Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito Chirone , Χείρων, Maestro Marziale e Guaritore.

Il “centauro” è un termine utilizzato da Erikson per definire un’integrazione matura tra mente e corpo, nella quale la “mente umana” e il corpo animale costituiscono un’unità armoniosa. (psichico, sottile, causale e non duale)
Nel paradigma olografico il centauro rappresenta il tredicesimo ed ultimo livello, quello che segue il livello magico, mitico e razionale, e si espleta nei quattro stadi di morte rinascita.

(Stanislav Grof)

Nella  riflessione teorica del filosofo Ken Wilber, si richiama al  simbolismo del centauro, figura mitologica del mondo greco, figura archetipica della cultura indoeuropea, che in greco antico si designa con “kéntor” (híppon), “colui che stimola (il cavallo)”, intesa nella sua accezione di portatore-promotore di crescita
Rappresenta la perfetta unione tra il fisico ed il mentale, poiché il centauro non è un cavaliere che è esperto nell’equitazione, ma un cavaliere che è tutt’ uno con il suo cavallo.
Non si presenta come una psiche separata che tenta di controllare il suo corpo, bensì un’unità psicosomatica che governa se stessa.
La funzione simbolica del centauro è quella del recupero del rapporto tra corpo e mente ascoltando, mettendosi in movimento con consapevolezza.

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Chirone ed Achille

Chirone , ΧείρωνChéirōn, esempio eccelso di centauro  si distingueva per la grande   saggezza, per la conoscenza delle scienze, in particolare quella medica.
Fu pertanto considerato il capostipite di quella scienza in quanto maestro di colui che la mitologia greca considerava il dio della medicina Asclepio, oltre che un importante maestro di Arti Marziali.

Chirone: nella mitologia era un centauro figlio illegittimo di Crono e Fillira, immortale.
Più saggio e benevolo di tutti i centauri fu grande esperto dell’arte medica e insegnante perfino di Asclepio.

Chirone fu trovato e allevato da Apollo, che gli insegnò le arti curative, la musica e la profezia, mentre la sorella gemella di Apollo, Artemide, gli insegnò il tiro con l’arco e la caccia. Chirone eccelleva in ogni campo. A volte si dice che abbia inventato la farmacia, la medicina e la chirurgia. In effetti, il nome “Chirone” significa “mano” (greco, kheir χειρ o “abile con le mani”, ed è correlato al nostro “chirurgo” ( 
kheir + ergon , “artigiano”).
Il tocco curativo: La mano, in molte culture, è associata al tocco, alla guarigione e alla trasmissione del sapere. Chirone, con le sue mani esperte, era in grado di alleviare le sofferenze altrui.
La parola “chirurgo” deriva proprio dal greco “cheirourgós”, che significa letteralmente “colui che lavora con le mani”. Questo legame etimologico sottolinea l’abilità di Chirone nel curare le ferite e nel manipolare le erbe medicinali.
Chirone era un maestro eccezionale, istruendo molti degli eroi greci, tra cui:

Giasone: Lo istruì nella navigazione e nell’uso delle armi.

Achille: Gli insegnò le arti della guerra e della medicina.

Asclepio: A lui trasmise le sue conoscenze mediche, rendendolo il dio della medicina.

istruì Asclepio nell’arte della medicina con mani gentili. του και τον Ασκληπιό μετά από αυτόν του δίδαξε την τέχνη τη θεραπευτική με χέρια ευγενικά.
Pindaro


Fu Eracle a uccidere Chirone in seguito della sua terza fatica, quella della cattura del cinghiale di Erimanto, Eracle fece visita al centauro Folo il quale offrì del vino all’eroe aprendo la giara dei centauri che si arrabbiarono e si lanciarono contro Eracle che li respinse e ne uccise alcuni; i centauri, per difesa, si rifugiarono nella grotta di Chirone che, ignaro di ciò che stava succedendo, si fece incontro all’amico Eracle nell’istante esatto in cui questo scagliò una freccia che andò a colpire per errore il ginocchio del centauro. Questa ferita inguaribile provocò molto dolore, e a nulla servirono i propri poteri autocratici al punto che il centauro sarebbe stato costretto ad una vita di sofferenza a causa della sua immortalità.
Zeus, però, mosso da compassione, permise a Chirone di donare la sua immortalità a Prometeo salvandolo e salvando con lui tutti gli uomini.
E’ proprio attraverso la sofferenza che Chirone impara l’arte della cura e a tenere sempre presente la propria ferita, che è simbolicamente lo spazio attraverso cui il dolore e la sofferenza possono entrare in lui.

Questo è un tipico elemento di fenomenologia sciamanica il processo di ferita e smembramento, a cui si deve sottoporre, l’iniziato, il passaggio, a tratti estremo, può esprimersi nel  sacrificio Sacrum facere.
Come Chirone, così il terapeuta può comprendere la sofferenza dell’altro solo riconoscendo e integrando la propria sofferenza, non come debolezza o fragilità, ma come forza e strumento per poter lasciare entrare ed entrare in contatto con l’altro.
Nella figura del centauro, gli uomini cercavano  di identificarsi con il cavallo stesso, da sempre considerato come uno degli animali più forti ed eleganti, il ché lo portò a diventare simbolo di nobiltà ed intelligenza, tanto che presso le famiglie aristocratiche greche e romane era uso comune attribuire nomi contenenti la parola ἵππος “hippo”, cavallo in greco: Filippo ed Ippocrate ne sono due esempi.
Ippolito, Ippocrate, Filippo, etimologicamente significano colui che lega, che ama, colui che addestra i cavalli.

