Il genovese che scelse di difendere Costantinopoli negli ultimi giorni di vita dell’impero romano d’Oriente. Sotto i colpi dei giganteschi cannoni ottomani di Maometto II, non tremรฒ. E scelse di rimanere al fianco di Costantino XI, a costo della propria vita, stupendo i suoi stessi nemici. Questa รจ la storia di Giovanni Giustiniani Longo: l’ultimo difensore di Costantinopoli. Ritorno a Esperia, il podcast di Matteo Brandi per vedere l’Italia da un punto di vista nuovo.
โMorirรฒ quando il mio spirito sarร lontano da meโ
Spirito ardito e un poโ ribelle, il suo desiderio di attaccare il nemico con il cannone , ‘‘guardandolo in faccia e non silurandolo nellโombra” , rievocava il comportamento cavalleresco , carismatico, magnetico, era guidato da un profondo senso di umanitร e compassione, che andava oltre i doveri militari e le convenzioni della guerra, appassionato di filosofie orientali, esoterismo e yoga, i suoi compagni di corso lo chiamavano Zoroastro , il suo equipaggio lo soprannominรฒ Mago Baku, un asceta, un mistico, che seguiva il culto della sacralitร del mare , rito del duello Altri dicono che era come un antico spartano: sobrio, schivo, introverso, solitario, con un portamento fiero e unโandatura rigida, quasi altera. In realtร quellโandatura era dovuta al fatto che Todaro portava il busto, a causa di una frattura alla colonna vertebrale, come nei riti di smembramento sciamanici, riportata quando volava sugli idrovolanti come osservatore aereo, non riuscรฌ piรน a rimettersi completamente, poichรจ la spina dorsale era lesionata.
”Giร in Accademia si era esercitato in esperimenti di suggestione ipnotica. Vi รจ chi, come il comandante Walter Auconi e il comandante De Grossi Mazzorin, ha parlato di โspiritismoโ, ma a quanto รจ dato capire solo per indicare esperimenti di metapsichica, e doti particolari del nostro ufficiale, scaturite dalle sue pratiche ascetiche, come emerse durante la guerra con โlโepisodio del tenente Stiepovich morto, in seguito allโasportazione di una gamba per un colpo di artiglieria, quasi senza accusare dolore proprio ”
confer Sandro Consolato
Questa menomazione, tuttavia non riuscรฌ a frenare lo spirito, l’attivitร del capitano, che durante lunghe ore di rieducazione trascorse a La Spezia, …. si dedicรฒ a letture e discussioni, sopratutto scritti di psicoanalisi, pare fosse un appassionato di Jung, e praticava ipnosi , esprimendo capacitร medianiche, con effetti sorprendenti. Predisse la sua morte in guerra, ma non da sveglio. Come riferiva il comandante Lenzi ” il comandante Todaro credeva , in termine generale nelle scienze occulte. Mi aveva insegnato, per esempio a girare, a passeggiare intono al nostro ”Cappellini” ( il noto sommergibile) quando era in porto perchรจ , diceva, ” bisogna imparare a riuscire a sentire quello di cui abbisogni, tu credi di pensarlo tu, invece รจ lui che te lo suggerisce, se sai ascoltarlo” in Atlantico cercavamo sulle carte nautiche con il pendolino i convogli nemici. Ho anche visto con i miei occhi far cessare il dolor di denti a un operaio francese passandogli sulla guancia due volte con ilpalmo di una mano. – […] Lo ho sentito dire piรน volte che da sveglio nessuno lo avrebbe mai… beccato. Cosรฌ รจ statoโ. Una volta mandรฒ in licenza il suo mitragliere piรน fido, che non voleva saperne di lasciare i suoi compagni. โEโ un ordine!โ, gli disse con perentorietร il comandante Todaro . Poi confidรฒ ad un amico che il giovane marinaio aveva il destino segnato. โ Che si goda qualche giorno in famiglia prima di quel giornoโ. Un mese dopo il marinaio rimase ucciso, mentre si trovava alla sua mitragliera da uno scoppio di granata che frantumรฒ la torretta del sommergibile. Fu infallibile fino a quel giorno ”Un suo compagno di corso, Walter Ghetti, cosรฌ ne parla: โTodaro era differente da noi, non solo per alcune peculiaritร , come la pratica dello yoga, il non mangiare mai carne, il carattere chiuso e un poโ melanconico; tuttavia, provammo per lui una grande amicizia, malgrado questo essere differente, che era superioritร : probabilmente perchรฉ lo sentivamo sincero. E sentivamo anche la necessitร , pur non potendo ancora misurare la forma di tale differenza, di rispettare una personalitร giร delineataโ.
