L’ombra

   “Ove c’è molta luce, l’ombra è più cupa”
Johann Wolfgang Goethe

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Non c’è luce senza ombre e non c’è pienezza psichica senza imperfezioni. La vita richiede per la sua realizzazione non la perfezione, ma la pienezza. Senza l’imperfezione non c’è né progresso né crescita.
Carl Gustav Jung

L’oscurità Carl Gustav Jung

L’archetipo 

Jung e lo sciamanesimo L’anima fra psicanalisi e sciamanesimo

Oriente ed Occidente

νέκυια la Nekyia viaggio nel Profondo

Centauro mente e corpo integrate

Condizionamento psicofisico graduale

Vis more montis Levitas more aurae

L’aspetto mentale, la motivazione, la voglia, la determinazione stimolano la risposta del sistema nervoso che attiva il sistema fisiologico emettendo sostanze che consentono un maggior livello di sopportazione al dolore rispetto ad uno stato ordinario comune.
utilizzando un linguaggio più arcaico il ki 氣 si esprime nel livello di combattività marziale.

 

 

 

 

 

Vivere Militare est SENECA

Paragrafo 96, Libro 16 di Seneca Epistulae morales ad Lucilium

 
Atqui vivere, Lucili, militare est. Itaque hi qui iactantur et per operosa atque ardua sursum ac deorsum eunt et expeditiones periculosissimas obeunt fortes viri sunt primoresque castrorum; isti quos putida quies aliis laborantibus molliter habet turturillae sunt, tuti contumeliae causa.

 

Vale.

 
Ma, caro Lucilio, vivere è fare il soldato. Perciò coloro che sono sbattuti qua e là, e costretti a percorrere per dritto e per traverso strade faticose e difficili e affrontano spedizioni piene di rischi, sono uomini valorosi, i primi tra i soldati; quanti, invece, si lasciano languidamente andare a un ozio nauseante, mentre gli altri si affannano, sono delle colombelle, e si garantiscono la sicurezza con il disonore.

 

Stammi bene.

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” La vita come un arco, l’anima come una freccia, lo Spirito Assoluto come bersaglio da trapassare”

Mârkandeya-Purana मार्कण्डेय पुराण

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Volenti o nolenti in questa dimensione visibile tocca combattere….

tanto vale farne una filosofia di vita sinchè si può..

La celebre sentenza di Seneca esponente dello stoicismo romano: vivere militare est,  Max Pohlenz, Filologo e storico della filosofia antica (Hänchen sul Cottbus, Brandeburgo, 1872 – Gottinga 1962); prof. (1906-33) di filologia classica all’univ. di Gottinga 

sostenne che  “il Romano rimane volentieri affezionato all’idea che la vita è una battaglia”
La dottrina senecana della vita come militia viene dunque ricondotta dall’autore, attraverso l’arcaica nozione romana del bellum vissuto come rito sacro e come simbolo di azione restauratrice dell’ordine cosmico.


Nel pensiero antico  Χάος, Cháos e κόσμος kósmos si susseguivano in ciclica ondulazione di frequenza sia nel macro che nel micro.
Resta da comprendere quale sia lo spazio di azione individuale nella propria sfera vitale.

Seiðr magia ancestrale di tradizione nordica

maxresdefaultSulla pietra runica di Skjern vi è una maledizione contro un seiðmaðr
Il seiðr è un tipo di magia  ancestrale, sulle cui origini si cela un ombra di incertezza dato che le fonti storiche sono esigue, si narra che consentisse di assumere il fjölkungi cioè “il più grande potere”.
Seiðr è comunicazione con gli spiriti, permetteva di prevedere il futuro, ma anche di dispensare morte, sventura e malattia.
Con la pratica del seiðr era infatti possibile privare un individuo della sua forza e della sua intelligenza per trasmetterle a qualcun altro.
il termine  seiðr si suppone derivi dal Proto-germanico *saiðaz, collegato al lituano saitas “segno, predizione”, derivante dal Proto-indoeuropeo *soi-to- “corda” e la sua radice  “legare”

