Combat Fartlek sulla cresta dei monti Ardimento selvatico

Addestramento ad intervalli alternando velocità e recupero ed esercizi di corpo libero, o di tecniche combat , vuoto di boxe o calci e ginocchiate o esercizi di qi gong  氣功, Baduanjin 八段錦  o Martialia Fluens Motus , l’attività si svolge rigorosamente in natura e su ispirazione del metodo di Win Hof

L’intensità degli intervalli di velocità e la durata degli intervalli di recupero variano continuamente e questa è proprio la particolarità del Fartlek.
Le due principali abilità che si vanno a sviluppare con la corsa Fartlek sono velocità resistenza, migliorando sia l’esplosività che la capacità di mantenere il ritmo di corsa per un certo tempo. La fase di recupero in questo allenamento è sempre attivo, quindi finita la fase di corsa in velocità non ci si ferma ma si mantiene il movimento .

心不動念 quando la mente non è dispersa

Rilassamento profondo il sentiero delle discipline Olotropiche

 

Le tensioni prolungate, le turbolenze della vita quotidiana, si accumulano nel sistema psicofisico generando nocive interferenze sul nostro equilibrio dinamico , rendendoci meno centrati, concentrati, vitali.

Il termine “olotropico” proviene dal greco ὅλος intero e τρεπὲινmuoversi verso
significa “che si muove verso l’interezza” con l’intento di ricercare l’integrazione degli opposti, significa dirigersi verso la totalità; questa parola sottolinea che il benessere deriva dal trascendere le frammentazioni interiori e il senso di isolamento dagli altri e dal nostro ambiente.

Nel nostro modo di intendere il termine Olotropico ci riferiamo ad una serie di discipline che vengono praticate congiuntamente per facilitare i processi di equilibrio psicofisico e rigenerazione.

Queste arti pratiche sono fondamentali per Recuperare  equilibrio psicofisico e la ricerca della sensazione di integrità, l' energia vitale.

Il Non Ordinario parla con il linguaggio dei simboli e delle immagini,non ha limiti nella forma.

Un’esperienza non descrivibile, ineffabile
può essere accompagnata, innescata dal magico evocativo suono del tamburo e  altri suoni…

E’ un momento per perdersi e ritrovarsi con qualcosa in più:
un messaggio, un’immagine, un’emozione.

       Uno stato dell’essere in profondo rilassamento

Non ordinario…

La soglia dell’ignoto, l’implicito non visibile, una dimensione inesplorata

Il Non Ordinario parla con il linguaggio dei simboli e delle immagini…
un’esperienza non descrivibile, accompagnata, innescata dal magico evocativo suono del tamburo sciamanico.
Un momento per perdersi e ritrovarsi con qualcosa in più…
un messaggio, un’immagine, un’emozione…

遠遊 “Viaggio lontano” Wu 巫 sciamani 沙門 e ἱερόμαντες Ieromanti

Il mio spirito sfrecciò e non tornò da me,
e il mio corpo, lasciato senza inquilino, divenne avvizzito e senza vita.
Poi ho esaminato me stesso per rafforzare la mia risoluzione
e ho cercato di imparare da dove emana lo spirito primordiale.
Nel vuoto e nel silenzio ho trovato serenità;
In una tranquilla inazione ho ottenuto la vera soddisfazione.
Ho sentito come una volta Pino Rosso (赤松)  aveva lavato via la polvere del mondo:
mi sarei modellato sul modello che mi aveva lasciato.
Ho onorato i meravigliosi poteri dei (真人 ) puri,
e quelli delle epoche passate che erano diventati ( ) immortali.
Partirono nel flusso del cambiamento e svanirono alla vista degli uomini,
Lasciando un nome famoso che dura dopo di loro.

神倏忽而不反兮,形枯槁而獨留。
內惟省以端操兮,還應正氣之所由。
漠虛靜以恬愉兮,澹無為而自得。
聞赤鬆之清塵兮,願承風乎遺則。
貴真人之休德兮,美往世之登仙,
與化去而不風兮,名聲著而日延

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赤松子 “Maestro Pino Rosso”
遠遊 “Viaggio lontano

 

 
 
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Confer
”真人 “uomini veri”, è l’epiteto riservato agli eremiti/sciamani taoisti in grado di trasmutare in forma immortale.
Pino Rosso: nell’originale il carattere però non è “pino”, ma un omofono che significa “rilassare, sciogliere”, 鬆, ma in altri testi è invece chiamato: 赤松子, “Maestro Pino Rosso”, uno degli immortali taoisti più celebri, citato con i suoi vari epiteti sia nel Liezi che nel Zhuangzi. Era “maestro delle piogge” ai tempi di Shennong, cui trasmise gli insegnamenti appresi al servizio di Giada Ghiacciata.
Si dice che fosse in grado di entrare tra le fiamme senza perire.
Sui monti Kunlun è spesso ospite della Regina Madre d’Occidente, sale e scende con le piogge e i venti….
Insomma, probabilmente un antico sciamano di cui si è preservato il nome.”
Prof. Daniele Cologna 
 

Confer

«La leggenda di Abari affonda pienamente le radici nelle genuine e antiche credenze religiose degli Sciti»…
«Abari è uno sciamano, o piuttosto l’archetipo mitico di uno sciamano»
.
Karl Meuli  filologo svizzero. Professore all’Università di Basilea.

Eric Dodds, filologo, antropologo e grecista irlandese, nel volume I Greci e l’irrazionale ipotizza che Abaris appartenesse  alla cultura sciamanica.
Il viaggiare nell’aria sopra una freccia è una particolarità che si ritrova sovente nella descrizione dei poteri degli sciamani del nord, come pure la capacità di vivere senza alimentarsi.

