ᚠ Fehu

“L’uomo potrebbe sfuggire da ogni cosa, meno che dalle sue intuizioni archetipiche, create nel momento in cui ha preso coscienza della sua posizione nel Cosmo. […]
La spiritualità arcaica, così come l’abbiamo decifrata, assetata di ontico, continua fino ai giorni nostri” 
Mircea Eliade

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天之道 La via del Cielo

天之道,其犹张弓与?高者抑之,下者举之;有馀者损之,不足者补之。天之道,损有馀而补不足。人之道,则不然,损不足以奉有馀。孰能有馀以奉天下,唯有道者。是以圣人为而不恃,功成而不处,其不欲见贤。

天之道 la via del cielo

道德经 Dao De Jing LXXVII

La Via del Cielo
come è simile all’armar l’arco!
Quel ch’è alto viene abbassato,
quel ch’è basso viene innalzato,
quello che eccede viene ridotto,
quel che difetta viene accresciuto.
La Via del Cielo
è di diminuire a chi ha in eccedenza
e di aggiungere a chi non ha a sufficienza.
Non è così la Via dell’uomo:
ei diminuisce a chi non ha a sufficienza
per donare a chi ha in eccedenza.
Chi è capace di donare al mondo
ciò che ha in eccedenza?
Solo colui che pratica il Tao.
Per questo il santo
opera ma nulla s’aspetta
compiuta l’opera non rimane,
non vuole mostrare di eccellere.

TAO DAO道 La Via dell’Inafferrabile

        道可道,非常道

Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao

Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra..

Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao, i nomi  che si possono  pronunciare non sono nomi eterni.
Senza nome, l’origine del cielo e della Terra.
Con  nome la Madre delle diecimila esseri.
Perciò costantemente senza desiderio ne contempli il mistero.
costantemente con desiderio ne contempli i limiti.
Insieme li diciamo l’oscuro, dall’oscuro ancora l’oscuro, la porta di tutti i misteri.

道可道,非常道。名可名,非常名。无名天地之始;有名万物之母。故常无欲,以观其妙;常有欲,以观其徼。此两者,同出而异名,同谓之玄。玄之又玄,衆妙之门。

Lao Tzu 老子Tao Te Ching 道德 經

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老子

 

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Il Tao 道, Dào, Tao; letteralmente la Via o il Sentiero, traccaire un cammino, condurre, connnettere, corso d’acqua  o condotta, via da seguire, principio guida ,norma, dottrina, seguire una dottrina .essere adepto di una disciplina, Il Dao, la Via modo di procedere, arte, metodo, opera magica o tecnica, potere dell’individuo del mago o del re, potere dell’indovino, reggente, governatore, discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, sapere, essere consapevole.
 
confer Voce del Dictionnaire Ricci de caracteres chinois  Istituts Ricci
 
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老子
 
E’ uno dei principali concetti del antico pensiero cinese.
Si tratta di un termine di difficile traduzione, inizialmente concepito come una potenza inesauribile che sfugge a qualunque tentativo di definizione

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首 Shǒu, testa, e 辶(辵) Chuò camminare.
首 Shǒu, testa, ha due componenti su cui voglio attirare la vostra attenzione:目 Mù occhio, e, sulla sommità丷, ciocche di capelli raccolti in due chignon, come era uso fare anticamente dalle persone di un certo rango.

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老子

Il capo, gli occhi, sono la parte del nostro corpo che ci rendono unici e riconoscibili.
La faccia inoltre è legata alla nostra autoidentificazione, alla coscienza di sé.
辶(辵) Chuò camminare, raffigura un piede che lascia orme.
Quindi 道 Dà raffigura una persona speciale perché ha piena consapevolezza di sé (mostra il suo volto) e cammina speditamente sulla strada che ha scelto, lasciando delle tracce per chi intende seguire lo stesso sentiero.

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La strada con il cuore

DEA Terra opera di Federica Maya Dal Pino

«Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.»

DON JUAN:
«Tutto è solo una strada tra tantissime possibili.
Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione.
Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata.
Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare.
Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione.»

CONFER
Carlos Castaneda
Gli ultimi insegnamenti di don Juan e a Scuola dallo stregone

La disciplina dell’ultimo giorno: Oggi

La Saggezza
non arriva in regalo,
ma deve essere perseguita,
rincorsa,
conquistata.