 
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La leggenda narra che il primo ibrido ebbe origine dall’unione di un figlio di Apollo, Centauro appunto, con delle bellissime cavalle. Dalla loro unione nacque una creatura con il corpo di cavallo sul cui tronco erano innestati un torso ed un capo umani.
La loro particolarità è che possedevano tutti i pregi e tutti i difetti del genere umano, portati però a livelli elevatissimi, tanto che nella mitologia sono stati riservati loro ruoli completamente contrastanti: dall’estrema saggezza all’incredibile crudeltà.
E tale idea perdurò nel tempo.

Simbolo della dualità,  il Centauro può rappresentare figure mitologiche positive come Chirone, o negative, come Nesso
Nel primo caso il Centauro mira verso l’alto, si avvale di conoscenze esoteriche che mette al servizio degli altri, mentre nel secondo si fa dominare dagli istinti, insidia Deianira, compagna di Ercole, viene ucciso, e contemporaneamente si vendica con uno stratagemma. Nell’agonia, Nesso rivelò a Deianira che se ella avesse raccolto il suo sangue e ne avesse intriso una veste avrebbe potuto contare sull’amore eterno di Eracle.

 La ferita come fonte di saggezza: La ferita di Chirone lo trasformò in un maestro della sofferenza, dandogli una profonda comprensione dell’animo umano.

L’integrazione degli opposti: Chirone incarna la dualità tra la natura selvaggia (il cavallo) e la ragione (l’uomo), tra forza e vulnerabilità.

Il sacrificio per gli altri: Nonostante il suo dolore, Chirone continuò a servire gli altri, rinunciando alla propria immortalità per liberare Prometeo.

L’eredità di Chirone

Giasone e Cheiron i centari osservano Anauros

L’eredità di Chirone è ancora oggi viva. Il suo mito ci insegna che:

L’insegnamento è un atto di amore: Condividendo le nostre conoscenze e la nostra esperienza, possiamo fare del bene al mondo.

La sofferenza può essere una fonte di crescita: Anche attraverso il dolore, possiamo trovare un significato più profondo alla vita.

La compassione è una forza potente: Aiutando gli altri a guarire, possiamo guarire noi stessi.

