็กๅใฎไพ (Muto no Samurai โ Il Samurai Senza Lama) ๆก้ขจใใใไธญใ ๅใฏๆฒใฟ่็ฉบใซๆใใ ้ญใฎ้ฟใใๅนปใๆฌใใ ๆญฆๅฃซ้๏ผๆฒ้ปใฎๅๅฉใ้ใฎๆฐธ้ ๅ Il Samurai Senza Lama Nel fruscio del vento tra i ciliegi, la spada tace, forgiata nel nulla. Non ferro, ma eco di anima pura: un sussurro che fende l’illusione. Bushidล insegna: la vittoria รจ silenzio, lo Spirito, lama eterna e invisibile.
Pronuncia (romaji, per recitarla come un ronin): Sakura-kaze soyogu naka, Tล wa shizumi kyokลซ ni naru. Tamashii no hibiki, maboroshi o kiru. Bushidล: Chinkon no shลri, rei no eien-gatana.
ๆก้ขจใใใไธญใ (Sakurakaze soyogu naka,) Mentre il vento tra i ciliegi sussurra,
ๅใฏๆฒใฟ่็ฉบใซๆใใ (Katana wa shizumi kokuu ni naru.) La spada sprofonda e diviene vuoto.
้ญใฎ้ฟใใๅนปใๆฌใใ (Tamashii no hibiki, maboroshi o kiru.) L’eco dell’anima taglia l’illusione.
ๆญฆๅฃซ้๏ผๆฒ้ปใฎๅๅฉใ้ใฎๆฐธ้ ๅ (Bushidล: Chinmoku no shลri, rei no eientล) Bushido: Vittoria del silenzio, la spada eterna dello spirito.
Sotto la brezza dei ciliegi che sussurra, la spada affonda e si dissolve nel vuoto. L’eco dell’anima trafigge l’illusione. Bushido: la vittoria del silenzio, la spada eterna dello spirito.
Scherma basata sullo spirito (cuore): ร il concetto secondo cui il “Mutล” non consiste nell’affidarsi alla “forma” (la spada), ma nello sconfiggere l’avversario usando il cuore (kokoro), ovvero lo spirito.
Colpire la mente (il cuore) dell’avversario: A differenza di colpire il corpo dell’avversario con la spada, puรฒ anche riferirsi alla tecnica di dominare la mente (cuore) dell’avversario con il proprio spirito (mente).
L’INDIA E IL SACRO UNA ANTROPOLOGIA di Jean Varenne
L’induismo rimane ancora oggi la religione dominante nel subcontinente indiano. ร praticato da oltre l’80% della popolazione della Repubblica Indiana e da due terzi dei 900 milioni di abitanti dei cinque grandi stati dell’Asia meridionale: India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri-Lanka (Ceylon). Il numero dei fedeli (circa 600 milioni) รจ giร di per sรฉ stesso degno di attenzione, ma ancora piรน notevole รจ la sorprendente continuitร di una religione perpetuata senza interruzione per almeno 40 secoli.
Tale continuitร รจ paragonabile a quella dell’ebraismo (30 secoli) e del buddhismo (25 secoli) e, su scala minore, del cristianesimo (20 secoli) e dell’Islam (12 secoli).
I CARATTERI FONDAMENTALI DELL’INDUISMO
La cultura indiana, in tutti i suoi aspetti, รจ profondamente segnata da un forte carattere di arcaicitร : il sistema delle caste, per esempio, che regola per intero l’organizzazione della societร , puรฒ essere compreso soltanto facendo riferimento agli iniziamenti di una religione i cui testi sacri (Veda) sono stati composti nel II millennio prima della nostra era. La complessitร del sistema sociale, infatti, con il suo pluralismo e la sua struttura gerarchica, riflette sul piano umano l’articolazione fondamentale del politeismo induista.
Inoltre la molteplicitร degli dรจi divine raffigurate sulle facciate dei templi dimostra la fedeltร degli Indรน a una religione che รจ oggi l’unica, insieme allo scintoismo giapponese, che si possa qualificare ยซpaganaยป nel senso attribuito a questo termine dai primi cristiani in relazione alle credenze dei popoli dell’Impero romano prima della conversione di Costantino. (pag.27)
L’India e il sacro. Una antropologia
Si ottiene in questo modo una gradazione costituita da Siva, Visnu, Brahma e infine <davanti> a loro, l’Uno (eka), il supremo (ฤชลvara), il padre di tutto ciรฒ che esiste (Prajฤpati).
Ma i teologi e i filosofi affermano che questo Uno trascende i mondi, sia divini che umani o naturali: non soltanto รจ l’Uno rispetto ai molti, ma soprattutto รจ l’unitร contrapposta alla molteplicitร .
In altri termini, se gli dรจi, in quanto viventi (kแนฃit Immortali>), hanno caratteristiche essenziali (insieme le tre divinitร maggiori costituiscono la triplice forma, in sanscrito Tri-mลซrti) e in particolare caratteristiche sessuali (sono divinitร maschili o femminili), l’Uno, per parte sua, non puรฒ che essere <neutro>. In modo analogo i filosofi dell’antica Grecia contrapponevano l’Uno (to on) agli dรจi (hoi theoi).
Il vero nome tradizionale dell’induismo รจ Sanatana Dharma, เคธเคจเคพเคคเคจเคงเคฐเฅเคฎ che in sanscrito significa ยซlegge o religione eternaยป.
