Il Karpura Gauram (o Karpur Gauram Karunavataram) รจ un potente shloka sanscrito dedicato a Lord Shiva, noto anche come Shiva Yajur Mantra. Proviene dal Yajur Veda, uno dei quattro Veda dell’induismo, ed รจ comunemente recitato durante l’Aarti (l’adorazione con la luce) o le cerimonie di puja, specialmente al mattino (Mangala Aarti). Questo mantra glorifica Shiva come incarnazione di purezza, compassione e essenza dell’esistenza, invocando la sua presenza nel cuore del devoto insieme a Parvati (Bhavani). ร considerato uno dei mantra piรน sacri e puri, paragonabile a un loto bianco, e porta un’estasi spirituale a chi lo recita con devozione.
lode poetica a Shiva, simboleggiando la sua natura trascendente e compassionevole.
“Mi inchino a Shiva, bianco come il camphora, incarnazione della compassione, essenza del mondo, colui che porta il re dei serpenti come ghirlanda. Sempre dimorante nel loto del cuore, insieme a Bhavani (Parvati).
Recitare il Karpura Gauram con sinceritร e costanza (idealmente 108 volte al giorno, usando un japa mala) porta numerosi benefici spirituali e pratici, secondo le tradizioni vediche. Ecco i principali:
Pratica Quotidiana: Recitarlo durante l’Aarti amplifica i suoi effetti; si consiglia di farlo con un cuore aperto, senza aspettative, per massimizzare l’impatto.
Purezza e Pulizia Interiore: Aiuta a purificare la mente e l’anima, rimuovendo negativitร e attaccamenti, simile al camphora che brucia puro.
Compassione e Protezione: Invoca la misericordia di Shiva, offrendo sollievo dal dolore, guida nelle difficoltร e protezione dai mali.
Estasi Spirituale: Porta a uno stato di beatitudine (ananda), rafforzando il legame con il divino e favorendo la meditazione profonda.
Equilibrio Energetico: Bilancia Shiva (coscienza) e Shakti (energia), promuovendo armonia interiore e relazioni equilibrate.
Risposta Rapida dalle Divinitร : ร particolarmente efficace per i devoti di Shiva (Shaiviti), attirando benedizioni rapide per salute, prosperitร e moksha (liberazione).
Nella religione giapponese, Hachiman (ๅ ซๅนก็ฅ, Hachiman-jin o Yahata no kami) Hachiman รจ una figura sincretica, che unisce elementi shintoisti e buddisti, venerata dai samurai e dai contadini, con circa 25.000 templi dedicati in Giappone. ร paragonato a Marte nella mitologia romana.
Sebbene spesso chiamato dio della guerra, รจ piรน correttamente definito come il dio tutelare dei guerrieri. ร anche il protettore divino del Giappone, del popolo giapponese e della Casa Imperiale; il clan Minamoto (“Genji”) e la maggior parte dei samurai lo veneravano. Il suo nome significa “Dio delle Otto Bandiere”, in riferimento alle otto bandiere celesti che segnalarono la nascita del divino imperatore ลjin. Il suo animale simbolico e messaggero รจ la colomba.
Diffusione e Venerazione
Hachiman รจ estremamente popolare in Giappone, con circa 25.000 templi dedicati, Questi templi, tra cui il famoso Usa Jingลซ a Kyushu, erano mete di pellegrinaggio per guerrieri e atleti di arti marziali, specialmente durante lo shogunato Kamakura, quando il clan Minamoto consolidรฒ il suo potere. La sua venerazione si estese anche ai contadini e ai pescatori, riflettendo il suo ruolo multisfaccettato nella societร giapponese.
Aspetto
Dettaglio
Nome in Italiano
Hachiman
Nome Originale
ๅ ซๅนก็ฅ Hachiman-jin / Yahata no kami
Ruolo Principale
Dio tutelare dei guerrieri, protettore del Giappone
Associazione Culturale
Shintoismo e buddismo, venerato dai samurai, contadini e pescatori
Simboli
Colombo (messaggero), staffa di cavallo, arco
Numero di Templi Dedicati
Circa 25.000
Confronto Mitologico
Paragonato a Marte (mitologia romana)
Origine Leggendaria
Identificato con l’imperatore ลjin, figlio di Jingลซ, III-IV secolo d.C.
Esperto di morte apparente era infatti anche un personaggio semi-mitico che viene talvolta ricordato nellโalveo degli iatromanti pur non essendo greco: trattasi di Zalmoxis[1], definito da Mircea Eliade ยซun daimon o un theos che โrivelaโ una dottrina escatologica e โfondaโ un culto iniziatico da cui dipende lo stato ontologico dellโesistenza ultraterrenaยป [2]. Venerato dai Geti, tribรน semi-nomade della Tracia il cui territorio faceva da ponte tra lโecumene ellenico e le steppe eurasiatiche, alcuni autori greci lo consideravano un discepolo o addirittura uno schiavo di Pitagora, narrando che questi lo avrebbe iniziato alle ยซscienze dei cieliยป a Samo. Va da sรฉ che leggende di questo genere sono il risultato di processi tardo-antichi di evemerizzazione e banalizzazione di processi storici e metastorici assai piรน complessi; nondimeno, per chi sappia leggere โtra le righeโ, esse sono in grado di fornire piรน di unโinformazione implicita, ad esempio, in questo specifico caso, una connessione tangibile per il tramite della Scuola Pitagorica con lโalveo sacrale apollineo. Le confraternite estatichedacio-gete, dโaltronde, sono state sovente paragonate a quelle iatromantiche e orfiche, nonchรฉ a quelle druidiche [3].
Di Zalmoxis, i Geti tramandano che trasmise ai suoi discepoli la dottrina dellโimmortalitร dellโanima, insegnando loro che dopo la morte sarebbero passati in un luogo dove avrebbero goduto di tutte le benedizioni immaginabili per lโeternitร . Poi si ritirรฒ in una cava naturale (andreon) sulla montagna sacra di Kogainon [4] nei monti Bucegi in Dacia (nellโodierna Romania) e discese nel mondo sotterraneo, dove restรฒ per tre anni (alcuni racconti vogliono che durante questo periodo sia stato nellโAde) [5]. I suoi fedeli โ a cui egli appariva in visione sotto forma di ยซanima disincarnataยป โ piansero la sua prematura dipartita, ma al quarto anno egli ritornรฒ in superficie, confermando cosรฌ il suo insegnamento [6]. Quindi sparรฌ nuovamente per comparire qua e lร di tanto in tanto, presso le sue genti: e non con il corpo fisico che aveva in vita, ma sotto forma di daimon (ยซspirito immortaleยป). Come commenta Eliade,
ยซ la โscomparsaโ (occultazione) e la โricomparsaโ (epifania) di un essere divino o semi-divino (re messianico, profeta, mago, legislatore) costituisce parte di uno scenario mitico-rituale assai diffuso nel mondo mediterraneo e asiatico. ยป[7]
Erodoto riferisce le dottrine religiose dei Geti: essi credevano nellโimmortalitร dellโanima e, una volta iniziati ai Misteri correlati, reputavano la morte semplicemente un viaggio per ricongiungersi al loro dio Zalmoxis nella dimensione altra che egli per primo aveva scoperto (similmente allo Yama/Yima indo-iranico, che รจ al tempo stesso lโยซUomo Primordialeยป e il Giudice dei Morti). Ellenico parla inoltre di due tribรน tracie confinanti con i Geti, segnatamente i Terizi e i Crobizi, che pure credevano di raggiungere, dopo la dipartita fisica, il semidio Zalmoxis; tuttavia, a parere di questi ultimi, ยซla permanenza presso il dio non era definitiva e si consolavano pensando che i morti sarebbero tornatiยป [8].
