Odino Viandante Magico

Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò  la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.

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Odino ierofania di policrome funzioni Guerriero, Vate, conoscitore delle rune, Sciamano, protettore dei viandanti…

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Rúnar munt þú finna
ok ráðna stafi,
miök stóra stafi,
miök stinna stafi,

er fáði fimbulþulr
ok gerðu ginnregin
ok reist Hroftr rögna. »

« Rune tu troverai
lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroftr degli dèi. »

Mjöllnir

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Il Martello di Thor, è l’arma di Thor, il dio del fulmine e del tuono della mitologia norrena, il suo significato simbolico, teologico o teorico-sapienziale, è comparabile a quello del Vajra vedico (il “fulmine” o “diamante”, arma di Indra).Esso rappresenta dunque la struttura fondamentale della realtà nella sua scaturigine dal principio divino originante, un significato che è presente negli Axis Mundi Yggdrasill e Irminsul, alberi del cosmo.

 

 

 

L’Edda di Snorri descrive le qualità del Mjöllnir dicendo che, possedendolo, il dio Thor «sarebbe stato in grado di colpire quanto fermamente volesse, qualsiasi fosse il suo bersaglio, e il martello non avrebbe mai fallito, e se lanciato a qualcosa, non l’avrebbe mai mancato e non sarebbe mai volato tanto lontano dalla sua mano da non poter tornare indietro, e, quando lo avesse voluto, esso sarebbe diventato tanto piccolo da poter essere custodito sotto la tunica».

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Per maneggiare quest’arma formidabile,  Thor  utilizzava  speciali guanti in ferro forgiati dai nani, possedeva una speciale cintura magica che raddoppiava la sua potenza divina quando indossata. L’impatto di Mjöllnir causava potenti rombi di tuono, e dal nome di questa divinità deriva la parola “tuono” in molte lingue germaniche (norreno Þórr, islandese Þór, tedesco antico e nederlandese Donar, inglese antico Þūnor, faroese Tórur, svedese, norvegese e danese Tor, frisone Tonger)  dio del tuono, del fulmine e della tempesta. La mitologia norrena è ricca di racconti sulle gesta di Thor e sulla sua perenne lotta contro gli Jǫtnar. La lettera runica Þ si pronuncia “Th”.

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Il nome “Thor” e le sue varianti derivano tutte dal proto-germanico Thunraz, cioè “fulmine”, “tuono” (nelle lingue germaniche odierne: inglese thunder, olandese donder, tedesco Donner).

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Thor rappresenta teologicamente il dio (e l’uomo) che possiede, oppure è totalmente identificato, con l'”arma” divina, la “virtù”, ossia la “vista” del principio cosmico (il Martello di Thor, comparato al Vajra vedico-tibetano). È il protettore dell’umanità.

Confer Georges Dumézil. Gli dèi dei germani. Adelphi, 1974. p. 121

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amuleto vichingo del X secolo scoperto a Købelev, sull’isola danese di Lolland, ha fornito una risposta definitiva. Le rune inscritte sul piccolo amuleto recitano “Hmar x is”. Tradotte, significano: “Questo è un martello”.

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Thurisaz Affrontare  il Nemico

   LA DIFESA, LA NON-AZIONE, IL GIGANTE, IL DIO THOR

 

 Herja La Valchiria

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La valchiria  attestata nel più lungo dei due elenchi di Nafnaþurur trovati nell’Edda in prosa.

 

 

Forse  herja antico norvegese o  l’antico herjón tedesco e deriva dalla parola proto-germanica * Herjaza  o forse  la dea germanica continentale nome Hariasa attestata da una pietra del II secolo ormai perduta rinvenuta a Colonia , in Germania.