Sanatana Dharma: Indica una norma di vita e una veritร cosmica considerata eterna e senza inizio nรฉ fine.
Induismo: ร un termine geografico e storico inventato in seguito. Deriva dal nome del fiume Sindhu (Indo) prima storpiato dai persiani e poi adottato dai colonizzatori britannici nel XVIII secolo per definire le varie tradizioni religiose dell’India.
(แผฮฝ ฯแฝธ ฯแพถฮฝ “uno รจ il Tutto” e rafforza il concetto di totalitร e ciclicitร dell’esistenza)
Per evidenziare questa differenza, il sanscrito usa il sostantivo neutro brรกhman, che contrasta col maschile Brahma (prima persona della Trimลซrti) e si riferisce alla prima causa, quella dei brahmani (sanscrito brฤhmaแนa).
Spesso, per evitare equivoci, i testi usano il pronome dimostrativo neutro tad, <ciรฒ>, che ha il vantaggio di essere del tutto indeterminato. Si dice per esempio: tad ekam, <ciรฒ, l’unico>; oppure tad brahman, <ciรฒ, il brahman>, e cosรฌ il brahman, e cosรฌ via.
L’importante รจ che risulti chiaramente la trascendenza di questo principio e il fatto che, proprio a causa di questa trascendenza, esso deve essere senza qualitร , senza attributi di sorta.
Il brahman รจ metafisicamente l’essenza (necessariamente unica, priva di forma, inattingibile, rispetto all’essenza, che รจ molteplice, multiforme e polivalente.
Il brahman รจ anche l’assoluto contrapposto al relativo: del primo, a rigor di termini, si puรฒ dire soltanto che รจ <in sรฉ>, mentre l’altro si puรฒ definire in certo modo; secondo la varietร dei suoi aspetti e delle sue funzioni.
La visione del mondo, per concludere, รจ del tutto originale: da un lato si pone l’unitร <incolore> del Principio, dall’altro la natura, polimorfa, polivalente e dinamica.
Secondo la regola del <tre piรน uno>, si dice che la natura รจ retta dal gioco di tre qualitร (guแนa) simboleggiate da tre colori (rลซpa, ossia: rosso, rajas e bianco, sattva), che trasponono sul piano cromatico le tre funzioni sociali (del resto in sanscrito il termine varแนa puรฒ significare, a seconda del contesto, sia <colore> che <funzione>).
Il tamas rappresenta l’aspetto oscuro, pesante e fatidico di una materia difficile da dominare; il rajas la passione, la violenza, lo spirito di conquista e di progresso; il sattva rappresenta infine la serenitร , la giustizia, la coscienza e l’esercizio del culto.
Queste tre qualitร , alle quali fanno da patrono le tre divinitร funzionali, si trovano in perfetto equilibrio soltanto alla comparsa del mondo, durante l’etร dell’oro, quando regna una perfetta armonia.
Ma con il dissolversi di questa armonia (un fenomeno inevitabile, all’inizio della teoria indiana dei tempi ciclici), si manifestano tensioni e conflitti, amplificate e rappresentate nei racconti mitologici.
Ciascun essere racchiude in sรฉ questi guแนa ed รจ lacerato dalla loro lotta.
La psicologia indiana insegna che l’uomo deve fare di tutto per dominare queste forze, affinchรฉ ciascuna svolga il proprio ruolo nel modo e nel verso opportuno.
Perfino l’inerzia, la pesantezza, sono necessarie quanto il movimento, la leggerezza, la corsa in avanti; purchรฉ in questa dialettica agisca anche lo spirito di saggezza, rafforzato dai riti, dalla preghiera e dalla meditazione. (pag.75)
Le tre qualitร corrispondono inoltre a una triplice suddivisione della natura umana, in cui รจ possibile distinguere il corpo (dominio del tamas), lโintelligenza attiva e raziocinante (rajas) e lo spirito contemplativo( sattva). Ma al di sopra dei tre guna, e rispetto ad essi trascendente, esiste unโanima (ฤtman, traducibile anche come ยซsรฉยป), che consente a tutto lโinsieme di strutturarsi e di stabilizzarsi.
Lโฤtman รจ principio della personalitร , esatamente come il brahman e il principio dellโuniverso.
Le tre qualitร corrispondono inoltre a una triplice suddivisione della natura umana, in cui รจ possibile distinguere il corpo (dominio del tamas), lโintelligenza attiva e raziocinante (rajas) e lo spirito contemplativo (sattva).
Ma al di sopra dei tre guแนa, e rispetto ad essi trascendente, esiste unโanima (ฤtman, traducibile anchecome il sรจ), che consente a tutto lโinsieme di strutturarsi e di stabilizzarsi.
Lโฤtman, infatti, รจ il principio della personalitร , esattamente come il brฤhman รจ il principio dellโuniverso.
Per la legge dellโanalogia, dโaltro canto, ciascuna parte dellโuniverso produce necessariamente nella propria struttura la forma universale.
Anche lโanima partecipa a questa legge: egli รจ unโimmagine dellโuniverso e viceversa.
Questo rapporto puรฒ essere paragonato a un organismo vivente in forma di essere umano (puruแนฃa).
