Phurba Kila o Kilaya ཕུར་བ

Forse rappresenta variegate interpretazioni iconografiche di divini “attributi simbolici” posseduti sia da divinità del Buddhismo Vajrayana che da divinità Indù.
Il phurba è anche chiamato “il pugnale magico”. 
Phur’ è tradotto dal sanscrito ‘kila’ e significa piolo o chiodo.

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Lo stile a tre facce della phurba deriva da un antico strumento vedico usato per individuare i sacrifici.
Il phurba ha tre segmenti sulla sua lama.
I tre segmenti rappresentano il potere del phurba per trasformare le energie negative.
Queste energie sono conosciute come i “tre veleni” e sono attaccamento, ignoranza e avversione .
I tre lati del phurba rappresentano anche i tre mondi spirituali e il phurba stesso rappresenta l’asse dei tre mondi spirituali.
Il phurba riunisce i tre mondi spirituali.

Padmasambhava
Padmasambhava (detto anche Padmakara e Padma Raja, tibetano: Padma rgyal-po ‘Re del loto’) (Cinese: 蓮華生大師 (Liánhuāshēng Dashī); Tibetano: Pema Jungnay – Padma ‘byun-gnas), in Sanscrito significa ‘Nato dal Loto’.

Si presume che Padmasambhava, considerato il primo e più importante diffusore del Buddhismo in Tibet, abbia inventato il phurba.
Phurba / Kila è un attrezzo rituale a tre lati con piolo, paletto, coltello o chiodo tradizionalmente associato al buddismo indo-tibetano, Bön, tradizioni vediche indiane ed è usato nei rituali buddisti.
Poiché il Tibet è sempre stato una cultura nomade, la tenda è una parte importante della vita tibetana e posizionare i picchetti nel terreno è sempre visto come sacrificare il terreno.

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Comune nelle tradizioni sciamaniche himalayane, è il penetrare verticalmente in un paniere, in una ciotola di riso, se il kīla è fatto di legno.
Alcuni studiosi ritengono che, per la maggior parte della cultura sciamanica Nepalese, il Kīla sia collegato all'”albero del mondo” axis mundi.
Il pugnale viene inoltre utilizzato in un rituale atto a consacrare un terreno alla preghiera.
L’energia del Kīla, si dice sia feroce, arrabbiata, acuta, penetrante, paralizzante.

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Vajrakilaya è una divinità Vajrayana significativa che trasmuta e trascende ostacoli e oscurazioni. Vajrakila è la “forma pensiero ” divina སྤྲུལ་ པ ། , che governa il kīla. Padmasambhava ha raggiunto la realizzazione praticando ” Yangdag Heruka solo dopo averlo combinato con la pratica del Vajrakilaya per pulire e cancellare ostacoli e oscurazioni.

l Kīla simbolicamente collega lo spazio della conoscenza, in sanscrito, Akasha, con la terra, creando un continuum energico. Il Kīla, in particolare quelli in legno, sono utilizzati nei rituali di guarigione sciamanica, per armonizzare l’energia della cura, e spesso fanno riferimento a due Nāgas intrecciate sul manico, elementi che ricordano la figura di Esculapio, del Caduceo, e di Hermes.
Il pugnale rituale riporta spesso immagini di Ashtamangala, di svastiche, e/o altri simboli sacri tibetani, iconografie e/o motivi Tantrici o Indù.
Come strumento di esorcismo, il Kīla può essere impiegato per trattenere sul posto demoni o forme pensiero,in modo che possano essere riorientati e tramutati.

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La magia del pugnale magico deriva dall’effetto che l’ oggetto materiale ha sul regno dello spirito .
L’ arte dei maghi o lama tantrici sta nella loro capacità visionaria di comprendere l’ energia spirituale dell’oggetto materiale e di focalizzarlo intenzionalmente in una determinata direzione
L’ uso tantrico del phurba comprende la cura della malattia , l’ esorcismo , l’ uccisione di demoni , la meditazione , le consacrazioni ( puja ) e il tempo.
La lama del phurba è usata per la distruzione di poteri demoniaci .
L’estremità superiore del phurba è usata dai tantrikas per le benedizioni .
Essendo dotato principalmente di tre parti distinte, pomo, manico e lama, i phurba sono spesso segmentati su entrambi gli assi orizzontali e verticali, anche se si possono trovare importanti eccezioni. Questa disposizione compositiva mette in evidenza l’importanza numerologica e l’energia spirituale legata ai valori numerici interi del tre e del nove.
Questo pugnale inoltre può essere costituito e costruito di diversi materiali, come legno, metallo, argilla, osso, gemme, corno o in cristallo, in ferro terrestre e/o meteorico. ‘Thokcha’ in tibetano: ཐོག་ལྕགས; Wylie: thog-lcags, significa in tibetano “cielo-ferro”.

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Da un punto di vista esoterico, il Kīla può servire per individuare e definire energie negative provenienti dal flusso mentale di una forma-pensiero, compresa la forma-pensiero generata da un gruppo.

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Vajrakilaya

Il Kīla come rappresentazione iconografica è direttamente correlata a Vajrakilaya, una divinità furiosa del buddismo tibetano, che spesso è visto con la consorte di Diptacakra
Questa divinità è incarnata nel Kīla come mezzo di distruzione, nel senso di finalizzazione e quindi liberare violenza, odio e aggressività, mentre il pomello possa essere impiegato nelle benedizioni.
Quindi il Kīla non viene materialmente considerata un’arma, ma un mero complemento spirituale.

