Flora Floralia Ludi Florales

Chloris eram, quae Flora vocor: corrupta Latino/ nominis est nostri littera Graeca sono./Chloris eram, nymphe campi felicis, ubi audis/rem fortunatis ante fuisse viris./Quae fuerit mihi forma, grave est narrare modestae;/sed generum matri repperit illa Deum./Ver erat, errabam; Zephyros conspexit,

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abibam;/insequitur, fugio: fortior ille fuit./Et dederant fratri Boreas ius omne rapinae,/ausus Erecthea praemia ferre domo/Vim tamen emendat dando mihi nomina nuptae,/inque meo non est ulla querella toro/Vere fruor semper: semper nitidissimus annus,/arbor habet frondes, pabula semper humus./Est mihi fecundus dotalibus hortus in agris;/aura fovet, liquidae fonte rigatur aquae:/hunc meus implevit generoso flore maritus,/atque ait “arbitrium tu, dea, floris habe”.

Ovidio, Fasti V, 195-212

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Oggi son detta Flora, ma ero una volta Clori
nella pronuncia latina fu alterata la forma greca del mio nome.
E, Clori, ero una Ninfa delle Isole Fortunate, ove tu sai che
felicemente visse gente fortunata.
È difficile alla mia modestia dire quanta fosse la mia bellezza
essa donò a mia madre per genero un Dio.
Si era di primavera, e io me ne andava errando; mi vide Zèfiro,

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e io mi allontanai; prese a inseguirmi, e io a fuggire.
Ma fu più forte di me.
Borea, come aveva osato prendersi una donna nella casa di
Eretteo, aveva dato al fratello ogni diritto di rapina.
Ma Zefiro fece ammenda della violenza dandomi il nome di
sposa; non v’è alcun motivo di lamento nel mio letto coniugale.
Io godo di eterna primavera; l’anno è sempre fulgido di luce,
gli alberi son ricchi di fronde la terra rivestita di verzura.

Possiedo un fiorente giardino nei campi dotali,
l’aria lo accarezza, lo irriga una fonte di limpida acqua:
il mio sposo lo ha riempito di copiose corolle, e ha detto:
“Abbi tu, o dea, piena signoria sui fiori”.

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Archetipo dell’Eroe

“Il più bel simbolo della libido è la figura dell’ eroe..una figura che passa dalla gioia al dolore e dal dolore alla gioia e come il sole, ora si leva allo Zenith, ora si immerge nella notte più scura solo per risollevarsi a nuovo splendore”

C.G Jung
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Joseph Campbell, influenzato da Jung sostenne che l’eroe attraversa tre fasi del processo di trasformazione rituale.

1 Separazione

2 Iniziazione

3 Ritorno (con il dono)

Separazione dalla normale coscienza egoicadal collettivo (la società con le sue norme,convenzioni,prospettive quotidiane) l’eroe o lo sciamano si recano nei boschi o in regioni selvagge per entrare in un altra dimensione.

Lì accade al secondo stadio, che prevede: Lo smembramento

”Il motivo dello smembramento appartiene al più ampio contesto simbolico della rinascita. Di conseguenza gioca una parte importante nell’esperienza degli sciamani e degli uomini e donne che devono essere smembrato e ricomposti”
CG Jung CW 11par 411

La contemplazione del proprio scheletro e la ricostruzione del corpo mistico, è un periodo di apprendimento e di scoperta di misteri, del potere del sacro o di realizzazioni interiori.

Il terzo stadio il ritorno con il dono, la visione, una maggiore consapevolezza o potere magico,è la fase dell’ eroe o lo sciamano reca beneficio alla propria tribù o al proprio gruppo sociale grazie a ciò che ha realizzato durante il viaggio.

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Christopher Vogler  The Writer’s Journey: Mythic Structure For Writers, pubblicato in italiano come Il viaggio dell’eroe

Confer 

Jung e lo sciamanesimo L’anima fra psicanalisi e sciamanesimo

Joseph John Campbell La sua riflessione è stata indirizzata alla ricerca di connessioni tra lo studio della mitologia comparata e la psicologia analitica. Si è ispirato a Jung, che aveva riscontrato la presenza di figure archetipiche nell’inconscio collettivo. Questi archetipi condividono la struttura della maggior parte dei miti di tutte le culture del mondo.La sua opera principale, in quattro volumi, Le maschere di Dio (The Masks of God, 1959-68) rappresenta una sintesi critica della mitologia mondiale, tramite un approfondimento dei “temi comuni” che attraversano le più diverse produzioni mitologiche

νέκυια la Nekyia viaggio nel Profondo

 εποπτεία epopteia Διόνυσος Dioniso

Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito

Mito e Ernst Jünger

”Anche se non si volesse credere alla verità che nascondono, è impossibile non credere alla loro incomparabile potenza simbolica. Nonostante la loro consunzione moderna, i miti restano, al pari della metafisica, un ponte gettato verso la trascendenza.”