ร cosรฌ come il mondo puรฒ essere simboleggiato da una ruota (cakra) ”dai mille raggi”, che gira eternamente intorno a un asse (il brฤhman), allo stesso modo lโuomo appare un composto instabile, in perpetuo divenire, che si apre come un fiore da un seme (bฤซja) immutabile: lโฤtman.
Malโassoluto (il brฤhman) deve essere, per definizione, ยซsolitarioยป (kevala), senza secondo (a-dvaita), unico (eka). Non puรฒ dunque essere concepito come distinto dallโฤtman: e questo ฤtman (brฤhman), a sua volta, ยซessendo necessariamente unico, e sempre e dappertutto il medesimo.
Per questo lโInduismo evita di parlare dellโanima al plurale: lโฤtman rimane sempre identico a se stesso, anche se, nella moltitudine degli esseri, si presenta sotto innumerevoli forme.
Le varietร che distinguono gli individui si pongono soltanto a un livello ยซnaturaleยป.
Le diverse personalitร si plasmano nel corso della vita e, alla morte, assumono un destino (inferno, reincarnazione, paradiso)che รจ quello di un ‘entitร talvolta chiamata semplicemente jivatman,, ยซanima viventeยป, ossia ฤtman ยซincarnatoยป.
In altre parole, lโunicitร dellโฤtman brฤhman รจ un fatto metafisico, che ci fa comprendere come, e da che cosa, si sviluppano le manifestazioni esistenziali. Queste ultime, peraltro, sono le uniche realtร accessibili ai nostri sensi e alla nostra facoltร di raziocinio.
Vedฤre (o concepire) il brฤhman non appartiene alle nostre possibilitร : il nostro dominio (gli Indiani dicono il nostro ยซpascoloยป, gochฤra, oppure il nostro campo, kแนฃetra) รจ la natura, polimorfa e dinamica.
A questa apparteniamo e in questa lโฤtman, dentro di noi, deve inserirsi, incarnarsi, farsi vivente (jiva)
ร facile comprendere come tutto ciรฒ si traduca in un complesso di regole di condotta intese a rafforzarne la coerenza dellโindividuo, a ยซricentrarloยป.
La dialettica delle tre qualitร (guแนa) produce la molteplicitร della natura, che si manifesta a sua volta nella dispersione psicologica, fonte di inefficacia (per la spinta disordinata degli impulsi) e quindi di sofferenza (sarvam duแธฅkham, dicono i testi: ยซtutto รจ doloreยป) e di angoscia.
Se si riesce invece a prendere coscienza di questa realtร , รจ possibile disciplinare le attivitร psichiche e privilegiare lโaspetto ยซsattvaยป (il colore bianco della serenitร , della saggezza, e della devozione ) per orientare la propria vita verso ciรฒ che gli Indiani chiamano la ยซrealizzazioneยป dellโฤtman.
Si tratta di unโetica della contemplazione e dellโinazione, che domina tutta la cultura indiana fin dalla Bhagavad-Gฤซtฤ.
Per lโinazione, comunque, dobbiamo intendere ยซazione disinteressataยป, e non una vera e propria inattivitร , dal momento che in India, come รจ noto, รจ impossibile vivere senza operare, per poco che sia.
La stessa contemplazione( dhyana) รจ un atto che dipende interamente dalla volontร e che presuppone la virtรน della perseveranza e della tenacia.
I testi fondamentali del Vedฤnta, e soprattutto dello Yoga, insistono sul lavoro interiore necessario a giungere allo stadio finale: il raccoglimento perfetto (samฤdhi), che porta ad una solitudine (kaivalya) spirituale analoga allโunicitร del brahman/ฤtman.
Non dobbiamo del resto stupirci di questi riferimenti alla necessitร di un ยซlavoroยป (kriyฤ), se consideriamo che, per il pensiero indiano, nulla si puรฒ ottenere senza il compimento di un atto (karman).
Il lavoro artigianale, i combattimenti cavallereschi, le celebrazioni liturgiche, lโascรจsi (tapas), tutto รจ ยซagireยป, perchรฉ solo lโopera ยซporta fruttiยป. Se lโopera รจ empia, porta ai patimenti infernali; se รจ indifferente, รจ causa della trasmigrazione; se infine รจ santa, fa meritare il paradiso.
In ogni caso essa plasma la personalitร , la trasforma, mentre lโฤtman rimane impassibile al centro dellโessere, come un testimone.
LโUomo Indoeuropeo e il Sacro
Trattato di Antropologia del Sacro โ 2
Autore/i: Autori vari
Editore: Editoriale Jaca Book
editoriale degli Editori, prefazione di Julien Ries, traduzione di Mariagiulia Telaro, cura della traduzione di Dario Cosi e Luigi Saibene, in coedizione con Editrice Massimo, collana: Trattato di antropologia del sacro Diretto da Julien Ries Volume 2.
pp. 310, Milano
Lโesperienza del sacro nella vita dellโuomo indoeuropeo รจ delineata a partire dai caratteri generali di questo composito mondo (Rรฉgis Boyer), per passare allโIndia con Jean Varenne (lโantropologia) e con Michel Delahoutre (lโesteica e lโarte), allโIran antico con Gerardo Gnoli, al mondo celtico con Enrico Campanile, ai germani e gli scandinavi con Rรฉgis Boyer. Nella sesta parte Boyer stesso e Marija Gimbutas affrontano gli Slavi e i Balti, mentre in conclusione Julien Ries tira le fila generali di questo complesso volume. Unโampia e articolata bibliografia generale correda il volume.
