Il fuoco รจ la prova dellโoro, la sventura quella dellโuomo forte De providentia Lucio Anneo Seneca.
”Il legno che non bruci ad Ercolano”, mobili, suppellettili e strumenti che raccontano la vita quotidiana degli abitanti dell’epoca, sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio grazie al particolare processo di carbonizzazione del legno,
Il legame tra paesaggio e Genius Loci รจ profondamente intrecciato secondo le fonti. Il Genius Loci รจ intrinsecamente legato al paesaggio, tanto che quest’ultimo รจ il luogo in cui si cela e attraverso cui impariamo a riconoscerlo.
Le fonti sottolineano che il paesaggio non รจ un mero spazio fisico. ร piuttosto un insieme complesso di elementi materiali e immateriali, che includono uno spazio geografico omogeneo, il suo contenuto ecologico, una storia di natura e cultura impressa nel tempo, un immaginario collettivo e la percezione sensoriale dell’osservatore.
Eugenio Turri definisce il paesaggio come territorio abitato, umanizzato e reso riconoscibile alla cultura umana. Egli evidenzia una profonda adesione spirituale degli uomini ai loro luoghi, che si manifesta sia nell’adattamento materiale che nell’interiorizzazione psichica dei caratteri del paesaggio. In quest’ottica, il Genius Loci รจ descritto da Turri come lo spirito del luogo, una divinitร impersonale che incarna il senso del luogo, i suoi odori, colori, apparenze, magie, suoni e parole ad esso legati, perpetuandosi attraverso le generazioni e plasmando uno stile e un modo di vedere e costruire.
Raffaele Milani aggiunge che รจ attraverso la vista e il sentimento della meraviglia che si puรฒ scorgere nel paesaggio la presenza sensibile del Genius Loci. Egli considera il Genius Loci come l’intima facoltร della natura di plasmare un paesaggio pregno di sacralitร , capace di stupire l’osservatore.
Vernon Lee descrive il Genius Loci come avente la sostanza del nostro cuore e della nostra mente, e la sua incarnazione รจ il luogo stesso, manifestandosi in specifici monumenti o tratti del paesaggio.
Le fonti avvertono anche che la perdita di memoria del Genius Loci si verifica quando i luoghi non rappresentano piรน soluzioni di adattamento e quando l’impronta del sacro non รจ piรน visibile nel paesaggio. Alain De Botton suggerisce che certi luoghi nel paesaggio possiedono una forza particolare che ci costringe a osservarli, forse indicando la presenza del Genius Loci attraverso la bellezza. Infine, la percezione del Genius Loci puรฒ generare un profondo senso di connessione tra l’anima dell’osservatore e lo spirito del luogo, mediato dalla bellezza del paesaggio stesso.
In sintesi, il paesaggio รจ il palcoscenico e la manifestazione tangibile del Genius Loci. ร attraverso l’esperienza sensoriale e emotiva del paesaggio che possiamo percepire e comprendere lo spirito unico di un luogo.
NULLUS LOCUS SINE GENIO: questa frase di Servio […] diceva ai suoi contemporanei una cosa che per loro era ovvia: ยซnessun luogo รจ senza Genioยป. Laddove per Genio sโintende lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.” “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua (Rubbettino Editore, 2010)
“In generale la natura costituisce una tonalitร estensiva complessa, un luogo che a seconda delle circostanze locali acquista una particolare identitร . Questa identitร o spirito, puรฒ essere descritta con modi concreti.” “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua
“Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua (Rubbettino Editore, 2010)
Autore: Francesco Bevilacqua
Data di Pubblicazione: 2010
Parole Chiave: Genius Loci, paesaggio, ninfe, fate, architettura moderna, pianificazione, identitร dei luoghi, sacralitร , processo di individuazione, spopolamento, atopia, Mente Locale, bellezza, essenzialitร dello sguardo.
Sommario:
Questo documento di briefing analizza i temi principali e le idee piรน importanti presenti negli estratti del libro “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua. L’autore esplora il concetto di Genius Loci, la sua progressiva perdita nella modernitร a causa di una pianificazione omologante e di un’architettura che ignora l’identitร dei luoghi, e la sua connessione con figure mitologiche come ninfe e fate. Bevilacqua sottolinea l’importanza di recuperare una sensibilitร verso lo “spirito del luogo” per restituire dignitร e sacralitร al paesaggio, evidenziando il legame intrinseco tra l’anima individuale e i luoghi vissuti.
Temi Principali e Idee Chiave:
1. La Perdita del Genius Loci nella Modernitร :
Critica alla pianificazione e all’architettura moderna: Bevilacqua critica aspramente l’attuale modo di pianificare e costruire, definito come “sparare cemento e asfalto sul paesaggio valutato economicamente”. Sostiene che la pianificazione รจ diventata sinonimo di omologazione, trasformando i luoghi in generici “spazi” e annullando la loro identitร .
“Pianificare ormai equivale a omologare. Si aspira al globale e ci si rifugia nel locale, usando gli stessi stilemi progettuali. Si trasformano i luoghi in generici ยซspaziยป. Annullando la loro identitร , si banalizzano. Si distruggono.”
“I ยซpianificatoriยป spesso sono diventati killer del paesaggio.”
Ossimoro tra tutela e valorizzazione: L’autore evidenzia come il tentativo di “tutelare per valorizzare” (o viceversa) il paesaggio sia un ossimoro, in quanto un bene immateriale e inestimabile non puรฒ essere calcolato come un bene economico qualsiasi.
“Tutelare per valorizzare (o viceversa) รจ un ossimoro condiviso dalla collettivitร . Due operazioni parallele e contrapposte. Non si tradurranno mai in realtร perchรฉ un bene immateriale, inestimabile non puรฒ essere valorizzato โ calcolato โ come un bene economico qualsiasi.”
Incapacitร di riconoscere il paesaggio: A causa della devastazione del territorio, non si riesce piรน a riconoscere il paesaggio nella sua autenticitร .
“In molti casi, il territorio devastato โ la terra bruciata โ degrada lโambiente e uccide il paesaggio. Pur con leggi, decreti, dotte sentenze e tante buone intenzioni, il paesaggio, in non poche zone, non esiste piรน e โ ciรฒ รจ grave โ non si riesce piรน a riconoscerlo.”
Scomparsa delle figure mitologiche: La difficoltร nel percepire il Genius Loci รจ collegata alla perdita della capacitร di vedere le “ninfe” e le “fate”, figure che incarnavano lo spirito dei luoghi.
“Turba e non poco, non riuscire piรน a vedere le ninfe. Non riconoscere il Genius Loci. Inquieta vederli confusi con personaggi di Walt Disney.”
2. La Natura e il Significato del Genius Loci:
Nullus locus sine Genio: Riprendendo l’antica saggezza latina, Bevilacqua ricorda che “nessun luogo รจ senza Genio”, intendendo lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.
“NULLUS LOCUS SINE GENIO: questa frase di Servio […] diceva ai suoi contemporanei una cosa che per loro era ovvia: ยซnessun luogo รจ senza Genioยป. Laddove per Genio sโintende lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.”
Connessione con le ninfe e le fate: L’autore esplora il legame tra il Genius Loci e le figure mitologiche delle ninfe greche e delle fate, considerate divinitร dei luoghi e incarnazioni delle forze della natura.
“Quel che conta, a questo punto della nostra ricerca, รจ lโaver compreso che sia le ninfe che le fate sono divinitร legate ai luoghi, anzi, divinitร dei luoghi, al punto da condividerne la sorte.”
“Le fate sono, infatti, figure dellโimmaginario collettivo note in quasi tutte le culture e le religioni del mondo, seppure con nomi diversi e con varianti piรน o meno accentuate. Si tratta, come per le ninfe, di spiriti intermedi tra lโuomo e le divinitร ufficiali e nascono anchโesse dalla necessitร degli uomini di personificare i luoghi o gli elementi della natura.”