A Bordeaux, fra una missione di guerra e lโaltra, passava lunghe giornate chiuso nel suo camerino a leggere, studiare, sperimentare. Si narra, a proposito di aneddoti, che una volta, per gioco, riuscรฌ ad ipnotizzare una signora con estrema facilitร . E cosรฌ la sua fama di corsaro gentiluomo si colorรฒ di altri aspetti, assunse toni accesi e istrioneschi. In effetti cโera, in quel suo pizzetto di barba nerissima, nel suo sguardo obliquo, magnetico, indagatore, cโera un che di stregonesco. Leggeva un poโ di tutto, dalla filosofia alla parapsicologia, ai libri sulle pratiche magiche. E cosรฌ a bordo cominciarono a chiamarlo Mago Bakรน. Si dice, in effetti, che avesse una sorta di preveggenza. Cโรจ chi giura di averlo sentito fare delle previsioni che si sono avverate fin nei minimi particolari. Una volta lasciรฒ a terra un marinaio perchรฉ prevedeva che ci sarebbero stati pericoli solo per lui, infatti il marinaio in questione fu colto da un violento attacco di appendicite, con pericolo di peritonite, e si salvรฒ solo perchรฉ potรฉ essere prontamente ricoverato in ospedale e trasportato in sala operatoria.
sulle iniziazioni sciamaniche: solitamente questo ยซferimento ritualeยป sfocia in uno smembramento vero e proprio, a cui fa seguito la rinascita iniziatica dell’aspirante sciamano, che si risveglia dotato di poteri soprannaturali (conferiti,si pensa,dall’azione degli spiriti). Mircea EliadeLo Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (1951) Jung narrava dellโarchetipo del guaritore ferito, di colui che tiene in sรจ due poli opposti: il guaritore e il ferito.
Il comandante consapevole del potere evocativo dei simboli forniva ai suoi marinai dei pugnali, per indurre uno spirito combattivo, come se dovessero andare all’arrembaggio, cosรฌ come aveva congeniato di rafforzare la prua del sottomarino con una forte lamiera tagliente per emergere nella caccia nemica in estremo gesto di speronamento, in una chiave ”magico animistica” , si prendeva cura del suo equipaggio e delle sue imbarcazioni apportando innovazioni ingegnose, dopo innumerevoli sperimenti, attuรฒ a proprie spese, un innovativo sistema interfonico o l’ideazione dei barchini ”SMA” (Silurante Modificato Allargato).
CONFER da Sandro Consolato โArthosโ, n.s., a. III, nยฐ 6 , luglio-dicembre 1999
In questo testo il Professor Consolato intravvede una forte connessione dello stile di vita del comandante e gli insegnamenti contenuti nella Bhagavad-gita indirizzati agli Kshatrya, la casta guerriera.
''lโorizzonte di una via ascetica dellโazione avente, rispetto alla via ascetica della contemplazione, โin primo piano [...] un processo immanente, volto a destare le forze piรน profonde dellโentitร umana e a portarle a superare sรฉ stesse, a far sรฌ che, in unโintensitร -limite, dalla vita stessa si liberi lโapice della supervitaโ. Di tale via eroica Evola ricordava la culminazione spirituale della Bhagavad-gรฎtรข, con i suoi insegnamenti rivolti agli kshatriya, ai guerrieri: โMettendo al pari piacere e dolore, profitto e perdita, vittoria e sconfitta, ร rmati per la battaglia: in tal modo, non avrai colpaโ (III, 38); โNon vโรจ [possibilitร di] esistenza per lโirreale o [possibilitร di] non-esistenza per il reale: coloro che sanno, percepiscono la veritร rispettiva di entrambi... Sappi essere indistruttibile ciรฒ che tutto compenetra. Colui che lo considera come uccisore e colui che lo considera come ucciso, sono entrambi ignoranti: esso non uccide e non รจ ucciso. Non รจ ucciso, quando il corpo รจ ucciso. Questi corpi dello spirito eterno, indistruttibile, illimitato, valgono come perituri: quindi sorgi, e combattiโ (II, 16, 17, 19, 20, 18). ''
Il marinaio Vittorio Marcon racconta: โRicordo che era avvenuto che il Comandante col pensiero avesse chiamato qualcuno dellโequipaggio, e questi fosse arrivato come se lo avessero richiesto ad alta voce. Una volta ero con lui, nello stesso locale, che era un locale perfettamente chiuso, isolato dagli altri, ed egli disse il nome di un sottufficiale. Non era passato forse un minuto che quel sottufficiale bussรฒ alla porta, proprio come avesse sentito di essere chiamato dal Comandanteโ.