La tradizione armena conosce una caverna dove si diceva che Meher (cioรจ Mihr/Mithra) si appartasse per uscirne soltanto una volta allโanno [9]; tema iranico che si ripercuote anche sulle leggende cristiane della Nativitร nella grotta di Betlemme. Sullโetimologia del nome Zalmoxis, che i manoscritti greci riportano anche in forme alternative come Salmoxis, Zamolxis, Samolxis, gli antichi hanno avanzato diverse teorie. Quella preponderante accosta il suo nome a quello di divinitร telluriche come Zemelo e ลฝemelฤ, frigia la prima baltica la seconda, nonchรฉ con il dio lituano Zjameluks. Se questa etimologia fosse corretta, sarebbe innegabile anche la correlazione con Semele, madre del Dioniso trace (ricordiamo che i Geti erano Traci). Tutti questi termini derivano dalla radice indoeuropea *GโHEMEL (ยซterra, suolo, appartenente alla terraยป), che ci riporta allโร mbito simbolico ctonio-tellurico: e infatti a quanto pare Zalmoxis era anche chiamato Gebelezis[10].
Per quanto riguarda il suo nome piรน noto, comuque, sembra che la questione non cambi: essendo xais un termine scito per indicare ยซsignore, re, capoยป, possiamo tradurre Zalmoxis come ยซSignore della Terraยป o ยซRe del Suoloยป[11] (o probabilmente, meglio, del sottosuolo, inteso nel senso esoterico di dimensione sotto o piuttosto dietro quella ordinaria). Geticus propose la traduzione di ยซRe del Mondoยป[12], citando Guรฉnon e Ossendowski, e Porfirio registrรฒ anche lโesistenza di un termine tracio, zalmon, che avrebbe il significato di ยซnascostoยป: se fondata, farebbe di Zalmoxis il ยซdio nascostoยป, o il ยซdio occultoยป. Da ciรฒ, alcuni vedrebbero in Zalmoxis anche il ยซSignore dei Mortiยป, ma a parere di altri, tra cui il celebre ricercatore di storia tracia I.I. Russu, ยซil valore semantico del tema zamol โ รจ โla terraโ, โil potere della terraโ e Zalmoxis non puรฒ significare altro che il โdio della terraโ, personificazione di ogni forma di vita e del grembo materno in cui ritornano tutti gli uominiยป [13]. Nondimeno, resta da sottolineare lโutilizzo del termine ยซnascostoยป nella tradizione ungherese con riferimento allo stato degli sciamani durante la trance catalettica [14].
Tuttavia Diogene Laerzio testimoniรฒ che in tracio Zalmosside significa ยซpelle dโorsoยป, il che effettivamente potrebbe aver senso se letto in unโottica iniziatica di mรคnnerbรผnde[15] del tipo dei Luperci romani o dei Berserkir e degli Ulfhedhinn โ ovvero rispettivamente ยซcoloro che hanno la pelle dโorsoยป e ยซcoloro che hanno la pelle di lupoยป [16] โ e al tempo stesso in connessione con lโincubatio praticata dagli iatromanti apollinei, oltre che da Zalmoxis.
Questa connessione non รจ da sottovalutare se confrontata con le pratiche rituali dello โsciamanesimo apollineoโ, in quanto si suppone che lโistituzione dei Luperci e la celebrazione dei Lupercali[17] fossero originariamente competenza dei sacerdoti di Sur/Soranus, detto lโยซApollo Neroยป โ ยซdio-lupoยป pre-romano, italico ed etrusco, che trova nellโApollo Lyceus dei Licรฎ [18] una perfetta corrispondenza), venerato con riti ancestrali sulla vetta del monte Soratte. I suoi sacerdoti divennero famosi nellโantica Roma con il nome di Hirpi Sorani (ยซLupi di Soranusยป; dalla lingua osca-sannita-sabina hirpus = ยซlupoยป), tra le altre cose perchรฉ la ritualistica ad essi riferita era profondamente imbevuta da suggestioni sciamaniche: nel corso delle cerimonie, essi camminavano sui carboni ardenti, tenendo in mano le interiora delle capre sacrificate. Secondo unโantica tradizione, ยซun oracolo consigliรฒ ai loro antenati di condurre una vita dedita a rapine e razzie per sfuggire a una pestilenzaยป e di compiere un sacrificio annuale in onore di Apollo presso il Monte Soratte [19]. Con questa premessa, forse, si puรฒ azzardare lโipotesi che Zalmoxis non fosse tanto una divinitร , quanto piuttosto una funzione sacrale, fondata appunto sullโesperienza iniziatica dellโincubatio e del letargo visionario, allโinterno dellโalveo cultuale e rituale apollineo.