Contributi di: R. Boyer, E. Campanile, M. Delahoutre, M. Gimbutas, G. Gnoli, J. Ries, J. Varenne.
In copertina: Dettaglio dellโornamento di un manoscritto celtico.
Il Trattato di Antropologia del Sacro รจ unโopera in dieci volumi diretta dal grande storico delle religioni Julien Ries. Scopo fondamentale รจ la comprensione dellโuomo come soggetto dellโesperienza del sacro. LโAntropologia religiosa ne studia la struttura fondamentale, la coscienza e lโattivitร , tramite molteplici tracce e documenti che lโHomo religiosus ci ha lasciato, dal Paleolitico a oggi, come espressione del suo rapporto con una โrealtร assolutaโ che trascende questo mondo ma che vi si manifesta.
Piano dellโopera:
Volume I: Le origini e il problema dellโ homo religiosus
Volume II: Lโuomo indoeuropeo e il sacro
Volume III: Le civiltร del mondo mediterraneo e il sacro
Volume IV: Religioni e culture asiatiche, australiane e amerinde
Volume V: Lโesperienza religiosa e il sacro nelle grandi religioni
Volume VI: Crisi, rotture e cambiamenti
NOTE Quadro demografico attuale
I dati demografici del testo risultano oggi ampiamente superati dalla crescita della popolazione dell’Asia meridionale negli ultimi decenni:
Fedeli induisti nel mondo: Non piรน 600 milioni, bensรฌ oltre 1,15 โ 1,2 miliardi (circa il 15% della popolazione globale), confermandosi la terza religione al mondo per numero di praticanti dopo cristianesimo e islam.
Asia meridionale: La popolazione complessiva dei cinque stati citati (India, Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka) supera oggi i 2 miliardi di persone (rispetto ai 900 milioni indicati nel testo).
India: Nella sola Repubblica Indiana, gli induisti costituiscono circa il 79-80% di una popolazione che ha superato gli 1,4 miliardi di abitanti.
Toponimo: Il riferimento allo Sri-Lanka (Ceylon) riflette la fase di transizione dal vecchio nome coloniale britannico (Ceylon), abbandonato ufficialmente nel 1972.
La rettifica delle linee temporali
Anche la scala temporale comparativa necessita di un piccolo ricalcolo:
Induismo (~35-40 secoli): Le prime formulazioni degli inni vedici orali risalgono convenzionalmente a un arco temporale compreso tra il 1700 e il 1200 a.C., con radici culturali che alcuni storici collegano anche alla precedente civiltร della valle dell’Indo.
Ebraismo (~30-32 secoli): Collocabile convenzionalmente attorno alla fine del II millennio a.C.
Buddhismo (~25-26 secoli): Origina con Siddhartha Gautama tra il VI e il V secolo a.C.
Cristianesimo (~20 secoli): I secolo d.C.
Islam (~14 secoli): Sorto nella penisola araba all’inizio del VII secolo d.C. (non 12 secoli, dato che sarebbe corretto solo guardando all’anno 1800 circa).
La natura della “continuitร ” induista
La continuitร dell’induismo presenta una peculiaritร fondamentale rispetto alle altre fedi citate: non possiede un fondatore storico unico, un’autoritร centrale nรฉ un dogma monolitico chiuso.
La sua sopravvivenza ininterrotta per millenni non deriva dall’immutabilitร dottrinale, ma dalla sua straordinaria capacitร di stratificazione: la religione sacrificale vedica ha integrato nel tempo le speculazioni filosofiche delle Upanishad, le grandi narrazioni epiche (Mahabharata e Ramayana), la devozione popolare (bhakti) e molteplici culti locali, mantenendo vivo un nucleo di concetti cardine (dharma, karma, samsara, moksha).
“Shiva, il Signore della Danza, danza il Tฤแนแธava e crea l’universo con il suo suono. Il damaru risuona, l’universo vibra, la sua danza รจ il ritmo del tempo. Dalle sue trecce splendono il sole, la luna e le stelle; con le sue braccia intreccia il ciclo dell’esistenza. Con la sua furia distrugge l’illusione, con la sua grazia dona la liberazione. La danza di Shiva รจ il fondamento dell’universo, il ritmo del cosmo.”
