Con mitologia norrena, mitologia nordica o mitologia scandinava ci si riferisce all’insieme dei miti appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi, inclusi quelli che colonizzarono l’Islanda e le Isole Fær Øer, dove le fonti scritte della mitologia norrena furono assemblate. È da ritenersi un ramo della mitologia germanica (che include anche la mitologia anglosassone o inglese), che è il nucleo mitematico più antico. La mitologia germanica ha radici nella mitologia indoeuropea.
Per la maggior parte dell’età vichinga venne trasmessa oralmente e le nostre conoscenze al suo riguardo sono principalmente basate su testi medievali (in particolare le due versioni dell’Edda), compilati successivamente all’introduzione del Cristianesimo tra i popoli germanici.
Nella mitologia norrena,Huginn e Muninn, pensiero e memoria, sono due corvi associati al dio Odino. i due corvi viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie.
È da questi corvi che deriva il kenning dio-corvo che rappresenta Odino. Nella sua biografia su Tolkien, Humphrey Carpenter descrive un dettaglio importantissimo riguardo a un viaggio dell’autore in Svizzera nell’estate del 1911 nel quale avrebbe preso l’ispirazione del personaggio dopo aver acquistato una cartolina intitolata Der Berggeist« Prima di tornare in Inghilterra, Tolkien acquistò alcune cartoline illustrate, tra cui la riproduzione di un quadro di un artista tedesco, Josef Madlener. Il suo titolo è Der Berggeist (Lo spirito della montagna) e raffigura un vecchio con una lunga barba bianca seduto su una roccia sotto un pino, con indosso un cappello rotondo a tesa larga e un lungo mantello.
Josef Madlener. Der Berggeist
Tolkien conservò questa cartolina con ogni cura, e molto tempo dopo scrisse, sul frontespizio della cartellina in cui la conservava, “Ispirazione di Gandalf” » In una lettera del 1946, Tolkien afferma di aver concepito Gandalf come un “Vagabondo odinico” Altri autori hanno paragonato Gandalf al dio nordico Odino nella sua forma di Vagabondo, un vecchio uomo con un occhio solo, una lunga barba bianca, un ampio cappello bianco stropicciato, e un bastone. Gandalf viene anche denominato Corvotempesta (Stormcrow) da re Théoden.
Così è detto nel poema eddico Grímnismál, al XX canto: Huginn significa pensiero mentre Muninn memoria
« Huginn ok Muninn fliúga hverian dag iörmungrund yfir; óumk ek of Hugin at hann aptr ne komit, þó siámk meirr um Munin. »
« Huginn e Muninn volano ogni giorno alti intorno alla terra. Io ho timore per Huginn che non ritorni; ma ho ancora più timore per Muninn. »
Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido.
Odino ierofania di policrome funzioni Guerriero, Vate, conoscitore delle rune,Sciamano protettore dei viandanti…
Odino conosce i segreti delle rune, le lettere che, incise sul legno, sulla pietra, sulle lame delle spade, sulla lingua dei poeti, sugli zoccoli dei cavalli, sono l’origine stessa di ogni conoscenza e di ogni potere. Odino ottenne questa sapienza, diventando il primo Erilaz, ovvero il primo “maestro runico”, immolando sé stesso in sacrificio a sé stesso. Infatti per apprendere l’arte delle rune e della divinazione rimase appeso a un albero per nove giorni e nove notti (quindi si identifica nell’albero cosmico Yggdrasill).
Nell’Hávamál non viene citato il nome dell’albero ma si presume che sia il frassino Yggdrasill, nome che significa nientemeno che “destriero di Yggr”, dove Yggr “Terribile” è epiteto di Odino, e “destriero” è una kenning, una sorta di metafora, usata frequentemente per indicare la forca, oppure indica Sleipnir, identificando a sua volta l’albero col cavallo odinico.
Così nell’Hávamál, 139:(NON) « Veit ek, at ek hekk vindgameiði á nætr allar níu, geiri undaðr ok gefinn Óðni, sialfur sialfum mér, á þeim meiði er manngi veit hvers af rótum renn. » (IT) « Lo so io, fui appeso al tronco sferzato dal vento per nove intere notti, ferito di lancia e consegnato a Odino, io stesso a me stesso, su quell’albero che nessuno sa dove dalle radici s’innalzi. » (Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár CXXXVIII[6]) Al canto 142 invece si trova questa dissertazione: (NON) « Rúnar munt þú finna ok ráðna stafi, miök stóra stafi, miök stinna stafi, er fáði fimbulþulr ok gerðu ginnregin ok reist Hroftr rögna. » (IT) « Rune tu troverai lettere chiare, lettere grandi, lettere possenti, che dipinse il terribile vate, che crearono i supremi numi, che incise Hroftr degli dèi. »
Presso le antiche popolazioni la percezione del sovrannaturale e del divino convivevano e si fondevano con la realtà quotidiana e manifesta. Gli sciamani, dopo una “chiamata” dal mondo sovrannaturale, avvenuta in vari modi, divengono operativi come guaritori, viaggiatori di universi metafisici e piani spirituali, medium, psicopompi, evocatori atmosferici … a volte guerrieri. Gli sciamani guerrieri sono una realtà rara, di cui troviamo un esempio concreto nei popoli germanici, nati dalla fusione tra popolazione autoctone nord europee di agricoltori relativamente pacifici dediti a culti femminili e naturali con gli invasori e bellicosi indoeuropei che possedevano un pantheon affollato da virili guerrieri.
