“Il segreto del Fiore d’Oro” 金花的秘密

«L’acquisire una maggior familiarità con lo spirito orientale potrebbe indicare simbolicamente l’inizio di una nostra presa di contatto con le parti di noi che ci sono ancora estranee.
Il rinnegare le nostre peculiari premesse storiche sarebbe pura follia e il miglior modo per un ulteriore sradicamento, perchè è solo restando saldamente ancorati al nostro terreno che possiamo assimilare lo spirito dell’Oriente
C.G.Jung – Commento all’antico testo cinese “Il segreto del Fiore d’Oro”, p.70

“我的评论,目的是要建立一种在东方和西方之间进行心理学理解的桥梁。”

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Per quanto nell’attualità sia ardua impresa rintracciare lo spirito originario ed essenziale di tali visioni, condizionate dall’inevitabile flusso del tempo e dall’incalzante Modernità espressa nella frenetica corsa della Tecnologia imperante resta un anelito alla quiete e alla pura azione eco della Tradizione senza tempo

荣格对《太乙金华宗旨》的理解主要从道家的角度出发,他认为“道”是一切二元对立的泯灭,那种境界也许就是所谓的超越。修炼的最终目的是消除分别心,达到生命的整合,超越二元对立的大自在,这部分又有点接近佛教了。荣格看来佛道两家修行指南是及其接近的:出生的时候,心灵的两个半球–意识与潜意识–就分离了,意识是标志着所分立的被个体化了的元素,而潜意识是他与宇宙相同的元素。“道”是“首”和“走”的结合,表示“行进”和“轨迹”的双重含义,也可以理解为“途径”,连接两端的“途径”。而我们东方人挂在嘴边的“性命”也被荣格分为了“性”和“命”。“性”是“心”和“生”的组合,心是情感的寄托之处,五官通过对外部世界信号的接受做出本能的反应,使心活泼起来,当情感没有表达出来的时候,就是“性”,也就是人性。“命”,这个意味着命令,其次是命运,命与爱欲息息相关。

再回到《太乙金华宗旨》,这部典籍是吕岩–也就是吕洞宾–的思想集合,“金华”的结合会产生光,“金”的下半部分和“华”的上半部分结合在一起就是“光”。而对于光的追求也在古代的波斯出现过,由先知查拉图特拉开创的教派,传到中国以后就是明教。炼金术的元素的融合是光,曼陀罗的中心也是光。可见对于光明的追求是在世界各地都可以查到的。这部分属于集体无意识。而“太乙”表示没有分别的整体,及阴阳结合在一起的整体,这就是消除二元对立。

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我们再回到个体的意识。意志力越强,潜意识就埋得越深,过度的一边倒是我们这个时代精神病治疗的重要部分。对意识的偏心,过度重视意志力,相信“有志者事竟成”,是我们这个年代面临的最突出的心理疾病,这和经济的发展有关系,和物质的丰富有关系,这也是我们远离了自己的根(集体无意识)。

那怎么回去呢?有一个山谷里下雨的故事,你在山顶上看见山谷里在下雨,你虽然不在山谷里,但是山谷里确实是在下雨。山峰和山谷比喻的是心理能量也就是力比多的高低,我们链接集体无意识的方法就是增加自己的心理能量,就像心理类型中提到的内倾和外倾。无论我们是哪种类型,都要通过对辅助类型的提升,来增加我们获取心理能量的途径,只有这样我们才能逐渐从山谷走到山峰。

confer 金花,又名“冠突散囊菌”,是对人有益的酵素类菌。“金花”能分泌淀粉酶和氧化酶,可催化茶叶中的蛋白质、淀粉转化为单糖,催化多酚类化合物氧化,转化成对人体有益的物质,使茶叶的口感等特性提高和优化。

Il fiore d’oro, noto anche come “batterio della corona”, è un fungo simile all’enzima benefico per l’uomo. “Golden Flower” può secernere amilasi e ossidasi, che possono catalizzare la conversione di proteine e amidi nel tè in monosaccaridi, catalizzare l’ossidazione dei composti polifenolici, convertirli in sostanze benefiche per il corpo umano e migliorare e ottimizzare il gusto del tè.