Testo originale in sanscrito (Linga Purana, Capitolo sulla Tฤแนแธava): เคจเฅเคคเฅเคฏเคคเคฟ เคถเคฟเคตเค เคธเคฐเฅเคตเค เคตเคฟเคถเฅเคตเค เคธเคเคจเคพเคฆเคคเคฟ เคคเคธเฅเคฏ เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเฅเคจเฅค เคกเคฎเคฐเฅเคเฅ เคจเคพเคฆเคคเคฟ เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เคฎเฅเคฒเค, เคคเคธเฅเคฏ เคชเคพเคฆเฅ เคเคพเคฒเค เคธเคเคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค เคเคเคพเคฏเคพเค เคเคเฅเคเคพ เคตเคนเคคเคฟ, เค เคเฅเคจเคฟเค เคจเฅเคคเฅเคฐเฅ เคธเคเคจเคพเคฆเคคเคฟเฅค เคธเฅเคทเฅเคเคฟเค เคธเคเคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคธเคเคนเคพเคฐเค เคธเคเคจเคพเคฆเคคเคฟ, เคฎเฅเคเฅเคทเค เคคเคธเฅเคฏ เคเฅเคชเคฏเคพเฅค เคจเคเคฐเคพเคเคธเฅเคฏ เคคเคพเคฃเฅเคกเคตเค เคตเคฟเคถเฅเคตเคธเฅเคฏ เคเคงเคพเคฐเค เคชเคฐเคฎเค เคธเคคเฅเคฏเคฎเฅเฅค Traslitterazione (IAST): Nแนtyati ลivaแธฅ sarvaแน viลvaแน saแนnฤdati tasya tฤแนแธavena. แธamaruko nฤdati viลvasya mลซlaแน, tasya pฤdau kฤlaแน saแนnฤdati. Jaแนญฤyฤแน gaแน gฤ vahati, agniแธฅ netre saแนnฤdati. Sแนแนฃแนญiแธฅ saแนnฤdati, saแนhฤraแธฅ saแนnฤdati, mokแนฃaแธฅ tasya kแนpayฤ. Naแนญarฤjasya tฤแนแธavaแน viลvasya ฤdhฤraแน paramaแน satyam.Traduzione in italiano: “Shiva danza, e l’intero universo vibra al ritmo del suo Tฤแนแธava. Il damaru risuona, il fondamento del cosmo; i suoi piedi scandiscono il tempo. Dalle sue trecce scorre il Gange, il fuoco brilla nei suoi occhi. La creazione vibra, la distruzione vibra, la liberazione รจ concessa dalla sua grazia. La danza di Nataraja, il Signore della Danza, รจ il fondamento supremo dell’universo, la veritร ultima.”
Note:
Fonte: Questo estratto รจ tratto da una sezione del Linga Purana che descrive la danza cosmica di Shiva, con un’enfasi sul suo ruolo come Nataraja. Il testo esatto puรฒ variare leggermente a seconda delle edizioni del Purana, ma questo passaggio riflette il tono e il simbolismo tipico.
Simbolismo: Nel Linga Purana, la danza di Shiva รจ spesso associata al Linga come simbolo dell’energia cosmica.
Shiva danza, e l’intero universo risuona con il suo Tandava.
Il suono del Damaru รจ l’origine del cosmo, i suoi piedi segnano il ritmo del tempo.
Dalle sue trecce fluisce il Gange, e il fuoco emana dal suo occhio.
La creazione risuona, la distruzione risuona, e la liberazione giunge per sua grazia.
Il Tandava di Nataraja รจ il fondamento dell’universo, la veritร suprema.
Questo verso รจ un inno devozionale in lode al Signore Shiva nella sua forma di Nataraja, il danzatore cosmico. Esso racchiude magnificamente i profondi concetti filosofici associati alla sua danza divina, il Tandava.
“Shiva danza, e l’intero universo risuona con il suo Tandava.”Questa riga di apertura stabilisce il tema centrale: la danza di Shiva non รจ un semplice atto, ma un evento cosmico. L’universo non รจ uno spettatore passivo, ma un partecipante attivo che vibra in armonia con i suoi movimenti.
“Il suono del Damaru รจ l’origine del cosmo, i suoi piedi segnano il ritmo del tempo.”Qui si evidenziano due elementi simbolici chiave di Nataraja. Il suono del suo tamburo, il Damaru, rappresenta il suono primordiale della creazione (Shabda Brahman), da cui รจ emersa tutta l’esistenza. I suoi piedi danzanti non si muovono a caso; battono il ritmo del tempo, governando i cicli di nascita, vita e morte.
“Dalle sue trecce fluisce il Gange, e il fuoco emana dal suo occhio.”Questo si riferisce agli attributi iconici di Shiva. Il fiume Gange, intrappolato e controllato tra i suoi capelli, simboleggia la purificazione spirituale e il nettare dell’immortalitร . Il fuoco del suo terzo occhio rappresenta la distruzione del male, dell’ignoranza e dell’ego, necessaria per la trasformazione.
“La creazione risuona, la distruzione risuona, e la liberazione giunge per sua grazia.” Il verso collega le funzioni cosmiche di creazione (Srishti), conservazione (Sthiti) e distruzione (Samhara) direttamente alla sua danza. Oltre a questo ciclo, anche lo scopo ultimo dell’esistenza umana, la liberazione o Moksha, รจ concesso attraverso la sua grazia divina.
“Il Tandava di Nataraja รจ il fondamento dell’universo, la veritร suprema. “La riga conclusiva eleva il Tandava da una semplice danza a principio fondamentale e realtร ultima del cosmo. ร l’energia sottostante e la veritร eterna su cui tutto si fonda.
Rama, Rama, con le mani che donano la liberazione, Mahesh (Grande Signore).Dolce, con il suono “bam bam”, la forma di Brahma,Signore di Vama (aspetto sinistro), distruttore.
Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.
Hara, Hara (un nome di Shiva), caro a Hari (Vishnu), protettore,
Distruttore, la cui dimora รจ il monte Kailash, Che vaga, la cui meditazione รจ profonda,
L’incarnazione delle virtรน. Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri.