Lโammiraglio Vittorio E. Tognelli ebbe a dire di Todaro: โLa sua tattica preferita era quella piรน ardita e pericolosa: attacco di giorno con cannone, anche se sconfessata dai suoi superiori per il grave rischio cui sottoponeva lโunitร e per le perdite che inevitabilmente subiva in combattimentoโ. Ma i suoi uomini non temevano di morire, perchรฉ sapevano che il primo ad esporre la propria vita era il loro comandante. Sul suo sommergibile regnava un cameratesco egualitarismo: uguale vestiario, uguale vitto, uguale tempo libero per tutti, obbligo di ginnastica giornaliera. Scriverร lโammiraglio tedesco Dรถnitz sul temperamento e le qualitร militari dei sommergibilisti italiani: โEssi sono perfettamente capaci di attaccare il nemico con ardimento e abnegazione. Anzi, in certe circostanze, possono, nello slancio dellโazione, comportarsi piรน audacemente di noi che non ci lasciamo trascinare cosรฌ dallโentusiasmo della battagliaโ.
Borghese volle Todaro, alla testa del Reparto di superficie, che venne intitolato a โVittorio Moccagattaโ, mentre quello subacquei lo fu a โTeseo Teseiโ. Cosรฌ il principe romano ritrasse poi Todaro nel suo Decima Flottiglia Mas: โDi statura normale, appariva piรน piccolo per lโabbandono delle spalle sempre un poโ curve; lo sguardo vivissimo negli occhi scuri, il volto affilato e incorniciato da un pizzetto nero; acuto psicologo, chiaroveggente e singolarmente iniziato nei problemi teosofistici, dotato di un coraggio freddo e cosciente e di una volontร e capacitร di lavoro eccezionaliโ.
Salvatore Todaro a destra con a fianco Valerio Borghese, a sinistra รจ lโammiraglio Aimone di Savoia Aosta, al centro Ernesto Forza
Sebastopoli capitolรฒ il 2 luglio del โ42. I tedeschi, le cui forze di terra avevano certamente determinato la vittoria sui russi, volevano accapparrarsi anche i meriti dellโassedio dal mare, e piรน concretamente sottrarre agli alleati rumeni, che pure avevano combattuto valorosamente, ogni pretesa sul porto di Balaclava. Il 1ยฐ luglio i rumeni, contrariamente al volere dei tedeschi, decisero di entrare per primi a Balaclava da terra, facendosi strada โcon un valoroso assalto allโarma biancaโ, e Todaro, di sua iniziativa, senza avvertire il suo superiore Mimbelli per non essere intercettato dagli alleati, decise a sua volta che i cinque motoscafi italiani sarebbero entrati nel porto a bandiere spiegate prima dei mas germanici. E cosรฌ fu, sotto gli ultimi fuochi dellโartiglieria costiera sovietica. Il colonnello rumeno Dimitrescu accolse felice i fratelli latini giunti dal mare, festeggiando con… cipolle e champagne!
Il 4 luglio โ42 Todaro tornava in Italia dal Mar Nero, dove aveva compiuto tredici missioni di guerra. Il comandante Auconi testimonia che Todaro โsentivaโ che sarebbe caduto in guerra e che parlava di ciรฒ senza commozione, con assoluta naturalezza. A ottobre visitรฒ per lโultima volta la famiglia a Sottomarina. Si recรฒ dal monsignor Voltolina e, malgrado anche la sua famiglia stentasse a far quadrare il bilancio, fece, come era solito, generosa beneficienza anonima ai poveri assistiti dal buon prete. Lโamico Armando Boscolo, che lo vide allora per lโultima volta, racconta: โdi quellโultimo incontro ha lasciato lโimmagine di un volto soffuso di misticismo oggi quasi inverosimile, di uno sguardo di una soavitร serafica, di una voce dolce e fatta soltanto per dire parole buoneโ.
motopeschereccio armato Cefalo
”La mattina del 14 dicembre โ42, nellโisolotto di La Galite, mentre riposava a bordo del Cefalo, il piropeschereccio nave-appoggio dei moto-siluranti della Xยช, con i quali si preparava ad attaccare il porto tunisino di Bona, Todaro morรฌ durante lโattacco di due caccia inglesi. Un proiettile trapassรฒ il ponte e una scheggia colpรฌ la sua testa. Lo trovarono nella sua cuccetta, che pareva continuasse a dormire. Si avverava cosรฌ la sua profezia: โIo morirรฒ quando il mio spirito sarร lontano da meโ. Fu seppellito a La Galite. Il duca Aimone di Savoia-Aosta scriverร alla vedova ricordando Todaro quale โValoroso tra i valorosi, incarnazione dello spirito guerrieroโ. Medaglia dโoro al Valor Militare alla memoria, in guerra il comandante Todaro aveva ottenuto due medaglie di bronzo, tre dโargento e, dallโalleato germanico, la croce di ferro di prima classe.”
