Vita Militia est cosa vuoi capire se non c’hai sbatti? Ante rem exerceas Esercitati prima!!!

Cosa vuoi capire se non hai sbatti
Cosa vuoi sentire se non hai onore
Cosa vuoi fare se non hai cuore
Marcet sine adversario virtus
Fit Via Vi
Vita militia est
Numquam deficere animo usque ad finem
Come un fulmine il combattente
Come il lupo il guerriero
Sarร  una saetta la sua stretta
Sarร  doloroso il suo colpo
Smuovi il corpo sveglia la mente
Duro come il tasso veloce serpente
Lotta con forza resta potente
Non fermarti mai sempre avanti

Fit Via ViVita militia est
Numquam deficere animo usque ad finem
Come un fulmine il combattente
Come il lupo il guerriero
Sarร  una saetta la sua stretta
Sarร  doloroso il suo colpo

L’obiettivo primario non รจ il dominio sugli altri, ma la padronanza di sรฉ, trasformando le reazioni impulsive in risposte consapevoli e costruendo una “fortezza interiore inattaccabile”.

La disciplina, l’autocontrollo e una profonda comprensione della natura umana sono gli strumenti per “vincere la battaglia piรน importante:
quella interiore” e “diventare la versione suprema di chi eri destinato a essere”.

ESPRIMITI AL MEGLIO

La sfida piรน grande รจ la “guerra interiore che combatti ogni giorno”, una lotta tra la versione “forte, disciplinata e orientata alla crescita” e quella “debole, impulsiva, timorosa e alla ricerca di scuse”.
Gli Stoici offrono gli strumenti per vincere, riconoscendo che “il vero potere risiede nella tua mente, non negli eventi esterni”.
Marco Aurelio รจ citato:
“Hai potere sulla tua mente, non sugli eventi esterni. Realizza questo e troverai la forza interiore”.
Ogni scelta rafforza una di queste due versioni

Le scuse sono “veleno mentale per la tua anima” e la “linfa vitale della tua versione inferiore”, menzogne che ti mantengono nella stagnazione. Gli Stoici non le tolleravano.
L’antidoto รจ l'”Azione Immediata e Decisiva”:
bisogna agire “prima che il dubbio abbia il tempo di formarsi”, contrastando la scusa con “un’azione irrefrenabile”. Questo costruisce la forza mentale.

La disciplina รจ un “potere sovrano” che conferisce controllo assoluto sulle proprie azioni.
A differenza della motivazione, che รจ “inaffidabile, fugace e inconsistente”, la disciplina รจ indistruttibile. Un vero stoico “non si chiede se รจ dell’umore giusto per agire, ma fa ciรฒ che deve essere fatto, che si senta cosรฌ o meno”. Epitteto afferma:
“Non importa come mi sento, lo faccio comunque”.
L’azione deve diventare la risposta predefinita all’esitazione, costruendo rispetto di sรฉ e liberando dalla necessitร  di approvazione esterna.

La forza non si costruisce nel comfort, ma nella “resistenza estrema”. Il disagio รจ un “insegnante necessario” e una “forgia purificatrice” che rafforza la volontร .
Rifiutare il percorso facile sviluppa la forza interiore.
David Goggins incarna questa filosofia, spiegando che la vera pace si trova “attraverso problemi, tragedie, sofferenza e responsabilitร ”, normalizzando la sofferenza attraverso la “ripetizione ossessiva” e non dandosi “via d’uscita”.

Il Mantra Karpura Gauram: Shiva Yajur Mantra

Il Karpura Gauram (o Karpur Gauram Karunavataram) รจ un potente shloka sanscrito dedicato a Lord Shiva, noto anche come Shiva Yajur Mantra. Proviene dal Yajur Veda, uno dei quattro Veda dell’induismo, ed รจ comunemente recitato durante l’Aarti (l’adorazione con la luce) o le cerimonie di puja, specialmente al mattino (Mangala Aarti). Questo mantra glorifica Shiva come incarnazione di purezza, compassione e essenza dell’esistenza, invocando la sua presenza nel cuore del devoto insieme a Parvati (Bhavani).
รˆ considerato uno dei mantra piรน sacri e puri, paragonabile a un loto bianco, e porta un’estasi spirituale a chi lo recita con devozione.

lode poetica a Shiva, simboleggiando la sua natura trascendente e compassionevole.


“Mi inchino a Shiva, bianco come il camphora, incarnazione della compassione, essenza del mondo, colui che porta il re dei serpenti come ghirlanda. Sempre dimorante nel loto del cuore, insieme a Bhavani (Parvati).