Distruttore dei peccati, Luce sfolgorante. Essenza misteriosa, che risiede sulle montagne,
Signore dei Gana (seguaci di Shiva), con la mano che dona, Che crea un suono vibrante. Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri. Signore del canto, Inaccessibile, con il Gange, meta da raggiungere, Con una ghirlanda di teschi, e il suono del suo strumento. Che vaga, Bhairava (aspetto terrifico di Shiva), protettore dei luoghi sacri. Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri. Signore, portatore del tridente,
Distruttore,Signore di Girija (Parvati). Ishvara (Signore Supremo), marito di Parvati, Signore dell’illusione cosmica (Maya), Di carnagione candida. Maheshvara (Grande Signore), Signore del Kailash, Signore della vita di Sati, Mahakala (Grande Tempo/Distruttore), Signore del tempo. Che porta la mezza luna. Signore degli esseri, Shiva.
Mi arrendo a te. Dalla gola blu (Nilakantha), incarnazione della veritร , Sempre propizio (Sada Shiva), Mi inchino a te, mi inchino a te. Colui che ha l’aspetto di uno Yaksha (spirito della natura), Con i capelli raccolti in trecce, Signore dei serpenti, Mi inchino a te, mi inchino a te. Vincitore di Indra,Con tre occhi, Che sostiene il Gange, mi inchino a te, mi inchino a te. Che porta la mezza luna. Signore degli esseri, Shiva. Mi arrendo a te, per tua grazia, Il devoto Krishnaadora il Signore degli esseri. Per tua grazia,il devoto Krishna ricorda il Signore degli esseri.Per tua grazia, il devoto Krishnvede il Signore degli esseri.Per tua grazia, il devoto Krishna beve [il nettare della devozione] al Signore degli esseri. Shiva, Shiva, Signore della Shakti, l’aspetto della distruzione,Sempre nuovo, danza eterna,Con il suono “tan tan” della danza Tandava,Come il rombo denso delle nuvole, un suono profondo e terribile, Un rimbombo fragoroso. Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri. Completamente coperto di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri. Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra, adoro il Signore degli esseri. Adora, adora colui che รจ cosparso di cenere sacra…
ๆฏ (xฤซ): Si riferisce al respiro, ma in un contesto meditativo indica spesso un respiro sottile, quasi impercettibile, piuttosto che la respirazione meccanica e grossolana.
็กๅบๅ ฅ (wรบ chลซ rรน): Letteralmente “senza uscita nรฉ entrata”. Descrive uno stato avanzato di meditazione in cui il respiro esterno sembra cessare. Non si tratta di apnea, ma di una condizione di profonda quiete in cui lo scambio gassoso avviene a un livello molto piรน sottile.
ๆฏไฝ (xฤซ zhรน): “Il respiro dimora” o “si ferma”. Indica il raggiungimento di uno stato di stabilitร e quiete del respiro.
ๆฐฃ (qรฌ): ร il concetto fondamentale di “energia vitale” o “soffio vitale” che, secondo la filosofia e la medicina cinese, pervade l’universo e anima gli esseri viventi.
ๅพๆ้ค (dรฉ suว yวng): “Ottiene il suo nutrimento” o “viene nutrito”. Significa che l’energia vitale si rafforza, si purifica e si accumula.
“Ricordati di mantenere la mente salda nelle difficoltร ,e allo stesso modo, nei momenti felici, di moderare la gioia, evitando unโesultanza smodata.”
…Aequam memento rebus in arduis servare mentem, non secus in bonis ab insolenti temperatam laetitia. Odi, Libro II, Ode 3, v. 1
Orazio invita a praticare lโequilibrio stoico, mantenendo una mente calma e composta sia nelle avversitร sia nei momenti di prosperitร , evitando eccessi emotivi. ร unโesortazione alla moderazione e alla forza interiore, valori centrali nella filosofia oraziana. In questo passo risulta evidente la filosofia dell’aurea mediocritas, di cui l’autore fu un profondo assertore, nell’invito a mantenere la tranquillitร e la serenitร , senza lasciarsi travolgere dalle situazioni, buone o cattive che siano.
“aurea via di mezzo” AUREA MEDIOCRITAS
L’espressione “aurea mediocritas”, tradotta come “aurea moderazione” o “aurea via di mezzo”, รจ un concetto filosofico e letterario coniato da Quinto Orazio Flacco (Orazio) nelle sue Odi (Libro II, Ode 10, v. 5) โAuream quisquis mediocritatem diligit, tutus caret obsoleti sordibus tecti, caret invidenda sobrius aulaโ “Chiunque ami lโaurea moderazione, vive sicuro, lontano dalla miseria di una casa fatiscente e, con sobrietร , lontano dal fasto invidiato di una reggia”. Lโaurea mediocritas rappresenta lโideale della moderazione come virtรน suprema, un equilibrio tra gli estremi che garantisce una vita serena, stabile e soddisfacente. Orazio, influenzato dalla filosofia stoica ed epicurea, promuove uno stile di vita che evita sia lโeccesso (ad esempio, lโambizione sfrenata o la ricchezza ostentata) sia la privazione estrema (come la povertร o lโascetismo rigido). La parola “aurea” (dorata) sottolinea la preziositร di questa via di mezzo, che non รจ mediocritร nel senso moderno di banalitร o mancanza di eccellenza, ma piuttosto una scelta consapevole di equilibrio e saggezza.
