Ogni ideogramma ha un significato base, ma il contesto poetico e filosofico (che richiama il Taoismo e la spiritualitร cinese) puรฒ ampliarne o modificarne l’interpretazione.
Alcuni caratteri, come ๆญธ (guฤซ) e ไธ (yฤซ), si ripetono, enfatizzando temi di ritorno all’origine e unitร .
็ (qรฌ) รจ una forma arcaica di “ๆฐฃ”, usata spesso in contesti mistici o taoisti per indicare l’energia primordiale.
Ritorna lo spirito, torna al nulla, torna allโuno perfetto, Tutte le cose scaturiscono dal Tao, un soffio vitale le guida.
Tre semplici parole, Custodiscono un mistero profondo e meraviglioso.
Ognuno ha la sua visione, il suo dire, Chi ha natura spirituale comprende spontaneamente.
Coltiva il cuore autentico, libera il mondo terreno, Non contendere col mondo: questo รจ il vero coltivare.
La vita, in mille forme, รจ tutta bellezza, Ogni illusione, alla fine, รจ vuoto e nulla.
Il volume 42 di Rixia Jiuwen Kao pubblicรฒ la poesia โPoesia imperiale per la sala Guangmingโ scritta dallโimperatore Qianlong : โOggi sono le Tre Terre Pure, il fondamento della longevitร della precedente dinastia. Il palazzo rosso รจ custodito da tigri e leopardi, e il palazzo verde รจ coperto dalla grazia del re. Le gru stanno su cipressi millenari e le nuvole si condensano in funghi di cinque colori. I gradini sono fatti di giada e i preziosi elefanti sono fatti dโoro. Come posso invidiare la magia degli immortali? Prego solo per il sole e la pioggia, vengo qui per digiunare con un cuore vigile e servire disinteressatamenteโ
Nella primavera del 26ยฐ anno del regno dellโimperatore Guangxu (1900), i Boxer eressero altari nel tempio Hongren (tempio Chandan) e nella sala Daguangming per praticare la boxe. Questi due altari divennero poi le basi di supporto dei Boxer per il loro attacco di fuoco alla chiesa Xishiku . Allo stesso tempo, tutti i presunti โtraditoriโ (cristiani stranieri) catturati dai Boxer venivano radunati su questi due altari per โbruciare la confessione della loro fedeโ. Se la confessione non โiniziavaโ (cioรจ, quando si bruciava la confessione sparsa, la fiamma non poteva essere espulsa nellโaria) o โlโincenso principaleโ non poteva essere bruciato (cioรจ, quando si bruciava un incenso alto, non cโera un bastoncino di incenso che non cadesse o si sciogliesse), allora questa persona veniva confermata come un โtraditoreโ e sarebbe stata giustiziata immediatamente senza pietร . Questi due altari divennero il nucleo del โvecchio gruppoโ della rivolta dei Boxer. Nellโagosto dello stesso anno, dopo che lโAlleanza delle Otto Nazioni invase Pechino, i due altari vennero immediatamente occupati. Per rappresaglia, lโAlleanza delle Otto Nazioni diede fuoco al Tempio del Legno di Sandalo, alla Grande Sala Guangming e alle sale affiliate.
La societร di giustizia e concordia era una societร segreta fondata nella provincia dello Shandong da persone che erano state portate alla rovina dall’imperialismo e da disastri naturali.
I membri erano detti anche boxer, tradotto letteralmente pugile, รจ dovuto al fatto che inizialmente questo movimento si chiamava Yihequan (ไนๅๆณ) traducibile come Pugni di giustizia e concordia ed i mezzi di informazione occidentale utilizzarono semplicemente la traduzione del termine Quan (Pugno). In un secondo momento, quando vi fu un riconoscimento da parte del governo imperiale, questa societร segretacinese assunse il nome Yihetuan (ไนๅๅข).
La rivolta dei Boxer fu inizialmente formata da organizzazioni di villaggi indipendenti nella Cina settentrionale di quel periodo. Poichรฉ si trattava di una societร segreta, le identitร di molti membri sono sconosciute, quindi รจ difficile stimare con precisione il numero totale dei partecipanti, ma potrebbe arrivare fino a centinaia di migliaia. Nelle prime fasi del movimento, la ribellione dei Boxer si concentrรฒ sull’attacco al governo Qing . [ 5 ] Tuttavia, presto si rivolse a chiedere “il sostegno ai Qing e la distruzione delle potenze straniere”, sostenendo il governo Qing mentre si resisteva alle forze straniere . [ 6 ] [ 7 ]
A partire dall’estate del 1900, i membri della ribellione dei Boxer iniziarono a distruggere grandi quantitร di proprietร possedute da stranieri in Cina a quel tempo, come strutture moderne come ferrovie e telegrafi , arrestando e uccidendo anche un gran numero di missionari cristiani e cristiani cinesi . [ 8 ] Successivamente i Boxer iniziarono a sostenere l’imperatrice vedova Cixi e in seguito presero parte alla resistenza alla conseguente invasione alleata , che distrusse quasi completamente i Boxer e alla fine pose fine al movimento, ma alcuni dei suoi membri continuarono a partecipare ad altre attivitร di societร segrete in tutta la Cina . [ 9 ] [ 10 ]
Nel mondo anglosassone, i Boxer erano comunemente chiamati “Boxers” perchรฉ la maggior parte dei loro membri praticava le arti marziali cinesi (conosciute all’epoca come ” boxe cinese ” ) . [ 11 ] [ 12 ] Sebbene l’organizzazione e i suoi predecessori fossero stati diffusi tra la gente sin dalla metร degli anni 1880, fu chiamata per la prima volta “Yiminhui” dal mondo esterno in un rapporto presentato dalla dinastia Qing nel 1899 per risolvere i disordini nelle province di Shandong e Zhili . [ 13 ] Successivamente, nei resoconti successivi, si รจ scoperto che questo nome era un errore e il nome effettivo dovrebbe essere “Boxer Rebellion” [ 14 ] .
La rivolta dei Boxer fu conosciuta come “Plum Blossom Fists” durante il 1898, ma questo nome cadde in disuso dopo il 1899. [ 15 ]
Alcune societร segrete della dinastia Qing, come la Societร della Grande Spada e la Societร del Loto Bianco , avevano spesso un potere e un’influenza notevoli. Queste organizzazioni spesso utilizzavano i loro membri armati per trarre vantaggio dalla mancanza di ordine e dalla corruzione dilagante in molte parti della Cina in quel periodo per esercitare il controllo e diffondere influenza su vaste aree della Cina remota e persino centrale .
Esecuzione di un boxer alcuni militari Usa osservano nella folla
Boxer delle societร segrete marziali
Marinai italiani della Marco Polo
Truppe delle Nazioni
Vignetta satirica sulla spartizione Straniera
Esecuzioni dei boxer su missionari cristiani
Lo storico britannico Peter Fleming, giungeva alle stesse conclusioni e precisava che le pretese secolari dei missionari cattolici erano senza limiti. In una istanza al trono, presentata il 15 marzo 1899, essi chiedevano che si riconoscessero loro, incondizionatamente e interamente, i diritti politici e i privilegi concessi ai cinesi di altissimo rango: per esempio l’equiparazione dei vescovi ai governatori generali. Fleming commentava cosรฌ:
ยซL’effetto di questo provvedimento sull’opinione pubblica cinese puรฒ essere valutato approssimativamente immaginando quale sarebbe stata la reazione britannica se nel XIX secolo fosse stato annunciato nel bollettino di Corte che gli stregoni piรน anziani dovevano essere considerati pari ai governatori nell’ordine delle precedenze.ยป
(Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagine 53-54.)