O Asclepio, guaritore di tutte le cose, o maestro di Paiana dove evochi le piรน malate afflizioni degli uomini, che causano grandi dolori, tu che con i tuoi doni conforti il โโpotente, vieni tu a portarci la salute e porre fine alle gravi malattie e alla morte perniciosa, tu, oh nuovo, che contribuisci ad aumentare e a rimuovere i mali la fortunata che sei il forte germoglio, il prezioso di Febo Apollo, il nemico delle malattie, dove hai una moglie irreprensibile Igeia vieni, beato, nostro salvatore, donaci un buon fine di vita.
ฮ ฮณฮญฮฝฮฝฮทฯฮท ฯฮฟฯ ฮฯฮบฮปฮทฯฮนฮฟฯ ฮฯฮฑฮฝ ฮณฮนฮฟฯ ฯฮฟฯ ฮฯฯฮปฮปฯฮฝฮฑ ฮบฮฑฮน ฯฮทฯ ฮฮฟฯฯฮฝฮฏฮดฮฑฯ, ฮบฯฯฮทฯ ฯฮฟฯ ฮฒฮฑฯฮนฮปฮนฮฌ ฮฆฮปฮตฮณฯฮฑ. ฮฯฮฑฮฝ ฮฟ ฮฯฯฮปฮปฯฮฝ ฯฮบฯฯฯฯฮต ฯฮทฮฝ ฮฮฟฯฯฮฝฮฏฮดฮฑ ฮปฯฮณฯ ฮถฮฎฮปฮนฮฑฯ, ฮตฯฮตฮนฮดฮฎ ฮตฯฯฯฮตฯฯฮทฮบฮต ฯฮฟฮฝ ฮฯฯฯ , ฯฮฟ ฮณฮนฮฟ ฯฮฟฯ ฮฮปฮฑฯฮฟฯ , ฯฮฎฯฮต ฯฮฟ ฮฒฯฮญฯฮฟฯ ฮบฮฑฮน ฯฮฟ ฮญฯฮตฯฮต ฯฯฮฟ ฮ ฮฎฮปฮนฮฟ, ฯฯฮฟฯ ฯฮฟ ฯฮฑฯฮญฮดฯฯฮต ฯฯฮท ฯฯฮฟฮฝฯฮฏฮดฮฑ ฯฮฟฯ ฮบฮญฮฝฯฮฑฯ ฯฮฟฯ ฮงฮตฮฏฯฯฮฝฮฑ. ฮ ฮงฮตฮฏฯฯฮฝฮฑฯ ฮฑฮฝฮญฮธฯฮตฯฮต ฯฮฟ ฯฮฑฮนฮดฮฏ, ฯฮฟ ฮผฯฯฯฯฯฮต ฯฯฮท ฯฮญฯฮฝฮท ฯฮฟฯ ฮบฯ ฮฝฮทฮณฮนฮฟฯ ฮบฮฑฮน ฯฮฟฯ ฮผฮตฯฮญฮดฯฯฮต ฯฮฑ ฮผฯ ฯฯฮนฮบฮฌ ฯฮทฯ ฮนฮฑฯฯฮนฮบฮฎฯ ฮตฯฮนฯฯฮฎฮผฮทฯ (ฮฯฮฟฮปฮปฯฮดฯฯฮฟฯ III 10.3). Era il figlio di Apollo e Coronis, figlia del re Flegias. Quando Apollo uccise Coronide per gelosia, perchรฉ si era innamorata di Ischy, figlio di Elatos, prese il bambino e lo portรฒ sul Pelio, dove lo affidรฒ alle cure del centauro Chirone. Chirone allevรฒ il bambino, lo addestrรฒ all'arte della caccia e gli trasmise i segreti della scienza medica (Apollodoro III 10,3).
Esperto di morte apparente era infatti anche un personaggio semi-mitico che viene talvolta ricordato nellโalveo degli iatromanti pur non essendo greco: trattasi di Zalmoxis[1], definito da Mircea Eliade ยซun daimon o un theos che โrivelaโ una dottrina escatologica e โfondaโ un culto iniziatico da cui dipende lo stato ontologico dellโesistenza ultraterrenaยป [2]. Venerato dai Geti, tribรน semi-nomade della Tracia il cui territorio faceva da ponte tra lโecumene ellenico e le steppe eurasiatiche, alcuni autori greci lo consideravano un discepolo o addirittura uno schiavo di Pitagora, narrando che questi lo avrebbe iniziato alle ยซscienze dei cieliยป a Samo. Va da sรฉ che leggende di questo genere sono il risultato di processi tardo-antichi di evemerizzazione e banalizzazione di processi storici e metastorici assai piรน complessi; nondimeno, per chi sappia leggere โtra le righeโ, esse sono in grado di fornire piรน di unโinformazione implicita, ad esempio, in questo specifico caso, una connessione tangibile per il tramite della Scuola Pitagorica con lโalveo sacrale apollineo. Le confraternite estatichedacio-gete, dโaltronde, sono state sovente paragonate a quelle iatromantiche e orfiche, nonchรฉ a quelle druidiche [3].