Recitare il Karpura Gauram con sinceritร  e costanza (idealmente 108 volte al giorno, usando un japa mala) porta numerosi benefici spirituali e pratici, secondo le tradizioni vediche. Ecco i principali:

Pratica Quotidiana: Recitarlo durante l’Aarti amplifica i suoi effetti; si consiglia di farlo con un cuore aperto, senza aspettative, per massimizzare l’impatto.

Purezza e Pulizia Interiore: Aiuta a purificare la mente e l’anima, rimuovendo negativitร  e attaccamenti, simile al camphora che brucia puro.

Compassione e Protezione: Invoca la misericordia di Shiva, offrendo sollievo dal dolore, guida nelle difficoltร  e protezione dai mali.

Estasi Spirituale: Porta a uno stato di beatitudine (ananda), rafforzando il legame con il divino e favorendo la meditazione profonda.

Equilibrio Energetico: Bilancia Shiva (coscienza) e Shakti (energia), promuovendo armonia interiore e relazioni equilibrate.

Risposta Rapida dalle Divinitร : รˆ particolarmente efficace per i devoti di Shiva (Shaiviti), attirando benedizioni rapide per salute, prosperitร  e moksha (liberazione).

La mente libera da passioni รจ una fortezza Marco Aurelio

ยซRicordati che il tuo principio direttivo diventa invincibile quando, rinserrato in se stesso, si contenta di sรฉ e non fa niente che non voglia [โ€ฆ] La mente libera da passioni รจ una fortezza [akrรณpolis]: lโ€™essere umano non ha niente di piรน forte dove rifugiarsi ed essere sempre inespugnabileยป.

dai Pensieri (Ta eis heauton) di Marco Aurelio, precisamente dal libro VIII, paragrafo 48. I
ยซฮœฮญฮผฮฝฮทฯƒฮฟ แฝ…ฯ„ฮน ฯ„แฝธ แผกฮณฮตฮผฮฟฮฝฮนฮบฯŒฮฝ ฯƒฮฟฯ… แผ€ฮฝฮฏฮบฮทฯ„ฮฟฮฝ ฮณฮฏฮฝฮตฯ„ฮฑฮน, แฝ…ฯ„ฮฑฮฝ ฮตแผฐฯ‚ แผ‘ฮฑฯ…ฯ„แฝธ ฯƒฯ…ฯƒฯ„ฮฑฮปแฟ‡ ฮบฮฑแฝถ แผ€ฯฮบฮตแฟ–ฯ„ฮฑฮน แผ‘ฮฑฯ…ฯ„แฟท, ฮผฮทฮดแฝฒฮฝ ฯ€ฮฟฮนแฟถฮฝ แฝƒ ฮผแฝด ฮธฮญฮปฮตฮน, ฮบแผ‚ฮฝ แผ€ฮปฯŒฮณฯ‰ฯ‚ แผ€ฮฝฯ„ฮนฯ„ฮฌฯƒฯƒฮทฯ„ฮฑฮน. [โ€ฆ] แผˆฯ€ฮฑฮธแฝดฯ‚ ฮฝฮฟแฟฆฯ‚ แผ€ฮบฯฯŒฯ€ฮฟฮปฮนฯ‚ยท ฮฟแฝ ฮณแฝฐฯ แผ”ฯ‡ฮตฮน แผ„ฮฝฮธฯฯ‰ฯ€ฮฟฯ‚ ฮฟแฝฮดแฝฒฮฝ แผฐฯƒฯ‡ฯ…ฯฯŒฯ„ฮตฯฮฟฮฝ ฯ„ฮฟฯฯ„ฮฟฯ…, ฮตแผฐฯ‚ แฝƒ ฮบฮฑฯ„ฮฑฯ†ฯ…ฮณแฝผฮฝ แผ€ฮฝฮฌฮปฯ‰ฯ„ฮฟฯ‚ แผ”ฯƒฯ„ฮฑฮน.ยป
Traduzione in latino (approssimativa, poichรฉ non esiste una versione latina originale):
ยซMemento quod principatus tuus invictus fit, cum in se ipsum contractus sibi sufficit, nihil faciens quod nolit, etiam si irrationabiliter resistat. [โ€ฆ] Mens sine passionibus arx est; nihil enim homo fortius habet, in quod confugiens inexpugnabilis sit.ยป