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  • Müller-Ebeling, Claudia e Christian Rätsch e Surendra Bahadur Shahi (2002). Sciamanesimo e Tantra in Himalaya . Trad. di Annabel Lee . Rochester, Vt .: Inner Traditions International;
  • Witchcraft Medicine: Healing Arts, Shamanic Practices and Forbidden Plants
  •  Manuale dei simboli buddisti tibetani di Robert Beer

 

Wai Khru Ram Muay ไหว้ครู รำ มวย . Danza Marziale di Rispetto

Wai Khru Ram Muay ไหว้ครู รำ มวย , è un rituale eseguito  dai combattenti nelle competizioni muay tailandesi .
ไหว้ wai è un tradizionale saluto thailandese con i palmi uniti in segno di rispetto. ครู Khru è la forma tailandese della parola sanscrita guru devanāgarī गुरू,  significa insegnante, maestro.
รำ Ram danza in stile classico e muay มวย significa boxe.
Il termine completo può quindi essere tradotto come “danza di guerra che saluta l’insegnante”, Il ram muay mostra rispetto e gratitudine per l’insegnante del pugile, i suoi genitori e i loro antenati, rispetto al re.

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La Muay Thai è connotata da una serie di rituali, tra cui la Ram Muay, una danza rituale che i pugili eseguono prima del  combattimento e che viene  accompagnata da una musica  caratteristica, lo Dontree Muay, e che  inizia sempre con il Wai Kruh (omaggio  al Maestro) con cui il thai-boxer si inginocchia in direzione della sua Scuola  o della città natale e compie tre profondi  inchini in segno di ringraziamento devozione.

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La danza ha un significato mistico sciamanico con movimenti lenti e simbolici il praticante gira attorno al ring con lo scopo di scacciare gli spiriti sfavorevoli dal terreno dello scontro e al fine di assicurarsi lo protezione degli spiriti benigni.
La sua esecuzione viene accompagnata dalla recitazione silenziosa di preghiere e formule magiche propiziatorie.

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All’ingresso sul ring, i combattenti fanno il giro dell’ring in senso antiorario e pregano ad ogni angolo.
Chinano la testa ad ogni angolo tre volte salutando Buddha , Rama  (devanāgarī: राम) è l’eroe dell’epica del Rāmāyaṇa, considerato, nella religione induista, come avatara di Visnù) il sangha dei monaci. (Saṃgha anche saṅgha (sanscrito e pāli; in scrittura devanāgarī: संघ; cinese: 僧伽 pinyin: sēngqié, coreano: 승가, seungga, giapponese: 僧伽 sōgya, tibetano: dge-‘dun) è il termine sanscrito e pāli che indica, nel suo più ampio significato, la comunità dei monaci.


Iniziano quindi il Ram Muay, i cui movimenti si dice siano basati sui movimenti effettuati da Hanuman ,nell’induismo, Hanumat (devanāgarī: हनुमत्; nominativo singolare हनुमान् Hanumān), anche noto come Anjaneya, è una delle figure più importanti del poema epico indiano Rāmāyaṇa; è un vānara (spirito dall’aspetto di scimmia) che aiutò il Signore Rāma (avatar di Viṣṇu) a liberare la sua consorte, Sītā, dal re rakshasa Rāvaṇa.

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Il ram muay è un rituale personale, che va dal molto complesso al molto semplice, e spesso contiene indizi su chi ha addestrato il combattente e da dove proviene il combattente. Il ram muay è accompagnato da musica, che fornisce un ritmo ai movimenti del pugile.Untitled.png

THAI BOXE MUAY THAI มวยไทย

Riti sciamanici e Muay thai มวยไทย Boxe thailandese

Sciamanismo

I simboli mistici dei Tatuaggi Muay Thai Sak Yant “Bidhi sak” พิธี สัก

Mistici e Maghi del Tibet Alexandra David-Neel

“Quando mi accinsi a visitare il Tibet, non fu, come molti possono credere, allo scopo di vedervi fenomeni bizzarri. Mi proponevo di studiare sul luogo una deformazione particolare della dottrina buddhista nella sua commistione nello sciamanesimo dei Peuns: il lamaismo.
Fu ‘per caso’ che mi accadde nel corso delle mie peregrinazioni attraverso il Tibet, di assistere al prodursi di fatti straordinari.
Ma più che sui fatti stessi, la mia attenzione si fermava sulla personalità di coloro che ne erano gli attori, e sulle idee che essi nutrivano a loro riguardo.”
Confer Prefazione

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”Il Buddismo insegna che l’energia prodotta dall’attività mentale e fisica di un essere porta, una volta che l’essere è stato dissolto dalla morte, alla comparsa di nuovi fenomeni ,mentali e fisici.
Esistono sottili teorie introno a questo argomento e sembra che i mistici tibetani siano andati più in profondità di molti altri buddisti.
Ma in Tibet come d’altro canto dovunque i punti di vista filosofici sono compresi solo dai privilegiati….”

