Reiki 靈氣 鞍馬山 Kurama Yama 天狗  Tengu

Sōjōbō 僧正坊 re dei Tengu王天狗

Sōjōbō è il nome dato a un daitengu che vive sul monte Kurama nella parte settentrionale di Kyōto. La sua casa è a Sōjōgatani, “la valle del sommo sacerdote”, situata nel profondo della montagna. Ha lunghi capelli bianchi, un naso incredibilmente lungo e possiede la forza di mille tengu. Sōjōbō è il primo in classifica tra i tengu e spesso viene definito il loro re.

Si dice che il leggendario “Tengu” viva sul monte Kurama, a nord di Kyoto.
Sono considerati i guardiani delle foreste e delle montagne.

“Nihon Shoki” scrive che nella primavera del nono anno dell’imperatore Kotoku (637 d.C.), nella notte del 23 febbraio, un’enorme stella si mosse rapidamente da est a ovest, e poi si udì un suono tonante.
Le persone hanno diverse spiegazioni per questo fenomeno, alcuni pensano che sia il suono delle meteore, altri lo chiamano mine (il suono dei terremoti).
Ma il monaco Min disse che non si trattava di una meteora, ma di un “tengu” la cui corteccia risuonava come un tuono.

I Tengu sono considerati creature misteriose che possono cambiare forma.
Quello con un lungo naso rosso è chiamato “Big Tengu”, e quello con un becco di corvo è chiamato “Urtengu”.

Vivono tra i giganteschi “alberi di cedro giapponese” le cui radici aggrovigliate simboleggiano il misterioso regno del monte Kurama Tengu.

Sōjōbō è noto per la sua connessione con il Tempio Kurama, un tempio isolato che pratica un ramo unico del Buddhismo esoterico.
Il Tempio Kurama ha da tempo una connessione con le religioni yamabushi e ascetiche della montagna e con il tengu che queste religioni adorano. Poiché Sōjōbō risiede lì, il Monte Kurama è anche considerato la montagna più importante per il tengu.
Secondo il Tempio Kurama, Sōjōbō è o un grado sotto Maō-son, un terzo della santa trinità che è centrale per la fede Kurama, o è in effetti un’altra forma di Mao-son.

Mao-son.護法魔王 護法 Proteggere la legge (la Dharma)
魔王 Re dei demoni

Palazzo del Re Demone Okunoin “.奧之院魔王殿
Si dice che questa sia una delle famose attrazioni energetiche. 6,5 milioni di anni fa, il re demone guardiano sbarcò qui da Venere per salvare l’umanità.

Leggende : Non si scrive molto su Sōjōbō, sebbene il suo nome sia ben noto.
La leggenda più famosa su Sōjōbō è che abbia addestrato un giovane ragazzo di nome Ushiwakamaru.
Come re dei tengu, Sōjōbō possiede una conoscenza della magia, delle tattiche militari e dell’arte della spada insuperabile da chiunque altro.
Il giovane Ushiwakamaru desiderava imparare da lui e si è addentrato nel profondo di Sōjōgatani per sottoporsi a un lungo e arduo addestramento.
Questa era una ricerca molto pericolosa, poiché i tengu sono feroci e imprevedibili e si diceva che Sōjōbō mangiasse i bambini che si addentravano troppo nella foresta.
Tuttavia, Sōjōbō fu colpito dal coraggio del giovane ragazzo e accettò di addestrarlo.

Ushiwakamaru crebbe fino a diventare Minamoto Yoshitsune, che visse dal 1159 al 1189 d.C. Yoshitsune rimane uno dei guerrieri più celebrati del Giappone ed è uno degli eroi principali del Racconto di Heike .
La sua abilità con la spada è attribuita all’addestramento ricevuto dal tengu del Monte Kurama.

鞍馬山ノ僧正坊」 「御曹氏牛若丸」 「木の葉天狗」Kurama Yamano Sojobo” “Oshi Ushiwakamaru” “Konoha Tengu”

SUI TENGU informazioni accurate

YAMABUSHI E TENGU

Con il termine Yamabushi

(山伏, 山臥 letteralmente “colui che si trova/si nasconde tra le montagne”)

si indicano monaci asceti giapponesi che vivevano come eremiti tra le montagne e che un’antica tradizione considerava guerrieri invincibili, addirittura dotati di poteri soprannaturali.

Essi seguivano principalmente la dottrina Shugendō, una combinazione di elementi buddhisti e shintoisti.

Per lo più solitari, formavano confederazioni sparse, talvolta associate a certi templi, e occasionalmente parteciparono anche a battaglie e scaramucce a fianco deisōhei, dei ninja e dei samurai.

Le loro origini possono essere fatte risalire agli “hijiri” solitari dell’VIII e del IX secolo.

Nell’uso giapponese moderno, il termine yamabushi si riferisce ai praticanti dello Shugendō, una religione sincretista che, come già accennato, mescola elementi buddhisti (nella versione esoterica della setta Shingon) e shintoisti, ponendo grande enfasi sull’ascetismo e sulle pratiche di resistenza fisica. Gli yamabushi dalle tuniche bianche, con indosso una tromba horagai (ricavata dalla conchiglia dello

strombo), sono ancora una visione comune vicino al luogo santo dello Shugendō di Dewa Sanzan e tra le montagne sacre di Kumano e Omine.

CENNI STORICI

Gli yamabushi iniziarono come yamahoshi, gruppi (o individui) isolati di eremiti, asceti e “santoni” delle montagne, che seguivano la via dello Shugendō, una ricerca di poteri spirituali, mistici o soprannaturali ottenuti mediante l’ascetismo.
Non si conosce il fondatore di questa tradizione, sebbene molti miti la attribuiscano a En no Gyoja, una sorta di Mago Merlino giapponese la cui reale esistenza è però contestata. Gli uomini che seguirono questa via divennero conosciuti sotto vari nomi, compresi kenja, kenza e shugenja. Questi mistici della montagna giunsero ad essere rinomati per le loro abilità magiche e le loro conoscenze occulte, ed erano ricercati come guaritori o medium, alla stessa maniera delle miko
(termine che designa propriamente donne sciamane).

La maggior parte di questi asceti, oltre alla loro devozione allo Shugendō, studiavano gli insegnamenti della setta Tendai del Buddhismo, o della setta Shingon, fondata da Kōbō Daishi.

Lo Shingon fu una delle principali sette del mikkyo (密教) o Buddhismo esoterico, secondo il quale l’illuminazione si trova attraverso l’isolamento, lo studio e la contemplazione di sé stessi, nonché della natura e di immagini esoteriche chiamate mandala.

Sia la setta Shingon che quella Tendai vedevano le montagne come il luogo ideale per questo tipo di isolamento e e per la contemplazione della natura.

Nei loro ritiri di montagna, questi monaci studiavano non solo la natura e testi e immagini religiosi o spirituali, ma anche una varietà di arti marziali.

È dubbio se essi sentissero la necessità di difendersi dai banditi, dagli altri monaci o dagli eserciti dei samurai, ma l’idea di studiare le arti marziali come mezzo per migliorarsi mentalmente e spiritualmente, e non soltanto fisicamente, ha sempre avuto un posto centrale nella cultura giapponese, al di là dei principi specifici di una setta religiosa o di un’altra.

Così, al pari dei sōhei, gli yamabushi divennero tanto guerrieri quanto monaci.

Mentre la reputazione dei loro poteri e conoscenze mistiche cresceva, e la loro organizzazione diventava più salda, molti dei maestri delle discipline ascetiche cominciarono ad essere nominati ad alte posizioni spirituali nella gerarchia della corte. i monaci e i templi iniziarono a guadagnare influenza politica.

Verso il PeriodoNanboku-cho, nel XII e XIV secolo, gli yamabushi avevano formato coorti organizzate chiamate konsha, le quali, insieme ai sōhei e ad altri monaci, cominciarono ad assumere la direzione dei templi centrali delle loro sette.

Essi assistettero l’imperatore Go Daigo nel suoi tentativi di rovesciare lo shogunato Kamakura, dimostrando che le loro abilità di guerrieri erano all’altezza della sfida di combattere gli eserciti professionali dei samurai.

Parecchi secoli dopo, nel Periodo Sengoku, gli yamabushi si potevano trovare tra i consiglieri e gli eserciti di quasi tutti i più importanti contendenti per il dominio sul Giappone.

ARMI, STILI E ADDESTRAMENTO

Come gli altri tipi di monaci guerrieri, gli yamabushi erano abili nell’uso di un’ampia varietà di armamento.
Non deve perciò sorprendere trovare riferimenti che li mostrano mentre combattono con arco e freccia, o con spada e pugnale.
Tuttavia, al pari dei sōhei e degli ikkō-ikki, l’arma di elezione per gli yamabushi era la naginata.
In aggiunta alle loro abilità spirituali o mistiche, gli yamabushi erano spesso ritenuti abili praticanti del ninjutsu, l’arte dei ninja. Si sa che i monaci della montagna ingaggiarono i ninja per combattere al loro fianco e per aiutarli in vari modi, più clandestini.
E si sa anche che i ninja si travestivano spesso da monaci o asceti della montagna, in modo da passare più facilmente inosservati in certi ambienti. Molto probabilmente, questa può essere stata l’origine della confusione tra le due figure; sembra infatti improbabile che un numero elevato di yamabushi fossero stati addestrati nel ninjutsu dai clan ninja delle isole giapponesi.In realtà, secondo talune ipotesi, lo stile di vita e l’organizzazione dei clan ninja sarebbero derivati da quelli degli yamabushi, rielaborati alla luce delle particolari concezioni del ninpo (la forma più alta del ninjutsu) e di altre influenze di tipo popolare.

TENGU

Il mito dei tengu è stato probabilmente importato dalla Cina: il loro nome è scritto con gli stessi kanji del cinese Tiangou (天狗, Tiāngǒu, letteralmente “”cane del cielo””), il nome cinese di Sirio e forse il nome dato a una meteora dalla coda di cane che precipitò in Cina nel VI secolo a.C.
Di fatto, in Cina si sviluppò un’intera classe di demoni di montagna chiamati tiangou, molto simili ai tengu giapponesi nel loro comportamento maligno; questi tiangou furono probabilmente introdotti in Giappone dai primi buddhisti nel VI, e lì si fusero con gli spiriti indigeni dello Shinto.

I tengu (天狗) sono un tipo di creature fantastiche della iconografia popolare giapponese, a volte considerati kami e a volte yōkai.
Sono spesso associati ad altre creature fantastiche, gli oni.
I tengu assumono varie forme, ma generalmente sono rappresentati come uomini-uccello, dotati di un lungo naso prominente o addirittura di becco, con ali sulla testa e capelli spesso rossi; quelli meno potenti,

karasu tengu (烏天狗)

kotengu (小天狗)

konohatengu (木の葉天狗)
sono ritratti come più simili agli uccelli.

Tengu “Biyu Suikoden” il cui naso è stato afferrato da Yoshinaka Wakamaru di Kisokoma ( di 
Yoshitoshi Ichikai )

La faccia può essere rossa, verde o nera, e le loro orecchie e capelli sono generalmente umani; sono dotati di ali che battono rapidamente come quelle di un colibrì; ali e coda sono piumate, e talvolta lo è tutto il corpo.

Possono portare un pastorale buddhista con anelli in cima dettoshakujo, che serve a combattere o a difendersi dalla magia oscura.

I tengu abitano le montagne del Giappone, e preferiscono fitte foreste dipini e crittomerie; sono specialmente associati ai monti Takao e Kurama.
La terra dei tengu è anche chiamataTengudō, che può corrispondere ad una locazione geografica, una parte di un regno demoniaco, o semplicemente un nome per ogni accampamento di tengu.

Le leggende spesso descrivono la società dei tengu come gerarchica

fungono da servi e messaggeri degli yamabushi, e in capo a tutti c’è un re dai capelli bianchi, Sōjōbō, che vivrebbe sul monte Kurama. Inoltre, molte aree del Giappone si dicono infestate da tengu con altri nomi, spesso anche venerati nei templi. Sebbene siano sempre raffigurati come maschi, i tengu depongono uova.

I konoha-tengu sono associati aSarutahiko, il dio Shintō degli incroci, dei sentieri e del superamento degli ostacoli; l’associazione nasce probabilmente dal lungo naso del dio simile ad una proboscide. Secondo altri studiosi però i tengu deriverebbero dal dio Susanoo; le loro caratteristiche aviarie li avvicinano inoltre anche aigaruda della mitologia buddhista.

I tengu sono creature capricciose, e le leggende li descrivono a volte benevoli e a volte malvagi; talvolta si divertono a giocare scherzi pesanti, come appiccare fuochi a foreste o porte di templi, o addirittura mangiare le persone (molto raro). I tengu amano camuffarsi da viandanti umani, assumendo forme amichevoli, come eremiti itineranti; dopo aver guadagnato la fiducia della vittima (nelle leggende spesso monaci buddhisti), i tengu ci giocano, ad esempio facendola volare o immergendola in un’illusione, che sono esperti a creare.

Gli yamabushi tengu(山伏天狗) ōtengu (大天狗) o daitengu sono più umani dei loro cugini karasu: sono alti con pelle e faccia rossa, ma hanno un naso incredibilmente lungo.
Spesso sono usati nelle storie per parodiare ilbuddhismo; portano un bastone (bō) o un martellino.
Anche loro talvolta hanno caratteristiche aviarie, come ali o un mantello di piume; secondo alcune leggende hanno dei ventagli hauchiwa, fatti con piume o foglie di Aralia japonica, e li usano per controllare la lunghezza del naso o scatenare fortissime raffiche di vento.
Dei tengu atipici sono il guhin, simile a un cane, e lo shibatengu, simile a unkappa.
I tengu possonotrasformarsi in animali (uccello, volpe, o cane procione – nota che questi ultimi due sono a loro volta capaci di fare lo stesso: vedi kitsune e tanuki) o esseri umani, anche se generalmente mantengono alcune caratteristiche del loro aspetto, come un naso particolarmente lungo o una costituzione simile ad un uccello.
I tengu sono quasi sempre ritratti vestiti come eremiti di montagna (yamabushi), monaci buddhisti o sacerdoti shintoisti.
Anche se sono dotati di ali e possono volare, generalmente sono anche in grado di teletrasportarsi magicamente

Ushiwakamaru Benkei Scena famosa al ponte Gojo Ohashi.
Ogni montagna ha il proprio tengu, che è il dio della montagna.Sebbene i tengu non compaiano nel folklore, Kuramayama Sojobo (grande tengu) e altri Otto tengu [Atagoyama Tarobo (tengu corvo), Hirayama Jirobo (tengu grande), Iizuna Saburo (tengu corvo), Oyama Hokibo (tengu grande), Hikoyama Buzenbo (tengu grande), Omine Yamazen Onibo (tengu corvo)), Shiramine Sagamibo ( Grande Tengu)] aiuta Ushiwakamaru.
Ushiwakamaru ha imparato molto da Kuramayama Sojobo, quindi probabilmente tutti i tengu lo hanno sostenuto.


江戸後期 国芳により描かれた作品
牛若丸 弁慶 五条大橋の有名な場面。
山にはそれぞれ山の神としての天狗が存在する。
伝承では天狗が出てくることはないけれど、鞍馬山僧正坊(大天狗)他 八天狗【愛宕山太郎坊(カラス天狗)、比良山次郎坊(大天狗)、飯綱三郎(カラス天狗)、大山伯耆坊(大天狗)、彦山豊前坊(大天狗)、大峰山前鬼坊(カラス天狗)、白峰相模坊(大天狗)】が牛若丸を助けてくれる。
牛若丸は鞍馬山僧正坊にいろいろ教わったから、天狗たちが皆応援してくれたのだろう
江戸時代の庶民は平家物語の内容や天狗の伝承なんぞを皆よく知っていた様子 じゃないとこんな浮世絵見てもわからないもん

uel mese, l’ombra di Kurama è sospesa nell’ombra. Una piccola tempesta notturna di attacchi Konoha . Ci sono molte persone che vagano e uccidono i tengu Kifunegawa. Qui, gli ortodossi della famiglia Minamoto, Ushiwakamaru, nemico di suo padre, nutre rancore nei confronti della famiglia Heike. Visito Tamonten ogni notte, stanco di pregare, e sonnecchio per un po’ sull’angolo della roccia Cuscino per il gomito [Seri Aikata]

本調子〉  それ月も鞍馬の影うとく 木の葉おどしの小夜あらし ものさわがしや貴船川  天狗倒しのおびただしく 魔界のちまたぞ恐ろしき  ここに源家の正統たる 牛若丸は父の仇 平家を一太刀恨みんと  夜毎詣づる多聞天 祈念の疲れ岩角に 暫しまどろむ 肱まくら  [セリ合方]

