“Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento…. Hagakure 葉隠聞書

ある剣術家が老後に言われたことですが、「一生の中で、修業には順序というものがあります。下にいるときは、修業してもうまくならず、自分も下手だと思い、人も、下手だと思います。そのときは、役には立たないのです。中位になると、役にはまだ立ちませんが、自分の足りない点が目に付き、人からも、それが見えるのです。上になってくると、自分のものになって来て、自慢する気持ちも出来、人から褒められるのが嬉しくなり、人の足りないところにがっかりしたりします。こうなると、役に立ちます。

上の上になると、知らないふりをしていて、人からも上手だなと思われます。ほとんどは、ここまでです。

その上に、一段と越えて、そこまでの行く道のない所、というのがあります。その道に深く入ると、どこまでやっても終わりがない事が分かるので、これでいいということがありません。

自分に足りない点があるのをほんとうに知り、一生、これで出来たということもなく、自慢する心もなく、卑下する心もなく、やり通すのです。

柳生殿は『人に勝つ道は分かりません。自分に勝つ道は分かりました。』と、言われたそうです。昨日よりは上達し、今日よりは上達しで、一生の間、日々、仕上げていくのです。それが、どこまでということはないということです。」と、言われました。

Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro:
“Nella vita, ci sono diversi gradi di
apprendimento.
Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti.
Al livello
intermedio l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce
anche a vedere quelle altrui.
Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità, si
rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni.
Costui ha valore e
si comporta come se non sapesse nulla.
“Questi sono i livelli in generale.
Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente di tutti.
Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di
percorrerla.
Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di
aver raggiunto la perfezione.
Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via”.
Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò:


“Io non conosco il modo di sconfiggere
gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso”.

KICK BOXING K1 THAI BOXE PUGILATO CITTA’ STUDI MILANO Tecnici FPI e FEDERKOMBAT

Se insegnate da personale competente e qualificato, permettono di acquisire consapevolezza di sé e delle proprie abilità, consapevolezza della propria corporeità, permettono di instaurare un significativo ed equilibrato rapporto tra mente e corpo.

Offrono l’occasione  di sviluppare  una sensibilità tra il  movimento fisico e l’atteggiamento mentale, favorendo nel individuo la concentrazionel’autocontrollo, il concetto di sé e al contempo accrescendone il senso di maggiore sicurezza ed autostima.


Offrono, inoltre,  la possibilità di prendere consapevolezza della propria emotività, imparando a gestire l’istintività, e di esprimere l’aggressività in un contesto protetto e secondo modalità prestabilite.
Costituiscono un ottimo strumento di espressione catartica di sfogo e di rigenerazione, favoriscono lo scaricamento delle tensioni apportando benefici al sistema cardiocircolatorio e in senso più ampio al sistema psicofisico, favorendo un valido supporto sul piano motivazionale.

ASD RUAN BOXING vanta Tecnici qualificati FPI FEDERKOMBAT

 Caestus pugilatus, pugilatio, πυγμή, πυγμαχία

Il pugilato (pugilatuspugilatio, πυγμή, πυγμαχία), quale esercitazione facente parte delle gare atletiche, risale a remota antichità e ha origini mitologiche. L’inventore ne sarebbe stato Teseo, ed Eracle uno dei più forti cultori. Sono celebri nella mitologia le lotte fra Apollo e Ares, ad Olimpia, e fra il dioscuro Polluce ed Amico, re dei Bebrici, durante la spedizione degli Argonauti.

Apollo uccide Phorbas

Virgilio (Aen., V, 391 segg.) descrive con efficace evidenza la tenzone fra Darete ed Entello.


Il pugilato faceva sempre parte dei giuochi pubblici e delle esercitazioni nei ginnasî e nelle palestre.
Era grandemente stimato quale buona preparazione al combattimento, insegnando a colpire evitando i colpi. Si considerava anche di alto valore educativo, dando ai suoi cultori una costante resistenza fisica, e apprendendo le astuzie e la rapidità di decisione.
I medici ne biasimavano gli eccessi, ma poi lo raccomandavano in certi casi per combattere la vertigine e il male di testa.
Gli Etruschi coltivarono molto il pugilato e lo insegnarono ai Romani.
Nei ludi celebrati da Tarquinio Prisco si narra che intervenissero pugili fatti venire dall’Etruria. Non vi era festa romana o trionfo senza una pugilatio. Catone stesso fece istruire suo figlio in questa arte; Augusto vi prendeva gran piacere e Caligola ne fu gran fautore. Fu in gran voga in Roma nell’età repubblicana e più ancora durante l’impero. In molte opere d’arte greche e romane sono indicati gli atteggiamenti del pugilista (pugilpugilator, πύκτης), ed espresse le varie maniere di parare e di colpire.