Ernst Jünger

Mattr, megin, might, Macht

Ódhinn kunni thá ithróot , er mestr máttr fylgdhi, ok framdhi sjálfr, er seidhr heitir”

Odino possedeva l’arte da cui scaturisce un grande potere e che egli stesso esercitava, che si chiama magia. 
Saga degli Ynglingar Snorri Sturluson.

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Mattr, megin ‘ una forza che si manifesta in ogni essere in modo autonomo”
(1)
”un termine che rappresenta forza fisica , con una connotazione magica soprannaturale ”
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Come sostiene Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici 
Mattr, megin si trovano unite in un’ espressione allitterante godlausir menn letteralmente uomini senza dio, termine che appare  nell’ultima parte del periodo vichingo, quando alcuni  ”uomini avvertendo la progressiva disgregazione del paganesimo” avendo rigettato la fede negli dei dei loro padri ,si dice in diverse occasioni che credevano ”nella propria forza e nel proprio potere a matt sinn ok megin” (2)

Gianna Chiesa Isnardi sostiene
” eccessivo il giudizio per chi vuole vedere in questo atteggiamento una sorta di ateismo, come pure quello di chi suggerisce che questi uomini fossero tornati ad un credo magico di tipo preteistico (3)
piuttosto si può affermare che in un era di profondi mutamenti quale fu la fase finale del periodo vichingo, costoro, non trovando nell’antica religione il sostegno di cui avevano bisogno… riposero la loro fiducia in quell’unica forza della cui esistenza  avevano certezza, piochè il potere ella magia sta accanto agli dei ed è qualcosa di cui anch’essi hanno bisogno quando debbono compiere azioni straordinarie”

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In proposito a matt sinn ok megin  (“la propria forza e potere”)

La filosofia pagana vien ben descritta dal detto:
“ogni uomo ottiene ciò che merita”.
Se si chiede qualcosa di straordinario, qualcosa in più, allora si deve pagarlo, in un modo o nell’altro.
Se non lo si annulla da sé (donando/sacrificando il guadagno extra agli dèi), ciò che è “sbagliato”, l'”ingiustizia” del favore extra verrà in qualche maniera annullata dalla cattiva hamingja – in pieno accordo con la comprensione pagana della giustizia.
Gli dèi restaureranno da sé la giustizia, in un modo o nell’altro, e la cattiva fortuna potrà arrivare quando e dove meno la si aspetta. Ogni uomo ottiene ciò che merita. Non di più, non di meno. Chiedere favori speciali è un affare rischioso. (4)

CONFER
Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici 

(1) Jan de Vries in Altgermanische Religionsgeschichte

(2) confer Gabriel Turville-professore di letteratura e antichità islandesi  all’Università di Oxford

(3)confer Anton Gerard van Hamel Ođin Hanging on the Tree.
Acta philologica Scandinavica

(4)  V. Vikernes, Guide To The Norse Gods And Their Names, 2001, Cymophane Publishing; trad. it. Breviario degli dèi norreni e dei loro nomi, pag. 10: “Mjørðr” ovvero “Mjød”, “Il nutrimento del guerriero”.

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Hausarúnir Odin’s Skull Teschio di Odino

ᚢᛚᚠᚢᛦ ᚼᚢᚴ ᚢᚦᛁᚾ ᚼᚢᚴ ᚺᚢᛏᛁᚢᛦ ᚺᛁᛆᛚᛒ ᛒᚢᚱᛁ ᛁᛋ ᚢᛁᚦᛦ ᚦᚼᛁᛗᚼ ᚢᛁᚼᚱᚴᛁ ᚼᚢᚴ ᛏᚢᛁᚱᚴᚢᚾᛁᚢ ᛒᚢᚢᚱ

Questo manufatto piuttosto macabro è stato trovato durante uno scavo archeologico a Ribe, in Danimarca. Consiste in un frammento di cranio umano successivamente trasformato in un amuleto. Misura circa 6 cm per 8,5 cm e contiene un piccolo foro, che avrebbe permesso di essere indossato su una cravatta. L’amuleto risale alla metà dell’ottavo secolo, epoca in cui la Danimarca era ancora un paese prevalentemente pagano. Contiene un numero di linee di testo runico inscritto e queste forniscono una panoramica della funzione originale dell’oggetto.