Confer pag 30  La Morte e l’al di là Tibet e lama

MISTICI E MAGHI DEL TIBET

”Le persone che praticano la meditazione metodicamente e regolarmente provano spesso dopo essersi sedute nel luogo a ciò riservato la sensazione di liberarisi da un peso di spogliarsi da un vestito pesante e d’entrare in una regione silenziosa…”

Confer pag. 215 Teorie mistiche

Alexandra David-Néel, stata una scrittrice ed esploratrice, autrice di numerosi libri sul buddismo, storie di viaggi in Cina, India e soprattutto Tibet, romanzi tibetani e una voluminosa corrispondenza. prima donna occidentale a giungere nel 1924 a Lhasa, città vietata agli stranieri all’epoca, dopo otto lunghi mesi di marcia partendo dalla Mongolia e attraversando il Tibet.
Nella sua lunga carriera di esploratrice, fotografa, orientalista e antropologa scrisse più di trenta libri di viaggi e alcuni testi sul Buddhismo. Apprese il pali, il sanscrito e il tibetano per conoscere direttamente i testi, e studia testi buddisti e induisti, fu adepta della Teosofia, Massoneria, rito scozzese antico e accetta, aderì a movimenti femministi ed anarchici. Nel palazzo reale di Gangtok, Alexandra incontra anche Thubten Gyatso, Sua Santità il XIII Dalai Lama nel periodo in cui, dal 1910 al 1912, è costretto all’esilio in India. Il Dalai Lama incoraggia Alexandra a proseguire gli studi buddisti e a studiare il tibetano, pur rinviando le risposte alle troppe e scomode domande della sua interlocutrice.
Grazie ad una eredità proveniente dalla nonna materna, viaggiò in lungo e in largo per tutta l’India, dove rimase affascinata dalla musica tibetana e dalle tecniche di meditazione apprese grazie al suo maestro locale, Swami Bhaskarânanda, fu cantante lirica, divenendo anche prima donna all’Opera di Hanoi.

Dal 1914 al 1916 visse in eremitaggio in una caverna nel Sikkim praticando esercizi spirituali con il monaco tibetano Aphur Yongden che divenne il suo compagno di vita e avventure e che in seguito adottò come figlio.

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Nel 1916 a Shigatse incontrò il Panchen Lama che la riconobbe come reincarnazione.
Impossibilitata a tornare in Europa a causa della guerra si recò in Giappone. Là incontrò Ekai Kawaguchi che nel 1901 aveva visitato Lhasa. Desiderosa di imitarlo, si recò a Pechino e di lì, travestita da tibetana, attraversò la Cina in piena guerra civile e a piedi raggiunse Lhasa.
Dopo una parentesi europea, Alexandra nel 1937 tornò in Cina dove rimase, a causa della seconda guerra mondiale, fino al 1946. Morì a centouno anni in Provenza.

Libri di Alexandra David Neel in italiano:
Viaggio di una parigina a Lhasa (1927), Voland editore, 2013
Mistici e maghi del Tibet, (1929), Astrolabio-Ubaldini 1965 e Voland, 2009
Il buddismo del Buddha (1911 e 1937), Basaia 1986 e ECIG, 2003
Nel paese dei briganti gentiluomini (1933), Voland, 2000, sul viaggio verso il Tibet lungo la Cina
Antico Tibet, nuova Cina (1951), Luni, ed., sul secondo viaggio in Tibet dal 1937al 1946
Le iniziazioni nel buddismo tibetano (1930), Astrolabio-Ubaldini, 1982
Magia d’amore, magia nera (1938), Venexia, 2006
Gli insegnamenti segreti delle sette buddiste tibetane (1951), Arcana 1975
Immortalità e reincarnazione (1961), ECIG, 1982
Vita sovrumana di Gesar di Ling (1951), Astrolabio-Ubaldini, 1982 (scritto con Lama Yongden)
Il Lama delle cinque saggezze (1929), Voland editore, 2003 (romanzo, scritto con Lama Yongden)
Il potere del nulla (1954), Voland editore, 2014  (romanzo, scritto con Lama Yongden)
La luce della conoscenza. Pensieri, riflessioni, aforismi di una avventuriera dello spirito, ECIG, 1999

 

Storia e storie di un’eresia chiamata Zen禅

«Una speciale tradizione esterna alle scritture (教外別傳)
Non dipendente dalle parole e dalle lettere (不立文字)
Che punta direttamente alla mente-cuore dell’uomo (直指人心)
Che vede dentro la propria natura e raggiunge la buddhità (見性成佛)»
(Quattro sacri versi di Bodhidharma, 達磨四聖句)
達摩  DAMO DARUMA बोधिधर्म  달마 Dalma ตั๊กม๊อ Takmor बोधिधर्मोत्तर
達摩 DAMO DARUMA बोधिधर्म 달마 Dalma ตั๊กม๊อ Takmor बोधिधर्मोत्तर

”L’eresia che Laotzu 老子 incarnò  nei confronti del confucianesimo e l’eresia che Buddha fu nella tradizione induista per noi rappresenta l‘eresia della non-mente nei confronti della mente..
Fabrizio Ponzetta 

Un’attenta ricostruzione storica sulle origini dello Zen , non priva di scorribande nell’antropologia e nella filosofia, che infine si abbandona al nonsense di cui sta trattando. Storiografia, leggende e aneddoti riguardanti i protagonisti delle origini Ch’an-Zen, che ereticamente sfidarono il taoismo ed il buddismo, incarnandone, però, gli insegnamenti originari, anti-dottrinari e anti-dogmatici.

‘come apparirà evidente al lettore il termine eresia ,per noi, più che una manifestazione dell’anti-tradizione acquista significato di un ritorno alla sorgente…”

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”La metafora usata dal Buddha per cui la dottrina è una zatterada abbandonare una volta giunti sull’altra sponda (la sponda del nirvana ) passò in secondo piano in favore di un accurato studio della dottrina, cosi come nel Tao l’arte di vivere seguendo il corso delle cose ,senza opporvisi, senza cercare di cambiare ‘‘ciò che è”, per i taoisti diventa la pratica di arti magiche, arti che per definizioni stessa sono atte a cambiare il corso delle cose a favore di egoistici desideri…”

Fabrizio Ponzetta, saggista, è ricercatore nell’ambito della storia delle religioni.

