Nel trasportare il respiro, l’inalazione deve essere completa. Quando è completa, ha una grande capienza. Quando ha una grande capienza, può espandersi. Quando si espande, può penetrare verso il basso. Quando penetra verso il basso, diventa calma e stabile. Quando è calma e stabile, sarà forte e regolare. Quando è forte e regolare, germoglierà. Quando germoglia, crescerà. Quando cresce, si ritirerà verso l’alto. Quando si ritira verso l’alto, raggiungerà la sommità del capo. Il potere segreto della Provvidenza si muove sopra. Il potere segreto della Terra si muove sotto. Colui che segue questi precetti vivrà. Colui che li avversa perirà.
Iscrizione su pietra della dinastia Zhou, 500 a.C.
Rallentare il respiro può portare diversi benefici, come spiegato nel video. Ecco alcuni dei principali vantaggi:
* Calma la mente e riequilibra il corpo. Rallentare il respiro e ridurre il numero di inspirazioni ed espirazioni ha un effetto calmante sulla mente e riequilibra il corpo. * Aumenta i livelli di anidride carbonica nel sangue, che a sua volta permette ai tessuti di assorbire più ossigeno. Questo può sembrare paradossale, dato che l’anidride carbonica è spesso vista come un prodotto di scarto, ma è cruciale per l’ossigenazione dei tessuti. * Abbassare la pressione sanguigna e riequilibrare il sistema nervoso. Ridurre il ritmo respiratorio a circa sei respiri al minuto può avere effetti profondi sulla salute fisica e mentale. * Maggiore presenza e consapevolezza. Rallentare il respiro è un atto di presenza che contrasta il ritmo frenetico della vita moderna, invitando a vivere ogni istante con maggiore pienezza. * Migliora l’efficienza del corpo nell’utilizzare l’ossigeno. * Aiuta a gestire lo stress. * Promuove una respirazione più profonda e consapevole, favorendo un equilibrio naturale tra ossigeno e anidride carbonica.
Il video suggerisce di provare a rallentare il respiro inspirando per 5-6 secondi ed espirando per altri 5-6 secondi quando ci si sente sopraffatti o stressati. Questo può aiutare a calmare la mente e a ritrovare un senso di calma. La respirazione lenta influenza positivamente l’ossigenazione del corpo. Respirando lentamente si ottiene più ossigeno e più energia. In particolare, la respirazione coerente, con un ritmo di cinque-sei secondi in inspirazione e cinque-sei secondi in espirazione, permette ai polmoni di espellere le tossine. Questo ritmo lento e regolare non solo calma, ma facilita anche l’assunzione di una maggiore quantità di ossigeno.
Il naso scalda e umidifica l’aria in entrata.
Il naso purifica e filtra l’aria attraverso un’azione antibatterica.
Il naso stimola la produzione di ossido nitrico, un gas essenziale per la salute.
Il naso oppone circa il 50% di resistenza in più al flusso aereo rispetto alla bocca, ma determina un apporto di ossigeno stimato dal 10 al 20% in più.
I benefici principali della respirazione nasale rispetto alla respirazione orale includono:
Filtrazione dell’aria: Il naso pulisce l’aria, rimuove gli agenti inquinanti e difende da virus e batteri. La respirazione nasale fornisce una sorta di filtrazione che la respirazione orale non offre.
Umidificazione dell’aria: Il naso umidifica l’aria.
Pressurizzazione dell’aria: Il naso pressurizza l’aria prima che raggiunga i polmoni, condizionandola. Se non si respira attraverso il naso, i polmoni sono esposti all’ambiente esterno.
Rallentamento dell’aria e riduzione della frequenza cardiaca: La respirazione attraverso il naso rallenta l’aria, abbassa la frequenza cardiaca e calma il corpo.
Migliore funzione cerebrale: La respirazione nasale è legata a una migliore elaborazione dei pensieri, delle emozioni, della concentrazione e del comportamento generale. Quando si è congestionati e si respira attraverso la bocca, il cervello deve lavorare di più per svolgere le funzioni di base.
Effetti diversi a seconda della narice: Respirare attraverso la narice destra ha un effetto stimolante, aumentando la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e stimolando il lato analitico del cervello. Respirare attraverso la narice sinistra ha un effetto calmante, diminuendo la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna e stimolando il lato creativo del cervello.
Prima linea di difesa: Il naso è la prima linea di difesa contro agenti esterni.
Respirazione nasale obbligatoria: Diventare un respiratore nasale obbligato, respirando principalmente attraverso il naso, è essenziale per essere un respiratore sano e, di conseguenza, una persona sana.
