DANZA MARZIALE Πυρρίχιος χορός

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La danza pirrica ebbe il più grande sviluppo a  Sparta, Σπάρτη Λακεδαίμων Probabilmente derivata dai riti organizzati per celebrare le vittorie di guerra e veniva eseguita da giovani, sia come danza individuale sia in gruppo, con armi e armature e con movenze che simulavano le posizioni di attacco e di difesa, accompagnate dalla musica del flauto.

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Questa danza era finalizzata  ad esercitare i combattenti aumentandone l’agilità prima della battaglia in cui dovevano confrontarsi con il nemico.
Il capo dei guerrieri era infatti anche il capo dei danzatori.
In seguito, la danza divenne una pantomima di imitazione del combattimento, più vicina a una forma di spettacolo. Platone, nelle Leggi, descrive questa danza come una mimica guerriera che rappresenta i differenti momenti del combattimento; iniziava con alcune parate eseguite sia tornando indietro lateralmente, sia indietreggiando, sia saltando, sia abbassandosi. Era eseguita sia da danzatori singoli, sia da due danzatori che si fronteggiavano l’uno all’altro, sia in gruppo numeroso. In questa forma si trattava di una danza schermata, o meglio, di una scherma organizzata che introduceva una nota di virile bellezza nelle feste spartane dei Dioscuri e in altre feste come le Gimnopedie e le Grandi e Piccole Panatenaiche.

Secondo  Louis Séchan, il termine deriverebbe dal  nome dall’aggettivo πυρρός, rosso, la pirrica sarebbe allora la “danza rossa”, il colore vermiglio del sangue.

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Πυρρίχιος χορός. Τελετή λήξης Πανελλήνιας Άσκησης Εφέδρων «ΜΑΚΕΔΟΝΟΜΑΧΟΣ» Στην Λύρα ο Κώστας Τυρεκίδης, και στο νταούλι ο Νίκος Καλογερίδης. Ο Πυρρίχιος είναι ο αρχαιότερος Eλληνικός πολεμικός χορός. Οι χορευτές χορεύαν κρατώντας ασπίδα και δόρυ και φορώντας περικεφαλαία. Για την δημιουργία του υπάρχουν τρεις μυθικές εκδοχές: 1) Κατά τη διάρκεια της βασιλείας του Κρόνου, πριν τις Τιτανομαχίες και ενώ ο Ζευς ήταν ακόμα βρέφος, οι Κουρήτες χόρευαν τον πυρρίχιο γύρω του κάνοντας δυνατό θόρυβο με τα όπλα και τις ασπίδες τους για να μην ακούσει ο παιδοκτόνος Κρόνος το κλάμα του. 2) Στην πολιορκία της Τροίας, ο Αχιλλέας, πριν κάψει το νεκρό Πάτροκλο, χόρεψε τον Πυρρίχιο πάνω στην πλατφόρμα των καυσόξυλων πριν παραδώσει τον Πάτροκλο στη νεκρική πυρά (πυρά – Πυρρίχιος). 3) Ο Πύρρος (γιος του Αχιλλέα) κάτω από τα τείχη της Τροίας, χόρεψε σε αυτό τον ρυθμό, από τη χαρά του για το θάνατο του Ευρύπυλου (Πύρρος – Πυρρίχιος). Όποια και αν ήταν η μυθική «καταγωγή» του Πυρρίχιου, το σίγουρο είναι ότι τον χόρευαν από τον Εύξεινο Πόντο μέχρι την Κύπρο και την Κρήτη, ενώ οι Σπαρτιάτες τον θεωρούσαν ένα είδος πολεμικής προπόνησης και τον μάθαιναν από μικρά παιδιά. Για τον Πυρρίχιο βρίσκουμε αναφορές στον Όμηρο και τον Ξενοφώντα. Στις μέρες μας, τον σύγχρονο πυρρίχιο έχουν κληρονομιά οι Πόντιοι, σε μία μορφή που ίσως πλησιάζει την πύρριχη χωρίς οπλισμό, με άνδρες (οι γυναίκες απαγορευόταν να χορέψουν

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Versione moderna

Entusiasmo ἐνϑουσιασμός

Entuṡiasmo ἐνϑουσιασμός, ἐνϑουσιάζω «essere ispirato», da ἔνϑεος, di ἐν «in» e ϑεός «divino»
Presso i Greci, la condizione di chi era invaso da una forza o furore divino (ἔνϑεος), cioè della pitonessa, dell’indovino, del sacerdote, nonché del poeta, del guerriero che si pensava ispirato da qualcosa di non manifesto .
Un sentimento intenso di gioia, di ammirazione, di desiderio per qualche cosa o per qualcuno, oppure totale dedizione a una causa, a un ideale.