È anche stato fatto un collegamento con il finlandese soida, “suonare uno strumento”.
Questo collegamento oltre a sottolineare l’importanza della musica in questo rito, potrebbe indicare la filiazione della magia nordica da quella finnica e sami.
(confronta con le riflessioni di vari autori sull’influenza reciproca tra germani e lapponi per ciò che concerne la magia)
Nell’antico inglese i termini correlati sono siden e sidsa, entrambi conosciuti solo in contesti in cui sono gli elfi (ælfe) a praticare questa magia o qualcosa di simile al seiðr.
Le parole più usate in antico inglese per indicare chi pratica la magia erano wicca , da cui deriva il moderno inglese “witch”.

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È una pratica stregonica di origine sciamanica, sul termine sciamnaico non tutti gli autori e studiosi concordano,  utilizzata da singole individualità, quasi sempre di sesso femminile.
Infatti sebbene le attestazioni riguardanti i caratteri e le tecniche rituali non risultino facilmente reperibili, sembra che gli “atteggiamenti femminili ” fossero tanto numerosi che gli uomini si vergognavano di praticarla; allora si insegnò quest’arte alle sacerdotesse” forse perchè legato a culti precedenti l’invasione dei popolo Asi.
Nella Saga degli Ynglingar, Snorri Strurluson  cita “(Odino) tutte queste arti egli insegnava con le rune e quei canti detti galdrar…
Odino 
possedeva l’arte da cui scaturiva grande potere…che si chiama seiðr..
.
Ódhinn kunni thá ithróot , er mestr máttr fylgdhi, ok framdhi sjálfr, er seidhr heitir”

CONFER Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici 

CONFER I Miti Nordici Gianna Chiesa Isnardi
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Chi praticava la magia era definito in vari modi: seiðkona (donna che usa il seiðr), seiðmaðr (uomo che pratica il seiðr); spákona (donna che prevede il futuro); völva.
Il seiðr faceva uso di incantesimi (galðrar, sing. galðr) e a volte di danze.
Le donne che praticavano questa magia appartenevano a livelli piuttosto alti della società e forse ricoprivano altri importanti ruoli.

Molto importante era il seiðstafr, un bastone di metallo che apparteneva alle seiðkonar e veniva probabilmente usato durante i rituali, un possibile collegamento con le völva, profetesse che derivavano il loro nome appunto dal fatto di portare un bastone völ.
Le sepolture di völur contengono lunghe staffe in legno e anche uniche staffette di ferro. La forma di questo tipo di seiðstafr somiglia a una distillazione di un filatore.
Una distaff è un dispositivo che contiene fibre pettinate pronte per essere filato in filo.

La filatura è un modo di rappresentare la manifestazione della realtà.
L’azione di prendere la lanugine senza formalità e farla filare in un filo utile è una meravigliosa metafora per la trasformazione del potenziale senza forma nella realtà fisica. È un atto magico di creazione. Poiché anche la völva cantò e parlò del suo viaggio, potremmo anche dire che stava “slanciando una storia” delle sue interazioni con gli spiriti.

Le canzoni originali di varðlokur, erano probabilmente melodie ripetitive e canzoni che sostennero l’espansione della coscienza. Ogni stimolo ripetitivo può contribuire a raggiungere uno stato e una trance alterati. Il cervello entra in sé per stimoli ripetitivi come le luci pulsanti, la danza, il tamburo, il brontolio e il canto.
Uno che è stato addestrato e ha praticato il lavoro con questa alterazione della coscienza può stimolante sostegno, come questi, per spostarsi intenzionalmente in uno stato visionario. Dal momento che gran parte della vocazione del völva aveva paragoni metaforici alle pratiche di filatura e tessitura, è facile vedere le canzoni di varðlokur in questa luce.
Le canzoni sarebbero state usate per “girare” i fili della realtà sciamanica per la seiðkona e per dirigere la tessitura del suo lavoro rituale.