Sacralitร dei luoghi: Il Genius Loci รจ intrinsecamente legato all’idea di sacralitร dei luoghi, percepiti come “numinosi”, colmi della presenza di un nume.
“Se volessimo tentare di spiegare oggi, con semplicitร , ad una persona qualunque, come puรฒ applicarsi questo concetto ad un luogo particolare, potremmo forse dire che quel luogo, propriamente, รจ ยซnuminosoยป, รจ cioรจ colmo della presenza di un nume, pervaso da unโaura di sacralitร .”
3. L’Architettura Moderna e la Dimenticanza del Genius Loci:
Critica a Norberg-Schulz: Pur riconoscendo il suo tentativo di recuperare la dimensione esistenziale del luogo, Bevilacqua riporta l’obiezione antropologica secondo cui il rapporto tra uomo e luogo รจ bidirezionale, con un’osmosi e talvolta una simbiosi.
Identitร del luogo: Norberg-Schultz sottolinea come il luogo sia la manifestazione concreta dell’abitare umano e come l’identitร dell’uomo dipenda dall’appartenenza ai luoghi.
“Il luogo rappresenta quella parte di veritร che appartiene allโarchitettura: esso รจ la manifestazione concreta dellโabitare dellโuomo, la cui identitร dipende dallโappartenenza ai luoghi.”
Critiche di Hillman e Turri: Psicoanalisti e geografi concordano nel denunciare come l’architettura moderna abbia dimenticato il Genius Loci, spesso privilegiando la “genialitร ” del progettista o gli interessi speculativi.
Hillman: “Cโรจ unโinflazione, una sorta di megalomania tipica degli architetti, come se fossero investiti dellโarchetipo dellโeroe.”
Turri: “mancanza di una auscultazione del Genius Loci e delle voci che i paesaggi raccontano, la storia della natura e le storie degli uomini, le loro memorie, le loro fatiche, quelle presenze e assenze”
4. Il Paesaggio come Silenzio Eloquente e la Ricerca del Senso:
Definizione complessa di paesaggio: Bevilacqua sottolinea che il paesaggio non รจ solo spazio fisico, ma un insieme di elementi materiali e immateriali, tra cui storia, cultura, immaginario collettivo e percezione sensoriale.
Atopia e Amnesia dei Luoghi: L’autore riprende i concetti di Turri e Augรฉ per descrivere la perdita di identitร dei luoghi (atopia) e la disconnessione delle persone dal proprio ambiente (amnesia), portando alla creazione di “non-luoghi”.
Augรฉ: “Il luogo antropologico รจ simultaneamente principio di senso per coloro che lโabitano e principio di intelligibilitร per colui che lโosserva.”
Augรฉ: “se un luogo puรฒ definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non puรฒ definirsi nรฉ identitario, nรฉ razionale, nรฉ storico si definirร un non-luogo”
Mente Locale: Bevilacqua introduce il concetto di Franco La Cecla di “Mente Locale”, sottolineando come l’adattamento tra individuo, gruppo e luogo sia una costruzione complessa e fragile, legata alla sopravvivenza sociale e culturale.
La Cecla: “Solo oggi, dopo molti anni di mito sul villaggio globale e sui nuovi cittadini del mondo si comincia a capire che il processo di adattamento tra un individuo, un gruppo ed un luogo รจ una costruzione di una complessitร affascinante e fragile insieme.”
Ritorno del represso: Citando Hillman, l’autore avverte che il Genius Loci negato o dimenticato ritorna sotto forma di “malattie” e “patologie” sociali e individuali.
5. L’Essenzialitร dello Sguardo e la Riscoperta della Bellezza:
Luoghi dimenticati: Bevilacqua descrive l’esistenza di luoghi appartati in Europa che hanno resistito alla modernizzazione e che possono risvegliare una “vertigine” interiore, sintomo della presenza del Genius Loci.
Bisogno psichico di bellezza: Riprendendo Hillman, l’autore sottolinea il fondamentale bisogno della psiche di bellezza, con la natura come rifugio per l’anima.
Hillman: “Il bisogno che ha la psiche della bellezza รจ fondamentale”
Comunicazione tra anima e spirito del luogo: La bellezza del luogo รจ il tramite per una profonda comunicazione tra l’anima dell’osservatore e lo spirito del luogo.
Ricerca iniziatica: La ricerca del Genius Loci รจ descritta come un “viaggio iniziatico” che richiede cautela, discrezione e tatto per interrogare il paesaggio.
6. Genius Loci come Luogo Originario e Processo di Individuazione:
Legame tra anima e terra: Bevilacqua esplora la prospettiva psicologica di Jung, secondo cui la terra forgia il carattere e l’indole dell’uomo. Il luogo in cui si รจ vissuti a lungo ha un valore fondante per la psicologia dell’individuo.
Luogo prenatale: Il grembo materno รจ identificato come il primo “luogo originario” dell’individuo, con un proprio Genius Loci, che lascia tracce profonde nella psiche.
Amore per i luoghi d’origine: Il Genius Loci, inteso come insieme di suoni, odori, sapori, colori, tradizioni e affetti legati al luogo originario, contribuisce a far nascere l’amore per questi luoghi.
Necessitร di pathos e poiesis: In conclusione, Bevilacqua sottolinea che senza una disposizione interiore fatta di “pathos”, “poiesis” e “mania”, il Genius Loci non potrร mai essere percepito o ascoltato.
Citazioni Significative:
“Il paesaggio รจ sempre stato oggetto di riflessioni e interessi a volte contrapposti. Ha coinvolto saperi diversi e chi pianifica ha tentato di coordinarli, fallendo โ specie in Italia โ gli obiettivi prefissati.”
“La situazione rischia di diventare drammatica. La denuncia scivola in sterili polemiche fra fautori e detrattori, catastrofisti e negazionisti.”
“Bevilacqua non รจ un esploratore: รจ un rabdomante della bellezza, un cacciatore dโimmagini e dโemozioni.”
“In generale la natura costituisce una tonalitร estensiva complessa, un luogo che a seconda delle circostanze locali acquista una particolare identitร . Questa identitร o spirito, puรฒ essere descritta con modi concreti.”
“Il paesaggio, un tempo era impregnato di usi e di memorie che esprimevano per intero la societร , che sussistevano al di fuori di fatti e personaggi precisi, perchรฉ il tempo cancellava le date e i personaggi e lasciava emergere tutto ciรฒ che era spirito del luogo, Genius Loci…”
“Chi non conosce il bosco cileno non conosce questo pianeta. Da quelle terre, da quel fango, da quel silenzio, io sono uscito ad andare, a cantare per il mondo.” (Pablo Neruda)
“Senza un pathos, senza una poiesis, senza una mania, il Genius Loci non potrร mai essere percepito nรฉ tampoco auscultato.”
Conclusioni:
Gli estratti di “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” offrono una profonda riflessione sulla relazione tra l’uomo e i luoghi, sulla perdita di sensibilitร verso lo spirito dei luoghi nella modernitร e sulla necessitร di recuperare una connessione autentica con il paesaggio. Attraverso un’analisi che spazia dalla mitologia alla psicologia, dall’architettura all’antropologia, Bevilacqua invita il lettore a riscoprire la sacralitร intrinseca dei luoghi e il loro ruolo fondamentale nel processo di individuazione individuale e collettiva. La riscoperta del Genius Loci non รจ solo un atto di consapevolezza estetica, ma una necessitร per ritrovare un’armonia perduta tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda.
