Albrecht Dürer “Ritter” il cavaliere, la morte e il diavolo

«L’umana grandezza va conquistata lottando»
(Ernst Jünger, Trattato del Ribelle)

«L’ultimo filosofo, che coincide con l’ultimo uomo, “sopporta il dolore come un titano”, non distoglie lo sguardo da esso, anzi ne utilizza l’energia decostruttiva in vista della Umwertung aller Werte di tutti i valori:

“Il grado della sofferenza di cui un uomo è capace determina la sua profondità e la sua serietà, ma anche la sua gioia” , è sempre l’esperienza del dolore a rendere possibile la grande salute che rigenera e seduce alla vita.

L’emblema di questa filosofia tragica, che esprime una “verità che non conosce riguardi”, è il quadro di Albrecht Dürer
“col cavaliere, la morte e il diavolo, come simbolo della nostra esistenza”
(M. Vozza, Postfazione, in F. Nietzsche, Il libro del filosofo, cit., p. 141.)

«un solitario sconsolato non potrebbe scegliersi un simbolo migliore del
cavaliere con la morte e il diavolo come lo ha disegnato Dürer, il cavaliere con l’armatura,dallo sguardo di bronzo, duro, che sa prendere il suo cammino terribile, imperturbato dai suoi orrendi compagni, e tuttavia privo di speranza, solo col destriero e il cane. Un tale cavaliere di Dürer fu il nostro Schopenhauer; gli mancò ogni speranza, ma volle la verità. Non esiste il suo pari». Nietzsche

Nietzshe ne regalerà una copia a Wagner

Il  coraggio, passione, solitudine,disperazione, eroismo, sacrificio, vis vitalis e speranza si fondevano insieme all’accettazione del proprio destino.
Nella figura dell’intrepido cavaliere,Nietzsche scorgeva se stesso e la sua ferrea volontà di osare l’inosabile – la sfida con la morte e il diavolo – sapendo che il prezzo da pagare era l’isolamento e la solitudine

«Un patrizio di qui  mi ha fatto un regalo importante, una stampa di Dürer originale; è raro che una rappresentazione figurata mi dia piacere, ma questa immagine, Il cavaliere, la morte e il diavolo, mi tocca, non so nemmeno dire come». 

Il cavaliere epigonale
 Nel “passaggio al bosco”  Ernst Jünger affidava la possibilità di guardare con occhio freddo e distaccato  da osservatore “epigonale” il mondo fasullo da cui prendere le distanze.
Ma prendere le distanze – osservare da lontano una realtà che neghiamo o consideriamo criticamente, pur sapendo di esserne parte – suscita un sano senso di ribellione contro l’esistente.
Induce un passionale e razionale moto di ribellione contro l’esistente, in nome della propria dignità e dei propri valori. Coincide con la scelta di diventare un “nuovo cavaliere”:intrepido, indomito e coraggioso come quello dell’icona düreriana. Identificandosi in essa, non si opta solo per una radicale scontro con il negativo che circonda l’uomo contemporaneo ma anche con quell’aspetto d’Ombra che fa del negativo esteriore il proprio dio interiore: e viceversa. In questo modo, il “ribelle” fattosi Ritter accetta il conflitto con l’Ombra individuale e collettiva – paragonabile, se non coincidente, con i “tristi compagni di viaggio” dell’icona düreriana – e riscopre, in se stesso, quell’archetipo eroico che è presente, anche se dormiente, in lui Riscopre di essere da sempre quel Ritter – il cavaliere eroe che rappresenta il Sé, la totalità, la pienezza che ciascuno deve raggiungere – che Dürer ha proposto all’attenzione di una epoca perché diventasse universale e metastorico

 L’Ombra – termine ripreso nel suo significato più pregnante dalla psicologia analitica junghiana – si identifica con quella parte inconscia, presente nell’uomo e nella collettività, che venendo rimossa non viene mai alla luce. Per questo, essa agisce nell’uomo facendone un essere fragile, pavido, insicuro, eterodiretto
ed incapace di fronteggiare le lusinghe e le delusioni interiori ed esteriori di cui l’Ombra è portatrice e moltiplica. È in virtù della potenza dell’Ombra che l’uomo non riesce ad affrontare il proprio destino e cade preda dei suoi “compagni di viaggio” che diventano i demoni che manovrano i fili dell’esistenza sua e
dell’intera società
(cfr. in merito. C. Bonvecchio – C. Risé, L’Ombra del potere. Il lato oscuro della società: elogio del politicamente scorretto, RED, Como, 1998).

Sull’immagine archetipica dell’eroe, cfr. J. Campbell, L’eroe dai mille volti, trad. it., Guanda, Parma, 2000. Sintomatico ed indicativo del risveglio dell’eroe dormiente è il mito nordico del mitico eroe danese Holger che “dorme” nei sotterranei del castello danese di Kronburg, pronto a ridestarsi nel momento del bisogno, per aiutare il suo popolo.
Il Sé è ciò che unifica, in una superiore sintesi, il maschile e il femminile, il paterno e il materno, il razionale e l’irrazionale, il terreno ed il celeste. È stato considerato come la perfetta immagine della totalità e simbolo del divino presente nell’uomo, sino ad essere identificata con l’archetipo di totalità,
cfr. C. G. Jung, Aion: ricerche sul simbolismo del Sé in Opere, vol. 9, tomo II, trad. it., Boringhieri, Torino, 1991, p. 5 ss.

