Freya Regina delle Valchirie

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Appartenente alla stirpe dei Vani, fu assunta con pari dignità fra gli Asi , ai quli insegnerà la magia.

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Freya è la donna selvaggia fra le divinità del nord.

Great Goddess, Mistress of cats,
Lady of love, beautiful Vana-Goddess,
Fulfill my greatest needs, O glorious one.
Teach me the magic I need.
Give me a glimpse of your deep wisdom.
Teach me in dreams. Enrich my life.
O Lady, you are Golden-tears of Asgard.
Lady of love, beautiful Vana-Goddess,
You are shape-shifter, the Sayer, The independent One.
Give me the strenght and the magic I need.

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Freyja ha molte manifestazioni ed è considerata la dèa dell’amore sessuale, della Bellezza, dell’Oro, della Seduzione, della Fertilità, del Seiðr, della Guerra, della Morte e delle virtù profetiche, esperta nelle arti magiche seiðr, con cui poteva realizzare divinazioni e incantesimi a distanza.
Nell ‘Edda di Snorri si  afferma che la dea ama i canti d’amore e incita gli innamorati ad invocarla; aggiunge anche che Freyja cavalca nei campi di battaglia ed ha diritto alla metà dei caduti che guiderà in battaglia durante il Ragnarǫk.
I gatti sono i suoi compagni e fornita di un mantello magico di piume di falco.
Il giorno Venerdì in inglese (Friday) prende il nome da lei.
Figlia di Njordhr e Skadhi, (massima divinità dei Vani e signore dei naviganti), sorella di Freyr e sposa di Odur.
Freya vive nel bel palazzo Folkvangr (” campo della gente “o campo di battaglia ), un posto in cui le canzoni di amore vengono cantate.
I nani le regalarono anche Hildsuin “Cinghiale da Battaglia” dotato di setole d’oro e Brisingamfn “Collana dei Brisinghi”

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Freya si festeggia il 27 Dicembre e il 10 gennaio e il mese di marzo
Freya ad è molto dedita all’Asgard e all’Aesir e a Odino in particolare, si narra che da lui fu amata.
Disposta a combattere fino alla morte e a distruggere chiunque abbia minacciato la sua casa e la sua famiglia.
Ciò la rende molto spietata verso il nemico – e verso chiunque ella veda come una minaccia.


Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante
Freyja, la Bellissima,

La piu Appassionata delle Regine.
Insegnimi i misteri dell’autentica passione del cuore.
Mostrami i segreti del wyrd.
Cammina con me nella luce delle stelle.
Io accendo questa candela
in una ardente offerta a Te,
Freya, dea del fuoco etereo.

Si narra, nella discussa fonte il manoscritto di Ura Linda, che costruì un castello sull’isola di Texland (Frisia occidentale) all’interno della quale depose una lampada magica la cui fiamma arde sempre.

Anne Marie Zilberman. L’opera, a tecnica mista, Larmes d’or forse Le lacrime di Freyja

Nella mitologia norrena, Freya è una splendida compagna  di Odur, il dio che percorre instancabile la volta celeste, alla guida del carro del Sole.
Ogni giorno i due devono separarsi, dedicandosi ai propri doveri divini, e quando Odur si mette in viaggio, Freya non riesce a trattenersi dal piangere lacrime d’oro, che tingono l’alba di questo colore.
Lo stesso avviene al tramonto..

BU  武 MARZIALE

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kanji bu  武  è composto dai due caratteri  hoko  e tomeru 

hoko  lancia, alabarda戈-order
tomeru  fermare, arrestare “fermare, arrestare, e lance“. Per estensione metaforica “lance” assume il significato più ampio di “armi” e quindi quello traslato di “guerra” o “combattimentoMarziale

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武士 BU SHI  Uomo Marziale

sed etiam si cecidit de genu pugnat Seneca

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Athletas videmus, quibus virium curaest, cum fortissimis quibusque confligere et exigere ab iis per quos certamini praeparantur ut totis contra ipsos viribus utantur; caedi se vexarique patiuntur et, si non inveniunt singulos pares, pluribus simul obiciuntur

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Vediamo gli atleti, che si prendon cura dell’esercizio delle proprie forze, lottare coi campioni più forti e pretendere da coloro che li allenano alle gare che adoprino contro di loro tutta la propria forza: si lascian colpire e tartassare e, se non trovano avversari singoli che siano al loro pari, si espongono in combattimento contro parecchi antagonisti presi insieme.

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Marcet sine adversario virtus: tunc apparet quanta sit quantumque polleat, cum quid possit patientia ostendit. Scias licet idem viris bonis esse faciendum, ut dura ac difficilia non reformident nec de fato querantur, quidquid accidit boni consulant, inbonum vertant; non quid sed quemadmodum feras interest

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Senza un avversario, la virtù marcisce: si vede quanto grande essa sia, e quanto valga, solo allorquando mostra il suo potere col sopportar delle prove. Sappi dunque che gli uomini buoni debbon far lo stesso: non devono temere ciò che è duro e difficile, non devono lamentarsi del destino, devono considerar come un bene e volgere in bene tutto ciò che accade.
Non interessa ciò che tu sopporti, ma interessa la maniera in cui lo sopporti.

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Non fert ullum ictum inlaesa felicitas; at cui adsidua fuit cum incommodis suis rixa, callum per iniurias duxit nec ulli malo cedit, sed etiam si cecidit de genu pugna

La felicità che è sempre rimasta illesa non sopporta nessun colpo; ma chi ha dovuto assiduamente lottare con le difficoltà si è incallito a forza di ricever molestie, e non cede di fronte a nessun male, e anche se cade, combatte ancora in ginocchio.

