Evocazioni, soglie, spinte verticali, limiti orizzontali… follie del momento… onde del divenire senza tempo… Si destera’ un sacro fuoco?.. Qualche Nume ridestandosi ispirerà fierezza calma determinazione lucidità…
La soglia dell’ignoto, l’implicito non visibile, una dimensione inesplorata
Il Non Ordinario parla con il linguaggio dei simboli e delle immagini… un’esperienza non descrivibile, accompagnata, innescata dal magico evocativo suono del tamburo sciamanico. Un momento per perdersi e ritrovarsi con qualcosa in più… un messaggio, un’immagine, un’emozione…
Questa iscrizione è stata incisa sopra la porta d’ingresso della casa che Carl Gustav Jung a Küsnacht, in Svizzera vicino Zurigo. E’ tratta dall’Oracolo di Delfi e costituisce la risposta che ottennero gli spartani, quando consultarono l’oracolo, prima di portare la guerra ad Atene, chiesero al dio Apollo presso Delphi “se fosse meglio entrare in guerra” e ricevettero la risposta:
”..che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.”
La versione latina “Vocatus atque invocatus deus aderit” pare si diffuse grazie a Erasmo da Rotterdam
“per esprimere qualcosa, che anche se non lo si chiede e non si è intenzionati a farlo, si verificherà comunque, che ci piaccia o no. Si dice che , Jung sostenesse che questa frase volesse esprimere ”il mio senso di precarietà, la sensazione di trovarmi sempre immerso in possibilità che trascendono la mia volontà“
ma anche che fosse un promemoria per se stesso e per i suoi pazienti, l’inizio della saggezza è il timore del Divino: “timor dei initium sapientiae”.
Secondo alcune teorie vi è un richiamo ad Hillman, il quale propone una affascinante teoria da egli definita “Teoria della Ghianda“,ispirata alle teorie junhjiane secondo la quale ciascuno di noi giunge in questo mondo con una “preesistente” immagine che ci definisce. Una ghianda, germogliando, non può che creare una quercia. Allo stesso modo, ciascuno di noi non sarebbe nient’altro che il frutto di un particolare “seme” di cui la nostra intera essenza, in maniera affascinante e misteriosa, ne sarebbe in qualche modo impregnata. ”Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista. Oppure può possederci totalmente. Non importa: alla fine verrà fuori. Il daimon non ci abbandona”.
(pag24)James Hillman Il codice dell’anima
Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino. (pag. 23) James Hillman Il codice dell’anima
E sebbene i Lacedemoni avessero deciso sul fatto della violazione del trattato e della colpa degli ateniesi, tuttavia inviarono a Delphi per chiedere al dio se avrebbe avuto un buon esito se fossero andati in guerra; e, come si dice, ricevettero da lui la risposta che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.
“La mente può sviluppare i nessi logici fino a un determinato punto, raggiunto il quale la prova deve cedere il passo all’evidenza.
Li occorre compiere il salto oppure ritirarsi.
Il punto di rottura in questione indica un mistero del tempo.
I punti di rottura sono dei luoghi di ritrovamenti.
Anche la morte è un punto di rottura, non una fine; ed è questo l’orizzonte della parola “Origine”
Il mio spirito sfrecciò e non tornò da me, e il mio corpo, lasciato senza inquilino, divenne avvizzito e senza vita. Poi ho esaminato me stesso per rafforzare la mia risoluzione e ho cercato di imparare da dove emana lo spirito primordiale. Nel vuoto e nel silenzio ho trovato serenità; In una tranquilla inazione ho ottenuto la vera soddisfazione. Ho sentito come una volta Pino Rosso (赤松) aveva lavato via la polvere del mondo: mi sarei modellato sul modello che mi aveva lasciato. Ho onorato i meravigliosi poteri dei (真人 ) puri, e quelli delle epoche passate che erano diventati (仙 ) immortali. Partirono nel flusso del cambiamento e svanirono alla vista degli uomini, Lasciando un nome famoso che dura dopo di loro.
Confer ”真人 “uomini veri”, è l’epiteto riservato agli eremiti/sciamani taoisti in grado di trasmutare in forma immortale. Pino Rosso: nell’originale il carattere però non è “pino”, ma un omofono che significa “rilassare, sciogliere”, 鬆, ma in altri testi è invece chiamato: 赤松子, “Maestro Pino Rosso”, uno degli immortali taoisti più celebri, citato con i suoi vari epiteti sia nel Liezi che nel Zhuangzi. Era “maestro delle piogge” ai tempi di Shennong, cui trasmise gli insegnamenti appresi al servizio di Giada Ghiacciata. Si dice che fosse in grado di entrare tra le fiamme senza perire. Sui monti Kunlun è spesso ospite della Regina Madre d’Occidente, sale e scende con le piogge e i venti…. Insomma, probabilmente un antico sciamano di cui si è preservato il nome.” Prof. Daniele Cologna
Confer
«La leggenda di Abari affonda pienamente le radici nelle genuine e antiche credenze religiose degli Sciti»… «Abari è uno sciamano, o piuttosto l’archetipo mitico di uno sciamano». Karl Meuli filologo svizzero. Professore all’Università di Basilea.
