Potentissimum esse qui se habet in potestate potentissimo è colui che ha potere in se stesso 

Quid sapiens investigaverit, quid in lucem protraxerit quaeris? Primum verum naturamque, quam non ut cetera ammalia oculis secutus est, tardis ad divina; deinde vitae legem, quam ad universa derexit, nec nosse tantum sed sequi deos docuit et accidentia non aliter excipere quam imperata.

Vetuit parere opinionibus falsis et quanti quidque esset vera aestimatione perpendit; damnavit mixtas paenitentia voluptates et bona semper placitura laudavit et palam fecit felicissimum esse cui felicitate non opus est, potentissimum esse qui se habet in potestate.  
Non de ea philosophia loquor quae civem extra patriam posuit, extra mundum deos, quae virtutem donavit voluptati, sed ilia quae nullum bonum putat nisi quod honestum est, quae nec hominis nec fortunae muneribus deleniri potest, cuius hoc pretimm est, non posse pretio capi.

Seneca
Epistuale morales ad Lucillum ,Liber XIV

Ti chiedi che cosa il saggio abbia indagato, che cosa abbia portato alla luce? Anzitutto il vero e la natura, che il saggio non seguì, come gli altri esseri viventi, con occhi lenti a cogliere le componenti divine,
poi la legge della vita, che egli allineò con i principi universali , ha insegnato non solo a conoscere gli dei, ma anche a seguirli e ad accettare come ordini divini gli eventi fortuiti dell’esistenza.

Ha proibito di credere alle false opinioni e ha ponderato con una vera valutazione quanto vale ogni cosa. Ha condannato i piaceri legati a pentimento e lodò i beni destinati ad essere graditi per sempre e dichiarò apertamente che è felicissimo colui che non ha bisogno di felicità e il più potente è chi ha potere su se stesso.

Non parlo di quella filosofia, che pose il cittadino fuori della sua patria, gli dei fuori del mondo, che concesse al piacere la virtù, ma di quella che non considera nulla di bene se non ciò che è onesto, che non può essere sedotta ne’ dai doni dell’uomo ne’ da quelli della sorte, il cui pregio è questo, non poter essere corrotta da nessun prezzo.

Ante rem exerceas Esercitati prima!!! ᛏ ᚢ ᚠ

In ipsa securitate animus ad difficilia se praeparet et contra iniurias fortunae inter beneficia firmetur. Miles in media pace decurrit, sine ullo hoste vallum iacit, et supervacuo labore lassatur ut sufficere necessario possit; quem in ipsa re trepidare nolueris, ante rem exerceas. Hoc secuti sunt qui omnibus mensibus paupertatem imitati prope ad inopiam accesserunt, ne umquam expavescerent quod saepe didicissent.

Anche nei momenti di tranquillità l’animo si prepari ai tempi difficili e quando va tutto bene si rafforzi contro i colpi della sorte. Il soldato fa le esercitazioni in tempo di pace, costruisce trincee quando non ci sono nemici e si sottopone a fatiche inutili per essere in grado di sostenere quelle necessarie; se non vuoi che uno sia in preda al terrore al momento della prova, fallo esercitare prima. Hanno seguito questo metodo quegli uomini che, per un po’ ogni mese, vissero da poveri, quasi fino all’indigenza, così da non temere mai quello stato che avevano conosciuto frequentemente.

L. ANNAEI SENECAE EPISTULARUM MORALIUM AD LUCILIUM II

LETTERE A LUCILIO DI SENECA II
LIBER SECUNDUS – LIBRO SECONDO

Marcet sine adversario vitrus

Marcet sine adversario virtus: tunc apparet quanta sit quantumque polleat, cum quid possit patientia ostendit.

Scias licet idem viris bonis esse faciendum, ut dura ac difficilia non reformident nec de fato querantur, quidquid accidit boni consulant, inbonum vertant; non quid sed quemadmodum feras interest

Senza un avversario, la virtù marcisce: si vede quanto grande essa sia, e quanto valga, solo allorquando mostra il suo potere col sopportar delle prove.

Sappi dunque che gli uomini valorosi debbon far lo stesso: non devono temere ciò che è duro e difficile, non devono lamentarsi del destino, devono considerar come un bene e volgere in bene tutto ciò che accade.