ΟΙ ΜΥΘΟΙ: Φαίνεται πως οι μύθοι για τη μαγεία του Χείρωνα αυξήθηκαν σημαντικά με την πάροδο του χρόνου. Σήμερα, είναι αποδεκτό ότι καθώς μεταβάλλονταν οι ιδέες περί εκπαίδευσης, αναπτύσσονταν και οι ιδέες για τη σοφία του Χείρωνα όπως και οι απόψεις για τον τρόπο με τον οποίο εκπαίδευε τους μαθητές του. Γράφει σχετικά ο Πίνδαρος: “Αλλά ο ξανθός Αχιλλέας, μένοντας στο σπίτι της Φιλύρας ως παιδί, έκανε έργα μεγάλα, συχνά κραδαίνοντας στα χέρια του ένα ακόντιο με μια κοντή λεπίδα, γοργός σαν τον άνεμο, έφερε το θάνατο στα άγρια λιοντάρια στη μάχη, σκότωσε κάπρους άγριους και τα ασθμαίνοντα κουφάρια τους [έφερνε] στον Κένταυρο, τον γιο του Κρόνου”. Ό,τι αφορά στον Χείρωνα, ο Πίνδαρος ξεκαθαρίζει ότι δεν είναι επινόηση δική του. Ο τρόπος που δίδαξε τον Αχιλλέα, για παράδειγμα, είναι ένα γνωστό γεγονός που έμαθε από παλαιότερες ιστορίες. Στην εποχή του οι άνθρωποι ανέπτυξαν άλλες ιδέες για τη γνώση και τις διδασκαλίες του Χείρωνα, τις οποίες και περιγράφει λεπτομερειακά: “Ο Χείρων με τη βαθιά του γνώση, τον Ιάσονα δίδαξε στη λίθινη κατοικία του και τον Ασκληπιό μετά από αυτόν του δίδαξε την τέχνη τη θεραπευτική με χέρια ευγενικά. Συν τω χρόνω, γάμο κανόνισε για την αγλαόκολπη κόρη του Νηρέα [Θέτις], δίδαξε τον γιο της [Αχιλλέα] τον ευγενή τρέφοντας το πνεύμα του με τα πρέποντα. Κι όταν οι άνεμοι τον έσπρωξαν στην Τροία, στάθηκε ανάμεσα στις λόγχες και τις κραυγές της μάχης”. Στην Ιλιάδα μια πρώτη αναφορά συνδέεται με τον Μενέλαο, που πληγώθηκε από τρωικό βέλος. Ο Θεσσαλός γιατρός από τις τάξεις των Αχαιών, ο Μαχάων, γιος του Ασκληπιού, κλήθηκε να “ρουφήξει το δηλητήριο από την πληγή και επιδέξια να επιθέσει πάνω της φάρμακα, που ο Χείρων έδωσε πριν από καιρό στον πατέρα του”! Η δεύτερη αναφορά σχετίζεται έμμεσα με τον Αχιλλέα. Ο Ευρύπυλος ζήτησε από τον σύντροφό του στη μάχη Πάτροκλο να τον βοηθήσει. Διαβάζουμε: “Σώσε με τουλάχιστον τώρα […] κόψε το βέλος από το μηρό μου, ξέπλυνε το μαύρο αίμα με ζεστό νερό και βάλε πάνω του καλά γιατρικά, από αυτά που λένε ότι σου είπε ο Αχιλλέας, αφού ο Χείρων, ο δικαιότερος του μίλησε γι’ αυτά”. Τέτοια ήταν η πίστη στη σοφία του Κένταυρου. Από τέτοιες αναφορές, φαίνεται ότι η πρόσθεση της θεραπείας, της φιλοσοφίας, της μαγείας, κ.ο.κ. στις δεξιότητες που δίδασκε ο Χείρων συνδέεται με τον αυξανόμενο πλούτο της γνώσης των αρχαίων Ελλήνων. Στις αρχαιότερες απεικονίσεις,ο Χείρων φαίνεται να δέχεται τον Αχιλλέα ως μαθητή του ή να παίρνει τον Αχιλλέα σαν παιδί από τα χέρια του Πηλέα, του πατέρα του. Ο ρόλος του Χείρωνα είναι συνδυασμός θετού πατέρα και διδάσκαλου. Οι γονείς του Αχιλλέα αποδίδουν το παιδί στην προστασία του διδάσκαλου για καθοδήγηση, μια καινοτομία που ώθησε την καλλιτεχνική φαντασία σε συγκεκριμένες απεικονίσεις κατά τα τέλη του 6ου αι. π.Χ.
Sembra che i miti legati alla magia di Chirone si siano arricchiti notevolmente nel corso del tempo. Oggi è accettato che, man mano che le idee sull’educazione si evolvevano, si sviluppavano anche le idee sulla saggezza di Chirone e le opinioni sul modo in cui educava i suoi discepoli. Pindaro scrive a questo proposito: “Ma l’biondo Achille, soggiornando da bambino nella casa di Filìra, compì grandi imprese, brandendo spesso in mano una lancia dalla punta corta, veloce come il vento, portò la morte ai feroci leoni in battaglia, uccise cinghiali selvatici e ne portava le carcasse ansimanti al Centauro, figlio di Crono”. Per quanto riguarda Chirone, Pindaro chiarisce che non si tratta di una sua invenzione. Il modo in cui ha educato Achille, ad esempio, è un fatto noto che ha appreso da storie più antiche. All’epoca, le persone svilupparono altre idee sulla conoscenza e sugli insegnamenti di Chirone, che egli descrive in dettaglio: “Chirone, con la sua profonda conoscenza, istruì Giasone nella sua dimora di pietra e, dopo di lui, istruì Asclepio nell’arte della medicina con mani gentili. Nel corso del tempo, organizzò il matrimonio della splendida figlia di Nereus [Teti], educò suo figlio [Achille] il nobile, nutrendo il suo spirito con ciò che era giusto. E quando i venti lo spinsero a Troia, si trovò tra le lance e le grida della battaglia”. Nell’Iliade, un primo riferimento è legato a Menelao, ferito da una freccia troiana. Machaone, il medico tessalo tra le file degli Achei, figlio di Asclepio, fu chiamato a “succhiare il veleno dalla ferita e abilmente a porvi sopra farmaci, che Chirone aveva dato molto tempo prima a suo padre”! Il secondo riferimento è indirettamente legato ad Achille. Euripilo chiese al suo compagno in battaglia Patroclo di aiutarlo. Leggiamo: “Salvami almeno ora […] taglia la freccia dalla mia coscia, lava il sangue nero con acqua calda e metti sopra delle buone medicine, di quelle che dicono che ti abbia detto Achille, poiché Chirone, il più giusto, gliene parlò”. Tale era la fiducia nella saggezza del Centauro. Da tali riferimenti, sembra che l’aggiunta della medicina, della filosofia, della magia, ecc. alle abilità insegnate da Chirone sia legata alla crescente ricchezza di conoscenze degli antichi Greci. Nelle rappresentazioni più antiche, Chirone sembra accogliere Achille come suo discepolo o prendere Achille come bambino dalle mani di Peleo, suo padre. Il ruolo di Chirone è una combinazione di padre positivo e maestro. I genitori di Achille affidano il bambino alla protezione del maestro per essere guidato, un’innovazione che ha spinto la fantasia artistica a specifiche rappresentazioni alla fine del VI secolo a.C.

BIBLIOGRAFIA: Eschilo, Prometeo incatenato. Apollodoro, The Library of Greek Mythology, Oxford University Press, 1997. Bagley A., Chiron the Educator, Università del Minnesota (2000). Boardman J., Arte greca, Thames and Hudson, (Londra 1996). Graf F., La magia nel mondo antico, Harvard University Press, (Harvard 1999). Jung CG, I tipi psicologici. Spageira, 1984. Martino, Er. De, Magia e Civiltà, Garzanti, (Milano, 1962). Omero, Iliade, (trad. O. Komninos – I. Kakridis), Zacharopoulos. Pindaro, Odi di Nemea. Odi istmiche. Frammenti, (traduzione di William H. Race), Loeb Classical Library, Harvard (1997). Esiodo, Teogonia, Opere e giorni, Aspis, Herakleus, Hoiai (tradotto da P Lekatsas), Zacharopoulos.

