Archetipo dell’Eroe

“Il più bel simbolo della libido è la figura dell’ eroe..una figura che passa dalla gioia al dolore e dal dolore alla gioia e come il sole, ora si leva allo Zenith, ora si immerge nella notte più scura solo per risollevarsi a nuovo splendore”

C.G Jung
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Joseph Campbell, influenzato da Jung sostenne che l’eroe attraversa tre fasi del processo di trasformazione rituale.

1 Separazione

2 Iniziazione

3 Ritorno (con il dono)

Separazione dalla normale coscienza egoicadal collettivo (la società con le sue norme,convenzioni,prospettive quotidiane) l’eroe o lo sciamano si recano nei boschi o in regioni selvagge per entrare in un altra dimensione.

Lì accade al secondo stadio, che prevede: Lo smembramento

”Il motivo dello smembramento appartiene al più ampio contesto simbolico della rinascita. Di conseguenza gioca una parte importante nell’esperienza degli sciamani e degli uomini e donne che devono essere smembrato e ricomposti”
CG Jung CW 11par 411

La contemplazione del proprio scheletro e la ricostruzione del corpo mistico, è un periodo di apprendimento e di scoperta di misteri, del potere del sacro o di realizzazioni interiori.

Il terzo stadio il ritorno con il dono, la visione, una maggiore consapevolezza o potere magico,è la fase dell’ eroe o lo sciamano reca beneficio alla propria tribù o al proprio gruppo sociale grazie a ciò che ha realizzato durante il viaggio.

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Christopher Vogler  The Writer’s Journey: Mythic Structure For Writers, pubblicato in italiano come Il viaggio dell’eroe

Confer 

Jung e lo sciamanesimo L’anima fra psicanalisi e sciamanesimo

Joseph John Campbell La sua riflessione è stata indirizzata alla ricerca di connessioni tra lo studio della mitologia comparata e la psicologia analitica. Si è ispirato a Jung, che aveva riscontrato la presenza di figure archetipiche nell’inconscio collettivo. Questi archetipi condividono la struttura della maggior parte dei miti di tutte le culture del mondo.La sua opera principale, in quattro volumi, Le maschere di Dio (The Masks of God, 1959-68) rappresenta una sintesi critica della mitologia mondiale, tramite un approfondimento dei “temi comuni” che attraversano le più diverse produzioni mitologiche

νέκυια la Nekyia viaggio nel Profondo

 εποπτεία epopteia Διόνυσος Dioniso

Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito

Mito e Ernst Jünger

”Anche se non si volesse credere alla verità che nascondono, è impossibile non credere alla loro incomparabile potenza simbolica. Nonostante la loro consunzione moderna, i miti restano, al pari della metafisica, un ponte gettato verso la trascendenza.”

Ernst Jünger

Hrafnsmerki lo stendardo del corvo Sacro ad Odino

Hrafnar tàir sitja á öxlum honum ok segja í eyru honum öll tíðendi, þau er þeir sjá eða heyra. Heeir heita svá, Huginn ok Muninn. Sendá sendir hann í dagan at fljúga um heim allan, ok koma þeir aftr at dögurðarmáli. Afar af verðr hann margra tíðenda víss. Því kalla menn hann Hrafnaguð, svá sem sagt er:

Huginn ok Muninn
fljúga hverjan dag
jörmungrund yfir;
óumk ek Hugin,
ad hann aftr né komi,
só sjáumk ek meir di Munin. ” 

Due corvi siedono sulle spalle di Odino e portano alle sue orecchie tutto ciò che sentono e vedono. I loro nomi sono Huginn e Muninn. All’alba li manda fuori per sorvolare il mondo intero, e tornano a colazione. In questo modo ottiene informazioni su molte cose e quindi viene chiamato Rafnagud (dio-corvo). Come è qui detto:

Huginn e Muninn
Vola ogni giorno
Sulla grande terra
Ho paura per Hugin
Che non possa tornare,
Eppure sono più ansioso di Munin

 Nella mitologia norrena,Huginn e Muninn sono due corvi  associati al dio Odino. i due corvi viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie.