Uno stato d’animo d’eccezione da ricercare e di cui nutrirsi con cura.

Metopa raffigurante Helios che esce dal mare. Rinvenuta all’angolo Nord-Est del tempio di Atena a Troia da Heinrich Schliemann nel 1872, e risalente al IV secolo a.C., è oggi conservata presso il Pergamonmuseum di Berlino. La raffigurazione di Helios che esce dal mare può riprendere quanto riportato in Ateneo (469c e sgg.) dove viene raccontato il modo in cui Helios, dopo aver attraversato il cielo da oriente verso occidente, torni col suo cocchio al suo punto di origine: entro un’enorme coppa attraversa l’oceano.

Paradosso di Sparta denaro senza valore,συσσίτιαi sissizi e gruppi sociali

Licurgo Λυκοῦργος , mitico fondatore di Sparta, aveva proibito agli Σπαρτιάται, Spartiátai qualsiasi attività economica (per un lungo periodo ti tempo  fu così)

Essi non potevano commerciare, ne eseguire lavori artigianali, non potevano guadagnare denaro ad alcun titolo,unico redditto consentito era quello derivante dai lotti di terra assegnati dallo stato agli spartiati ,appunto perchè ne traessero di che vivere dignitosamente, ma niente di più.( i lotti di terra erano lavorati dagli iloti, Εἱλῶται o Εἱλῶτες, popolo della Messenia, mezzadri in stato di sottomissione.)

Le monete d’oro e d’argento erano proibite in Laconia, circolava solo una valuta locale , di ferro, che delle monete non aveva nemmeno la forma.Si trattava di spiedini, ciascuno dei quali veniva bagnato nell’aceto dopo la fusione per renderne impossibile il recupero anche di quel piccolissimo valore reale situato nel metallo, importare monete doro o d’argento era considerato reato.

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Fonte Brodo Nero Sergio Valzania pag.139

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Il brodo nero (μέλας ζωμός) era il piatto tradizionale spartano,una zuppa nera di uno spezzatino di maiale, reso scuro dall’aggiunta di sanguinaccio e vino, considerato  simbolo della frugalità degli spartani. Presso gli altri greci era mal considerato per la proverbiale sgradevolezza del sapore, il brodo nero costitutiva la componente fondamentale consumata nei sissizi, τὰ συσσίτιαi, pasti comuni, riservati agli spartiati, ma occasionalmente potevano esservi ammessi anche motaci ossia figli di spartiati la cui madre era di condizione ilotica, o agli  stranieri, meteci (μέτοικοι, metoeci)
 Motaci o motoni; gr. μόϑωνες  era una classe sociale composta dai figli di padre spartiate e madre ilota, erano allevati assieme ai discendenti legittimi degli Spartiati e talora ottenevano il diritto di cittadinanza e importanti uffici militari o politici. I Neodamodi , νεωδαμώδεις o νεοδαμάδεις sostanzialmente erano gli Iloti liberati che, pur ottenendo i diritti civili non godevano però di diritti politici. Potevano essere inquadrati nell’esercito, in truppe secondarie o di riserva: per esempio lo stesso Senofonte riporta che Tibrone, nel 400 a.C., utilizzò un esercito comprendente mille neodamodi.

τὰ συσσίτιαi, sissizi, pasti comuni,istituzione, che creava un elemento fondamentale dello stato spartano, aveva una funzione di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità, ponendo in contatto quotidiano i giovani spartiati con anziani più esperti.
Tutti i cittadini erano divisi in comunità formate in genere da 15 membri, che giornalmente si riunivano per consumare il pasto.

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Le spese erano ripartite in parti uguali tra i partecipanti, che corrispondevano mensilmente la propria quota in natura. Chi non era in grado di farlo veniva retrocesso nella categoria degli hypomeiones , οἱ ὑπομείονες, ‘quelli minori’,perdendo i diritti politici. Dal V secolo a.C. anche i re furono obbligati a partecipare ai sissizi.
Tra hypomeiones , οἱ ὑπομείονες, confluivano anche i cadetti essendo il kleros, κληρος “ciò che tocca a sorte”, destinato al primogenito; questa fu una delle cause della progressiva decadenza demografica degli spartiati e della diminuzione degli opliti.