La tecnica del pugilato era quale si adotta ancor oggi, però più pericolosa e con effetti più gravi, dato l’uso da parte dei lottanti di coprirsi l’avambraccio e il pugno con corregge di cuoio indurito, guarnite con piccole borchie di piombo, lasciando però libere le dita. Era questo il terribile cesto (caestus), che, aggiungendo forza al colpo, proteggeva al tempo stesso il polso e il braccio. Gli antagonisti lottavano completamente nudi, come negli altri agoni. Era proibito l’uso di mezzi illeciti, e gravemente punita l’uccisione premeditata dell’avversario. I colpi erano diretti alle parti superiori del corpo e specialmente al viso. Quando la lotta durava a lungo per la resistenza dei due pugilisti si soleva prendere una posizione fissa e in quella durare o assalendo o difendendosi, finché l’uno o l’altro alzasse la mano dichiarandosi vinto. confer TRECANI

Il Pugile a riposo e la Vittoria

“L’esposizione congiunta di questi due straordinari bronzi permetterà di dar vita a un dialogo ‘impossibile’ tra il mondo ellenistico e il mondo romano, offrendoci una preziosa narrazione sul polimorfo simbolismo della Vittoria, da Nike sportiva ad emblema della pax latina, qui rappresentate da due capolavori dell’arte universale. Il Pugilatore in riposo, incarna alcuni dei valori nei quali il mondo romano affondò le proprie radici culturali”, commenta la Presidente Fondazione Brescia Musei Francesca Bazoli. “Il Pugile e la Vittoria, visitabile sino al 29 Ottobre 2023 nel Parco Archeologico di Brescia Romana con uno spettacolare allestimento curato dall’architetto Juan Navarro Baldeweg, sarà l’occasione per ridurre la distanza cronologica, che ha separato le due opere in antico, traendo forza dalla relazione che intercorre tra esse. Nello spazio dell’aula del tempio romano di Brescia, con contrappunti armonici, si dipanerà una narrazione concettuale e poetica sui valori assoluti che queste sculture rappresentano e che mantengono ancora intatti nel nostro tempo”.

Fiore de’ Liberi e il Flos Duellatorum,l’Abrazar

Nel novero delle antiche arti marziali indoeuropee , dal trattato d’Arme il Flos Duellatorum di Fiore de’ Liberi, considerata come il più antico manuale italiano di tecnica della scherma, proseguendo ai testi rinascimentali dove la “contesa e la colluttazione ” o l’Abrazar si mostra un evidente discendenza e derivazione dalla tradizione greca/latina, come il pancrazio, che leggenda vuole sia stato insegnato agli uomini da Teseo, l’eroe vincitore del Minotauro, dopo averla appresa dalla dea Atena.


παγκράτιον, pankrátion, Pan, tutto e Kratos, potenza; “onnipotenza”, che indica lo scopo e il fine di questo agone atletico: sottomettere l’avversario con qualsiasi tecnica e metodo, ed assurgersi a diventare il più potente.

εὖδαίμων eudaimon

εὐδαιμονία (eudaimonìa),  bene (εὖ èu)  con  spirito guida- sorte (δαίμων dàimōn), "essere divino", "genio", o coscienza", eudemonia essere in compagnia di un buono spirito, il proprio destino...

La pratica non potrà, mai,  essere solamente un addestramento finalizzato ad un pragmatico fine, resta sempre una tensione, un ponte verso l'Assoluto , anche se inconsapevolmente , è l'espressione del desiderio di infrangere le barriere, il limite metafisico per gettarsi nel Oltre....
E' il brivido dell'ignoto nel mantra della ripetizione costante
Pro imago gratus sum Federica Maya

Una ricerca dell’Oltre che, per paradosso ,deve tenere presente il concetto/archetipo classico di Misura
“Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citaque nequit consistere rectum”.
C’è una misura nelle cose; vi sono precisi confini, oltre i quali non può sussistere il corretto (equilibrio).
Orazio

κατά μέτρον secondo giusta misura la felicità/realizazione/individuazzione (eudaimonìa) “buona” (eu) realizzazione, secondo misura (katà mètron), del proprio dàimon, della propria “passione” o “vocazione” più profonda.

Meden Agan greco μηδεν ἄγαν, "niente di troppo", il cui equivalente latino è ne quid nimis ,scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dell’antichità

Agire ma non essere posseduti dall'azione , agire ma non essere posseduti dal fine....
Δελφική Ιδέα John William Godward, L’oracolo di Delfi, olio su tela, 1899

Creato su WordPress.com.

Su ↑