Il Mantra Karpura Gauram: Shiva Yajur Mantra

Il Karpura Gauram (o Karpur Gauram Karunavataram) รจ un potente shloka sanscrito dedicato a Lord Shiva, noto anche come Shiva Yajur Mantra. Proviene dal Yajur Veda, uno dei quattro Veda dell’induismo, ed รจ comunemente recitato durante l’Aarti (l’adorazione con la luce) o le cerimonie di puja, specialmente al mattino (Mangala Aarti). Questo mantra glorifica Shiva come incarnazione di purezza, compassione e essenza dell’esistenza, invocando la sua presenza nel cuore del devoto insieme a Parvati (Bhavani).
รˆ considerato uno dei mantra piรน sacri e puri, paragonabile a un loto bianco, e porta un’estasi spirituale a chi lo recita con devozione.

lode poetica a Shiva, simboleggiando la sua natura trascendente e compassionevole.


“Mi inchino a Shiva, bianco come il camphora, incarnazione della compassione, essenza del mondo, colui che porta il re dei serpenti come ghirlanda. Sempre dimorante nel loto del cuore, insieme a Bhavani (Parvati).



Recitare il Karpura Gauram con sinceritร  e costanza (idealmente 108 volte al giorno, usando un japa mala) porta numerosi benefici spirituali e pratici, secondo le tradizioni vediche. Ecco i principali:

Pratica Quotidiana: Recitarlo durante l’Aarti amplifica i suoi effetti; si consiglia di farlo con un cuore aperto, senza aspettative, per massimizzare l’impatto.

Purezza e Pulizia Interiore: Aiuta a purificare la mente e l’anima, rimuovendo negativitร  e attaccamenti, simile al camphora che brucia puro.

Compassione e Protezione: Invoca la misericordia di Shiva, offrendo sollievo dal dolore, guida nelle difficoltร  e protezione dai mali.

Estasi Spirituale: Porta a uno stato di beatitudine (ananda), rafforzando il legame con il divino e favorendo la meditazione profonda.

Equilibrio Energetico: Bilancia Shiva (coscienza) e Shakti (energia), promuovendo armonia interiore e relazioni equilibrate.

Risposta Rapida dalle Divinitร : รˆ particolarmente efficace per i devoti di Shiva (Shaiviti), attirando benedizioni rapide per salute, prosperitร  e moksha (liberazione).

Hachiman ๅ…ซๅนก็ฅž, Hachiman-jin o Yahata no kami)

Nella religione giapponese, Hachiman (ๅ…ซๅนก็ฅž, Hachiman-jin o Yahata no kami) Hachiman รจ una figura sincretica, che unisce elementi shintoisti e buddisti, venerata dai samurai e dai contadini, con circa 25.000 templi dedicati in Giappone. รˆ paragonato a Marte nella mitologia romana.

Sebbene spesso chiamato dio della guerra, รจ piรน correttamente definito come il dio tutelare dei guerrieri. รˆ anche il protettore divino del Giappone, del popolo giapponese e della Casa Imperiale; il clan Minamoto (“Genji”) e la maggior parte dei samurai lo veneravano. Il suo nome significa “Dio delle Otto Bandiere”, in riferimento alle otto bandiere celesti che segnalarono la nascita del divino imperatore ลŒjin. Il suo animale simbolico e messaggero รจ la colomba.

Diffusione e Venerazione

Hachiman รจ estremamente popolare in Giappone, con circa 25.000 templi dedicati, Questi templi, tra cui il famoso Usa Jingลซ a Kyushu, erano mete di pellegrinaggio per guerrieri e atleti di arti marziali, specialmente durante lo shogunato Kamakura, quando il clan Minamoto consolidรฒ il suo potere. La sua venerazione si estese anche ai contadini e ai pescatori, riflettendo il suo ruolo multisfaccettato nella societร  giapponese.

AspettoDettaglio
Nome in ItalianoHachiman
Nome Originaleๅ…ซๅนก็ฅž Hachiman-jin / Yahata no kami
Ruolo PrincipaleDio tutelare dei guerrieri, protettore del Giappone
Associazione CulturaleShintoismo e buddismo, venerato dai samurai, contadini e pescatori
SimboliColombo (messaggero), staffa di cavallo, arco
Numero di Templi DedicatiCirca 25.000
Confronto MitologicoParagonato a Marte (mitologia romana)
Origine LeggendariaIdentificato con l’imperatore ลŒjin, figlio di Jingลซ, III-IV secolo d.C.
Marte

ZALMOXIS, APOLLO SORANUS & LE MANNERBรœNDE

diย Marco MaculottiEstratto dal cap. I ยง8 deย lโ€™angelo dellโ€™abisso.
apollo, avalon, il mito polare e lโ€™apocalisse,
Axis Mundi edizioni 2022

Esperto di morte apparente era infatti anche un personaggio semi-mitico che viene talvolta ricordato nellโ€™alveo degli iatromanti pur non essendo greco: trattasi di Zalmoxis [1], definito da Mircea Eliade ยซun daimon o un theos che โ€˜rivelaโ€™ una dottrina escatologica e โ€˜fondaโ€™ un culto iniziatico da cui dipende lo stato ontologico dellโ€™esistenza ultraterrenaยป [2]. Venerato dai Geti, tribรน semi-nomade della Tracia il cui territorio faceva da ponte tra lโ€™ecumene ellenico e le steppe eurasiatiche, alcuni autori greci lo consideravano un discepolo o addirittura uno schiavo di Pitagora, narrando che questi lo avrebbe iniziato alle ยซscienze dei cieliยป a Samo. Va da sรฉ che leggende di questo genere sono il risultato di processi tardo-antichi di evemerizzazione e banalizzazione di processi storici e metastorici assai piรน complessi; nondimeno, per chi sappia leggere โ€œtra le righeโ€, esse sono in grado di fornire piรน di unโ€™informazione implicita, ad esempio, in questo specifico caso, una connessione tangibile per il tramite della Scuola Pitagorica con lโ€™alveo sacrale apollineo. Le confraternite estatiche dacio-gete, dโ€™altronde, sono state sovente paragonate a quelle iatromantiche e orfiche, nonchรฉ a quelle druidiche [3].

Di Zalmoxis, i Geti tramandano che trasmise ai suoi discepoli la dottrina dellโ€™immortalitร  dellโ€™anima, insegnando loro che dopo la morte sarebbero passati in un luogo dove avrebbero goduto di tutte le benedizioni immaginabili per lโ€™eternitร . Poi si ritirรฒ in una cava naturale (andreon) sulla montagna sacra di Kogainon [4] nei monti Bucegi in Dacia (nellโ€™odierna Romania) e discese nel mondo sotterraneo, dove restรฒ per tre anni (alcuni racconti vogliono che durante questo periodo sia stato nellโ€™Ade) [5]. I suoi fedeli โ€” a cui egli appariva in visione sotto forma di ยซanima disincarnataยป โ€” piansero la sua prematura dipartita, ma al quarto anno egli ritornรฒ in superficie, confermando cosรฌ il suo insegnamento [6]. Quindi sparรฌ nuovamente per comparire qua e lร  di tanto in tanto, presso le sue genti: e non con il corpo fisico che aveva in vita, ma sotto forma di daimon (ยซspirito immortaleยป). Come commenta Eliade,

ยซ la โ€˜scomparsaโ€™ (occultazione) e la โ€˜ricomparsaโ€™ (epifania) di un essere divino o semi-divino (re messianico, profeta, mago, legislatore) costituisce parte di uno scenario mitico-rituale assai diffuso nel mondo mediterraneo e asiatico. ยป[7]

La caverna di Zalmoxis [via RomaniaJournal]

Erodoto riferisce le dottrine religiose dei Geti: essi credevano nellโ€™immortalitร  dellโ€™anima e, una volta iniziati ai Misteri correlati, reputavano la morte semplicemente un viaggio per ricongiungersi al loro dio Zalmoxis nella dimensione altra che egli per primo aveva scoperto (similmente allo Yama/Yima indo-iranico, che รจ al tempo stesso lโ€™ยซUomo Primordialeยป e il Giudice dei Morti). Ellenico parla inoltre di due tribรน tracie confinanti con i Geti, segnatamente i Terizi e i Crobizi, che pure credevano di raggiungere, dopo la dipartita fisica, il semidio Zalmoxis; tuttavia, a parere di questi ultimi, ยซla permanenza presso il dio non era definitiva e si consolavano pensando che i morti sarebbero tornatiยป [8]