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Gap var ginnunga Hin fornu Tré Óðinn gaf líf Vili gaf Vit Vé gaf sjón, mál og heyrn Dansk oversættelse: Ulf/ulv og Odin og Høj-Tyr. Hullet/Buri er hjælp mod dette værk (denne smerte). Og dværgen overvundet. Bourr.

English translation: Ulfr/ Wolf and Óðinn and HótiwR/High-Týr. The hole/Buri is help against this ache (pain). And the dwarf overcome. Bourr.

Transskription: UlfuR auk Óðinn auk Hó-TíuR. Hialp buri es viðR þæima værki. Auk dverg unninn. Bóur(r).

Translitteration: ulfuR Auk uþin Auk HutiuR : HiAlb buri(i)s : uiþR | þAiMA uiArki Auk tuirk unin buur

Ulf e Odino,

e l’Alto Tyr,

Questo è l’aiuto contro questo dolore

E il nano ha vinto. Bourr

(MacLeod and Mees 2006, 24)

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L’iscrizione runica sembra invocare una tripla forza di protettori per combattere un Nano. Questi sono Ulf o lupo, che può rappresentare Fenrir , poi  Odino il dio nordico principale, seguito da Alto-Tyr, che è probabilmente il dio guerriero Tyr .
Questi aiuteranno Bur, che è molto probabilmente Borr / Burri , il padre di Odino (è anche possibile che Ulf / Odino / Alto-Tyr, rappresentino una trinità divina dello stesso dio, Odino).

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Nella mitologia norrena si pensava che Odino avesse poteri curativi, mentre i nani erano spesso associati alla malattia. Alla luce di ciò, il ciondolo potrebbe essere stato usato come talismano per proteggersi dalle malattie. L’uso di un teschio umano ha probabilmente infuso l’amuleto con una potenza extra.Riferimenti

MaCleod, M. & Mees B. (2006) Amuleti runici e oggetti magici , Boydell Press, Suffolk

ᚠ Fehu

“L’uomo potrebbe sfuggire da ogni cosa, meno che dalle sue intuizioni archetipiche, create nel momento in cui ha preso coscienza della sua posizione nel Cosmo. […] La spiritualità arcaica, così come l’abbiamo decifrata, assetata di ontico, continua fino ai giorni nostri” Mircea Eliade

 

 

 

HÁVAMÁL Mansongr Canto degli uomini

At kveldi skal dag leyfa,
konu, er brennd er,
mæki, er reyndr er,
mey, er gefin er,
ís, er yfir kemr,
ǫl, er drukkit er.

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A sera si deve il giorno lodare,
la moglie, quando è cremata,
la spada, quando è provata,
la fanciulla, quando è sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quando è bevuta.
Í vindi skal við hǫggva,
veðri á sjó róa,
myrkri við man spjalla,
mǫrg eru dags augu;
á skip skal skriðar orka,
en á skjǫld til hlífar,
mæki hǫggs,
en mey til kossa.

Nel vento si deve il legno spaccare,
col buon tempo in mare remare,
nel buio con una fanciulla parlare:
molti sono gli occhi del giorno.
Una nave serve per viaggiare,
uno scudo per proteggere,
una spada per colpire,
una fanciulla per baciarla.
Við eld skal ǫl drekka,
en á ísi skríða,
magran mar kaupa,
en mæki saurgan,
heima hest feita,
en hund á búi.

Presso il fuoco bevi la birra,
sul ghiaccio pattina,
compra un cavallo magro
e una spada insozzata,
a casa ingrassa il cavallo
ma il cane nel cortile.

Meyjar orðum
skyli manngi trúa
né því, er kveðr kona,
því at á hverfanda hvéli
váru þeim hjǫrtu skǫpuð,
brigð í brjóst of lagið.

Alle parole di una fanciulla
non deve nessun uomo credere,
né a ciò che dice una donna.
Sulla ruota [del vasaio] che gira
sono stati plasmati i loro cuori,
e la mutevolezza nel loro petto.