”Non racconto in vero, riguardo ad Abari, che si dice essere stato Iperboreo, il discorso secondo cui portò in giro per tutta la terra la freccia, senza mangiare nulla.

Erodoto 4,36

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Eric Robertson Dodds sosteneva che Abaris e Aristea di Proconneso, fossero il ponte e  il legame tra la cultura greca e lo sciamanesimo delle culture subartiche.

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Folli, sciamani, folletti: la liminalità, l’alterità e l’inversione rituale di Marco Maculotti

Un accattivante  excursus in cui Marco Maculotti , con grande abilità e acutezza, indaga campi inaspettati ed epoche lontane ,passando dall’ambito iconografico del Folle/Giullare di epoca medievale a quello mitico-folklorico afferente a entità altre quali l’Uomo Selvatico, il Genio Cucullato e tutte le varie categorie di entità feriche delle varie tradizioni, ha cercato di inquadrare la figura profanizzata del Buffone/Giullare in un ordine di idee più tradizionale, che ha a che fare ritualmente con l’«inversione rituale» tipica di alcune feste sacre quali i Saturnali romani….

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Non si sa con esattezza quando sia nata la figura del Folle o del Giullare: probabilmente anticamente era considerato una sorta di “sfaccettatura” dello Sciamano, presentandosi questo come un individuo liminale, che viveva ai confini del consorzio sociale e spesso anche al limite della “sanità psichica”. Con tutta probabilità il suo personaggio e la sua iconografia si cristallizzarono a partire del Medioevo, con la nascita delle prime corti in cui cominciarono ad apparire queste ambigue figure.

La nostra ipotesi di lavoro, che in questa sede cercheremo di sviscerare al meglio delle nostre possibilità, è che la figura medievale del Folle/Giullare sia — come detto — da una parte una “degenerazione” di quella dell’operatore sciamanico delle tradizioni più antiche, e dall’altra una antropomorfizzazione e profanizzazione di entità mitiche delle tradizioni antiche, vale a dire quelle entità a metà strada tra l’umano e il non-umano, quali Folletti, Uomini Selvatici e Demoni dell’Altro Mondo, che non a caso venivano rappresentati fisicamente da danzatori mascherati durante le processioni deambulatorie del tipo dei Charivari, da cui nacque il moderno Carnevale.

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Folli, sciamani, folletti: la liminalità, l’alterità e l’inversione rituale

Ὀρφεύς Orpheus Orfeo

Artista per eccellenza, ”sciamano, capace di incantare animali e di compiere il viaggio dell’anima lungo gli oscuri sentieri della morte”, fondatore dell’Orfismo, foriero di  Mito Amore, Arte, riti misterici …

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Pindaro che per primo riporta l’idea della natura divina della vita umana è un frammento, il 131 b, che così recita:

«Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente,
e poi rimane ancora vivente un’immagine della vita, poiché solo questa
viene dagli dèi: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni
mostra ai dormienti ciò che è furtivamente destinato di piacere e sofferenza.»
Traduzione di Giorgio Colli, in La sapienza greca vol.1. Milano, Adelphi, 2005, p.127

Platone su riti Orfici

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Nell’Orfismo si riscontra per la prima volta un inequivocabile riferimento a un'”anima” ψυχή, psyché, contrapposta al corpo σῶμα sōma e di natura divina.

Eric R. Dodds,  filologo classico, antropologo e grecista irlandese, ritiene di individuare questa origine nella colonizzazione greca del Mar Nero avvenuta intorno al VII secolo a.C. che consentì alla cultura greca di venire a contatto con le culture sciamaniche proprie dell’Asia centrale, in particolar modo con quella scita.

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Tale sciamanesimo fondava le proprie credenza sulle pratiche estatiche laddove però non era il dio a “possedere” lo sciamano quanto piuttosto era l'”anima” dello sciamano che aveva esperienze straordinarie separate dal suo corpo.

IPERBOREI

Dodds pone mette in evidenza la rilevanza  degli ἰατρόμαντες (“iatromanti”), veggenti e guide religiose, che, come Abari, giunsero dal Nord in Grecia trasferendo il culto di Apollo Iperboreo; o anche di alcuni Greci come Aristea, il quale, originario dell’Ellesponto, si trasferì, almeno idealmente, nel Nord, sede delle sue percezioni sciamaniche.

«τοῦ καὶ ὰπειρέσιοι ποτῶντο ὄρνιζες ὑπὲρ κεφαλᾶς, ἀνὰ δ’ἰχθύες ὀρθοὶ κνανέου ἐξ ὓδατος ἃλλοντο καλᾶι σὺν ἀοιδᾷι» «Sul suo capo volavano anche innumerevoli uccelli e diritti dalla profondità dell’acqua cerulea i pesci guizzavano in alto al suo bel canto.»
(Simonides fr. 40; PLG III p. 408)

Confer Eric R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009,
«Ho tentato fin qui di delineare il percorso di un’eredità spirituale, che muove dalla Scizia attraverso l’Ellesponto e passa per la Grecia d’Asia, si combina probabilmente con qualche residuo di tradizione minoica sopravvissuta a Creta, emigra verso il lontano Occidente con Pitagora e trova il suo ultimo autorevole rappresentante nel siciliano Empedocle. Questi uomini diffusero la credenza in un io separabile, che mediante tecniche adatte può staccarsi dal corpo anche durante la vita; in un io più antico del corpo, al quale esso sopravviverà.».

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Confer Giorgio Colli  La Sapienza Greca Dioniso Apollo Eleusi Orfeo

giorgio colli la sapienza greca

 

Sugli Iperborei CONFER Giorgio ColliIPERBOREI

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