I riti misterici correlati allo spirito di uno iatromante di nome Anfiarao, che si diceva essere stato โrisucchiatoโ dalla terra a Tebe e reso immortale in guisa di daimon sotterraneo[20] โ che, a pensarci bene, รจ praticamente la stessa identica storia che viene raccontata su Zalmoxis [21] โ ci possono dare motivo del perchรฉ potremmo propendere per lโinterpretazione di Diogene Laerzio. Nellโipogeo in cui Anfiarao fungeva da oracolo, infatti, lโincubatio avveniva allโinterno di pelli di ariete appena scuoiato, pratica iniziatica che si ritrova anche in diversi centri oracoli della Puglia nonchรฉ, in etร arcaica, nella ritualistica dellโIndia vedica. La pelle degli animali sacrificati conosceva un ampio utilizzo in questi centri sapienzali, dalla previsione del futuro alla magia meteorologica ai riti purificatorรฎ; pratiche simili sono ancora oggi in vigore nelle steppe mongolo-siberiane e caucasiche.
Questa tradizione รจ riportata anche con riguardo allโeroe Podalirio, che si diceva essere figlio di Asclepio, e dunque apollineo. Anchโegli era diventato, dopo la morte fisica, un daimon sotterraneo, e i pellegrini che giungevano sulla sua tomba ยซsacrificavano un montone e dopo averlo scuoiato si avvolgevano nella sua pelle coricandosi a dormire proprio sul sepolcroยป, in quanto, per prendere in prestito le parole di Licofrone, ยซa tutti quelli che si addormenteranno sulla sua tomba in pelli di montone egli rivelerร in sogno oracoli veritieri e [โฆ] sarร invocato come guaritore di malattieยป [22].
In piรน, tornando a Zalmoxis e allโipotesi di Diogene, si deve aggiungere che lโorso รจ lโanimale sciamanico per antonomasia in Asia come in America (dove ricopre il ruolo di Antenato mitico e di Iniziatore [23]) ed รจ sempre presente simbolicamente nei rituali di incubatio di questo genere, in quanto il neofita o lโadepto, emulando il letargo del plantigrado, riuscirebbe simpaticamente (vale a dire, con lโutilizzo della cd. ยซmagia simpaticaยป) a mettersi nei suoi panni. Tali pratiche sono state vive a lungo non solo in Siberia e in Eurasia, ma anche nellโEuropa occidentale, soprattutto sui Pirenei โ dove lโOrso รจ ancora oggi il personaggio centrale della celebrazione del Carnevale, nei panni del ยซcapro espiatorioยป da sacrificare per ยซcacciare lโinvernoยป โ e nelle Isole Britanniche. Philippe Walter (autore di un pregevole studio sul mito del re Artรน che ci verrร utile piรน avanti in questo nostro studio [24]) pone il dio-sciamano dei Geti in relazione con lโArtรน bretone, basandosi anchโegli sul profilo etimologico e arrivando alle stesse conclusioni suggerite dal Laerzio:
ยซ Questo nome derivato dal trace zalmos, โpelliccia, pelleโ, ricorda il carattere ursino dellโessere divino avvolto alla nascita in una pelle dโorso [25]. [โฆ] Non solo Zalmoxis esalta lโesistenza di un Oltretomba in cui vivere in compagnia dei suoi fedeli, ma il suo destino โpostumoโ ha moltissimi punti in comune con quello di Artรน, che parte provvisoriamente per Avalon, per poi tornare a regnare sui suoi. ยป[26]
Note:
[1] Cfr. Mircea Eliade, Da Zalmoxis a Gengis Khan, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1975, cap. II, โZalmoxisโ, pp. 26-71.
[2] Id., ivi, p. 33.
[3] Id., ivi, p. 61.
[4] Id., ivi, p. 56.