Nella mitologia norrena, Fรกfnir, noto anche come Frรฆnir, era un nano, figlio del re dei nani Hreidmar. Aveva diversi fratelli, tra cui Regin, รtr, Lyngheiรฐr e Lofnheiรฐr. La storia di Fรกfnir รจ strettamente legata alla sua trasformazione in drago e alla sua morte per mano di Sigurd.
In origine, Fรกfnir era descritto come un nano dotato di grande forza fisica e di uno spirito impavido. Custodiva il tesoro del padre, composto da gemme preziose e oro. Tra i tre fratelli, Fรกfnir era il piรน forte e aggressivo.
Il racconto sulla maledizione e la trasformazione di Fรกfnir รจ il seguente: Regin raccontรฒ a Sigfrido di come Odino, Loki e Hลnir avessero incontrato รtr, che durante il giorno appariva come una lontra. Loki uccise la lontra con una pietra e i tre dei scuoiarono l’animale. Quella sera, giunsero alla dimora di Hreidmar e mostrarono la pelle della lontra. Hreidmar e i suoi due figli rimasti catturarono gli dei, tenendoli prigionieri. Loki fu incaricato di raccogliere il riscatto, che consisteva nell’imbottire la pelle della lontra d’oro e ricoprirla di oro rosso. Loki raccolse l’oro maledetto di Andvari, insieme all’anello Andvaranaut, entrambi noti per causare la morte dei loro possessori.
Fรกfnir, spinto dall’aviditร e dal desiderio di impossessarsi di tutto il tesoro, uccise Hreidmar per impossessarsene. Tuttavia, accumulando ricchezze, diventรฒ sempre piรน perfido e paranoico. Per proteggere le sue ricchezze, Fรกfnir si trasformรฒ in un serpente o drago, custodendo il tesoro e soffiando veleno nella terra circostante. Questo veleno creรฒ un’aura terrificante che dissuadeva chiunque dall’avvicinarsi al suo tesoro, seminando il terrore tra gli abitanti della regione.
La trasformazione di Fรกfnir in un drago e le sue azioni successive segnarono una svolta significativa nella sua storia, portando al suo incontro finale con l’eroe Sigfrido, che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel suo destino.
Enn helt ulfa brynnirโ esempio di grammatica eiskaldiforme lievi di eldi โaustrวซr รพaรฐan gวซrva.
Di nuovo il dissetante dei lupi (guerriero) si imbarcรฒ in una spedizione ben preparata verso est;il generoso sovrano spostรฒ il cuore amaro del serpente attraverso il fuoco.
Geisli si ferma a terraGunnar jarรฐar munna;ofan fellr blรณรฐ รก bรกรฐarbenskeiรฐr, en gramr reiรฐisk.Hristisk hjวซrr รญ brjรณstihringi grลnna lyngva,un folkรพorinn fylkirferr vede steik e liika.
Il raggio di sole della terra di Gunnr (spada)conficca nel terreno le fauci (testa)il sangue scorre su entrambe le navi ferite (spade),e il principe si arrabbia.La spada trema nel petto dell’anello di eriche verdi (serpente),e il condottiero audace comincia a divertirsi con l’arrosto.
egin pianificรฒ vendetta per impossessarsi del tesoro e mandรฒ il suo figlio adottivo Sigfrido a uccidere il drago. Regin ordinรฒ a Sigfrido di scavare una fossa in cui avrebbe potuto appostarsi sotto il sentiero usato da Fรกfnir per raggiungere un ruscello e lรฌ conficcare la sua spada, Gram, nel cuore di Fafnir mentre strisciava sopra la fossa fino all’acqua. Regin scappรฒ via impaurito, lasciando Sigfrido al compito. Mentre Sigfrido scavava, Odino apparve sotto forma di un vecchio con una lunga barba, consigliando al guerriero di scavare altre trincee in cui far scorrere il sangue di Fafnir, presumibilmente affinchรฉ Sigfrido non annegasse nel sangue. La terra tremรฒ e il terreno circostante tremรฒ all’apparizione di Fafnir, che soffiรฒ veleno sul suo cammino mentre si dirigeva verso il ruscello. Sigfrido, imperterrito, pugnalรฒ Fafnir alla spalla sinistra mentre strisciava sopra il fossato in cui giaceva e riuscรฌ a ferire mortalmente il drago. Mentre la creatura giaceva morente, parlรฒ a Sigfrido e gli chiese il suo nome, la sua discendenza e chi lo avesse mandato in una missione cosรฌ pericolosa. Fafnir capรฌ che era stato suo fratello Regin a tramare e predisse che Regin avrebbe causato anche la morte di Sigfrido. Sigfrido disse a Fafnir che sarebbe tornato alla tana del drago e avrebbe preso tutto il suo tesoro. Fafnir avvertรฌ Sigfrido che chiunque possedesse l’oro sarebbe stato destinato a morire, ma Sigfrido rispose che tutti gli uomini un giorno sarebbero comunque morti, ed รจ il sogno di molti uomini essere ricchi fino a quel giorno della loro morte, quindi avrebbe preso l’oro senza timore.
Fรกfnir kvaรฐ:โรgishjalm bar ek of alda sonum,meรฐan ek of menjum lรกk;einn rammari hugรฐumk รถllum vera,fannk-a ek svรก marga mรถgu.โ
Sigurรฐr kvaรฐ:โรgishjalmr bergr einungi,hvar skulu vreiรฐir vega;รพรก รพat finnr, er meรฐ fleirum kemr,at engi er einna hvatastr.โ Fafnir disse :Lโelmo della paura che indossavo per spaventare lโumanitร , Mentre custodivo il mio oro giacevo; Mi sembrava piรน potente di qualsiasi uomo, Non ne ho mai trovato uno piรน feroce.
Sigurth disse:โLโelmo della paura sicuramente nessun uomo protegge Quando affronta un nemico valoroso; Spesso si scopre, quando si incontra il nemico, Che non รจ il piรน coraggioso di tutti.โ Nel poema, lโElmo di Terrore era un oggetto fisico preso dal tesoro del drago Fรกfnir, benchรจ non vi sia certezza si tratti di un oggetto o una forma pura di potere magico non รจ nemmeno certo che si collegato esclusivamente con credenze pagane precristiane.
Fรกfnir fu una volta un nano, che si trasformรฒ in un drago dopo essere stato maledetto dal tesoro che custodiva. Usรฒ รgishjรกlmur per difendere il suo tesoro da coloro che avrebbero cercato di rubarlo. Lโeroe conosciuto come Sigurd uccise il drago e gli tolse รgishjรกlmur.
Il simbolo รจ stato utilizzato nei secoli successivi e veniva indossato tra le sopracciglia dei guerrieri per aiutarli in battaglia.
Regin tornรฒ quindi da Sigfrido dopo che Fafnir fu ucciso. Corrotto dall’aviditร , Regin progettรฒ di uccidere Sigfrido dopo che questi gli avesse cucinato il cuore di Fafnir, e di prendere tutto il tesoro per sรฉ. Tuttavia, Sigfrido, avendo assaggiato il sangue di Fafnir mentre cucinava il cuore, acquisรฌ la conoscenza del linguaggio degli uccelli e venne a conoscenza dell’imminente attacco di Sigfrido dalla discussione tra gli uccelli oรฐinnici (di Odino) e uccise Regfrido decapitandolo con Gram. Sigfrido mangiรฒ quindi parte del cuore di Fafnir e tenne il resto, che sarebbe poi stato dato a Gudrun dopo il loro matrimonio.
Alcune versioni sono piรน specifiche riguardo al tesoro di Fรกfnir, menzionando le spade Ridill e Hrotti, l’elmo del terrore e una cotta di maglia dorata.
In Wagner
Fafnir custodisce il tesoro d’oro in questa illustrazione di Arthur Rackham tratta dal Sigfrido di Richard Wagner.