思ひ出せば 我いまだ三歳の時なりしが 母常磐が懐に抱へられ  伏見の里にて宗清が 情によりて命助かり  出家をせよと当山の東光坊に預けられしも 算へてみれば一と昔  十余年の星霜経れど 稚心に忘れずして 今 まのあたり見たる夢 それにつけても父の仇  剣道修行なすと雖も 我一向の生兵法 願へば神の恵みにて 本望遂ぐる時節を待たん  イデや琢磨の修行をなさん 木太刀おっとり身がまえなす  時しも俄に風起こり 天狗礫のばらばらと 鳴動なしてすさまじし  遙の杉の梢より またもや怪しの小天狗 木太刀うち振り 立向かへば シヤ小賢しと牛若丸 つけ入る木太刀を払ひのけ  上段 下段 早速の働き 勝負いかにと霧隠れ  後ろに窺ふ僧正坊 優り劣らぬ 両人が 木太刀の音は谺して  目覚ましくもまた 勇ましし  さしもの天狗もあしらひかね 跡を晦まし失せにけり 跡をくらまし失せにけり




Munekiyo fu portato nel villaggio di Fushimi, con sua madre Tokiwa in braccio, e per compassione fu affidato a Tokobo della montagna, che gli disse di salvargli la vita. e sono diventato prete. Sono passati più di dieci anni da allora, ma nella mia mente infantile non ho dimenticato i sogni che vedo intorno a me e, ancora di  più, l’allenamento di Kendo, nemico di mio padre, mi fa sentire ancora meglio. Se lo desidero, con la grazia di Dio, aspetterò il momento giusto per soddisfare il mio vero desiderio. Praticherò le mie idee e tecniche. Proprio mentre la spada di legno si prepara con calma, il vento si alzerà all’improvviso e la ghiaia del tengu cadrà a parte, emettendo un suono tremendo dalle lontane cime degli alberi di cedro, un altro misterioso piccolo tengu con una spada di legno, Uchifuri Stando di fronte a loro, Siya Kokenshi e Ushiwakamaru spazzarono via le spade di legno che li stavano attaccando. Il livello superiore e quello inferiore funzionavano rapidamente. Il Villaggio di Kirigak osservava la battaglia e Sojobo osservava da dietro. Entrambi erano superiori l’uno all’altro. Il suono delle spade di legno era forte e sorprendente. Anche il coraggioso Tengu fugge, cercando di nascondere le sue tracce. Ho cercato di nascondere le mie tracce e di farle sparire

解説

安政3年(1856)の二世勝三郎の作曲で同時期に「船揃い」が作られています。これは、一連の義経伝説に基づくもので、義経が牛若丸といった幼少時代の話です。

関守平宗清に助けられ、鞍馬寺の東光坊預かりとなった牛若丸は、自分が源氏の御曹司であることを知り、平家打倒のため夜な夜な剣術修行に当たります。 その相手となるのが、大天狗僧正坊とその手下の木の葉天狗です。

大薩摩を多用し、極めて活劇風に仕立てられています。謡曲鞍馬天狗をベースに作られています。

鞍馬寺 降魔必勝の小太刀 Tempio di Kurama: la piccola spada che governa i demoni e assicurano la vittoria

鞍馬寺: Tempio di Kurama

降魔必勝の小太刀: Piccola spada per sottomettere i demoni e ottenere una vittoria certa

Si dice che questo alto albero Osugi Gongen, affettuosamente conosciuto come “Osugi-san”, abbia più di 800 anni 
高々と伸びるこの大杉権現、「大杉さん」と親しまれているこの木は樹齢は800年 MONTE KURAMA YAMA

Tempio di Kurama: la piccola spada che domano i demoni e assicurano la vittoria

鞍馬寺 (Kurama-dera): È un famoso tempio buddista situato a Kyoto, in Giappone. È noto per la sua connessione con le leggende di Minamoto no Yoshitsune, un famoso guerriero samurai, e con la disciplina del REIKI

降魔必勝の小太刀 (Gōma-hisshō no kōtatō): Una piccola spada, anch’essa legata a pratiche rituali, che simboleggia il potere di sconfiggere i demoni e assicurare la vittoria.

この紙の中には、下記のことが書かれています。

「源義経公 降魔必勝の小太刀」について

人生すべてのことについて、最勝の歓びを得るためには、まず、自分の心のよこしまに打ち勝つ力をもつことこそ大切です。

「千人の敵に勝つより、ひとりのおのれに勝つものこそ最上の勇者なり」

自己に克つ人はすべてに勝つ人であり、護法魔王尊の破邪顕正の御精神、すなわち大地の心を持つ人であります。

護法魔王 Goho Maouson: (re dei demoni della Terra) Simbolo di vitalità
Le tre statue in piedi di Bishamonten (Tesoro Nazionale)

「源義経公 降魔必勝の小太刀」といいます。
Si intitola “Minamoto no Yoshitsune’s Kodachi, una vittoria sicura contro i demoni”.

この御太刀は、鞍馬山で兵法を学んだ源義経公(幼名牛若丸)の小太刀(寺宝)にちなみ、約二分の一に縮尺して作られたものです。これを、降魔の太刀としてお授けし、人生の勝者となってくださることをお祈りします。
In questo documento è scritto quanto segue:
“La piccola spada di Minamoto no Yoshitsune e la vittoria sulla demonia”

Per ottenere la più grande gioia in ogni aspetto della vita, la cosa più importante è coltivare la forza di dominare le proprie debolezze interiori.
“Conquistare mille nemici è meno nobile che vincere se stessi”.
“千人の敵に勝つより、ひとりのおのれに勝つものこそ最上の勇者なり”
Chi vince su se stesso è un guerriero più forte di chi ne sconfigge mille.”

