”il misurare se stessi in una speciale contemplazione della morte, vivere ogni giorno in un presente, come se fosse l’ultimo giorno , la direzione da imprimere al proprio essere come una forza magnetica che potrà anche non manifestarsi in questa esistenza con la rottura completa di livello ontologico propria alla ”iniziazione” ma che non mancherà di scattare al momento giusto, per portare oltre”
“L’essere umano vive in città, mangia senza fame, beve senza sete, si stanca senza che il corpo fatichi, rincorre il proprio tempo senza raggiungerlo mai. È un essere imprigionato, una prigione senza confini dalla quale è quasi impossibile fuggire. Alcuni esseri umani però a volte hanno bisogno di riprendersi la loro vita, di ritrovare una strada maestra. Non tutti ci provano, in pochi ci riescono…” Walter Bonatti
Potestne quicquam stultius esse quam quorundam sensus, hominum eorum dico qui prudentiam iactant? Operosius occupati sunt. Ut melius possint vivere, impendio vitae vitam instruunt. Cogitationes suas in longum ordinant; maxima porro vitae iactura dilatio est: illa primum quemque extrahit diem, illa eripit praesentia dum ulteriora promittit. Maximum vivendi impedimentum est exspectatio, quae pendet ex crastino, perdit hodiernum. Quod in manu fortunae positum est disponis, quod in tua, dimittis. Quo spectas? Quo te extendis? Omnia quae ventura sunt in incerto iacent: protinus vive.
Vi può essere qualcosa di più stolto che il pensiero di alcuni, dico di quegli uomini che vantano la loro previdenza? si alienano dalla vita con zelo speciale. Per poter vivere meglio, organizzano la loro vita con un dispendio di vita. Stabiliscono degli obbiettivi a lunga scadenza. Ma il maggior spreco della vita consiste nel rimandarla questo rimandare ci porta via la quotidianità, ci ruba il presente, mentre promette il futuro. Massimo impedimento al vivere è l’attesa che dipende dal domani e sciupa l’oggi. Tu disponi ciò che è nella mano della fortuna e lasci perdere ciò che è in mano tua. Dove guardi? Dove ti protendi? Tutto ciò che ha da venire giace in un’incertezza: vivi ora.
«Un albero non diventa solido e robusto se non è continuamente investito dal vento e sono queste raffiche che ne fanno il fusto compatto e ne rinsaldano le radici, che si abbarbicano con maggior forza al terreno; fragili sono invece quegli alberi che crescono in una valle tranquilla.»
Turpe est non ire sed ferri, et subito in medio turbine rerum stupentem quaerere, ‘huc ego quemadmodum veni?’ È vergognoso non avanzare, ma essere trascinati e, trovandosi improvvisamente in mezzo alla tempesta degli eventi, chiedersi stupiti: “Come sono arrivato a questo punto?
Marcet sine adversario virtus: tunc apparet quanta sit quantumque polleat, cum quid possit patientia ostendit. Scias licet idem viris bonis esse faciendum, ut dura ac difficilia non reformident nec de fato querantur, quidquid accidit boni consulant, inbonum vertant; non quid sed quemadmodum feras interest Senza un avversario, la virtù marcisce: si vede quanto grande essa sia, e quanto valga, solo allorquando mostra il suo potere col sopportar delle prove. Sappi dunque che gli uomini valorosi debbon far lo stesso: non devono temere ciò che è duro e difficile, non devono lamentarsi del destino, devono considerar come un bene e volgere in bene tutto ciò che accade. Non interessa ciò che tu sopporti, ma interessa la maniera in cui lo sopporti. Seneca
A mio parere un testo chiave per tutti coloro che intendano dare una svolta significativa alla propria esistenza, iniziando un percorso legato all’efficacissimo Metodo di Wim Hof