[5] Id., ivi, pp. 34-35. Anche i Narti e gli Osseti, discendenti dagli Sciti, hanno tradizioni simili. Essi ritengono che post-mortem lโanima ยซgiung[a] a un crocicchio di tre strade: le due laterali conducono lโuna al cielo, lโaltra allโinferno; si deve preferire quella di mezzo: il morto che la imbocca giunge al luogo dove, fra i Narti assisi, troneggia Barastyr, re dei Mortiยป. Troviamo qui un tema importante ai fini della nostra ricerca: tradizionalmente si ritiene che lโanima dopo il decesso debba imboccare una via a discapito delle altre e che solo chi conosce la via giusta puรฒ arrivare nellโaldilร del dio. Questo รจ un punto di primaria importanza. La conoscenza delle vie celesti, sovente rappresentate sotto forma di fiumi (si pensi ad es. ai quattro fiumi inferi della mitologia greca, o agli altrettanti che sorgono dalla vetta del monte Meru nella cosmologia vedica) รจ indispensabile per arrivare al cospetto del dio, in uno stato post-mortem preferenziale rispetto alla massa indifferenziata di non-iniziati. Kowalewski fa derivare la figura del sovrano dei morti Barastyr dal mazdeismo, mettendolo in relazione con lo Yima indo-iranico. Tuttavia Dumรฉzil, che lo cita, รจ dellโopinione che Barastyr sia un dio specificamente osseto, derivante, ad ogni modo, da una mitologia comune alla quale appartiene anche lโaldilร dellโIndia vedica che, a parere dellโautore, รจ piรน vicino alla descrizione dellโOltretomba osseto [George Dumรฉzil, Storie degli Sciti, Rizzoli, Milano 1980, p. 254].
[17] Per due brevi ma acuti commenti sulla confraternita prisca dei Luperci e i riti da compiuti in occasione dei Lupercali, cfr. George Dumรฉzil, La religione romana antica, Rizzoli, Milano 1977; & Renato Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralitร romano-italica, Arya โ Compagnia della Tradizione, Genova 2020, pp. 129-135.
[18] Cfr. infra, cap. II ยง6.
[19] Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nellโEuropa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, il Cerchio, Rimini 2011, pp. 91-92.
[20] Cfr. infra, ยง13.
[21] ร interessante a riguardo il passo di Mneso di Patara, discepolo di Eratostene, secondo cui ยซi Geti veneravano Cronos e lo denominavano Zalmoxisยป, che Eliade considera da connettere al culto di Saturno come ยซsovrano delle Isole Felici dove soggiornano le anime dei giustiยป [Eliade, Zalmoxis, cit., p. 34]; a riguardo, cfr. infra, soprattutto capp. III ยง8 & IV ยง1, 3.
[22] Mariateresa Fumagalli Beoni Brocchieri & Giulio Guidorizzi, Corpi gloriosi. Eroi greci e santi cristiani, Laterza, Bari 2012, p. 62.
[23] Cfr. Antonio Bonifacio, I popoli dellโOrsa Maggiore: Lungo la via degli orsi e degli sciamani. Lo sciamano, lโorso e il cacciatore celeste, Simmetria Edizioni, Roma 2021.
[24] Cfr. infra, cap. IV ยงยง5 sgg.
[25] Lโorso รจ inoltre legato anche alla regalitร , oltre che alle pratiche sciamaniche: Artรน dellโorso รจ infatti โdoppioโ antropomorfo, e al tempo stesso lโorso รจ suo โdoppioโ zoomorfo. Non รจ un caso se nellโantica Irlanda celtica la parola art stava indifferentemente per ยซOrsoยป e per ยซReยป; sicuramente il ciclo arturiano, storicamente nato in Bretagna (ovvero in unโaltra terra gaelica) ha riutilizzato motivi mitici assai piรน arcaici sotto una veste nuova, adatta al periodo medievale e โcavallerescoโ.
Questa รจ la Mia energia inferiore.ย Ma al di lร di esso, o Arjun dalle braccia potenti, ho un’energia superiore.ย Questa รจ laย jฤซva ลhaktiย (l’energia dell’anima), che comprende le anime incarnate che sono la base della vita in questo mondo. Capitolo 7 verso 5 Bhagavad Gita
Si potrebbe dire che il marzialista si ponga l’intento di addestrarsi in ogni modo e forma, finchรจ la fiamma vitale non si spenga, o non si affievolisca.