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Brestanda boga,
brennanda loga,
gínanda ulfi,
galandi kráku,
rýtanda svíni,
rótlausum viði,
vaxanda vági,
vellanda katli,

D’un arco che cigola,
d’una fiamma che avvampa,
d’un lupo che spalanca le fauci,
d’un corvo che stride,
d’un maiale che grugnisce,
d’un albero senza radici
del mare che si leva
del calderone che bolle.

Fljúganda fleini,
fallandi báru,
ísi einnættum,
ormi hringlegnum,
brúðar beðmálum
eða brotnu sverði,
bjarnar leiki
eða barni konungs.

D’una lancia che vola,
d’un’onda che si rovescia,
del ghiaccio di una notte,
del serpe che si attorce,
dei discorsi di donne a letto,
d’una spada che si spezza,
dei giochi di un orso,
o del figlio di un re.

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Sjúkum kalfi,
sjalfráða þræli,
vǫlu vilmæli,
val nýfelldum.

D’un vitello malato,
d’un servo intraprendente,
delle confidenze di una veggente,
d’un assassinio recente.
Akri ársánum
trúi engi maðr
né til snemma syni,
veðr ræðr akri
en vit syni;
hætt er þeira hvárt.

Su un campo seminato anzitempo
nessun uomo confidi,
né troppo presto in un figlio.
Il tempo governa il campo
e la saggezza il figlio:
entrambi sono inaffidabili.
Bróðurbana sínum,
þótt á brautu mæti,
húsi hálfbrunnu,
hesti alskjótum,
þá er jór ónýtr,
ef einn fótr brotnar,
verðit maðr svá tryggr
at þessu trúi ǫllu.

Nell’assassino del fratello,
quando lo si incontri sulla via,
in una casa mezzo bruciata,
in un destriero che troppo corre
(è inutile un cavallo
se si rompe una zampa):
nessun uomo sia così ingenuo
da credere in tutto questo.

Svá er friðr kvenna,
þeira er flátt hyggja,
sem aki jó óbryddum
á ísi hálum,
teitum, tvévetrum
ok sé tamr illa,
eða í byr óðum
beiti stjórnlausu,
eða skyli haltr henda
hrein í þáfjalli.

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Così è l’amore delle donne
che sono false di pensiero:
come condurre un cavallo non ferrato
sul ghiaccio scivoloso,
irruento [puledro] di due anni
e non del tutto domato;
o nel vento turbinante
una nave senza timone;
o uno zoppo che cerchi di catturare
una renna su un monte in disgelo.

Bert ek nú mæli,
því at ek bæði veit,
brigðr er karla hugr konum;
þá vér fegrst mælum,
er vér flást hyggjum:
þat tælir horska hugi.

Apertamente ora parlo
perché l’uno e l’altro conosco,
insidioso è alle donne il cuore degli uomini.
Quanto più dolcemente parliamo,
tanto più falsamente pensiamo:
così s’inganna il sentimento dell’avveduta.
Fagurt skal mæla
ok fé bjóða
sá er vill fljóðs ást fá,
líki leyfa
ins ljósa mans:
Sá fær er fríar.

Con dolcezza deve parlare
e donare ricchezze
chi vuole ottenere l’amore di una donna.
Loda il sembiante
della splendida fanciulla:
la conquista chi la lusinga.
Ástar firna
skyli engi maðr
annan aldregi;
oft fá á horskan,
er á heimskan né fá,
lostfagrir litir.

Amore rimproverare
non deve nessun uomo
ad un altro mai.
Spesso imbrigliano il saggio
laddove lo stolto non imbrigliano
le radiose apparenze d’amore.

 

Eyvitar firna
er maðr annan skal,
þess er um margan gengr guma;
heimska ór horskum
gerir hǫlða sonu
sá inn máttki munr.

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In nessun modo rimproverare
un uomo a un altro deve
di quel che accade alla gente.
Stolti da saggi
son fatti i figli degli uomini:
questo il potere del desiderio.

Hugr einn þat veit
er býr hjarta nær,
einn er hann sér um sefa;
ǫng er sótt verri
hveim snotrum manni
en sér engu að una.

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Unica la mente sa
quel che dimora accanto al cuore;
ognuno è solo con i suoi sentimenti.
Non c’è malattia peggiore
per l’uomo saggio
di non avere nulla da amare.