Chi vince su se stesso, vince su tutto 自己に克つ人はすべてに勝つ人であり e possiede lo spirito di Goho Maōson, ovvero il cuore della terra.
Questa spada è una riproduzione in scala ridotta della piccola spada (un tesoro del tempio) di Minamoto no Yoshitsune (da giovane conosciuto come Ushiwakamaru), che studiò le arti marziali sul monte Kurama. Vi viene offerta come una spada per scacciare i demoni interiori, con l’augurio che possiate diventare vincitori nella vita.

Minamoto no Yoshitsune 源 義経
shittan (悉曇) o bonji (梵字)
Goho Maouson: (Spirito Re della Terra) Simbolo di vitalità
Bishamonten: (Spirito del Sole) Simbolo della luce
Bodhisattva Kanzeon dalle mille braccia: (Spirito della Luna) Simbolo di Compassione
uesto è il goshuin del Tempio Kurama.
鞍馬寺の御朱印です

Mao-son, Bishamon-ten e Senju-Kannon sono simboli dell’anima universale. Formano la trinità “Sansong-Sonten” (Grande Triplice Divinità).
Gli dei inclusi nella trinità divina personificano Potere, Luce e Amore.
 毘沙門,尊天, 魔王

Durante l’era Heian, il Tempio Kurama, come Enryakuji, apparteneva alla scuola Tendai, e nel 1949 passò nelle mani della nuova setta Kurama-Kokyo.
La base del suo culto è il concetto della fonte cosmica primaria della vita, intesa come la trinità di potere (terra), luce (sole) e amore (luna).
Amore 観音, luna, dea Kannon
Luce divinità guerriera Bishamon 毘沙門, sole
e Forza Signore dei Demoni Mao 魔王, terra
La loro trinità si chiama Sonten
尊天, lett. venerato, grande paradiso, nel significato – il principio divino più alto.

La sua bellezza lunare illumina il cuore” Amore (観音, luna, dea Kannon) COMPASSIONE
Hrīḥ in Siddhaṃ .
Luce divinità guerriera Bishamon 毘沙門, sole LUCE
毘沙門天(Bishamonten)多聞天 Tamonten Vaiśravaṇa
 
वैश्रवण
 Vessavaṇa 

多聞天王;

 Duōwén Tiānwáng ,
giapponese:
毘沙門天,
è uno dei
quattro re celesti ed è considerato una figura importante nel buddismo.
È il dio della guerra e solitamente è rappresentato come un re guerriero
Vairocana वैश्रवण 毘沙門天
Forza Signore dei Demoni Mao 魔王, terra VITALITA’ /POTENZA
護法魔王尊 RE DEMONE GUARDIANO Gohoumaouson 

写真:「京都発見 三 洛北の夢」より

決して若々しいとは言えないのですが、魔王尊は姿形を自由自在に変えられるのだそうです。

それにしても、このお姿はまさに天狗そのもの。
実は魔王尊は、天狗の総帥なんです。
つまり、魔王のパワー=天狗のパワーなのです。

「天狗」というだけでも畏怖すべき存在なのに、その親分なわけですから、ものすごいパワーを持っているわけですね^^
Sebbene non si possa dire che sia giovane, si dice che il Signore dei Demoni sia in grado di cambiare il suo aspetto a piacimento.

Ad ogni modo, questa figura è esattamente quella di un tengu.
In effetti, Maouson è il comandante dei Tengu
In altre parole, il potere del Re Demone = il potere del Tengu.

Solo il nome “Tengu” è un’esistenza maestosa, ma poiché è il capo dei Tengu, ha un potere enorme

Si dice che questo alto albero Osugi Gongen, affettuosamente conosciuto come “Osugi-san”, abbia più di 800 anni 
高々と伸びるこの大杉権現、「大杉さん」と親しまれているこの木は樹齢は800年
MONTE KURAMA YAMA

Sotterraneo della sala principale dove puoi comprendere le credenze del Tempio Kurama-dera
Il santuario principale ha un seminterrato.

Si chiama “Hoden”.

パワースポットその3.鞍馬寺の信仰がわかる本殿の地下
本殿には地下があります。
「宝殿」と呼ばれています。
LUNA ARGENTO ACQUA AMORE/ORO SOLE LUCE/TERRA ROSSO POTENZA

Balder Baldur Baldr 

opera Johan Egerkrans

Archetipo  della luce, appartenente alla stirpe degli Æsir, figlio di Óðinn e di Frigg. Venne ucciso da Hǫðr su istigazione di Loki, ma sarà destinato ad aprire il nuovo ciclo cosmico dopo il Ragnarǫk.
Il nome “Baldur” potrebbe significare “splendente” o “principe”.

Nell’ Edda in prosa, si narra che Balder, il figlio di Odino, era “il più gentile, il più saggio e il più onesto degli Aesir”. sua madre, moglie di Odino, Frigg., per preservare la sua vita, fece fare giuramento indistruttibile a tutti gli oggetti del mondo – vivi e inanimati – che non avrebbero fatto del male a Balder. Le mancava solo il vischio: guardando il suo fragile germoglio, Frigga decise che comunque non avrebbe potuto fare del male a suo figlio.  Loki, insidiosa minaccia antagonista, trasformandosi in serva, decise di estorcere a Frigga: da chi non era stato prestato il giuramento, costruì una lancia o una freccia (esistono diverse versioni) e la diede al dio cieco Höda, fratello di Baldur, che ignaro colpì Balder con un’arma fatta di  dal vischio, uccidendolo.