L’ultima sfida: La Soglia, la timidezza, il potere in Castaneda

”La paura è il primo nemico naturale che l’uomo deve superare lungo la strada verso la conoscenza”

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Don Juan: Non ho detto che devi preoccuparti della morte”
Castaneda: Allora cosa devo fare?
Don Juan : Usala. Metti a fuoco la tua attenzione sul legame tra te e la tua morte, senza rimorsi o tristezza o inquietudine.
Metti a fuoco la tua attenzione sul fatto che non hai tempo e lascia che le tue azioni fluiscano di conseguenza.
Fai che ognuna delle tue azioni sia la tua ultima battaglia sulla terra.
Solo a queste condizioni le tue azioni avranno il loro potere legittimo.
Altrimenti per quanto tu possa vivere ,saranno le azioni di un uomo timido.
Castaneda: E’ tanto terribile essere un uomo timido?
Don Juan: No, Non lo è se sei immortale, ma se devi morire , non c’è tempo per la timidezza ,semplicemente perchè la timidezza ti fa attaccare a qualcosa che esiste solo nei tuoi pensieri.
Ti sostiene finchè c’è bonaccia ,ma poi il mondo terribile e misterioso aprirà la bocca per te, come l’aprirà per ciascuno di noi, e allora tu ti renderai conto che i tuoi modi sicuri non erano sicuri per niente.
Essere timidi ci impedisce di esaminare e approfittare del nostro destino di uomini.

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La consapevolezza che si deve morire e che quindi si ha un tempo limitato può tagliar via un enorme quantità di meschinità e di autoindulgenze dalla propria vita. Tutti quei pensieri che la gente ha in punto di morte ,rimpianti per il tempo sprecato e le opportunità perdute, per i rischi non corsi e i cedimenti all’inerzia, tutti quei pensieri ”se potessi rifarlo” ,tutto questo può essere portato al presente ,prima che le opportunità siano passate, finchè le porte sono ancora aperte, e una persona possa essere galvanizzata e spinta a cominciare ad assumersi consapevolmente delle responsabilità per vivere una vita piena

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Carlos Castaneda

Confer Opere Carlos Castaneda
Confer La dimensione spirituale della arti Marziali Peter Payne

Il Flusso the Flow, la Zona The Zone, nelle discipline di Combattimento

"La vita come un arco, l'anima come una freccia, lo Spirito Assoluto come bersaglio da trapassare. Unirsi con questo Spirito come una freccia scoccata si conficca nel suo bersaglio " (Mârkandeya-Purâna, XLII, 7-8)
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Nelle discipline da ring o sport di opposizione e contatto, l’abilità dei contendenti deve essere dimostrata in un contesto regolamentato, colui che liberamente sceglie di mettersi alla prova è consapevole dei rischi che corre, soprattutto se è arrivato a questa scelta tramite un percorso monitorato da istruttori competentisia a livello tecnico che sociopsicologico e motivazionale (coaching).
L’aggressività in questo contesto viene canalizzata ad esprimersi in una competizione di tipo simmetrico, dove il principio di opponibilità regolamenta la modalità, e dove esistono dei riferimenti chiari e predeterminati sulle finalità della competizione.
Il valore dell’abilità di un singolo contendente è dato dalla somma delle qualità espresse da entrambi i partecipanti alla sfida agonistica,da ciò si desume una possibile approccio educativo nell’utilizzo di queste discipline a fine pedagogico.
Il valore del singolo contendente e dato dalla somma dei duellanti.
Ma si evidenziano tratti singolarmente interessanti anche nello sviluppo delle potenzialità individuali, non solo per il senso di autostima e di sicurezza che proviene dall’intensa pratica, ma anche per la possibilità catartica e rigeneratrice, l’immersione nell’azione così come ne descrisse accuratamente il fenomeno, lo studioso Mihaly Csikszentmihalyi.

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In psicologia, il flusso (in inglese flow), o esperienza ottimale (trance agonistica nel linguaggio sportivo), è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività.
Questa condizione è caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento di un particolare compito.

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Fu all’inizio degli anni ’70, che questo ricercatore si occupò di fenomeni  in cui si manifestava l’insorgere di uno stato spontaneo di completa fusione tra azione e coscienza di totale “immersione” nella situazione, nell’istante, una fusione tra soggetto che agisce ed azione… il cosidetto stato di Flow, flusso, un momento magico
“lo stato in cui le persone sono così immerse in ciò che stanno facendo, che tutto il resto sembra non avere alcuna  importanza, l’esperienza in sé è talmente piacevole e fuori dall’ordinarietà , da indurre le persone a ripeterla anche a costo di grandi sacrifici.”