Eric Dodds, filologo, antropologo e grecista irlandese, nel volume I Greci e l’irrazionale ipotizza che Abaris appartenesse alla cultura sciamanica. Il viaggiare nell’aria sopra una freccia è una particolarità che si ritrova sovente nella descrizione dei poteri degli sciamani del nord, come pure la capacità di vivere senza alimentarsi.
”Non racconto in vero, riguardo ad Abari, che si dice essere stato Iperboreo, il discorso secondo cui portò in giro per tutta la terra la freccia, senza mangiare nulla.
Erodoto 4,36
Eric Robertson Dodds sosteneva che Abaris e Aristea di Proconneso, fossero il ponte e il legame tra la cultura greca e lo sciamanesimo delle culture subartiche.
E l’anima uscita fuori dal corpo vagava nell’etere come un uccello.. Asseriva che la sua anima abbandonando il corpo e volando via direttamente verso l’etere attraversava la terra… Massimo di Tiro 10,2 e 38 3b
專氣致柔,能嬰兒乎?
Concentrando il respiro; (soffio vitale, Qi 氣) e sviluppando la morbidezza,柔
puoi essere come un neonato? 道德經 Dao Te Jing
Vedere come un neo/nato avere una nuova visione? Come se tutto sorgesse nell’attimo…
«Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo sapere.»
(Platone, Apologia di Socrate, trad. di M. Valgimigli, in Id., Opere, a cura di G. Giannantoni, 2 voll., Laterza, Bari 1966, vol. 1, 21d, p. 39)
«Il tempo è un bambino – giocando come un bambino – giocando un gioco da tavolo – il regno del bambino. Questo è Telesforo, che percorre le regioni oscure di questo cosmo e si illumina come una stella fuori dalle profondità. Lui punta la strada alle porte del sole e alla terra dei sogni”
“Il tempo è un bambino che gioca, gioca d’azzardo, il fanciullo è il re”
Eraclito.
“Egli indica la strada alle porte del sole e nella terra dei sogni” è una citazione dell’Odissea Si riferisce a Ermes, lo psicopompo, che porta via gli spiriti degli spasimanti caduti.
Sulla facciata principale (la pietra è cubica) della famosa Pietra di Bollingen da Jung scolpita nel 1950, nella sua residenza estiva nota come la Torre di Bollingen.
Nella struttura naturale della pietra, vidi un piccolo cerchio, una specie di occhio che mi guardava. Lo scolpii nella pietra e nel centro vi feci un piccolo homunculus”.
La figura centrale è Homunculus-Mercurio-Telesforo, che indossa un mantello con cappuccio e porta una lanterna. Egli è circondato da un Mandala Quaternario di significato alchemico, con il quarto superiore dedicato a Saturno, il quarto inferiore a Marte, il quarto di sinistra al Sole-Giove (“maschio”) e il quarto di destra alla Luna-Venere (“femmina”) .
” Fin dal principio sentii la Torre come un luogo, in un certo senso, di maturazione, un grembo materno o una figura materna nella quale potessi diventare ciò che fui, sono e sarò.” (C. G. Jung, ‘Ricordi, sogni, riflessioni’)
levandus sum e profundo ad instar piscis…
“Orphanus sum, solus tamen ubique reperior, unus sum sed mihi contrarius, iuvenis et senex simul, nec patrem nec matrem novi, quia levandus sum e profundo ad instar piscis, seu delabor a coelo quasi calculus albus, nemoribus montibusque inerro, in penitissimo autem hominem delitesco, mortalis in unumquodque caput, non tamen tangor temporum mutatione.“
«Sono un orfano, solo; tuttavia sono stato trovato ovunque. Io sono uno, ma sono contrario a me stesso. Io sono gioventù e vecchio allo stesso tempo. Non ho conosciuto né padre né madre, perché ho dovuto essere estratto dal profondo come un pesce, o caduto come una pietra bianca dal cielo. Nei boschi e nelle montagne vagabondo, ma sono nascosto nell’anima più intima dell’uomo. Sono mortale per tutti, ma non sono toccato dal ciclo degli eoni.”
Un lato contiene una citazione presa dal Rosarium philosophorum:
“Rosario dei filosofi”, è un testo alchemico del XIII secolo, tradizionalmente attribuito ad Arnaldo da Villanova (1235-1315), forse di autore anonimo della fine del XIV secolo
«Hic lapis exilis extat, pretio quoque vilis, spernitur a stultis, amatur plus ab edoctis»
«Qui si trova la media, scomoda pietra del filosofo, di prezzo molto economica. Più è disprezzata dagli sciocchi, più amata dai saggi.»