I Boxer si batterono da principio, oltre che per la salvaguardia delle tradizioni nazionali contro l’ยซinquinamentoยป straniero, anche in difesa dei contadini contro le soperchierie dell’amministrazione imperiale e dei grandi signori cinesi, ma i governanti di Pechino riuscirono poi a incanalare solo contro gli stranieri tutto l’odio dei Boxer.[10] La rivolta iniziรฒ nel nord della Cina come movimento contadino, anti-imperialista e antistraniero. Gli attacchi erano rivolti verso gli stranieri che stavano costruendo le ferrovie e violando il feng shui, e verso i cristiani, considerati responsabili della dominazione straniera in Cina. Nel complesso chi pagรฒ il prezzo piรน alto furono i cinesi cristiani, molte migliaia dei quali furono uccisi, e in grandissima maggioranza, 18 000, erano cattolici. Iniziata nello Shandong, diffusasi poi nello Shanxi e nell’Hunan, la rivolta dei Boxers raggiunse anche lo Tcheli Orientale Meridionale, allora vicariato apostolico di Xianxian, affidato ai gesuiti, ove i cristiani uccisi si contarono a migliaia. Secondo alcuni storici, in tale vicariato furono uccisi circa 5 000 cattolici, di cui 3 069 identificati,[11] soprattutto nelle province di Shandong e Shanxi.
Un Boxer durante la rivolta.
Nel maggio del 1898 una parte dei Boxers โ i quali, sostituendo il secondo carattere nella scrittura del proprio nome, ora si facevano chiamare ยซYi He Tuanยป, cioรจ ยซBande della Giusta Armoniaยป – era diventata un’organizzazione volontaria di confine tra lo Shantung e il Chi li โ la provincia intorno a Pechino – e il governatore dello Shantung, Chang Ju-mei, aveva comunicato al governo che intendeva incorporarli nella milizia locale. Ma i primi accenni di parte occidentale all’attivitร dei Boxer paiono risalire solo al maggio 1899, in seguito ai primi moti anticristiani. Da allora gli attacchi sferrati contro le missioni, i convertiti cinesi e i bianchi andarono aumentando e, quando il 31 dicembre 1899 venne ucciso un missionario protestante inglese, il corpo diplomatico cominciรฒ a preoccuparsi. Vennero fatti passi congiunti presso lo Tsung-li Yamen – il ministero degli Esteri cinese – il 27 gennaio 1900, il 27 febbraio, il 5 e il 16 marzo e infine il 3 aprile chiedendo la messa fuori legge dei Boxers.
Nel giugno 1900 i boxer attaccarono il Quartiere delle legazioni a Pechino, assedio sostenuto anche da reparti dell’esercito regolare con il tacito consenso dell’imperatrice Cixi. I membri dei Gruppi di giustizia e concordia erano chiamati semplicemente ยซBoxerยป dagli occidentali, per via della presenza della parola ยซpugnoยป (ๆณ๏ผQuan) nel nome originale. Man mano che le violenze e gli eccidi di convertiti aumentavano, i dispacci inviati in Europa si infittivano e, giร il 7 marzo, i ministri plenipotenziari occidentali avevano suggerito ai rispettivi governi una dimostrazione navale congiunta per premere sul governo cinese. Washington, Berlino e Roma accettarono e stabilirono l’invio di navi a Ta ku, il porto piรน vicino alla capitale; Parigi mise le proprie in preallarme e, davanti a questi movimenti, anche Londra stabilรฌ di mandare un paio di unitร . A questo si aggiunse la spaventata e molto soggettiva interpretazione dei fatti fornita ai diplomatici occidentali il 19 maggio dal vescovo cattolico francese Favier, il quale aveva concluso il suo rapporto chiedendo 50 uomini per proteggere il Pei T’ang, la Cattedrale. L’indomani erano stati trovati affissi per le vie dei manifesti in cui i Boxer annunciavano l’inizio del massacro degli stranieri il primo giorno della quinta luna; ma a ben vedere, se negli ultimi cinque mesi erano piovute minacce contro i ยซdiavoli occidentaliยป, dopo la morte del missionario inglese c’era stato solo il ferimento leggero d’un impiegato francese e null’altro.
Allarmati da questi segnali di pericolo, il 28 maggio i diplomatici avevano perรฒ stabilito di chiamare truppe e ne avevano informato lo Tsung li Yamen. Questo, molto a malincuore, aveva dato il permesso formale; ma il ministro francese Pichon aveva giร mandato ordini in tal senso a Ta ku. In realtร c’era nell’aria una forte tensione, ma non si parlava ancora di sollevazione e forse non sarebbe neanche scoppiata senza il richiamo dei reparti adibiti alla guardia alle legazioni. La notizia di esso inasprรฌ gli animi. Il 31 un gruppo di ingegneri ferroviari francesi e belgi venne aggredito a cinquanta chilometri da Tientsin: quattro furono uccisi alcuni altri feriti e si ritenne il fatto โ non a torto โ un’ulteriore conferma del pericolo in cui versavano gli Occidentali.
Il 1ยบ giugno cominciarono ad arrivare i distaccamenti di una spedizione internazionale guidata da un sodalizio chiamato “alleanza delle otto nazioni“: le navi europee, giapponesi e americane al largo dei Forti Taku fecero arrivare un contingente di 436 marinai (75 russi, 75 inglesi, 75 francesi, 60 statunitensi, 50 tedeschi, 41 italiani, 30 giapponesi e 30 austriaci) a Pechino per proteggere le rispettive delegazioni. Il 10 giugno l’ammiraglio britannico Seymour comunicรฒ a Londra da Taku che sarebbe partito quella mattina stessa per Pechino con i 2 000 marinai del secondo contingente occidentale โ tra cui un altro contingente di marinai italiani. Come forze erano piรน dimostrative che altro; ma il loro movimento verso Pechino aveva preoccupato il popolo, esacerbato i Boxer e intimorito il Governo, il quale, giร xenofobo di per sรฉ, come era logico non gradiva certo la presenza di militari stranieri armati nella propria capitale.
L’11 giugno venne avvistato il primo Boxer, vestito con il suo abito caratteristico, nel quartiere delle legazioni. Il ministro tedesco Clemens von Ketteler e i soldati tedeschi catturarono un ragazzo Boxer e lo giustiziarono senza motivo.[12] Come risposta, migliaia di Boxer irruppero nella cittร di Pechino lo stesso pomeriggio e bruciarono la maggioranza delle chiese e delle cattedrali cittadine, bruciando vive alcune persone.[13] I soldati dell’ambasciata britannica e delle legazioni tedesche spararono e uccisero alcuni Boxer,[14] inimicandosi la popolazione della cittร .
Il governo della dinastia Qing rappresentato dall’imperatrice Cixi si rivelรฒ di fatto impotente; la governante viveva in un continuo clima di sospetto, che la portava a temere tutti, compresi i cinesi nazionalisti (per i quali, in effetti, i sovrani mancesi erano una dinastia di usurpatori stranieri); Cixi odiava perรฒ di piรน gli europei e le loro ยซdiavolerie moderneยป: non per caso, all’interno della Cittร Proibita erano vietati il telefono e l’uso delle biciclette. Anche se il governo Qing condannรฒ formalmente le azioni violente, non ne perseguรฌ dunque i responsabili e, anzi, dopo l’inizio dell’assedio alle legazioni, il 20 giugno 1900 dichiarรฒ guerra alle otto potenze.
La situazione infatti, fattasi sempre piรน tesa, giunse infine al punto di rottura proprio in quella giornata, quando la stessa imperatrice cinese Cixi spinse i Boxer ad attaccare e assediare il quartiere di Pechino dov’erano insediate le delegazioni straniere. Chi salvรฒ la situazione dal disastro totale furono i vicerรฉ cinesi, che riuscirono a impedire l’estensione delle ostilitร al di fuori delle regioni settentrionali. Li Hung-chang, uno dei tre vicerรฉ delle provincie meridionali, di propria iniziativa all’inizio delle ostilitร aveva telegrafato ai diplomatici cinesi all’estero che i combattimenti a Taku non erano scoppiati per ordine del trono e che di questo bisognava informare i governi occidentali e domandare loro una tregua per una soluzione negoziata del conflitto.
Quando poi da Pechino venne la dichiarazione di guerra, Li e i suoi due colleghi Chang Chih-tung e Liu K’un-i, decisero di ignorarla, interpretando la frase che nel decreto del 20 giugno ordinava ai vicerรฉ di ยซunirsi per proteggere i loro territoriยป nel senso di scegliere la via migliore per salvaguardare le provincie a cui erano preposti. E quale modo migliore del restare inattivi e in pace? La stessa strada fu seguita dal vicerรฉ dello Shantung (Shandong) – Yรผan Shih-k’ai – e in questo modo tutti e quattro riuscirono a tener lontana la guerra dai loro territori e a dare consistenza alla tesi, successivamente sostenuta dal Governo cinese, che l’assedio delle legazioni era stata un’iniziativa dei Boxer in rivolta contro la dinastia, alla quale oltretutto erano sfuggite di mano pure gran parte delle forze regolari stanziate fra Taku e Pechino.