Lo sport in genere ed in particolare gli sport da ring e le discipline marziali, favoriscono situazioni limite di sforzo intenso e di elevata concentrazione, di forti emozioni, in cui insorge ciò che viene definito THE ZONE , uno stato di  flusso  esperienza ottimale ,uno stato di  trance agonistica,  in cui la persona è completamente immersa in un’attività, in totale coinvolgimento, focalizzata sull’obiettivo, con una forte motivazione intrinseca, con positività e gratificazione nello svolgimento del compito…. un modo più moderno di esprimere i temi dello zen ed altre splendide antiche discipline….e di nuove rielaborazioni…

 

MFM Martialia Fluens Motus 氣功 立禅 Qi Gong Ritzu Zen e Combat Arts

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Con il  termine 氣功  qi gong /kiko ci riferiamo  ad una serie di pratiche e di esercizi collegati alla medicina tradizionale cinese e in parte alle arti marziali che prevedono la meditazione, la concentrazione mentale, il controllo della respirazione e particolari movimenti di esercizio fisico. Tale disciplina si pratica generalmente per il mantenimento della buona salute e del benessere sia fisici sia psicologici, tramite la cura e l’accrescimento della propria energia interna 氣 Qi

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Il ritzu zen 立禅  (zen in posizione eretta) è una metodologia di pratica del Qi Gong proveniente dal taikiken 太気至 un arte marziale giapponese, apparentemente simile al 站桩 zhan zhuang proveniente dalla disciplina cinese Yi Chuan 意拳

11889525_1462461230722637_8618884306906853972_nUno degli obbiettivi della pratica del qi gong/kiko   meditazione in piedi Ritzu zen 站桩 立禅 con finalità marziale  generare qi   per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA uno stato di rilassamento globale di tutto il corpo con la presenza di uno stato di compressione con una immediata disponibilità all’esplosività.  La compressione dona un senso di pienezza utile da spendere nella combattività.
Le disciplina da combattimento come la nobile arte pugilistica la Boxe thailandese o la più diffusa Kick-boxing, con le sue varianti o le arti marziali miste, sono eredi di antiche pratiche marziali millenarie sia occidentali che orientali..

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Se insegnate da personale competente e qualificato, permettono di acquisire consapevolezza di sé e delle proprie abilità, consapevolezza della propria corporeità, permettono di instaurare un significativo ed equilibrato rapporto tra mente e corpo.
Offrono l’occasione  di sviluppare  una sensibilità tra il  movimento fisico e l’atteggiamento mentale, favorendo nel individuo la concentrazione, l’autocontrollo, il concetto di sé e al contempo accrescendone il senso di maggiore sicurezza ed autostima.Offrono, inoltre,  la possibilità di prendere consapevolezza della propria emotività, imparando a gestire l’istintività, e di esprimere l’aggressività in un contesto protetto e secondo modalità prestabilite.

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Costituiscono un ottimo strumento di espressione catartica di sfogo e di rigenerazione, favoriscono lo scaricamento delle tensioni apportando benefici al sistema cardiocircolatorio e in senso più ampio al sistema psicofisico, favorendo un valido supporto sul piano motivazionale.

 

 

 

BU  武 MARZIALE

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kanji bu  武  è composto dai due caratteri  hoko  e tomeru 

hoko  lancia, alabarda戈-order
tomeru  fermare, arrestare “fermare, arrestare, e lance“. Per estensione metaforica “lance” assume il significato più ampio di “armi” e quindi quello traslato di “guerra” o “combattimentoMarziale

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武士 BU SHI  Uomo Marziale

Berserker , Ulfhednar , Svinfylking

Berserker e Ulfedhnar dojo ruan

Presso le antiche popolazioni la percezione del sovrannaturale e del divino convivevano e si fondevano con la realtà quotidiana e manifesta.
Gli sciamani, dopo una “chiamata” dal mondo sovrannaturale, avvenuta in vari modi, divengono operativi come guaritori, viaggiatori di universi metafisici e piani spirituali, medium, psicopompi, evocatori atmosferici … a volte guerrieri.
Gli sciamani guerrieri sono una realtà rara, di cui troviamo un esempio concreto nei popoli germanici, nati dalla fusione tra popolazione autoctone nord europee di agricoltori relativamente pacifici dediti a culti femminili e naturali con gli invasori e bellicosi indoeuropei che possedevano un pantheon affollato da virili guerrieri.

Lo sciamano così, l’uomo sacro oltre che essere utile alla comunità come “medicine man” e come intermediario presso gli Spiriti era anche un guerriero, e il più temibile.
Secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, lo sciamanesimo è innanzitutto la padronanza delle tecniche dell’estasi.
Lo sciamano non è un posseduto ma domina gli spiriti per l’utilità della tribù usando l’estasi per spostarsi tra i mondi.
Proprio l’estasi è la tecnica sciamanica chiave di cui si servivano i guerrieri totemici germanici.
Gli sciamani guerrieri appartenevano ad una casta a parte e si dividevano in gruppi che prendevano

il nome dal loro animale totemico:

Tra le ipotesi terminologiche

Berserkr(berserker)Berserkir plurale
Berr Nudo (senza armatura)

Ber Orso Bjorn/Bermuz
Sarker veste

Ulfehdinn (plurale ulfehdnar)

Ulfeh Lupo

hedinn mantello ,manto pelliccia

Berserker (uomini orso), Ulfehdnar (lupo), Svinfylking (cinghiale).
Alcuni storici ritengono che non si tratti di differenti gruppi di guerrieri di elitè, bensì di un unico gruppo di combattenti chiamati in modi differenti, in particolare i guerrieri cinghiale si riferirebbero ad una modalità di formazione d’attacco.