Di Zalmoxis, i Geti tramandano che trasmise ai suoi discepoli la dottrina dellโimmortalitร dellโanima, insegnando loro che dopo la morte sarebbero passati in un luogo dove avrebbero goduto di tutte le benedizioni immaginabili per lโeternitร . Poi si ritirรฒ in una cava naturale (andreon) sulla montagna sacra di Kogainon [4] nei monti Bucegi in Dacia (nellโodierna Romania) e discese nel mondo sotterraneo, dove restรฒ per tre anni (alcuni racconti vogliono che durante questo periodo sia stato nellโAde) [5]. I suoi fedeli โ a cui egli appariva in visione sotto forma di ยซanima disincarnataยป โ piansero la sua prematura dipartita, ma al quarto anno egli ritornรฒ in superficie, confermando cosรฌ il suo insegnamento [6]. Quindi sparรฌ nuovamente per comparire qua e lร di tanto in tanto, presso le sue genti: e non con il corpo fisico che aveva in vita, ma sotto forma di daimon (ยซspirito immortaleยป). Come commenta Eliade,
ยซ la โscomparsaโ (occultazione) e la โricomparsaโ (epifania) di un essere divino o semi-divino (re messianico, profeta, mago, legislatore) costituisce parte di uno scenario mitico-rituale assai diffuso nel mondo mediterraneo e asiatico. ยป[7]
Erodoto riferisce le dottrine religiose dei Geti: essi credevano nellโimmortalitร dellโanima e, una volta iniziati ai Misteri correlati, reputavano la morte semplicemente un viaggio per ricongiungersi al loro dio Zalmoxis nella dimensione altra che egli per primo aveva scoperto (similmente allo Yama/Yima indo-iranico, che รจ al tempo stesso lโยซUomo Primordialeยป e il Giudice dei Morti). Ellenico parla inoltre di due tribรน tracie confinanti con i Geti, segnatamente i Terizi e i Crobizi, che pure credevano di raggiungere, dopo la dipartita fisica, il semidio Zalmoxis; tuttavia, a parere di questi ultimi, ยซla permanenza presso il dio non era definitiva e si consolavano pensando che i morti sarebbero tornatiยป [8].
La tradizione armena conosce una caverna dove si diceva che Meher (cioรจ Mihr/Mithra) si appartasse per uscirne soltanto una volta allโanno [9]; tema iranico che si ripercuote anche sulle leggende cristiane della Nativitร nella grotta di Betlemme. Sullโetimologia del nome Zalmoxis, che i manoscritti greci riportano anche in forme alternative come Salmoxis, Zamolxis, Samolxis, gli antichi hanno avanzato diverse teorie. Quella preponderante accosta il suo nome a quello di divinitร telluriche come Zemelo e ลฝemelฤ, frigia la prima baltica la seconda, nonchรฉ con il dio lituano Zjameluks. Se questa etimologia fosse corretta, sarebbe innegabile anche la correlazione con Semele, madre del Dioniso trace (ricordiamo che i Geti erano Traci). Tutti questi termini derivano dalla radice indoeuropea *GโHEMEL (ยซterra, suolo, appartenente alla terraยป), che ci riporta allโร mbito simbolico ctonio-tellurico: e infatti a quanto pare Zalmoxis era anche chiamato Gebelezis[10].
Per quanto riguarda il suo nome piรน noto, comuque, sembra che la questione non cambi: essendo xais un termine scito per indicare ยซsignore, re, capoยป, possiamo tradurre Zalmoxis come ยซSignore della Terraยป o ยซRe del Suoloยป[11] (o probabilmente, meglio, del sottosuolo, inteso nel senso esoterico di dimensione sotto o piuttosto dietro quella ordinaria). Geticus propose la traduzione di ยซRe del Mondoยป[12], citando Guรฉnon e Ossendowski, e Porfirio registrรฒ anche lโesistenza di un termine tracio, zalmon, che avrebbe il significato di ยซnascostoยป: se fondata, farebbe di Zalmoxis il ยซdio nascostoยป, o il ยซdio occultoยป. Da ciรฒ, alcuni vedrebbero in Zalmoxis anche il ยซSignore dei Mortiยป, ma a parere di altri, tra cui il celebre ricercatore di storia tracia I.I. Russu, ยซil valore semantico del tema zamol โ รจ โla terraโ, โil potere della terraโ e Zalmoxis non puรฒ significare altro che il โdio della terraโ, personificazione di ogni forma di vita e del grembo materno in cui ritornano tutti gli uominiยป [13]. Nondimeno, resta da sottolineare lโutilizzo del termine ยซnascostoยป nella tradizione ungherese con riferimento allo stato degli sciamani durante la trance catalettica [14].