Filosofia stoica ed epicurea: Lโaurea mediocritas riflette lโidea stoica di controllare le passioni e vivere secondo ragione, combinata con il principio epicureo di cercare un piacere moderato e sostenibile, evitando turbamenti.
Contesto oraziano: Nelle Odi, Orazio spesso contrappone la tranquillitร della vita semplice (ad esempio, in campagna) alla frenesia e ai pericoli dellโambizione e del lusso. La moderazione รจ vista come un modo per raggiungere la felicitร e la sicurezza interiore, lontano dagli estremi che portano insoddisfazione o invidia.
Similitudini: Il concetto richiama lโidea aristotelica del “giusto mezzo” (mesotes), secondo cui la virtรน risiede nellโequilibrio tra due estremi (ad esempio, il coraggio sta tra la codardia e la temerarietร ).
Ne quid nimis โNulla di troppoโ ฮผฮทฮดแฝฒฮฝ แผฮณฮฑฮฝ ยซniente di troppoยป, scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dellโantichitร , ciรฒ che lโuomo deve fare รจ semplicemente attendere una sorte piรน propizia, agendo ฮผแฝด ฮปฮฏฮทฮฝ, senza sorpassare il confine , per evitare commettere แฝฮฒฯฮนฯ superbia e tracotanza.
Om Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah Saluti a colui che รจ il Signore di tutte le creature. La bestia interiore, la bestia seduta dentro che urla, La mente รจ sviata dalla fiamma del desiderio. Sei Tu che la controlli, Shiva, Sei Tu che riempi l’interno di luce. Nรฉ attaccamento, nรฉ illusione, nรฉ rabbia... Tutto si scioglie ai Tuoi piedi. Tu sei il limite, Tu sei il Signore, Shiva Pashupati, Tu sei con me. Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Colui che doma i demoni interiori, Colui che conduce l’anima sul sentiero della liberazione. La bestia interiore, la bestia seduta dentro che urla, La bestia รจ la forma della natura. Con il tridente distrugge l’ignoranza. Il damaru risuona con il canto della veritร . Avvolto nella cenere, cammina a piedi nudi, Shiva, Che parla in silenzio dentro. Re tra i nemici (sensi), La lampada della meditazione risuona tra i respiri, Quella stessa lampada. Non sono piรน una bestia, ora sono diventato un umano, Quando ho accettato Pashupati come mio. Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah Om Namo Bhagwate Pashupataye Haray Namah O Signore interiore, Tu sei la mia veritร , Tu sei la mia fine, Tu sei il mio inizio. Om Namo
I mantra e la meditazione sono presentati come strumenti fondamentali di trasformazione
Per quanto riguarda i mantra, la trasformazione avviene principalmente attraverso la devozione e l’invocazione di Shiva nella sua forma di Pashupati. Il mantra “เคเคฎ เคเคฎ เคจเคฎเฅ เคญเคเคตเคคเฅ เคชเคถเฅเคชเคคเฅ เคนเคฐเคพเคฏ เคจเคฎเค” (Om Om Namo Bhagwate Pashupate Haray Namah) รจ ripetuto frequentemente. Questo mantra รจ un saluto a “colui che รจ il Signore di tutte le creature”. Attraverso l’invocazione di Pashupati, si chiede di:
Controllare la “bestia interiore” (“เคญเฅเคคเคฐ เคเคพ เคชเคถเฅ”) che “urla” e la “mente sviata dalla fiamma del desiderio” (“เคตเคพเคธเคจเคพ เคเฅ เคเฅเคตเคพเคฒเคพ เคฎเฅเค เคฎเคจ เคฌเคนเคเคพ เคนเฅ”).
Riempire l’interno di luce (“เคญเฅเคคเคฐ เคเคเคพเคฒเคพ เคญเคฐเฅ”).
Far sรฌ che “attaccamento, illusione e rabbia” (“เคจเคพ เคฎเฅเคน เคจเคพ เคฎเคพเคฏเคพ เคจเคพ เคเฅเคฐเฅเคง”) si sciolgano ai Suoi piedi.
Domare i “demoni interiori” (“เคญเฅเคคเคฐ เคเฅ เคฐเคพเคเฅเคทเคธเฅเค เคเฅ เคธเคพเคงเฅ”).
Condurre l’anima sul “sentiero della liberazione” (“เคเคคเฅเคฎเคพ เคเฅ เคฎเฅเคเฅเคค เคชเคฅ เคชเฅ เคฒเคพ เคฆเฅ”).
La trasformazione piรน significativa legata all’accettazione di Pashupati, che si presume avvenga attraverso la recitazione del mantra e la devozione, รจ il passaggio da “bestia” a “umano”: “Non sono piรน una bestia, ora sono diventato un umano, quando ho accettato Pashupati come mio” (“เคชเคถเฅ เคจเคนเฅเค เค เคฌ เคฎเฅเค เคฎเคพเคจเคต เคฌเคจเคพ เคเคฌ เคชเคถเฅเคชเคคเคฟ เคเฅ เค เคชเคจเคพ เคฎเคพเคจเคพ”). Questo indica un profondo cambiamento interiore e l’elevazione dello stato di coscienza.
Om: Il suono primordiale che rappresenta l’universo e la coscienza universale.
Namo: Significa “saluti” o “inchinarsi”, esprimendo profondo rispetto.