Decidere consapevolmente le proprie azioni

Agire senza aspettative

Accogliere in serenità qualsiasi risultato

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Se oggi fosse
l’ultimo giorno della mia Vita
vorrei fare
quello che sto per fare oggi ?
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Arjuna comincia ad agire, a combattere,
e non sa cosa avverrà di lui,
nè dei suoi compagni,
nè dell’esito della battaglia
o del futuro del suo popolo.
Ma sapere questo è il compito del Divino,
del “conoscitore del campo”.
All’essere umano in realtà
compete solo di agire,
cioè di vivere,
all’interno della Straordinaria Manifestazione
in cui si dispiega la sua Vita.

HÁVAMÁL Mansongr Canto degli uomini

At kveldi skal dag leyfa,
konu, er brennd er,
mæki, er reyndr er,
mey, er gefin er,
ís, er yfir kemr,
ǫl, er drukkit er.

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A sera si deve il giorno lodare,
la moglie, quando è cremata,
la spada, quando è provata,
la fanciulla, quando è sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quando è bevuta.
Í vindi skal við hǫggva,
veðri á sjó róa,
myrkri við man spjalla,
mǫrg eru dags augu;
á skip skal skriðar orka,
en á skjǫld til hlífar,
mæki hǫggs,
en mey til kossa.

Nel vento si deve il legno spaccare,
col buon tempo in mare remare,
nel buio con una fanciulla parlare:
molti sono gli occhi del giorno.
Una nave serve per viaggiare,
uno scudo per proteggere,
una spada per colpire,
una fanciulla per baciarla.
Við eld skal ǫl drekka,
en á ísi skríða,
magran mar kaupa,
en mæki saurgan,
heima hest feita,
en hund á búi.

Presso il fuoco bevi la birra,
sul ghiaccio pattina,
compra un cavallo magro
e una spada insozzata,
a casa ingrassa il cavallo
ma il cane nel cortile.

Meyjar orðum
skyli manngi trúa
né því, er kveðr kona,
því at á hverfanda hvéli
váru þeim hjǫrtu skǫpuð,
brigð í brjóst of lagið.

Alle parole di una fanciulla
non deve nessun uomo credere,
né a ciò che dice una donna.
Sulla ruota [del vasaio] che gira
sono stati plasmati i loro cuori,
e la mutevolezza nel loro petto.

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Brestanda boga,
brennanda loga,
gínanda ulfi,
galandi kráku,
rýtanda svíni,
rótlausum viði,
vaxanda vági,
vellanda katli,

D’un arco che cigola,
d’una fiamma che avvampa,
d’un lupo che spalanca le fauci,
d’un corvo che stride,
d’un maiale che grugnisce,
d’un albero senza radici
del mare che si leva
del calderone che bolle.

Fljúganda fleini,
fallandi báru,
ísi einnættum,
ormi hringlegnum,
brúðar beðmálum
eða brotnu sverði,
bjarnar leiki
eða barni konungs.

D’una lancia che vola,
d’un’onda che si rovescia,
del ghiaccio di una notte,
del serpe che si attorce,
dei discorsi di donne a letto,
d’una spada che si spezza,
dei giochi di un orso,
o del figlio di un re.

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Sjúkum kalfi,
sjalfráða þræli,
vǫlu vilmæli,
val nýfelldum.

D’un vitello malato,
d’un servo intraprendente,
delle confidenze di una veggente,
d’un assassinio recente.
Akri ársánum
trúi engi maðr
né til snemma syni,
veðr ræðr akri
en vit syni;
hætt er þeira hvárt.

Su un campo seminato anzitempo
nessun uomo confidi,
né troppo presto in un figlio.
Il tempo governa il campo
e la saggezza il figlio:
entrambi sono inaffidabili.
Bróðurbana sínum,
þótt á brautu mæti,
húsi hálfbrunnu,
hesti alskjótum,
þá er jór ónýtr,
ef einn fótr brotnar,
verðit maðr svá tryggr
at þessu trúi ǫllu.

Nell’assassino del fratello,
quando lo si incontri sulla via,
in una casa mezzo bruciata,
in un destriero che troppo corre
(è inutile un cavallo
se si rompe una zampa):
nessun uomo sia così ingenuo
da credere in tutto questo.