Agire come se ogni atto fosse l’ultimo , fosse necessario, inevitabile, fondamentale, assoluto pur sapendo in cuor suo , come rammentava don Juan a Castaneda che รจ solo un compito inutile rispetto all’Assoluto, lo sportivo meritorio nella sua azione atletica, spesso in breve periodo di tempo, รจ solo un fruitore o consumatore.
il Marzialista puro vive la sua pratica come un processo iniziatico
ฮตแฝฮดฮฑฮนฮผฮฟฮฝฮฏฮฑ (eudaimonรฌa), bene (ฮตแฝ รจu) con spirito guida- sorte (ฮดฮฑฮฏฮผฯฮฝ dร imลn), "essere divino", "genio", o coscienza", eudemonia essere in compagnia di un buono spirito, il proprio destino...
La pratica non potrร , mai, essere solamente un addestramento finalizzato ad un pragmatico fine, resta sempre una tensione, un ponte verso l'Assoluto , anche se inconsapevolmente , รจ l'espressione del desiderio di infrangere le barriere, il limite metafisico per gettarsi nel Oltre....
E' il brivido dell'ignoto nel mantra della ripetizione costante
Pro imago gratus sum Federica Maya
Una ricerca dell’Oltre che, per paradosso ,deve tenere presente il concetto/archetipo classico di Misura “Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citaque nequit consistere rectumโ. Cโรจ una misura nelle cose; vi sono precisi confini, oltre i quali non puรฒ sussistere il corretto (equilibrio). Orazio
ฮบฮฑฯฮฌ ฮผฮญฯฯฮฟฮฝsecondo giusta misura la felicitร /realizazione/individuazzione (eudaimonรฌa) โbuonaโ (eu) realizzazione, secondo misura (katร mรจtron), del proprio dร imon, della propria โpassioneโ o โvocazioneโ piรน profonda.
Meden Agan greco ฮผฮทฮดฮตฮฝ แผฮณฮฑฮฝ, "niente di troppo", il cui equivalente latino รจ ne quid nimis ,scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dellโantichitร
Agire ma non essere posseduti dall'azione , agire ma non essere posseduti dal fine....
ฮฮตฮปฯฮนฮบฮฎ ฮฮดฮญฮฑ John William Godward, L’oracolo di Delfi, olio su tela, 1899
Sheela na gig o forse Atargatide o Melusina entitร sirenica bicaudata rappresentante il potere apotropaico femminile evocata in culti arcaici precristiani a lato nodo celtico forse un dara ” quercia” sacra in ambito druidico
Secondo la leggenda le melusine dovrebbero sposare un cavaliere a condizione di un tabรน particolare: non essere viste nella loro vera forma, quella di una fata dell'acqua, con la coda di pesce o di serpente, al posto delle gambe. La rottura del tabรน della melusina, fonte dell'autoritร e della ricchezza cavalleresca, puรฒ condurre il cavaliere alla rovina e condannare la fata a rimanere una sirena per sempre.
Le piรน antiche notizie sulla natura delle melusine risalgono al XII secolo. Possibili origini si trovano giร in saghe pre-cristiane, greche, celtiche, cosรฌ come nella cultura del Vicino Oriente. In qualitร di leggenda storico-genealogica, risale alla famiglia Lusignano della regione francese di Poitou
Parco di Bomarzo Melusina Fata appartenete alla specie delle sirene
La sirena bicaudata allโentrata della Pieve a Corsignano
Gargoyle abbazia Sainte Foy, Conques, Francia 1050 i curiosi
La Melusina di SantโAmbrogio, a Milano nellโambone marmoreo, datato inizi del XII secolo, periodo templare.
Il logo della catena โStarbucksโ
Como
Il simbolismo della Melusina o sirena bicuadata si riferisce alla natura duale della donna che collega mondi tra loro differenti, unendo la terra con l'acqua, sospesa tra carnalitร e spiritualitร : la cultura occidentale vede nella donna un passaggio tra piรน mondi, tra la vita e la morte.
Per questo la donna nelle societร celto-germaniche, come quella longobarda, erano sempre molto rispettate e particolarmente tutelate anche dal diritto germanico (vedi Editto di Rotari).