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Il klêros κληρος lotto di terreno assegnato da Sparta e da altre città doriche a ogni cittadino, inalienabile e individuale veniva trasmesso al primogenito, i figli cadetti, cioè i nati dopo  il primogenito, non avendo il klêros,  godevano di minori diritti civili, in assenza di eredi il klêros tornava alla città-Stato.

Anilah Warrior

Una collaborazione con Einar Selvik di Wardruna.
Questa canzone è stata composta su Cortes Island, una comunità remota al largo della costa occidentale del Canada.
La composizione è pensata per accompagnare cerimonie e rituali, in qualunque forma l’ascoltatore scelga. maxresdefault

La sicurezza di sé del guerriero non è la fiducia in se stessi
dell’uomo medio. L’uomo medio cerca la certezza negli occhi
dello spettatore e chiama quella fiducia in se stessi.
Il guerriero cerca la fiducia nei suoi occhi e la chiama umiltà.
l’uomo medio è agganciato ai suoi simili, mentre il guerriero è agganciato
solo verso l’infinito. ”
Carlos Casteneda

Reasoning lets go
and I am propelled in to you
My Skin widening…
Reasoning lets go
and I am propelled into you
Hands and arms grow
and I release what must go
My skin widening
to feel your angelic arms
Come close
so that I can melt into you
Come Close…
Reasoning lets go
and I am propelled in to you
My skin widening
to your angelic arms
Leaving this weight behind
My spine becomes light
Clean my senses
so that I can hear you
clearly
Reasoning lets go
and I am propelled into you
hands and eyes grow
and i release what must go
My Skin widening…
to feel
your
angelic
arms

Warriors move gracefully

We lay down our weapons
at your feet
take us with grace
to the other field
Can we Lay down our weapons
and the tired intellect
rise above
and…
Bring me Grace

I know you Can.
Einar’s Norse choral lyrics translated:
Unharmed to the battle,
Unharmed from the battle,
Unharmed wherever they go

 

Anilah è  progetto della cantante solista e composititrice Dréa Drury, un musicista con base nelle montagne Selkirk del Canada occidentale.

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La sua ispirazione proviene dalle pratiche del suono sciamanico tradizionale, al canto sacro, alla musica tribale oscura,  alla musica classica indiana. Ha studiato l’arte di usare la voce come modalità di guarigione con insegnanti dotati come Ali Akbar Khan, Shweta Jhaveri e Silvia Nakkach. Ciò ha portato alla sua personale esplorazione dell’applicazione esoterica del suono, così come all’ingegneria psicoacustica, che ora intreccia nell’arazzo della sua espressione musicale. Si avvicina alla sua voce e alla sua composizione come pratiche profondamente integrate con i paesaggi remoti in cui è cresciuta.

 


Il suo amore per la natura, la natura selvaggia e il mondo degli elementi la spingono a scrivere musica che riflette direttamente la loro essenza. 25157909_2158153694210362_271971210662946366_n
Tessendo un paesaggio sonoro etereo, inquietante e antico, l’intenzione di Dréa è quella di creare musica che aiuti in un’esperienza catartica e trasformativa. Per lei, la musica è medicina.10919217_748319001925170_689904109_n

 L’ostacolo alla consapevolezza: Lo sfidante

In molte culture, sistemi di credenze, discipline e pratiche s’individua ciò che ostacola la consapevolezza con una configurazione e definizione differente, per alcuni è un entità energetica, per altri una proiezione psichica, un archetipo, un’ afflizione della mente , un ‘illusione ipnotica efficace, una forza respingente che ci depotenzia, vampirizzandoci, assorbendo le nostre energie vitali… spetta all’archetipo del guerriero l’arduo compito di lottare per liberare l’anima che deve ricongiungersi con lo Spirito è tornare Essenza.

Guerriero uccide mostro/demone zoomorfo che rappresenta le paure/ansie l’ignornaza

Nella Tradizione e nel sistema di credenze dei seguaci del dharma, Buddhadharma बुद्धधर् nata, all’origine, da un esigenza di ricerca essenziale di come andare oltre alla dualità paradossale dell’esistenza,condotta con determinazione marziale, il Budda proveniva dalla casta guerriera kshatriya:

L’ignoranza è l’ostacolo principale alla consapevolezza

sanscrito अविद्या; pāli: Avijjā
cinese 無明 wúmíng o 痴 chī
giapponese 無明 muyo
tibetano ma.rig.pamarikpa;

Vajrasattva

L’ignoranza” è uno dei Tre Veleni è la causa principale della permanenza degli esseri nel Saṃsāra e del dispiegarsi della Duḥkha, inquietudine frenetica, la prima delle Quattro nobili verità

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Boxe dell ‘Ombra Determinazione e Pura Attenzione Francesco Dal Pino

L’ignoranza implica un continuo processo di auto-inganno sui principi di realtà dei fenomeni, per poter andare oltre all’ignoranza occorre sviluppare la “saggezza”प्रज्ञा, praticando la presenza mentale,  lo sforzo paziente e la meditazione Dhyāna,ध्यान .

