e il Kóryos sono espressioni diverse di una stessa tradizione indoeuropea: quella delle società di giovani guerrieri. Il Mannerbund e il Kóryos ne rappresentano le basi sociali e linguistiche; i Marut ne offrono una versione mitologica, incarnando l’archetipo divino del gruppo guerriero; i guerrieri iranici mostrano una specifica manifestazione culturale, spesso intrecciata ai culti religiosi. Insieme, questi elementi evidenziano il ruolo centrale delle confraternite guerriere nelle società indoeuropee, unendo aspetti marziali, sociali e spirituali in un unico quadro culturale.

 iʀ Wōd[i]nas weraʀ, “Egli (è) l’uomo di Odino”.Gåden om Odin L’enigma di Odino ᚹᛟᛞᚾᚫᛋ Woðnas

Da Wōðnaz a Óðinn

L’iscrizione più antica in assoluto che menziona il nome di Odino, dio della guerra, e di conseguenza retrodata le prime attestazioni relative al culto della principale divinità della mitologia norrena all’inizio del V secolo, ben un secolo e mezzo prima rispetto a quanto ritenuto finora.

Il bratteato d’oro con l’iscrizione di Odino. Foto: Arnold Mikkelsen, Museo Nazionale di Danimarca.

La più antica iscrizione runica conosciuta di Odino è stata trovata su un amuleto in un tesoro d'oro danese
L’iscrizione circonda un’immagine di una testa umana di profilo sopra un animale interpretato come un cavallo, insieme a una svastica e un simbolo di mezzaluna. Gli ultimi due elementi potrebbero rappresentare il sole e la luna.Il bratteato d’oro con l’iscrizione di Odino. Foto: Arnold Mikkelsen, The National Museum of Denmark




I bratteati sono sottili pendenti dorati monofacciali. Forniscono gran parte delle nostre prove archeologiche sulla religione germanica pre-vichinga. Sono stati creati con una matrice di bronzo che è stata poi stampata su una piastra d’oro per creare l’amuleto. Spesso sembrano raffigurare sovrani o figure mitologiche, insieme ad animali come cavalli o uccelli. Ci sono più di 1.000 bratteati nordeuropei registrati, con più di 200 che recano iscrizioni runiche.
Il bratteato è esposto al Museo nazionale danese come parte della sua mostra ” 
The Hunt for Danish History “, che durerà per il resto del 2023. Un articolo accademico con un’ulteriore analisi del bratteato uscirà più avanti quest’anno. Nel frattempo, il documentario 
Gåden om Odin (“L’enigma di Odino”) racconta il lavoro degli studiosi nell’interpretazione di questo bratteato.
Confer https://wildhunt.org/2023/04/earliest-known-runic-inscription-of-odin-found-on-amulet-in-danish-gold-hoard.html

 
un bratteato con un’iscrizione runica in futhark antico che raffigura il volto di un uomo e un cavallo. Un’iscrizione recita “houaʀ”, che si traduce in “L’Altissimo”.

Morten Oxboe, curatore in pensione del Nationalmuseet ed esperto di bratteati, sostiene che il bratteato potrebbe essere un riferimento a un mito che coinvolge Odino, che è notoriamente chiamato “L’Altissimo” nel poema norreno-islandese “Hávamál”, scritto nell’Islanda del XIII secolo. Nel Secondo Incantesimo di Merseburg, Odino è in grado di guarire il cavallo di suo figlio Balder, che si era rotto una zampa e sarebbe morto presto, dopo che diverse dee non sono state in grado di farlo; Odino è in grado di riparare la zampa del cavallo per mezzo della magia simpatica:

Confer https://wildhunt.org/2023/04/earliest-known-runic-inscription-of-odin-found-on-amulet-in-danish-gold-hoard.html

Limrúnar skaltu kunna,per favore, impara le rune dei rami 誠

” Makoto 誠 ”

Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

Pratica l’insegnamento senza parole 行不言之教 xing bu yan zhi jiao Tao Te Ching 道德經

Inter se ista miscenda sunt: et quiescenti agendum et agenti quiescendum est. (Seneca).

Itaque hoc quod apud Pomponium legi animo mandabitur:

 ‘quidam adeo in latebras refugerunt ut putent in turbido esse quidquid in luce est’. 

Inter se ista miscenda sunt: et quiescenti agendum et agenti quiescendum est. 

Cum rerum natura delibera: illa dicet tibi et diem fecisse se et noctem. 
Vale.

Ti verrà affidata questa frase che ho letto in  Pomponio: 
“Vi son quelli che tanto rifuggono sotterra che ritengono tempesta  tutto ciò che sta sotto il sole”. 
Bisogna saper conciliare queste due tendenze, che il flemmatico prenda iniziative 
e che chi è sempre in attività sappia apprezzare la quiete. 
Consigliati con la natura, ti dirà di aver creato sia il giorno sia la notte. Sta’ bene.
("vi è chi vive così chiuso nel suo guscio da vedere un oscuro pericolo in tutto ciò che sta alla luce del sole" Occorre saper conciliare le due condizioni di vita l'uomo che vive nella quiete sia più operoso e l'uomo d'azione trovi il tempo per riposare. Tu segui l'esempio che ti da madre natura essa ha fatto sia il giorno che la notte.)
Ad Lucilium, III
Così ciò che ho letto in Pomponio sarà mandato a mente: «Certi a tal punto sono rifuggiti nei nascondigli, che credono sia nel torbido tutto ciò che è nella luce». Devono essere mescolate tra loro queste (cose): e da chi riposa si deve agire, e da chi agisce si deve riposare. Delibera con la natura: lei ti dirà che ha fatto e il giorno e la notte.

vivere ogni giorno in un presente, come se fosse l’ultimo giorno …..

”il misurare se stessi in una speciale contemplazione della morte, vivere ogni giorno in un presente, come se fosse l’ultimo giorno , la direzione da imprimere al proprio essere come una forza magnetica che potrà anche non manifestarsi in questa esistenza con la rottura completa di livello ontologico propria alla ”iniziazione” ma che non mancherà di scattare al momento giusto, per portare oltre”

Julius Evola Cavalcare la Tigre

Satis natura homini dedit roboris si illo utamur, si vires nostras colligamus ac totas pro nobiscerte non contra nos concitemus.
Nolle in causa est, non posse praetenditur.

La natura ha dato all’uomo forza sufficiente perché ne facciamo uso, a patto che chiamiamo a raccolta le nostre forze e le muoviamo tutte in nostro favorenon contro di noi.
Il vero motivo è la mancanza di volontà, l’impossibilità è un pretesto.

Confer SENECA EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM
(LIBRO 19 PAR. 116) Lucius Annaeus Seneca

La pratica marziale Ierofania degli archetipi

Nulla due sine linea
Detto della Tradizione greco romana
Nessun giorno senza un tratto
Poiché la soglia è sempre vicina la prima è la fine dell’azione, la seconda è la fine di questa esperienza chiamata vita
La pratica è la vivificazione del fiume carsico della Tradizione, dell’eterno ritorno vivente in una ierofania cangiante degli Archetipi

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