Stabilito questo atteggiamento e allacciate relazioni piรน o meno formali con le Potenze, ben liete dal canto loro di poter circoscrivere i combattimenti alla zona fra il mare e Pechino, i vicerรฉ cominciarono a farsi sentire nella capitale; ma non ottennero nulla. L’entrata a Pechino del corpo di spedizione internazionale indusse il 14 agosto 1900 l’imperatrice vedova Cixi, l’Imperatore, e i piรน alti ufficiali a fuggire dal Palazzo Imperiale per Xi’an, da dove inviarono Li Hongzhang per le trattative di pace.
Il governo cinese fu costretto a dare un indennizzo alle vittime e a fare altre concessioni: il quartiere delle legazioni, al centro della capitale, viene ingrandito e vietato ai residenti cinesi; esso venne posto sotto il controllo permanente delle truppe straniere, al pari di dodici punti sulle vie di accesso da Pechino al mare. Inoltre il principe Duan fu mandato in esilio nel piรน profondo della Cina, a 4 000 chilometri dalla capitale, nella zona di Kashgar. Vari responsabili del massacro di Pechino furono autorizzati dall’imperatrice a suicidarsi. Altre riforme successive alla crisi del 1900 causarono, almeno in parte, la fine della dinastia e la nascita della Repubblica Cinese che mantenne il controllo del continente fino al 1949, per poi controllare, come ancora oggi, la sola Taiwan piรน alcune piccole isole minori.
Ubicazione delle legazioni diplomatiche straniere e delle prime linee durante l’assedio di Pechino.
Scena del delitto del barone von Ketteler, che ha segnato l’inizio dei ยซ55 giorni di Pechinoยป. Fotografia scattata intorno al 1902.
Per volere della Germania fu eretto, fra il 1901 e il 1903, nel luogo dell’assassinio, a Pechino, un arco di trionfo (in foto: Ketteler-Denkmal) con le scritte in latino, tedesco e cinese in ricordo del barone von Ketteler. Poco prima che la Germania firmasse l’armistizio al termine della Grande Guerra il monumento fu abolito, ricollocato in nuova sede e rinominato Arco per la protezione della Pace. Attualmente รจ ancora esistente e visibile.
Le legazioni di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Austria-Ungheria, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Stati Uniti, Russia e Giappone si trovavano nel quartiere delle legazioni di Pechino a sud della Cittร Proibita. Ricevuta la notizia dell’attacco ai forti di Taku il 19 giugno, l’imperatrice ordinรฒ immediatamente alle legazioni che i diplomatici e tutti gli altri stranieri avrebbero dovuto abbandonare Pechino sotto la scorta dell’esercito cinese entro 24 ore.[15]
La mattina successiva il plenipotenziario tedesco, barone Klemens Freiherr von Ketteler, fu ucciso per le strade di Pechino da un capitano Manciรน.[16] Gli altri diplomatici temevano che sarebbero stati uccisi anch’essi se avessero lasciato il quartiere delle legazioni, e cosรฌ non rispettarono l’ordine cinese di abbandonare Pechino. Il 21 giugno l’imperatrice Cixi dichiarรฒ guerra a tutte e otto le potenze straniere.
L’esercito regolare cinese e i Boxer assediarono il quartiere delle legazioni per 55 giorni, dal giugno al 14 agosto 1900; in esso trovarono rifugio 473 civili stranieri (di cui 149 donne e 79 bambini), 451 soldati di otto Paesi diversi[17] (il gruppo proveniente da Tianjin era riuscito ad arrivare poco prima) e oltre 3 000 cinesi convertiti al cristianesimo con i loro servitori.[18] Dall’altra parte della Cittร Proibita, nella cattedrale cattolica di Beitang, Monsignore Alphonse Favier, vicario apostolico di Pechino, assieme a 3 500 membri della comunitร cristiana cinese, riuscรฌ a resistere grazie all’aiuto di soli 43 marinai francesi e italiani.
Il discorso di Guglielmo II
Il kaiser Guglielmo II pronunciรฒ un esplicito invito a radere al suolo Pechino per vendicare il barone von Ketteler e, nel salutare a Brema, il 27 luglio 1900, il contingente tedesco in partenza per la spedizione punitiva internazionale, cosรฌ l’arringava:
ยซQuando vi troverete faccia a faccia con il nemico, sappiate batterlo. Nessuna grazia! Nessun prigioniero! Tenete in pugno chi vi capita sotto le mani. Mille anni fa, gli Unni di Attila si sono fatti un nome che con potenza รจ entrato nella storia e nella leggenda. Allo stesso modo voi dovete imporre in Cina, per mille anni, il nome ยซtedescoยป, di modo che mai piรน in avvenire un cinese osi anche solo guardare di traverso un tedesco.ยป
(Citato in J. Osterhammel, Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX, Einaudi, Torino 1992, pagina 321)
Il 4 agosto una forza di soccorso, chiamata Alleanza delle otto nazioni, marciรฒ da Tientsin verso Pechino. Era composta da circa 18 000 uomini (4 300 fanti russi (cosacchi e artiglieria), 8 000 fanti giapponesi, 3 000 britannici, per lo piรน fanteria, cavalleria e artiglieria di stanza in India, soldati e marine con artiglieria e una brigata francese di 800 uomini, provenienti dall’Indocina con artiglieria).[19]
Mentre parte del corpo di spedizione cercava di ripulire le sacche di resistenza intorno a Tianjin, massacrando i civili quando i Boxer riuscivano a eclissarsi, il ยซcorpo di liberazioneยป, al comando del generale inglese Gaselee, lasciava Tianjin e marciava su Pechino incontrando una debole resistenza.[20] Il 13 agosto le truppe delle otto nazioni si trovavano sotto le mura della capitale e l’indomani giapponesi, americani, francesi, russi e inglesi, suddivisi in quattro colonne, lanciarono l’attacco finale, preceduto dal fuoco di tutte le artiglierie.[21]
Vinta l’ultima resistenza, entrarono in cittร lo stesso 14 agosto 1900, liberando le legazioni e la cattedrale di Beitang. L’imperatrice vedova Cixi, travestita da contadina, fuggรฌ con l’Imperatore e i piรน alti ufficiali dal Palazzo imperiale per Xi’an, e inviarono Li Hongzhang per le trattative di pace. Nell’assedio persero la vita 76 combattenti (altri 150 avevano riportato ferite) e 6 bambini stranieri e qualche centinaio di cristiani cinesi; le perdite furono ben piรน gravi per gli assedianti.
I saccheggi e le violenze degli stranieri
I giapponesi decapitano un presunto Boxer
Esecuzione di Boxer dopo la ribellione
Subito dopo la liberazione degli assediati le forze internazionali procedettero alla spartizione della capitale. I partecipanti all’alleanza delle otto nazioni furono responsabili del saccheggio di molti manufatti storici di origine cinese, come quelli che si trovavano nel Palazzo d’Estate, e istigarono l’incendio di molti importanti edifici cinesi nel tentativo di sbaragliare i ribelli Boxer:
ยซA seguito della presa di Pechino, truppe della forza internazionale, eccetto italiani e austriaci, saccheggiarono la capitale e persino la Cittร Proibita, cosรฌ che molti tesori cinesi trovarono la loro via per l’Europa.ยป
(Kenneth G. Clark. THE BOXER UPRISING 1899 – 1900. Russo-Japanese War Research Society)
In questa fase, secondo tutte le fonti, il comportamento dei vincitori toccรฒ il culmine della crudeltร . Cosรฌ riferiscono Marianne Bastide, Marie-Claire Bergรจre e Jean Chesneaux:
ยซHa allora inizio una carneficina e un saccheggio sistematici che superano di gran lunga tutti gli eccessi compiuti dai boxer. A Pechino migliaia di uomini vengono massacrati in un’orgia selvaggia: le donne e intere famiglie si suicidano per non sopravvivere al disonore; tutta la cittร รจ messa al sacco, il Palazzo imperiale, occupato dalle truppe straniere, viene spogliato della maggior parte dei suoi tesori.ยป
(Marianne Bastide, Marie-Claire Bergรจre e Jean Chesneaux, La Cina, vol. II, Dalla guerra franco-cinese alla fondazione del Partito comunista cinese, 1885-1921, Einaudi, Torino 1974, pagina 118.)
