RIGENERARSI l’importanza di percepire il Corpo iniziando dalle radici: i piedi

其根在腳。發於腿。主宰於腰。形於手指。由腳而腿、而腰、總須完整一氣。向前退後。乃能得機得勢。

  • Origine del testo: Il passaggio è uno dei brani fondamentali dei Classici del Taijiquan (Taijiquan Lun / Taijiquan Jing, tradizionalmente attribuito a Wang Zongyue o Zhang Sanfeng) e sintetizza il principio della catena cinetica e della coordinazione interna.
  • La catena cinetica (腳, 腿, 腰, 手指): Il movimento trae stabilità e radicamento dalla terra (piedi), genera l’impulso propulsivo (gambe), viene indirizzato e ruotato dal perno centrale (vita, intesa come regione lombo-sacrale) e si esprime con precisione nel contatto finale (dita delle mani).
  • Flusso continuo (完整一氣 – wánzhěng yī qì): Traducibile letteralmente come «integro in un solo soffio/energia», prescrive che il gesto non presenti interruzioni o frammentazioni; l’intera struttura corporea agisce come un’unità inscindibile.
  • Tempismo e vantaggio (得機得勢 – dé jī dé shì): (機) indica il momento opportuno o la coordinazione temporale rispetto all’avversario; shì (勢) indica il potenziale strategico e la postura dominante. Muoversi in modo frammentato fa perdere sia il tempo sia la forza di leva.

其根在腳 (qí gēn zài jiǎo)

  • (): suo / le sue
  • (gēn): radice / radici
  • (zài): stare in / trovarsi in
  • (jiǎo): piedi

發於腿 (fā yú tuǐ)

  • (): scaturire / sprigionarsi / partire
  • (): da / attraverso (preposizione)
  • (tuǐ): gambe / cosce

主宰於腰 (zhǔ zǎi yú yāo)

  • (zhǔ): governare / padrone
  • (zǎi): reggere / dirigere (主宰 insieme: controllare, governare come perno)
  • (): in / da
  • (yāo): vita / regione lombo-sacrale

形於手指 (xíng yú shǒu zhǐ)

  • (xíng): manifestarsi / prendere forma visibile
  • (): in / su
  • (shǒu): mano
  • (zhǐ): dito (手指 insieme: dita delle mani)

由腳而腿、而腰 (yóu jiǎo ér tuǐ, ér yāo)

  • (yóu): da / a partire da
  • (jiǎo): piedi
  • (ér): e poi / passando a (particella di transizione)
  • (tuǐ): gambe
  • (ér): e poi / fino a
  • (yāo): vita

總須完整一氣 (zǒng xū wán zhěng yī qì)

  • (zǒng): del tutto / in ogni caso / sempre
  • (): dovere / essere necessario
  • (wán): completo / intero
  • (zhěng): compatto / indiviso (完整 insieme: integro, privo di frammentazioni)
  • (): uno / unico
  • (): soffio / respiro vitale / flusso energetico

向前退後 (xiàng qián tuì hòu)

  • (xiàng): verso / dirigersi
  • (qián): avanti / di fronte
  • 退 (tuì): indietreggiare / retrocedere
  • (hòu): indietro / dietro

乃能得機得勢 (nǎi néng dé jī dé shì)

  • (nǎi): solo allora / così
  • (néng): potere / essere in grado di
  • (): ottenere / cogliere
  • (): momento propizio / tempismo / punto critico
  • (): ottenere / conquistare
  • (shì): forza di posizione / slancio / vantaggio strategico
Per raggiungere uno stato di quiete mentale , effettuiamo, una  scansione corporea consapevole, percepiamo ogni parte del corpo dai piedi alla testa. 
Focalizzando l'attenzione sulle sensazioni fisiche e sul respiro, si impara a osservare lo spazio tra i pensieri invece di assecondarli.
Questo processo permette di sperimentare una condizione di assenza di pensiero,
Attraverso questa pratica, l'individuo diventa pienamente consapevole del momento presente e della propria natura interiore silenziosa.

Chiudi gli occhi e porta l’attenzione ai piedi: percepisci il contatto con il suolo, il peso e la temperatura, rimanendo concentrato , puoi percepire anche le radici che scendono verso le profondità della Terra e si connettendoti ad Essa

.