La tradizione armena conosce una caverna dove si diceva che Meher (cioรจ Mihr/Mithra) si appartasse per uscirne soltanto una volta allโ€™anno [9]; tema iranico che si ripercuote anche sulle leggende cristiane della Nativitร  nella grotta di Betlemme. Sullโ€™etimologia del nome Zalmoxis, che i manoscritti greci riportano anche in forme alternative come Salmoxis, Zamolxis, Samolxis, gli antichi hanno avanzato diverse teorie. Quella preponderante accosta il suo nome a quello di divinitร  telluriche come Zemelo e ลฝemelฤ—, frigia la prima baltica la seconda, nonchรฉ con il dio lituano Zjameluks. Se questa etimologia fosse corretta, sarebbe innegabile anche la correlazione con Semele, madre del Dioniso trace (ricordiamo che i Geti erano Traci). Tutti questi termini derivano dalla radice indoeuropea *Gโ€™HEMEL (ยซterra, suolo, appartenente alla terraยป), che ci riporta allโ€™ร mbito simbolico ctonio-tellurico: e infatti a quanto pare Zalmoxis era anche chiamato Gebelezis [10].

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Per quanto riguarda il suo nome piรน noto, comuque, sembra che la questione non cambi: essendo xais un termine scito per indicare ยซsignore, re, capoยป, possiamo tradurre Zalmoxis come ยซSignore della Terraยป o ยซRe del Suoloยป [11] (o probabilmente, meglio, del sottosuolo, inteso nel senso esoterico di dimensione sotto o piuttosto dietro quella ordinaria). Geticus propose la traduzione di ยซRe del Mondoยป [12], citando Guรฉnon e Ossendowski, e Porfirio registrรฒ anche lโ€™esistenza di un termine tracio, zalmon, che avrebbe il significato di ยซnascostoยป: se fondata, farebbe di Zalmoxis il ยซdio nascostoยป, o il ยซdio occultoยป. Da ciรฒ, alcuni vedrebbero in Zalmoxis anche il ยซSignore dei Mortiยป, ma a parere di altri, tra cui il celebre ricercatore di storia tracia I.I. Russu, ยซil valore semantico del tema zamol โ€“ รจ โ€œla terraโ€, โ€œil potere della terraโ€ e Zalmoxis non puรฒ significare altro che il โ€œdio della terraโ€, personificazione di ogni forma di vita e del grembo materno in cui ritornano tutti gli uominiยป [13]. Nondimeno, resta da sottolineare lโ€™utilizzo del termine ยซnascostoยป nella tradizione ungherese con riferimento allo stato degli sciamani durante la trance catalettica [14].

Tuttavia Diogene Laerzio testimoniรฒ che in tracio Zalmosside significa ยซpelle dโ€™orsoยป, il che effettivamente potrebbe aver senso se letto in unโ€™ottica iniziatica di mรคnnerbรผnde [15] del tipo dei Luperci romani o dei Berserkir e degli Ulfhedhinn โ€” ovvero rispettivamente ยซcoloro che hanno la pelle dโ€™orsoยป e ยซcoloro che hanno la pelle di lupoยป [16] โ€” e al tempo stesso in connessione con lโ€™incubatio praticata dagli iatromanti apollinei, oltre che da Zalmoxis.