Runaljod Hávamál

 L’Hávamál (“La canzone di Harr, l’eccelso“, in norreno) è la seconda composizione dell’Edda poetica.
Un lungo monologo, in cui ha parlare è Odino, qui chiamato con l’epiteto di Hár (l’Alto o l’Eccelso), da cui anche gli altri titoli con i quali il poema è conosciuto: Canzone dell’Alto o Canzone dell’Eccelso. Evidenze storiche e linguistiche mostrano che le sue parti più antiche risalgono con ogni probabilità all’inizio del X secolo.
La parte più strettamente sapienziale comprende invece alcuni preziosi passaggi sulle rune e sui canti magici.

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Veit ek, at ek hekk

vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfur sjalfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.

Við hleifi mik sældu
né við hornigi,
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan.»

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«Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là.»

(Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár 138-139)

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Óðinn vi racconta in prima persona di come rimase appeso nove notti al tronco del gran frassino Yggdrasill, con una lancia e sacrificato a sé stesso, per impossessarsi dei segretidelle rune.Si tratta dell’unica trattazione – svolta nel solito modo rapido e oscuro tipico della poesia gnomica – di questo mito importantissimo. La sezione si conclude con alcune strofe che trattano delle rune, le cui differenze di metro e di forma attestano però una diversa provenienza.

Fé vældr fræ’nda rógi; fóðesk ulfr í skógi Rúnar munt þú finna ok ráðna stafi, mjök stóra stafi, mjök stinna stafi, er fáði fimbulþulr ok gerðu ginnregin ok reist hroftr rögna. [Hávamál 142]

 

Úr er af illu jarni; oft leypr ræinn á hjarni Þurs vældr kvenna kvillu; kátr værðr fár af illu Óss er flestra færða; för, en skalpr er sværða Nam ek upp rúnar, æpandi nam… [Hávamál 139]

Ræið kvæða rossom væsta; Reginn sló sværðet bæzta Kaun er barna bolvan; bol gorver mann folvan Hagal er kaldastr korna; Herjan skóp hæimin forna Nauð gerer nappa kosti; naktan kælr í frosti Is köllum brú bræiða; blindan þarf at læiða

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Ár er gumna góði;
get ek at örr var Fróði

Sól er landa ljómi;
lúti ek að helgum dómi

Týr er einhendr ása;
oft værðr smiðr at blása

Bjarkan er laufgrænstr líma;
Loki bar flæ’rðar tima

Maðr er moldur auki;
mikill er græip á hauki
Mikill er græip á hauki…

Nam ek upp rúnar, æpandi nam…
Laukr er, er fællr ór fjalle; foss en gull ero nosser Ýr er vetrgrænstr víða; vant er, er brennr, at svíða.

La ricchezza causa disputa tra amici;
Il lupo vive nella foresta.

“Rune che troverai, e righi leggibili,
Doghe molto forti, doghe molto robuste,
Staves che Bolthor ha macchiato,
Fatto da potenti poteri,
Graven dal dio profetico. ”

Le scorie provengono dal ferro cattivo;
Gestisce spesso le renne sulla neve ghiacciata.
Il gigante provoca il dolore della donna;
Pochi sono allegri per la sfortuna.
La foce del fiume è la via della maggior parte dei viaggi;
Ma la guaina è quella delle spade.

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … ”

Guidare, si dice, è per i cavalli il peggiore;
Regin ha forgiato la migliore spada.
L’ulcera è fatale per i bambini;
La morte rende pallido l’uomo.
La grandine è il grano più freddo;
Herjan ha plasmato il mondo nei tempi antichi.
Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;

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Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;
Il congelamento nudo nel gelo.
Il ghiaccio chiamiamo il grande ponte;
Il cieco deve essere condotto.
L’anno buono è una benedizione per gli uomini;
Dico che Frodi è stato generoso.
Il sole è luce della terra;
Mi inchino davanti al santo.
Tyr è una mano sola tra gli Æsir;

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Spesso il fabbro deve soffiare.
La betulla è l’arto più verde con le foglie;
Loki ha portato il successo dell’inganno.
L’uomo è l’aumento del suolo;
Potente è l’artiglio del falco.
Mighty è l’artiglio del falco …

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … ”

L’acqua è ciò che cade dalla montagna;
Ma d’oro sono i gioielli.
Il tasso è l’albero più verde in inverno;
Canta spesso quando brucia.

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