Inviato di Le Figaro in Cina, il celebre scrittore Pierre Loti confermava nei suoi articoli ยซla smania di distruzione e la furia omicidaยป contro l’infelice ยซCittร della Purezzaยป:
ยซCi sono venuti i giapponesi, eroici piccoli soldati di cui non vorrei parlar male, ma che distruggono e uccidono come in altri tempi le orde barbare. Ancora meno vorrei sparlare dei nostri amici russi, ma hanno spedito qui cosacchi provenienti dalla vicina regione tartara, siberiani mezzo mongoli, tutta gente abilissima a sparare, ma che concepisce ancora la battaglia alla maniera asiatica. Poi sono arrivati qui gli spietati cavalieri d’India, delegati dalla Gran Bretagna. L’America ha inviato i suoi mercenari. Non c’era piรน nulla di intatto quando sono arrivati, nella prima eccitazione della vendetta contro le atrocitร cinesi, gli italiani, i tedeschi, gli austriaci, i francesi.ยป
(Pierre Loti, Les Derniรจrs jours de Pรฉkin, Calmann-Lรฉvy, Parigi 1901, pagine 75-76.)
Il generale Chaffee, dal canto suo, riferiva ai giornalisti che si poteva seriamente affermare:
ยซche dopo la presa di Pechino, per ogni boxer che รจ stato ucciso sono stati trucidati quindici innocenti portatori o braccianti di campagna, compresi non poche donne e bambini.ยป
(Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagina 359.)
Il saccheggio di Pechino, con il suo codazzo di uccisioni, durรฒ ancora per molti mesi, mentre ciascun contingente accusava gli altri di rapacitร e sosteneva, per proprio conto, di avere le mani nette. A questo scaricabarile poneva drasticamente fine il feldmarescialloAlfred von Waldersee, comandante del contingente tedesco:
ยซOgni nazionalitร dร la palma all’altra nell’arte del saccheggio, ma in realtร ognuna e tutte vi s’immersero a fondo.ยป
(Citato in Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagine 344-345.)
Il contingente italiano prese parte, con gli altri contingenti, a stragi, a saccheggi, a incendi di interi abitati, alla decapitazione pubblica di Boxer o presunti tali.[22] La stessa relazione ufficiale del Ministero per la Guerra non nascondeva, per esempio, che dalla spedizione su Pao-ting (ยซuna delle piรน gravi rappresaglie compiute dagli alleati sulla popolazione cineseยป)[23] e dalla conseguente occupazione della banca e la confisca del suo intero deposito, agli italiani toccรฒ, come quota del bottino, la cifra di 26 000 dollari.[24]
Il tenente medico Messerotti Benvenuti scattรฒ delle fotografie il 22 dicembre 1900 a Pechino sulla decapitazione di un cinese sospettato di aver preso parte all’assassinio di un soldato italiano. Cinque immagini che cosรฌ il medico commentava: ยซSarรฒ d’animo cattivo, ma ti assicuro che il triste spettacolo, sebbene condotto in modo barbaro dal boia cinese e dai suoi aiutanti, non mi ha fatto quell’impressione che temevo di riportarne. Forse perchรฉ ero convinto della colpevolezza dell’individuo e della giustezza della punizioneยป.[25] Tra i suoi ricordi anche questa modesta poesiola che la dice lunga sulla pratica piรน diffusa dal corpo di spedizione:
ยซSe vogliamo confessarci andiam dal bonzo nella pagoda. Se non troviamo nulla da razziare noi gli rubiamo i cristi sull’altare. Ciascuno รจ convinto di far la sua parte seguendo un istinto: l’amore per l’arte.ยป
(Messerotti Benvenuti, Un italiano nella Cina dei boxer. Lettere e fotografie, 1900-1901, a cura di N. Labanca, Associazione Giuseppe Panini Archivi Modenesi, Modena 2000, pagina 56)
Nel settembre 1901 l’imperatrice Cixi fu costretta a firmare il Protocollo dei Boxer, che impose alla Cina una pesante indennitร di guerra: 450 milioni di tael (un tael per ciascuno dei 450 milioni di cinesi), pari a 67,5 milioni di sterline dell’epoca, garanzia per il ripristino delle dogane, che del resto erano giร in mano agli occidentali dal 1859. Le riparazioni di guerra sarebbero state pagate in oro in trentanove annualitร e con gli interessi, e sarebbero state pari a 982 238 150 tael, interessi (4% all’anno) inclusi. La Cina pagรฒ 668 661 220 tael d’argento dal 1901 al 1939, equivalenti a circa 61 miliardi di dollari americani a paritร di potere d’acquisto.[26]
Le potenze alleate che avevano partecipato alla spedizione imposero alla Cina un indennizzo per le spese di guerra sostenute. Si trattava di una cifra assolutamente gravosa: 450 milioni di Haikvan taels d’argento, pari a 1 687 500 000 lire dell’epoca. Di questa somma spettavano all’Italia 26 617 000 taels, pari a circa 99 813 768 lire.[27]
Truppe dell’Alleanza delle otto nazioni nel 1900. Da sinistra: Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, India britannica, Germania, Francia, Austria-Ungheria, Italia, Giappone.
All’inizio di giugno alcuni reparti dell’esercito italiano sbarcarono in Cina, seguito successivamente da un corpo di spedizione italiano in Cina, che partecipรฒ alla difesa del quartiere delle legazioni e a quella della Cattedrale Cattolica, il Beitang facendo meritare la Medaglia d’oro al valor militare ai due comandanti, Federico Tommaso Paolini (nelle Legazioni) e Angelo Olivieri (nel Beitang); un plotone sbarcato dalla Regia Nave Calabria e al comando del tenente di vascello Sirianni che proseguรฌ con la colonna Seymour, mentre un altro, piรน piccolo, di 20 marinai e comandato dal sottotenente di vascello Ermanno Carlotto โ medaglia d’oro alla memoria โ prese parte alla difesa di Tientsin, che permise di tener aperta la strada di Pechino alle forze occidentali in via di concentrazione. Infine un plotone da sbarco, al comando del tenente di vascello Giambattista Tanca, fu all’attacco e presa dei forti di Taku sulla costa. Al largo restava la Forza Navale Oceanica italiana, affidata al contrammiraglio Camillo Candiani da cui si attinsero uomini per costituire un Battaglione Marinai.
Fanteria montata italiana a Tientsin nel 1900.
Arrivarono poi le forze di terra, definite ufficialmente Regie Truppe Italiane nell’Estremo Oriente: il I battaglione di fanteria, il I Bersaglieri, una batteria d’artiglieria da montagna, un plotone cavalleggeri esplorante, una batteria mitragliatrici, un distaccamento misto del Genio, un Ospedaletto da Campo, un drappello di Sussistenza e una sezione Carabinieri Reali, per un complesso di 1 965 uomini (83 ufficiali e 1 882 soldati) e 178 quadrupedi,[28] al comando del colonnello Garioni e gli effettivi italiani in Cina salirono da 578 a 2 543, su 65 610 delle forze internazionali ed operarono per un anno, sia nell’entroterra, sia nell’allargamento dell’occupazione sulla costa, prendendo il 2 ottobre i forti di Shan hai kwan, Pei Ta Ho e Shu Kwan Tao, localitร costiere per le quali passava la linea ferroviaria da Tientsin alla Manciuria, rientrando rapidamente dopo aver lasciato a Shan hai kwan un distaccamento della Regia Marina.