Deae Artioni Licinia Sabinilla ARTIO Dea dell’Orso

Dea dell’orso
Corpus Inscriptionum Latinarum XIII 5160 (da Muri, Canton Berna, Svizzera, II secolo d.C.?):
Dea Artioni Licinia Sabinilla

Licinia Sabinilla per la Dea Artio
L’iscrizione si trova sulla base di un gruppo statuario in bronzo conservato nel Museo storico di Berna con il numero di inventario 16170/16210. Le seguenti fotografie di Stefan Rebsamen compaiono in Annemarie Kaufmann-Heinimann, Dea Artio, the Bear Goddess of Muri: Roman Bronze Statuettes from a Country Sanctuary (Berna: Museo storico di Berna, 2002):

  • La statuetta bronzea di Artio rinvenuta a Muri, in Svizzera, รจ la prova piรน nota del culto di questa dea.
  • Questa statua la raffigura come una figura femminile che tiene in mano frutti e fiori e una tazza, mentre un’orsa avanza con il muso proteso verso di lei.
  • Questa immagine della dea in sintonia con l’animale รจ stata la ragione per cui Artio รจ stata definita da alcuni la “dea degli orsi”.

Berna รจ una localitร  appropriata per il gruppo di statue, poichรฉ secondo l’etimologia popolare deriva dal tedesco Bรคr e presenta un orso sullo stemma.

Il termine arto- ‘orso’ ha una ricca storia etimologica nelle lingue indoeuropee, riflettendo sia il suo significato letterale che il suo valore culturale. Ecco una sintesi basata sui dati forniti:
Goidelico (Antico Irlandese): art [o m], significa ‘orso’, ma anche ‘eroe’ o ‘guerriero’, suggerendo un’associazione metaforica tra la forza dell’orso e le qualitร  eroiche.
Gallese (Gallese Medio): arth [m e f], significa direttamente ‘orso’.
Bretone: Il Bretone Antico usa Ard- o Arth- come prefissi, mentre il Bretone Moderno usa arzh [m] per ‘orso’.
Gallico: Artio, un teonimo (nome divino), probabilmente legato a una dea-orso, indicando l’importanza culturale o religiosa dell’animale.
Proto-Indoeuropeo (PIE): Ricostruito come hโ‚‚rtko- ‘orso’ (Pokorny, IEW: 845), la radice da cui derivano questi termini.
Cognati: Avestico: tauruna- (forse correlato, anche se non citato direttamente nella query).
Sanscrito: แน›kแนฃa- ‘orso’.
Greco: arktos ‘orso’.
Latino: ursus ‘orso’.
Albanese: ari ‘orso’.

Ranko Matasoviฤ‡, Dizionario Etimologico del Proto-Celtico (Leida: Brill, 2009), pp. 42-43:

Artioย (ย Dea Artioย nellaย religione gallo-romanaย ) รจ unaย deaย celticaย raffigurante l’orso . Prove del suo culto sono state trovate in particolare aย Bernaย , in Svizzera. Il suo nome deriva dalla parolaย gallicaย per “orso”,ย artosย .ย 

Il teonimo gallico Artiล deriva dalla parola celtica per ‘orso’, artos (cfr. antico irlandese art , medio gallese arth , antico bretone ard ), a sua volta dal protoindoeuropeo * hโ‚‚ล•ฬฅtแธฑos (‘orso’). Una forma celtica ricostruita come * Arto-rix (‘Re Orso’) potrebbe essere la fonte del nome Artรน , tramite una forma latinizzata * Artori(u)s . Si presume anche che il basco hartz (‘orso’) sia un prestito celtico. [ 2 ] [ 3 ]