Nell’isola di Öland, la cosiddetta tomba della signora di Öland conteneva i resti di una donna sepolta insieme a uno scettro di 82 cm fatto di ferro, con dettagli di bronzo e vestita con una pelliccia d’orso seppellita in una nave insieme a sacrifici animali e umani.

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Lo Sciamanesimo, nelle sue molteplici sfaccettature, ha indubbiamente delle connotazioni stregoniche, ma dagli esperti è ritenuto che la Stregoneria e lo Sciamanesimo, possono avere coincidenze ma non siano il medesimo fenomeno.
Il compito del necromante è quello di Viaggiare agli Inferi, mentre per lo sciamano, uomo o donna che sia, è indispensabile compiere il Viaggio agli Inferi solo in funzione di poter salire poi verso l’Alto.
In riferimento a questo tema la consultazione principale sono gli studi di M.Eliade

Katsugen Undo 活元運動 “movimento dall’interno”

Il Katsugen undo (movimento rigeneratore) si pratica mediante la sospensione
momentanea del sistema volontario.
Non necessita di alcuna conoscenza, né tecnica. Al contrario, bisogna liberarsene.
La ricerca di una finalità preliminarmente determinata, non fa che ostacolare
l’evoluzione naturale del nostro essere.
Il principio che noi abbiamo formulato è dunque:
SENZA CONOSCENZA, SENZA TECNICA, SENZA SCOPO”

Per iniziarsi al movimento è auspicabile attendere che si sia raggiunto un certo grado di maturità mentale e che tutte le soluzioni proposte siano rimesse in questione. Non bisogna imporlo a nessuno, nemmeno alla vostra famiglia, né in un momento qualsiasi. È essenziale che il desiderio per un ritorno alla naturalezza germini dentro di sé.

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Itsuo Tsuda Filosofo e maestro studiò il Seitai con il Maestro Haruchika Noguchi e l’Aikido con il Maestro Morihei Ueshiba.

Non si strappano i frutti prima che siano maturi. Il movimento non costituisce un apporto esterno. Esso traccia il cammino per la scoperta di sé in profondità. Questo cammino non è in linea retta verso il paradiso, è tortuoso.
Sta ad ognuno, alla sua responsabilità, trovare la propria unità d’essere.
Man mano che il corpo si sensibilizza, può prodursi il risveglio di sensazioni perturbanti, il che scoraggia le persone che non hanno una buona comprensione di partenza.

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Il movimento , dopo aver raggiunto intensità molto marcate, si calma gradualmente. Diventa più sottile. La respirazione si approfondisce. Il movimento finisce per coincidere con il movimento nella vita quotidiana, divenuto quest’ultimo, talmente naturale che non ci sarà più bisogno di fare qualcosa di speciale. Il terreno sarà allora normalizzato.
Questa normalizzazione non è semplicemente fisica, ma anche psichica. Una nuova prospettiva si crea man mano che si sviluppa l’attitudine alla fusione di sensibilità che permea i nostri rapporti umani e le nostre reazioni all’ambiente circostante.

Se questa fusione amplia l’apertura del nostro spirito, si raggiungerà la condizione del non-corpo e del non- mentale.
È allora che si scoprirà che l’uomo è fondamentalmente LIBERO.

Itsuo Tsuda Filosofo e maestro  studiò il 整体 Seitai con il Maestro Haruchika Noguchi e l’Aikido con il Maestro Morihei Ueshiba.

TRE Trauma Releasing Exercises “esercizi di rilascio del trauma”

TRECome sostiene  dottor David Berceli, fondatore del metodo TRE Trauma Releasing Exercises, “esercizi di rilascio del trauma” si basa sulla premessa che gli esseri umani abbiano all’interno del proprio corpo una capacità fisiologica di guarigione che gli permette di superare molte esperienze traumatiche.