Il cavallo primo e principale attributo simbolico del cavaliere è, il cavallo che fa corpo unico con lui. Anzi, quasi si umanizza al punto che – molto spesso – gli viene
dato un nome proprio. Come scrive Maurice Keen: «Il cavallo, il cavaliere e l’asta
costituivano così un tutto compatto». In tal modo, il cavaliere faceva propri anche i valori simbolici di cui il cavallo era portatore: vita, forza, abilità, destrezza, valore e coraggio uniti al desiderio, alla sfrenatezza e alla passione sessuale . Tuttavia – nel caso del maestoso cavallo dell’incisione düreriana – appare più plausibile che il suo autore si sia ispirato alla mitologia nordica (diffusa a livello popolare) in cui il cavallo è associato al sole: considerato l’espressione di virtù spirituali e guerriere, segnate dalla luce. Il cavallo è, dunque, un animale sacro al pari del leggendario cavallo di Odino chiamato Sleipnir (quello che scivola velocemente), i cui denti portavano incise le rune e che poteva cavalcare sia nel regno dei vivi che in quello dei morti.

il cavallo di Dagr (il giorno) si chiama, in antico norreno, Skinfaxi (criniera splendente) o anche Glaor (luminoso), così come i cavalli degli dei Asi hanno nomi nei quali la ricorrenza dell’attributo aureo ne esalta la splendente solarità: come Gullfaxi (criniera d’oro), Gulltoppor (ciuffo d’oro) e così via (cfr.G. Chiesa Isnardi, I miti nordici, Milano, 1991, p. 559 ss. e anche B. Branston, Gli Dei del Nord, trad. it.,
Mondadori, Milano, 1991, p. 77 ss.

klassika-vasnecov-viktor-3530

Il cane – probabilmente un levriero – dalla figura elegante e slanciata che, insieme alla fedeltà, simboleggia «tre virtù non meno necessarie, anche se meno basilari: zelo instancabile, sapere e ragionamento veritiero»
Il cane – pur appartenendo al mondo infero e sotterraneo – svolge anche il positivo ruolo di eroe ancestrale (come portatore del fuoco), di psicopompo e di protettore degli uomini: ossia di guida dell’anima nell’aldilà e di fedele difensore dell’uomo.  (cfr. Cane in J. Chevalier – A.Gheerbrant, Dizionario dei
simboli, op. cit., vol. I, pp. 185-191)

14671329_1800068493572349_9156717574156504120_n-e1541723104605
La Spada Come ricorda Jung – rifacendosi al simbolismo alchemico – la spada non diversamente dall’acqua «permanens sive mercurialis» (dal Mercurio alchemico, spirito penetrante, mediatore ed icona macrocosmica del Salvatore) «occidit et vivificat» (C. G.Jung, Il simbolo della trasformazione nella messa in
Opere, vol. 11, op. cit., pp. 226–227).

19894602_1528213740563087_7055488113727697255_n

A livello simbolico–esoterico, la spada è interpretata come il simbolo della perfetta conoscenza in cui il pomo dell’elsa è la complexio oppositorum dell’universo, il paracolpi è la materia, mentre la lama è “l’universo della linearità”: anima della materia, espressione della spiritualità e dell’interiorità
(cfr. L. Bessi, La spada sacra, op. cit., p. 37 ss.).

C1-3-cavaliers_zoom

La lancia
Esprime la forza della verità di cui il cavaliere dovrebbe essere l’invitto testimone. «La lancia» scrive Raimondo Lullo «sta a significare la verità; infatti la verità è diritta e non può essere piegata e rifugge da ogni falsità». Chiaramente, il valore fallico della lancia è tutt’uno con l’immagine dell’axis mundi: ossia esprime il collegamento tra cielo e terra. Collegamento che incarna la totalità e la creatività, ma anche la forza del divino: come mostra la determinante presenza della lancia accanto al Graal. Portare la lancia equivale, di conseguenza, a diventare agente attivo della salvezza propria ed altrui: come si evince dall’Ordo Romanus che stabilisce, minutamente, le fasi della consacrazione del nuovo cavaliere. Più precisamente, scrive ancora Lullo: «La lancia sta a significare la verità;
infatti la verità è diritta e non può essere piegata e rifugge da ogni falsità. L’acciaio della lancia significa la forza della verità sulla menzogna…La verità è il sostegno della speranza»R. Lullo, Libro dell’Ordine della Cavalleria, parte V, 3, a cura di G. Allegra, Arktos, Torino, 19942, pp. 198–199.

La  Salamandra in J. Chevalier – A.Gheerbrant, Dizionario dei simboli, op. cit., vol. II, p. 318.  la salamandra – abituata a resistere a qualsiasi fuoco – simboleggia la forza che supera qualsiasi ostacolo e quindi il coraggio che nessun avvenimento può turbare (cfr. Salamandra in J. C. Cooper,Dizionario degli animali mitologici e simbolici, op. cit., p. 292).

26731318_1722575927793533_7043812291200959595_n

La Morte  è rappresentata dalla clessidra
«Sed fugit interea, fugit irreparabile tempus»
”Ma fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo”
Virgilio Marone, Georgiche, lib. III, v. 284
Il tempus fugit è anche una filosofia di vita paragonabile al Carpe diem nelle Odi di Orazio

«Dum loquimur fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.»
«Mentre parliamo il tempo è già in fuga, come se provasse invidia di noi. Afferra la giornata sperando il meno possibile nel domani.»

Agisci come fosse l’ultima azione della tua vita, ποριεῖς δέ ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇ Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Marco Aurelio

Il Diavolo un misto di elementi animali dove il lupo, il
caprone, il maiale si fondono insieme. Quasi a dimostrare che nel demonio si manifesta la natura animale dell’uomo: in tutta la sua incontrollata virulenza istintuale, egoistica e distruttiva.

Confer IL CAVALIERE, LA MORTE E IL DIAVOLO: UNA ANALISI SIMBOLICA
di Claudio Bonvecchio
(Università degli Studi dell’Insubria, Varese- Como).

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: