Antiche pratiche marziali millenarie sia occidentali che orientali..
se insegnate da personale competente e qualificato, permettono di acquisire consapevolezza di sé e delle proprie abilità, consapevolezza della propria corporeità, permettono di instaurare un significativo ed equilibrato rapporto tra mente e corpo.
Offrono l’occasione di sviluppare una sensibilità tra il movimento fisico e l’atteggiamento mentale, favorendo nel individuo la concentrazione, l’autocontrollo, il concetto di sé e al contempo accrescendone il senso di maggiore sicurezza ed autostima.Offrono, inoltre, la possibilità di prendere consapevolezza della propria emotività, imparando a gestire l’istintività, e di esprimere l’aggressività in un contesto protetto e secondo modalità prestabilite. Costituiscono un ottimo strumento di espressione catartica di sfogo e di rigenerazione, favoriscono lo scaricamento delle tensioni apportando benefici al sistema cardiocircolatorio e in senso più ampio al sistema psicofisico, favorendo un valido supporto sul piano motivazionale.
Spirito ardito e un po’ ribelle, il suo desiderio di attaccare il nemico con il cannone , ‘‘guardandolo in faccia e non silurandolo nell’ombra” , rievocava il comportamento cavalleresco , carismatico, magnetico, era guidato da un profondo senso di umanità e compassione, che andava oltre i doveri militari e le convenzioni della guerra, appassionato di filosofie orientali, esoterismo e yoga, i suoi compagni di corso lo chiamavano Zoroastro , il suo equipaggio lo soprannominò Mago Baku, un asceta, un mistico, che seguiva il culto della sacralità del mare , rito del duello Altri dicono che era come un antico spartano: sobrio, schivo, introverso, solitario, con un portamento fiero e un’andatura rigida, quasi altera. In realtà quell’andatura era dovuta al fatto che Todaro portava il busto, a causa di una frattura alla colonna vertebrale, come nei riti di smembramento sciamanici, riportata quando volava sugli idrovolanti come osservatore aereo, non riuscì più a rimettersi completamente, poichè la spina dorsale era lesionata.
”Già in Accademia si era esercitato in esperimenti di suggestione ipnotica. Vi è chi, come il comandante Walter Auconi e il comandante De Grossi Mazzorin, ha parlato di “spiritismo”, ma a quanto è dato capire solo per indicare esperimenti di metapsichica, e doti particolari del nostro ufficiale, scaturite dalle sue pratiche ascetiche, come emerse durante la guerra con “l’episodio del tenente Stiepovich morto, in seguito all’asportazione di una gamba per un colpo di artiglieria, quasi senza accusare dolore proprio ”
confer Sandro Consolato
Questa menomazione, tuttavia non riuscì a frenare lo spirito, l’attività del capitano, che durante lunghe ore di rieducazione trascorse a La Spezia, …. si dedicò a letture e discussioni, sopratutto scritti di psicoanalisi, pare fosse un appassionato di Jung, e praticava ipnosi , esprimendo capacità medianiche, con effetti sorprendenti. Predisse la sua morte in guerra, ma non da sveglio. Come riferiva il comandante Lenzi ” il comandante Todaro credeva , in termine generale nelle scienze occulte. Mi aveva insegnato, per esempio a girare, a passeggiare intono al nostro ”Cappellini” ( il noto sommergibile) quando era in porto perchè , diceva, ” bisogna imparare a riuscire a sentire quello di cui abbisogni, tu credi di pensarlo tu, invece è lui che te lo suggerisce, se sai ascoltarlo” in Atlantico cercavamo sulle carte nautiche con il pendolino i convogli nemici. Ho anche visto con i miei occhi far cessare il dolor di denti a un operaio francese passandogli sulla guancia due volte con ilpalmo di una mano. – […] Lo ho sentito dire più volte che da sveglio nessuno lo avrebbe mai… beccato. Così è stato”. Una volta mandò in licenza il suo mitragliere più fido, che non voleva saperne di lasciare i suoi compagni. “E’ un ordine!”, gli disse con perentorietà il comandante Todaro . Poi confidò ad un amico che il giovane marinaio aveva il destino segnato. “ Che si goda qualche giorno in famiglia prima di quel giorno”. Un mese dopo il marinaio rimase ucciso, mentre si trovava alla sua mitragliera da uno scoppio di granata che frantumò la torretta del sommergibile. Fu infallibile fino a quel giorno ”Un suo compagno di corso, Walter Ghetti, così ne parla: “Todaro era differente da noi, non solo per alcune peculiarità, come la pratica dello yoga, il non mangiare mai carne, il carattere chiuso e un po’ melanconico; tuttavia, provammo per lui una grande amicizia, malgrado questo essere differente, che era superiorità: probabilmente perché lo sentivamo sincero. E sentivamo anche la necessità, pur non potendo ancora misurare la forma di tale differenza, di rispettare una personalità già delineata”.