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David Berceli, Ph.D. È un esperto internazionale nei settori dell’intervento traumatico e della risoluzione dei conflitti

Il TRE  è un metodo sviluppato ideato specificamente per superare le esperienze traumatiche e le problematiche che comportano.
Ispirato alla Bioenergetica, al Tai Chi e ad altre pratiche orientali, questa tecnica – attraverso semplici esercizi muscolari eseguibili in modo autonomo – insegna a evocare nel proprio corpo il tremore neurogeno allo scopo di rilasciare le tensioni accumulate e così ristabilire nell’organismo uno stato di benessere.

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“Il tremore muscolare affascina da sempre gli studiosi dei riti celebrati da popolazioni indigene, dove si osservano danze e rituali in cui le vibrazioni muscolari, o tremori continui e a tratti convulsi, divengono strumento di un certo potere di guarigione.
Ci si è quindi domandati se davvero nel tremore corporeo vi sia un intrinseco potere terapeutico.

La vibrazione muscolare risulta essere un rilevante elemento dell’approccio di svariate scuole di pensiero e pratiche terapeutiche, dallo yoga alcune  tecniche di meditazione profonda incentrate sul rilassamento del corpo; REIKI 靈氣  e Qi Gong  氣功 e Katsugen Undo 整体 “movimento dall’interno” o “la vita si rinnova dalla fonte” fino alle più recenti metodiche di psicologia somatica e analisi bioenergetica, che sfruttano la manifestazione fisica della vibrazione corporea per il trattamento di molte problematiche comportamentali.

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Persone ferite fisicamente o sotto shock psichico sono solite tremare convulsamente, e la stessa reazione si manifesta spesso nei pazienti prima di un’operazione chirurgica o nelle donne nel periodo immediatamente dopo il parto: quasi tutti hanno sperimentato una risposta di tremore involontario, per paura, ripugnanza, o perfino gioia. I fremiti appaiono quale reazione spontanea e naturale dell’organismo in situazioni di particolare sollecitazione fisica o emotiva, più che una mera manifestazione patologica.

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Conosciamo ancora poco il valore intrinseco di tali reazioni, il meccanismo neurologico alla base di questi fenomeni e il loro potenziale valore terapeutico. Secondo David Berceli, indagare sul meccanismo fisiologico della vibrazione può concorrere alla gestione e cura dello stress cronico, la patologia che affligge, con crescente frequenza e intensità, un numero sempre maggiore di individui.  Attraverso una semplice sequenza di esercizi fisici che, permettendo di trarre il massimo beneficio dalle vibrazioni corporee, consentono di acquisire nuovamente un pieno contatto con il nostro corpo: risvegliando parti assopite di noi stessi vivremo la vita con più sentimento e quindi con maggiore partecipazione.”

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Confer Fonte Riccardo Cassiani Ingoni
Prefazione al libro ‘Metodo TRE: esercizi per rilasciare stress e traumi’ di David Berceli Spazio Interiore Editore 2016

Marzialia fluens motus 自由流動 氣功

Movimenti marziali di flusso libero per facilitare la rigenerazione psicofisica
indurre stati psicofisici di piacevole armonia.
Nell’esecuzione libera si esprimono sequenze miste di discipline varie movimenti spontanei generati che inducono sensazione di liberazione da blocchi psicofisici a fasi più esplosive tipici della boxe delle ombre, a fasi di stato meditativo dinamico che esprimono uno stato di piacevole quiete.
Un mix di arti di combattimento e qi gong 氣功
ed altro…

 

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Vincere le proprie resistenze all’atto atletico

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Vincere le proprie resistenze all’atto atletico è una sensazione di vittoria sconosciuta ai più, nel mondo del godimento immediato di ogni piacere, della ricompensa monetaria per ogni sforzo..FARE PER FARE è un lusso per gli aristoi ἄριστοι, i migliori (nobili interiori) coloro che si possono permettere di irridere la logica utilitaristica del profitto immediato..coloro che lavorano duramente senza compenso se non il più grande: COLTIVARSI….
dell’amico Roberto Giacomelli

tratto da Nemeton Guida Pratica agli Sport del Coraggio

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