Sali con l’attenzione alle gambe: limitati a percepirle e a sentirle, senza giudicare le sensazioni che provi

.

Porta l’attenzione alle mani, sentendo il palmo dall’interno, ed anche dall’esterno, appena intono, a pochi centimetri dalla pelle, e poi risali lungo le braccia, i gomiti e le spalle

.

Sposta l’attenzione alla colonna vertebrale, percependola dalla base fino alla nuca, una vertebra alla volta

.

Una volta arrivato alla nuca, fai un respiro profondo, inspira con il naso espira con la bocca

.

Porta l’attenzione alla testa dall’interno, percependola come uno spazio ampio e silenzioso, all’interno e anche all’esterno intorno a te

.

Richiama tutto il corpo contemporaneamente: percepisci piedi, gambe, mani, braccia, colonna e testa tutti insieme, in un’unica sensazione corporea globale, dentro di te e intorno. te.

.

Infine, non fare nulla: non seguire i pensieri e non cercare di scacciarli, ma osserva semplicemente lo spazio vuoto che c’è tra un pensiero e l’altro

L’esercizio descritto è una pratica classica di radicamento corporeo (body scan) e presenza aperta che conduce alla quiete mentale.

Silhouette di una persona che si muove con un cielo al tramonto sullo sfondo.

Carl Gustav Jung (se si tratta di un refuso per Jung) Nel suo celebre commento psicologico a Il segreto del fiore d’oro e nei suoi scritti sulla meditazione, Jung si sofferma esattamente sul paradosso dell’«osservare senza fare nulla».
Per Jung, l’arte più difficile per l’uomo moderno è imparare a lasciar accadere (das Geschehenlassen), sospendendo l’intervento della volontà egoica:

  • Smettere di alimentare i pensieri e smettere di scacciarli toglie energia al dominio cosciente dell’Io.
  • Nello spazio vuoto che si apre tra un pensiero e l’altro non c’è il nulla, ma la possibilità per il (Selbst — la totalità psichica) di manifestarsi.
  • Jung sintetizza questo movimento interiore con la nota massima:

    «Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia».

Maestro K’ung (Confucio) Nel pensiero confuciano classico, specialmente nel testo del Grande Studio (Daxue), Maestro K’ung insegna che la padronanza di sé inizia proprio con la capacità di fermarsi e ancorare l’attenzione:

  • «Sapendo dove fermarsi, si acquista stabilità; con la stabilità si ottiene la quiete; nella quiete regna la pace interiore, e con la pace si può discernere con chiarezza».
  • Nei testi dello Zhuangzi (dove Confucio compare come figura dialogica), a Kung è attribuita la dottrina del digiuno del cuore/della mente (Xinzhai): non ascoltare con le orecchie ma con la mente, e non con la mente ma con il soffio vitale (Qi). L’udito si arresta ai suoni e la mente ai concetti, ma il vuoto interiore è l’unica condizione capace di accogliere la realtà così com’è.

La tradizione del Chi Kung QI GONG kiko氣功 la sequenza riassume le tappe canoniche dell’allineamento energetico:

  • Sentire i piedi crea il radicamento a terra (Gen).
  • Rilassare muscoli e colonna apre i meridiani (Song).
  • L’intenzione mentale (Yi) guida l’energia vitale (Qi) in tutto il corpo in modo simultaneo.
  • Fermare l’azione e contemplare lo spazio tra i pensieri coincide con l’ingresso nello stato di Wuji (la vacuità originaria indifferenziata), momento in cui l’organismo ritrova spontaneamente il proprio equilibrio naturale.

Radicamento (Gen)

  • Ideogramma: (pinyin: gēn)
  • Significato letterale: «Radice». Nel Qi Gong indica il principio di affondare le radici a terra (zhā gēn, 扎根) per stabilire una connessione stabile con la forza gravitazionale e l’energia terrestre (Di Qi).

Rilassamento attivo (Song)

  • Ideogramma: (semplificato: , pinyin: sōng)
  • Significato letterale: «Allentare», «distendere». Non descrive un rilassamento passivo o flaccido, bensì una decontrazione muscolare e articolare che preserva l’allineamento scheletrico, favorendo il flusso nei meridiani (Jingluo, 經絡 / 经络).

Intenzione mentale (Yi)

  • Ideogramma: (pinyin: )
  • Significato letterale: «Mente intenzionale», «volontà cosciente». Composto dai radicali di suono/parola (音) e cuore/mente (心). È la presenza mentale che orienta l’azione senza sforzo fisico.