Tuttavia Diogene Laerzio testimoniรฒ che in tracio Zalmosside significa ยซpelle dโorsoยป, il che effettivamente potrebbe aver senso se letto in unโottica iniziatica di mรคnnerbรผnde[15] del tipo dei Luperci romani o dei Berserkir e degli Ulfhedhinn โ ovvero rispettivamente ยซcoloro che hanno la pelle dโorsoยป e ยซcoloro che hanno la pelle di lupoยป [16] โ e al tempo stesso in connessione con lโincubatio praticata dagli iatromanti apollinei, oltre che da Zalmoxis.
Questa connessione non รจ da sottovalutare se confrontata con le pratiche rituali dello โsciamanesimo apollineoโ, in quanto si suppone che lโistituzione dei Luperci e la celebrazione dei Lupercali[17] fossero originariamente competenza dei sacerdoti di Sur/Soranus, detto lโยซApollo Neroยป โ ยซdio-lupoยป pre-romano, italico ed etrusco, che trova nellโApollo Lyceus dei Licรฎ [18] una perfetta corrispondenza), venerato con riti ancestrali sulla vetta del monte Soratte. I suoi sacerdoti divennero famosi nellโantica Roma con il nome di Hirpi Sorani (ยซLupi di Soranusยป; dalla lingua osca-sannita-sabina hirpus = ยซlupoยป), tra le altre cose perchรฉ la ritualistica ad essi riferita era profondamente imbevuta da suggestioni sciamaniche: nel corso delle cerimonie, essi camminavano sui carboni ardenti, tenendo in mano le interiora delle capre sacrificate. Secondo unโantica tradizione, ยซun oracolo consigliรฒ ai loro antenati di condurre una vita dedita a rapine e razzie per sfuggire a una pestilenzaยป e di compiere un sacrificio annuale in onore di Apollo presso il Monte Soratte [19]. Con questa premessa, forse, si puรฒ azzardare lโipotesi che Zalmoxis non fosse tanto una divinitร , quanto piuttosto una funzione sacrale, fondata appunto sullโesperienza iniziatica dellโincubatio e del letargo visionario, allโinterno dellโalveo cultuale e rituale apollineo.
I riti misterici correlati allo spirito di uno iatromante di nome Anfiarao, che si diceva essere stato โrisucchiatoโ dalla terra a Tebe e reso immortale in guisa di daimon sotterraneo[20] โ che, a pensarci bene, รจ praticamente la stessa identica storia che viene raccontata su Zalmoxis [21] โ ci possono dare motivo del perchรฉ potremmo propendere per lโinterpretazione di Diogene Laerzio. Nellโipogeo in cui Anfiarao fungeva da oracolo, infatti, lโincubatio avveniva allโinterno di pelli di ariete appena scuoiato, pratica iniziatica che si ritrova anche in diversi centri oracoli della Puglia nonchรฉ, in etร arcaica, nella ritualistica dellโIndia vedica. La pelle degli animali sacrificati conosceva un ampio utilizzo in questi centri sapienzali, dalla previsione del futuro alla magia meteorologica ai riti purificatorรฎ; pratiche simili sono ancora oggi in vigore nelle steppe mongolo-siberiane e caucasiche.
Questa tradizione รจ riportata anche con riguardo allโeroe Podalirio, che si diceva essere figlio di Asclepio, e dunque apollineo. Anchโegli era diventato, dopo la morte fisica, un daimon sotterraneo, e i pellegrini che giungevano sulla sua tomba ยซsacrificavano un montone e dopo averlo scuoiato si avvolgevano nella sua pelle coricandosi a dormire proprio sul sepolcroยป, in quanto, per prendere in prestito le parole di Licofrone, ยซa tutti quelli che si addormenteranno sulla sua tomba in pelli di montone egli rivelerร in sogno oracoli veritieri e [โฆ] sarร invocato come guaritore di malattieยป [22].