Questa connessione non รจ da sottovalutare se confrontata con le pratiche rituali dello โ€œsciamanesimo apollineoโ€, in quanto si suppone che lโ€™istituzione dei Luperci e la celebrazione dei Lupercali [17] fossero originariamente competenza dei sacerdoti di Sur/Soranus, detto lโ€™ยซApollo Neroยป โ€” ยซdio-lupoยป pre-romano, italico ed etrusco, che trova nellโ€™Apollo Lyceus dei Licรฎ [18] una perfetta corrispondenza), venerato con riti ancestrali sulla vetta del monte Soratte. I suoi sacerdoti divennero famosi nellโ€™antica Roma con il nome di Hirpi Sorani (ยซLupi di Soranusยป; dalla lingua osca-sannita-sabina hirpus = ยซlupoยป), tra le altre cose perchรฉ la ritualistica ad essi riferita era profondamente imbevuta da suggestioni sciamaniche: nel corso delle cerimonie, essi camminavano sui carboni ardenti, tenendo in mano le interiora delle capre sacrificate. Secondo unโ€™antica tradizione, ยซun oracolo consigliรฒ ai loro antenati di condurre una vita dedita a rapine e razzie per sfuggire a una pestilenzaยป e di compiere un sacrificio annuale in onore di Apollo presso il Monte Soratte [19]. Con questa premessa, forse, si puรฒ azzardare lโ€™ipotesi che Zalmoxis non fosse tanto una divinitร , quanto piuttosto una funzione sacrale, fondata appunto sullโ€™esperienza iniziatica dellโ€™incubatio e del letargo visionario, allโ€™interno dellโ€™alveo cultuale e rituale apollineo.

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I riti misterici correlati allo spirito di uno iatromante di nome Anfiarao, che si diceva essere stato โ€œrisucchiatoโ€ dalla terra a Tebe e reso immortale in guisa di daimon sotterraneo [20] โ€” che, a pensarci bene, รจ praticamente la stessa identica storia che viene raccontata su Zalmoxis [21] โ€” ci possono dare motivo del perchรฉ potremmo propendere per lโ€™interpretazione di Diogene Laerzio. Nellโ€™ipogeo in cui Anfiarao fungeva da oracolo, infatti, lโ€™incubatio avveniva allโ€™interno di pelli di ariete appena scuoiato, pratica iniziatica che si ritrova anche in diversi centri oracoli della Puglia nonchรฉ, in etร  arcaica, nella ritualistica dellโ€™India vedica. La pelle degli animali sacrificati conosceva un ampio utilizzo in questi centri sapienzali, dalla previsione del futuro alla magia meteorologica ai riti purificatorรฎ; pratiche simili sono ancora oggi in vigore nelle steppe mongolo-siberiane e caucasiche.

Questa tradizione รจ riportata anche con riguardo allโ€™eroe Podalirio, che si diceva essere figlio di Asclepio, e dunque apollineo. Anchโ€™egli era diventato, dopo la morte fisica, un daimon sotterraneo, e i pellegrini che giungevano sulla sua tomba ยซsacrificavano un montone e dopo averlo scuoiato si avvolgevano nella sua pelle coricandosi a dormire proprio sul sepolcroยป, in quanto, per prendere in prestito le parole di Licofrone, ยซa tutti quelli che si addormenteranno sulla sua tomba in pelli di montone egli rivelerร  in sogno oracoli veritieri e [โ€ฆ] sarร  invocato come guaritore di malattieยป [22].

In piรน, tornando a Zalmoxis e allโ€™ipotesi di Diogene, si deve aggiungere che lโ€™orso รจ lโ€™animale sciamanico per antonomasia in Asia come in America (dove ricopre il ruolo di Antenato mitico e di Iniziatore [23]) ed รจ sempre presente simbolicamente nei rituali di incubatio di questo genere, in quanto il neofita o lโ€™adepto, emulando il letargo del plantigrado, riuscirebbe simpaticamente (vale a dire, con lโ€™utilizzo della cd. ยซmagia simpaticaยป) a mettersi nei suoi panni. Tali pratiche sono state vive a lungo non solo in Siberia e in Eurasia, ma anche nellโ€™Europa occidentale, soprattutto sui Pirenei โ€” dove lโ€™Orso รจ ancora oggi il personaggio centrale della celebrazione del Carnevale, nei panni del ยซcapro espiatorioยป da sacrificare per ยซcacciare lโ€™invernoยป โ€” e nelle Isole Britanniche. Philippe Walter (autore di un pregevole studio sul mito del re Artรน che ci verrร  utile piรน avanti in questo nostro studio [24]) pone il dio-sciamano dei Geti in relazione con lโ€™Artรน bretone, basandosi anchโ€™egli sul profilo etimologico e arrivando alle stesse conclusioni suggerite dal Laerzio:

ยซ Questo nome derivato dal trace zalmos, โ€œpelliccia, pelleโ€, ricorda il carattere ursino dellโ€™essere divino avvolto alla nascita in una pelle dโ€™orso [25]. [โ€ฆ] Non solo Zalmoxis esalta lโ€™esistenza di un Oltretomba in cui vivere in compagnia dei suoi fedeli, ma il suo destino โ€œpostumoโ€ ha moltissimi punti in comune con quello di Artรน, che parte provvisoriamente per Avalon, per poi tornare a regnare sui suoi. ยป[26]


Note:

[1] Cfr. Mircea Eliade, Da Zalmoxis a Gengis Khan, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1975, cap. II, โ€œZalmoxisโ€, pp. 26-71.

[2] Id., ivi, p. 33.

[3] Id., ivi, p. 61.

[4] Id., ivi, p. 56.

[5]  Id., ivi, pp. 34-35. Anche i Narti e gli Osseti, discendenti dagli Sciti, hanno tradizioni simili. Essi ritengono che post-mortem lโ€™anima ยซgiung[a] a un crocicchio di tre strade: le due laterali conducono lโ€™una al cielo, lโ€™altra allโ€™inferno; si deve preferire quella di mezzo: il morto che la imbocca giunge al luogo dove, fra i Narti assisi, troneggia Barastyr, re dei Mortiยป. Troviamo qui un tema importante ai fini della nostra ricerca: tradizionalmente si ritiene che lโ€™anima dopo il decesso debba imboccare una via a discapito delle altre e che solo chi conosce la via giusta puรฒ arrivare nellโ€™aldilร  del dio. Questo รจ un punto di primaria importanza. La conoscenza delle vie celesti, sovente rappresentate sotto forma di fiumi (si pensi ad es. ai quattro fiumi inferi della mitologia greca, o agli altrettanti che sorgono dalla vetta del monte Meru nella cosmologia vedica) รจ indispensabile per arrivare al cospetto del dio, in uno stato post-mortem preferenziale rispetto alla massa indifferenziata di non-iniziati. Kowalewski fa derivare la figura del sovrano dei morti Barastyr dal mazdeismo, mettendolo in relazione con lo Yima indo-iranico. Tuttavia Dumรฉzil, che lo cita, รจ dellโ€™opinione che Barastyr sia un dio specificamente osseto, derivante, ad ogni modo, da una mitologia comune alla quale appartiene anche lโ€™aldilร  dellโ€™India vedica che, a parere dellโ€™autore, รจ piรน vicino alla descrizione dellโ€™Oltretomba osseto [George Dumรฉzil, Storie degli Sciti, Rizzoli, Milano 1980, p. 254].

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[6] Eliade, Zalmoxis, cit., p. 26.

[7] Id., ivi, p. 31.

[8] Id., ivi, p. 34.

[9] Id., ivi, p. 32.

[10] Id., ivi, p. 26.

[11] Id., ivi, p. 46.

[12] Geticus [alias Vasile Lovinescu], La Dacia iperborea, Edizioni allโ€™insegna del Veltro, Parma 1984, op. cit., p. 42.

[13] Eliade, Zalmoxis, cit., p. 47.

[14] Anikรณ Steiner, Sciamanesimo e folclore, Edizioni allโ€™insegna del Veltro, Parma 1980, pp. 34-36.

[15] Id., ivi, cap. I, โ€œI daci e i lupiโ€, pp. 10-25.

[16] Cfr. Marco Maculotti, Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche, su ยซAxisMundi.blogยป, 18 maggio 2016.

[17] Per due brevi ma acuti commenti sulla confraternita prisca dei Luperci e i riti da compiuti in occasione dei Lupercali, cfr. George Dumรฉzil, La religione romana antica, Rizzoli, Milano 1977; Renato Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralitร  romano-italica, Arya โ€“ Compagnia della Tradizione, Genova 2020, pp. 129-135.