Era cosรฌ pure provata la parentela linguistica tra la designazione dellโ€™orso in greco, in latino e in celtico: arktos in greco, ursus in latino, arthos in celtico erano tutti imparentati con la radice sanscrita *rksas, che significa โ€œdistruggereโ€, in cui il nome dellโ€™agente suona *rks-os (โ€œdistruttoreโ€, sottinteso del favo di miele), come aveva dimostrato il grande linguista Emile Benveniste
.Allโ€™origine del nome di orso in greco, latino e celtico vi era stata dunque una perifrasi, una circonlocuzione per dire lโ€™animale, cosรฌ come rintracciata in molte altre lingue: behr o bรซro in antico tedesco, bera in anglosassone, bjรถrn in norvegese e islandese, bjorn in svedese, Bรคr in tedesco moderno, bear in inglese rimandano tutti al colore del manto lucente e al significato di โ€œbrunoโ€, a sua volta nome proprio dellโ€™orso nel Roman de Renart; presso gli Slavi lโ€™orso รจ โ€œil mangiatore, il ladro di mieleโ€: medvรจdi in slavo antico, medved in russo e ceco, medvjed in serbo; โ€œil leccatoreโ€ รจ per Lituani (loki lituano antico, lokys lituano moderno) e Lettoni (lacis). In questo gioco della perifrasi i piรน creativi risultano tuttavia essere i Lapponi, presso i quali maggiormente si puรฒ avvertire la tonalitร  del tabรน, vale a dire del nome che non si deve pronunciare, ricorrendo per questo a immagini che sottolineano il misterioso rapporto con lโ€™orso, capace, come lโ€™uomo, di tenere la stazione eretta e sentito pure per questo come un โ€œdoppioโ€ selvatico: questo alter-ego lappone รจ cosรฌ designato come โ€œil nonnoโ€, โ€œlโ€™antenatoโ€, โ€œil vecchio della forestaโ€, โ€œil vecchio con la pellicciaโ€, โ€œcolui che dorme dโ€™invernoโ€, โ€œquello che cammina con passo leggeroโ€….. Proprio in relazione al greco e al celtico, unโ€™altra parentela ha tuttavia attirato lโ€™attenzione degli studiosi, una volta appurata lโ€™esistenza di una dea Artio:
รจ cioรจ possibile stabilire un rapporto linguistico tra Artio e Artemide?
In altre parole, potrebbe Artemide, la โ€œsignora degli animaliโ€ (potnia theron) avere per cosรฌ dire generato storicamente la celtica Artio? Posto che non tutti ritengono accettabile la radice linguistica comune (fa problema la sparizione della lettera k di arktos in greco nel nome della dea-orsa Artemide, perchรฉ di questo si tratterebbe), lโ€™ipotesi รจ stata addirittura ribaltata: la dea greca deriverebbe da una dea celto-illirica o dacio-illirica introdotta in Grecia dai Dori, che nel corso delle loro migrazioni lโ€™avrebbero mutuata da quelle popolazioni….
Lโ€™orso nelle religioni dellโ€™antichitร , nel quale intuiva per primo lโ€™unitร  del gruppo bronzeo di Muri e ricollegava appunto il tema dellโ€™orso, anzi dellโ€™orsa, alla sua piรน generale teoria, quella di una fase prestorica di diritto materno le cui tracce si potevano riscontrare nel mito, un mondo nel quale โ€“ per dirla con Claude Lรฉvi-Strauss โ€“ lโ€™uomo e lโ€™animale non sono ancora differenziati. In questo mondo del mito le dee dai caratteri ursini sostanziavano una delle configurazioni di un motivo cruciale:

il contatto con realtร  marginali, liminali e transitorie, ma non per questo meno pericolose e bisognose dunque di particolari cautele. Nelle vesti di orse, Artio e Artemide si presentavano cioรจ al confine tra cultura e natura, tra lo spazio disciplinato e la foresta, tra lโ€™umano e il bestiale, tra la vita e la morte, e si prestavano per questo pure a proteggere le partorienti.
Ancora nelle fonti medievali lโ€™attitudine materna dellโ€™orsa รจ del resto condivisa, dal momento che il giudizio degli antichi (Aristotele, Plinio) era passato al medioevo attraverso il libro XII (De animalibus) delle Etimologie di Isidoro di Siviglia: ยซursus fertur dictus quod ore suo formet fetus, quasi orsus. Nam aiunt eos informes generare partus, et carnem quandam nasci quam mater lambendo in membra conponit. Unde est illud: โ€œSic format lingua fetum cum protulit ursaโ€ยป. Insistendo su una terminologia โ€œmorfologicaโ€ โ€“ formet, informes, conponit, format โ€“ Isidoro rendeva conto dellโ€™idea che lโ€™orsa crea, modella la propria progenie e dร  forma allโ€™informe: in essenza e simbolicamente, la sua appare essere una funzione ordinatrice contro il caos della natura indisciplinata.
Non รจ allora un caso se, andando alla ricerca della genesi enigmatica del sabba stregonesco, Carlo Ginzburg abbia identificato in queste dee orse un tramite riconosciuto, e di lunga durata, nellโ€™universo mentale degli adepti di un culto estatico volto a entrare in contatto con lโ€™alteritร  e con lโ€™alteritร  per eccellenza, il mondo dei morti: nel meraviglioso itinerario percorso in Storia notturna, Ginzburg individuava infatti una costellazione riconducibile a esperienze sciamaniche di viaggio nellโ€™aldilร , un viaggio spesso in forma di animale con lโ€™eroe che, ad esempio e ยซsemplicemente, come in un racconto siberiano, scavalca un tronco dโ€™albero abbattuto e si trasforma in orso, entrando nel mondo dei mortiยป, e questo perchรฉ ยซtra animali e anime, animali e morti, animali e aldilร  esiste una connessione profondaยป.