A Bordeaux, fra una missione di guerra e l’altra, passava lunghe giornate chiuso nel suo camerino a leggere, studiare, sperimentare. Si narra, a proposito di aneddoti, che una volta, per gioco, riuscì ad ipnotizzare una signora con estrema facilità. E così la sua fama di corsaro gentiluomo si colorò di altri aspetti, assunse toni accesi e istrioneschi. In effetti c’era, in quel suo pizzetto di barba nerissima, nel suo sguardo obliquo, magnetico, indagatore, c’era un che di stregonesco. Leggeva un po’ di tutto, dalla filosofia alla parapsicologia, ai libri sulle pratiche magiche. E così a bordo cominciarono a chiamarlo Mago Bakù. Si dice, in effetti, che avesse una sorta di preveggenza. C’è chi giura di averlo sentito fare delle previsioni che si sono avverate fin nei minimi particolari. Una volta lasciò a terra un marinaio perché prevedeva che ci sarebbero stati pericoli solo per lui, infatti il marinaio in questione fu colto da un violento attacco di appendicite, con pericolo di peritonite, e si salvò solo perché poté essere prontamente ricoverato in ospedale e trasportato in sala operatoria.
sulle iniziazioni sciamaniche: solitamente questo «ferimento rituale» sfocia in uno smembramento vero e proprio, a cui fa seguito la rinascita iniziatica dell’aspirante sciamano, che si risveglia dotato di poteri soprannaturali (conferiti,si pensa,dall’azione degli spiriti). Mircea EliadeLo Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (1951) Jung narrava dell’archetipo del guaritore ferito, di colui che tiene in sè due poli opposti: il guaritore e il ferito.
Il comandante consapevole del potere evocativo dei simboli forniva ai suoi marinai dei pugnali, per indurre uno spirito combattivo, come se dovessero andare all’arrembaggio, così come aveva congeniato di rafforzare la prua del sottomarino con una forte lamiera tagliente per emergere nella caccia nemica in estremo gesto di speronamento, in una chiave ”magico animistica” , si prendeva cura del suo equipaggio e delle sue imbarcazioni apportando innovazioni ingegnose, dopo innumerevoli sperimenti, attuò a proprie spese, un innovativo sistema interfonico o l’ideazione dei barchini ”SMA” (Silurante Modificato Allargato).
CONFER da Sandro Consolato “Arthos”, n.s., a. III, n° 6 , luglio-dicembre 1999
In questo testo il Professor Consolato intravvede una forte connessione dello stile di vita del comandante e gli insegnamenti contenuti nella Bhagavad-gita indirizzati agli Kshatrya, la casta guerriera.