Le tre tecniche di respirazione presentate nel video hanno diversi scopi e livelli di complessità, il che influisce sulla loro efficacia e applicabilità:
* Respirazione coerente: Questa tecnica prevede di respirare lentamente, inspirando per cinque-sei secondi ed espirando per cinque-sei secondi. L’obiettivo è quello di raggiungere uno stato di calma e di favorire l’ossigenazione. È una tecnica di base che può essere praticata da chiunque, anche da persone con problemi respiratori, iniziando con ritmi più brevi (due secondi in, due secondi fuori) e aumentando gradualmente. Può essere eseguita in qualsiasi luogo e momento, anche camminando o svolgendo attività quotidiane. L’efficacia di questa tecnica risiede nella sua semplicità e nella capacità di adattarsi alle esigenze individuali. * Ujjayi breathing: Questa tecnica consiste nel restringere la glottide nella parte posteriore della gola durante l’inspirazione e l’espirazione, producendo un suono caratteristico. Può essere usata da sola o in combinazione con la respirazione coerente. L’Ujjayi breathing è utile per calmare il sistema nervoso e aumentare il flusso sanguigno. Questa tecnica richiede un po’ più di pratica per essere eseguita correttamente, ma può essere integrata nella respirazione coerente per potenziarne gli effetti rilassanti. * Respirazione quattro-sette-otto (modificata in quattro-otto-otto): Questa tecnica prevede l’inspirazione per quattro secondi, il trattenimento del respiro per sette (o otto) secondi e l’espirazione per otto secondi. È particolarmente efficace per favorire il rilassamento e il sonno. La versione modificata (quattro-otto-otto) è stata creata per migliorare il ritmo della respirazione. Questa tecnica richiede un po’ più di concentrazione rispetto alla respirazione coerente, ma è considerata molto efficace per indurre uno stato di calma profonda.
* La respirazione coerente è la più semplice , adatta a tutti e facile da integrare nella vita quotidiana. * L’Ujjayi breathing è un’aggiunta alla respirazione coerente che ne aumenta gli effetti calmanti, ma richiede un po’ più di pratica. * La respirazione quattro-sette-otto (o quattro-otto-otto) è la più specifica per il rilassamento profondo e il sonno, ma richiede più concentrazione.
La scelta della tecnica più adatta dipende dalle preferenze individuali e dagli obiettivi specifici.
Nāḍī-śodhana, considerata la tecnica base di preparazione al Prāṇāyāma, ha come fine la purificazione delle nāḍī principali, i condotti dell’energia sottile, il prāṇa प्राण: piṅgalā पिङ्गला (che ha il punto di terminazione nella narice destra, alla quale è attribuito un carattere solare e maschile) e iḍā इडा (che ha il punto di terminazione nella narice sinistra, alla quale è attribuito un carattere lunare e femminile). Tale purificazione ha lo scopo di ‘risvegliare’ ad attivare suṣumṇā सुषुम्णा, (nāḍī centrale, all’interno del quale si trova la nāḍīcitra, che va dal mūlādhāra al brahmarandhra). Operando con il respiro a narici alternate, i prāṇa sono bilanciati e controllati; in tal modo è possibile percepire la coscienza individuale. Più specificatamente, attraverso iḍā nāḍī fluisce la forza/energia cosciente o mentale (citta śakti शक्ति), lungo piṅgalānāḍī fluisce la forza vitale o fisica (prāṇa śakti प्राणशक्ति) e attraverso suṣumṇānāḍī सुषुम्णा scorre la forza spirituale (ātmaśakti आत्मशक्ति). Iḍā e Piṅgalā corrispondono fisiologicamente ai due aspetti del sistema nervoso: piṅgalā al sistema nervoso simpatico (risposta di lotta o fuga) mentre iḍā al sistema nervoso parasimpatico (riduce la frequenza cardiaca, restringe i vasi sanguigni, rallenta la respirazione, rilassa la mente, il corpo e i sensi). Normalmente il flusso di iḍā e piṅgalā non è armonico, perché disturbato da svariati fattori: modo di respirare, stato mentale, emozioni, tensioni, atteggiamento del corpo, alimentazione. Nāḍī-śodhana ha lo scopo di equilibrare la circolazione dell’energia nelle due nāḍī complementari iḍā e piṅgalā, simbolo della dualità e di risvegliare suṣumṇā. L’attivazione di suṣumṇā dipende quindi dal riequilibrio delle altre due correnti energetiche.
नाडीशोधन nāḍī नाडि, dalla radice nāḍ: fluire e śodhana शोधन: pulizia. Che possiamo rendere, in ambito Yoga, come “Purificazione, attraverso l’attivazione, l’armonizzazione ed il controllo dei canali sottili lungo i quali scorrono i flussi della forze/energie vitali, mentali e della coscienza”.