Non interessa ciò che tu sopporti, ma interessa la maniera in cui lo sopporti.

Seneca

Plura sunt, Lucili, quae nos terrent quam quae premunt, et saepius opinione quam re laboramus.

XIII. SENECA LUCILIO SUO SALUTEM
Multum tibi esse animi scio; nam etiam antequam instrueres te praeceptis salutaribus et dura vincentibus, satis adversus fortunam placebas tibi, et multo magis postquam cum illa manum conseruisti viresque expertus es tuas, quae numquam certam dare fiduciam sui possunt nisi cum multae difficultates hinc et illinc apparuerunt, aliquando vero et propius accesserunt.
Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur; haec eius obrussa est.
Non potest athleta magnos spiritus ad certamen afferre qui numquam suggillatus est: ille qui sanguinem suum vidit, cuius dentes crepuere sub pugno, ille qui subplantatus ad versarium toto tulit corpore nec proiecit animum proiectus, qui quotiens cecidit contumacior resurrexit, cum magna spe descendit ad pugnam.
Ergo, ut similitudinem istam prosequar, saepe iam fortuna supra te fuit, nec tamen tradidisti te, sed subsiluisti et acrior constitisti; multum enim adicit sibi virtus lacessita.


So che hai molto coraggio; anche prima che temprassi il tuo spirito con insegnamenti salutari e utili per superare le avversità della vita, eri già piuttosto soddisfatto del tuo atteggiamento di fronte alla sorte e ancor più lo sei ora dopo averla affrontata con decisione e aver provato le tue forze; in queste non si può mai confidare con sicurezza finché non si presentino numerose, e talvolta incalzanti, difficoltà da ogni parte.
Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui: è la prova del fuoco.
Un atleta non può combattere con accanimento se non è già livido per le percosse: chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi è stato messo a terra e schiacciato dall’avversario e, umiliato, non si è perso d’animo, chi si è rialzato più fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria.
Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito l’assalto del destino; tu, però non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando è sfidato, si moltiplica.

Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente, Lucilio mio, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà

Tamen, si tibi videtur, accipe a me auxilia quibus munire te possis.

Plura sunt, Lucili, quae nos terrent quam quae premunt, et saepius opinione quam re laboramus.

Non loquor tecum Stoica lingua, sed hac summissiore; nos enim dicimus omnia ista quae gemitus mugitusque exprimunt levia esse et contemnenda. Omittamus haec magna verba, sed, di boni, vera: illud tibi praecipio, ne sis miser ante tempus, cum illa quae velut imminentia expavisti fortasse numquam ventura sint, certe non venerint.

Quaedam ergo nos magis torquent quam debent, quaedam ante torquent quam debent, quaedam torquent cum omnino non debeant; aut augemus dolorem aut praecipimus aut fingimus.


Tuttavia, se credi, accetta le armi di difesa che ti offro.

Sono più le cose che ci spaventano di quelle che ci minacciano effettivamente, Lucilio mio, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà.

Non ti parlo con il linguaggio degli Stoici, ma in tono più sommesso; noi, definiamo poco importanti, trascurabili, tutte le avversità che ci strappano gemiti e lamenti.

Tralasciamo queste parole magnanime, ma, buon dio, vere; ti raccomando solo di non essere infelice anzitempo: le disgrazie che hai temuto imminenti, forse non arriveranno mai, o almeno non sono ancora arrivate.

Certe cose ci tormentano più del dovuto, certe prima del dovuto, certe assolutamente senza motivo; quindi, o accresciamo la nostra pena o la anticipiamo o addirittura ce la creiamo

Un albero non diventa solido e robusto… Seneca

«Un albero non diventa solido e robusto se non è continuamente investito dal vento e sono queste raffiche che ne fanno il fusto compatto e ne rinsaldano le radici, che si abbarbicano con maggior forza al terreno; fragili sono invece quegli alberi che crescono in una valle tranquilla, esposta solo ai raggi del sole. Perciò nel loro stesso interesse, affinché nulla possa atterrirli, è necessario che i ”virtuosi” attraversino spesso esperienze dolorose, sopportando con animo sereno ciò che non è di per se stesso un male ma che diventa tale solo per chi non è disposto a sopportarlo.