''l’orizzonte di una via ascetica dell’azione avente, rispetto alla via ascetica della contemplazione, “in primo piano [...] un processo immanente, volto a destare le forze più profonde dell’entità umana e a portarle a superare sé stesse, a far sì che, in un’intensità-limite, dalla vita stessa si liberi l’apice della supervita”. Di tale via eroica Evola ricordava la culminazione spirituale della Bhagavad-gîtâ, con i suoi insegnamenti rivolti agli kshatriya, ai guerrieri: “Mettendo al pari piacere e dolore, profitto e perdita, vittoria e sconfitta, àrmati per la battaglia: in tal modo, non avrai colpa” (III, 38); “Non v’è [possibilità di] esistenza per l’irreale o [possibilità di] non-esistenza per il reale: coloro che sanno, percepiscono la verità rispettiva di entrambi... Sappi essere indistruttibile ciò che tutto compenetra. Colui che lo considera come uccisore e colui che lo considera come ucciso, sono entrambi ignoranti: esso non uccide e non è ucciso. Non è ucciso, quando il corpo è ucciso. Questi corpi dello spirito eterno, indistruttibile, illimitato, valgono come perituri: quindi sorgi, e combatti” (II, 16, 17, 19, 20, 18). ''
Il marinaio Vittorio Marcon racconta: “Ricordo che era avvenuto che il Comandante col pensiero avesse chiamato qualcuno dell’equipaggio, e questi fosse arrivato come se lo avessero richiesto ad alta voce. Una volta ero con lui, nello stesso locale, che era un locale perfettamente chiuso, isolato dagli altri, ed egli disse il nome di un sottufficiale. Non era passato forse un minuto che quel sottufficiale bussò alla porta, proprio come avesse sentito di essere chiamato dal Comandante”.
L’ammiraglio Vittorio E. Tognelli ebbe a dire di Todaro: “La sua tattica preferita era quella più ardita e pericolosa: attacco di giorno con cannone, anche se sconfessata dai suoi superiori per il grave rischio cui sottoponeva l’unità e per le perdite che inevitabilmente subiva in combattimento”. Ma i suoi uomini non temevano di morire, perché sapevano che il primo ad esporre la propria vita era il loro comandante. Sul suo sommergibile regnava un cameratesco egualitarismo: uguale vestiario, uguale vitto, uguale tempo libero per tutti, obbligo di ginnastica giornaliera. Scriverà l’ammiraglio tedesco Dönitz sul temperamento e le qualità militari dei sommergibilisti italiani: “Essi sono perfettamente capaci di attaccare il nemico con ardimento e abnegazione. Anzi, in certe circostanze, possono, nello slancio dell’azione, comportarsi più audacemente di noi che non ci lasciamo trascinare così dall’entusiasmo della battaglia”.
Borghese volle Todaro, alla testa del Reparto di superficie, che venne intitolato a “Vittorio Moccagatta”, mentre quello subacquei lo fu a “Teseo Tesei”. Così il principe romano ritrasse poi Todaro nel suo Decima Flottiglia Mas: “Di statura normale, appariva più piccolo per l’abbandono delle spalle sempre un po’ curve; lo sguardo vivissimo negli occhi scuri, il volto affilato e incorniciato da un pizzetto nero; acuto psicologo, chiaroveggente e singolarmente iniziato nei problemi teosofistici, dotato di un coraggio freddo e cosciente e di una volontà e capacità di lavoro eccezionali”.
Salvatore Todaro a destra con a fianco Valerio Borghese, a sinistra è l’ammiraglio Aimone di Savoia Aosta, al centro Ernesto Forza
Sebastopoli capitolò il 2 luglio del ’42. I tedeschi, le cui forze di terra avevano certamente determinato la vittoria sui russi, volevano accapparrarsi anche i meriti dell’assedio dal mare, e più concretamente sottrarre agli alleati rumeni, che pure avevano combattuto valorosamente, ogni pretesa sul porto di Balaclava. Il 1° luglio i rumeni, contrariamente al volere dei tedeschi, decisero di entrare per primi a Balaclava da terra, facendosi strada “con un valoroso assalto all’arma bianca”, e Todaro, di sua iniziativa, senza avvertire il suo superiore Mimbelli per non essere intercettato dagli alleati, decise a sua volta che i cinque motoscafi italiani sarebbero entrati nel porto a bandiere spiegate prima dei mas germanici. E così fu, sotto gli ultimi fuochi dell’artiglieria costiera sovietica. Il colonnello rumeno Dimitrescu accolse felice i fratelli latini giunti dal mare, festeggiando con… cipolle e champagne!
Il 4 luglio ’42 Todaro tornava in Italia dal Mar Nero, dove aveva compiuto tredici missioni di guerra. Il comandante Auconi testimonia che Todaro “sentiva” che sarebbe caduto in guerra e che parlava di ciò senza commozione, con assoluta naturalezza. A ottobre visitò per l’ultima volta la famiglia a Sottomarina. Si recò dal monsignor Voltolina e, malgrado anche la sua famiglia stentasse a far quadrare il bilancio, fece, come era solito, generosa beneficienza anonima ai poveri assistiti dal buon prete. L’amico Armando Boscolo, che lo vide allora per l’ultima volta, racconta: “di quell’ultimo incontro ha lasciato l’immagine di un volto soffuso di misticismo oggi quasi inverosimile, di uno sguardo di una soavità serafica, di una voce dolce e fatta soltanto per dire parole buone”.
motopeschereccio armato Cefalo
”La mattina del 14 dicembre ’42, nell’isolotto di La Galite, mentre riposava a bordo del Cefalo, il piropeschereccio nave-appoggio dei moto-siluranti della Xª, con i quali si preparava ad attaccare il porto tunisino di Bona, Todaro morì durante l’attacco di due caccia inglesi. Un proiettile trapassò il ponte e una scheggia colpì la sua testa. Lo trovarono nella sua cuccetta, che pareva continuasse a dormire. Si avverava così la sua profezia: “Io morirò quando il mio spirito sarà lontano da me”. Fu seppellito a La Galite. Il duca Aimone di Savoia-Aosta scriverà alla vedova ricordando Todaro quale “Valoroso tra i valorosi, incarnazione dello spirito guerriero”. Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria, in guerra il comandante Todaro aveva ottenuto due medaglie di bronzo, tre d’argento e, dall’alleato germanico, la croce di ferro di prima classe.”
“Anche in un solo minuto, se si decide fermamente nel proprio cuore di seguire la via della disciplina marziale, senza dubitare e con piena consapevolezza, in qualsiasi situazione si verrà naturalmente scelti per primi. Questo si manifesta chiaramente nei comportamenti quotidiani e nel modo di esprimersi. In particolare, una singola parola può fare la differenza. Non si tratta di mostrare il proprio animo, ma piuttosto di far sì che gli altri conoscano già da tempo chi siamo veramente.” Hagakure 葉隠聞書
“武を自分の心に決め置く”: “Decidere fermamente nel proprio cuore di seguire la via della disciplina marziale”. L’espressione originale sottolinea la necessità di una decisione interiore profonda e stabile. “疑うことなく覚悟していれば”: “Senza dubitare e con piena consapevolezza”. Enfatizza l’importanza di una convinzione ferma e senza incertezze. “自然に、最初に選ばれることになる”: “Si verrà naturalmente scelti per primi”. Suggerisce che la scelta sarà quasi automatica, come una conseguenza naturale della preparazione interiore. “一言が大事です”: “Una singola parola può fare la differenza”. Sottolinea il potere delle parole e dell’espressione di sé. “自分の心を見せるというのではなく、前々から人が知る、ということです”: “Non si tratta di mostrare il proprio animo, ma piuttosto di far sì che gli altri conoscano già da tempo chi siamo veramente”. Indica che la vera autenticità si manifesta in modo spontaneo e coerente nel tempo, non attraverso dimostrazioni esteriori.
(I, 45) Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: “Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti.
Al livello intermedio l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità, si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. “Questi sono i livelli in generale.
Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via”.
Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò: “Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso”. Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L’addestramento non finisce mai.
Hagakure ni ciritodomareru hana nomi zo shinobishi hito ni au kokochi suru
葉隠れに / 散りとどまれる / 花のみぞ / 忍びし人に / 逢ふ心地する dal Sankashū, “Raccolta da un eremo sui monti”
Quell’unico fiore che ancora rimane nel folto delle foglie mi riporta al cuore il mio amore segreto
Fu molto probabilmente questa poesia di Saigyō, monaco del XII secolo, che suggerì il titolo allo Hagakurekikigaki (Note dettate nel folto delle foglie), in genere abbreviato in Hagakure. Nel verso denso di suggestioni che il poeta antico compose nel suo eremo sui monti, si riflette un’altra capanna su altri monti, anche questa raccolta in un’ombrosa quiete, dove il maestro Jōchō (al secolo Yamamoto Tsunetomo) raccoglie a sua volta l’ultimo fiore di una primavera ormai trascorsa, quella del mondo e della cultura samurai. Da quel nucleo di valori sottratto all’estinzione ricaverà le lezioni morali destinate a diventare la più compiuta rappresentazione del bushidō, il codice di comportamento e di pensiero del samurai.
Colui che appare anormale rispetto all’ambiente esterno è probabile che sia lui il ”normale”, che in lui esista un resto di energia vitale integra….” L’arco e la Clava J.Evola
Appositamente nell’ora più torrida Bisogna ricordarsi di continuo che siamo essenza, seity, immersi in un esperienza olografica tramite un supporto biologico base acqua , per farsi che emerga in uno stato di trance esecutiva una scintilla di consapevolezza… che forse non porterà luce in ogni parte del Tutto ma sarà comunque un nobile tentativo..
Del resto nel libro tra le foglie si narra “In una disciplina non si giunge mai al termine. Quando pensi di essere arrivato alla fine, sei contro lo spirito della disciplina. Se, giorno per giorno, finché sei in vita, continui nell’esercizio, dopo la tua morte diranno che sei stato un bravo maestro. È difficile raggiungere l’unità interiore anche praticando una disciplina per tutta la vita. Finché la tua mente non è pura, non puoi dire di aver conseguito la Via. Perciò persevera nella pratica con grande coraggio.”
Esiste un detto che afferma: “Quando le acque salgono, la barca fa altrettanto”. In altri termini, di fronte al bisogno l’ingegno si aguzza. E’ vero che gli uomini coraggiosi coltivano tanto più assiduamente le loro qualità quanto maggiori sono le difficoltà con le quali si confrontano. E’ un errore imperdonabile lasciarsi abbattere dalla prove.
Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: “Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità, si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. “Questi sono i livelli in generale. Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via”. Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò: “Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso”.
柳生殿は『人に勝つ道は分かりません。自分に勝つ道は分かりました。』 Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L’addestramento non finisce mai.
“In una disciplina non si giunge mai al termine. Quando pensi di essere arrivato alla fine, sei contro lo spirito della disciplina. Se, giorno per giorno, finché sei in vita, continui nell’esercizio, dopo la tua morte diranno che sei stato un bravo maestro. È difficile raggiungere l’unità interiore anche praticando una disciplina per tutta la vita. Finché la tua mente non è pura, non puoi dire di aver conseguito la Via. Perciò persevera nella pratica con grande coraggio.”
葉隠聞書 ”Annotazioni su cose udite all’ombra delle foglie”
l titolo Hagakure significa letteralmente “nascosto dalle foglie” (oppure “all’ombra delle foglie”) e l’opera trasmette l’antica saggezza dei samurai BUSHI 武士 sotto forma di brevi aforismi dai quali emerge lo spirito del bushidō (la via del guerriero)武士道 con la differenza di rivolgersi al samurai solitario
rōnin 浪人 che può venire a trovarsi, per una serie di vicissitudini che non dipendono dalla sua volontà, senza un signore da servire.
Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero 花は桜木人は武士, hana wa sakuragi, hito wa bushi
Gli insegnamenti di Hagakure e la prospettiva psicologica
Gli insegnamenti di Hagakure enfatizzano la forza spirituale e l’etica dei samurai, ma è possibile ottenere una comprensione più profonda analizzando questi insegnamenti da una prospettiva psicologica. Di seguito esamineremo gli insegnamenti di Hagakure da una prospettiva psicologica.