Svá er friðr kvenna,
þeira er flátt hyggja,
sem aki jó óbryddum
á ísi hálum,
teitum, tvévetrum
ok sé tamr illa,
eða í byr óðum
beiti stjórnlausu,
eða skyli haltr henda
hrein í þáfjalli.

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Così è l’amore delle donne
che sono false di pensiero:
come condurre un cavallo non ferrato
sul ghiaccio scivoloso,
irruento [puledro] di due anni
e non del tutto domato;
o nel vento turbinante
una nave senza timone;
o uno zoppo che cerchi di catturare
una renna su un monte in disgelo.

Bert ek nú mæli,
því at ek bæði veit,
brigðr er karla hugr konum;
þá vér fegrst mælum,
er vér flást hyggjum:
þat tælir horska hugi.

Apertamente ora parlo
perché l’uno e l’altro conosco,
insidioso è alle donne il cuore degli uomini.
Quanto più dolcemente parliamo,
tanto più falsamente pensiamo:
così s’inganna il sentimento dell’avveduta.
Fagurt skal mæla
ok fé bjóða
sá er vill fljóðs ást fá,
líki leyfa
ins ljósa mans:
Sá fær er fríar.

Con dolcezza deve parlare
e donare ricchezze
chi vuole ottenere l’amore di una donna.
Loda il sembiante
della splendida fanciulla:
la conquista chi la lusinga.
Ástar firna
skyli engi maðr
annan aldregi;
oft fá á horskan,
er á heimskan né fá,
lostfagrir litir.

Amore rimproverare
non deve nessun uomo
ad un altro mai.
Spesso imbrigliano il saggio
laddove lo stolto non imbrigliano
le radiose apparenze d’amore.

 

Eyvitar firna
er maðr annan skal,
þess er um margan gengr guma;
heimska ór horskum
gerir hǫlða sonu
sá inn máttki munr.

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In nessun modo rimproverare
un uomo a un altro deve
di quel che accade alla gente.
Stolti da saggi
son fatti i figli degli uomini:
questo il potere del desiderio.

Hugr einn þat veit
er býr hjarta nær,
einn er hann sér um sefa;
ǫng er sótt verri
hveim snotrum manni
en sér engu að una.

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Unica la mente sa
quel che dimora accanto al cuore;
ognuno è solo con i suoi sentimenti.
Non c’è malattia peggiore
per l’uomo saggio
di non avere nulla da amare.

Runaljod Hávamál

 L’Hávamál (“La canzone di Harr, l’eccelso“, in norreno) è la seconda composizione dell’Edda poetica.
Un lungo monologo, in cui ha parlare è Odino, qui chiamato con l’epiteto di Hár (l’Alto o l’Eccelso), da cui anche gli altri titoli con i quali il poema è conosciuto: Canzone dell’Alto o Canzone dell’Eccelso.
Evidenze storiche e linguistiche mostrano che le sue parti più antiche risalgono con ogni probabilità all’inizio del X secolo.
La parte più strettamente sapienziale comprende invece alcuni preziosi passaggi sulle rune e sui canti magici.

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Veit ek, at ek hekk

vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfur sjalfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.

Við hleifi mik sældu
né við hornigi,
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan.»

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«Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là.»

(Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár 138-139)

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Óðinn vi racconta in prima persona di come rimase appeso nove notti al tronco del gran frassino Yggdrasill, con una lancia e sacrificato a sé stesso, per impossessarsi dei segreti delle rune.
Si tratta dell’unica trattazione di questo mito importantissimo.svolta nel solito modo rapido e oscuro tipico della poesia gnomica – poesia priva di sistematicità, un genere che può essere accostato al proverbio, se non fosse che ha una propria elaborazione letteraria.
La sezione si conclude con alcune strofe che trattano delle rune, le cui differenze di metro e di forma attestano però una diversa provenienza.