 

La via della Valchiria 

Culti Nordici 

Il mistero della statuetta dello sciamano-leone di Hohlenstein

È alta approssimativamente 30 centimetri, è fatta di avorio di mammut e ha circa 40.000 anni di vita (nuova datazione). È la statuetta dell’Uomo-leone, un vero miracolo dell’arte paleolitica, una delle caratteristiche della scultura che più sorprendono è lo straordinario dettaglio con il quale è stata realizzata, considerata l’epoca in cui è stata realizzata. All’inizio, si pensava che la statuina fosse stata scolpita circa 30 mila anni fa. Ma la datazione al radiocarbonio eseguita di recente sposta la sua datazione di ben 10 mila anni nel passato, facendola risalire a ben 40 mila anni fa.
Questo ne fa una della più antiche sculture antropomorfe d’Europa, come riferisce la rivista Archeology.
La scultura di Ulm getta quindi ulteriore luce sull’evoluzione dell’homo sapiens. I conservatori hanno provato a fare una copia dell’uomo-leone, calcolando che ci sarebbe voluto il lavoro di almeno quattrocento ore di uno scultore altamente qualificato, che utilizzasse strumenti di selce (lavoro di due mesi alla luce del giorno). Ciò significa che l’intagliatore avrebbe dovuto essere curato e nutrito da cacciatori-raccoglitori, il che presuppone un certo grado di organizzazione sociale. C’è un dibattito in corso su ciò che rappresenti l’uomo-leone, e se fosse collegato allo sciamanesimo e al mondo degli spiriti
Sulle zampe anteriori/braccia della scultura sono visibili delle incisioni orizzontali che potrebbero rappresentare dei tatuaggi.L’archeologo Nicholas Conard ha avanzato per questo artefatto l’ipotesi di una funzione cultuale e simbolica, la prima registrata nella storia dell’umanità.

Il ritrovamento in una grotta abitata nel Paleolitico Superiore e Medio in Germania, databile ad un periodo tra 40.000 e 33.000 anni fa, di una statuetta raffigurante un uomo con arti e sembianze di tipo felino reperita insieme a strumenti musicali (flauti) conferma l’antichità dello sciamanesimo nel territorio europeo (MARZATICO e GLEISCHNER Guerrieri, principi ed eroi, Trento 2004 pag. 549).
Queste figure ibride, forse arcaici prototipi di eroi come l’Ercole leonino, evocano un remotissimo mondo mitico già molto complesso.

Presso sei caverne appartenenti alla Swabian Jura, una catena montuosa situata nello stato del Baden-Württemberg, in Germania meridionale. E’ proprio nelle profondità di questa formazione rocciosa che sono stati rinvenuti alcuni dei più antichi artefatti umani di cui si abbia conoscenza. La scoperta di questi reperti – 43.000 e i 33.000 anni fa, tra l’ultima Era Glaciale e il Paleolitico Superiore – ha cambiato la storia delle arti figurative e della musica, nella Swabian Jura sono state trovate le tracce di uno dei primi insediamenti umani in Europa. Gli scavi sono iniziati negli anni ’60 del XIX secolo. Tra gli oggetti rinvenuti si annoverano statuette di uomini, animali (leoni delle caverne, mammoth, cavalli, bovini), gioielli e oggetti di culto

La Venere di Hohle Fels
Il pezzo più famoso è certamente la Venere di Hohle Fels (o di Schelklingen), una statuetta alta sei centimetri ricavata dalla zanna di un mammooth.
Rappresenta una donna pingue, simbolo di fertilità. Si tratta del più antico artefatto conosciuto raffigurante un essere umano.

I flauti della caverna di Geißenklösterle

Oltre alla Venere di Hohle Fels sono state trovati nell’area altri 50 artefatti. I flauti della caverna di Geißenklösterle, gli strumenti musicali più antichi del mondo, sono tra questi. I tre piccoli cilindri sono stati anch’essi incisi nell’avorio di un mammooth, e risalgono a 40.000 anni fa.

Le origini sciamaniche della cultura europea

Lascaux

I saggi raccolti in questo volume, all’intersezione di etnofilologia, antropologia culturale e fenomenologia della percezione, affrontano il problema della sostanziale continuità millenaria della nostra tradizione, identificando nello sciamanesimo un’immagine cruciale per comprenderne alcuni aspetti. Dando per scontato il fitto dibattito degli ultimi trent’anni sulla natura e sulle origini del fenomeno sciamanico (un dibattito che non appare ancora in grado di uscire dall’opposizione, dimostratasi fondamentalmente sterile, tra diffusionismo ed evoluzionismo), gli autori analizzano, con riferimento ai rispettivi ambiti, quegli elementi strutturali e portanti che consentono di attribuire al “professionista della parola” un ruolo cruciale, dal Paleolitico a oggi, nella costruzione del nostro immaginario.