Agli italiani vennero affidate diverse missioni per smorzare le ultime resistenze all’interno della Cina. Si ricorda quella del 2 settembre, consistente nell’espugnare i forti di Chan-hai-tuan: un incarico particolarmente gravoso, se si considera che giร altri reparti vi si erano cimentati invano, e che nel frattempo agli assediati erano giunti due squadroni di cavalleria di rinforzo. Gli italiani annoveravano 470 uomini su tre compagnie, due di bersaglieri e una di marinai, e malgrado l’inferioritร numerica degli attaccanti il nemico fu costretto dopo tre assalti a ritirarsi, abbandonando persino le armi per correre piรน velocemente. In un’altra circostanza i francesi, in segno di spregio agli ordini del feldmaresciallo tedesco Alfred Graf von Waldersee, avevano occupato il villaggio di Paoting-fu, che era stato affidato al controllo degli italiani e dei tedeschi, prima ancora che questi potessero giungervi. Il colonnello Garioni perรฒ, per nulla disposto a subire l’affronto senza reagire, una notte, alla testa di 330 uomini, riuscรฌ ad introdursi a Cunansien, una cittadina in quel momento assediata dai francesi, e ad issare il tricolore nella sua piazza principale. Al termine delle operazioni l’Italia ottenne in perpetuo, a decorrere dal 7 giugno 1902, 457 800 mยฒ che costituirono la concessione italiana di Tientsin.
Impero austro-ungarico
Come membro delle nazioni Alleate, la marina austro-ungarica inviรฒ due navi scuola e gli incrociatori Kaiserin und Kรถnigin Maria Theresia, Kaiserin Elisabeth, Aspern, e Zenta e una compagnia di marine verso la costa settentrionale cinese nell’aprile 1900, con base nella concessione russa di Port Arthur. In giugno aiutarono a tenere la ferrovia del Tianjin contro le forze dei Boxer, e aprirono il fuoco contro diverse giunche sul fiume Hai nei pressi di Tong-Tcheou.
Presero inoltre parte alla conquista dei Forti di Taku, che dominano i dintorni di Tianjin, e all’arrembaggio e cattura di quattro cacciatorpediniere cinesi da parte del capitano Roger Keyes del Fame. Dopo la ribellione un incrociatore venne mantenuto permanentemente in Cina (presso il porto fortificato di Tsingtao, colonia della Germania) e un distaccamento di fanti di marina venne dispiegato all’ambasciata di Pechino. Il tenente Georg Ritter von Trapp venne decorato per il coraggio mostrato a bordo della Kaiserin und Kรถnigin Maria Theresa durante la Ribellione.
Angelo Tonelli esplora le connessioni tra lo sciamanesimo greco ed eurasiatico e le influenze orientali sul pensiero greco. Si analizzano figure come Eraclito, Parmenide ed Empedocle, evidenziando i loro legami con le cerchie iniziatiche e le esperienze spirituali. L’oratore sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi sull’autenticitร della cultura greca, riconoscendo la sua apertura a diverse tradizioni. Viene esplorata l’attualitร della sapienza greca, evidenziando la necessitร di un contatto con il profondo per affrontare la crisi antropologica contemporanea. Si discute infine il ruolo dell’iniziazione e della conoscenza unitaria come elementi centrali per una possibile rigenerazione della civiltร .
La saggezza greca si manifesta sia nelle pratiche spirituali sia nella vita civile, con implicazioni profonde per la realizzazione personale e la societร .
Nelle pratiche spirituali: * Sciamanesimo greco: prima dei filosofi classici come Eraclito e Parmenide, esisteva uno sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, che influenzรฒ le successive esperienze spirituali. Questo sostrato sciamanico รจ evidente in riferimenti e simboli presenti negli scritti di figure come Parmenide ed Empedocle. * Misteri eleusini: questi riti, aperti a chiunque parlasse greco e non fosse macchiato da delitti, coinvolgevano purificazioni, digiuni, inni e una drammatizzazione rituale. Il culmine era l’epopteia, una visione suprema raggiunta attraverso un percorso di transizione e catarsi. L’esperienza era paragonata alla morte, intesa come iniziazione a un nuovo stato di coscienza. * Orfismo e Dionisismo: queste tradizioni iniziatiche e di culto diffondevano stati di coscienza unificata. Il mito di Dioniso che si guarda nello specchio simboleggia come il mondo sia uno sguardo divino riflesso, e l’iniziazione serve a risvegliare questo sguardo interiore. * Stati di coscienza unitaria: figure come Parmenide, Eraclito ed Empedocle incarnavano stati di coscienza che trascendevano le procedure del pensiero filosofico. La loro scrittura era intesa come strumento per trasfondere questi stati di coscienza.
Nella vita civile: * Filosofia e politica: per i sapienti greci, la realizzazione di stati di coscienza elevati coincideva con la tendenza a trasformare la polis. La sapienza era vista come qualcosa di sovrumano, che superava la dimensione dell’umano troppo umano. * Limiti e conoscenza: i miti greci, come quello di Edipo e di Serse, offrono insegnamenti sulla conoscenza di sรฉ e sull’importanza di rispettare i limiti naturali. Edipo, attraverso la conoscenza del proprio sรฉ, raggiunge una dimensione superiore, mentre Serse viene punito per aver violato l’equilibrio naturale. * Coscienza unitaria e crisi antropologica: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con la sua attenzione all’interioritร e alla connessione con il cosmo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Nous: questo strumento permette di cogliere l’unitร di tutte le cose. Perdere il radicamento nel “nous” porta alla separazione dal cosmo e dalla propria natura autentica.
Angelo Tonelli sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi e riconoscere le influenze orientali nella cultura greca. C’era una circolazione di idee e contatti tra le cerchie iniziatiche di diverse culture. La saggezza greca, quindi, non รจ un fenomeno isolato, ma parte di un contesto piรน ampio di esperienze spirituali. Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rappresentava una forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
Aristotele descrive l’esperienza dell’iniziazione non come un apprendimento intellettuale, ma come un sentire, un’emozione e una disposizione d’animo specifica.
Piรน precisamente, secondo Aristotele: * Gli iniziati “non devono apprendere qualcosa, ma sentire”. * L’iniziazione non riguarda l’acquisizione di conoscenza attraverso l’udito come nell’insegnamento. Piuttosto, รจ il “nous” stesso che subisce un’illuminazione, una folgorazione. * Aristotele paragona l’esperienza misterica all’iniziazione eleusina, dove l’iniziato riceve un’impronta (“tu possa”) e non un insegnamento. Giorgio Colli definisce questa esperienza iniziatica come una “vissutezza”. * L’iniziazione richiede una preparazione; altrimenti, la persona non percepirebbe il significato dell’esperienza.
In sintesi, Aristotele evidenzia che l’iniziazione รจ un’esperienza trasformativa che coinvolge la sfera emotiva e spirituale, portando a una comprensione intuitiva piuttosto che a una conoscenza concettuale. Questo tipo di esperienza รจ simile a quella dei misteri eleusini, dove l’iniziato รจ preparato a ricevere un’impronta che illumina il suo “nous”. Nelle iniziazioni eleusine, la figura della sciamana aveva un ruolo specifico, in particolare nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando si era ridotta la dimensione matrilineare e demetriaca.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della sciamana nelle iniziazioni eleusine: * Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi. Tra queste figure emergeva la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile. * Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตัะพัะฐะฝั, il sacerdote maschile. La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร e la rigenerazione.
Quindi, sebbene le fonti non forniscano dettagli esaustivi sulle funzioni specifiche della sciamana nei misteri eleusini, รจ chiaro che figure femminili con caratteristiche sciamaniche erano presenti e svolgevano un ruolo attivo all’interno del culto, soprattutto in relazione alla dimensione femminile e ai riti di unione sacra. Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un processo di destrutturazione dell’io ordinario che porta a una trasformazione profonda.