Il corvo particolarmente rispettato e venerato fu la sagoma spesso  su bandiere, scudi e stendardi. Il più famoso di questi era chiamato Stendardo del Corvo, secondo le cronache, questo stendardo aveva la tipica sagoma delle bandiere vichinghe, di forma triangolare e ornato da una serie di ciglia di stoffa.

Nell’865 con la Grande Armata Danese lo Stendardo del Corvo era sicuramente presente fra le bandiere dei suoi comandanti. Essi erano i figli del leggendario Ragnarr Loðbrók, sbarcati sulle coste inglesi in cerca di saccheggio e di vendetta.Citato nella Cronaca Anglosassone «venne anche preso lo stendardo da battaglia che chiamavano Corvo». Un altro documento sassone, gli Annali di San Neot, ci spiega anche perchè i danesi dessero così tanta importanza allo Stendardo del Corvo, mettendone in luce gli aspetti religiosi e magici.
Si legge infatti che «tre sorelle di Ivar e Ubbe, figlie di Ragnarr Loðbrok, tesserono lo stendardo e lo resero pronto in solo una mezza giornata. 
I vichinghi erano dunque convinti che lo Stendardo del Corvo avesse poteri soprannaturali, in grado di predire in anticipo l’esito della battaglia che si stava combattendo. Se il corvo rappresentanto all’interno della bandiera veniva visto muovere le ali, allora sarebbero stati i danesi a vincere lo scontro. Ma se invece le ali erano chiuse, all’esercito vichingo sarebbe toccata l’ineluttabile sconfitta. Nella battaglia di Cynuit dell’878 infatti – che vide i sassoni trionfare sui danesi – la leggenda vuole che lo Stendardo del Corvo avesse chiuso le sue ali, predicendo così il disastro.
Lo stesso Ubbe, figlio di Ragnarr Loðbrók, trovò la morte nello scontro.

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Nel 1016 è issato, sempre in Inghilterra, dall’esercito del re di Danimarca Canuto il Grande. Sebbene il sovrano danese fosse battezzato e sicuramente cristiano, anche nel suo caso lo stendardo sembra avere poteri magici e soprannaturali. Nella Gesta Cnutonis Regis – una cronaca del regno di Canuto – si legge infatti che «se i danesi stanno per vincere la battaglia, il corvo appare con il becco spalancato, mentre sbatte le ali e inquieto sulle zampe. Se invece stanno per essere sconfitti, il corvo non si muove e i suoi arti sembrano immobili». 
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Inoltre lo Hrafnsmerki è chiaramente rappresentato in diverse monete vichinghe trovate a York e Dublino, nonché nell’araldica di numerose località in passato governate da elite scandinave, come l’Isola di Man.

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Quando il re di Norvegia Harald Hardrada invade l’Inghilterra nel 1066, lo Stendardo del Corvo è nuovamente presente fra le fila dell’armata vichinga.
Anche in questo caso non sembra però portare grande fortuna a chi lo impugna; i norvegesi vengono sconfitti e lo stesso re Harald cade sul campo di battaglia. Tuttavia la testimonianza più singolare e sorprendente dell’utilizzo dello Stendardo del Corvo la possiamo trovare nel celebre Arazzo di Bayeux. Nel famoso ricamo – che celebra la Battaglia di Hastings del 1066 e la successiva conquista normanna dell’Inghilterra – uno dei cavalieri di Guglielmo il Conquistatore è chiaramente rappresentato mentre impugna lo stendardo, gli antenati dei normanni erano proprio colonizzatori e pirati scandinavi sbarcati in Francia settentrionale.