Lucio Anneo Seneca

Non est arbor solida nec fortis nisi in quam frequens uentus incursat; ipsa enim uexatione constringitur et radices certius figit: fragiles sunt quae in aprica ualle creuerunt. Pro ipsis ergo bonis uiris est, ut esse interriti possint, multum inter formidolosa uersari et aequo animo ferre quae non sunt mala nisi male sustinenti.

Protinus vive Vivi ora Seneca

Potestne quicquam stultius esse quam quorundam sensus, hominum eorum dico qui prudentiam iactant? Operosius occupati sunt. 
Ut melius possint vivere, impendio vitae vitam instruunt. 
Cogitationes suas in longum ordinant; maxima porro vitae iactura dilatio est: illa primum quemque extrahit diem, illa eripit praesentia dum ulteriora promittit. 
Maximum vivendi impedimentum est exspectatio, quae pendet ex crastino, perdit hodiernum. 
Quod in manu fortunae positum est disponis, quod in tua, dimittis. 
Quo spectas? 
Quo te extendis? 
Omnia quae ventura sunt in incerto iacent: protinus vive. 






Vi può essere qualcosa di più stolto che il pensiero di alcuni, dico di quegli uomini che vantano la loro previdenza? si alienano dalla vita con zelo speciale.
 Per poter vivere meglio, organizzano la loro vita con un dispendio di vita. 
Stabiliscono  degli obbiettivi a lunga scadenza.
 Ma il maggior  spreco della vita consiste nel rimandarla
questo rimandare ci porta via la quotidianità, ci ruba il presente, mentre promette il futuro.
Massimo impedimento al vivere è l’attesa che dipende dal domani e sciupa l’oggi. 
Tu disponi ciò che è nella mano della fortuna e lasci perdere ciò che è in mano tua. 
Dove guardi? 
Dove ti protendi? 
Tutto ciò che ha da venire giace in un’incertezza: vivi ora.

Seneca De Brevitae Vitae

Vitam brevem esse, longam artem,ὁ βίος βραχύς, ἡ δὲ τέχνη μακρή

Vitam brevem esse, longam artem
La vita è breve, l’arte lunga
Seneca cita Ippocrate
De Brevitate vitae Libro I.2

La vita secondo Seneca è breve per coloro che non sanno fare uso del tempo , oltrepassando la sfera biologica, viene valutato attraverso la dimensione della meditazione e dell’otium ,la vita diviene lunga se solo la durata di questa esistenza si trasforma in un respiro dello spirito.

confer pag.60 note De brevitate vitae (oscar Mondadori a cura di Tommaso Gazzarri)

Lo stesso Zenone riprende Ippocrate (ὁ βίος βραχύς, ἡ δὲ τέχνη μακρή la vita è breve, l’arte lunga ) sostenendo che ”di nulla ci diamo pena come del tempo, breve è infatti la vita, lunga l’arte soprattutto quella che è in grado di curare le malattie dell’anima.”

Vita brevis, ars longa, occasio praeceps, experimentum periculosum, iudicium difficile  
"la vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione fuggevole, l'esperimento pericoloso,(l'esperienza è ingannevole) il giudizio difficile.
Bisogna che non solo il medico compia lui stesso  ciò che è necessario, ma che partecipi anche il malato, gli assistenti, le circostanze esterne.

 aforisma di Ippocrate 

Ὁ βίος βραχύς, ἡ δὲ τέχνη μακρή, ὁ δὲ καιρὸς ὀξύς, ἡ δὲ πεῖρα σφαλερή, ἡ δὲ κρίσις χαλεπή. δεῖ δὲ οὐ μόνον ἑωυτὸν  παρέχειν τὰ δέοντα ποιέοντα, ἀλλὰ καὶ τὸν νοσέοντα  καὶ τοὺς  παρεόντας καὶ τὰ ἔξωθεν.

Nota Essenza di saggezza morale che riunisce in un aforisma la visione cardine sia della filosofia che della metodologia ippocratea (sempre attenta a ribadire l’importanza dello studio e la difficoltà dell’analisi diagnostica) sia, più in generale, dell’antichità (la brevità della vita e la fugacità del tempo).

In tutte le arti, la vita di un uomo è insufficiente per raggiungere la perfezione.

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