Psicologia della risolutezza e dell’azione : Hagakure enfatizza la rapidità del processo decisionale e dell’azione. In psicologia, il processo decisionale e l’azione sono legati all’autoefficacia. L’autoefficacia è la convinzione di avere la capacità di raggiungere un obiettivo. Le persone con un’elevata autoefficacia sono in grado di prendere decisioni rapide e di agire di fronte a situazioni difficili. Gli insegnamenti di Hagakure incoraggiano i samurai a sviluppare un elevato senso di autoefficacia, che sostiene la loro determinazione e azione.
Lealtà e legami sociali : gli insegnamenti di Hagakure sulla lealtà sono legati alla teoria dei legami sociali in psicologia. La teoria del legame sociale afferma che il comportamento e le opinioni etiche degli individui si formano avendo forti legami con gli altri nella società. La lealtà al signore di Hagakure conferisce ai samurai forti legami sociali, e questi legami sono un fattore nella formazione del codice di condotta ed etica del samurai. Questi legami sociali rafforzano la lealtà e il senso di responsabilità dei samurai e svolgono un ruolo nel mantenimento dell’ordine nella società nel suo insieme.
Psicologia della cortesia e del rispetto : l’enfasi di Hagakure sulla cortesia e sul rispetto è profondamente legata alla teoria psicologica della cortesia. La teoria della cortesia afferma che il comportamento educato verso gli altri è importante per costruire l’armonia sociale e le relazioni di fiducia. I samurai che seguono gli insegnamenti di Hagakure guadagnano fiducia e rispetto trattando gli altri con cortesia. Questo è un elemento essenziale per il mantenimento dell’armonia sociale ed è la base affinché il samurai possa essere rispettato nella società.
Autodisciplina e autorealizzazione : gli insegnamenti di autodisciplina di Hagakure sono coerenti con la teoria dell’autorealizzazione della psicologia. L’autorealizzazione è il processo attraverso il quale gli individui raggiungono il loro pieno potenziale e i loro obiettivi. Gli insegnamenti di Hagakure incoraggiano i samurai a migliorare le proprie capacità e a perseguire l’autorealizzazione attraverso l’allenamento quotidiano. Continuando ad allenarsi, un samurai può trascendere i propri limiti e raggiungere la vera forza e maturità spirituale.
Visione della vita, della morte e della morte dell’ego : la visione della vita e della morte di Hagakure è legata al concetto di morte dell’ego in psicologia. La morte dell’ego è l’esperienza di trascendere il proprio ego e diventare tutt’uno con un essere e uno scopo più grandi. L’insegnamento di Hagakure secondo cui “Bushido significa morire e scoprire” significa che un samurai trascende il suo ego ed è pronto a sacrificare se stesso per il bene del suo signore e della società. Questa visione della vita e della morte è la base affinché i samurai scoprano il significato della loro esistenza e dimostrino vero coraggio e dedizione.
144 Niente è impossibile. Se hai una determinazione risoluta, anche il cielo e la terra cambieranno idea. Non c'è niente che non possa essere fatto. Le persone semplicemente non ci pensano perché non hanno alcun valore.
Muovere il cielo e la terra senza usare la forza è tutta una questione di mente.
(II, 20) Per seguire la Via il samurai deve mantenere l’attenzione sul momento presente e non vacillare, non avere pensieri mondani né essere schiavo delle passioni. Ogni istante è importante e quindi è necessario concentrarsi sempre sul momento presente.
Esiste un detto che afferma: “Quando le acque salgono, la barca fa altrettanto”. In altri termini, di fronte al bisogno l’ingegno si aguzza. E’ vero che gli uomini coraggiosi coltivano tanto più assiduamente le loro qualità quanto maggiori sono le difficoltà con le quali si confrontano. E’ un errore imperdonabile lasciarsi abbattere dalla prove.