Ὑγίεια Igea divinità della guarigione

Igea  Ὑγίεια hygìeia, con il significato di “salute”, “rimedio”, “medicina è una figura della mitologia greca e successivamente romana. Figlia di Asclepio e di Epione (o Lampezia), è la dea della salute e dell’igiene. Nella religione greca e romana, il culto di Igea è associato strettamente a quello del padre Asclepio, tutelando in questo modo l’intero stato di salute dell’individuo. Igea viene invocata per prevenire malattiee danni fisici; Asclepio per la cura delle malattie e il ristabilimento della salute persa.Igea era raffigurata sotto l’aspetto di una giovane donna prosperosa, nell’atto di dissetare in una coppa un serpente, in un’altra raffigurazione era seduta su un seggio, con la mano sinistra appoggiata ad un’asta, mentre con la mano destra porge una patera ad un serpente che, lambendola, si innalza da un’ara posta davanti alla dea.

Coppa di Igea. In mezzo: Asta di Asclepio. Destra: Dio greco Asclepio (Esculapio)

 

Nurikabe yokai 塗壁 妖怪

Il nurikabe  塗 り 壁 o 塗 壁  è uno Yōkai  妖怪 ,  “fantasma”; “strana apparizione” sono una classe di mostri ,spiriti e demoni soprannaturali nel folclore giapponese 民間伝承 minkan denshō, letteralmente “comunicazione tra la gente” è una parte fondamentale ed integrante della civiltà giapponese.

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Il suo nome si traduce in “muro di gesso” e si dice che si manifesti come un muro invisibile che impedisce o trascura i viaggiatori che camminano di notte.

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A volte indicato in inglese come “The Wall” o “Mr. Wall”, questo yōkai è descritto come piuttosto alto, per impedire alle persone di arrampicarsi su di esso, e abbastanza largo da smorzare qualsiasi tentativo di aggirarlo, sbarrano la strada alle loro vittime, spingendole a credere di essersi perse. Spesso si divertono a tormentare un essere umano fino a portarlo alla disperazione. È difficile riconoscerli, poiché possono diventare invisibili quando sono in pericolo.

Conferenza sul mito di Sparta

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Conferenza sul Mito e il simbolismo di Sparta
Spartani Σπαρτιάται aristocrazia austera
Un aggregato umano misterioso, austero, silenzioso ”laconico ”, schivo ,duro, dedito all’addestramento permanente , al culto della parola data, che per mantenere il suo status s’impone regole severe di rinuncia e restrizione, il privilegio degli Ὅμοιοι, gli Uguali Σπαρτιάται, Spartiati è essere fedeli e dediti ad un ideale metafisico autoreferenziale.

Ascolta la conferenza

Betulla Betula Pendula birgh

La betulla è una pianta altamente adattabile, in grado di sostenersi anche nelle peggiori situazioni,  la prova di questa capacità di adattamento si può vedere nella sua abilità nel ripopolare aree gravemente danneggiate dopo il passaggio di incendi in boschi o radure. La betulla è un albero luminoso, bello, attecchisce con coraggio là dove altri alberi rinunciano e ricomincia a far rivivere il paesaggio che lo circonda.

La Betulla, è una pianta magica chiamata anche Betulla, Betula Alba L., Betula Pendula, Vituddu, Bedollo, Bedola, Gray Birch, White birch, Bouleau blanc, Betula verrucosa Ehrh, Betula pendula Roth, Betula pubescens Ehrh.

La Betulla è della Famiglia delle betullacee, secondo alcuni è legata al Sole , per altri alla Luna, agli elementi di Fuoco e Aria, alle Divinità di Thor e Giove.
La Betulla è la madrina dei rituali iniziatici degli sciamani siberiani, che la considerano l’asse del mondo, nonostante non sia un albero di grandi dimensioni. Ma la Betulla è anche un albero-fantasma, un albero-spirito, permeata di luce e aria, bianca e ricoperta di occhi neri, stagliata sola in mezzo a campi di neve, riflettendo la luce con la sua corteccia che si squama come il corpo di un serpente e le sua foglie che tremano al minimo soffio di vento. E’ un albero di confine, la cui chioma che balugina controluce sotto i cieli del Nord può apparire come un occhio che si apre e si chiude, come una porta per un altra dimensione. E’ facile quindi comprendere come mai gli sciamani siberiani le identificano come una scala che conduce nell’Altromondo.
Una volta in cime a una Betulla, si scompare nella Luce.