Fafnir appare (come “Fafner”) nel ciclo operistico epico di Richard Wagner, L’anello del Nibelungo (1848-1874), sebbene all’inizio della sua vita fosse un gigante anzichรฉ un nano. Nella prima opera, L’oro del Reno (1869), che trae spunto dal Gylfaginning, Fafner e suo fratello Fasolt cercano di impossessarsi della dea Freia, ispirata a Idun, promessa loro da Wotan, il re degli dei, in cambio della costruzione del castello del Valhalla. Fasolt รจ innamorato di lei, mentre Fafner la desidera perchรฉ senza le sue mele d’oro gli dei perderebbero la loro giovinezza. I giganti, principalmente Fafner, accettano di accettare in cambio un enorme tesoro rubato al nano Alberich. Il tesoro include l’elmo magico Tarnhelm e un anello magico del potere. Mentre si dividono il tesoro, i fratelli litigano e Fafner uccide Fasolt e prende l’anello per sรฉ. Fuggito sulla Terra, usa l’Elmo del Tarn per trasformarsi in un drago e custodisce il tesoro in una grotta per molti anni, prima di essere infine ucciso dal nipote mortale di Wotan, Sigfrido, come raffigurato nell’opera omonima. Si pensa che i giganti rappresentino la classe operaia. Tuttavia, mentre Fasolt รจ un rivoluzionario romantico, Fafner รจ una figura piรน violenta e gelosa, che trama per rovesciare gli dei. In molte produzioni, viene mostrato mentre torna alla sua forma originale di gigante mentre pronuncia il suo discorso di morte a Sigfrido.
In Tolkien
ร chiaro che gran parte dell’opera di Tolkien sia stata ispirata dal Mito Nordico. Si possono tracciare molti parallelismi tra Fafnir e Smaug, ne Lo Hobbit, cosรฌ come tra Fafnir e Glaurung, il primo drago della Terra di Mezzo, che viene ucciso da Tรบrin. Lo scambio di battute tra Bilbo e Smaug rispecchia quasi quello tra Fafnir e Sigfrido. La differenza principale รจ che la conversazione con Sigfrido avviene dopo che il colpo mortale รจ stato inferto. Ciรฒ รจ molto probabilmente dovuto all’effetto drammatico, poichรฉ Bilbo ha una posta in gioco molto piรน alta quando parla con Smaug. Anche l’altro drago, Glaurung, presenta molte somiglianze. Nel Libro dei Racconti Perduti di Tolkien, Glaurung รจ descritto come un drago incapace di volare che accumula oro, respira veleno e possiede “grande astuzia e saggezza”. Nel libro di Tolkien I Figli di Hรบrin, viene ucciso da Tรบrin dal basso, proprio come Fafnir. Anche Turin e Glaurung hanno uno scambio di battute dopo che รจ stato inferto il colpo mortale.
Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: โNella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio lโuomo รจ ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilitร , si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. โQuesti sono i livelli in generale. Ma ce nโรจ uno che li trascende, ed รจ il piรน eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via รจ consapevole che non finirร mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Viaโ. Si dice che una volta il maestro Yagyu osservรฒ:
โIo non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stessoโ.
ๆณ็ๆฎฟใฏใไบบใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใ่ชๅใซๅใค้ใฏๅใใใพใใใใ Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa piรน abile di ieri, domani piรน abile di oggi. Lโaddestramento non finisce mai.
Ogni ideogramma ha un significato base, ma il contesto poetico e filosofico (che richiama il Taoismo e la spiritualitร cinese) puรฒ ampliarne o modificarne l’interpretazione.
Alcuni caratteri, come ๆญธ (guฤซ) e ไธ (yฤซ), si ripetono, enfatizzando temi di ritorno all’origine e unitร .
็ (qรฌ) รจ una forma arcaica di “ๆฐฃ”, usata spesso in contesti mistici o taoisti per indicare l’energia primordiale.
Ritorna lo spirito, torna al nulla, torna allโuno perfetto, Tutte le cose scaturiscono dal Tao, un soffio vitale le guida.
Tre semplici parole, Custodiscono un mistero profondo e meraviglioso.
Ognuno ha la sua visione, il suo dire, Chi ha natura spirituale comprende spontaneamente.
Coltiva il cuore autentico, libera il mondo terreno, Non contendere col mondo: questo รจ il vero coltivare.
La vita, in mille forme, รจ tutta bellezza, Ogni illusione, alla fine, รจ vuoto e nulla.
Il volume 42 di Rixia Jiuwen Kao pubblicรฒ la poesia โPoesia imperiale per la sala Guangmingโ scritta dallโimperatore Qianlong : โOggi sono le Tre Terre Pure, il fondamento della longevitร della precedente dinastia. Il palazzo rosso รจ custodito da tigri e leopardi, e il palazzo verde รจ coperto dalla grazia del re. Le gru stanno su cipressi millenari e le nuvole si condensano in funghi di cinque colori. I gradini sono fatti di giada e i preziosi elefanti sono fatti dโoro. Come posso invidiare la magia degli immortali? Prego solo per il sole e la pioggia, vengo qui per digiunare con un cuore vigile e servire disinteressatamenteโ
Nella primavera del 26ยฐ anno del regno dellโimperatore Guangxu (1900), i Boxer eressero altari nel tempio Hongren (tempio Chandan) e nella sala Daguangming per praticare la boxe. Questi due altari divennero poi le basi di supporto dei Boxer per il loro attacco di fuoco alla chiesa Xishiku . Allo stesso tempo, tutti i presunti โtraditoriโ (cristiani stranieri) catturati dai Boxer venivano radunati su questi due altari per โbruciare la confessione della loro fedeโ. Se la confessione non โiniziavaโ (cioรจ, quando si bruciava la confessione sparsa, la fiamma non poteva essere espulsa nellโaria) o โlโincenso principaleโ non poteva essere bruciato (cioรจ, quando si bruciava un incenso alto, non cโera un bastoncino di incenso che non cadesse o si sciogliesse), allora questa persona veniva confermata come un โtraditoreโ e sarebbe stata giustiziata immediatamente senza pietร . Questi due altari divennero il nucleo del โvecchio gruppoโ della rivolta dei Boxer. Nellโagosto dello stesso anno, dopo che lโAlleanza delle Otto Nazioni invase Pechino, i due altari vennero immediatamente occupati. Per rappresaglia, lโAlleanza delle Otto Nazioni diede fuoco al Tempio del Legno di Sandalo, alla Grande Sala Guangming e alle sale affiliate.
La societร di giustizia e concordia era una societร segreta fondata nella provincia dello Shandong da persone che erano state portate alla rovina dall’imperialismo e da disastri naturali.
I membri erano detti anche boxer, tradotto letteralmente pugile, รจ dovuto al fatto che inizialmente questo movimento si chiamava Yihequan (ไนๅๆณ) traducibile come Pugni di giustizia e concordia ed i mezzi di informazione occidentale utilizzarono semplicemente la traduzione del termine Quan (Pugno). In un secondo momento, quando vi fu un riconoscimento da parte del governo imperiale, questa societร segretacinese assunse il nome Yihetuan (ไนๅๅข).