Ecco alcuni elementi chiave della descrizione di Plutarco, in riferimento all’esperienza nel Telesterion: * Destrutturazione: L’esperienza nel Telesterion tendeva a destrutturare l’io ordinario. Questo processo era cosรฌ potente da indurre Eraclito a definire la coscienza di veglia come una forma di “morte”, poichรฉ l’individuo rimaneva ancorato all’io e non era in contatto con l’immortale. * Morte e conoscenza: Plutarco associa la morte a un momento di conoscenza, in linea con la visione platonica del Fedone, dove Socrate accoglie la morte come l’occasione per vedere l’assoluto. L’iniziazione nei misteri eleusini, quindi, offriva un’esperienza simile a quella della morte, intesa come accesso a una conoscenza superiore. * Iniziazione come morte e rinascita: Plutarco sottolinea la somiglianza tra il morire (“teleutan”) e l’essere iniziato (“teleistai”), suggerendo che l’iniziazione comporta una morte allo stato di coscienza precedente e l’accesso a uno stato nuovo e piรน ampio. * Vagabondaggi e peripezie: L’esperienza interiore comprendeva “vagabondaggi” e “tragitti inquieti e senza fine attraverso le tenebre”. Questi elementi suggeriscono un cammino non finalizzato, caratterizzato da movimento fisico e oscuritร , che contribuiva alla destrutturazione dell’io. * Catarsi psico-corporea: Prima del culmine dell’esperienza, gli iniziati attraversavano “peripezie terribili, brividi, tremori, sudore e sbigottimento”. Questa fase intensa di catarsi psico-corporea preparava l’individuo alla trasformazione finale. * Luce e pacificazione: Dopo la fase catartica, gli iniziati sperimentavano “una luce meravigliosa” e venivano accolti in “luoghi puri e praterie, con voci e danze e la solennitร di suoni sacri e sante apparizioni”. Questa fase rappresentava la pacificazione e l’esperienza della luce, comuni in molte tradizioni spirituali, e conduceva a uno stato di liberazione e completezza. * Celebrazione e purificazione: Infine, gli iniziati, “liberati e senza legami”, celebravano i riti sacri insieme a uomini santi e purificati, simboleggiando un nuovo inizio e una comunione con il divino.
In sintesi, Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un percorso di trasformazione profonda, che passa attraverso la destrutturazione dell’io, la catarsi, l’esperienza della luce e la comunione con il sacro. Questo processo era inteso come un’iniziazione a un nuovo stato di coscienza, simile all’esperienza della morte, ma portatrice di conoscenza e liberazione. Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo puรฒ aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante. * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora. Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
In particolare, West evidenzia analogie tra la Grecia antica e altre culture come la Mesopotamia, l’Egitto e l’India, suggerendo che lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni. Questo implica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
Inoltre, West, insieme ad altri studiosi, ha studiato figure come Abaris, uno sciamano iperboreo che potrebbe aver influenzato Pitagora, evidenziando le connessioni tra lo sciamanesimo greco e le tradizioni sciamaniche di altre regioni. Nei misteri eleusini, la ierofantide era una sacerdotessa sciamana femminile che emergeva come figura di rilievo. Il suo ruolo era particolarmente significativo nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando la dimensione matrilineare e demetriaca era in declino.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della ierofantide nei misteri eleusini:
* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi. Tra queste figure emergeva la ierofantide. * Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iะตromante, il sacerdote maschile. La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilitร e la rigenerazione. Nel proemio della “Refuseos” di Parmenide, la dea rivela al giovane iniziato diverse cose.
In particolare: * La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto. * La dea gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la doxa). * La dea gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร se vengono indagate in ogni senso. * La dea gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del nous. La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo. Nella Grecia antica, lo sciamano rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamano nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni. Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali. * Radici delle pratiche misteriche: figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo importante nei riti misterici come quelli di Eleusi. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante * Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione piรน profonda della realtร . * Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria รจ vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea. La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, puรฒ offrire un antidoto a questa crisi. * Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora. * Funzione politica: i sapienti greci tendevano a trasferire la realizzazione di stati di coscienza evoluti nella polis. * Guarigione: Parmenide era sacerdote di Apollo, quindi aveva una dimensione di guaritore. I sapienti greci delle origini sono accomunati da diversi elementi chiave, che li distinguono dalle figure filosofiche successive.
Ecco alcuni aspetti che accomunano i sapienti greci delle origini:
* Radicamento nella coscienza unitaria: i sapienti delle origini, o *sofoi*, erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria era un’esperienza immediata e comune. * Esperienze mistico-iniziatiche: questi sapienti incarnavano uno stato di coscienza che trascendeva le procedure del pensiero razionale. Aristotele definisce l’iniziazione come un’esperienza che non riguarda l’apprendimento, bensรฌ il sentire un’emozione ed essere in una certa disposizione d’animo, perchรฉ si รจ diventati adeguati a questo. L’iniziazione รจ un’esperienza vissuta, non un insegnamento. * Contatto con l’invisibile: i *sofoi* camminavano sull’invisibile, portando in sรฉ ciรฒ che รจ indicibile, non mentale, non sentimentale ed emozionale. A differenza dei filosofi successivi, i sapienti delle origini erano capaci di portare l’invisibile nel mondo manifesto, colmando il divario tra l’esperienza interiore e la realtร esterna. * Dimensione politica della sapienza: la realizzazione di stati di coscienza evoluti coincideva con la tendenza a trasferirli nella *polis*, con una dimensione politica in senso collettivo della sapienza e della filosofia greca. * Sapienza come guarigione: Alcuni di questi sapienti, come Parmenide ed Empedocle, erano figure connesse alla guarigione e alla dimensione religiosa. Parmenide era sacerdote di Apollo, il che gli conferiva una dimensione di guaritore. * Rapporto con lo sciamanesimo: Lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia. Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle. Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco. * Stati di coscienza alterati: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Cosmopolitismo: bisogna pensare in termini un po’ piรน cosmopoliti riguardo a queste origini, altrimenti non si capiscono tante cose. Nel proemio del poema “Sulla Natura” (Refuseos) di Parmenide, la dea rivela diverse cose al giovane iniziato.
* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo รจ dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto. * Gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda veritร ” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la *doxa*). * Gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unitร se vengono indagate in ogni senso. * Gli indica il nous come strumento per cogliere l’unitร di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*. La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la veritร ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo. Nel contesto della tradizione orfica, esiste una profonda analogia tra Dioniso e lo specchio.
Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo. In altre parole, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. Il mondo in cui viviamo รจ quindi connesso a questo sguardo generativo del dio. Questo implica che il mondo รจ fatto di conoscenza.
L’analogia tra Dioniso e lo specchio suggerisce che:
* Il mondo รจ una manifestazione dello sguardo divino: Il mondo che percepiamo รจ una sorta di riflesso o immagine prodotta dallo sguardo di Dioniso. * Connessione non dualistica: Il mondo e il divino non sono separati, ma sono intrinsecamente connessi in modo non dualistico. * Conoscenza e identitร : Noi stessi siamo immagini nello specchio guardato dal dio. Sia lo specchio che l’occhio del dio sono forme di una medesima realtร unitaria. * Iniziazione come risveglio: Il compito dell’iniziazione รจ risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.
Quando Eraclito afferma che “tutte le cose sono uno”, si riferisce allo stesso sguardo. Questa comprensione consente il superamento della condizione umana ordinaria.
Giorgio Colli ha visto come ci sia questa dimensione apollinea in Dioniso, evidenziata con il mito dello specchio orfico. C’รจ un Dioniso che รจ la danza, ma anche l’auto-contemplazione e quindi la conoscenza e l’aspetto sapienziale tipico di Apollo.
In definitiva, l’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi. Platone descrive l’esperienza dell’assoluto come qualcosa di indicibile, che ha sperimentato personalmente e che cerca di rendere accessibile anche agli altri attraverso la dialettica e la filosofia.
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* Platone fa riferimento all’esperienza dell’assoluto che chiama Bene, ma sottolinea che la parola “bene” รจ solo un modo per designare qualcosa di indicibile di cui ha avuto esperienza. * L’esperienza dell’assoluto รจ diversa dall’acquisizione di procedure corrette del pensiero tipiche dei filosofi non iniziati. * Platone, attraverso il mito della caverna, cerca di rendere accessibile questa esperienza anche ai “molti” (ฯฮฟฮปฮปฮฟฮฏ). * Platone distingue tra i veri filosofi che sarebbero i filosofi iniziati, e quelli che non lo sono. * Giorgio Colli spiega che per Platone, come per Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*. * Per Platone, la dialettica e la filosofia sono strumenti per rendere accessibile l’esperienza dell’assoluto anche ai piรน. * Platone paragona l’anima nell’ignoranza a chi si trova nel processo della morte, suggerendo che solo attraverso un processo di “morte” (intesa come trasformazione della coscienza) si puรฒ accedere alla conoscenza. Questo richiama il concetto di iniziazione come “morire” a uno stato di coscienza precedente per accedere a uno nuovo. * In questo contesto, l’esperienza mistica รจ intesa come conoscenza per contatto (แฝ ฮผฮฟฮฏฯฯฮนฯ), ovvero assimilazione tra soggetto e oggetto. L’attualitร della sofia presocratica risiede nella sua capacitร di offrire una prospettiva alternativa e rigenerativa per la civiltร contemporanea, che si trova ad affrontare una crisi antropologica e una mancanza di contatto con il profondo.