Gli orsi e le orse che abbiamo incontrato sono stati, ontologicamente e nello stesso tempo, vicini e lontani rispetto a uomini e donne e hanno rappresentato a volte un modo per โ€œpassareโ€ nellโ€™altro mondo o per avere rapporti con esso: forse anche per questo conservano ancora qualche eco di antiche tonalitร  affettive.


Confer Lโ€™orso nelle tradizioni celtiche e germaniche Germana Gandino
Universitร  del Piemonte Orientale

BLATTER PER LA STORIA, L’ARTE E L’ANTICHITร€ BERNESE.

In area โ€œgermanicaโ€, vi fosse spazio per modelli simbolici di regalitร  non riconducibili a un unico tipo, quello dellโ€™orso quale re indiscusso delle selve e dellโ€™orizzonte gerarchico mentale.
In secondo luogo รจ da rilevare che nella visione compare lโ€™associazione tra orsi e lupi, animali che spesso viaggiano insieme nei dossier relativi al germanesimo primitivo in quanto โ€œimpersonatiโ€ dai berserkir, i guerrieri dalla pelle dโ€™orso, e dagli ulfedhnar, i guerrieri dalla veste di lupo,

Ginzburg: ยซin primo luogo, la Weiser aveva accostato lโ€™estasi degli sciamani eurasiatici alla scatenata frenesia guerriera (Raserei) dei berserkir. In secondo luogo, aveva segnalato la presenza di divinitร  femminili alla testa della โ€œcaccia selvaggiaโ€, interrogandosi sul rapporto tra la germanica Perchta e la mediterranea Artemide.
Al primo punto andava fatta risalire verosimilmente lโ€™ipotesi cautamente avanzata che il complesso mitico-rurale analizzato avesse radici non solo indoeuropee ma addirittura pre-indoeuropee.
Al secondo punto gli accenni alle connessioni con i temi della fertilitร .
Dietro le associazioni guerriere germaniche sโ€™intravedeva qualcosa di piรน vasto e complicato non specificamente guerriero nรฉ specificamente germanicoยป.
Combattere in estasi in Ginzburg 1989
Anche lo stesso G. Dumezil nella sua opera ” Gli dei dei germani ” sottolinea l’aspetto sciamanico relativamente ad Odino e dunque i suoi seguaci

“Non muovere l’anima senza il corpo, nรฉ il corpo senza l’anima, affinchรฉ, combattendo l’uno contro l’altro, queste due parti preservino l’equilibrio e la salute” Platone, Timeo