La rivolta dei Boxer fu inizialmente formata da organizzazioni di villaggi indipendenti nella Cina settentrionale di quel periodo. Poichรฉ si trattava di una societร segreta, le identitร di molti membri sono sconosciute, quindi รจ difficile stimare con precisione il numero totale dei partecipanti, ma potrebbe arrivare fino a centinaia di migliaia. Nelle prime fasi del movimento, la ribellione dei Boxer si concentrรฒ sull’attacco al governo Qing . [ 5 ] Tuttavia, presto si rivolse a chiedere “il sostegno ai Qing e la distruzione delle potenze straniere”, sostenendo il governo Qing mentre si resisteva alle forze straniere . [ 6 ] [ 7 ]
A partire dall’estate del 1900, i membri della ribellione dei Boxer iniziarono a distruggere grandi quantitร di proprietร possedute da stranieri in Cina a quel tempo, come strutture moderne come ferrovie e telegrafi , arrestando e uccidendo anche un gran numero di missionari cristiani e cristiani cinesi . [ 8 ] Successivamente i Boxer iniziarono a sostenere l’imperatrice vedova Cixi e in seguito presero parte alla resistenza alla conseguente invasione alleata , che distrusse quasi completamente i Boxer e alla fine pose fine al movimento, ma alcuni dei suoi membri continuarono a partecipare ad altre attivitร di societร segrete in tutta la Cina . [ 9 ] [ 10 ]
Nel mondo anglosassone, i Boxer erano comunemente chiamati “Boxers” perchรฉ la maggior parte dei loro membri praticava le arti marziali cinesi (conosciute all’epoca come ” boxe cinese ” ) . [ 11 ] [ 12 ] Sebbene l’organizzazione e i suoi predecessori fossero stati diffusi tra la gente sin dalla metร degli anni 1880, fu chiamata per la prima volta “Yiminhui” dal mondo esterno in un rapporto presentato dalla dinastia Qing nel 1899 per risolvere i disordini nelle province di Shandong e Zhili . [ 13 ] Successivamente, nei resoconti successivi, si รจ scoperto che questo nome era un errore e il nome effettivo dovrebbe essere “Boxer Rebellion” [ 14 ] .
La rivolta dei Boxer fu conosciuta come “Plum Blossom Fists” durante il 1898, ma questo nome cadde in disuso dopo il 1899. [ 15 ]
Alcune societร segrete della dinastia Qing, come la Societร della Grande Spada e la Societร del Loto Bianco , avevano spesso un potere e un’influenza notevoli. Queste organizzazioni spesso utilizzavano i loro membri armati per trarre vantaggio dalla mancanza di ordine e dalla corruzione dilagante in molte parti della Cina in quel periodo per esercitare il controllo e diffondere influenza su vaste aree della Cina remota e persino centrale .
Esecuzione di un boxer alcuni militari Usa osservano nella folla
Boxer delle societร segrete marziali
Marinai italiani della Marco Polo
Truppe delle Nazioni
Vignetta satirica sulla spartizione Straniera
Esecuzioni dei boxer su missionari cristiani
Lo storico britannico Peter Fleming, giungeva alle stesse conclusioni e precisava che le pretese secolari dei missionari cattolici erano senza limiti. In una istanza al trono, presentata il 15 marzo 1899, essi chiedevano che si riconoscessero loro, incondizionatamente e interamente, i diritti politici e i privilegi concessi ai cinesi di altissimo rango: per esempio l’equiparazione dei vescovi ai governatori generali. Fleming commentava cosรฌ:
ยซL’effetto di questo provvedimento sull’opinione pubblica cinese puรฒ essere valutato approssimativamente immaginando quale sarebbe stata la reazione britannica se nel XIX secolo fosse stato annunciato nel bollettino di Corte che gli stregoni piรน anziani dovevano essere considerati pari ai governatori nell’ordine delle precedenze.ยป
(Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagine 53-54.)
I Boxer si batterono da principio, oltre che per la salvaguardia delle tradizioni nazionali contro l’ยซinquinamentoยป straniero, anche in difesa dei contadini contro le soperchierie dell’amministrazione imperiale e dei grandi signori cinesi, ma i governanti di Pechino riuscirono poi a incanalare solo contro gli stranieri tutto l’odio dei Boxer.[10] La rivolta iniziรฒ nel nord della Cina come movimento contadino, anti-imperialista e antistraniero. Gli attacchi erano rivolti verso gli stranieri che stavano costruendo le ferrovie e violando il feng shui, e verso i cristiani, considerati responsabili della dominazione straniera in Cina. Nel complesso chi pagรฒ il prezzo piรน alto furono i cinesi cristiani, molte migliaia dei quali furono uccisi, e in grandissima maggioranza, 18 000, erano cattolici. Iniziata nello Shandong, diffusasi poi nello Shanxi e nell’Hunan, la rivolta dei Boxers raggiunse anche lo Tcheli Orientale Meridionale, allora vicariato apostolico di Xianxian, affidato ai gesuiti, ove i cristiani uccisi si contarono a migliaia. Secondo alcuni storici, in tale vicariato furono uccisi circa 5 000 cattolici, di cui 3 069 identificati,[11] soprattutto nelle province di Shandong e Shanxi.
Un Boxer durante la rivolta.
Nel maggio del 1898 una parte dei Boxers โ i quali, sostituendo il secondo carattere nella scrittura del proprio nome, ora si facevano chiamare ยซYi He Tuanยป, cioรจ ยซBande della Giusta Armoniaยป – era diventata un’organizzazione volontaria di confine tra lo Shantung e il Chi li โ la provincia intorno a Pechino – e il governatore dello Shantung, Chang Ju-mei, aveva comunicato al governo che intendeva incorporarli nella milizia locale. Ma i primi accenni di parte occidentale all’attivitร dei Boxer paiono risalire solo al maggio 1899, in seguito ai primi moti anticristiani. Da allora gli attacchi sferrati contro le missioni, i convertiti cinesi e i bianchi andarono aumentando e, quando il 31 dicembre 1899 venne ucciso un missionario protestante inglese, il corpo diplomatico cominciรฒ a preoccuparsi. Vennero fatti passi congiunti presso lo Tsung-li Yamen – il ministero degli Esteri cinese – il 27 gennaio 1900, il 27 febbraio, il 5 e il 16 marzo e infine il 3 aprile chiedendo la messa fuori legge dei Boxers.
Nel giugno 1900 i boxer attaccarono il Quartiere delle legazioni a Pechino, assedio sostenuto anche da reparti dell’esercito regolare con il tacito consenso dell’imperatrice Cixi. I membri dei Gruppi di giustizia e concordia erano chiamati semplicemente ยซBoxerยป dagli occidentali, per via della presenza della parola ยซpugnoยป (ๆณ๏ผQuan) nel nome originale. Man mano che le violenze e gli eccidi di convertiti aumentavano, i dispacci inviati in Europa si infittivano e, giร il 7 marzo, i ministri plenipotenziari occidentali avevano suggerito ai rispettivi governi una dimostrazione navale congiunta per premere sul governo cinese. Washington, Berlino e Roma accettarono e stabilirono l’invio di navi a Ta ku, il porto piรน vicino alla capitale; Parigi mise le proprie in preallarme e, davanti a questi movimenti, anche Londra stabilรฌ di mandare un paio di unitร . A questo si aggiunse la spaventata e molto soggettiva interpretazione dei fatti fornita ai diplomatici occidentali il 19 maggio dal vescovo cattolico francese Favier, il quale aveva concluso il suo rapporto chiedendo 50 uomini per proteggere il Pei T’ang, la Cattedrale. L’indomani erano stati trovati affissi per le vie dei manifesti in cui i Boxer annunciavano l’inizio del massacro degli stranieri il primo giorno della quinta luna; ma a ben vedere, se negli ultimi cinque mesi erano piovute minacce contro i ยซdiavoli occidentaliยป, dopo la morte del missionario inglese c’era stato solo il ferimento leggero d’un impiegato francese e null’altro.