Pier Riffard, filosofo francese, specialista di esoterismo nel Dizionario dell’esoterismo, cita tra le grandi organizzazioni iniziatiche, gli uomini lupo Kuros lacedemoni, daci daci, luperci romani, berserkir nordici.


Dei Berserker e Ulfehdnar si parla nella Saga di Egil, nella Saga di Hrolf e nella Saga di Yngling, nella saga di Grettir, nella Saga di Egil, nell’Edda…
anche lo storico latino Tacito ne fa menzione.
Fino alla conversione al cristianesimo i berserker furono truppe d’elitè dei re scandinavi.
Vennero banditi nel 1015, in quanto ultima vestigia del paganesimo irriducibile, e i gruppi organizzati scomparvero nel 1100.
Furono proprio le storie sugli ulfehdnar a contribuire alle leggende popolari ,tra mito e storia, sui lupi mannari, il vescovo Olaus Magnus, ci parla di “Licantropi del Baltico”

Proprio dal dio ricevevano protezione e forza, era Odino stesso ad inviare il furor e una volta morti sarebbero giunti nel paradiso degli eroi, il Walhalla , dove si addestravano accanto agli dei in attesa dell’ultima battaglia alla fine del mondo, il Ragnarok.
Wotan deriva dalla radice indoeuropea WAT, cioè furore guerresco ispirato, che oltre all’ interpretazione di spietatezza e ferocia che usarono i cristiani per condannare queste pratiche, rappresenta una vera e propria rappresentazione dello spirito che si manifesta in tutta la sua potenza nel limitato corpo, veicolo temporale e che può quindi venirne trasformato.
Proprio di questo furore guerresco (che i romani chiamavano furor, soprattutto riferendosi ai guerrieri celti ) questi guerrieri si avvalevano per combattere.

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Un addestramento nelle tecniche sciamaniche infatti permetteva di padroneggiare le tecniche per raggiungere stati di coscienza alterati.
Nello stato di furor i guerrieri divenivano simili alle bestie che li rappresentavano.
Ringhiavano, ululavano, andavano in battaglia incuranti del freddo, della fame, della fatica, delle ferite, sprezzanti della morte che anzi sfidavano e cercavano in battaglia come lasciapassare sicuro verso il Walahalla, il paradiso degli eroi.
In preda alla furia uccidevano chiunque si trovassero davanti.
Si dice che potessero combattere mentre il corpo era addormentato nella tenda (viaggi con il corpo astrale o energetico, peculiarità dello sciamano) e che potessero morire a causa della furia ribollente che innalzava oltre misura la loro temperatura corporea e li consumava dall’interno se non veniva placata.

Lo stato di furia dei berserker era chiamato “berserkergang” e si manifestava prima con una sensazione di freddo e tremori in seguito la temperatura si innalzava tantissimo e il guerriero uccideva e distruggeva indiscriminatamente (si dice me mordessero gli scudi) in seguito alla furia per alcuni giorni il guerriero cadeva in uno stato di torpore e depressione, tanto da avvalorare l’ipotesi che per aiutare la furia si usassero alcolici e piante psicotrope per riuscire a padroneggiare l’Ond, ovvero una potente energia cosmica.

Secondo il mito era proprio Odino a guidare il guerriero nello stato di furia.
Il rituale che portava alla furia era chiamato hamrammar (mutamento di forma) le cui modalità sembrano essere bevute rituali (bragafull) di una birra molto forte, l’uso di un preparato a base di amanita muscaria (fungo che a forti dosi può essere letale ma che opportunamente preparato funziona come allucinogeno e antidolorifico) ed erbe come la Digitale (che aumenta il battito cardiaco e l’adrenalina) e dei rituali di gruppo in cui si ricorreva a danze e canti fino allo sfinimento per raggiungere l’estasi.

Ma resta molto improbabile che un combattente si apprestasse allo scontro senza la lucidità necessaria per combattere

Alcune ipotesi narrano che i berserker combattevano da soli, mentre Uomini-Lupi e Uomini-Cinghiali usavano la forza del branco.
Su una piastra in bronzo rinvenuta a Torslunda in Svezia, si riconosce un Guerriero Ulfehdnar con le proprie armi di appartenenza lancia e spada corta, la loro giacca di pelle era detto Vargstakkar.


Piastre di Torslunda  sull’isola svedese di 
Öland 
periodo Vendel del VI e VII secolo.
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Gli svinfylking combattevano in una particolar e formazione a cuneo dove i migliori due combattenti d’ascia “Rani” (musi) stavano alla punta.
Tracce delle confraternite guerriere (Mannerbunde, in Sassone) restano nei nomi che hanno come radice Bjorn (orso), oppure hanno nel nome Ulf.
Alcuni guerrieri avevano entrambi gli animali nel nome come Bjornulf e anche l’eroe del maggiore poema anglosassone Beowulf (orso-lupo). Lo stesso John Ronald Reuel Tolkien s’ ispirò ai berserker, con il personaggio Beorn, che aveva la capacità di diventare orso a suo piacimento per combattere.