NOTE

Zen è la pronuncia nipponica del carattere cinese 禅 in cinese pinyin viene indicato come Chán o in Wade-Giles Ch’an, arcaico o medio dian,  proveniente dal termine sanscrito dhyāna ध्यान  “visione” che nell’insegnamento del Buddha indicava i graduali stati di coscienza caratterizzati da profonda comprensione che scaturiscono dall’esercizio del samādhi, समाधि, la concentrazione meditativa.

 

NIRVANA devanāgarī: निर्वाण, pāli: निब्बान nibbāna, cinese: 湼槃, nièpán, coreano: 열반涅槃, yeolban, yŏlban, giapponese: 涅槃 nehan
da nir + va, cessazione del soffio, estinzione

Il Tao , Dào, letteralmente la Via o il Sentiero, traccaire un cammino, condurre, connnettere, corso d’acqua  o condotta, via da seguire, principio guida ,norma, dottrina, seguire una dottrina .essere adepto di una disciplina, Il Dao, la Via modo di procedere, arte, metodo, opera magica o tecnica, potere dell’individuo del mago o del re, potere dell’indovino, reggente, governatore, discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, sapere, essere consapevole.
confer Voce del Dictionnaire Ricci de caracteres chinois  Istituts Ricci
Samādhi (devanāgarī: समाधि, lett. “mettere insieme”, “unire con”) è un sostantivo maschile sanscrito proprio delle culture religiose buddhista e induista che definisce l’unione del meditante con l’oggetto della meditazione.
«I significati della parola samādhi sono: unione totalità; assorbimento in, concentrazione totale dello spirito; congiunzione. La parola viene generalmente tradotta con “concentrazione”; in questo caso, però si corre il rischio di confonderlo con la dhārānā. Per questo abbiamo preferito tradurla con “en-stasi”, stasi, congiunzione
Mircea Eliade
Mircea Eliade mette in rilievo  che se il samādhi è considerato una esperienza “indescrivibile” esso non è comunque univalente e viene indicato come
zen

«Lo stato contemplativo in cui il pensiero afferra immediatamente la forma dell’oggetto senza l’aiuto delle categorie e dell’immaginazione (kalpaṇā); stato in cui l’oggetto si rivela “in sé stesso” (svarūpa). in ciò che ha di essenziale e come se “fosse vuoto di sé stesso”

 

arthamātranirbhāsaṃ svarūpaçūnyamiva in Yogasūtra, III,3

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Nel samādhi ha luogo la “rottura di livello” che l’India cerca di realizzare e che è il passaggio paradossale dall’essere al conoscere. Questa esperienza sovrarazionale, nella quale il reale è dominato e assimilato alla conoscenza, conduce infine alla fusione di tutte le modalità dell’essere.»
(Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertàOp. cit.; p. 89)

Lo Yoga Sūtra di Patañjali in devanagari योगसूत्र ‘aforismi sullo Yoga’ è un testo filosofico.

Simbolismo REIKI 靈氣 SEI HEIKI 聖平氣

Molte possono essere le interpretazioni del simbolismo REIKI 靈氣 poichè esistono differenti stratificazioni filosofiche e culturali, e molteplici visioni esperienziali e non pochi dissidi tra scuole differenti.

Notevole scoglio interpretativo è indubbiamente la trascrizione dei fonemi ,dall’origine di un concetto-semantico alla traslitterazione,  come per esempio per ciò che concerne la traslitterazione fonetica dai kanji 漢字 ai Kana  termine generico per indicare i due sillabari fonetici giapponesi hiragana (平仮名) e 
katakana(片仮名).
Si svilupparono dagli ideogrammi di origine cinese conosciuti in Giappone con il nome di kanji (漢字, pronuncia cinese “hanzi”), in alternativa o in aggiunta a questi; la parola kana significa “carattere prestato”, perché derivato dal kanji.
L’invenzione dei kana è tradizionalmente attribuita a Kūkai, monaco buddista vissuto tra l’ottavo e il nono secolo d.C.空海), ricordato dopo la sua morte anche con il titolo onorifico di Kōbō-Daishi (弘法大師) (774 – 835) artista, fondatore in Giappone della scuola buddista Shingon 真言( dal cinese “vera parola”, traduzione del sanscrito mantra) una delle principale scuole Mikkyo 密教 (traduzione Insegnamenti segreti) buddhismo esoterico/segreto gli insegnamenti segreti  possono essere rivelati unicamente a iniziati.
La raccolta di insegnamenti e pratiche che alla fine divennero noti come Mikkyo ebbe i suoi primi inizi nelle tradizioni esoteriche dell’India e della Cina ,Tibet, include pratiche sciamaniche, meditative, riti e mantra, sutra e formule tantriche magico-religiose jumon 呪文 e molto altro.

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Mantra devanāgarī: मन्त्र che indica, nel suo significato proprio, il “veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, ovvero una “espressione sacra” e corrisponde ad un verso del Veda, ad una formula sacra indirizzata ad un deva, ad una formula mistica o magica, ad una preghiera, ad un canto sacro o a una pratica meditativa e religiosa.
La nozione di mantra ha origine dalle credenze religiose dell’India ed è proprio delle culture religiose che vanno sotto il nome di Vedismo, Brahmanesimo, Buddhismo, Giainismo, Induismo e Sikhismo.