Ecco alcuni punti chiave che evidenziano l’attualitร della sofia presocratica:
* Realizzazione spirituale e azione politica: Per i *sofoi*, come Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*. Questa dimensione politica della sapienza, intesa come impegno collettivo, รจ particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui le รฉlite al potere spesso mostrano un basso livello di realizzazione spirituale. * Superamento della dimensione “troppo umana”: La sofia presocratica offre una via per superare la dimensione “troppo umana” che caratterizza il pensiero moderno, spesso distaccato dalla dimensione iniziatica e mistica. I sapienti greci incarnavano uno stato di coscienza ben diverso dal semplice pensiero razionale. * Riscoperta dell’esperienza iniziatica: L’attualitร della sofia presocratica invita a riscoprire le radici iniziatiche e misteriche della nostra civiltร , in particolare attraverso l’esperienza dei misteri eleusini. Questi misteri, aperti a uomini e donne che parlavano greco e non fossero macchiati di delitti, offrivano un percorso di trasformazione interiore attraverso rituali, musica, visioni e catarsi. * Centralitร della coscienza unitaria: I *sofoi* erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria, che implica il riconoscimento dell’unitร tra l’individuo e il cosmo, รจ un antidoto alla crisi antropologica contemporanea, caratterizzata da una crescente frammentazione e alienazione. * Conoscenza per contatto e trasformazione interiore: L’iniziazione non รจ vista come un mero apprendimento intellettuale, ma come un’esperienza di trasformazione interiore che coinvolge le emozioni e la disposizione d’animo. Aristotele sottolinea che l’iniziazione non riguarda l’apprendimento, ma il “sentire” e l'”essere in una certa disposizione d’animo”. Magia naturale e stati di coscienza alterati: Figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”. Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto. * Importanza dell’interioritร : Di fronte alle sfide economiche e sociali contemporanee, la sofia presocratica ci ricorda che la vera forza risiede nell’interioritร e nella connessione con la dimensione trans-umana della nostra spiritualitร . * Superamento del dualismo e integrazione: La dea rivela a Parmenide la natura duplice della realtร , composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*. * Risveglio dello sguardo divino: L’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo รจ un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione รจ il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi. * Radicamento nel “Nous”: La sofia presocratica evidenzia l’importanza di coltivare il *nous*, inteso come una dimensione interiore connessa alla quintessenza cosmica. Questo radicamento nel *nous* ci permette di affrontare i tumulti dell’esistenza e di “uscire vivi dalla selva del dolore”. Sfida e stimolo alla catalizzazione del radicamento nel centro: Il problema della frammentazione diventa una sorta di sfida e di stimolo alla catalizzazione di questo radicamento nel centro che รจ tanto piรน necessario quanto piรน vengono alimentate le distanze da esso.
In sintesi, l’attualitร della sofia presocratica risiede nella sua capacitร di offrire una via di rigenerazione spirituale e civile, basata sulla riscoperta delle radici iniziatiche, sulla coltivazione della coscienza unitaria e sul radicamento nel *nous*. Questa prospettiva puรฒ fornire un antidoto alla crisi antropologica contemporanea e favorire la realizzazione di una civiltร piรน sapienziale. Il simbolo della spiga riveste un significato profondo nel contesto dei misteri eleusini e della sapienza greca antica.
Gesto culminante dell’iniziazione: L’atto dello Ierofante di mietere la spiga in silenzio rappresenta il culmine dell’azione iniziatica eleusina. Questo gesto, compiuto in silenzio, trascende la dimensione mentale e sentimentale, comunicando un’esperienza di sintesi estrema. Immagine di generativitร : La spiga รจ simbolo di qualcosa di generativo, paragonabile alla *fiusis* (natura/origine) dei sapienti greci. Unitร nella molteplicitร : La spiga rappresenta l’unitร composta da molti chicchi di grano. Simboleggia, quindi, l’unitร che si manifesta nella molteplicitร . Ciclo di morte e rinascita: La spiga allude al ciclo di morte e rinascita, richiamando il processo di caduta e trasformazione dei chicchi di grano sotto terra per poi rinascere. Radicamento nella coscienza unitaria: La spiga รจ legata all’esperienza della coscienza unitaria, in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*. I sapienti delle origini radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria. Riferimento all’invisibile: La spiga, come la *fiusis* di Eraclito, allude a una matrice invisibile costantemente generativa del mondo visibile. Eraclito afferma che l’origine ama nascondersi e che l’armonia invisibile รจ piรน potente di quella manifesta.
In sintesi, il simbolo della spiga rappresenta la generativitร , l’unitร nella molteplicitร , il ciclo di morte e rinascita, il radicamento nella coscienza unitaria e il riferimento all’invisibile. Nei misteri eleusini, la spiga personifica il culmine di un percorso iniziatico volto alla trasformazione e alla conoscenza profonda della realtร . I concetti di “sรฉ profondo“, “vuoto” e “assoluto” sono tutti modi per descrivere quella dimensione interiore che trascende la coscienza ordinaria.
Piรน precisamente:
Il sรฉ profondo รจ una dimensione su cui gravitano le esperienze mistico-iniziatiche. Il vuoto, usando una terminologia insieme buddista e junghiana, รจ un altro modo per riferirsi a questa dimensione interiore. L’assoluto รจ un termine utilizzato da Platone per descrivere un’esperienza indicibile di cui si puรฒ fare esperienza.
Questi concetti sono tutti connessi all’idea di una coscienza unitaria in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*, ฯฯฯฮนฯ ovvero all’origine di tutte le cose. I sapienti greci radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria.
Angelo Tonelli spiega che abbiamo una decadenza progressiva dalla figura del sapiente greco che non รจ molto diverso da un sapiente orientale se non per alcune caratteristiche che poi esplicita.
Inoltre, secondo il mito orfico, il mondo รจ fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. L’iniziazione ha il compito di risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che รจ dentro di noi.
Da ฯฯฯฯฮนฯฮฟฯ "rosso", a sua volta da ฯฯ ฯฯฯฯ "rosso fiammeggiante" (cfr. ฯแฟฆฯ "fuoco") dal ย proto-grecoย *purwo-ย dalย proto-indoeuropeoย *pehย 2ย -urย "fuoco" (vediRSP Beekesย , ย Etymological Dictionary of Greekย , Brill, 2009, pp. 1260 e 1264).
Secondo una tradizione riportata da Aristotele , l’ideatore della pirrica fu Achille , che la danzรฒ attorno alla pira funebre di Patroclo . La danza era amata in tutta la Grecia e in particolar modo dagli Spartani , che la consideravano un leggero addestramento bellico. Questa convinzione spinse gli Spartani a insegnare la danza ai loro figli quando erano ancora piccoli.
I giovani ateniesi eseguivano la danza nella palestra come parte dell’allenamento in ginnastica. La danza veniva eseguita anche nei Giochi Panatenaici . C’erano tre classi di concorrenti: uomini, giovani e ragazzi.
Lastra Campana in terracotta con rilievo di Zeus bambino protetto dai Cureti โ da Cerveteri, Etruria, Italia โ 51,40×46,35 cm – I secolo a.C. / I secolo d.C. – The British Museum, London, UK โ acquisizione nel 1891 Tre Cureti con spade e scudi proteggono il bambino Zeus con un fulmine dietro di lui e il suo nome iscritto. La scena รจ ambientata in una grotta sul Monte Ida a Creta. Curรจti – Divinitร minori della mitologia greca che costituivano il seguito di Rea, al cui parto assistettero, in numero di tre, eseguendo una danza guerresca con la quale vollero coprire i vagiti del neonato divino (cioรจ Zeus) per impedire che giungessero allโorecchio del padre Crono che lo avrebbe divorato.