In piรน, tornando a Zalmoxis e allโipotesi di Diogene, si deve aggiungere che lโorso รจ lโanimale sciamanico per antonomasia in Asia come in America (dove ricopre il ruolo di Antenato mitico e di Iniziatore [23]) ed รจ sempre presente simbolicamente nei rituali di incubatio di questo genere, in quanto il neofita o lโadepto, emulando il letargo del plantigrado, riuscirebbe simpaticamente (vale a dire, con lโutilizzo della cd. ยซmagia simpaticaยป) a mettersi nei suoi panni. Tali pratiche sono state vive a lungo non solo in Siberia e in Eurasia, ma anche nellโEuropa occidentale, soprattutto sui Pirenei โ dove lโOrso รจ ancora oggi il personaggio centrale della celebrazione del Carnevale, nei panni del ยซcapro espiatorioยป da sacrificare per ยซcacciare lโinvernoยป โ e nelle Isole Britanniche. Philippe Walter (autore di un pregevole studio sul mito del re Artรน che ci verrร utile piรน avanti in questo nostro studio [24]) pone il dio-sciamano dei Geti in relazione con lโArtรน bretone, basandosi anchโegli sul profilo etimologico e arrivando alle stesse conclusioni suggerite dal Laerzio:
ยซ Questo nome derivato dal trace zalmos, โpelliccia, pelleโ, ricorda il carattere ursino dellโessere divino avvolto alla nascita in una pelle dโorso [25]. [โฆ] Non solo Zalmoxis esalta lโesistenza di un Oltretomba in cui vivere in compagnia dei suoi fedeli, ma il suo destino โpostumoโ ha moltissimi punti in comune con quello di Artรน, che parte provvisoriamente per Avalon, per poi tornare a regnare sui suoi. ยป[26]
Note:
[1] Cfr. Mircea Eliade, Da Zalmoxis a Gengis Khan, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1975, cap. II, โZalmoxisโ, pp. 26-71.
[2] Id., ivi, p. 33.
[3] Id., ivi, p. 61.
[4] Id., ivi, p. 56.
[5] Id., ivi, pp. 34-35. Anche i Narti e gli Osseti, discendenti dagli Sciti, hanno tradizioni simili. Essi ritengono che post-mortem lโanima ยซgiung[a] a un crocicchio di tre strade: le due laterali conducono lโuna al cielo, lโaltra allโinferno; si deve preferire quella di mezzo: il morto che la imbocca giunge al luogo dove, fra i Narti assisi, troneggia Barastyr, re dei Mortiยป. Troviamo qui un tema importante ai fini della nostra ricerca: tradizionalmente si ritiene che lโanima dopo il decesso debba imboccare una via a discapito delle altre e che solo chi conosce la via giusta puรฒ arrivare nellโaldilร del dio. Questo รจ un punto di primaria importanza. La conoscenza delle vie celesti, sovente rappresentate sotto forma di fiumi (si pensi ad es. ai quattro fiumi inferi della mitologia greca, o agli altrettanti che sorgono dalla vetta del monte Meru nella cosmologia vedica) รจ indispensabile per arrivare al cospetto del dio, in uno stato post-mortem preferenziale rispetto alla massa indifferenziata di non-iniziati. Kowalewski fa derivare la figura del sovrano dei morti Barastyr dal mazdeismo, mettendolo in relazione con lo Yima indo-iranico. Tuttavia Dumรฉzil, che lo cita, รจ dellโopinione che Barastyr sia un dio specificamente osseto, derivante, ad ogni modo, da una mitologia comune alla quale appartiene anche lโaldilร dellโIndia vedica che, a parere dellโautore, รจ piรน vicino alla descrizione dellโOltretomba osseto [George Dumรฉzil, Storie degli Sciti, Rizzoli, Milano 1980, p. 254].
[17] Per due brevi ma acuti commenti sulla confraternita prisca dei Luperci e i riti da compiuti in occasione dei Lupercali, cfr. George Dumรฉzil, La religione romana antica, Rizzoli, Milano 1977; & Renato Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralitร romano-italica, Arya โ Compagnia della Tradizione, Genova 2020, pp. 129-135.
[18] Cfr. infra, cap. II ยง6.
[19] Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nellโEuropa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, il Cerchio, Rimini 2011, pp. 91-92.
[20] Cfr. infra, ยง13.
[21] ร interessante a riguardo il passo di Mneso di Patara, discepolo di Eratostene, secondo cui ยซi Geti veneravano Cronos e lo denominavano Zalmoxisยป, che Eliade considera da connettere al culto di Saturno come ยซsovrano delle Isole Felici dove soggiornano le anime dei giustiยป [Eliade, Zalmoxis, cit., p. 34]; a riguardo, cfr. infra, soprattutto capp. III ยง8 & IV ยง1, 3.
[22] Mariateresa Fumagalli Beoni Brocchieri & Giulio Guidorizzi, Corpi gloriosi. Eroi greci e santi cristiani, Laterza, Bari 2012, p. 62.
[23] Cfr. Antonio Bonifacio, I popoli dellโOrsa Maggiore: Lungo la via degli orsi e degli sciamani. Lo sciamano, lโorso e il cacciatore celeste, Simmetria Edizioni, Roma 2021.