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Mantra मन्त्र 眞言

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verbo sanscrito man  nell’ accezione di “pensare”, da cui manas: “pensiero”, “mente”, “intelletto” ma anche “principio spirituale” o “respiro”, “anima vivente” unito al suffisso tra che corrisponde all’aggettivo sanscrito kṛt, “che compie”, “che agisce”ma può essere interpretato anche  “che protegge”, quindi “pensare, pensiero, che offre protezione”

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Mantra मन्त्र) in  sanscrito  veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, “espressione sacra” e un verso del Veda,  una formula sacra
indirizzata ad un deva,  una formula mistica o magica, una preghiera, un canto sacro o a una pratica meditativa e religiosa.

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天狗 TENGU

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天狗(日语:天狗てんぐ Tengu)是日本傳說中的一種生物,民間信仰常認為是妖怪。中國的《山海經》記載了中國式天狗,並描述牠是像狐狸般的動物。但現時在日本一般說法認為,天狗有高高的紅鼻子與紅臉,手持團扇、羽扇或寶槌,身材高大、穿着修驗僧服或昔時武將的盔甲,背後長着雙翼。通常居住在深山之中,具有令人難以想像的怪力和神通,腰際懸著武士刀,穿著日式傳統高腳木屐,隨身帶着蓑衣以便隨時把自己隱藏起來,也具有不可一世的傲慢姿態。

Tengu: Un Demone delle Montagne Giapponesi

Il Tengu è una creatura leggendaria giapponese, spesso considerata un yōkai (妖怪), ovvero un demone o spirito presente nel folclore giapponese. Sebbene la mitologia cinese, nello specifico il Shan Hai Jing, descriva un essere chiamato anch’esso Tengu, raffigurato come una sorta di volpe, la concezione giapponese di questa figura è ben distinta.

Nell’immaginario collettivo giapponese, il Tengu è solitamente rappresentato come un essere di statura imponente, con un naso rosso allungato e un viso altrettanto rubicondo. Indossato un abito simile a quello di un monaco shugendō (修験道) o un’armatura da samurai, il Tengu è spesso raffigurato con un ventaglio, una piuma o un martello magico in mano.

Queste creature sono abitualmente descritte come abitanti delle montagne più remote, dotate di poteri soprannaturali e una forza straordinaria. Armati di katana (katana), calzano tradizionali geta (zoccoli di legno) e portano con sé un’impermeabile di paglia (蓑), che usano per rendersi invisibili. Il loro carattere è spesso descritto come arrogante e superbo.

In sintesi, il Tengu è una figura complessa e affascinante del folklore giapponese, un mix di divinità shintoista, demone buddhista e spirito della natura. La sua immagine è cambiata nel corso dei secoli, ma è sempre rimasta legata alle montagne, alla magia e all’immaginario popolare.

Note sulla traduzione:

  • Yōkai: Ho tradotto questo termine con “demone” o “spirito”, cercando di rendere l’idea di una creatura sovrannaturale presente nel folklore giapponese.
  • Shugendō: Ho mantenuto il termine originale, in quanto si riferisce a una particolare setta ascetica del buddhismo giapponese, strettamente legata all’immaginario del Tengu.
  • Katana: Ho mantenuto il termine giapponese, in quanto è la spada più famosa del Giappone e parte integrante dell’immagine del samurai.
  • Geta: Anche in questo caso ho mantenuto il termine originale, in quanto si tratta di un tipo di calzatura tradizionale giapponese molto caratteristico.
  • 蓑: Ho tradotto “蓑” con “impermeabile di paglia”, per rendere l’idea di un capo di abbigliamento rustico e funzionale, spesso associato a figure leggendarie.

CONFER Enciclopedia simboli

Shanhaijing山海經 “Classico delle montagne e dei mari” è una sorta di geografia antica della Cina. La versione moderna ha 18 “rotoli” juan e si compone di quattro parti che descrivono “montagne” ( Shanjing山經), “mari” ( Haijing海經), “la grande regione selvaggia” ( Dahuangjing大荒經) e la Cina stessa ( Haineijing海內經). Un’altra disposizione divide il libro in due parti, lo Shanjing山經 o Wucang shanjing五藏山經 che consiste di cinque capitoli geografici, e l’ Haijing海經 che consiste delle parti Haiwaijing海外經, Haineijing海內經 (quattro capitoli ciascuna) e Dahuangjing大荒經 (cinque capitoli). La paternità è tradizionalmente attribuita all’imperatore Yu禹, il fondatore mitologico della dinastia Xia夏 (XVII-XV secolo a.C.), o a Bo Yi伯益, uno dei suoi ministri, o si dice che sia una tabella dei calderoni ding鼎 Yu il Grande eretto nelle province della Cina. Gli studiosi moderni ritengono che il libro sia stato compilato durante il tardo periodo degli Stati Combattenti戰國 (V secolo – 221 a.C.) e Han漢 (206 a.C.-220 d.C.) e sia il prodotto di un lungo periodo di compilazione.
Le prime due parti del libro possono essere viste come scritti taoisti . La prima parte tratta delle montagne e della loro natura e carattere, piante, animali e minerali, tutte caratteristiche rilevanti per la prestazione ideale degli sciamani taoisti che vi lavorano. fu probabilmente compilato durante il IV e il III secolo a.C. La seconda parte riguarda i paesi stranieri e i loro abitanti e contiene molte storie mitologiche e racconti su persone e animali strani. Fu probabilmente scritta durante la fine del III o il II secolo a.C. Le ultime due parti erano originariamente supplementi compilati dall’ex Periodo Han漢 (206 a.C.-8 d.C.) studiosi Liu Xiang劉向 o Liu Xin劉歆. Solo quando Guo Pu郭璞 iniziò a compilare il suo commentario durante il IV secolo, i supplementi furono trattati come parti appropriate del classico.

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