Johan Egerkrans Ragnarǫk


Senn váru æsir allir á þingi ok ásynjur allar á máli, ok um þat réðu ríkir tívar, hví væri Baldri ballir draumar. Þá reið Óðinn fyrir austan dyrr, þar er hann vissi völu leiði; nam hann vittugri valgaldr kveða, unz nauðig reis, nás orð of kvað: “Hvat er manna þat mér ókunnra, er mér hefir aukit erfitt sinni? Var ek snivin snævi ok slegin regni ok drifin döggu, dauð var ek lengi.”

Una volta tutti gli Dei si riunirono in consiglio, tutte le Dee si riunirono in consiglio, e i potenti Dei discussero perché Balder avesse brutti sogni.

Poi Odino cavalcò a est della porta di Hel, e lì trovò la tomba di una strega, e allora il Dio della guerra pronunciò un incantesimo, finché il suo cadavere fu costretto a risorgere e parlò:

“Chi è quest’uomo, a me sconosciuto, che mi ha riportato a una vita odiosa? Ero sepolta nella neve, colpita dalla pioggia, annegata nella rugiada, ero morta da molto tempo.”

confer BALDRS DRAUMAR I SOGNI DI BALDR

“Id est rapio vivere”

“Id est”: “cioè” o “vale a dire” (introduce una spiegazione o una definizione)

“rapio vivere”: “rapire la vita” (qui “rapire” ha un significato più figurato, di “afferrare avidamente”, “godere intensamente”)



“Vale a dire, vivere intensamente”
“In altre parole, vivere appieno”

“人生何處不相逢,一葉浮萍歸大海” Nella vita, prima o poi, tutti i sentieri si incrociano. È come una foglia che galleggia, destinata a tornare nell’oceano.”

人生何處不相逢: Nella vita, dove non ci si incontra?
“Nella vita, prima o poi, tutti i sentieri si incrociano.”

葉浮萍歸大海: Una foglia galleggiante di lenticchia ritorna al mare.


Il proverbio “人生何處不相逢” è spesso attribuito al poeta cinese Liu Yong,
柳永 vissuto durante la dinastia Song.
Simbolismo della foglia: La foglia di lenticchia è un simbolo comune nella poesia cinese, che rappresenta la fragilità della vita umana e la sua connessione con la natura.

ὕπνος “sonno”, confini sottili, ipnosi, suggestione, placebo, nocebo….

Ogni pensiero è autoipnosi
ogni discorso è ipnosi
ogni cultura (o sottocultura) è ipnosi di massa

….. ogni volta che te ne ricordi è deipnosi

confer

Se abbiamo questo strumento di cura così potente (il placebo) e vogliamo utilizzarlo manipolandolo, abbiamo bisogno di fare una scienza completamente diversa.
Abbiamo bisogno di considerare scientifiche cose che fino ad adesso non le consideravamo tali.
Abbiamo bisogno di studiare con la statistica degli atteggiamenti di tipo teatrale – di fatto stiamo facendo teatro quando cerchiamo di far funzionare l’effetto placebo al meglio.
La butto lì: forse dovremmo studiare ciò che le culture sciamaniche hanno sempre fatto in termini di ritualità...per dirne una.
Quello che vi voglio passare è che l’effetto placebo cosa fa, oltre a curare la gente? L’effetto placebo cura lo scientismo, cioè cura la falsa coscienza di sapere già tutto e ci spinge all’umiltà di ricominciare da capo.
Prof. Alessandro Giuliani
Professore di statistica alla Sapienza e Primo Ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità.

Mago Guerriero, Corsaro, Gentiluomo del Mare: il Comandate Todaro.

“Morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”

Spirito ardito e un po’ ribelle, il suo desiderio di attaccare il nemico con il cannone , ‘‘guardandolo in faccia e non silurandolo nell’ombra” , rievocava il comportamento cavalleresco , carismatico, magnetico, era guidato da un profondo senso di umanità e compassione, che andava oltre i doveri militari e le convenzioni della guerra, appassionato di filosofie orientali, esoterismo e yoga, i suoi compagni di corso lo chiamavano Zoroastro , il suo equipaggio lo soprannominò Mago Baku, un asceta, un mistico, che seguiva il culto della sacralità del mare , rito del duello
Altri dicono che era come un antico spartano: sobrio, schivo, introverso, solitario, con un portamento fiero e un’andatura rigida, quasi altera. In realtà quell’andatura era dovuta al fatto che Todaro portava il busto, a causa di una frattura alla colonna vertebrale, come nei riti di smembramento sciamanici, riportata quando volava sugli idrovolanti come osservatore aereo, non riuscì più a rimettersi completamente, poichè la spina dorsale era lesionata.