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La Runa Berkana ᛒderiva  il suo nome dalla Betulla, la cui energia rappresenta.
Berkana è il principio femminile di maternità ed eterna fluidità, di nascita e rinascita; è l’anima della Natura, il Nuovo Inizio, la concretizzazione.

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Nella magia la pianta ha un ruolo importante nelle tradizioni magiche dell’Est Europeo e paesi scandinavi, ad essa vengono associate caratteristiche di protezione ed esorcismo. La betulla viene usata sia per la fertilità che per la protezione, essa veniva piantata nei pressi della propria dimora durante il solstizio d’inverno. Nei paesi nordici si faceva liquore ricavato dalla resina di questa pianta che veniva consacrato, bevuto per favorire esiti positivi. In magia si usano le foglie polverizzate che vanno gettate nel fuoco come purificanti e scaccia-negativita. Le foglie essiccate sono difficili da polverizzare poiché la cellulosa le rende, piuttosto robuste, quindi se ne consiglia il trattamento con strumenti affilati.+-Bosco-di-betulle-ad-Aspens-Colorado

Nella betulla viene utilizzata anche la parte bianca della corteccia che tende a staccarsi in modo abbondante dal tronco, specialmente durante l’inverno ad opera degli sbalzi termici. In nord europa spesso si sentono dei scricchiolii particolari provenienti dalle cortecce, le popolazioni rurali attribuiscono a questi rumori un significato soprannaturale. Lasciandola asciugare sotto pressa, potrà costituire un supporto per la scrittura di invocazioni votive o da bruciare durante un rito. Il giorno tradizionale della betulla è lo Yule (21 Dicembre) e, il 24 Dicembre era detto

Conosciuto da millenni in qualunque latitudine sia in grado di ospitare le betulle, il succo di betulla (o acqua di betulla) è una prelibatezza ormai dimenticata che in tempi antichi ha svolto ruoli vitali per la sopravvivenza invernale e per i rituali religiosi dei nostri antenati.

crescita
rinnovo
stabilità
iniziazione
adattabilità

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In Danimarca anticamente, i morti venivano ricoperti con rami di betulla prima della sepoltura, al fine di aiutarli nel loro viaggio verso l’Aldilà e proteggerli dagli spiriti malevoli. Al contrario, altri popoli del nord, sostenevano che costruire la culla dei neonati con legno di betulla, li avrebbe preservati dal malocchio.

Flora Floralia Ludi Florales

Chloris eram, quae Flora vocor: corrupta Latino/ nominis est nostri littera Graeca sono./Chloris eram, nymphe campi felicis, ubi audis/rem fortunatis ante fuisse viris./Quae fuerit mihi forma, grave est narrare modestae;/sed generum matri repperit illa Deum./Ver erat, errabam; Zephyros conspexit,

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abibam;/insequitur, fugio: fortior ille fuit./Et dederant fratri Boreas ius omne rapinae,/ausus Erecthea praemia ferre domo/Vim tamen emendat dando mihi nomina nuptae,/inque meo non est ulla querella toro/Vere fruor semper: semper nitidissimus annus,/arbor habet frondes, pabula semper humus./Est mihi fecundus dotalibus hortus in agris;/aura fovet, liquidae fonte rigatur aquae:/hunc meus implevit generoso flore maritus,/atque ait “arbitrium tu, dea, floris habe”.

Ovidio, Fasti V, 195-212

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Oggi son detta Flora, ma ero una volta Clori
nella pronuncia latina fu alterata la forma greca del mio nome.
E, Clori, ero una Ninfa delle Isole Fortunate, ove tu sai che
felicemente visse gente fortunata.
È difficile alla mia modestia dire quanta fosse la mia bellezza
essa donò a mia madre per genero un Dio.
Si era di primavera, e io me ne andava errando; mi vide Zèfiro,

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e io mi allontanai; prese a inseguirmi, e io a fuggire.
Ma fu più forte di me.
Borea, come aveva osato prendersi una donna nella casa di
Eretteo, aveva dato al fratello ogni diritto di rapina.
Ma Zefiro fece ammenda della violenza dandomi il nome di
sposa; non v’è alcun motivo di lamento nel mio letto coniugale.
Io godo di eterna primavera; l’anno è sempre fulgido di luce,
gli alberi son ricchi di fronde la terra rivestita di verzura.

Possiedo un fiorente giardino nei campi dotali,
l’aria lo accarezza, lo irriga una fonte di limpida acqua:
il mio sposo lo ha riempito di copiose corolle, e ha detto:
“Abbi tu, o dea, piena signoria sui fiori”.

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Archetipo dell’Eroe

“Il più bel simbolo della libido è la figura dell’ eroe..una figura che passa dalla gioia al dolore e dal dolore alla gioia e come il sole, ora si leva allo Zenith, ora si immerge nella notte più scura solo per risollevarsi a nuovo splendore”

C.G Jung
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Joseph Campbell, influenzato da Jung sostenne che l’eroe attraversa tre fasi del processo di trasformazione rituale.

1 Separazione

2 Iniziazione

3 Ritorno (con il dono)

Separazione dalla normale coscienza egoicadal collettivo (la società con le sue norme,convenzioni,prospettive quotidiane) l’eroe o lo sciamano si recano nei boschi o in regioni selvagge per entrare in un altra dimensione.

Lì accade al secondo stadio, che prevede: Lo smembramento

”Il motivo dello smembramento appartiene al più ampio contesto simbolico della rinascita. Di conseguenza gioca una parte importante nell’esperienza degli sciamani e degli uomini e donne che devono essere smembrato e ricomposti”
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La contemplazione del proprio scheletro e la ricostruzione del corpo mistico, è un periodo di apprendimento e di scoperta di misteri, del potere del sacro o di realizzazioni interiori.

Il terzo stadio il ritorno con il dono, la visione, una maggiore consapevolezza o potere magico,è la fase dell’ eroe o lo sciamano reca beneficio alla propria tribù o al proprio gruppo sociale grazie a ciò che ha realizzato durante il viaggio.

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Christopher Vogler  The Writer’s Journey: Mythic Structure For Writers, pubblicato in italiano come Il viaggio dell’eroe

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Jung e lo sciamanesimo L’anima fra psicanalisi e sciamanesimo

Joseph John Campbell La sua riflessione è stata indirizzata alla ricerca di connessioni tra lo studio della mitologia comparata e la psicologia analitica. Si è ispirato a Jung, che aveva riscontrato la presenza di figure archetipiche nell’inconscio collettivo. Questi archetipi condividono la struttura della maggior parte dei miti di tutte le culture del mondo.La sua opera principale, in quattro volumi, Le maschere di Dio (The Masks of God, 1959-68) rappresenta una sintesi critica della mitologia mondiale, tramite un approfondimento dei “temi comuni” che attraversano le più diverse produzioni mitologiche

νέκυια la Nekyia viaggio nel Profondo

 εποπτεία epopteia Διόνυσος Dioniso

Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito

Mito e Ernst Jünger

”Anche se non si volesse credere alla verità che nascondono, è impossibile non credere alla loro incomparabile potenza simbolica. Nonostante la loro consunzione moderna, i miti restano, al pari della metafisica, un ponte gettato verso la trascendenza.”

Ernst Jünger

Hrafnsmerki lo stendardo del corvo Sacro ad Odino

Hrafnar tàir sitja á öxlum honum ok segja í eyru honum öll tíðendi, þau er þeir sjá eða heyra. Heeir heita svá, Huginn ok Muninn. Sendá sendir hann í dagan at fljúga um heim allan, ok koma þeir aftr at dögurðarmáli. Afar af verðr hann margra tíðenda víss. Því kalla menn hann Hrafnaguð, svá sem sagt er:

Huginn ok Muninn
fljúga hverjan dag
jörmungrund yfir;
óumk ek Hugin,
ad hann aftr né komi,
só sjáumk ek meir di Munin. ” 

Due corvi siedono sulle spalle di Odino e portano alle sue orecchie tutto ciò che sentono e vedono. I loro nomi sono Huginn e Muninn. All’alba li manda fuori per sorvolare il mondo intero, e tornano a colazione. In questo modo ottiene informazioni su molte cose e quindi viene chiamato Rafnagud (dio-corvo). Come è qui detto:

Huginn e Muninn
Vola ogni giorno
Sulla grande terra
Ho paura per Hugin
Che non possa tornare,
Eppure sono più ansioso di Munin

 Nella mitologia norrena,Huginn e Muninn sono due corvi  associati al dio Odino. i due corvi viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie.

Il corvo particolarmente rispettato e venerato fu la sagoma spesso  su bandiere, scudi e stendardi. Il più famoso di questi era chiamato Stendardo del Corvo, secondo le cronache, questo stendardo aveva la tipica sagoma delle bandiere vichinghe, di forma triangolare e ornato da una serie di ciglia di stoffa.

Nell’865 con la Grande Armata Danese lo Stendardo del Corvo era sicuramente presente fra le bandiere dei suoi comandanti. Essi erano i figli del leggendario Ragnarr Loðbrók, sbarcati sulle coste inglesi in cerca di saccheggio e di vendetta.Citato nella Cronaca Anglosassone «venne anche preso lo stendardo da battaglia che chiamavano Corvo». Un altro documento sassone, gli Annali di San Neot, ci spiega anche perchè i danesi dessero così tanta importanza allo Stendardo del Corvo, mettendone in luce gli aspetti religiosi e magici.
Si legge infatti che «tre sorelle di Ivar e Ubbe, figlie di Ragnarr Loðbrok, tesserono lo stendardo e lo resero pronto in solo una mezza giornata. 
I vichinghi erano dunque convinti che lo Stendardo del Corvo avesse poteri soprannaturali, in grado di predire in anticipo l’esito della battaglia che si stava combattendo. Se il corvo rappresentanto all’interno della bandiera veniva visto muovere le ali, allora sarebbero stati i danesi a vincere lo scontro. Ma se invece le ali erano chiuse, all’esercito vichingo sarebbe toccata l’ineluttabile sconfitta. Nella battaglia di Cynuit dell’878 infatti – che vide i sassoni trionfare sui danesi – la leggenda vuole che lo Stendardo del Corvo avesse chiuso le sue ali, predicendo così il disastro.
Lo stesso Ubbe, figlio di Ragnarr Loðbrók, trovò la morte nello scontro.

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Nel 1016 è issato, sempre in Inghilterra, dall’esercito del re di Danimarca Canuto il Grande. Sebbene il sovrano danese fosse battezzato e sicuramente cristiano, anche nel suo caso lo stendardo sembra avere poteri magici e soprannaturali. Nella Gesta Cnutonis Regis – una cronaca del regno di Canuto – si legge infatti che «se i danesi stanno per vincere la battaglia, il corvo appare con il becco spalancato, mentre sbatte le ali e inquieto sulle zampe. Se invece stanno per essere sconfitti, il corvo non si muove e i suoi arti sembrano immobili». 
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Inoltre lo Hrafnsmerki è chiaramente rappresentato in diverse monete vichinghe trovate a York e Dublino, nonché nell’araldica di numerose località in passato governate da elite scandinave, come l’Isola di Man.

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Quando il re di Norvegia Harald Hardrada invade l’Inghilterra nel 1066, lo Stendardo del Corvo è nuovamente presente fra le fila dell’armata vichinga.
Anche in questo caso non sembra però portare grande fortuna a chi lo impugna; i norvegesi vengono sconfitti e lo stesso re Harald cade sul campo di battaglia. Tuttavia la testimonianza più singolare e sorprendente dell’utilizzo dello Stendardo del Corvo la possiamo trovare nel celebre Arazzo di Bayeux. Nel famoso ricamo – che celebra la Battaglia di Hastings del 1066 e la successiva conquista normanna dell’Inghilterra – uno dei cavalieri di Guglielmo il Conquistatore è chiaramente rappresentato mentre impugna lo stendardo, gli antenati dei normanni erano proprio colonizzatori e pirati scandinavi sbarcati in Francia settentrionale.

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Particolare proveniente dall’arazzo di Bayeux, con uno stendardo di corvo spezzato a terra. L’esercito di Harald volò lo stendardo nella battaglia di Stamford Bridge , dove fu portato da un guerriero di nome Frírek. Dopo che Harald fu colpito da una freccia e ucciso, il suo esercito combatté ferocemente per il possesso dello stendardo, e alcuni di loro impazzirono nella loro frenesia per proteggere la bandiera. Alla fine la “magia” dello stendardo fallì, e la maggior parte dell’esercito norvegese fu massacrata, con solo pochi scampati alle loro navi.  

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