Energia vitale (Qi)

  • Ideogramma: (semplificato: , pinyin: )
  • Significato letterale: «Soffio», «vapore», «energia vitale». La formula canonica citata nella sequenza è 以意導氣 (semplificato: 以意导气, yǐ yì dǎo qì), traducibile come «l’intenzione guida il Qi».

Vacuità primordiale (Wuji)

  • Ideogramma: 無極 (semplificato: 无极, pinyin: wújí)
  • Significato letterale: «Senza limite», «assenza di polarità». È formato da 無 (, non-essere/senza) e 極 (, culmine/polo). Rappresenta lo stato neutro e indifferenziato anteriore alla nascita del Taiji (太極, la dualità Yin-Yang), in cui la mente tace e il corpo ripristina la propria omeostasi originaria.

I punti di contatto si fanno subito più nitidi: l’arco del piede si ammorbidisce, mentre i talloni e la punta rilasciano verso il basso ogni tensione, lasciando che la gravità sostenga il corpo senza alcuno sforzo. Sotto la pianta, la consistenza del suolo si trasforma da semplice superficie d’appoggio in un confine permeabile, accogliente e vivo.

Con ogni espirazione, quel confine cede con naturalezza. Dalla base delle piante e dai talloni iniziano a diramarsi radici sottili ma tenaci, che scivolano oltre la superficie ed entrano nella terra profonda. Si fanno via via più dense e robuste, facendosi strada tra strati di suolo scuro, ciottoli levigati, vene d’acqua limpida e rocce silenziose. Ogni fibra scende senza alcuna fretta, attratta da un magnetismo saldo che sa esattamente dove dirigersi: verso il nucleo calmo e indisturbato del pianeta.

Sentire questo ancoraggio trasforma la percezione dell’intero corpo. Il respiro rallenta e trova spazio spontaneo nel bacino e nell’addome. Il baricentro scende, e ogni oscillazione mentale o senso di affanno scivola via lungo le radici, scaricato e accolto dal terreno.

In cambio, dalla profondità risale una stabilità silenziosa: non una rigidità contratta, ma la fermezza elastica di chi sa di essere pienamente sostenuto. A ogni inspiro, questa solidità risale dolcemente, attraversa le piante dei piedi, scioglie le caviglie e sostiene la colonna vertebrale dall’interno.

Eckhart Tolle è un uomo del nostro tempo, nato e cresciuto in Europa, che è passato attraverso una esperienza di Risveglio improvviso e totale. Da molti è  ritenuto un individuo che sia balzato ad un altro livello di consapevolezza, questo processo, che potrebbe essere chiamato una Illuminazione, ineffabile e non definibile ne descrivibile con parole adeguate, gli ha consentito, di ritornare ad osservare senza i filtri dalla Mente di Superficie, in questo stato di osservazione ha introdotto i suoi ascoltatori ad una riflessione su:

Il Corpo di Dolore è un campo di energia negativa

che occupa corpo e mente
una entità invisibile
che vive e si alimenta alle spese di un’altra
senza dare nessuna cosa in cambio.

Ha due modi d’essere attivo o inattivo

Vuole sopravvivere come ogni altra entità esistente, può riuscirci solo se ti identifichi con esso.

Si nutre di rabbia, distruttività,odio,sofferenza,drammi emotivi, malattia….

All’interno del Campo di Consapevolezza umano può generarsi, esistere, prosperare ed operare una entità energetica che agisce in modo da deprivarci di energia, e dunque mantenerci in uno stato di inconsapevolezza.
Il suo scopo è quello di continuare ad alimentarsi di un certo tipo della nostra energia, e nel contempo impedirci di espandere la nostra Consapevolezza per non permetterci di accorgersi della sua presenza.
Diventare consapevoli dell’esistenza e dell’operato di questa entità energetica è il primo ed il più importante passo da fare; diventerà una conseguenza naturale, poi, iniziare immediatamente a smettere di creare ancora cibo e sostentamento per essa

Le aquile non volano a stormi

AL MAESTRO Franco Battiato

Giorni e mesi corrono veloci
La strada è oscura e incerta

E temo di offuscarmi

Non prestare orecchio alle menzogne
Non farti soffocare dai maligni
Non ti nutrire di invidie e gelosie

In silenzio soffro i danni del tempo


Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

Seguo la guida degli antichi saggi
Mi affido al cuore ed attraverso il male


A chi confessi i tuoi segreti?
Ferito al mattino a sera offeso
Salta su un cavallo alato
Prima che l’incostanza offuschi lo splendore

In silenzio soffro i danni del tempo

Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

Shizukani tokino kizuni kurushimu
Murewo kundewa tobanai taka
Furuki oshiewo tadotte
Kokoronomamani konokanashimiwo norikoete

In silenzio soffro i danni del tempo
Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

In silenzio, soffro per le ferite del tempo

Un falco che non vola in stormo

Ripercorrendo i vecchi insegnamenti

静かに時の傷に苦しむ

(Shizukani toki no kizu ni kurushimu)

群れを組んでは飛ばない鷹

(Mure wo kunde wa tobanai taka)

古き教えをたどって

(Furuki oshie wo tadotte)

Nota sui caratteri:

  • 静かに (shizukani): In silenzio / tranquillamente
  • 時の傷 (toki no kizu): Le ferite del tempo
  • 苦しむ (kurushimu): Soffrire / tormentarsi
  • 群れ (mure): Stormo / gruppo
  • (taka): Falco
  • 古き教え (furuki oshie): Insegnamenti antichi

Risvegliare il Padrone della Carrozza: Crisi e Crescita Personale

L’uomo è come una carrozza

il corpo è il suo veicolo

le emozioni sono i suoi cavalli

la mente è il cocchiere

il se è il passeggero/padrone che di solito dorme….

il cocchiere è un ubriacone dalle personalità multiple, la scimmia inquieta del buddismo, e ogni personalità che lo attraversa è convinta di essere il padrone della carrozza e di sapere dove andare. I cavalli (le emozioni) non sempre obbediscono agli ordini così contraddittori e ogni tanto s’infuriano, posseduti dalla loro natura selvaggia si muovono prepotentemente come vogliono vanno lì dove il loro istinto bestiale li porta trascinando l’intera carrozza  su strade dissestate, ammaccando il veicolo e demoralizzando e confondendo ancor più l’incapace cocchiere che si crede il padrone.

Si dice che a volte è proprio in situazioni di crisi (κρίσις der. di κρίνω distinguere)
tra sballottamenti e perturbazioni il padrone della carrozza si svegli e si ricordi di SE STESSO.

“La carrozza è collegata al cavallo dalle stanghe, il cavallo al cocchiere dalle redini, e il cocchiere al padrone dalla voce del padrone. Ma il padrone non c’è. E se c’è, dorme. Il cocchiere deve sentire la voce del padrone per sapere dove andare, ma il cocchiere è al pub, ubriaco, e non sente nulla. I cavalli, non ricevendo ordini, vanno dove l’erba sembra più verde o dove si spaventano.” —
Parafrasi da P.D. Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”

Osho espande questo concetto focalizzandosi sulla consapevolezza. Per lui, noi siamo “abitati” da migliaia di piccoli “io” che si danno il cambio al posto di guida.

“Il tuo cocchiere è un ciarlatano. Ogni volta che un nuovo desiderio ti attraversa, un nuovo cocchiere prende il posto del precedente e grida: ‘Io sono il padrone!’. Ma è solo un pensiero passeggero. La crisi è benedetta perché in quel momento tutte le tue false personalità falliscono contemporaneamente. Quando la carrozza sta per schiantarsi, il chiasso dei finti padroni tace per il terrore. In quel silenzio di paura, il Vero Sé può finalmente aprire gli occhi.” — Ispirato ai discorsi di Osho su Gurdjieff e il sufismo

Il punto chiave di Osho:

  • Identificazione: Il dramma è che il cocchiere crede di essere il padrone.
    La crisi serve a “dis-identificarsi”: a capire che tu non sei colui che tiene le redini (la mente), ma colui che siede dentro.
  • Osservazione: Osho insegna che non devi lottare con i cavalli (le emozioni). Devi solo guardare. Se il passeggero è sveglio e osserva, il cocchiere diventa improvvisamente attento.
    La sola presenza del padrone trasforma il comportamento di tutto il sistema.