Allarmati da questi segnali di pericolo, il 28 maggio i diplomatici avevano perรฒ stabilito di chiamare truppe e ne avevano informato lo Tsung li Yamen. Questo, molto a malincuore, aveva dato il permesso formale; ma il ministro francese Pichon aveva giร mandato ordini in tal senso a Ta ku. In realtร c’era nell’aria una forte tensione, ma non si parlava ancora di sollevazione e forse non sarebbe neanche scoppiata senza il richiamo dei reparti adibiti alla guardia alle legazioni. La notizia di esso inasprรฌ gli animi. Il 31 un gruppo di ingegneri ferroviari francesi e belgi venne aggredito a cinquanta chilometri da Tientsin: quattro furono uccisi alcuni altri feriti e si ritenne il fatto โ non a torto โ un’ulteriore conferma del pericolo in cui versavano gli Occidentali.
Il 1ยบ giugno cominciarono ad arrivare i distaccamenti di una spedizione internazionale guidata da un sodalizio chiamato “alleanza delle otto nazioni“: le navi europee, giapponesi e americane al largo dei Forti Taku fecero arrivare un contingente di 436 marinai (75 russi, 75 inglesi, 75 francesi, 60 statunitensi, 50 tedeschi, 41 italiani, 30 giapponesi e 30 austriaci) a Pechino per proteggere le rispettive delegazioni. Il 10 giugno l’ammiraglio britannico Seymour comunicรฒ a Londra da Taku che sarebbe partito quella mattina stessa per Pechino con i 2 000 marinai del secondo contingente occidentale โ tra cui un altro contingente di marinai italiani. Come forze erano piรน dimostrative che altro; ma il loro movimento verso Pechino aveva preoccupato il popolo, esacerbato i Boxer e intimorito il Governo, il quale, giร xenofobo di per sรฉ, come era logico non gradiva certo la presenza di militari stranieri armati nella propria capitale.
L’11 giugno venne avvistato il primo Boxer, vestito con il suo abito caratteristico, nel quartiere delle legazioni. Il ministro tedesco Clemens von Ketteler e i soldati tedeschi catturarono un ragazzo Boxer e lo giustiziarono senza motivo.[12] Come risposta, migliaia di Boxer irruppero nella cittร di Pechino lo stesso pomeriggio e bruciarono la maggioranza delle chiese e delle cattedrali cittadine, bruciando vive alcune persone.[13] I soldati dell’ambasciata britannica e delle legazioni tedesche spararono e uccisero alcuni Boxer,[14] inimicandosi la popolazione della cittร .
Il governo della dinastia Qing rappresentato dall’imperatrice Cixi si rivelรฒ di fatto impotente; la governante viveva in un continuo clima di sospetto, che la portava a temere tutti, compresi i cinesi nazionalisti (per i quali, in effetti, i sovrani mancesi erano una dinastia di usurpatori stranieri); Cixi odiava perรฒ di piรน gli europei e le loro ยซdiavolerie moderneยป: non per caso, all’interno della Cittร Proibita erano vietati il telefono e l’uso delle biciclette. Anche se il governo Qing condannรฒ formalmente le azioni violente, non ne perseguรฌ dunque i responsabili e, anzi, dopo l’inizio dell’assedio alle legazioni, il 20 giugno 1900 dichiarรฒ guerra alle otto potenze.
La situazione infatti, fattasi sempre piรน tesa, giunse infine al punto di rottura proprio in quella giornata, quando la stessa imperatrice cinese Cixi spinse i Boxer ad attaccare e assediare il quartiere di Pechino dov’erano insediate le delegazioni straniere. Chi salvรฒ la situazione dal disastro totale furono i vicerรฉ cinesi, che riuscirono a impedire l’estensione delle ostilitร al di fuori delle regioni settentrionali. Li Hung-chang, uno dei tre vicerรฉ delle provincie meridionali, di propria iniziativa all’inizio delle ostilitร aveva telegrafato ai diplomatici cinesi all’estero che i combattimenti a Taku non erano scoppiati per ordine del trono e che di questo bisognava informare i governi occidentali e domandare loro una tregua per una soluzione negoziata del conflitto.
Quando poi da Pechino venne la dichiarazione di guerra, Li e i suoi due colleghi Chang Chih-tung e Liu K’un-i, decisero di ignorarla, interpretando la frase che nel decreto del 20 giugno ordinava ai vicerรฉ di ยซunirsi per proteggere i loro territoriยป nel senso di scegliere la via migliore per salvaguardare le provincie a cui erano preposti. E quale modo migliore del restare inattivi e in pace? La stessa strada fu seguita dal vicerรฉ dello Shantung (Shandong) – Yรผan Shih-k’ai – e in questo modo tutti e quattro riuscirono a tener lontana la guerra dai loro territori e a dare consistenza alla tesi, successivamente sostenuta dal Governo cinese, che l’assedio delle legazioni era stata un’iniziativa dei Boxer in rivolta contro la dinastia, alla quale oltretutto erano sfuggite di mano pure gran parte delle forze regolari stanziate fra Taku e Pechino.
Stabilito questo atteggiamento e allacciate relazioni piรน o meno formali con le Potenze, ben liete dal canto loro di poter circoscrivere i combattimenti alla zona fra il mare e Pechino, i vicerรฉ cominciarono a farsi sentire nella capitale; ma non ottennero nulla. L’entrata a Pechino del corpo di spedizione internazionale indusse il 14 agosto 1900 l’imperatrice vedova Cixi, l’Imperatore, e i piรน alti ufficiali a fuggire dal Palazzo Imperiale per Xi’an, da dove inviarono Li Hongzhang per le trattative di pace.
Il governo cinese fu costretto a dare un indennizzo alle vittime e a fare altre concessioni: il quartiere delle legazioni, al centro della capitale, viene ingrandito e vietato ai residenti cinesi; esso venne posto sotto il controllo permanente delle truppe straniere, al pari di dodici punti sulle vie di accesso da Pechino al mare. Inoltre il principe Duan fu mandato in esilio nel piรน profondo della Cina, a 4 000 chilometri dalla capitale, nella zona di Kashgar. Vari responsabili del massacro di Pechino furono autorizzati dall’imperatrice a suicidarsi. Altre riforme successive alla crisi del 1900 causarono, almeno in parte, la fine della dinastia e la nascita della Repubblica Cinese che mantenne il controllo del continente fino al 1949, per poi controllare, come ancora oggi, la sola Taiwan piรน alcune piccole isole minori.
Ubicazione delle legazioni diplomatiche straniere e delle prime linee durante l’assedio di Pechino.
Scena del delitto del barone von Ketteler, che ha segnato l’inizio dei ยซ55 giorni di Pechinoยป. Fotografia scattata intorno al 1902.
Per volere della Germania fu eretto, fra il 1901 e il 1903, nel luogo dell’assassinio, a Pechino, un arco di trionfo (in foto: Ketteler-Denkmal) con le scritte in latino, tedesco e cinese in ricordo del barone von Ketteler. Poco prima che la Germania firmasse l’armistizio al termine della Grande Guerra il monumento fu abolito, ricollocato in nuova sede e rinominato Arco per la protezione della Pace. Attualmente รจ ancora esistente e visibile.
Le legazioni di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Austria-Ungheria, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Stati Uniti, Russia e Giappone si trovavano nel quartiere delle legazioni di Pechino a sud della Cittร Proibita. Ricevuta la notizia dell’attacco ai forti di Taku il 19 giugno, l’imperatrice ordinรฒ immediatamente alle legazioni che i diplomatici e tutti gli altri stranieri avrebbero dovuto abbandonare Pechino sotto la scorta dell’esercito cinese entro 24 ore.[15]
La mattina successiva il plenipotenziario tedesco, barone Klemens Freiherr von Ketteler, fu ucciso per le strade di Pechino da un capitano Manciรน.[16] Gli altri diplomatici temevano che sarebbero stati uccisi anch’essi se avessero lasciato il quartiere delle legazioni, e cosรฌ non rispettarono l’ordine cinese di abbandonare Pechino. Il 21 giugno l’imperatrice Cixi dichiarรฒ guerra a tutte e otto le potenze straniere.
