Le aquile non volano a stormi

AL MAESTRO Franco Battiato

Giorni e mesi corrono veloci
La strada è oscura e incerta

E temo di offuscarmi

Non prestare orecchio alle menzogne
Non farti soffocare dai maligni
Non ti nutrire di invidie e gelosie

In silenzio soffro i danni del tempo


Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

Seguo la guida degli antichi saggi
Mi affido al cuore ed attraverso il male


A chi confessi i tuoi segreti?
Ferito al mattino a sera offeso
Salta su un cavallo alato
Prima che l’incostanza offuschi lo splendore

In silenzio soffro i danni del tempo

Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

Shizukani tokino kizuni kurushimu
Murewo kundewa tobanai taka
Furuki oshiewo tadotte
Kokoronomamani konokanashimiwo norikoete

In silenzio soffro i danni del tempo
Le aquile non volano a stormi
Vivo è il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno

In silenzio, soffro per le ferite del tempo

Un falco che non vola in stormo

Ripercorrendo i vecchi insegnamenti

静かに時の傷に苦しむ

(Shizukani toki no kizu ni kurushimu)

群れを組んでは飛ばない鷹

(Mure wo kunde wa tobanai taka)

古き教えをたどって

(Furuki oshie wo tadotte)

Nota sui caratteri:

  • 静かに (shizukani): In silenzio / tranquillamente
  • 時の傷 (toki no kizu): Le ferite del tempo
  • 苦しむ (kurushimu): Soffrire / tormentarsi
  • 群れ (mure): Stormo / gruppo
  • (taka): Falco
  • 古き教え (furuki oshie): Insegnamenti antichi

Risvegliare il Padrone della Carrozza: Crisi e Crescita Personale

L’uomo è come una carrozza

il corpo è il suo veicolo

le emozioni sono i suoi cavalli

la mente è il cocchiere

il se è il passeggero/padrone che di solito dorme….

il cocchiere è un ubriacone dalle personalità multiple, la scimmia inquieta del buddismo, e ogni personalità che lo attraversa è convinta di essere il padrone della carrozza e di sapere dove andare. I cavalli (le emozioni) non sempre obbediscono agli ordini così contraddittori e ogni tanto s’infuriano, posseduti dalla loro natura selvaggia si muovono prepotentemente come vogliono vanno lì dove il loro istinto bestiale li porta trascinando l’intera carrozza  su strade dissestate, ammaccando il veicolo e demoralizzando e confondendo ancor più l’incapace cocchiere che si crede il padrone.

Si dice che a volte è proprio in situazioni di crisi (κρίσις der. di κρίνω distinguere)
tra sballottamenti e perturbazioni il padrone della carrozza si svegli e si ricordi di SE STESSO.

“La carrozza è collegata al cavallo dalle stanghe, il cavallo al cocchiere dalle redini, e il cocchiere al padrone dalla voce del padrone. Ma il padrone non c’è. E se c’è, dorme. Il cocchiere deve sentire la voce del padrone per sapere dove andare, ma il cocchiere è al pub, ubriaco, e non sente nulla. I cavalli, non ricevendo ordini, vanno dove l’erba sembra più verde o dove si spaventano.” —
Parafrasi da P.D. Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”

Osho espande questo concetto focalizzandosi sulla consapevolezza. Per lui, noi siamo “abitati” da migliaia di piccoli “io” che si danno il cambio al posto di guida.

“Il tuo cocchiere è un ciarlatano. Ogni volta che un nuovo desiderio ti attraversa, un nuovo cocchiere prende il posto del precedente e grida: ‘Io sono il padrone!’. Ma è solo un pensiero passeggero. La crisi è benedetta perché in quel momento tutte le tue false personalità falliscono contemporaneamente. Quando la carrozza sta per schiantarsi, il chiasso dei finti padroni tace per il terrore. In quel silenzio di paura, il Vero Sé può finalmente aprire gli occhi.” — Ispirato ai discorsi di Osho su Gurdjieff e il sufismo

Il punto chiave di Osho:

  • Identificazione: Il dramma è che il cocchiere crede di essere il padrone.
    La crisi serve a “dis-identificarsi”: a capire che tu non sei colui che tiene le redini (la mente), ma colui che siede dentro.
  • Osservazione: Osho insegna che non devi lottare con i cavalli (le emozioni). Devi solo guardare. Se il passeggero è sveglio e osserva, il cocchiere diventa improvvisamente attento.
    La sola presenza del padrone trasforma il comportamento di tutto il sistema.

Una visione spirituale focalizzata sulla trasformazione interiore e sulla consapevolezza di sé. Le fonti esplorano l’insegnamento di figure come Gurdjieff, Osho e il Buddha, evidenziando la distinzione tra la conoscenza intellettuale e l’esperienza diretta della verità. Viene data grande importanza al superamento del giudizio morale, considerato un limite che frammenta la mente e impedisce la visione reale. L’obiettivo centrale è il passaggio da una mente disturbata e meccanica a uno stato di osservazione pura e presenza silenziosa. Attraverso la meditazione, l’individuo può liberarsi dalle illusioni e dai condizionamenti per scoprire ciò che è eterno e immortale. Questi scritti invitano a una disciplina interiore capace di integrare corpo e anima in un’unità consapevole.