Fé vældr fræ’nda rógi; fóðesk ulfr í skógi Rúnar munt þú finna ok ráðna stafi, mjök stóra stafi, mjök stinna stafi, er fáði fimbulþulr ok gerðu ginnregin ok reist hroftr rögna. [Hávamál 142]

Úr er af illu jarni; oft leypr ræinn á hjarni Þurs vældr kvenna kvillu; kátr værðr fár af illu Óss er flestra færða; för, en skalpr er sværða Nam ek upp rúnar, æpandi nam… [Hávamál 139]

Ræið kvæða rossom væsta; Reginn sló sværðet bæzta Kaun er barna bolvan; bol gorver mann folvan Hagal er kaldastr korna; Herjan skóp hæimin forna Nauð gerer nappa kosti; naktan kælr í frosti Is köllum brú bræiða; blindan þarf at læiða

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Ár er gumna góði;
get ek at örr var Fróði

Sól er landa ljómi;
lúti ek að helgum dómi

Týr er einhendr ása;
oft værðr smiðr at blása

Bjarkan er laufgrænstr líma;
Loki bar flæ’rðar tima

Maðr er moldur auki;
mikill er græip á hauki
Mikill er græip á hauki…

Nam ek upp rúnar, æpandi nam…
Laukr er, er fællr ór fjalle; foss en gull ero nosser Ýr er vetrgrænstr víða; vant er, er brennr, at svíða.

La ricchezza causa disputa tra amici;
Il lupo vive nella foresta.

“Rune che troverai, e righi leggibili,
Doghe molto forti, doghe molto robuste,
Staves che Bolthor ha macchiato,
Fatto da potenti poteri,
Graven dal dio profetico. “

Le scorie provengono dal ferro cattivo;
Gestisce spesso le renne sulla neve ghiacciata.
Il gigante provoca il dolore della donna;
Pochi sono allegri per la sfortuna.
La foce del fiume è la via della maggior parte dei viaggi;
Ma la guaina è quella delle spade.

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … “

Guidare, si dice, è per i cavalli il peggiore;
Regin ha forgiato la migliore spada.
L’ulcera è fatale per i bambini;
La morte rende pallido l’uomo.
La grandine è il grano più freddo;
Herjan ha plasmato il mondo nei tempi antichi.
Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;

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Hai bisogno di lasciarti una piccola scelta;
Il congelamento nudo nel gelo.
Il ghiaccio chiamiamo il grande ponte;
Il cieco deve essere condotto.
L’anno buono è una benedizione per gli uomini;
Dico che Frodi è stato generoso.
Il sole è luce della terra;
Mi inchino davanti al santo.
Tyr è una mano sola tra gli Æsir;

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Spesso il fabbro deve soffiare.
La betulla è l’arto più verde con le foglie;
Loki ha portato il successo dell’inganno.
L’uomo è l’aumento del suolo;
Potente è l’artiglio del falco.
Mighty è l’artiglio del falco …

“… Ho preso le rune
con un forte pianto … “

L’acqua è ciò che cade dalla montagna;
Ma d’oro sono i gioielli.
Il tasso è l’albero più verde in inverno;
Canta spesso quando brucia.

Vichinghi Ribelli predatori del Nord

”Nella società nordica legata alla struttura sociale della Sippe (stirpe, schiatta) il vichingo veniva rappresentare per così dire il ribelle cioè colui che rivoltandosi contro un atteggiamento di totale e passiva sottomissione alle esigenze e al destino della comunità ,tentava ,unendosi ad altri individui come lui,di divenire padrone della propria vita e del proprio futuro.
La banda dei Vichinghi che, legati da giuramento di fedeltà a un solo capo, cercavano nell’avventura e nella guerra uno sfogo alle proprie aspirazioni e ambizioni personali, non era infatti che una forma di comitatus.”

I Miti Nordici Gianna Chiesa Isnardi pag 17 cap I

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comitatus s. m., lat. [der. di comitari «accompagnare»; nel 2° sign., direttamente da comes –mĭtis: v. conte] (pl. –us). – 1. Séguito, accompagnamento. Cesare e Tacito così chiamano il séguito di giovani volontarî, legati da giuramento di reciproca fedeltà, che accompagnavano un capo nelle sue imprese di pace e di guerra

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Il Termine comitatus designa secondo Tacito un gruppo ristretto di guerrieri scelti, ribelli alla staticità della società, che unendo i propri sforzi per il conseguimento di un affermazione personale seguivano un condottiero con il quale condividevano il proprio ideale di vita.

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