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Note : Licurgo il legislatore di Sparta deriva dall’antico nome greco Λυκοῦργος (Lykoûrgos), poi contratto in Λυκῦργος (Lykûrgos) e assunto in latino come Lycurgus. L’etimologia è dibattuta: il primo elemento del nome potrebbe essere λυκο- (lyko-), variante di λευκός (leukòs, “luminoso”) oppure λύκος (lýkos, “lupo”, al genitivo λυκου, lykou), mentre il secondo potrebbe essere ἔργον (érgon, “lavoro”) oppure εἴργω (eirgo, “tenere lontano”, “cacciare”) il nome viene quindi interpretato in varie maniere, come “creatore di luce” “opera dei lupi”, “lavoro dei lupi”, “che tiene lontani i lupi”, “che protegge dai lupi”, “cacciatore di lupi” o anche “colui che agisce come un lupo”

Presso ROMA

Tertia post Idus nudos aurora Lupercos
aspicit, et Fauni sacra bicornis eunt.

«L’alba del 15 febbraio scorge i nudi Luperci, e si svolgono le cerimonie di Fauno bicorne»
i Luperci, come «lupi», servivano un dio «lupo», rappresentandolo cultualmente.
Nella festa dei Lupercalia a questo scopo servivano da fruste cinghie usate e fatte della pelle della capra sacrificata. I Luperci, correndo in giro nudi, cinti soltanto di un grembiule fatto della stessa pelle, picchiavano con quelle cinghie coloro che incontravano, purificandoli in questo modo.
Questo loro atto si chiamava februare: un verbo che con Februus sta nei medesimi rapporti in cui il verbo greco φοιβάζειν (phoibazein = purificare) sta con l’appellativo di Apollo: Φοίβος (Febo).
L’analogia più stretta citata per questo caso è quella degli hirpi Sorani, sacerdoti del dio del monte Soratte. Servio traduce il nome di questi sacerdoti – che certamente costituivano ugualmente una fera sodalitia – con la parola «lupo» e definisce il loro dio come il grande dio degli inferi […]

Fieri Nemici i Romani e i Daci entarmbi utilizzavano come elemento apotropaico il lupo

il significato di tutte le tecniche di «potere sul fuoco»
e di «calore magico» è più profondo: indicano l’accesso a un certo stato estatico o a uno stato
non condizionato di libertà spirituale. Ma il POTERE SACRO sperimentato come calore
intensissimo non è ottenuto unicamente con tecniche sciamaniche e mistiche, è anche
conquistato con le esperienze delle iniziazioni militari.
Parecchi termini del vocabolario
«eroico» indoeuropeo – “furor”, “ferg”, “wut”, “menos” – esprimono proprio il «calore
intensissimo» e la «collera» che caratterizzano, sugli altri piani della sacralità,
l’incorporazione della POTENZA.
Proprio come uno “yogi” o uno sciamano, il giovane
eroe si «scalda» durante il combattimento iniziatico. L’eroe celtico Cuchulinn esce dalla sua
prima impresa (che d’altronde equivale, come ha dimostrato Georges Dumézil, a
un’iniziazione di tipo guerriero) talmente «riscaldato» da dover essere immerso
successivamente in tre orci di acqua fredda.
Eliade Miti Sogni e Misteri

 Saxo Grammaticus, capitolo XV, in Gesta Danorum, libro X.
«Cuiusdam patrisfamilias in agro Suetico filiam, liberalis formae, cum ancillulis lusum egressam, eximiae granditatis ursus, deturbatis comitibus, complexus rapuit exceptamque unguibus prae se leniter ferens ad notam nemoris latebram deportavit. [2] Cuius egregios artus novo genere cupiditatis aggressus, amplectendi magis quam absumendi studium egit petitamque laniatui praedam in usum nefariae libidinis verti […]
[1] Ut ergo duplicis materiae benigna artifex natura nuptiarum deformitatem seminis aptitudine coloraret, generationis monstrum usitato partu edidit silvestremque sanguinem humani corporis lineamentis excepit. [2] Nato itaque filio paternum a necessariis nomen imponitur. [3] Qui tandem, agnita suae veritate propaginis, a patris interfectoribus funesta supplicia exegit. [4] Cuius filius Thrugillus, cognomine Sprakeleg, nullo probitatis vestigio a paternae virtutis imitatione defecit. [5] A quo Ulfo genitus originem ingenio declaravit, avitum animo sanguinem repraesentans.»