守靜篤  mantieni con fermezza la quiete 道德經 XVI, 16 Dao De Jing

致虛極,守靜篤。萬物並作,吾以觀復。夫物芸芸,各復歸其根。歸根曰靜,是謂復命。復命曰常,知常曰明。不知常,妄作凶。知常容,容乃公,公乃王,王乃天,天乃道,道乃久,
沒身不殆。
道德經 XVI, 16 Dao De Jing

致虛極.   Arriva al culmine del vuoto
守靜篤    mantieni con fermezza la quiete

萬物並作  i diecimila esseri tutti insieme sorgono
吾以觀復 Io contemplo il loro ritorno
夫物芸芸 tornano a casa ciascuno alle proprie radici
各復歸其根   Tornare alle radici è quiete
是謂復命 è tornare al proprio destino
命曰常 Tornare al proprio destino è l’eterno
知常曰明  Conoscere l’eterno è illuminazione
不知常 non conoscere
妄作凶 è essere senza radici
知常容 Conoscere l’eterno è comprendere
容乃公 comprendere perciò essere imparziali
公乃王 imparziali(equi) perciò regali
王乃天 regali perciò celesti
天乃道 celesti perciò uniti con il Dao
道乃久 uniti con il Dao perciò eterni
沒身不殆。Senza un io nessun pericolo(sconfitta)

Buddha seduto, I-metà II secolo, Pakistan (antica regione del Gandhara). Questo Buddha mostra affinità con la scultura romana più di qualsiasi altro bronzo gandharano sopravvissuto.Gandhara, antica regione del Pakistan nord-occidentale delimitata a nord dallo Swat (l’antica Udayana), a ovest dall’Afghanistan (l’antica Nagarahara e la Battriana) e a est dal fiume Indo e, infine, dal Kashmir.L’arte di Gandhara è nota per la fusione di elementi della scultura ellenistica con temi buddisti, grazie ai contatti con il mondo greco dopo le conquiste di Alessandro Magno. Le statue di Gandhara spesso raffigurano il Buddha o bodhisattva in pose meditative, con dettagli realistici come drappeggi di abiti e volti sereni, scolpiti in schisto, stucco o bronzo.

心灵如镜 Con la mente serena come uno specchio

心灵如镜,步发声,声音清灵。清灵有限,一香为够。过午人事多繁,易扰心灵。然否必需限定一香,只要清心放下,平静一刻,久久便有入头,不忧心灵幻住。


“Con la mente serena come uno specchio, muoviti lentamente e parla con voce chiara. La purezza non ha bisogno di eccessi, un solo tocco di profumo basta. Nel pomeriggio, le faccende quotidiane possono turbare la mente. Tuttavia, non è necessario limitarsi a un momento di calma assoluto, basta qualche istante di tranquillità. Con la pratica costante, si acquisirà una profonda comprensione e la mente troverà la sua pace.”

Ὅμοιον εἶναι τῇ ἄκρᾳ, Sii simile allo scoglio

    Ὅμοιον εἶναι τῇ ἄκρᾳ, ᾗ διηνεκῶς τὰ κύματα προσρήσσεται· ἡ δὲ ἕστηκε καὶ περὶ αὐτὴν κοιμίζεται τὰ φλεγμήναντα τοῦ ὕδατος. MARCUS AURELIUS – Τὰ εἰς ἑαυτόν IV

Sii simile allo scoglio su cui si infrangono incessantemente i flutti: saldo, immobile e intorno ad esso finisce per placarsi il ribollire delle acque

Quoniam ne contemplatio quidem sine actione est Seneca 守靜篤 mantieni con fermezza la quiete

Nobile Ottuplice Sentiero Ārya ‘ṣṭāṅga mārgaḥ

«Nel mezzo di questo sentiero, realizzato dal Tathāgata che produce la visione e la gnosi, e che guida alla calma, alla perfetta conoscenza, al perfetto risveglio, al Nirvana
Esso è il Nobile ottuplice sentiero, ovvero la retta visione, la retta intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale, la retta concentrazione.»
Buddha Shakyamuni Dhammacakkappavattana SuttaSaṃyutta-nikāya, 56,11.

Retta parola, 正語 l’assunzione della personale responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che esse non producano effetti nocivi sugli altri e di conseguenza a noi stessi; ciò significa anche che il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondere ad esso.

Retta azione, 正業 l’azione non motivata dalla ricerca di egoistici vantaggi, svolta senza attaccamento verso i suoi frutti.

Retta sussistenza, 正命c vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri. Questo comporta anche la corretta padronanza delle proprie intenzioni, in modo che esse siano sempre orientate e dirette lungo la linea mediana di condotta di vita (sanscrito madhyamāpratipad, pāli majjhimpaṭipāda, cinese 中道 zhōngdào, giapp. chūdō, tib. dbu ‘i lam) lontana dagli estremi dell’ascetismo e dell’edonismo.
Sulla  meditazione (sanscrito e pāli samādhi, cinese 定 dìng, giapp. , tib. ting nge ‘dzin):

Retto sforzo, 正精進lasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari. Significa anche confidare nella bontà della propria pratica buddhista perseverando con un corretto ed equilibrato impegno nello sforzo, motivato dalla fede (sanscrito śraddhā, pāli saddhā, cinese 信 xìn, giapp. shin, tib. dad-pa) che al buddhista praticante proviene dai risultati ottenuti nell’avanzamento lungo il percorso della propria personale realizzazione spirituale e nell’avanzamento verso una sempre maggiore capacità di esercitare la “Corretta azione” nella propria pratica buddhista.

Retta presenza mentale, 正念 la capacità di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall’attaccamento (sanscrito tṛṣṇā, pāli taṇhā, cinese 愛 ài, giapp. ai, tib. sred-pa).

Retta concentrazione, 正定 la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di se stessi durante la pratica della meditazione (sanscrito dhyāna, pāli jhāna, cinese 禪那 chánnà, giapp. zenna, tib. bsam-gtan).

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