Bhagwate: Un epiteto per il Divino, che indica “il possessore della gloria” o “il divino”.
Pashupataye: L’epiteto di Lord Shiva come “Signore degli animali” o “colui che governa il gregge”.
Namah: Indica “inchinarsi” o “saluti”, un’espressione di umiltร e devozione.
La meditazione รจ presentata come un altro potente strumento. Si fa riferimento al “เคงเฅเคฏเคพเคจ เคเคพ เคฆเฅเคช” (la lampada della meditazione) che “risuona tra i respiri” (“เคธเคพเคเคธเฅเค เคเฅ เคฌเฅเค เคตเคนเฅ เคเฅเคเคเฅ เคฆเฅเคช เคฆเฅเคช”). Sebbene non venga descritto il processo della meditazione, l’immagine della “lampada” suggerisce che essa serva a illuminare l’interno, portando consapevolezza e chiarezza. ร implicito che attraverso la pratica della meditazione si possa osservare e, in ultima analisi, superare le oscuritร e le distrazioni interiori, contribuendo alla “vittoria interiore” .
“Om Namo Bhagavate Vasudevaya”
Om (เฅ): Rappresenta il suono primordiale dell’universo, l’Assoluto o lo Shabda Brahman.
Namo (เคจเคฎเฅ): Una forma del sanscrito “namas”, significa “salvezza” o “inchino”.
Bhagavate (เคญเคเคตเคคเฅ): Significa “Divino” o “Dio”, o “colui che sta diventando divino”.
Vasudevaya (เคตเคพเคธเฅเคฆเฅเคตเคพเคฏ): Il dativo di “Vฤsudeva”, un nome di Krishna (figlio di Vasudeva) e anche un riferimento a Dio come il “Dio della vita” o “la luce di tutti gli esseri”.
Scopo del mantra
Invocazione: ร un’invocazione al divino e un riconoscimento della sua presenza dentro ogni essere.
Devozione: ร un atto di devozione e sottomissione verso il Signore, espressa attraverso la pratica quotidiana.
Liberazione: Il mantra รจ considerato un mezzo per l’elevazione spirituale e la liberazione, guidando la mente verso un porto sicuro.
Cosa vuoi capire se non hai sbatti Cosa vuoi sentire se non hai onore Cosa vuoi fare se non hai cuore Marcet sine adversario virtus Fit Via Vi Vita militia est Numquam deficere animo usque ad finem Come un fulmine il combattente Come il lupo il guerriero Sarร una saetta la sua stretta Sarร doloroso il suo colpo Smuovi il corpo sveglia la mente Duro come il tasso veloce serpente Lotta con forza resta potente Non fermarti mai sempre avanti
Fit Via ViVita militia est Numquam deficere animo usque ad finem Come un fulmine il combattente Come il lupo il guerriero Sarร una saetta la sua stretta Sarร doloroso il suo colpo
L’obiettivo primario non รจ il dominio sugli altri, ma la padronanza di sรฉ, trasformando le reazioni impulsive in risposte consapevoli e costruendo una “fortezza interiore inattaccabile”.
La disciplina, l’autocontrollo e una profonda comprensione della natura umana sono gli strumenti per “vincere la battaglia piรน importante: quella interiore” e “diventare la versione suprema di chi eri destinato a essere”.
La sfida piรน grande รจ la “guerra interiore che combatti ogni giorno”, una lotta tra la versione “forte, disciplinata e orientata alla crescita” e quella “debole, impulsiva, timorosa e alla ricerca di scuse”. Gli Stoici offrono gli strumenti per vincere, riconoscendo che “il vero potere risiede nella tua mente, non negli eventi esterni”. Marco Aurelio รจ citato: “Hai potere sulla tua mente, non sugli eventi esterni. Realizza questo e troverai la forza interiore”. Ogni scelta rafforza una di queste due versioni
Le scuse sono “veleno mentale per la tua anima” e la “linfa vitale della tua versione inferiore”, menzogne che ti mantengono nella stagnazione. Gli Stoici non le tolleravano. L’antidoto รจ l'”Azione Immediata e Decisiva”: bisogna agire “prima che il dubbio abbia il tempo di formarsi”, contrastando la scusa con “un’azione irrefrenabile”. Questo costruisce la forza mentale.
La disciplina รจ un “potere sovrano” che conferisce controllo assoluto sulle proprie azioni. A differenza della motivazione, che รจ “inaffidabile, fugace e inconsistente”, la disciplina รจ indistruttibile. Un vero stoico “non si chiede se รจ dell’umore giusto per agire, ma fa ciรฒ che deve essere fatto, che si senta cosรฌ o meno”. Epitteto afferma: “Non importa come mi sento, lo faccio comunque”. L’azione deve diventare la risposta predefinita all’esitazione, costruendo rispetto di sรฉ e liberando dalla necessitร di approvazione esterna.
La forza non si costruisce nel comfort, ma nella “resistenza estrema”. Il disagio รจ un “insegnante necessario” e una “forgia purificatrice” che rafforza la volontร . Rifiutare il percorso facile sviluppa la forza interiore. David Goggins incarna questa filosofia, spiegando che la vera pace si trova “attraverso problemi, tragedie, sofferenza e responsabilitร ”, normalizzando la sofferenza attraverso la “ripetizione ossessiva” e non dandosi “via d’uscita”.