Mannerbund e Kรณryos, Marut: Le Confraternite Guerriere Indoeuropee

I concetti di Mannerbund, guerrieri iranici, Marut, Kรณryos (gruppo di guerra) e i Culti Indoeuropei sono strettamente collegati allโ€™interno del contesto delle tradizioni guerriere e religiose delle societร  indoeuropee.
Questi termini riflettono aspetti sociali, mitologici e spirituali legati ai gruppi di giovani guerrieri maschi e al loro ruolo nella cultura antica.Mannerbund e Kรณryos: La Fratellanza Guerriera Mannerbund (o Mรคnnerbund) รจ un termine usato negli studi indoeuropei per indicare una confraternita di giovani uomini non sposati che formavano una societร  guerriera.
Questi gruppi rappresentavano un rito di passaggio: i giovani lasciavano le loro famiglie per vivere insieme, allenarsi e partecipare a guerre, razzie o cacce. Il Kรณryos, invece, รจ un termine proto-indoeuropeo ricostruito che significa “gruppo di guerra” o “banda di guerrieri”.
Esso rappresenta la radice linguistica e sociale di queste formazioni, fondamentali nella struttura delle prime societร  indoeuropee. I membri del Kรณryos dimostravano il loro valore attraverso atti di coraggio prima di stabilirsi come adulti. Questo modello si ritrova in varie culture indoeuropee, come i Germani (es. i berserker) o gli antichi Greci (es. la Crypteia spartana).
Guerrieri Iranici e il Mannerbund
Con “iranica” si fa probabilmente riferimento agli elementi iranici o persiani allโ€™interno del ramo indo-iranico delle culture indoeuropee.
Nelle societร  iraniche antiche, come quelle dei Persiani, Sciti e Medi, esistevano gruppi di guerrieri che incarnavano il concetto del Mannerbund.
Questi erano spesso giovani guerrieri dโ€™รฉlite, dediti alla guerra e alle razzie. Testi come lโ€™Avesta suggeriscono lโ€™esistenza di tali confraternite, evidenziando lโ€™importanza della prodezza marziale e della fratellanza. Questi gruppi avevano anche una dimensione religiosa, spesso legata al culto di divinitร  come Mitra, dio degli giuramenti e dei codici guerrieri, che rafforzava il loro senso di coesione e identitร .
I Marut: Il Riflesso Mitologico del Gruppo Guerriero
Nella mitologia indรน, i Marut sono un gruppo di divinitร  delle tempeste, compagni di Indra, dio del tuono e della guerra. Descritti come giovani guerrieri vigorosi armati di armi dorate, i Marut rappresentano unโ€™immagine mitologica del Mannerbund o del Kรณryos. Sono una fratellanza divina di combattenti feroci, associati alle forze della natura come tempeste e venti, che assistono Indra in battaglie epiche, come quella contro il serpente Vritra. La loro figura riflette le societร  guerriere umane, dove i giovani venivano iniziati in gruppi che combinavano qualitร  marziali e divine.
Culti Indoeuropei: La Dimensione ReligiosaI gruppi guerrieri come il Mannerbund e il Kรณryos non erano solo istituzioni sociali o militari, ma erano profondamente radicati nei culti indoeuropei. Partecipavano a rituali che invocavano protezione divina o canalizzavano il potere di dรจi legati alla guerra e agli elementi naturali. I Marut, ad esempio, non sono solo guerrieri, ma anche esseri divini che dominano le forze della natura, simbolizzando lโ€™unione tra ruolo marziale e spirituale. Nei contesti germanici, i berserker entravano in stati di furia rituale che li rendevano invincibili, un tratto che richiama la “furia guerriera” presente in altre culture indoeuropee, come la lyssa greca o il concetto vedico di eis (frenesia). Nelle tradizioni iraniche, i guerrieri erano spesso legati al culto di Mitra, che presiedeva a giuramenti e contratti, elementi chiave per la lealtร  di questi gruppi.
Il Mannerbund, i guerrieri iranici, i Marut e il Kรณryos sono espressioni diverse di una stessa tradizione indoeuropea: quella delle societร  di giovani guerrieri. Il Mannerbund e il Kรณryos ne rappresentano le basi sociali e linguistiche; i Marut ne offrono una versione mitologica, incarnando lโ€™archetipo divino del gruppo guerriero; i guerrieri iranici mostrano una specifica manifestazione culturale, spesso intrecciata ai culti religiosi. Insieme, questi elementi evidenziano il ruolo centrale delle confraternite guerriere nelle societร  indoeuropee, unendo aspetti marziali, sociali e spirituali in un unico quadro culturale.

“Fลซrinkazan (้ขจๆž—็ซๅฑฑ), Vento, Foresta, Fuoco, Montagna”

“ๆ•…ๅ…ถ็–พๅฆ‚้ขจ๏ผŒๅ…ถๅพๅฆ‚ๆž—๏ผŒไพตๆŽ ๅฆ‚็ซ๏ผŒไธๅ‹•ๅฆ‚ๅฑฑ”

Rapiditร  come vento, calma come foresta, aggressivitร  come fuoco, stabilitร  come montagna

La traduzione in giapponese della frase รจ “Fลซrinkazan” (้ขจๆž—็ซๅฑฑ), che letteralmente significa “Vento, Foresta, Fuoco, Montagna”. Questa espressione รจ una sintesi di due passaggi del capitolo 7 di L’arte della guerra di Sun Tzu:

  • Capitolo 7, passaggio 17: “ๆ•…ๅ…ถ็–พๅฆ‚้ขจ๏ผŒๅ…ถๅพๅฆ‚ๆž—” (“Sii rapido come il vento, tranquillo come una foresta”).
  • Capitolo 7, passaggio 18: “ไพตๆŽ ๅฆ‚็ซ๏ผŒไธๅ‹•ๅฆ‚ๅฑฑ” (“Aggressivo come il fuoco, immobile come una montagna”).