La tecnica Nadi Shodhana, nota anche come respirazione a narici alternate, comporta:
* Chiusura alternata delle narici: Si chiude una narice mentre si inspira attraverso l’altra, e poi si espira attraverso la narice opposta. * Controllo del respiro: Si inala, si fa una pausa, e poi si espira attraverso la narice opposta. * Ritmo: Si ripete questo processo mantenendo un ritmo costante. Il ritmo suggerito è di circa tre secondi per inspirazione ed espirazione. * Posizione delle mani: Tradizionalmente, si utilizzano specifiche posizioni delle mani (mudra). Una posizione comune prevede l’uso del pollice per chiudere la narice destra e l’anulare per chiudere la narice sinistra. Le altre dita possono essere posizionate sulla fronte. Tuttavia, si possono usare le dita e le mani che si preferiscono. * Scopo: L’obiettivo è quello di bilanciare il sistema nervoso influenzando il flusso di aria attraverso le narici, che a sua volta può influenzare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e l’attività cerebrale. La respirazione attraverso la narice destra stimola il lato analitico del cervello, mentre la respirazione attraverso la narice sinistra stimola il lato creativo.
È importante ricordare di non diventare eccessivamente rigidi riguardo alla respirazione nasale e di riconoscere che ci sono momenti appropriati per respirare attraverso la bocca. L’obiettivo principale è assicurarsi che la respirazione inconscia avvenga attraverso il naso il più spesso possibile.
Ujjayi [pranayama]” ( sanscrito : उज्जायी ) significa “vittorioso o conquistatore [respiro]” in sanscrito . , il prefisso उत् “ut” denota superiorità, mentre la parola जाय “jaya” significa vittoria o conquista.
L’Ujjayi è una tecnica di respirazione che prevede la costrizione della glottide nella parte posteriore della gola, producendo un suono. Questa respirazione può essere usata in qualsiasi momento, non necessariamente legata alla respirazione coerente, inspirando ed espirando con lo stesso metodo.
Ecco alcuni dettagli aggiuntivi sulla respirazione Ujjayi:
Non si dovrebbe usare la respirazione coerente quando si vuole essere carichi o attivati per fare qualcosa che richiede la massima capacità mentale e fisica.
Questa respirazione è stata usata per secoli nello yoga e nelle tradizioni buddiste tibetane.
Si può aggiungere alla respirazione coerente, per esempio, in volo, quando si è stanchi o quando si vuole rilassarsi.
La respirazione Ujjayi aiuta a calmare il sistema nervoso, aumentando il flusso sanguigno incrementando l’anidride carbonica.
Si inspira contando fino a sei attraverso il naso con la respirazione Ujjayi.
Si espira contando fino a sei attraverso il naso con la respirazione Ujjayi.
Aiuta a calmare ulteriormente il corpo.
Si può respirare in questo modo contando come si vuole.
Il respiro Ujjayi è un tipo di respirazione diaframmatica in cui i muscoli della gola (la glottide ) sono leggermente contratti, facendo sì che l’aria produca un suono sussurrato mentre entra ed esce dalle corde vocali . È associato allo stile di flusso energetico
Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit. Et si volueris attendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus. Quem mihi dabis qui aliquod pretium tempori ponat, qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori? In hoc enim fallimur, quod mortem prospicimus: magna pars eius iam praeterit; quidquid aetatis retro est mors tenet. Fac ergo, mi Lucili, quod facere te scribis, omnes horas complectere; sic fiet ut minus ex crastino pendeas, si hodierno manum inieceris. Dum differtur vita transcurrit. Omnia, Lucili, aliena sunt, tempus tantum nostrum est; in huius rei unius fugacis ac lubricae possessionem natura nos misit, ex qua expellit quicumque vult. Et tanta stultitia mortalium est ut quae minima et vilissima sunt, certe reparabilia, imputari sibi cum impetravere patiantur, nemo se iudicet quicquam debere qui tempus accepit, cum interim hoc unum est quod ne gratus quidem potest reddere. Interrogabis fortasse quid ego faciam qui tibi ista praecipio. Fatebor ingenue: quod apud luxuriosum sed diligentem evenit, ratio mihi constat impensae. Non possum dicere nihil perdere, sed quid perdam et quare et quemadmodum dicam; causas paupertatis meae reddam. Sed evenit mihi quod plerisque non suo vitio ad inopiam redactis: omnes ignoscunt, nemo succurrit. Quid ergo est? non puto pauperem cui quantulumcumque superest sat est; tu tamen malo serves tua, et bono tempore incipies. Nam ut visum est maioribus nostris, ‘sera parsimonia in fundo est’; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remanet. Vale.
SENECA, Lettere a Lucilio, I secolo d.C. Il valore del tempo – Seneca Lucilio suo salutem Fa’ così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com’egli muoia giorno per giorno? In questo c’inganniamo, nel vedere la morte avanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle. Ogni ora del’ nostro passato appartiene al dominio della morte. Dunque, caro Lucilio, fa’ ciò che mi scrivi; fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro. Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto. E l’uomo è tanto stolto che, quando acquista beni di nessun valore, e in ogni caso compensabili, accetta che gli vengano messi in conto; ma nessuno, che abbia cagionato perdita di tempo agli altri, pensa di essere debitore di qualcosa, mentre è questo l’unico bene che l’uomo non può restituire, neppure con tutta la sua buona volontà. Mi domanderai forse come mi comporti io che ti dò questi consigli. Te lo dirò francamente: il mio caso è quello di un uomo che spende con liberalità, ma tiene in ordine la sua amministrazione; anch’io tengo i conti esatti della spesa. Non posso dire che nulla vada perduto, ma sono in grado di dire quanto tempo perdo, perché e come lo perdo; posso cioè spiegare i motivi della mia povertà. Capita anche a me, come alla maggior parte della gente caduta in miseria senza sua colpa: tutti sono disposti a scusare, ma nessuno viene in aiuto. E che dunque? Per me non è povero del tutto colui che, per quanto poco gli resti, se lo fa bastare. Ma tu, fin d’ora, serba gelosamente tutto quello che possiedi; e avrai cominciato a buon punto, poiché – ci ammoniscono i nostri vecchi – «è troppo tardi per risparmiare il vino, quando si è giunti alla feccia». Nel fondo del vaso resta non solo la parte più scarsa, ma anche la peggiore. Addio. Da Lucio Anneo Seneca – Lettere a Lucilio
L’immagine si riferisce al leggendario cavaliere romano che nel 362 a. C., apertasi nel Foro una voragine che non poteva essere colmata se non con il sacrificio di ciò che i Romani avessero di più prezioso, ritenendo che nulla fosse più prezioso delle armi e del valore vi si gettò armato e a cavallo; il luogo fu detto lacus Curtius.
Goho Maouson è generalmente considerato uguale a Sanat Kumara, poiché le caratteristiche sopra menzionate sono simili a Sanat Kumara, di cui si parla nella mitologia indiana e nella Teosofia moderna. A proposito, si dice che Sanat Kumara “viva a Shambhala (il regno sotterraneo del Tibet)”, e che il Signore dei Demoni sia anche “il sovrano delle caverne sotterranee”, e c’è anche una leggenda che dice: “La sera del Festival della Luna Piena di maggio del Tempio Kurama (Festival del Wesak), il regno sotterraneo di Shambhala è collegato al Monte Kurama.” La comparazione Goho Maouson e Sanat Kumara è assolutamente ipotetica probabilmente dovuta ad un interpretazione di alcuni teosofi.
Canzone di Shambhala Nicolas Roerich
“護法魔王尊” (Gohō Maō-son) si riferisce a una divinità buddista giapponese, spesso identificata con Sanat Kumara, una figura presente nella mitologia indiana e nella teosofia moderna.
Karttikeya, chiamato Skanda nel testo sacro dei Veda, o anche Murugan, Subrahmanya, Velan, Kumara e Shanmukha è il Deva della guerra “lo zampillante” in quanto la tradizione lo vuole concepito dal solo seme che il padre Rudra–Śiva gettò nel fuoco e rovesciò nel Gange.Un altro nome con cui è conosciuto è Kumara (letteralmente “il forte ragazzo”) Nacque appositamente per uccidere Táraka, il demone che simboleggia l’ignoranza, o la mente inferiore. Karttikeya è spesso raffigurato mentre impugna una lancia, che rappresenta l’illuminazione. Usa la lancia per uccidere l’ignoranza. Nell’Induismo, le storie di guerra sono spesso usate come allegorie per le lotte interiori dell’anima.
護法魔王尊:Goho Maouson
Origini: Le sue origini sono incerte, ma si pensa che derivi da divinità indiane e credenze popolari giapponesi.
Aspetto: Generalmente raffigurato con un aspetto terrificante, con più braccia e volti, a simboleggiare la sua forza e il suo potere di protezione.
Ruolo: Considerato un protettore del Dharma (la legge buddista) e un guardiano dei luoghi sacri.
Identificazione con Sanat Kumara: La sua associazione con Sanat Kumara è dovuta a somiglianze nelle loro caratteristiche e ruoli. Entrambi sono visti come esseri potenti che risiedono in luoghi nascosti e che hanno un ruolo importante nella guida spirituale dell’umanità.
Sanat Kumara:
Mitologia indiana: Figura presente in alcune scritture indiane, descritto come un essere celeste che guida l’evoluzione spirituale del pianeta.
Teosofia: Nella teosofia moderna, Sanat Kumara è considerato un “Maestro Asceso”, un essere illuminato che risiede a Shamballa, una città nascosta nel deserto del Gobi, e che lavora per il progresso dell’umanità.
Shamballa: Si dice che Sanat Kumara risieda a Shamballa, un regno sotterraneo di saggezza e pace.
Monte Kurama: In Giappone, il Monte Kurama è considerato un luogo sacro legato a 護法魔王尊 e a Sanat Kumara. Si crede che il monte sia collegato a Shamballa e che durante il festival di Wesak (una celebrazione buddista), si apra un portale energetico tra i due luoghi.
“The Magus of Java (Dynamo Jack)” documenta gli incontri con un guaritore indonesiano, soprannominato DJ, il quale attraverso l’utilizzo del QI氣 facilita la guarigione Il Qi viene accumulato attraverso meditazione e tecniche antiche. Il documentario mostra le sue capacità di guarigione, generate da questa energia, e include tentativi di verifica scientifica da parte di un team di scienziati che ottengono risultati contrastanti, secondo i parametri attualmente ritenuti validi dalla scienza accademica. Sebbene le dimostrazioni siano impressionanti, la natura del Qi resta inspiegata, lasciando aperta la possibilità di una spiegazione scientifica o di fenomeni paranormali. Infine, DJ si ritira dalla vita pubblica, lasciando il mistero irrisolto.
Gli scienziati che hanno visitato Dynamo Jack (DJ) hanno cercato di capire le sue abilità, ma non sono giunti a conclusioni definitive
I ricercatori hanno utilizzato strumenti come il metal detector e il voltmetro per misurare l’energia prodotta da DJ, ma non sono riusciti a ottenere letture significative…. DJ ha affermato che la sua energia, che chiama Chi, non è elettricità, ma interagisce con i campi elettromagnetici.
DJ descrive il Chi come un’energia generata dal corpo attraverso la meditazione e la disciplina, basata sull’equilibrio tra le energie yin e yang…. Secondo DJ, tutti possiedono questa energia, ma è necessario allenamento per controllarla.
Gli scienziati hanno visto DJ generare scosse elettriche nei pazienti, accendere lampadine LED e persino incendiare un giornale…. Ha anche mostrato di poter spingere oggetti e resistere a proiettili, usando l’energia Chi….
In un test in una stanza d’albergo, DJ è stato in grado di accendere una lampadina LED tenendo un filo, mentre un ricercatore ne teneva un altro, dimostrando un flusso di energia….
DJ afferma che il Chi non è solo energia fisica, ma ha anche una connessione con il mondo degli spiriti ancestrali …. Secondo lui, è in grado di creare un campo di energia yin in cui gli spiriti possono manifestarsi.
I visitatori scientifici erano convinti di poter smascherare DJ come un truffatore, ma non sono stati in grado di farlo. Nonostante le osservazioni, non sono riusciti a trovare una spiegazione scientifica per le sue abilità, né a collocare questa energia nello spettro elettromagnetico….
Nonostante le prove osservate, non ci sono risultati scientifici conclusivi per spiegare o confutare le abilità di Dynamo Jack. L’energia Chi rimane un fenomeno inspiegabile per ”la scienza accademica”
La pratica di Dynamo Jack, pur essendo radicata in antiche tradizioni, sembra essere un adattamento personale piuttosto che una pratica codificata e universalmente riconosciuta all’interno delle tradizioni spirituali indonesiane. Ecco i punti chiave:
Dynamo Jack, che operava a Giava, si rifà a concetti come lo yin e yang…, che, pur essendo di origine cinese, sono stati integrati in molte pratiche spirituali asiatiche, comprese quelle indonesiane. Egli parla di “energia chi” (Qi), un concetto simile all’energia vitale presente in diverse filosofie orientali. La sua pratica incorpora anche la meditazione…, che è un elemento comune in molte tradizioni spirituali.
Afferma di generare l’energia elettrica nel suo corpo attraverso la meditazione, pratica che ha sviluppato in 18 anni di studio e che comporta una combinazione di meditazione e disciplina. Non è chiaro se la sua specifica pratica di canalizzazione dell’energia elettrica attraverso aghi o le mani sia una pratica standard in Indonesia.
La sua riluttanza a rivelare il suo vero nome, il suo indirizzo, e a farsi filmare suggerisce che la sua pratica potrebbe essere associata a una tradizione di segretezza. La sua reazione negativa alla visione pubblica del suo operato, e la successiva reprimenda del suo defunto maestro, evidenziano l’importanza del rispetto dei tabù nella sua pratica spirituale. Questi tabù includono non mostrare le proprie capacità in pubblico e non causare danni.
La menzione di una tradizione indonesiana di kriss posseduti da spiriti, e il fatto che la gente gli porti questi kriss per capire se ci siano spiriti dei loro antenati, suggerisce che la pratica di Dynamo Jack possa avere affinità con lo sciamanesimo. La sua capacità di creare un campo di energia yin per permettere agli spiriti di manifestarsi si ricollega a questa idea.
L’uso di agopuntura e di manipolazione dell’energia attraverso le mani potrebbe suggerire una certa somiglianza con altre pratiche di medicina tradizionale e guarigione energetica.
In sintesi, la pratica di Dynamo Jack si colloca all’interno di un contesto culturale indonesiano che riconosce e valorizza le pratiche spirituali e di guarigione tradizionali. Tuttavia, egli ha sviluppato un sistema di guarigione unico e personale che combina elementi di diverse tradizioni, e che si distingue per l’uso dell’energia generata dal suo corpo. La sua pratica è caratterizzata dalla segretezza, dalla disciplina e dal rispetto di tabù, rendendo difficile una precisa collocazione all’interno di specifiche tradizioni spirituali indonesiane.
esibizione pubblica dei poteri di Dynamo Jack (DJ) ha avuto diverse conseguenze, sia per lui che per chi lo circondava, a seguito dell’incidente e del rimprovero del maestro, DJ si è mostrato profondamente turbato e ha deciso di interrompere tutti gli ulteriori test e le riprese. Ha anche rifiutato di accettare nuovi studenti, scegliendo di tornare a curare in segretezza come aveva sempre fatto prima di incontrare la troupe di produzione. DJ non avrebbe più accettato alcuna forma di verifica pubblica.
Ma cosa può importare ad un occidentale moderno che, per esempio, ci sia una «porta dei Cieli» in un certo luogo, od una «bocca degli Inferi» in un certo altro, dal momento che lo «spessore» della sua costituzione «psicofisiologica» è tale che assolutamente in nessuno dei due egli può provare qualcosa di speciale? Queste cose sono dunque letteralmente inesistenti per lui, il che, è sottinteso, non vuole affatto dire che esse abbiano cessato di esistere” René Guénon
Questo spettacolo straordinario è eseguito da uomini, che devono essere residenti di lunga data a Oberstdorf, in costumi impressionanti. Sono ricoperti di barba di abete, un lichene che cresce sulle conifere nelle Alpi a oltre 1.500 metri sul livello del mare. Il costume è completato da un copricapo, una corona di foglie di agrifoglio e una cintura di verde di abete e foglie. La musica per la danza veniva suonata anticamente con tamburi, zufoli e altri strumenti a percussione in un Allegro e Andante estremamente strani. Nel 1822 questa musica fu messa per iscritto da Josef Anton Bach, un insegnante di scuola di Oberstdorf.
Sulle note della stessa musica vengono mostrate 17 diverse figure di danza, con movimenti faticosi, piramidi e combattimenti. I Mändle battono i piedi e saltano ritmicamente nella danza di omaggio, che un tempo aveva lo scopo di avvicinare le persone alle forze della natura, del sole, del mondo delle stelle e degli dei. Prima della danza, suona la banda musicale ed eseguono balli folcloristici Plattler.
Tra i personaggi leggendari più famosi dell’Algovia ci sono i cosiddetti “Wilden Mändle”. Nella raccolta di leggende di Reiser ci sono circa 20 pagine che trattano esclusivamente di queste figure. Nel Medioevo facevano parte della vita delle persone e apparivano non solo in molti racconti, ma soprattutto in varie rappresentazioni (figure, immagini nei libri e sugli arazzi). “Nel dizionario di studi medievali e nel lessico del Medioevo si può trovare una definizione estremamente interessante: “Sono persone primitive che vivono nella foresta, hanno il corpo peloso e sono solitamente armati di mazze. Si dice anche che siano cannibali. È possibile che l’idea dei demoni germanici delle foreste si fonda con quella degli antichi satiri. Anche in altre tradizioni, le “persone selvagge” e gli “uomini selvaggi” sono descritti come amichevoli verso gli umani. Si dice anche che esistessero relazioni da cui nascesse una prole. Questa prole venne chiamata “changeling”. “
Solo gli uomini le cui famiglie vivono a Oberstdorf da molte generazioni sono autorizzati a ballare. Indossano un costume fatto interamente di barba d’abete, un lichene arboreo.
Ogni cinque anni l’associazione dei costumi tradizionali di Oberstdorf esegue la danza Wilde Mändle . È considerata la danza di culto più antica della Germania. La prima descrizione completa della danza si trova in una vita scritta dall’abate Colombano nel 613 d.C. In 17 diverse scene di danza viene rappresentato principalmente l’omaggio agli dei. L’abbigliamento è misterioso tanto quanto la danza. È ricavato dal muschio di abete, un tipo di lichene che si trova solo nelle foreste montane ad altitudini superiori ai 1.500 metri.
Secondo la storia, gli annuali Bärbel e Klausentreiben, rispettivamente il 4 e il 6 dicembre, hanno lo scopo di scacciare gli spiriti maligni dell’inverno che hanno causato sventure e sofferenze alle persone. Giovani donne vestite da streghe e uomini travestiti da pellicce e con corna di cervo in testa corrono per i vicoli e le strade armati di bastoni.
Gli Uomini Selvaggi erano effettivamente diffusi in tutta Europa e si ritrovavano anche nell’arte e nella letteratura del Medioevo. Tuttavia, trovarono posto nelle leggende soprattutto nella regione dell’Algovia.
Molte parti delle loro leggende contengono motivi che erano originariamente nativi delle leggende dei nani o di Schrättle. Ad esempio, scomparivano quando venivano ricompensati troppo o avevano bisogno di assistenza umana per partorire.
Rappresentazione di un uomo selvaggio.
La danza Wilde-Mändle ha una sequenza fissa. Si tratta di potenti e ritmici salti e durante l’esibizione vengono mostrate 17 diverse figure di danza. All’inizio, gli Uomini Selvaggi emergono solo timidamente dallo sfondo della foresta. All’inizio si vede solo un singolo piede o una mano, poi le figure appaiono in tutta la loro gigantesca grandezza. Segue un saluto reciproco tra i ballerini, che si presentano in due gruppi di sei uomini ciascuno. Questo si fa, tra le altre cose, battendo le mani. Poi inizia la prima parte della danza. Tra queste rientrano ghirlande oscillanti, danze rotonde, verticali e la formazione di piccole e grandi piramidi. Nella seconda parte, Wilde Mändle ha allestito dodici pannelli di legno, ognuno dei quali raffigura la stessa testa di Wilde Mändle. Le figure si inchinano ripetutamente davanti a questo. Poi arriva la fase di furtività e il ballo in discoteca, che alla fine si conclude su una doppia fila di sedili. Ora dallo sfondo emerge un tredicesimo Uomo Selvaggio, che è il Re dell’Uomo Selvaggio. Le altre dodici figure gli porgono le loro coppe. Poi il re li riempie di birra dal suo grande boccale di legno. La pièce si conclude infine con la canzone Wilden-Mändle.
Origini e diffusione: Storie di uomini selvaggi erano diffuse in tutta Europa, ma hanno trovato un particolare radicamento nella regione dell’Allgäu. La danza non è un’esclusiva di Oberstdorf, ma è qui che è stata conservata nella sua forma più antica. La danza potrebbe essere il risultato della mescolanza di diverse popolazioni come Illiri, Celti, Ladini, Reto-romani, Romani, Alamanni, e in seguito, coloni Walser. Leggende sugli uomini selvaggi: Nel folklore dell’Allgäu, gli uomini selvaggi sono spesso descritti come esseri benevoli che aiutavano i pastori e conoscevano le proprietà curative degli animali Si diceva che vivessero in povertà e si vestissero di stracci. La leggenda degli uomini selvaggi potrebbe essere legata a popolazioni montane reto-romane, che si ritirarono sulle montagne a seguito dell’arrivo degli Alamanni Significato del ballo: La danza simboleggia la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, e include elementi di riti di fertilità pagani. I partecipanti alla danza indossano costumi verdi fatti di materiali naturali, che richiamano il potere della natura. Si ritiene che originariamente il ballo avesse una funzione rituale e di contatto con la natura, ma oggi è visto principalmente come una forma di intrattenimento, mantenendo la tradizione viva.
Elementi della danza: I ballerini indossano costumi di muschio e rami di abete…. La danza include 17 diverse scene con elementi acrobatici e movimenti simbolici. Alcune coreografie raffigurano la disposizione del sole durante l’anno e le solstizi d’inverno ed estate. La danza si conclude con una scena di bevuta in gruppo. Conservazione della tradizione: Il ballo è organizzato dal Trachtenverein di Oberstdorf, che è molto restio alla divulgazione per preservare l’aspetto misterioso e sacro della danza9. I danzatori sono sempre persone di Oberstdorf e appartengono a vecchie famiglie e la trasmissione del ruolo avviene di padre in figlio. L’orgoglio e il senso di responsabilità per questa tradizione sono molto forti nella comunità…. Rapporto con la Chiesa: La Chiesa non ha ostacolato la tradizione, probabilmente a causa della posizione isolata di Oberstdorf nel sud della Baviera. Il costume: Il costume dei ballerini, chiamato “Häs”, è fatto di materiali naturali come muschio, rami di abete e agrifoglio…. L’agrifoglio è considerato protettivo contro fulmini e spiriti maligni. Il costume è sempre ricostruito per ogni generazione La danza dei “Wilde Mändle” è quindi molto più di una semplice rappresentazione: è un legame con il passato, con la natura, e con le credenze e tradizioni degli antichi abitanti delle montagne.
Il ballo dei “Wilde Mändle” presenta diversi elementi che rimandano al paganesimo e alle antiche credenze legate alla natura. Origini precristiane: La tradizione dei “Wilde Mändle” affonda le sue radici in tempi precristiani, quando le popolazioni montane vivevano in stretto contatto con la natura…. Le storie di uomini selvaggi erano diffuse in tutta Europa fin dal primo Medioevo e potrebbero derivare da antiche figure mitologiche legate ai boschi e alle montagne. Legame con la natura: Il ballo e i costumi dei “Wilde Mändle” sono fortemente legati al mondo naturale. I costumi sono realizzati interamente con materiali naturali come muschio, rami di abete, agrifoglio…. Il colore verde, predominante nei costumi, simboleggia la rinascita della natura e la fertilità…. Questi elementi richiamano le antiche credenze che attribuivano poteri magici alle piante e ai boschi. Riti di fertilità: Si ritiene che la danza includa elementi di antichi riti di fertilità. Il ballo celebra la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, un tema ricorrente nelle festività pagane. Simbolismo solare: Alcune coreografie del ballo rappresentano il movimento del sole durante l’anno e le solstizi d’inverno ed estate. La formazione della piramide umana durante la danza è interpretata come una rappresentazione del percorso del sole e delle sue fasi, legando la danza ad antichi culti solari. Rapporto con le divinità: Un elemento significativo è la presenza, durante la danza, della figura di un dio montano, che potrebbe essere associato al dio celtico Dagda o al dio del tuono Dona.
L’omaggio a questa figura richiama antichi riti pagani dove si celebravano le divinità e le forze della natura. La figura del “Bergkönig” (re della montagna) che offre da bere a tutti i partecipanti alla fine della danza potrebbe derivare anche da queste tradizioni. Elementi protettivi: L’agrifoglio, usato per realizzare le corone che i ballerini portano sul capo, era considerato un elemento di protezione contro i fulmini e le forze maligne. Anche la cintura di rami di abete indossata durante la danza era ritenuta protettiva contro gli spiriti maligni e portatrice di forza e salute. Resistenza alla cristianizzazione: La tradizione dei “Wilde Mändle” è sopravvissuta in una regione isolata come quella dell’Allgäu, in parte grazie alla sua capacità di integrarsi con la cultura locale…. Nonostante la forte presenza della Chiesa cattolica in Baviera, la danza è riuscita a mantenersi viva, suggerendo una certa tolleranza o indifferenza da parte delle autorità religiose, probabilmente grazie alla sua integrazione nel tessuto sociale e culturale.
In sintesi, il ballo dei “Wilde Mändle” è un esempio di sincretismo culturale in cui elementi di antichi culti pagani si sono fusi con tradizioni e credenze locali, mantenendo viva una connessione con il mondo naturale e con le divinità che si riteneva lo abitassero….
CONFER AXIS MUNDI di Marco Maculotti
Ma l’archetipo dell’uomo selvatico vive ancora oggi: si pensi, ad esempio, al celebre Bigfoot americano, o allo Yeti degli altipiani himalayani, che può vantare tra i sostenitori della sua esistenza anche il celebre alpinista Reinhold Messner. Sulle Alpi, poi, l’uomo selvatico si riverbera in una ricchissima serie di manifestazioni folkloriche. Nell’impossibilità di fornire un elenco esaustivo, ci limiteremo a ricordarne alcune: le maschere dell’“Orso” nella tradizione carnevalesca piemontese, il Krampus in Trentino e Sud Tirolo, i Mammuthones in Sardegna, l’Uomo Cervo (Gl’ Cierv’) in Abruzzo, e così via. In Lombardia, nel paese di Sacco, c’è una camera picta cinquecentesca con uno straordinario affresco dell’uomo selvatico, con tanto di pelo irsuto e clava. Il cartiglio che lo affianca ne riassume le caratteristiche:
“Ego sonto un homo selvadego per natura, chi me ofende ge fo paura.”