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il duello nell’arte rupestre camusa: simbolo di passaggio, della danza armata

L’ipotesi di fondo è che, quando riflettiamo sulle origini dell’Europa, intesa nella sua accezione geoculturale più vasta, più che con i temi e le forme del cristianesimo, dell’islamismo, della civiltà carolingia, della civiltà ellenistica alessandrina, dei vari apparati statali e meta-statali che, in quanto macchine di asservimento, ne hanno segmentato e ne segmentano i territori, siamo costretti a fare i conti, già dalla preistoria, con un’ipotesi diversa e più radicata: forse è proprio in Homo poeta, e non nei vari stadi di evoluzione culturale, tecnica e sociale di Homo sapiens (faber, religiosus, politicus, laborans, o economicus, ludens, aestheticus, technologicus) che dobbiamo riconoscere il segreto (sciamanico) della nostra civiltà.

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duello nell’arte rupestre camusa: simbolo di passaggio, della danza armata 

Nella Grotta di Fumane uno dei maggiori siti archeologici preistorici in cui è stato rinvenuto un provabile uso simbolico di alcuni oggetti di Neanderthal, questo lavoro presenta nuove prove della rimozione deliberata di artigli rapaci avvenuta nell’Europa mediterranea

不動如山,難知如陰,動如雷震 “Immobile come una montagna, imperscrutabile come l’oscurità, rapido come fulmine e tuono”

不動如山,難知如陰,動如雷震 “Immobile come una montagna, imperscrutabile come l’oscurità, rapido come fulmine e tuono”

Sunzi, Arte della guerra, cap. 7, par. 40.

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IL NOSTRO INTENTO

Suscitare Potenzialità
Risvegliare il Profondo
Addestrarsi al combattimento
Facilitare processi catartici
Stimolare il recupero del equilibrio psicofisico
Immergersi nel profondo rilassamento potenziando il proprio livello di motivazione.

ψυχή Psiche ipotesi e teorie

ψυχή = soffio, alito, soffio vitale, respiro
fresco, freddo;
ò ψύχω = soffiare, respirare, raffreddarsi (forma
media e passiva).
ò ἄνεμος (anemos) = vento, soffio. Il latino animus
significa originariamente “sospiro”, “tensione
faticosa”.

Nell’era dell’ intelligenza artificiale , dell’ingegneria genetica, del realtà aumentata, del trapianto del cervello , qualcuno sente ancora il bisogno di porsi queste domande…

Intelligenza-Artificiale-ia-estinzione-uomo-1

dottor Corrado Malanga  Ricercatore Universitario Presso Dipartimento di Chimica dell’università di Pisa.

Fabio Marchesi  scienziato e ricercatore indipendente, inventore e scrittore

Giorgio Cerquetti scrittore.
Dal 1968 vive tra l’Italia, gli Stati Uniti, l’Africa e l’India, dove ha potuto approfondire la conoscenza del sanscrito, dello Yoga e della meditazione.

Antonio Pala Dottore in Psicologia ad indirizzo Applicativo
Psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico

psiche e mito della biga alta di Platone

 