In giapponese, ogni carattere rappresenta una qualitร :

  • ้ขจ (Fลซ): Vento, simbolo di velocitร  e rapiditร .
  • ๆž— (Rin): Foresta, simbolo di tranquillitร  e calma.
  • ็ซ (Ka): Fuoco, simbolo di aggressivitร  e intensitร .
  • ๅฑฑ (Zan): Montagna, simbolo di stabilitร  e immobilitร .

L’Intreccio Etimologico tra Rischio ed Esperienza: Il Legame tra “Periculum” ed “Experiri”

Le parole latine periculum (pericolo) ed experiri (sperimentare, provare) condividono una radice comune che svela un’affascinante connessione concettuale tra l’idea di rischio e quella di esperienza. Il loro legame etimologico risiede nel verbo perior, un termine arcaico che significa “tentare” o “provare”.

Periculum, che in latino significa “prova, esperimento, rischio”, si รจ evoluto nell’italiano “pericolo”. La sua struttura morfologica รจ composta dal suffisso -culum, che indica uno strumento o un mezzo, attaccato alla radice peri-, derivata appunto da perior. In origine, quindi, il periculum non era altro che l’atto di tentare, di mettere alla prova, un’azione che intrinsecamente comporta un elemento di incertezza e, di conseguenza, di potenziale rischio.

Dall’altra parte, il verbo deponente experiri si traduce con “sperimentare, mettere alla prova, fare esperienza”. La sua composizione รจ trasparente: il prefisso ex-, che indica un movimento da, un’uscita, si unisce alla stessa radice peri- di perior. L’experiri รจ quindi letteralmente un “trarre fuori dalla prova”, un apprendere attraverso il tentativo e l’esposizione a una determinata situazione. Da experiri derivano parole italiane come “esperienza” ed “esperto”.

L’analisi etimologica rivela dunque una profonda veritร : non puรฒ esserci esperienza senza una qualche forma di “pericolo” o, piรน neutralmente, di “prova”. Ogni tentativo di acquisire conoscenza o abilitร  (l’experiri) implica necessariamente un’esposizione a un periculum, a un rischio, seppur minimo. รˆ attraverso il superamento della prova, l’affrontare il rischio, che si forgia l’esperienza.

In sintesi, la connessione tra periculum ed experiri ci insegna che il concetto di pericolo non รจ unicamente negativo, ma รจ intrinsecamente legato al processo di apprendimento e di crescita.
L’esperienza non รจ altro che la conoscenza distillata dal rischio che si รจ corso e dalla prova che si รจ superata.

CONFER


Homo ludens รจ una locuzione latina che si traduce come “Uomo che gioca” o “Uomo ludico”.

Il termine รจ stato reso celebre dallo storico e teorico della cultura olandese Johan Huizinga nel suo influente libro del 1938, intitolato appunto Homo Ludens.

L’Idea Centrale

L’argomento centrale di Huizinga รจ che la capacitร  umana di giocare non รจ un’attivitร  banale o secondaria, ma una condizione primaria e fondamentale che dร  origine alla cultura umana. Egli contrappone l’ Homo ludens ad altre definizioni dell’essere umano, come:

  • Homo sapiens: Uomo saggio
  • Homo faber: Uomo artefice (o fabbricante)

Huizinga credeva che, prima ancora di essere saggio o artefice, l’uomo fosse un giocatore. Per lui, il gioco non รจ qualcosa che avviene all’interno della cultura; piuttosto, la cultura stessa nasce e si sviluppa come e nel gioco.

La Definizione di Gioco secondo Huizinga

Secondo Huizinga, il gioco รจ un’attivitร  distinta con diverse caratteristiche chiave:

Carattere Non Materialistico: Nella sua forma piรน pura, il gioco non รจ produttivo. รˆ fine a se stesso, non รจ volto al guadagno materiale o alla produzione di beni (Huizinga riconosceva che questo principio si complica con lo sport professionistico, ma l’essenza dello spirito ludico non รจ il profitto).

Volontarietร : Il gioco รจ un’attivitร  scelta liberamente. Non รจ mai un compito o un dovere. Se รจ forzato, cessa di essere gioco.

Separazione dalla Vita “Ordinaria”: Si svolge al di fuori della realtร  quotidiana. Costituisce una fuga temporanea in una sfera a parte.

Limiti di Tempo e Spazio: Il gioco ha un inizio e una fine precisi.
Avviene all’interno di un’area designata: un campo da gioco, una scacchiera, un palcoscenico.
Huizinga chiamรฒ questo concetto il “cerchio magico”, un mondo temporaneo all’interno del quale si applicano le regole del gioco.