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Particolare proveniente dall’arazzo di Bayeux, con uno stendardo di corvo spezzato a terra. L’esercito di Harald volò lo stendardo nella battaglia di Stamford Bridge , dove fu portato da un guerriero di nome Frírek. Dopo che Harald fu colpito da una freccia e ucciso, il suo esercito combatté ferocemente per il possesso dello stendardo, e alcuni di loro impazzirono nella loro frenesia per proteggere la bandiera. Alla fine la “magia” dello stendardo fallì, e la maggior parte dell’esercito norvegese fu massacrata, con solo pochi scampati alle loro navi.  

Mattr, megin, might, Macht

Ódhinn kunni thá ithróot , er mestr máttr fylgdhi, ok framdhi sjálfr, er seidhr heitir”

Odino possedeva l’arte da cui scaturisce un grande potere e che egli stesso esercitava, che si chiama magia. 
Saga degli Ynglingar Snorri Sturluson.

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Mattr, megin ‘ una forza che si manifesta in ogni essere in modo autonomo”
(1)
”un termine che rappresenta forza fisica , con una connotazione magica soprannaturale ”
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Come sostiene Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici 
Mattr, megin si trovano unite in un’ espressione allitterante godlausir menn letteralmente uomini senza dio, termine che appare  nell’ultima parte del periodo vichingo, quando alcuni  ”uomini avvertendo la progressiva disgregazione del paganesimo” avendo rigettato la fede negli dei dei loro padri ,si dice in diverse occasioni che credevano ”nella propria forza e nel proprio potere a matt sinn ok megin” (2)

Gianna Chiesa Isnardi sostiene
” eccessivo il giudizio per chi vuole vedere in questo atteggiamento una sorta di ateismo, come pure quello di chi suggerisce che questi uomini fossero tornati ad un credo magico di tipo preteistico (3)
piuttosto si può affermare che in un era di profondi mutamenti quale fu la fase finale del periodo vichingo, costoro, non trovando nell’antica religione il sostegno di cui avevano bisogno… riposero la loro fiducia in quell’unica forza della cui esistenza  avevano certezza, piochè il potere ella magia sta accanto agli dei ed è qualcosa di cui anch’essi hanno bisogno quando debbono compiere azioni straordinarie”

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In proposito a matt sinn ok megin  (“la propria forza e potere”)

La filosofia pagana vien ben descritta dal detto:
“ogni uomo ottiene ciò che merita”.
Se si chiede qualcosa di straordinario, qualcosa in più, allora si deve pagarlo, in un modo o nell’altro.
Se non lo si annulla da sé (donando/sacrificando il guadagno extra agli dèi), ciò che è “sbagliato”, l'”ingiustizia” del favore extra verrà in qualche maniera annullata dalla cattiva hamingja – in pieno accordo con la comprensione pagana della giustizia.
Gli dèi restaureranno da sé la giustizia, in un modo o nell’altro, e la cattiva fortuna potrà arrivare quando e dove meno la si aspetta. Ogni uomo ottiene ciò che merita. Non di più, non di meno. Chiedere favori speciali è un affare rischioso. (4)

CONFER
Gianna Chiesa Isnardi nei Miti nordici 

(1) Jan de Vries in Altgermanische Religionsgeschichte

(2) confer Gabriel Turville-professore di letteratura e antichità islandesi  all’Università di Oxford

(3)confer Anton Gerard van Hamel Ođin Hanging on the Tree.
Acta philologica Scandinavica

(4)  V. Vikernes, Guide To The Norse Gods And Their Names, 2001, Cymophane Publishing; trad. it. Breviario degli dèi norreni e dei loro nomi, pag. 10: “Mjørðr” ovvero “Mjød”, “Il nutrimento del guerriero”.