[24] Cfr. infra, cap. IV ยงยง5 sgg.
[25] Lโorso รจ inoltre legato anche alla regalitร , oltre che alle pratiche sciamaniche: Artรน dellโorso รจ infatti โdoppioโ antropomorfo, e al tempo stesso lโorso รจ suo โdoppioโ zoomorfo. Non รจ un caso se nellโantica Irlanda celtica la parola art stava indifferentemente per ยซOrsoยป e per ยซReยป; sicuramente il ciclo arturiano, storicamente nato in Bretagna (ovvero in unโaltra terra gaelica) ha riutilizzato motivi mitici assai piรน arcaici sotto una veste nuova, adatta al periodo medievale e โcavallerescoโ.
Il freddo ci mostra solo se il nostro potere innato รจ presente e se siamo in grado di controllarlo perchรจ lo facciamo consapevolmente
Possiamo considerare il freddo uno specchio che riflette le reazioni del nostro corpo (….) il risultato che otterrai impegnandoti ,sacrificando il confort sotto la doccia, (in un lago, in mare od altrove) รจ straodinario (…) una vita migliore perchรจ l’energia (scaturita dagli effetti sul sistema vascolare) sarร accopagnata dall’elettricitร e tutto il corpo (ne sarร coinvolto)… la chimica perfetta funge da conduttore della nostra mente, nei processi neurologici nel nostro cervello.
il respiro รจ una porta , che ci conduce in corridoi che ci fanno entrare
nelle profonditร di noi stessi
La mente segue il respiro ma non cerca di trattenerlo, lascia stare la mente il respiro รจ piรน grande e ti porta piรน lontano, nella parte piรน profonda di te stesso , dunque segui il flusso, segui l’onda ….
L'uomo in natura originariamente era vigile , pienamente presente, impegnato solo a esistere
”La terra vuole la pioggia, e la vuole anche l’etere venerabile” E L’universo vuole ciรฒ che รจ destino avvenga. Perciรฒ dico all’universo:” Io voglio insieme con te ” Non si dice infatti che tal cosa vuole accadere?
O continui a vivere in questo modo, e ti ci sei abituato , o te ne vai, e la tua missione รจ conclusa Non V’รจ altro, all’infuori di questo. Coraggio, quindi!
Questa iscrizione รจ stata incisa sopra la porta dโingresso della casa che Carl Gustav Jung a Kรผsnacht, in Svizzera vicino Zurigo. Eโ tratta dallโOracolo di Delfi e costituisce la risposta che ottennero gli spartani, quando consultarono lโoracolo, prima di portare la guerra ad Atene, chiesero al dio Apollo presso Delphi “se fosse meglio entrare in guerra” e ricevettero la risposta:
”..che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.”
La versione latina “Vocatus atque invocatus deus aderit” pare si diffuse grazie a Erasmo da Rotterdam
“per esprimere qualcosa, che anche se non lo si chiede e non si รจ intenzionati a farlo, si verificherร comunque, che ci piaccia o no. Si dice che , Jung sostenesse che questa frase volesse esprimere ”il mio senso di precarietร , la sensazione di trovarmi sempre immerso in possibilitร che trascendono la mia volontร โ
ma anche che fosse un promemoria per se stesso e per i suoi pazienti, l’inizio della saggezza รจ il timore del Divino: “timor dei initium sapientiae”.
Secondo alcune teorie vi รจ un richiamo ad Hillman, il quale propone una affascinante teoria da egli definita โTeoria della Ghiandaโ,ispirata alle teorie junhjiane secondo la quale ciascuno di noi giunge in questo mondo con una โpreesistenteโ immagine che ci definisce. Una ghianda, germogliando, non puรฒ che creare una quercia. Allo stesso modo, ciascuno di noi non sarebbe nientโaltro che il frutto di un particolare โsemeโ di cui la nostra intera essenza, in maniera affascinante e misteriosa, ne sarebbe in qualche modo impregnata. ”Una vocazione puรฒ essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista. Oppure puรฒ possederci totalmente. Non importa: alla fine verrร fuori. Il daimon non ci abbandonaโ.
(pag24)James Hillman Il codice dell’anima
Prima della nascita, lโanima di ciascuno di noi sceglie unโimmagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassรน, un daimon, che รจ unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. ร il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, รจ lui dunque il portatore del nostro destino. (pag. 23) James Hillman Il codice dell’anima
E sebbene i Lacedemoni avessero deciso sul fatto della violazione del trattato e della colpa degli ateniesi, tuttavia inviarono a Delphi per chiedere al dio se avrebbe avuto un buon esito se fossero andati in guerra; e, come si dice, ricevettero da lui la risposta che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.