Creazione di Ordine: Il gioco ha le proprie regole, che sono assolutamente vincolanti all’interno del cerchio magico. Crea un mondo temporaneo, perfetto e ordinato. Il “guastafeste” (in inglese, spoilsport) non รจ solo un cattivo perdente; รจ colui che frantuma questo fragile mondo rifiutando di rispettarne le regole.

Presenza di Tensione: Il gioco include un elemento di incertezza e di caso. C’รจ una sfida da superare e una risoluzione, ed รจ questo che lo rende coinvolgente.

un eco del Gioco Cosmico

ๅฎˆ้œ็ฏค ย mantieni con fermezza la quiete ้“ๅพท็ถ“ XVI, 16 Dao De Jing

่‡ด่™›ๆฅต๏ผŒๅฎˆ้œ็ฏคใ€‚่ฌ็‰ฉไธฆไฝœ๏ผŒๅพไปฅ่ง€ๅพฉใ€‚ๅคซ็‰ฉ่Šธ่Šธ๏ผŒๅ„ๅพฉๆญธๅ…ถๆ นใ€‚ๆญธๆ นๆ›ฐ้œ๏ผŒๆ˜ฏ่ฌ‚ๅพฉๅ‘ฝใ€‚ๅพฉๅ‘ฝๆ›ฐๅธธ๏ผŒ็Ÿฅๅธธๆ›ฐๆ˜Žใ€‚ไธ็Ÿฅๅธธ๏ผŒๅฆ„ไฝœๅ‡ถใ€‚็Ÿฅๅธธๅฎน๏ผŒๅฎนไนƒๅ…ฌ๏ผŒๅ…ฌไนƒ็Ž‹๏ผŒ็Ž‹ไนƒๅคฉ๏ผŒๅคฉไนƒ้“๏ผŒ้“ไนƒไน…๏ผŒ
ๆฒ’่บซไธๆฎ†ใ€‚
้“ๅพท็ถ“ XVI, 16 Dao De Jing

่‡ด่™›ๆฅต.   Arriva al culmine del vuoto
ๅฎˆ้œ็ฏค    mantieni con fermezza la quiete

่ฌ็‰ฉไธฆไฝœ  i diecimila esseri tutti insieme sorgono
ๅพไปฅ่ง€ๅพฉ Io contemplo il loro ritorno
ๅคซ็‰ฉ่Šธ่Šธ tornano a casa ciascuno alle proprie radici
ๅ„ๅพฉๆญธๅ…ถๆ น   Tornare alle radici รจ quiete
ๆ˜ฏ่ฌ‚ๅพฉๅ‘ฝ รจ tornare al proprio destino
ๅ‘ฝๆ›ฐๅธธ Tornare al proprio destino รจ lโ€™eterno
็Ÿฅๅธธๆ›ฐๆ˜Ž  Conoscere lโ€™eterno รจ illuminazione
ไธ็Ÿฅๅธธ non conoscere
ๅฆ„ไฝœๅ‡ถ รจ essere senza radici
็Ÿฅๅธธๅฎน Conoscere lโ€™eterno รจ comprendere
ๅฎนไนƒๅ…ฌ comprendere perciรฒ essere imparziali
ๅ…ฌไนƒ็Ž‹ imparziali(equi) perciรฒ regali
็Ž‹ไนƒๅคฉ regali perciรฒ celesti
ๅคฉไนƒ้“ celesti perciรฒ uniti con il Dao
้“ไนƒไน… uniti con il Dao perciรฒ eterni
ๆฒ’่บซไธๆฎ†ใ€‚Senza un io nessun pericolo(sconfitta)

Buddha seduto, I-metร  II secolo, Pakistan (antica regione del Gandhara). Questo Buddha mostra affinitร  con la scultura romana piรน di qualsiasi altro bronzo gandharano sopravvissuto.Gandhara, antica regione del Pakistan nord-occidentale delimitata a nord dallo Swat (l’antica Udayana), a ovest dall’Afghanistan (l’antica Nagarahara e la Battriana) e a est dal fiume Indo e, infine, dal Kashmir.L’arte di Gandhara รจ nota per la fusione di elementi della scultura ellenistica con temi buddisti, grazie ai contatti con il mondo greco dopo le conquiste di Alessandro Magno. Le statue di Gandhara spesso raffigurano il Buddha o bodhisattva in pose meditative, con dettagli realistici come drappeggi di abiti e volti sereni, scolpiti in schisto, stucco o bronzo.

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