La melusina รจ rappresentata come una figura chimerica: una sirena che in entrambe le mani tiene le sue due code, nellโarchitettura e nella geometria del โsacroโ rappresenta la vescica piscis, elemento vulvare per eccellenza, come scaturisce dallo stesso nome, vesica in latino vuol dire proprio vagina.
Sin dalla Preistoria lโuomo ha sempre cercato nei simboli sessuali un qualche elemento per allontanare le forze maligne e assicurare fertilitร e procreazione a una famiglia o a una comunitร intera. La feconditร veniva spesso rappresentata da donne formose che mostravano i propri genitali in pose provocanti, simboli di lussuria e attrazione fatale.
La doppia natura della melusina di donna e pesce puรฒ essere oltretutto interpretata come allegoria della dualitร della natura umana: carnale e spirituale.
Duomo di Acerenza
Presente sulla famosa “Tour Melusine” (Torre della Melusina) nella Vandea, Francia. Il complesso fortificato risale al primo quarto del 1200 e la torre รจ del 1400. impressa sull’ambone longobardo della Pieve romanica di San Pietro a Gropina presso Loro Ciuffenna. Rimanda ad antichissimi culti pagani della Terra-madre della tradizione celto-germanica di cui ci parla lo storico romano Tacito nel suo saggio Germania del I sec. d.C. il culto di Nerthus. descrivendo dettagliatamente il rituale che prevedeva l’immersione della dea nelle acque di una isola del Mar Baltico, dove aveva luogo una misteriosa trasformazione, cosรฌ segreta che tutti coloro che vi assistevano venivano poi inghiottiti dalle acque.
L’origine di questa storia probabilmente tramandata di padre in figlio fin da epoche primordiali รจ celtica. Le zone dove sono stati trovati riferimenti culturali a questa leggenda sono tutte aree di cultura celtica, dalla Scozia (Pitti), alla Bretagna, alla Normandia, al Poitou, ai Paesi Bassi. L’iconografia delle sirene bicaudate รจ particolarmente diffusa in Toscana, in tutte le pievi piรน antiche del contado tra cui spiccano quelle di San Pietro a Gropina e quella di Corsignano presso Pienza.
Capitello nella navata della chiesa di san Michele a Pavia, anche i cistercensi, pur condannando il bestiario ne riconoscevano lโinvincibile attrattiva sui fedeli, la โmira sed perversa delectatioโ, il piacere meraviglioso e perverso che esso procurava alla fantasia dei devoti cristiani, culti anteriori con una valenza archetipica non facilmente cancellabili con la repressione.
Sheela na gig
Naga Kanya considerata anche figlia dei Naga, รจ protettrice dei serpenti, ma come Melusina รจ anche legata al culto dell’acqua, dei fiumi e della pioggia ed ha un posto d’onore nella religione Indรน e Buddista non solo in India. Sheela Na Gig e la divinitร indiana della fertilitร Lajja Gauri. Sheela Na Gig che si trova nella chiesa di Notre-Dame de Bruyรจres-et-Montbรฉrault e due sculture di Lajja Gauri in India.
I naga sono divinitร minori che abitano in paradisi acquatici, sul fondo di mari, fiumi e laghi, in palazzi di gemme e perle. Sono i guardiani dellโenergia vitale che รจ custodita nelle sorgenti dโacqua, nei pozzi e negli stagni. Sono anche i guardiani delle ricchezze delle profonditร della terra e del mare- coralli, conchiglie, perle e pietre dure. Hanno una preziosa gemma incastonata sulla fronte. Le principesse serpenti, famose per lโintelligenza e il fascino, sono le antenate mitologiche di numerose dinastie del sud. Si dice che il Kerala sia una terra cosรฌ verde e fertile proprio grazie allโintervento dei naga.
In origine il Kerala era una terra sottomarina. Poi un giorno Parasurama, sesta incarnazione terrena del dio Vishnu, scagliรฒ la magica ascia che aveva ricevuto in dono dal dio Shiva e tra i suoi piedi e il punto dove lโarma si inabissรฒ emerse il Kerala.