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Hausarúnir Odin’s Skull Teschio di Odino

ᚢᛚᚠᚢᛦ ᚼᚢᚴ ᚢᚦᛁᚾ ᚼᚢᚴ ᚺᚢᛏᛁᚢᛦ ᚺᛁᛆᛚᛒ ᛒᚢᚱᛁ ᛁᛋ ᚢᛁᚦᛦ ᚦᚼᛁᛗᚼ ᚢᛁᚼᚱᚴᛁ ᚼᚢᚴ ᛏᚢᛁᚱᚴᚢᚾᛁᚢ ᛒᚢᚢᚱ

Questo manufatto piuttosto macabro è stato trovato durante uno scavo archeologico a Ribe, in Danimarca. Consiste in un frammento di cranio umano successivamente trasformato in un amuleto. Misura circa 6 cm per 8,5 cm e contiene un piccolo foro, che avrebbe permesso di essere indossato su una cravatta. L’amuleto risale alla metà dell’ottavo secolo, epoca in cui la Danimarca era ancora un paese prevalentemente pagano. Contiene un numero di linee di testo runico inscritto e queste forniscono una panoramica della funzione originale dell’oggetto.

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Gap var ginnunga Hin fornu Tré Óðinn gaf líf Vili gaf Vit Vé gaf sjón, mál og heyrn Dansk oversættelse: Ulf/ulv og Odin og Høj-Tyr. Hullet/Buri er hjælp mod dette værk (denne smerte). Og dværgen overvundet. Bourr.

English translation: Ulfr/ Wolf and Óðinn and HótiwR/High-Týr. The hole/Buri is help against this ache (pain). And the dwarf overcome. Bourr.

Transskription: UlfuR auk Óðinn auk Hó-TíuR. Hialp buri es viðR þæima værki. Auk dverg unninn. Bóur(r).

Translitteration: ulfuR Auk uþin Auk HutiuR : HiAlb buri(i)s : uiþR | þAiMA uiArki Auk tuirk unin buur

Ulf e Odino,

e l’Alto Tyr,

Questo è l’aiuto contro questo dolore

E il nano ha vinto. Bourr

(MacLeod and Mees 2006, 24)

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L’iscrizione runica sembra invocare una tripla forza di protettori per combattere un Nano. Questi sono Ulf o lupo, che può rappresentare Fenrir , poi  Odino il dio nordico principale, seguito da Alto-Tyr, che è probabilmente il dio guerriero Tyr .
Questi aiuteranno Bur, che è molto probabilmente Borr / Burri , il padre di Odino (è anche possibile che Ulf / Odino / Alto-Tyr, rappresentino una trinità divina dello stesso dio, Odino).

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Nella mitologia norrena si pensava che Odino avesse poteri curativi, mentre i nani erano spesso associati alla malattia. Alla luce di ciò, il ciondolo potrebbe essere stato usato come talismano per proteggersi dalle malattie. L’uso di un teschio umano ha probabilmente infuso l’amuleto con una potenza extra.Riferimenti

MaCleod, M. & Mees B. (2006) Amuleti runici e oggetti magici , Boydell Press, Suffolk

天之道 La via del Cielo

天之道,其犹张弓与?高者抑之,下者举之;有馀者损之,不足者补之。天之道,损有馀而补不足。人之道,则不然,损不足以奉有馀。孰能有馀以奉天下,唯有道者。是以圣人为而不恃,功成而不处,其不欲见贤。

天之道 la via del cielo

道德经 Dao De Jing LXXVII

La Via del Cielo
come è simile all’armar l’arco!
Quel ch’è alto viene abbassato,
quel ch’è basso viene innalzato,
quello che eccede viene ridotto,
quel che difetta viene accresciuto.
La Via del Cielo
è di diminuire a chi ha in eccedenza
e di aggiungere a chi non ha a sufficienza.
Non è così la Via dell’uomo:
ei diminuisce a chi non ha a sufficienza
per donare a chi ha in eccedenza.
Chi è capace di donare al mondo
ciò che ha in eccedenza?
Solo colui che pratica il Tao.
Per questo il santo
opera ma nulla s’aspetta
compiuta l’opera non rimane,
non vuole mostrare di eccellere.

HÁVAMÁL Mansongr Canto degli uomini

At kveldi skal dag leyfa,
konu, er brennd er,
mæki, er reyndr er,
mey, er gefin er,
ís, er yfir kemr,
ǫl, er drukkit er.