[18] Cfr. infra, cap. II ยง6.

[19] Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nellโ€™Europa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, il Cerchio, Rimini 2011, pp. 91-92.

[20] Cfr. infra, ยง13.

[21] รˆ interessante a riguardo il passo di Mneso di Patara, discepolo di Eratostene, secondo cui ยซi Geti veneravano Cronos e lo denominavano Zalmoxisยป, che Eliade considera da connettere al culto di Saturno come ยซsovrano delle Isole Felici dove soggiornano le anime dei giustiยป [Eliade, Zalmoxis, cit., p. 34]; a riguardo, cfr. infra, soprattutto capp. III ยง8 &  IV ยง1, 3.

[22] Mariateresa Fumagalli Beoni Brocchieri &  Giulio Guidorizzi, Corpi gloriosi. Eroi greci e santi cristiani, Laterza, Bari 2012, p. 62.

[23] Cfr. Antonio Bonifacio, I popoli dellโ€™Orsa Maggiore: Lungo la via degli orsi e degli sciamani. Lo sciamano, lโ€™orso e il cacciatore celeste, Simmetria Edizioni, Roma 2021. 

[24] Cfr. infra, cap. IV ยงยง5 sgg.

[25] Lโ€™orso รจ inoltre legato anche alla regalitร , oltre che alle pratiche sciamaniche: Artรน dellโ€™orso รจ infatti โ€œdoppioโ€ antropomorfo, e al tempo stesso lโ€™orso รจ suo โ€œdoppioโ€ zoomorfo. Non รจ un caso se nellโ€™antica Irlanda celtica la parola art stava indifferentemente per ยซOrsoยป e per ยซReยป; sicuramente il ciclo arturiano, storicamente nato in Bretagna (ovvero in unโ€™altra terra gaelica) ha riutilizzato motivi mitici assai piรน arcaici sotto una veste nuova, adatta al periodo medievale e โ€œcavallerescoโ€.

[26] Philippe Walter, Artรน. Lโ€™orso e il re, Arkeios, Roma 2005, p. 86. CATEGORIZZATO IN:ANTROPOLOGIAESOTERISMOESTRATTIMITOSCIAMANESIMOSTORIA DELLE RELIGIONI

เค…เคชเคฐเฅ‡เคฏเคฎเคฟเคคเคธเฅเคคเฅเคตเคจเฅเคฏเคพเค‚ เคชเฅเคฐเค•เฅƒเคคเคฟเค‚ เคตเคฟเคฆเฅเคงเคฟ เคฎเฅ‡ เคชเคฐเคพเคฎเฅ |เคœเฅ€เคตเคญเฅ‚เคคเคพเค‚ เคฎเคนเคพเคฌเคพเคนเฅ‹ เคฏเคฏเฅ‡เคฆเค‚ เคงเคพเคฐเฅเคฏเคคเฅ‡ เคœเค—เคคเฅ ||ย 5||

Questa รจ la Mia energia inferiore.ย Ma al di lร  di esso, o Arjun dalle braccia potenti, ho un’energia superiore.ย Questa รจ laย jฤซva ล›haktiย (l’energia dell’anima), che comprende le anime incarnate che sono la base della vita in questo mondo.
Capitolo 7 verso 5 Bhagavad Gita

apareyam itas tvanyam prakritim viddhi me param
jiva-bhutam maha-baho yayedam dharyate jagat

Chiunque, dunque, si erga contro Eros come un pugile per combattere, รจ solo un pazzo, perfino sugli dรจi, infatti, domina a suo piacimento.แผœฯฯ‰ฯ„ฮน ฮผฮญฮฝ ฮฝฯ…ฮฝ แฝ…ฯƒฯ„ฮนฯ‚ แผ€ฮฝฯ„ฮฑฮฝฮฏฯƒฯ„ฮฑฯ„ฮฑฮนฯ€ฯฮบฯ„ฮทฯ‚ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ แผฯ‚ ฯ‡ฮตแฟ–ฯฮฑฯ‚, ฮฟแฝ ฮบฮฑฮปแฟถฯ‚ ฯ†ฯฮฟฮฝฮตแฟ–ยทฮฟแฝ—ฯ„ฮฟฯ‚ ฮณแฝฐฯ แผ„ฯฯ‡ฮตฮน ฮบฮฑแฝถ ฮธฮตแฟถฮฝ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮธฮญฮปฮตฮน.

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ฯ€ฯฮบฯ„ฮทฯ‚ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ แผฯ‚ ฯ‡ฮตแฟ–ฯฮฑฯ‚, ฮฟแฝ ฮบฮฑฮปแฟถฯ‚ ฯ†ฯฮฟฮฝฮตแฟ–ยท
ฮฟแฝ—ฯ„ฮฟฯ‚ ฮณแฝฐฯ แผ„ฯฯ‡ฮตฮน ฮบฮฑแฝถ ฮธฮตแฟถฮฝ แฝ…ฯ€ฯ‰ฯ‚ ฮธฮญฮปฮตฮน.

Sophocles, Trachiniae, 441

Intento Marziale,un Viaggio Iniziatico

Si potrebbe dire che il marzialista si ponga l’intento di addestrarsi in ogni modo e forma, finchรจ la fiamma vitale non si spenga, o non si affievolisca.

Agire come se ogni atto fosse l’ultimo , fosse necessario, inevitabile, fondamentale, assoluto
pur sapendo in cuor suo , come rammentava don Juan a Castaneda che รจ solo un compito inutile rispetto all’Assoluto, lo sportivo meritorio nella sua azione atletica, spesso in breve periodo di tempo, รจ solo un fruitore o consumatore.

il Marzialista puro vive la sua pratica come un processo iniziatico

ฮตแฝ–ฮดฮฑฮฏฮผฯ‰ฮฝ eudaimon

ฮตแฝฮดฮฑฮนฮผฮฟฮฝฮฏฮฑ (eudaimonรฌa),  bene (ฮตแฝ– รจu)  con  spirito guida- sorte (ฮดฮฑฮฏฮผฯ‰ฮฝ dร imลn), "essere divino", "genio", o coscienza", eudemonia essere in compagnia di un buono spirito, il proprio destino...

La pratica non potrร , mai,  essere solamente un addestramento finalizzato ad un pragmatico fine, resta sempre una tensione, un ponte verso l'Assoluto , anche se inconsapevolmente , รจ l'espressione del desiderio di infrangere le barriere, il limite metafisico per gettarsi nel Oltre....
E' il brivido dell'ignoto nel mantra della ripetizione costante
Pro imago gratus sum Federica Maya

Una ricerca dell’Oltre che, per paradosso ,deve tenere presente il concetto/archetipo classico di Misura
“Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citaque nequit consistere rectumโ€.
Cโ€™รจ una misura nelle cose; vi sono precisi confini, oltre i quali non puรฒ sussistere il corretto (equilibrio).
Orazio

ฮบฮฑฯ„ฮฌ ฮผฮญฯ„ฯฮฟฮฝ secondo giusta misura la felicitร /realizazione/individuazzione (eudaimonรฌa) โ€œbuonaโ€ (eu) realizzazione, secondo misura (katร  mรจtron), del proprio dร imon, della propria โ€œpassioneโ€ o โ€œvocazioneโ€ piรน profonda.

Meden Agan greco ฮผฮทฮดฮตฮฝ แผ„ฮณฮฑฮฝ, "niente di troppo", il cui equivalente latino รจ ne quid nimis ,scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dellโ€™antichitร 

Agire ma non essere posseduti dall'azione , agire ma non essere posseduti dal fine....
ฮ”ฮตฮปฯ†ฮนฮบฮฎ ฮ™ฮดฮญฮฑ John William Godward, L’oracolo di Delfi, olio su tela, 1899

Melusina e Sheela na gig

Secondo la leggenda le melusine dovrebbero sposare un cavaliere a condizione di un tabรน particolare: non essere viste nella loro vera forma, quella di una fata dell'acqua, con la coda di pesce o di serpente, al posto delle gambe. La rottura del tabรน della melusina, fonte dell'autoritร  e della ricchezza cavalleresca, puรฒ condurre il cavaliere alla rovina e condannare la fata a rimanere una sirena per sempre.
Le piรน antiche notizie sulla natura delle melusine risalgono al XII secolo. Possibili origini si trovano giร  in saghe pre-cristiane, greche, celtiche, cosรฌ come nella cultura del Vicino Oriente. In qualitร  di leggenda storico-genealogica, risale alla famiglia Lusignano della regione francese di Poitou