L’esercito regolare cinese e i Boxer assediarono il quartiere delle legazioni per 55 giorni, dal giugno al 14 agosto 1900; in esso trovarono rifugio 473 civili stranieri (di cui 149 donne e 79 bambini), 451 soldati di otto Paesi diversi[17] (il gruppo proveniente da Tianjin era riuscito ad arrivare poco prima) e oltre 3 000 cinesi convertiti al cristianesimo con i loro servitori.[18] Dall’altra parte della Cittร Proibita, nella cattedrale cattolica di Beitang, Monsignore Alphonse Favier, vicario apostolico di Pechino, assieme a 3 500 membri della comunitร cristiana cinese, riuscรฌ a resistere grazie all’aiuto di soli 43 marinai francesi e italiani.
Il discorso di Guglielmo II
Il kaiser Guglielmo II pronunciรฒ un esplicito invito a radere al suolo Pechino per vendicare il barone von Ketteler e, nel salutare a Brema, il 27 luglio 1900, il contingente tedesco in partenza per la spedizione punitiva internazionale, cosรฌ l’arringava:
ยซQuando vi troverete faccia a faccia con il nemico, sappiate batterlo. Nessuna grazia! Nessun prigioniero! Tenete in pugno chi vi capita sotto le mani. Mille anni fa, gli Unni di Attila si sono fatti un nome che con potenza รจ entrato nella storia e nella leggenda. Allo stesso modo voi dovete imporre in Cina, per mille anni, il nome ยซtedescoยป, di modo che mai piรน in avvenire un cinese osi anche solo guardare di traverso un tedesco.ยป
(Citato in J. Osterhammel, Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX, Einaudi, Torino 1992, pagina 321)
Il 4 agosto una forza di soccorso, chiamata Alleanza delle otto nazioni, marciรฒ da Tientsin verso Pechino. Era composta da circa 18 000 uomini (4 300 fanti russi (cosacchi e artiglieria), 8 000 fanti giapponesi, 3 000 britannici, per lo piรน fanteria, cavalleria e artiglieria di stanza in India, soldati e marine con artiglieria e una brigata francese di 800 uomini, provenienti dall’Indocina con artiglieria).[19]
Mentre parte del corpo di spedizione cercava di ripulire le sacche di resistenza intorno a Tianjin, massacrando i civili quando i Boxer riuscivano a eclissarsi, il ยซcorpo di liberazioneยป, al comando del generale inglese Gaselee, lasciava Tianjin e marciava su Pechino incontrando una debole resistenza.[20] Il 13 agosto le truppe delle otto nazioni si trovavano sotto le mura della capitale e l’indomani giapponesi, americani, francesi, russi e inglesi, suddivisi in quattro colonne, lanciarono l’attacco finale, preceduto dal fuoco di tutte le artiglierie.[21]
Vinta l’ultima resistenza, entrarono in cittร lo stesso 14 agosto 1900, liberando le legazioni e la cattedrale di Beitang. L’imperatrice vedova Cixi, travestita da contadina, fuggรฌ con l’Imperatore e i piรน alti ufficiali dal Palazzo imperiale per Xi’an, e inviarono Li Hongzhang per le trattative di pace. Nell’assedio persero la vita 76 combattenti (altri 150 avevano riportato ferite) e 6 bambini stranieri e qualche centinaio di cristiani cinesi; le perdite furono ben piรน gravi per gli assedianti.
I saccheggi e le violenze degli stranieri
I giapponesi decapitano un presunto Boxer
Esecuzione di Boxer dopo la ribellione
Subito dopo la liberazione degli assediati le forze internazionali procedettero alla spartizione della capitale. I partecipanti all’alleanza delle otto nazioni furono responsabili del saccheggio di molti manufatti storici di origine cinese, come quelli che si trovavano nel Palazzo d’Estate, e istigarono l’incendio di molti importanti edifici cinesi nel tentativo di sbaragliare i ribelli Boxer:
ยซA seguito della presa di Pechino, truppe della forza internazionale, eccetto italiani e austriaci, saccheggiarono la capitale e persino la Cittร Proibita, cosรฌ che molti tesori cinesi trovarono la loro via per l’Europa.ยป
(Kenneth G. Clark. THE BOXER UPRISING 1899 – 1900. Russo-Japanese War Research Society)
In questa fase, secondo tutte le fonti, il comportamento dei vincitori toccรฒ il culmine della crudeltร . Cosรฌ riferiscono Marianne Bastide, Marie-Claire Bergรจre e Jean Chesneaux:
ยซHa allora inizio una carneficina e un saccheggio sistematici che superano di gran lunga tutti gli eccessi compiuti dai boxer. A Pechino migliaia di uomini vengono massacrati in un’orgia selvaggia: le donne e intere famiglie si suicidano per non sopravvivere al disonore; tutta la cittร รจ messa al sacco, il Palazzo imperiale, occupato dalle truppe straniere, viene spogliato della maggior parte dei suoi tesori.ยป
(Marianne Bastide, Marie-Claire Bergรจre e Jean Chesneaux, La Cina, vol. II, Dalla guerra franco-cinese alla fondazione del Partito comunista cinese, 1885-1921, Einaudi, Torino 1974, pagina 118.)
Inviato di Le Figaro in Cina, il celebre scrittore Pierre Loti confermava nei suoi articoli ยซla smania di distruzione e la furia omicidaยป contro l’infelice ยซCittร della Purezzaยป:
ยซCi sono venuti i giapponesi, eroici piccoli soldati di cui non vorrei parlar male, ma che distruggono e uccidono come in altri tempi le orde barbare. Ancora meno vorrei sparlare dei nostri amici russi, ma hanno spedito qui cosacchi provenienti dalla vicina regione tartara, siberiani mezzo mongoli, tutta gente abilissima a sparare, ma che concepisce ancora la battaglia alla maniera asiatica. Poi sono arrivati qui gli spietati cavalieri d’India, delegati dalla Gran Bretagna. L’America ha inviato i suoi mercenari. Non c’era piรน nulla di intatto quando sono arrivati, nella prima eccitazione della vendetta contro le atrocitร cinesi, gli italiani, i tedeschi, gli austriaci, i francesi.ยป
(Pierre Loti, Les Derniรจrs jours de Pรฉkin, Calmann-Lรฉvy, Parigi 1901, pagine 75-76.)
Il generale Chaffee, dal canto suo, riferiva ai giornalisti che si poteva seriamente affermare:
ยซche dopo la presa di Pechino, per ogni boxer che รจ stato ucciso sono stati trucidati quindici innocenti portatori o braccianti di campagna, compresi non poche donne e bambini.ยป
(Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagina 359.)
Il saccheggio di Pechino, con il suo codazzo di uccisioni, durรฒ ancora per molti mesi, mentre ciascun contingente accusava gli altri di rapacitร e sosteneva, per proprio conto, di avere le mani nette. A questo scaricabarile poneva drasticamente fine il feldmarescialloAlfred von Waldersee, comandante del contingente tedesco:
ยซOgni nazionalitร dร la palma all’altra nell’arte del saccheggio, ma in realtร ognuna e tutte vi s’immersero a fondo.ยป
(Citato in Peter Fleming, La rivolta dei boxers, Dall’Oglio, Varese 1965, pagine 344-345.)