Seiheiki 聖平氣

聖 sei  ( hiragana せ い , rōmaji sei )

santo, sacro

平 気 (氣) heiki   Hiragana へいき

calma

             ‘una possibile interpretazione ”spirito imperturbabile” condizione che la pratica Reiki induce favorendo la chiarezza di visione”
Giuseppe Perteghella

透過溫柔的雙手自己與親愛之人

Abbi cura di te e delle persone care con le mani gentili

Una fonte PROBABILE di questo simbolo è frequente nei templi buddisti.
‘Kiriku ‘ – uno  shuji o ‘seme’ shittan 悉曇 bonji 梵字 sillabe-seme बीज bīja usati dai buddhisti Mikkyo come facilitatori  meditativi.

Si suppone che nella simbologia靈氣 Il bijia ह्रीः  hrih, associato sia ad Amitabha (Amida) che ad Avalokiteshvara (Kannon) indichi la completezza derivante dall’unione di Saggezza e Compassione, che conduce alla Corretta Azione.

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Le sei sillabe del mantra Oṃ Maṇi Padme Hūṃ nei caratteri della lingua tibetana posti come petali di un fiore di loto. I colori corrispondenti hanno dei profondi significati religiosi. Al centro del fiore è posta la sillaba Hrīḥ sillaba della compassione.

ཨོཾ་མ་ཎི་པ་དྨེ་ཧཱུྃ   

Oṃ Maṇi Padme Hūṃ è strettamente relazionato alla figura del bodhisattva della compassione Avalokiteśvara (cinese Guānyīn, giapponese Kannon, tibetano Chenrezig).

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Questo mantra è formato da una sequenza di sei sillabe sacre (tib. ཡིག་དྲུག་, yig drug) che vengono pronunciate dal praticante, profondamente concentrato sull’essenza del bodhisattva che sta per invocare. Queste sei sillabe sono accompagnate ad una settima, Hrīḥ, sillaba della compassione.

Il suo significato è fortemente simbolico al di là della sua traduzione letterale e viene raccomandato in tutte le situazioni di pericolo o di sofferenza, o per aiutare gli altri esseri senzienti in condizioni di sofferenza.

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Amitābha Buddha  sanscrito Amitābhaḥ (अमिताभ), letteralmente
Luce ābhā senza fine amita
Amitābha è un Buddha che possiede infiniti meriti in virtù delle numerose buone azioni compiute durante le sue innumerevoli vite come bodhisattva (è quindi un Buddha completo, come il Gautama Buddha); ormai da tempo al di fuori del saṃsāra, vive nella “Pura Terra” (sanscrito Sukhāvatī, cinese 净土 pinyin Jìngtŭ) che si trova oltre l’Occidente, al di là dei confini di questo mondo.
Grazie alla forza dei Voti da lui giurati quando era un bodhisattva, Amitābha conserva la possibilità di far rinascere coloro che lo invocano in questo Paradiso Occidentale, dove possono studiare il Dharma sotto la sua guida e quindi diventare bodhisattva e poi Buddha a loro volta, scopo finale di ogni anima nel buddhismo Mahāyāna.

shittan 悉曇 bonji 梵字 sillabe-seme बीज bīja

Nell’induismo e nel buddhismo il termine Bīja ,in sanscrito बीज bīja, indica il suono-seme (Shabda), cioè il suono che trasformò l’energia potenziale di Brahmā in materia; ad ogni forma materiale è associato un suono che è quello per cui tale forma si è concretizzata nel mondo materiale.I Bīja Mantra sono invece suoni che, grazie alle loro vibrazioni, secondo la tradizione Veda contribuirebbero ad ampliare la sfera psicofisica dell’uomo.

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Nel Buddismo esoterico giapponese Shingon 真言( dal cinese “vera parola”, traduzione del sanscrito mantra) è presente una pratica ispirata alle scuole tibetane “sillabe-seme” o bīja (種子 shuji) che compongono i mantra. Nella scuola Shingon i mantra sono scritti in un antico sillabario indiano usato per scrivere il sanscrito, il siddham — in giapponese shittan (悉曇) o bonji (梵字) — e su questi caratteri, oltre che sul loro suono e significato, il praticante deve meditare, poiché la forma costituisce una forma di concentrazione visuale.La scuola fu fondata dal monaco giapponese Kūkai che nell’anno 804, si recò in Cina dove apprese le pratiche tantriche della scuola Vajrayāna; al suo ritorno portò con sé numerosi testi, deciso a importare la scuola nel suo Paese. Nel tempo elaborò la propria sintesi delle pratiche e delle dottrine esoteriche, basate sul culto del Buddha cosmico Vairocana.
Kūkai sostenne, che tutti i fenomeni del mondo fossero “simboli” o “lettere” e che quindi il mondo stesso fosse un testo; mantra, mudra e maṇḍala costituiscono il “linguaggio” attraverso il quale il Dharmakāya (cioè la Realtà stessa) si esprime.

 

 

 

 

 

 

 

Si suppone che nella simbologia靈氣 Il bijia ह्रीः  hrih, associato sia ad Amitabha (Amida) che ad Avalokiteshvara (Kannon) indichi la completezza derivante dall’unione di Saggezza e Compassione, che conduce alla Corretta Azione.