GLIMA L’ARTE MARZIALE NORDICA PRATICATA DAI VICHINGHI

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La parola Glima è antico norvegese per “brillante bagliore”, che implica velocità di movimento. Glima è presente nel mito, essendo menzionata per la prima volta nella poesia del IX secolo che racconta lo scontro di lotta in cui la divinità della vecchiaia, Elli, sconfigge Thor, il dio del tuono e della forza. Thor, è il dio nordico che brandisce il martello e che è associato a tuono, fulmine e forza gigantesca. Nel libro Gylfaginning Thor ei suoi compagni visitano Utgard e vengono invitati nella sala del gigante Loki, il re della città, dove il loro potere e le loro abilità vengono testate attraverso varie sfide. Dopo essere stato umiliato in una gara di bevute, Thor si arrabbia e vuole lottare. Loki dice che, poiché Thor si è dimostrato così inadeguato, sarebbe stato imbarazzante per qualcuno dei suoi uomini lottare con lui. Così Loki chiama sua nonna Elli, un’antica donna il cui nome in norvegese significa “vecchiaia”. Elli, ci dicono i mitologi, personifica il tempo, la vecchiaia e la morte. Thor e la vecchia cominciano a lottare, ma “il più duro Thor si sforzò di stringere, più velocemente lei rimase in piedi;  i loro attacchi furono molto duri. Eppure non passò molto tempo prima che Thor cadesse in ginocchio, su un piede. “Loki interruppe il combattimento in quel punto. Più tardi ammise a Thor che il suo avversario era molto più potente di quanto apparisse e che gli sforzi di Thor erano, in effetti, sorprendenti – più grandi di quanto chiunque fosse mai stato in grado di fare. Loki disse che nessuno “è mai stato e nessuno lo sarà, se diventerà così vecchio da tollerare la” Vecchiaia “, che non lo farà cadere”.
“has ever been and none shall be, if he become so old as to abide ‘Old Age,’ that she shall not cause him to fall.”Thor wrestles Elli

Circa tre secoli dopo, Glima è menzionata nell’Edda in prosa, conosciuta anche come Edda di Snorri, l’opera principale della mitologia pagana scandinava che si presume sia stata scritta dallo storico islandese Snorri Sturluson intorno al 1220.

Glima è un sistema di arti marziali scandinavo utilizzato dagli impavidi vichinghi
i quali per aumentare le loro abilità di combattimento e dominare il campo di battaglia  svilupparono un sistema di arte marziale armato e non armato.

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È un sistema di arte marziale ben sviluppato e avanzato e potrebbe essere paragonato a quelli più conosciuti. Non è molto diffuso, ma è ancora usato principalmente in Scandinavia.

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Brokartök (“presa per pantaloni e cintura”) è la forma più diffusa in Svezia e in Islanda. Favorisce la tecnica oltre la forza e gli avversari indossano cinture speciali. I due avversari si alzano in piedi e si avvitano in senso orario l’uno intorno all’altro, come se stessero facendo il valzer, ognuno cercando di inciampare o lanciare l’altro.

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Hyrggspenna (“Backhold grip”) assomiglia ad altre forme di wrestling che enfatizzano la forza sulla tecnica. Gli avversari si afferrano a vicenda i corpi superiori, e quello che tocca il suolo o il pavimento con qualsiasi parte del corpo tranne i piedi ha perso.

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Lausatök (“Free-grip”) è la forma più diffusa in Norvegia ed è praticata in due varietà, come arte marziale di autodifesa o combattimento, e come sport ricreativo. Gli avversari possono usare qualsiasi presa che desiderano. Il vincitore è quello ancora in piedi mentre il perdente è quello che giace a terra. Le partite di solito si svolgono all’aperto o al chiuso su un pavimento di legno, quindi i lanci duri sono scoraggiati.

Sei skal rísa 
sá er annars vill 
fé eða fjör hafa 
sjaldan liggjandi úlfr 
lær um getr 
né sofandi maðr sigr

Alzati presto e combatti 
per quello che vuoi 
prima che gli altri lo prendano. 
Un lupo pigro 
non mangia carne che 
il sonno non ottiene vittoria
 Hávamál – verso 58

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Sigilli magici islandesi sono simboli noti anche come Galdrastafur islandese. In inglese vengono chiamati anche “staves” (bastoni oppure pentagrammi musicali) ad essi venivano attribuiti  poteri magici in base a vari grimori risalenti al 17° secolo e successivi. Si dice che Gapaldur deve essere posto sotto il tallone del piede destro, e Ginfaxi va sotto le dita del sinistro, favoriscono  il percorso verso la vittoria al portatore in battaglia e nei tornei di Glima.

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