Una visione spirituale focalizzata sulla trasformazione interiore e sulla consapevolezza di sé. Le fonti esplorano l’insegnamento di figure come Gurdjieff, Osho e il Buddha, evidenziando la distinzione tra la conoscenza intellettuale e l’esperienza diretta della verità. Viene data grande importanza al superamento del giudizio morale, considerato un limite che frammenta la mente e impedisce la visione reale. L’obiettivo centrale è il passaggio da una mente disturbata e meccanica a uno stato di osservazione pura e presenza silenziosa. Attraverso la meditazione, l’individuo può liberarsi dalle illusioni e dai condizionamenti per scoprire ciò che è eterno e immortale. Questi scritti invitano a una disciplina interiore capace di integrare corpo e anima in un’unità consapevole.

守靜篤  mantieni con fermezza la quiete 道德經 XVI, 16 Dao De Jing

致虛極,守靜篤。萬物並作,吾以觀復。夫物芸芸,各復歸其根。歸根曰靜,是謂復命。復命曰常,知常曰明。不知常,妄作凶。知常容,容乃公,公乃王,王乃天,天乃道,道乃久,
沒身不殆。
道德經 XVI, 16 Dao De Jing

致虛極.   Arriva al culmine del vuoto
守靜篤    mantieni con fermezza la quiete

萬物並作  i diecimila esseri tutti insieme sorgono
吾以觀復 Io contemplo il loro ritorno
夫物芸芸 tornano a casa ciascuno alle proprie radici
各復歸其根   Tornare alle radici è quiete
是謂復命 è tornare al proprio destino
命曰常 Tornare al proprio destino è l’eterno
知常曰明  Conoscere l’eterno è illuminazione
不知常 non conoscere
妄作凶 è essere senza radici
知常容 Conoscere l’eterno è comprendere
容乃公 comprendere perciò essere imparziali
公乃王 imparziali(equi) perciò regali
王乃天 regali perciò celesti
天乃道 celesti perciò uniti con il Dao
道乃久 uniti con il Dao perciò eterni
沒身不殆。Senza un io nessun pericolo(sconfitta)

Buddha seduto, I-metà II secolo, Pakistan (antica regione del Gandhara). Questo Buddha mostra affinità con la scultura romana più di qualsiasi altro bronzo gandharano sopravvissuto.Gandhara, antica regione del Pakistan nord-occidentale delimitata a nord dallo Swat (l’antica Udayana), a ovest dall’Afghanistan (l’antica Nagarahara e la Battriana) e a est dal fiume Indo e, infine, dal Kashmir.L’arte di Gandhara è nota per la fusione di elementi della scultura ellenistica con temi buddisti, grazie ai contatti con il mondo greco dopo le conquiste di Alessandro Magno. Le statue di Gandhara spesso raffigurano il Buddha o bodhisattva in pose meditative, con dettagli realistici come drappeggi di abiti e volti sereni, scolpiti in schisto, stucco o bronzo.

心灵如镜 Con la mente serena come uno specchio

心灵如镜,步发声,声音清灵。清灵有限,一香为够。过午人事多繁,易扰心灵。然否必需限定一香,只要清心放下,平静一刻,久久便有入头,不忧心灵幻住。


“Con la mente serena come uno specchio, muoviti lentamente e parla con voce chiara. La purezza non ha bisogno di eccessi, un solo tocco di profumo basta. Nel pomeriggio, le faccende quotidiane possono turbare la mente. Tuttavia, non è necessario limitarsi a un momento di calma assoluto, basta qualche istante di tranquillità. Con la pratica costante, si acquisirà una profonda comprensione e la mente troverà la sua pace.”

Ὅμοιον εἶναι τῇ ἄκρᾳ, Sii simile allo scoglio

    Ὅμοιον εἶναι τῇ ἄκρᾳ, ᾗ διηνεκῶς τὰ κύματα προσρήσσεται· ἡ δὲ ἕστηκε καὶ περὶ αὐτὴν κοιμίζεται τὰ φλεγμήναντα τοῦ ὕδατος. MARCUS AURELIUS – Τὰ εἰς ἑαυτόν IV

Sii simile allo scoglio su cui si infrangono incessantemente i flutti: saldo, immobile e intorno ad esso finisce per placarsi il ribollire delle acque

Quoniam ne contemplatio quidem sine actione est Seneca 守靜篤 mantieni con fermezza la quiete

Creato su WordPress.com.

Su ↑