 

 

 

 

 

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Nel Buddismo,  sillaba seme di Amitābha, il Buddha della Compassione, hrīḥ  o  ह्रीः o ཧྲཱ ི ཿ , pronunciato / hriːh / ( IPA ) . Hrīḥ è anche la sillaba del seme per il Bodhisattva Avalokiteśvara o come i tibetani lo chiamano Chenrezig, che è strettamente associato con Amitābha .
Nel sistema della magia del Tantra sono tutti associati al Rito Rosso .
Amitābha è incredibilmente popolare sulla scia del Buddhismo della Terra Pura, la sua sillaba da seme si può trovare ovunque in Giappone – tra cui decorare le spade dei samurai e altri attrezzi da guerra.

bonji

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Quando il buddhismo arrivò in Giappone verso la metà del VI secolo d.C., i giapponesi importarono avidamente sia gli insegnamenti buddisti che il calendario zodiacale – il calendario fu ufficialmente adottato nel 604 d.C. In Giappone, il calendario zodiacale è conosciuto come Kanshi 干支 (leggi anche Eto), ei 12 animali dello Zodiaco sono noti come Jūni Shi (Juni Shi) 十二 支. La popolarità dello zodiaco in Giappone raggiunse il culmine durante l’era Edo (1600-1868 dC), momento in cui ciascuno dei 12 animali era comunemente associato a una delle otto divinità protettrici protettrici buddiste (quattro a guardia delle quattro direzioni cardinali e quattro a guardia dei quattro semi- direzioni: le ultime quattro sono associate a due animali, coprendo quindi tutti e 12 gli animali).

Fugen Bosatsu Fudo Myo-o
Bodhisattva di Universal Goodness Re di Luminescent Wisdom
Segno zodiacale: drago, serpente Segno zodiacale: Gallo
Fugen è conosciuto come il Bodhisattva della Grande Condotta, poiché Fugen insegna che l’azione e la condotta (comportamento) sono ugualmente importanti come pensiero e meditazione. Fugen incoraggia le persone a praticare diligentemente i precetti buddhisti della carità, della condotta morale, della pazienza e della devozione. Fugen ha emesso dieci voti per praticare il buddismo ed è il protettore di tutti coloro che insegnano il Dharma (legge buddista). Fudo Myo-o è la divinità centrale in tutti i raggruppamenti Myo-o, e nel disegno è posizionata al centro. Fudo converte la rabbia in salvezza; ha una faccia furiosa e abbagliante, come Fudō cerca di spaventare le persone ad accettare gli insegnamenti del Buddha Dainichi; porta la spada kurikara o sottomissione del diavolo nella mano destra (che rappresenta la saggezza che taglia attraverso l’ignoranza); tiene la corda nella mano sinistra (per catturare e legare i demoni); spesso ha un terzo occhio in fronte (onniveggente); spesso seduto o in piedi sulla roccia (perché Fudo è “immobile” nella sua fede). Fudō è anche venerato come una divinità che può portare fortuna monetaria.
Amida Nyorai Senju Kannon
Buddha di luce e vita infinita Kannon dalle mille braccia
Segno zodiacale: cane, maiale Segno zodiacale: ratto
Amida è una delle più alte figure di salvatore del buddismo giapponese e la fede di Amida riguarda principalmente la vita futura, la vita nell’aldilà. Amida è descritta nell’Amitābha Sūtra, nel Sutra della Vita Infinita e in molti altri testi Mahayana. Amida è la divinità centrale delle sette popolari della Terra (Jodo) del Giappone e il sovrano del paradiso occidentale dell’ultima beatitudine (Gokuraku, Skt. = Sukhāvatī). Kannon dalle mille braccia, o Kannon con le Mille braccia e Mille occhi. Una delle forme esoteriche più amate del Giappone di Kannon. A partire dall’VIII secolo in poi, Senju Kannon fu venerato indipendentemente come oggetto centrale della devozione, spesso pregato per evitare malattie, problemi agli occhi e cecità. Senju è anche uno dei Sei Kannon che protegge le persone nei sei regni della rinascita karmica. Come uno dei sei, Senju Kannon veglia sul regno dei fantasmi affamati (gakido).
Seishi Bosatsu Kokuzo Bosatsu
Bodhisattva di forza Bothisattva di saggezza e memoria
Segno zodiacale: cavallo Segno zodiacale: bue, tigre
Seishi appare nei primi sutra mahayana, incluso il Sutra della vita incommensurabile, il Sutra della meditazione e il Sutra del Loto. Seishi non ottenne grande popolarità in India, ma in Cina e in Giappone, l’importanza di Seishi crebbe con la diffusione delle sette della Pura Terra dedicate al Buddha Amida, poiché Seishi è uno dei due principali servitori di Amida Buddha. L’altro è Kannon. In Giappone, i tre compaiono in un gruppo popolare noto come Amida Sanzon (lett. Amida Triad), con Amida al centro, Seishi a destra (che rappresenta saggezza) e Kannon a sinistra (che rappresenta la compassione). Il Kokuzo è particolarmente importante per la setta Shingon giapponese del Buddhismo Esoterico (Mikkyo).Kokuzo simboleggia la “grande e sconfinata” saggezza del Buddha che permea l’universo. In Giappone, i credenti pregano Kokuzo di concedere loro saggezza nella loro ricerca verso l’illuminazione. Pregano anche Kokuzo per migliorare la memoria, le abilità tecniche e i talenti artistici.
Dainichi Nyorai Mooju Bosatsu
Buddha cosmico, grande, onnicomprensivo Guardiano della legge
Segno zodiacale: pecora, scimmia Segno zodiacale: coniglio
Il Buddha Dainichi (Sanscrito = Vairocana o Maha Vairocana) rappresenta il centro (zenit) tra le sette esoteriche del Giappone. Il Buddhismo esoterico (Jp. = Mikkyō) è un altro termine per il Buddhismo Vajrayana (Tantrico), una delle tre principali scuole del Buddhismo in Asia, la più ampiamente praticata oggi in Tibet. Le altre due forme sono il buddismo Theravada e Mahayana. Il Mahayana è il mainstream in Giappone, ma le sette Shingon e Tendai del paese sono ancora roccaforti di tradizioni esoteriche, specialmente la setta Shingon. Monju era un discepolo del Buddha storico e rappresenta saggezza, intelligenza e forza di volontà.Nelle tradizioni Mahayana in tutta l’Asia, Monju è la personificazione degli insegnamenti del Buddha, e quindi Monju simboleggia la saggezza e la mente illuminata. Monju è considerato il più saggio del Bodhisattva, e quindi agisce come la Voce (Expounder) della Legge Buddista. Monju ha goduto di vasta popolarità in Asia per molti secoli. Ma oggi in Cina e in Giappone, la popolarità di Monju è diminuita un po ‘tra la gente comune. Nondimeno, Monju è ancora considerata una delle divinità Mahayana più popolari.