Entità non definite o proiezioni psichiche ipnosi collettive

In altre riferimenti culturali come narrato egregiamente nel testo Lo Sfidante di Giulio Achilli, l’avversario della consapevolezza è lo sfidante ” un insieme di forze che agiscono nel campo di consapevolezza umano al fine di depotenziarlo e mantenerlo in uno stato inconsapevole e identificato con costruzioni mentali irreali.”

Don Miguel Ruiz è uno sciamano della tradizione tolteca mesoamericana,indica lo Sfidante con il nome di Parassita, descrive la sua formazione ed il suo scopo nel Campo di Consapevolezza umano.

Castaneda e Don Juan

Il Parassita:una entità energetica che vive e si alimenta alle spese di un’altra senza dare nessuna cosa in cambio

L’antropologo Carlos Castaneda  nei suoi libri ha narrato degli insegnamenti che ha ricevuto da Don Juan, maestro sciamano, al termine della sua esistenza cita il volador

una entità energetica
che vive e si alimenta alle spese di un’altra
senza dare nessuna cosa in cambio.

Eckhart Tolle è un uomo del nostro tempo, nato e cresciuto in Europa, che è passato attraverso una esperienza di Risveglio improvviso e totale. Da molti è  ritenuto un individuo che sia balzato ad un altro livello di consapevolezza,questo processo, che potrebbe essere chiamato una Illuminazione, ineffabile e non definibile ne descrivibile con parole adeguate, gli ha consentito, di ritornare ad osservare senza i filtri dalla Mente di Superficie, in questo stato di osservazione ha introdotto i suoi ascoltatori ad una riflessione su:

Il Corpo di Dolore:
una entità energetica
che vive e si alimenta alle spese di un’altra
senza dare nessuna cosa in cambio.

All’interno del Campo di Consapevolezza umano può generarsi, esistere, prosperare ed operare una entità energetica che agisce in mododa deprivarci di energia, e dunque mantenerci in uno stato di inconsapevolezza.

Il suo scopo è quello di continuare ad alimentarsi di un certo tipo della nostra energia, e nel contempo impedirci di espandere la nostra Consapevolezza per non permetterci di accorgersi della sua presenza.
Diventare consapevoli dell’esistenza e dell’operato di questa entità energetica è il primo ed il più importante passo da fare; diventerà una conseguenza naturale, poi, iniziare immediatamente a smettere di creare ancora cibo e sostentamento per essa

Cavaliere del Graal la ricerca della Luce/consapevolezza

Smettendo di alimentarla, essa diverrà via via meno potente, fino a che non verrà completamente riassorbita e trasformata dalla nostra Consapevolezza.

“La padronanza della propria mente,
ribelle, capricciosa, vagabonda,
è la Via verso la Felicità.
Il Saggio osserva continuamente
i propri pensieri, che sono sottili, elusivi ed erranti.
Questa è la Via verso la Felicità.”

Dhammapada धम्मपद pāli,  sanscrito
Canone buddhista
Cammino del Dharma
Fǎjùjīng, 法句經

Quando questa trasformazione avviene, l’essere umano cessa di ascoltare una mente di superficie  che lo ostacola, lo limita e lo incatena in ogni modo possibile, invece di sostenerlo ed incoraggiarlo, perchè comprende che quella mente non è chi esso è in realtà.Quando questa trasformazione avviene, l’essere umano diventa un essere liberoOccorrono Consapevolezza, Chiarezza e un Inflessibile Intento per affrontare questa sfida, in tutte le tradizioni di ricerca interiore , coloro tutte affrontano la sfida con l’ombra sono gli adepti si definiscono guerrieri.