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A sera si deve il giorno lodare,
la moglie, quando è cremata,
la spada, quando è provata,
la fanciulla, quando è sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quando è bevuta.
Í vindi skal við hǫggva,
veðri á sjó róa,
myrkri við man spjalla,
mǫrg eru dags augu;
á skip skal skriðar orka,
en á skjǫld til hlífar,
mæki hǫggs,
en mey til kossa.

Nel vento si deve il legno spaccare,
col buon tempo in mare remare,
nel buio con una fanciulla parlare:
molti sono gli occhi del giorno.
Una nave serve per viaggiare,
uno scudo per proteggere,
una spada per colpire,
una fanciulla per baciarla.
Við eld skal ǫl drekka,
en á ísi skríða,
magran mar kaupa,
en mæki saurgan,
heima hest feita,
en hund á búi.

Presso il fuoco bevi la birra,
sul ghiaccio pattina,
compra un cavallo magro
e una spada insozzata,
a casa ingrassa il cavallo
ma il cane nel cortile.

Meyjar orðum
skyli manngi trúa
né því, er kveðr kona,
því at á hverfanda hvéli
váru þeim hjǫrtu skǫpuð,
brigð í brjóst of lagið.

Alle parole di una fanciulla
non deve nessun uomo credere,
né a ciò che dice una donna.
Sulla ruota [del vasaio] che gira
sono stati plasmati i loro cuori,
e la mutevolezza nel loro petto.

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Brestanda boga,
brennanda loga,
gínanda ulfi,
galandi kráku,
rýtanda svíni,
rótlausum viði,
vaxanda vági,
vellanda katli,

D’un arco che cigola,
d’una fiamma che avvampa,
d’un lupo che spalanca le fauci,
d’un corvo che stride,
d’un maiale che grugnisce,
d’un albero senza radici
del mare che si leva
del calderone che bolle.

Fljúganda fleini,
fallandi báru,
ísi einnættum,
ormi hringlegnum,
brúðar beðmálum
eða brotnu sverði,
bjarnar leiki
eða barni konungs.

D’una lancia che vola,
d’un’onda che si rovescia,
del ghiaccio di una notte,
del serpe che si attorce,
dei discorsi di donne a letto,
d’una spada che si spezza,
dei giochi di un orso,
o del figlio di un re.

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Sjúkum kalfi,
sjalfráða þræli,
vǫlu vilmæli,
val nýfelldum.

D’un vitello malato,
d’un servo intraprendente,
delle confidenze di una veggente,
d’un assassinio recente.
Akri ársánum
trúi engi maðr
né til snemma syni,
veðr ræðr akri
en vit syni;
hætt er þeira hvárt.

Su un campo seminato anzitempo
nessun uomo confidi,
né troppo presto in un figlio.
Il tempo governa il campo
e la saggezza il figlio:
entrambi sono inaffidabili.
Bróðurbana sínum,
þótt á brautu mæti,
húsi hálfbrunnu,
hesti alskjótum,
þá er jór ónýtr,
ef einn fótr brotnar,
verðit maðr svá tryggr
at þessu trúi ǫllu.

Nell’assassino del fratello,
quando lo si incontri sulla via,
in una casa mezzo bruciata,
in un destriero che troppo corre
(è inutile un cavallo
se si rompe una zampa):
nessun uomo sia così ingenuo
da credere in tutto questo.

Svá er friðr kvenna,
þeira er flátt hyggja,
sem aki jó óbryddum
á ísi hálum,
teitum, tvévetrum
ok sé tamr illa,
eða í byr óðum
beiti stjórnlausu,
eða skyli haltr henda
hrein í þáfjalli.

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Così è l’amore delle donne
che sono false di pensiero:
come condurre un cavallo non ferrato
sul ghiaccio scivoloso,
irruento [puledro] di due anni
e non del tutto domato;
o nel vento turbinante
una nave senza timone;
o uno zoppo che cerchi di catturare
una renna su un monte in disgelo.