Il Vuoto, Sorgente sconosciuta

Il vuoto in sé può essere concepito come un ‘Campo dei campi’ o più poeticamente, come un mare di potenzialità.
Esso non contiene particelle e tuttavia tutte le particelle sorgono come eccitazioni al suo interno.
Il vuoto è il substrato di tutto ciò che è.”
Danah Zohar – L’Io ritrovato, Sperlink & Kupfer

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La Pratica assidua delle discipline meditative dinamiche-statiche  facilita le immersioni in se stessi, offre l’occasione, rara ,di entrare in contatto con le dimensioni interiori energetiche emozionali, a tratti emerge uno stato di vuoto, una sorgente sconosciuta, da esplorare a cui abbandonarsi per rigenerarsi,   nella ricerca della centratura, nel sentire, nel respirare, nell’evocare o far sgorgare suoni aprendo qualche varco in ciò che è implicito e non manifesto, non visibile, un attimo di presenza mentale oltre le nebbie della Lila लीला

色不異空,空不異色;色即是空,空即是色

Rupan na prithak śunyata, śunyataya na prithag rupan, rupan śunyata śunyataiva rupan

”La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma”.

Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore

 प्रज्ञापारमिताहृदय

般若波羅蜜多心經

In questo aspetto della fisica moderna c’è dunque la più stretta corrispondenza con il Vuoto del misticismo orientale. Analogamente al Vuoto dei mistici orientali, di «vuoto fisico» – come è chiamato nella teoria dei campi – non è uno stato di semplice non-essere, ma contiene la potenzialità di tutte le forme del mondo delle particelle.
Queste forme, a loro volta, non sono entità fisiche indipendenti, ma soltanto manifestazioni transitorie del Vuoto soggiacente ad esse.
Come dice il sūtra, «la forma è vuoto, e il vuoto in realtà è forma».

Fritjof Capra Il tao della fisica– Adelphi Edizioni, p. 258

«La vacuità male intesa rovina l’uomo ottuso così come un serpente male afferrato o una formula magica mal pronunciata»
(Nāgārjuna. Madhyamakakārikā, 24, 11)

Spazio sinaptico respirazione e calma

Le immagini cerebrali mostrano la bellezza e la complessità della coscienza

 

La Potenza della meditazione

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Uno degli incontri più significativi organizzato dal Mind and Life Institute  analizzava approfonditamente le relazioni tra meditazione e scienza. Scienziati di fama internazionale hanno presentato e discusso con il Dalai Lama, studiosi, maestri e praticanti di meditazione buddista, i risultati delle loro ricerche sugli effetti della meditazione sul corpo e in particolare le correlazioni tra stati mentali e cervello.
Tra i protagonisti  erano presenti esperti  come Richard Davidson, Matthieu Ricard, Alan Wallace, Thupten Jinpa, accanto a grossi nomi della scienza medica e cognitiva come John J.De Gioia (presidente della Georgetown University), Edward Miller (Dean della John Hopkins University), Margaret Kemeny (California University), John Sheridan (Ohio University), Wolf Singer (Max Planck Institute -Francoforte) e numerosi altri.
Le neuroscienze sempre più mostrano interesse per  la pratica meditativa  sviluppando la sperimentazione di diverse MBCT (Meditation Based Cognitive Therapy) che dimostrano in termini di alta probabilità , le potenzialità terapeutiche della meditazione nel trattamento dello stress, del dolore e di un ampio numero di malattie croniche, dalle cardiopatie alla depressione.

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Un significativo passo avanti nel dialogo tra scienza ed esperienza della meditazione.
Ad oggi in Occidente la domanda sulla natura della mente cosciente è stata affrontata esclusivamente seguendo un paradigma interpretativo di riduzione ad un oggetto misurabile e registrabile, lontano dalla nostra esperienza conscia,mentre la meditazione può facilitare l’analisi dell’aspetto mentale nella sua esperienza più peculiare, come sperimentazione diretta , non oggettivabile inquanto relativa al soggetto che fa esperienza.
La logica insita alle ricerche condotte sinora è stata quella di scoprire cosa succede nel cervello quando il soggetto vive una certa esperienza o svolge un certo tipo di attività mentale e in che modo ciò che accade in questi casi possa contribuire ad un percorso di salute e guarigione.
L’oggetto di osservazione è quindi il cervello in primo luogo, e poi le varie relazioni organiche con il sistema immunitario, cardiocircolatorio ecc. nella convinzione , sostenuta con diverse accezioni e sfumature, che mente e corpo costituiscano una unità inscindibile.