Rito sciamanico Mongolico

Sono in guerra contro il Parassita annidato nella loro mente..Questo è il vero significato dell’essere un guerriero ribellarsi a ciò  che spegne l’essenza e la bellezza

Comunque vada, provare…

 εποπτεία epopteia Διόνυσος Dioniso

Dioniso si collega alla conoscenza in quanto divinità eleusina: l’iniziazione ai misteri di Eleusi difatti culminava in una εποπτεία“epopteia”, in una visione mistica di beatitudine e purificazione, che in qualche modo può venir chiamata conoscenza. Tuttavia l’estasi misterica, in quanto si raggiunge attraverso un completo spogliarsi dalle condizioni dell’individuo, in quanto cioè in essa il soggetto conoscente non si distingue dall’oggetto conosciuto, si deve considerare come il presupposto della conoscenza, anziché conoscenza essa stessa.
Giorgio Colli

Si narra che nei rituali dionisiaci fossero stravolte le strutture logiche, morali e sociali del mondo abituale.  Friedrich Nietzsche, ne La  nascita della tragedia, sostenne che la potenza dionisiaca induceva in uno stato di estasi ed ebbrezza infrangendo il principio di riconciliava l’essere umano con la natura in uno stato superiore di armonia universale che abbatteva convenzioni e divisioni sociali stabilite arbitrariamente dall’uomo.
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La vita stessa, come principio che anima i viventi, è istinto, sensualità, caos e irrazionalità, Nietzche considerò  Dioniso la perfetta metafora dell’esistenza: ciò che infonde vita nelle arterie del mondo è infatti una fonte primeva e misteriosa che fluttua caotica nel corpo e nello spirito, è la tempesta primigenia del cosmo in eterno mutamento.

Mircea Eliade in storia delle credenze e delle religioni

” Il Mistero era costituito dalla partecipazione delle baccanti all’epifania totale di Dioniso. I riti vengono celebrati di notte, lontano dalla città, sui monti e nelle foreste. Attraverso il sacrificio della vittima per squartamento (sparamagos σπαραγμός) e la consumazione della carne cruda (omofagia) si realizza la comunione con il dio, perché gli animali fatti a brani e divorati sono epifanie, o incarnazioni, di Dioniso. Tutte le altre esperienze – la forza fisica eccezionale, l’invulnerabilità al fuoco e alle armi, i “prodigi” (l’acqua, il vino, il latte che scaturiscono dal suolo), la “dimestichezza” con i serpenti e i piccoli delle bestie feroci – sono resi possibili dall’entusiasmo dall’identificazione con il dio. L’estasi dionisiaca significa anzitutto il superamento della condizione umana, la scoperta della liberazione totale, il raggiungimento di una libertà e di una spontaneità inaccessibili ai mortali.”

Danheim

 

3Danheim è un progetto di musica evocativa  nordica folk vichinga ispirata dal produttore danese  Mike Olsen.

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Atmosfere  ispirate all’epoca vichinga con una certa autenticità nordica.
La maggior parte della musica di Danheim si basa su temi  derivati alla mitologia nordica e dall’antico folklore danese.

Ianus Ιανός Giano Bifornte

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« Cumque in omnibus rebus vim haberent maxumam prima et extrema, principem in sacrificando Ianum esse voluerunt, quod ab eundo nomen est ductum,, ex quo transtiones perviae iani foresque in liminibus profanarum aedium ianuae nominantur. »
(Cicerone, La natura divina, I,26 (67)

E siccome ogni cosa l’inizio e la fine hanno grande importanza, vollero che Giano fosse il primo nei sacrifici, perché il nome è derivato da ire (andare), da cui i passaggi attraversabili vengono chiamati iani e le porte delle case private ianuae

 

Essendo il dio degli ingressi, Ianus è il dio degli “inizi”, inizi che non sono solamente spaziali o temporali ma ineriscono anche a significati esistenziali trattandosi di un passaggio da una condizione all’altra Così nello stesso Ovidio viene relazionato al Chaos (greco antico: Χάος), ovvero all’apertura cosmica iniziale da cui, venuta ad “essere” per prima, originano le cose

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Secondo  Georges Dumézil  storico delle religioni, linguista e filologo francese. Ianus deriverebbe infatti dalla radice indoeuropea *ei-, ampliata in *y-aa– con il significato di “passaggio” che, attraverso una forma *yaa-tu, ha prodotto anche l’irlandese ath, “guado.
Già gli antichi mettevano il nome del dio in relazione al movimento: Macrobio e Cicerone lo facevano derivare dal verbo ire “andare”, perché secondo Macrobio il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da se stesso a se stesso ritorna

Giano presiede infatti a tutti gli inizi e i passaggi e le soglie, materiali e immateriali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelli sovrastati da un arco, ma anche l’inizio di una nuova impresa, della vita umana, della vita economica, del tempo storico e di quello mitico, della religione, degli dèi stessi, del mondo, dell’umanità (viene infatti chiamato Consivio, cioè propagatore del genere umano, che viene seminato per opera sua), della civiltà, delle istituzioni.