”Già in Accademia si era esercitato in esperimenti di suggestione ipnotica. Vi è chi, come il comandante Walter Auconi e il comandante De Grossi Mazzorin,  ha parlato di “spiritismo”, ma a quanto è dato capire solo per indicare esperimenti di metapsichica, e doti particolari del nostro ufficiale, scaturite dalle sue pratiche ascetiche, come emerse durante la guerra con “l’episodio del tenente Stiepovich morto, in seguito all’asportazione di una gamba per un colpo di artiglieria, quasi senza accusare dolore proprio

confer Sandro Consolato


Questa menomazione, tuttavia non riuscì a frenare lo spirito, l’attività del capitano, che durante lunghe ore di rieducazione trascorse a La Spezia, …. si dedicò a letture e discussioni, sopratutto scritti di psicoanalisi, pare fosse un appassionato di Jung, e praticava ipnosi , esprimendo capacità medianiche, con effetti sorprendenti.
Predisse la sua morte in guerra, ma non da sveglio. Come riferiva il comandante Lenzi ” il comandante Todaro credeva , in termine generale nelle scienze occulte. Mi aveva insegnato, per esempio a girare, a passeggiare intono al nostro ”Cappellini” ( il noto sommergibile) quando era in porto perchè , diceva, ” bisogna imparare a riuscire a sentire quello di cui abbisogni, tu credi di pensarlo tu, invece è lui che te lo suggerisce, se sai ascoltarlo”
in Atlantico cercavamo sulle carte nautiche con il pendolino i convogli nemici. Ho anche visto con i miei occhi far cessare il dolor di denti a un operaio francese passandogli sulla guancia due volte con il palmo di una mano. – […] Lo ho sentito dire più volte che da sveglio nessuno lo avrebbe mai… beccato. Così è stato”.
Una volta mandò in licenza il suo mitragliere più fido, che non voleva saperne di lasciare i suoi compagni. “E’ un ordine!”, gli disse con perentorietà il comandante Todaro . Poi confidò ad un amico che il giovane marinaio aveva il destino segnato. “ Che si goda qualche giorno in famiglia prima di quel giorno”. Un mese dopo il marinaio rimase ucciso, mentre si trovava alla sua mitragliera da uno scoppio di granata che frantumò la torretta del sommergibile. Fu infallibile fino a quel giorno
”Un suo compagno di corso, Walter Ghetti, così ne parla: “Todaro era differente da noi, non solo per alcune peculiarità, come la pratica dello yoga, il non mangiare mai carne, il carattere chiuso e un po’ melanconico; tuttavia, provammo per lui una grande amicizia, malgrado questo essere differente, che era superiorità: probabilmente perché lo sentivamo sincero. E sentivamo anche la necessità, pur non potendo ancora misurare la forma di tale differenza, di rispettare una personalità già delineata”.


A Bordeaux, fra una missione di guerra e l’altra, passava lunghe giornate chiuso nel suo camerino a leggere, studiare, sperimentare. Si narra, a proposito di aneddoti, che una volta, per gioco, riuscì ad ipnotizzare una signora con estrema facilità. E così la sua fama di corsaro gentiluomo si colorò di altri aspetti, assunse toni accesi e istrioneschi. In effetti c’era, in quel suo pizzetto di barba nerissima, nel suo sguardo obliquo, magnetico, indagatore, c’era un che di stregonesco.
Leggeva un po’ di tutto, dalla filosofia alla parapsicologia, ai libri sulle pratiche magiche.
E così a bordo cominciarono a chiamarlo Mago Bakù.
Si dice, in effetti, che avesse una sorta di preveggenza.
C’è chi giura di averlo sentito fare delle previsioni che si sono avverate fin nei minimi particolari.
Una volta lasciò a terra un marinaio perché prevedeva che ci sarebbero stati pericoli solo per lui, infatti
il marinaio in questione fu colto da un violento attacco di appendicite, con pericolo di peritonite, e si salvò solo perché poté essere prontamente ricoverato in ospedale e trasportato in sala operatoria.

Il comandante consapevole del potere evocativo dei simboli forniva ai suoi marinai dei pugnali, per indurre uno spirito combattivo, come se dovessero andare all’arrembaggio, così come aveva congeniato di rafforzare la prua del sottomarino con una forte lamiera tagliente per emergere nella caccia nemica in estremo gesto di speronamento, in una chiave ”magico animistica” , si prendeva cura del suo equipaggio e delle sue imbarcazioni apportando innovazioni ingegnose, dopo innumerevoli sperimenti, attuò a proprie spese, un innovativo sistema interfonico o l’ideazione dei barchini ”SMA” (Silurante Modificato Allargato).

CONFER da Sandro Consolato “Arthos”, n.s., a. III, n° 6 , luglio-dicembre 1999

Il marinaio Vittorio Marcon racconta: “Ricordo che era avvenuto che il Comandante col pensiero avesse chiamato qualcuno dell’equipaggio, e questi fosse arrivato come se lo avessero richiesto ad alta voce. Una volta ero con lui, nello stesso locale, che era un locale perfettamente chiuso, isolato dagli altri, ed egli disse il nome di un sottufficiale. Non era passato forse un minuto che quel sottufficiale bussò alla porta, proprio come avesse sentito di essere chiamato dal Comandante”.

Sommergibile Cappellini (da www.difesaonline.it)

L’ammiraglio Vittorio E. Tognelli ebbe a dire di Todaro: “La sua tattica preferita era quella più ardita e pericolosa: attacco di giorno con cannone, anche se sconfessata dai suoi superiori per il grave rischio cui sottoponeva l’unità e per le perdite che inevitabilmente subiva in combattimento”.
Ma i suoi uomini non temevano di morire, perché sapevano che il primo ad esporre la propria vita era il loro comandante. Sul suo sommergibile regnava un cameratesco egualitarismo: uguale vestiario, uguale vitto, uguale tempo libero per tutti, obbligo di ginnastica giornaliera. Scriverà l’ammiraglio tedesco Dönitz sul temperamento e le qualità militari dei sommergibilisti italiani: “Essi sono perfettamente capaci di attaccare il nemico con ardimento e abnegazione. Anzi, in certe circostanze, possono, nello slancio dell’azione, comportarsi più audacemente di noi che non ci lasciamo trascinare così dall’entusiasmo della battaglia”.

