Omnia fert aestas , sed nondum

Omnia fert aetas, sed nondum

tutto porta via il tempo ma non ancora

Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur

Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui. è la prova del fuoco.

Un atleta non può combattere con accanimento se non è già livido per le percosse: chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi è stato messo a terra e schiacciato dall’avversario e, umiliato, non si è perso d’animo, chi si è rialzato più fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria.

Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito l’assalto del destino; tu, però non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando è sfidato, si moltiplica.

Omnia fert aetas, sed nondum

tutto porta via il tempo ma non ancora

Plura sunt, Lucili, quae nos terrent quam quae premunt, et saepius opinione quam re laboramus.

Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente, Lucilio mio, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà

Omnia fert aetas, sed nondum

tutto porta via il tempo ma non ancora

Omnia, aliena sunt, tempus tantum nostrum est.. nulla ci appartiene soltanto il tempo è nostro il resto è solo una goccia nell’oceano

In onore del pensiero stoico e di Seneca

Omnia fert aetas, animum quoque” (tradotta come “Il tempo porta via tutto, anche l’anima” o, più precisamente nel contesto, “Il tempo porta via tutto, anche la memoria/la mente”) si trova nell’Egloga IX delle Bucoliche di Virgilio, ed è pronunciata dal pastore Meri (Moeris) al verso 51.
Egloga IX, vv. 49-56 (Il lamento di Meri)

Testo Latino (Virgilio)Traduzione (circa)
LYCIDAS. Quid, quae te pura solum sub nocte canentemLICIDA. E quelli che ti avevo udito cantare da solo
audieram? memini numeros, si uerba tenerem.sotto la notte serena? Ricordo il ritmo, se solo ricordassi le parole.
MOERIS. ‘Daphni, quid antiquos signorum suspicis ortus?MERI. “Dafni, perché osservi l’antico sorgere degli astri?
Ecce Dionaei processit Caesaris astrum,Ecco, è apparsa la stella di Cesare, figlio di Dione,
astrum quo segetes gauderent frugibus et quostella per cui i campi si rallegrino per le messi e per cui
uiuida per uiridis fundet color uua colles.l’uva viva si colori sui colli verdeggianti.
Insere, Daphni, piros: carpent tua poma nepotes.’Innesta, Dafni, i peri: i nipoti coglieranno i tuoi frutti.”
Omnia fert aetas, animum quoque; saepe ego longosIl tempo porta via tutto, anche la memoria; spesso io ricordo
cantando puerum memini me condere soles;di aver trascorso lunghe giornate cantando quando ero ragazzo;
nunc oblita mihi tot carmina, uox quoque Moerimora ho dimenticato tanti canti; persino la voce
iam fugit ipsa: lupi Moerim uidere priores.abbandona Meri; i lupi hanno visto per primi Meri.
Sed tamen ista canat tibi saepe Menalcas.Ma tuttavia questi canti te li potrà ripetere spesso Menalca.

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