(II, 47) Un giorno il maestro Jocho pronunciò questa massima: “Adesso è il momento presente e il momento presente è adesso”. Abbiamo la tendenza a pensare che la vita quotidiana sia diversa dall’attimo decisivo; così quando arriva il momento di agire, non siamo mai pronti. Se siamo convocati al cospetto del daimio o inviati in missione, non troviamo le parole necessarie per esprimerci. Questi atteggiamenti tendono a mostrare che facciamo continuamente differenza tra “tempo” in senso lato e “momento presente”. Comprendere l’espressione: “Il momento presente è adesso” significa prepararsi costantemente all’imprevisto. Il samurai deve essere sempre pronto a esprimersi con chiarezza in pubblico, a essere convocato al cospetto del daimio e persino a incontrare personalità pubbliche come lo shogun. Questa disponibilità ad agire è il metodo da applicare per compiere tutte le nostre azioni, sia riguardo alle arti militari sia riguardo ai doveri civili.
74 Se una persona fa una distinzione tra il luogo pubblico e privato, o tra campo di battaglia e tatami, quando arriva il momento di agire si troverà impreparata. Bisogna mantenere costantemente la consapevolezza. Se non ci fossero uomini che dimostrano il proprio valore sul tatami, non potremmo neppure trovarli sul campo di battaglia.
86 Una notte feci un sogno che cambiava gradualmente a mano a mano che mostravo la mia forza di volontà. I sogni rivelano la condizione dell’animo di una persona. E’ bene seguirli e sforzarsi di comprenderli.
(II, 120) Un samurai disse: “Esistono due tipi di orgoglio: quello interiore e quello esteriore. Il samurai che non li possiede entrambi non vale niente”. L’orgoglio può essere paragonato a una spada, la cui lama deve essere affilata e riposta nel fodero. Di tanto in tanto viene sguainata, brandita, poi pulita per essere rinfoderata. Se la spada del samurai è sempre sguainata e levata minacciosamente, tutti ne avranno paura ed egli avrà difficoltà a farsi degli amici. Se, al contrario, la spada non viene mai tolta del fodero, la lama perderà la l’affilatura e si coprirà di ruggine, e nessuno temerà più chi la porta
(II, 134) Si dovrebbero ascoltare con rispetto e gratitudine le parole degli uomini d’esperienza, anche se parlano di argomenti che si conoscono già. Talvolta accade che, dopo aver sentito dieci o venti volte la stessa storia, si abbia un improvvisa intuizione e che essa trascenda il significato abituale. Si tende a trattare con condiscendenza le persone anziane e a non prendere sul serio i loro racconti, invece bisognerebbe ricordarsi che esse godono di un’esperienza lunga e reale. 134 その道の巧者の話を聞く時、たとえ自分が知っている事でも、深く、その言う事を信じて聴くべきです。同じ事を、10回も20回も聞く時、ふと胸に響く時節があります。その時、その話は格別の事になります。老の繰り言というのも、巧者だからこその事です。
48 Un samurai che non provi distacco nei confronti della vita e della morte, è del tutto inetto. Il detto: “Ogni valore deriva dall’unità della mente” sembra implicare che tutta l’energia viene dalla concentrazione, ma di fatto significa aver risolto il problema della vita e della morte attraverso l’unità interiore. Con una tale disposizione d’animo un uomo può compiere qualunque impresa. Le arti marziali e quelle simili sono un mezzo per condurre alla Via.
3, 28 Il daimio Naoshige sognò di passare davanti al tempio di Yoga e di sentire una voce che lo chiamava. Voltandosi a guardare, il daimio vide una figura vestita di bianco in piedi su un ponte di mattoni, che gli disse: “E’ meglio camminare nella luce”. Quando si svegliò, pensò che il messaggio onirico lo esortasse a una lampada al tempio, cosa che fece immediatamente. Questa usanza fu proseguita dalla famiglia Nabeshima.