Borghese volle Todaro, alla testa del Reparto di superficie, che venne intitolato a “Vittorio Moccagatta”, mentre quello subacquei lo fu a “Teseo Tesei”. Così il principe romano ritrasse poi Todaro nel suo Decima Flottiglia Mas: “Di statura normale, appariva più piccolo per l’abbandono delle spalle sempre un po’ curve; lo sguardo vivissimo negli occhi scuri, il volto affilato e incorniciato da un pizzetto nero; acuto psicologo, chiaroveggente e singolarmente iniziato nei problemi teosofistici, dotato di un coraggio freddo e cosciente e di una volontà e capacità di lavoro eccezionali.

Salvatore Todaro a destra con a fianco Valerio Borghese, a sinistra è l’ammiraglio Aimone di Savoia Aosta, al centro Ernesto Forza

Sebastopoli capitolò il 2 luglio del ’42. I tedeschi, le cui forze di terra avevano certamente determinato la vittoria sui russi, volevano accapparrarsi anche i meriti dell’assedio dal mare, e più concretamente sottrarre agli alleati rumeni, che pure avevano combattuto valorosamente, ogni pretesa sul porto di Balaclava. Il 1° luglio i rumeni, contrariamente al volere dei tedeschi, decisero di entrare per primi a Balaclava da terra, facendosi strada “con un valoroso assalto all’arma bianca”, e Todaro, di sua iniziativa, senza avvertire il suo superiore Mimbelli per non essere intercettato dagli alleati, decise a sua volta che i cinque motoscafi italiani sarebbero entrati nel porto a bandiere spiegate prima dei mas germanici. E così fu, sotto gli ultimi fuochi dell’artiglieria costiera sovietica. Il colonnello rumeno Dimitrescu accolse felice i fratelli latini giunti dal mare, festeggiando con… cipolle e champagne!

Il 4 luglio ’42 Todaro tornava in Italia dal Mar Nero, dove aveva compiuto tredici missioni di guerra. Il comandante Auconi testimonia che Todaro sentiva che sarebbe caduto in guerra e che parlava di ciò senza commozione, con assoluta naturalezza. A ottobre visitò per l’ultima volta la famiglia a Sottomarina. Si recò dal  monsignor Voltolina e, malgrado anche la sua famiglia stentasse a far quadrare il bilancio, fece, come era solito, generosa beneficienza anonima ai poveri assistiti dal buon prete. L’amico Armando Boscolo, che lo vide allora per l’ultima volta, racconta: “di quell’ultimo incontro ha lasciato l’immagine di un volto soffuso di misticismo oggi quasi inverosimile, di uno sguardo di una soavità serafica, di una voce dolce e fatta soltanto per dire parole buone”.

motopeschereccio armato Cefalo

”La mattina del 14 dicembre ’42, nell’isolotto di La Galite, mentre riposava a bordo del Cefalo, il piropeschereccio nave-appoggio dei moto-siluranti della Xª,  con i quali si preparava ad attaccare il porto tunisino di Bona, Todaro morì durante l’attacco di due caccia inglesi. Un proiettile trapassò il ponte e una scheggia colpì la sua testa. Lo trovarono nella sua cuccetta, che pareva continuasse a dormire. Si avverava così la sua profezia: “Io morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”.
Fu seppellito a La Galite. Il duca Aimone di Savoia-Aosta scriverà alla vedova ricordando Todaro quale “Valoroso tra i valorosi, incarnazione dello spirito guerriero”. Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria, in guerra il comandante Todaro aveva ottenuto due medaglie di bronzo, tre d’argento e, dall’alleato germanico, la croce di ferro di prima classe.”

CONFER

Fisica quantistica, Spiritualità, Religione

Federico Faggin integra scienza e spiritualità nella sua visione del mondo partendo dal presupposto che la coscienza e il libero arbitrio siano fondamentali e preesistano alla materia.
Questa visione si basa sulla sua esperienza personale di coscienza extracorporea e sulle sue ricerche nel campo delle reti neurali e dell’intelligenza artificiale.

Faggin sostiene che la coscienza non può essere spiegata come un semplice fenomeno del cervello, in quanto non esiste nulla in fisica che trasformi segnali elettrici o biochimici in significato, che è ciò che noi proviamo con la coscienza.
La coscienza deve quindi essere una proprietà fondamentale dell’universo, esistente prima o simultaneamente alla materia.

Per spiegare la coscienza, Faggin, in collaborazione con il professor D’Ariano, ha sviluppato una teoria basata sull’informazione quantistica, secondo la quale la coscienza è una proprietà intrinseca dei campi quantistici da cui deriva tutta la realtà.
Questi campi, essendo coscienti e dotati di libero arbitrio, comunicano tra loro creando la realtà fisica.

La fisica quantistica, con le sue proprietà “incomprensibili”, come la non-clonabilità dell’informazione quantistica e la sua natura probabilistica, non descrive il mondo esterno, ma l’interiorità dell’universo, ovvero la spiritualità.
Da questa interiorità emerge poi il mondo classico della scienza, fatto di simboli condivisibili ma privi di significato intrinseco.

Faggin ritiene che la meditazione sia uno strumento fondamentale per la conoscenza di sé, in quanto permette di calmare la mente e di aprirsi all’ascolto del silenzio interiore.
Attraverso la meditazione, possiamo accedere a stati di coscienza più profondi e comprendere la vera natura di noi stessi come campi coscienti con libero arbitrio.

In conclusione, la visione di Faggin unisce scienza e spiritualità, riconoscendo l’importanza della coscienza e del libero arbitrio come fondamenti della realtà. La sua teoria, basata sull’informazione quantistica, offre una nuova interpretazione della fisica quantistica e apre la strada a una comprensione più profonda della natura umana e del nostro posto nell’universo.

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