Parco di Bomarzo Melusina Fata appartenete alla specie delle sirene
La sirena bicaudata allโ€™entrata della Pieve a Corsignano
La Melusina di Santโ€™Ambrogio, a Milano nellโ€™ambone marmoreo, datato inizi del XII secolo, periodo templare.
Il logo della catena โ€˜Starbucksโ€™
Como
Il simbolismo della Melusina o sirena bicuadata si riferisce alla natura duale della donna che collega mondi tra loro differenti, unendo la terra con l'acqua, sospesa tra carnalitร  e spiritualitร : la cultura occidentale vede nella donna un passaggio tra piรน mondi, tra la vita e la morte. 
Per questo la donna nelle societร  celto-germaniche, come quella longobarda, erano sempre molto rispettate e particolarmente tutelate anche dal diritto germanico (vedi Editto di Rotari).

La melusina รจ rappresentata come una figura chimerica: una sirena che in entrambe le mani tiene le sue due code, nellโ€™architettura e nella geometria del โ€œsacroโ€ rappresenta la vescica piscis, elemento vulvare per eccellenza, come scaturisce dallo stesso nome, vesica in latino vuol dire proprio vagina.

Sin dalla Preistoria lโ€™uomo ha sempre cercato nei simboli sessuali un qualche elemento per allontanare le forze maligne e assicurare fertilitร  e procreazione a una famiglia o a una comunitร  intera.
La feconditร  veniva spesso rappresentata da donne formose che mostravano i propri genitali in pose provocanti, simboli di lussuria e attrazione fatale.

La doppia natura della melusina di donna e pesce puรฒ essere oltretutto interpretata come allegoria della dualitร  della natura umana: carnale e spirituale.

impressa sull’ambone longobardo della Pieve romanica di San Pietro a Gropina presso Loro Ciuffenna. Rimanda ad antichissimi culti pagani della Terra-madre della tradizione celto-germanica di cui ci parla lo storico romano Tacito nel suo saggio Germania del I sec. d.C. il culto di Nerthus.
descrivendo dettagliatamente il rituale che prevedeva l’immersione della dea nelle acque di una isola del Mar Baltico, dove aveva luogo una misteriosa trasformazione, cosรฌ segreta che tutti coloro che vi assistevano venivano poi inghiottiti dalle acque.

L’origine di questa storia probabilmente tramandata di padre in figlio fin da epoche primordiali รจ celtica. Le zone dove sono stati trovati riferimenti culturali a questa leggenda sono tutte aree di cultura celtica, dalla Scozia (Pitti), alla Bretagna, alla Normandia, al Poitou, ai Paesi Bassi. L’iconografia delle sirene bicaudate รจ particolarmente diffusa in Toscana, in tutte le pievi piรน antiche del contado tra cui spiccano quelle di San Pietro a Gropina e quella di Corsignano presso Pienza.

Capitello nella navata della chiesa di san Michele a Pavia, anche i cistercensi, pur condannando il bestiario ne riconoscevano lโ€™invincibile attrattiva sui fedeli, la โ€œmira sed perversa delectatioโ€, il piacere meraviglioso e perverso che esso procurava alla fantasia dei devoti cristiani, culti anteriori con una valenza archetipica non facilmente cancellabili con la repressione.
Sheela na gig
Naga Kanya considerata anche figlia dei Naga, รจ protettrice dei serpenti, ma come Melusina รจ anche legata al culto dell’acqua, dei fiumi e della pioggia ed ha un posto d’onore nella religione Indรน e Buddista non solo in India. Sheela Na Gig e la divinitร  indiana della fertilitร  Lajja Gauri. Sheela Na Gig che si trova nella chiesa di Notre-Dame de Bruyรจres-et-Montbรฉrault e due sculture di Lajja Gauri in India. 

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