Bert ek nú mæli,
því at ek bæði veit,
brigðr er karla hugr konum;
þá vér fegrst mælum,
er vér flást hyggjum:
þat tælir horska hugi.

Apertamente ora parlo
perché l’uno e l’altro conosco,
insidioso è alle donne il cuore degli uomini.
Quanto più dolcemente parliamo,
tanto più falsamente pensiamo:
così s’inganna il sentimento dell’avveduta.
Fagurt skal mæla
ok fé bjóða
sá er vill fljóðs ást fá,
líki leyfa
ins ljósa mans:
Sá fær er fríar.

Con dolcezza deve parlare
e donare ricchezze
chi vuole ottenere l’amore di una donna.
Loda il sembiante
della splendida fanciulla:
la conquista chi la lusinga.
Ástar firna
skyli engi maðr
annan aldregi;
oft fá á horskan,
er á heimskan né fá,
lostfagrir litir.

Amore rimproverare
non deve nessun uomo
ad un altro mai.
Spesso imbrigliano il saggio
laddove lo stolto non imbrigliano
le radiose apparenze d’amore.

 

Eyvitar firna
er maðr annan skal,
þess er um margan gengr guma;
heimska ór horskum
gerir hǫlða sonu
sá inn máttki munr.

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In nessun modo rimproverare
un uomo a un altro deve
di quel che accade alla gente.
Stolti da saggi
son fatti i figli degli uomini:
questo il potere del desiderio.

Hugr einn þat veit
er býr hjarta nær,
einn er hann sér um sefa;
ǫng er sótt verri
hveim snotrum manni
en sér engu að una.

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Unica la mente sa
quel che dimora accanto al cuore;
ognuno è solo con i suoi sentimenti.
Non c’è malattia peggiore
per l’uomo saggio
di non avere nulla da amare.

Vichinghi Ribelli predatori del Nord

”Nella società nordica legata alla struttura sociale della Sippe (stirpe, schiatta) il vichingo veniva rappresentare per così dire il ribelle cioè colui che rivoltandosi contro un atteggiamento di totale e passiva sottomissione alle esigenze e al destino della comunità ,tentava ,unendosi ad altri individui come lui,di divenire padrone della propria vita e del proprio futuro.
La banda dei Vichinghi che, legati da giuramento di fedeltà a un solo capo, cercavano nell’avventura e nella guerra uno sfogo alle proprie aspirazioni e ambizioni personali, non era infatti che una forma di comitatus.”

I Miti Nordici Gianna Chiesa Isnardi pag 17 cap I

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comitatus s. m., lat. [der. di comitari «accompagnare»; nel 2° sign., direttamente da comesmĭtis: v. conte] (pl. –us). – 1. Séguito, accompagnamento. Cesare e Tacito così chiamano il séguito di giovani volontarî, legati da giuramento di reciproca fedeltà, che accompagnavano un capo nelle sue imprese di pace e di guerra

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Il Termine comitatus designa secondo Tacito un gruppo ristretto di guerrieri scelti, ribelli alla staticità della società, che unendo i propri sforzi per il conseguimento di un affermazione personale seguivano un condottiero con il quale condividevano il proprio ideale di vita.

L’ impermanenza Anitya,無常,མི་རྟག་པ་ πάντα ῥεῖ

མི་རྟག་པ་  πάντα ῥεῖ

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L’insegnamento più difficile, il più ricco, il più potente per non restare preda delle reti del samsara संसार per non affondare nella avidyā अविद्या; 無明

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Satis natura homini dedit roboris si illo utamur, si vires nostras colligamus ac totas pro nobis, certe non contra nos concitemus. Nolle in causa est, non posse praetenditur. 

La natura ha dato all’uomo forza sufficiente perché ne facciamo uso, a patto che chiamiamo a raccolta le nostre forze e le muoviamo tutte in nostro favore, non contro di noi. Il vero motivo è la mancanza di volontà, l’impossibilità è un pretesto.

SENECA EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM LIBRO 19 PAR. 116

 

 

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