Un riferimento alla danza di guerra di Ares si trova nell’Iliade , composta circa 2700 anni fa. In risposta alle provocazioni dell’eroe greco Aiaces sul campo di battaglia della guerra di Troia , l’eroe troiano Ettore ammonรฌ Aiace:
Ebbene, io stesso so come combattere e uccidere gli uomini in battaglia. So bene come voltare a destra, come voltare a sinistra la pelle di bue stagionata in uno scudo robusto da brandire nella lotta. So come caricare in carri clamorosi e scontranti guidati da cavalli che si lanciano. So nel combattimento ravvicinato come calpestare la misura del furioso dio della guerra Ares.
La danza romana che i migliori nati tra i Romani, quelli chiamati Salii, nome di un sacerdozio, eseguono in onore di Ares, il piรน bellicoso degli dei. ร una danza che รจ allo stesso tempo molto maestosa e molto sacra. Priapo, una divinitร guerriera , uno dei Titani, si occupava di dare lezioni di scherma, aveva affidato Ares alle sue cure da Era . Ciรฒ accadde quando Ares era ancora un ragazzo, sebbene fosse muscoloso e smisuratamente virile. Priapo non insegnรฒ ad Ares a maneggiare le armi finchรฉ non lo ebbe reso un ballerino perfetto. Infatti, Priapo ottenne persino una pensione da Era per questo. Gli fu assegnato di ricevere da Ares in perpetuo un decimo di tutto il bottino che era stato accumulato da Ares in guerra.
el distinguere le danze di guerra da quelle pacifiche, Platone descrisse una danza di guerra pirrica come la danza di Ettore per Ares:
La divisione della danza guerriera, essendo distinta da quella pacifica, si puรฒ giustamente chiamare Pirrica. Rappresenta modi di eludere tutti i tipi di colpi e colpi deviando e abbassandosi e saltando lateralmente verso l’alto o accovacciandosi. Rappresenta anche i tipi opposti di movimento, che portano a posture attive di offesa, quando si sforza di rappresentare i movimenti coinvolti nel tiro con archi o freccette e colpi di ogni tipo.
Platone, Leggi { ฮฯฮผฮฟฮน } 815A (Libro 7), testo in greco antico e Le citazioni successive delle Leggi di Platone hanno una fonte simile. Sulla โdanza di Pirro {ฯฯ ฯฯฮฏฯฮนฮฟฯ / ฯฯ ฯฯฮฏฯฮท}โ vedere Luciano di Samosata, Sulla danza { De Saltatione / ฮ ฮตฯแฝถ แฝฯฯฮฎฯฮตฯฯ } 9, disponibile in Harmon (1936) e Carvajal (2024).
Marzo, nellโantica Roma, era uno dei due mesi dedicati ai riti compiuti dai Salii, uno dei piรน antichi collegi sacerdotali dellโUrbe, probabilmente antecedente alla nascita stessa della cittร , il cui nome, secondo un verso dei Fasti di Ovidio
iam dederat Saliis a saltu nomina ducta armaque et ad certos verba canenda modos Aveva giร dato ai Salii i nomi derivati dal salto e aveva fatto in modo che le armi e le parole da cantare fossero portate secondo precisi ritmi.
et ad certos verba canenda modos traduci: e le parole da cantare fossero portate (o condotte) secondo precisi ritmi.
iam dederat: aveva giร dato
Saliis: ai Salii (un collegio di sacerdoti romani)
a saltu nomina ducta: i nomi derivati dal salto (si riferisce ai loro rituali di danza)
armaque: e le armi
deriverebbe dal verbo latino salire, cioรจ saltare, per via della particolare andatura saltellante che tenevano durante le processioni sacre, ossia, eseguendo probabilmente una sorta di antica danza tribale. I Salii risiedevano nella Curia Saliorum, posta sul Palatino e ancora non bene identificata, ed erano distinti in due collegi, i cui membri erano scelti tra le gens patrizie: i Salii Palatini, istituiti da Numa Pompilio e i Salii Quirinales istituiti da Tullo Ostilio.
Salii erano un antico collegio sacerdotale romano dedicato al dio Marte. La loro principale funzione era eseguire una danza rituale in onore del dio, durante la quale portavano armi sacre e cantavano antichi inni. La frase descrive l’istituzione di questo collegio e dei suoi rituali.
Il loro compito primario era custodire i Pignora imperii erano i sette oggetti sacri che garantivano, secondo le credenze dei romani, il potere e la salvezza di Roma, ossia secondo il grammatico e commentatore di Virgilio Servio Mario Onorato, tra lโaltro uno dei protagonisti delle Notti Attiche di Aulo Gellio
septem fuerunt pignora, quae imperium Romanum tenent: acus matris deum, quadriga fictilis Veientanorum, cineres Orestis, sceptrum Priami, velum Ilionae, palladium, ancilia
C’erano sette pegni, che mantenevano l’impero romano: l’ago della madre degli dei, la quadriga di terracotta dei Veienti, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Iliona, il Palladio, gli ancilia.
I “pignora imperii” erano sette oggetti sacri che, secondo la tradizione romana, garantivano la potenza e l’invincibilitร di Roma. Essi erano:
Acus Matris Deum (l’ago della madre degli dei):
Si riferisce alla pietra nera, simbolo della dea Cibele, portata a Roma durante la seconda guerra punica.
Quadriga fictilis Veientanorum (la quadriga di terracotta dei Veienti):
Una statua di terracotta raffigurante una quadriga, proveniente dalla cittร etrusca di Veio.
Cineres Orestis (le ceneri di Oreste):
Le ceneri del mitico Oreste, figlio di Agamennone, che secondo la leggenda furono portate a Roma.
Sceptrum Priami (lo scettro di Priamo):
Lo scettro del re di Troia, Priamo.
Velum Ilionae (il velo di Iliona):
Velo di Iliona, figlia di priamo.
Palladium (il Palladio):
Una statua di Pallade Atena, considerata un talismano protettivo per la cittร .
Ancilia (gli ancilia):
Dodici scudi sacri, uno dei quali si credeva fosse caduto dal cielo, a protezione di Roma.
Ossia, il betilo di Cibele, una pietra conica nera, forse un meteorite, trasferito a Roma durante le guerre puniche, la quadriga di Veio, opera in terracotta dello scultore etrusco Vulca che ornava il tempio di Giove sul Campidoglio, le ceneri di Oreste, dato che, secondo una variante del mito, narrata per esempio da Iginio, dopo essere sbarcato a Reggio, risalรฌ lโItalia sino a giungere nel celebre bosco dedicato a Diana Aricina, per essere liberato dalla Erinni ed espiare il matricidio (lo stesso luogo legato al mito di Ippolito Virbio, che implica una precoce ellenizzazione del santuario, e alla figura del rex nemorensis, su cui Frazer basรฒ il suo Ramo dโoro), lo scettro di Priamo, ultimo re di Troia, il velo di Iliona, sua figlia suicida, il Palladio, ovvero la scultura fatta da Atena per lโamica Pallade, custodita secondo la leggenda nella rocca di Ilio e restituita in Calabria a Enea da Diomede, e gli ancilia, gli scudi sacri, gli oggetti piรน arcaici e per usare un termine caro a Mircea Eliade, piรน ricchi di mana.
Nestor Kornblum presenta una Meditazione di canto armonico in The Dome, insieme ai Lama tibetani del famoso monastero di Gaden Shartse, nel loro tour del 2014 in Spagna. I Lama cantano una preghiera usando l’accordo One Voice, molto simile al Kargyraa – canto Deep Voice di Tuva, ma senza creare melodie con gli armonici. Nestor canta sia la Deep Voice che gli High Overtones, che suonano come un flauto che suona sopra la voce dei cantori.
85 La vita umana รจ davvero un breve periodo di tempo. Dovresti vivere facendo ciรฒ che ami. In questo mondo dei sogni รจ da stupidi sforzarsi di fare qualcosa che non ci piace. Questa รจ un’arma segreta che non dovresti mai rivelare ai giovani, perchรฉ puรฒ essere dannosa se ascoltata nel modo sbagliato. Mi piace dormire. Date le mie attuali circostanze, ho deciso di uscire ancora meno, di limitare i movimenti dei piedi e di trascorrere il mio tempo dormendo.