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Per poter aprire ritualmente le ostilità, per poter entrare ritualmente nello stato di guerra, era necessario aprire le porte del tempio di Giano dell’Argileto, quasi ad indicare l’ingresso nel campo di azione del dio, che peraltro non aveva nessuna caratteristice del guerriero ma aveva a che fare con la guerra soltanto nella misura in cui questa era considerata l'”evento” per antonomasia; con la fine dell'”evento” , cioè a guerra finita, le porte del tempio venivano richiuse. »
(Paolo Sabbatucci, La religione di Roma antica, p.21)

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” Il punto che sta nel mezzo tra le polarità espressa nella forma di due volti è occultato tra i capelli…le orecchie il senso dell’ udito tra i sensi, il più spirituale,il senso invisibile.

Nei liquidi che galleggiano sospesi e liberi dalla forza di gravità i tre bastoncelli che captano vibrazioni ..anche le più sottili ci consentono la posizione eretta…”

Riflessioni 

 

Φόβος e la calma imperturbabile degli spartani

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Φόβος Phobos,  paura, era una ierofania, ἱερὸςφάνεια, che riceveva onori e rispetto a Sparta Σπάρτη.
Figlio di Ares, dio della guerra, e di Afrodite, dea della bellezza, era la ierofania  della paura e fratello di Deimos, il terrore causato dalla guerra.

Σπαρτιάται, Spartiátai  fondavano la propria metafisica sull’addestramento marziale e sulla preparazione alla guerra,  il segreto del loro successo risiedeva nel terrore folle che incutevano nei nemici nel vederli così calmi, determinati e sicuri, affrontare con serenità schiere numericamente molto più affollate.

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Dominare la paura per atterrire gli avversari, terrorizzare con l’ imperturbabilità le emotive schiere nemiche un arte raffinata e una profonda conoscenza psicologica  trasmessa di generazione in generazione.

La agoghé (ἀγωγή) era un rigoroso regime di educazione e allenamento basato su disciplina e obbedienza cui era sottoposto ogni cittadino spartano, il duro addestramento militare spartano, che durava tutta la vita, il servizio militare terminava introno ai 60 anni , mirava a fortificare il corpo e lo spirito dei soldati, che si sapevano nati per la guerra e che nella morte in battaglia vedevano l’occasione ambita per coronare di gloria sé e la propria famiglia.

 

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Phobos e Ares

Si dice che tempio maggiore di Φόβος si trovasse  a Sparta e gli Spartani pregavano nel tempio prima di scendere in battaglia. Plutarco riferisce, nella Vita di Alessandro, che anche Alessandro Magno, alla vigilia della battaglia di Gaugamela contro il re persiano Dario, fece sacrifici a questo dio.24991015_197479654151943_5581917992922832073_n

Addestramento  per controllare la paura con tecniche di fine psicologia, se è la mente a provare agitazione, è i il corpo a manifestarla: fin da bambini, quindi, venivano abituati a controllare quei movimenti involontari (contrazioni delle palpebre, tremolii degli arti, deflusso circolatorio) che sono spia e fomento al terrore.

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Era uno spettacolo grandioso e insieme terrificante vederli avanzare al passo cadenzato dai flauti senza aprire la minima frattura nello schieramento o provare turbamento nell’animo, calmi ed allegri, guidati al pericolo dalla musica. Perché non si può pensare che paura o furore smodato s’impossessassero di uomini così composti; ma certo un fermo proposito, sorretto da fiducia e coraggio, come se Dio li accompagnasse. […] Vinto e sbaragliato il nemico, l’inseguivano quel tanto che bastasse a consolidare con la sua fuga la vittoria, quindi rientravano immediatamente nell’accampamento, perché pensavano fosse un’azione ignobile e indegna degli Elleni tagliare a pezzi e trucidare chi rinunziava alla vittoria e aveva abbandonato la lotta. Il loro metodo era non solo onorevole e magnanimo, ma anche vantaggioso: gli avversari, quando sapevano che gli Spartani uccidevano chi opponeva loro resistenza e risparmiavano chi cedeva, stimavano più conveniente fuggire che resistere.
Trad. C. Carena, in Vite parallele, Einaudi, Torino 1958.

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