Il contingente italiano prese parte, con gli altri contingenti, a stragi, a saccheggi, a incendi di interi abitati, alla decapitazione pubblica di Boxer o presunti tali.[22] La stessa relazione ufficiale del Ministero per la Guerra non nascondeva, per esempio, che dalla spedizione su Pao-ting (ยซuna delle piรน gravi rappresaglie compiute dagli alleati sulla popolazione cineseยป)[23] e dalla conseguente occupazione della banca e la confisca del suo intero deposito, agli italiani toccรฒ, come quota del bottino, la cifra di 26 000 dollari.[24]
Il tenente medico Messerotti Benvenuti scattรฒ delle fotografie il 22 dicembre 1900 a Pechino sulla decapitazione di un cinese sospettato di aver preso parte all’assassinio di un soldato italiano. Cinque immagini che cosรฌ il medico commentava: ยซSarรฒ d’animo cattivo, ma ti assicuro che il triste spettacolo, sebbene condotto in modo barbaro dal boia cinese e dai suoi aiutanti, non mi ha fatto quell’impressione che temevo di riportarne. Forse perchรฉ ero convinto della colpevolezza dell’individuo e della giustezza della punizioneยป.[25] Tra i suoi ricordi anche questa modesta poesiola che la dice lunga sulla pratica piรน diffusa dal corpo di spedizione:
ยซSe vogliamo confessarci andiam dal bonzo nella pagoda. Se non troviamo nulla da razziare noi gli rubiamo i cristi sull’altare. Ciascuno รจ convinto di far la sua parte seguendo un istinto: l’amore per l’arte.ยป
(Messerotti Benvenuti, Un italiano nella Cina dei boxer. Lettere e fotografie, 1900-1901, a cura di N. Labanca, Associazione Giuseppe Panini Archivi Modenesi, Modena 2000, pagina 56)
Nel settembre 1901 l’imperatrice Cixi fu costretta a firmare il Protocollo dei Boxer, che impose alla Cina una pesante indennitร di guerra: 450 milioni di tael (un tael per ciascuno dei 450 milioni di cinesi), pari a 67,5 milioni di sterline dell’epoca, garanzia per il ripristino delle dogane, che del resto erano giร in mano agli occidentali dal 1859. Le riparazioni di guerra sarebbero state pagate in oro in trentanove annualitร e con gli interessi, e sarebbero state pari a 982 238 150 tael, interessi (4% all’anno) inclusi. La Cina pagรฒ 668 661 220 tael d’argento dal 1901 al 1939, equivalenti a circa 61 miliardi di dollari americani a paritร di potere d’acquisto.[26]
Le potenze alleate che avevano partecipato alla spedizione imposero alla Cina un indennizzo per le spese di guerra sostenute. Si trattava di una cifra assolutamente gravosa: 450 milioni di Haikvan taels d’argento, pari a 1 687 500 000 lire dell’epoca. Di questa somma spettavano all’Italia 26 617 000 taels, pari a circa 99 813 768 lire.[27]
Truppe dell’Alleanza delle otto nazioni nel 1900. Da sinistra: Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, India britannica, Germania, Francia, Austria-Ungheria, Italia, Giappone.
All’inizio di giugno alcuni reparti dell’esercito italiano sbarcarono in Cina, seguito successivamente da un corpo di spedizione italiano in Cina, che partecipรฒ alla difesa del quartiere delle legazioni e a quella della Cattedrale Cattolica, il Beitang facendo meritare la Medaglia d’oro al valor militare ai due comandanti, Federico Tommaso Paolini (nelle Legazioni) e Angelo Olivieri (nel Beitang); un plotone sbarcato dalla Regia Nave Calabria e al comando del tenente di vascello Sirianni che proseguรฌ con la colonna Seymour, mentre un altro, piรน piccolo, di 20 marinai e comandato dal sottotenente di vascello Ermanno Carlotto โ medaglia d’oro alla memoria โ prese parte alla difesa di Tientsin, che permise di tener aperta la strada di Pechino alle forze occidentali in via di concentrazione. Infine un plotone da sbarco, al comando del tenente di vascello Giambattista Tanca, fu all’attacco e presa dei forti di Taku sulla costa. Al largo restava la Forza Navale Oceanica italiana, affidata al contrammiraglio Camillo Candiani da cui si attinsero uomini per costituire un Battaglione Marinai.
Fanteria montata italiana a Tientsin nel 1900.
Arrivarono poi le forze di terra, definite ufficialmente Regie Truppe Italiane nell’Estremo Oriente: il I battaglione di fanteria, il I Bersaglieri, una batteria d’artiglieria da montagna, un plotone cavalleggeri esplorante, una batteria mitragliatrici, un distaccamento misto del Genio, un Ospedaletto da Campo, un drappello di Sussistenza e una sezione Carabinieri Reali, per un complesso di 1 965 uomini (83 ufficiali e 1 882 soldati) e 178 quadrupedi,[28] al comando del colonnello Garioni e gli effettivi italiani in Cina salirono da 578 a 2 543, su 65 610 delle forze internazionali ed operarono per un anno, sia nell’entroterra, sia nell’allargamento dell’occupazione sulla costa, prendendo il 2 ottobre i forti di Shan hai kwan, Pei Ta Ho e Shu Kwan Tao, localitร costiere per le quali passava la linea ferroviaria da Tientsin alla Manciuria, rientrando rapidamente dopo aver lasciato a Shan hai kwan un distaccamento della Regia Marina.
Agli italiani vennero affidate diverse missioni per smorzare le ultime resistenze all’interno della Cina. Si ricorda quella del 2 settembre, consistente nell’espugnare i forti di Chan-hai-tuan: un incarico particolarmente gravoso, se si considera che giร altri reparti vi si erano cimentati invano, e che nel frattempo agli assediati erano giunti due squadroni di cavalleria di rinforzo. Gli italiani annoveravano 470 uomini su tre compagnie, due di bersaglieri e una di marinai, e malgrado l’inferioritร numerica degli attaccanti il nemico fu costretto dopo tre assalti a ritirarsi, abbandonando persino le armi per correre piรน velocemente. In un’altra circostanza i francesi, in segno di spregio agli ordini del feldmaresciallo tedesco Alfred Graf von Waldersee, avevano occupato il villaggio di Paoting-fu, che era stato affidato al controllo degli italiani e dei tedeschi, prima ancora che questi potessero giungervi. Il colonnello Garioni perรฒ, per nulla disposto a subire l’affronto senza reagire, una notte, alla testa di 330 uomini, riuscรฌ ad introdursi a Cunansien, una cittadina in quel momento assediata dai francesi, e ad issare il tricolore nella sua piazza principale. Al termine delle operazioni l’Italia ottenne in perpetuo, a decorrere dal 7 giugno 1902, 457 800 mยฒ che costituirono la concessione italiana di Tientsin.
Impero austro-ungarico
Come membro delle nazioni Alleate, la marina austro-ungarica inviรฒ due navi scuola e gli incrociatori Kaiserin und Kรถnigin Maria Theresia, Kaiserin Elisabeth, Aspern, e Zenta e una compagnia di marine verso la costa settentrionale cinese nell’aprile 1900, con base nella concessione russa di Port Arthur. In giugno aiutarono a tenere la ferrovia del Tianjin contro le forze dei Boxer, e aprirono il fuoco contro diverse giunche sul fiume Hai nei pressi di Tong-Tcheou.
Presero inoltre parte alla conquista dei Forti di Taku, che dominano i dintorni di Tianjin, e all’arrembaggio e cattura di quattro cacciatorpediniere cinesi da parte del capitano Roger Keyes del Fame. Dopo la ribellione un incrociatore venne mantenuto permanentemente in Cina (presso il porto fortificato di Tsingtao, colonia della Germania) e un distaccamento di fanti di marina venne dispiegato all’ambasciata di Pechino. Il tenente Georg Ritter von Trapp venne decorato per il coraggio mostrato a bordo della Kaiserin und Kรถnigin Maria Theresa durante la Ribellione.