Ne conseguirebbe che se scoprissimo  come funzionano i correlati neuronali dell’esperienza meditativa che i buddisti chiamano “compassione” o di uno stato che definiamo, per intenderci, “felicità”, si potrebbe cadere nella credenza di aver definito come sole funzioni e reazioni biochimiche questi stati mentali.
Questo può accadere ancora più facilmente se ci accorgiamo che la stimolazione che produciamo nelle aree preposte alle funzioni di “felicità” o di “consapevolezza” del cervello generano nel soggetto una condizione piacevole che lo allontana dalla sofferenza psichica, se ne potrebbe dedurre che questo sia il segreto della felicità e della consapevolezza di sé: ovvero  la stimolazione di un’area cerebrale..
Questo approccio  inserito in un contesto terapeutico condotto da specialisti seri, può fornire risultati incoraggianti per la cura di diverse patologie legate alla sofferenza psichica. come ha dimostrato Helen S.Mayberg presentando i suoi ultimi studi sulla depressione.
Ma si deve tenere ben presente che di fatto la stessa scienza riesce attualmente  a misurare solo il 5% di ciò che si ritiene essere la materia…
Per la meditazione curare la sofferenza stimolando la produzione di sostanze biochimiche, è solo un effetto collaterale di una indagine esperienziale condotta sul piano del significato dell’evento doloroso e sulla sua realtà.
Ritenere che  l’assunzione di una pillola sia assimilabile alle pratiche di consapevolezza  perchè gli effetti sul cervello sembrano essere gli stessi rischia di essere un inconsapevole atto di riduzionismo di quel complesso sistema aperto,corpo -mente  limitandolo al solo elemento fisico,e quindi trascurando completamente l’esistenza di una mente, di un soggetto che abita questo corpo e che si pone delle domande sulla propria natura…

ulteriori informazioni….

Mind and Life Institute

 

 

 

 

Zero Uno Mille rivoli del Dharma il buddismo è una religione?

Una domanda di non facile risposta appare sulla rivista Lions Roar “Is Buddhism a Religion?”.
Tre esperti, hanno provato a rispondere Charles Prebish (che risponde “Sì”),
Dzochen Ponlop Rinpoche (che risponde “No”)
e Joan Sutherland Roshi (che risponde “È una sorta di”).

Charles Prebish dice che una religione, per poter essere considerata tale, deve cercare la realtà ultima delle cose; un qualcosa di “ultimo” oltre il quale non è possibile andare. Questa realtà ultima può essere Dio, vari dèi, un assoluto impersonale, una forza della natura, o qualche altra entità.

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In aggiunta, per essere considerata una religione, deve indicare una via che conduca al fare esperienza di quella realtà ultima. Il buddhismo – dice Charles Prebish – indica questa realtà ultima. Alcune forme di buddhismo la chiamano “nirvana”, altre “bodhicitta”, e così via. E tutte le scuole del buddhismo indicano una via per raggiungere questa realtà ultima: il Theravada la chiama “Nobile ottuplice sentiero”, il Mahayana, la via del bodhisattva, eccetera. Tutte le scuole del buddhismo poi, indicano una serie di pratiche che culminano con l’illuminazione. Quindi, conclude Charles Prebish, il buddhismo è a tutti gli effetti una religione.

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La pensa in maniera opposta Dzochen Ponlop Rinpoche.

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Dice: “Il buddhismo è una filosofia di vita”. E aggiunge che l’insegnamento del Buddha è un metodo di ricerca mentre, al contrario, una religione dà tutte le risposte fin dall’inizio. Se prendiamo le parole del Buddha come risposte finali, senza la necessità di esaminarle, in questo caso pratichiamo il buddhismo come se fosse una religione. Dzochen Ponlop Rinpoche conclude così: “Siddhartha era un ricercatore della verità, niente di più di questo. Non cercava una religione. Non era particolarmente interessato alla religione. Cercava la verità. Cercava un vero cammino che conducesse alla libertà dalla sofferenza. Se guardiamo alla vita di Siddhartha, vediamo che trovò la verità e la libertà che cercava, solo dopo aver abbandonato le pratiche religiose. Colui che diventò il Buddha, il Risvegliato, non trovò l’illuminazione grazie alla religione; la trovò invece quando si lasciò la religione alle spalle”.

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L’ultima a intervenire nel dibattito è Joan Sutherland Roshi, una praticante del “koan”, la meditazione zen. Dice:

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“Il buddhismo comprende molte tradizioni che si sono evolute in una vasta area geografica e in un lungo arco temporale. Sotto l’ampia tenda del buddhismo trovano posto i religiosi, gli agnostici,coloro che rifiutano completamente la religione, oppure coloro che hanno inclinazioni psicologiche, mistiche, sciamaniche, socio-politiche”. Alla domanda se il buddhismo sia una religione, Joan Southerlan risponde: “Sì – no – una sorta di”. E precisa:
“ La tradizione del koan è una cultura del ‘risveglio’ piuttosto che una religione organizzata. Invece che basarsi su delle scritture infallibili, la pratica del koan usa conversazioni, storie, commenti, canzoni, poesie, barzellette, qualsiasi cosa sia utile al ‘risveglio’ delle persone”. E aggiunge: “Siamo follemente innamorati del ‘risveglio’e lo cerchiamo per qualsiasi essere dell’universo. Questo è un impulso religioso non da poco. E questo prova tutte le potenzialità del buddhismo che è profondamente religioso senza essere una religione”.

Confer Carlo Buldrini

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