Wu wei 無爲

 无为 (semplificato) 無爲  agire senza agire agire senza sforzo (tensione) 

Un concetto, se così si può definire, proveniente dalla filosofia dei seguaci
del Tao 道 di difficile comprensione, apparentemente richiama la passività ma è un invito ad una costante attenzione a tutto ciò che ci circonda per evitare interferenze con il suo inesauribile intrecciarsi di rapporti.
Un’attenzione che esige la massima lucidità mentale, senza regole fisse e categorie immodificabili, che ostacolano il fluire spontaneo degli eventi.
Richiama il concetto, che detiene un risvolto nella pratica di alcune discipline  柔 Ju, in giapponese, gentilezza, adattabilità, cedevolezza, morbidezza elemento rilevante nelle discipline quali il judo 柔道 la via della cedevolezza e nel jūjitsu 柔術 la tecnica della cedevolezza, anche il termine ruan8582-b è caratterizzato da un simile intento, principi fondamentali nel 太極拳 tàijíquán nel Qigong kiko氣功 e nell’ aikido合気道
Vi è poi una riflessione più squisitamente filosofica:
Lo scopo del wu wei 無爲 il mantenimento di un perfetto equilibrio, o allineamento con il Tao, e quindi con la natura, un agire che viene definito dal principio superiore, l’essere in sé, che pur permanendo intatto nella propria immutabilità, si manifesta nel soggetto agente, costruendone la legge interiore e guidandone l’azione dal inizio alla fine.
Un concetto d’azione nobile che ha l’intento di superare l’ego e la sua necessità di profitto, difficile e assai raro….
ma poetico.

 

 

Simbolismo Antica Cina傳統中國

pancrazio πανκράτιον

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Pankration fighter, Louvre Museum, Paris.

Il pancrazio antica arte di combattimento, in greco antico πανκράτιον pankràtion 
παν tutto e kràtos potere, forza.
Era uno agone,ἀγών, agōn, “gara”, “disputa”, combattimento totale dove tutte le tecniche erano ammesse,gli incontri di pancrazio venivano effettuati a mani nude.
Questa disciplina era un insieme di tecniche prese dalla lotta  Pale πάλη e dal pugilato Pygme greco πυγμαχία pygmachía, in latino pugilātus con tecniche sviluppate solo per questo contesto, che permettevano l’uso di qualsiasi abilità in uno scontro totale .
Il pancrazio si può considerare l’origine delle contemporanee  discipline come il Valetudo e le Arti Marziali Miste

 

Tengu 天狗 marzialisti magici e sciamani folli….

 

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Tengu 天狗 creature fantastiche della iconografia popolare giapponese, assumono varie forme, spesso rappresentati come uomini-uccello, dotati di un lungo naso prominente o addirittura di becco, con ali sulla testa..
I tengu assumono varie forme,  con ali sulla testa e capelli spesso rossi;
La faccia può essere rossa, verde o nera, e le loro orecchie e capelli sono generalmente umani; sono dotati di ali che battono rapidamente come quelle di un colibrì; ali e coda sono piumate, e talvolta lo è tutto il corpo, possono trasformarsi in animali (uccello, volpe, o cane procione ) o esseri umani, anche se generalmente mantengono alcune caratteristiche del loro aspetto, come un naso particolarmente lungo o una costituzione simile ad un uccello.
Spesso sono usati nelle storie per parodiare il buddhismo; portano un bastone (bo) o un martellino.

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I tengu sono quasi sempre ritratti vestiti come eremiti di montagna (山伏 yamabushi), monaci buddhisti o sacerdoti shintoisti.
Anche se sono dotati di ali e possono volare, generalmente sono anche in grado di teletrasportarsi magicamente.
Abitano le montagne del Giappone, e preferiscono fitte foreste di pini e crittomerie; specialmente nei monti Takao 高尾山e Kurama 鞍馬山 ( il monte su cui si ritirava in allenamento e meditazione il Maestro UESHIBA fondatore dell’ AIKIDO e il Maestro Usui fondatore del REIKI si narra che su questo monte ricevette l’ispirazione…) entrambe queste discipline si basano sul sentire l’energia, dirigerla, entrare nel FLOW…

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Sono creature capricciose, e le leggende li descrivono a volte benevoli e a volte malvagi; talvolta si divertono a giocare scherzi pesanti, come appiccare fuochi a foreste o porte di templi…

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I tengu amano camuffarsi da viandanti umani, assumendo forme amichevoli, come eremiti itineranti; dopo aver guadagnato la fiducia della vittima (nelle leggende spesso monaci buddhisti), i tengu ci giocano, ad esempio facendola volare o immergendola in un’illusione, che sono esperti a creare.

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Oppure, i tengu la rapiscono, pratica nota come kami kakushi o tengu kakushi — rapimento divino o da tengu. Le vittime spesso si svegliano molto lontano senza alcuna memoria del tempo trascorso; le sparizioni di bambini sono spesso attribuite ai tengu, soprattutto se sono poi ritrovati in stato confusionale.

 

Tengu sono esperti di arti marziali, tattica, e ottimi armaioli: talvolta insegnano parte del loro sapere ad esseri umani, ad esempio l’eroe Minamoto no Yoshitsune imparò il kenjutsu dal re dei tengu, Sōjōbō 僧正坊 ,non è necessario che lo studente incontri il tengu di persona, perché il tengu può insegnare nei sogni.

Sono dotati dei ventagli huachiwa (fatti di piume o di foglie) che usano per controllare il vento.

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Minamoto no Yoshitsune eil  re dei tengu, Sōjōbō 僧正坊
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Talvolta si divertono a giocare scherzi pesanti, come appiccare fuochi a foreste o porte di templi.
I tengu possono anche comunicare con gli umani per telepatia, e sono talvolta accusati di possessione demoniaca o controllo della mente.
A causa dei loro scherzi la gente talvolta lascia loro delle offerte per ingraziarseli.

 
 

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