Lo sciamano così, l’uomo sacro oltre che essere utile alla comunità come “medicine man” e come intermediario presso gli Spiriti era anche un guerriero, e il più temibile. Secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, lo sciamanesimo è innanzitutto la padronanza delle tecniche dell’estasi. Lo sciamano non è un posseduto ma domina gli spiriti per l’utilità della tribù usando l’estasi per spostarsi tra i mondi. Proprio l’estasi è la tecnica sciamanica chiave di cui si servivano i guerrieri totemici germanici. Gli sciamani guerrieri appartenevano ad una casta a parte e si dividevano in gruppi che prendevano
Berserker (uomini orso), Ulfehdnar (lupo), Svinfylking (cinghiale). Alcuni storici ritengono che non si tratti di differenti gruppi di guerrieri di elitè, bensì di un unico gruppo di combattenti chiamati in modi differenti, in particolare i guerrieri cinghiale si riferirebbero ad una modalità di formazione d’attacco.
Pier Riffard, filosofo francese, specialista di esoterismo nel Dizionario dell’esoterismo, cita tra le grandi organizzazioni iniziatiche, gli uomini lupo Kuros lacedemoni, daci daci, luperci romani, berserkir nordici.
Dei Berserker e Ulfehdnar si parla nella Saga di Egil, nella Saga di Hrolf e nella Saga di Yngling, nella saga di Grettir, nella Saga di Egil, nell’Edda… anche lo storico latino Tacito ne fa menzione. Fino alla conversione al cristianesimo i berserker furono truppe d’elitè dei re scandinavi. Vennero banditi nel 1015, in quanto ultima vestigia del paganesimo irriducibile, e i gruppi organizzati scomparvero nel 1100. Furono proprio le storie sugli ulfehdnar a contribuire alle leggende popolari ,tra mito e storia, sui lupi mannari, il vescovo Olaus Magnus, ci parla di “Licantropi del Baltico”
Questi guerrieri erano votati al dio Wotan/Odino, il re degli dei di Asgard, il dio che al tempo stesso rappresentava il potere regale, la saggezza, la conoscenza e la forza e naturalmente era il dio sciamano.Attraverso tali rituali i guerrieri venivano pervasi da una furia sovrumana poiché era lo spirito stesso di Odino-Wotan che scendeva dentro di loro facendoli diventare forti come orsi o lupi o cinghiali , insensibili al ferro e al fuoco, tale stato di wodhizera definito anche “berserksgangr”. Il dio si accompagna con i suoi animali totemici: i due corvi parlanti Huggin e Munnin (Pensiero e Memoria) i lupi Geri e Freki (Affamato e Divoratore) ed a Sleipnir, il cavallo ad otto zampe (l’otto è il numero più vicino alla perfezione che è il nove, come sono nove i mondi che si diramano da Yggdrasil, il frassino che regge l’universo) che porta incise sui denti le Rune.
Proprio dal dio ricevevano protezione e forza, era Odino stesso ad inviare il furor e una volta morti sarebbero giunti nel paradiso degli eroi, il Walhalla , dove si addestravano accanto agli dei in attesa dell’ultima battaglia alla fine del mondo, il Ragnarok. Wotan deriva dalla radice indoeuropea WAT, cioè furore guerresco ispirato, che oltre all’ interpretazione di spietatezza e ferocia che usarono i cristiani per condannare queste pratiche, rappresenta una vera e propria rappresentazione dello spirito che si manifesta in tutta la sua potenza nel limitato corpo, veicolo temporale e che può quindi venirne trasformato. Proprio di questo furore guerresco (che i romani chiamavano furor, soprattutto riferendosi ai guerrieri celti ) questi guerrieri si avvalevano per combattere.
Un addestramento nelle tecniche sciamaniche infatti permetteva di padroneggiare le tecniche per raggiungere stati di coscienza alterati. Nello stato di furor i guerrieri divenivano simili alle bestie che li rappresentavano. Ringhiavano, ululavano, andavano in battaglia incuranti del freddo, della fame, della fatica, delle ferite, sprezzanti della morte che anzi sfidavano e cercavano in battaglia come lasciapassare sicuro verso il Walahalla, il paradiso degli eroi. In preda alla furia uccidevano chiunque si trovassero davanti. Si dice che potessero combattere mentre il corpo era addormentato nella tenda (viaggi con il corpo astrale o energetico, peculiarità dello sciamano) e che potessero morire a causa della furia ribollente che innalzava oltre misura la loro temperatura corporea e li consumava dall’interno se non veniva placata.
Västra Götaland, Götene, Källby, Västergötland, Fornminnen-Ristningar, hällmålningar och minnesmärken-Runristning/runsten
Lo stato di furia dei berserker era chiamato “berserkergang” e si manifestava prima con una sensazione di freddo e tremori in seguito la temperatura si innalzava tantissimo e il guerriero uccideva e distruggeva indiscriminatamente (si dice me mordessero gli scudi) in seguito alla furia per alcuni giorni il guerriero cadeva in uno stato di torpore e depressione, tanto da avvalorare l’ipotesi che per aiutare la furia si usassero alcolici e piante psicotrope per riuscire a padroneggiare l’Ond, ovvero una potente energia cosmica.
Secondo il mito era proprio Odino a guidare il guerriero nello stato di furia. Il rituale che portava alla furia era chiamato hamrammar (mutamento di forma) le cui modalità sembrano essere bevute rituali (bragafull) di una birra molto forte, l’uso di un preparato a base di amanita muscaria (fungo che a forti dosi può essere letale ma che opportunamente preparato funziona come allucinogeno e antidolorifico) ed erbe come la Digitale (che aumenta il battito cardiaco e l’adrenalina) e dei rituali di gruppo in cui si ricorreva a danze e canti fino allo sfinimento per raggiungere l’estasi.
Ma resta molto improbabile che un combattente si apprestasse allo scontro senza la lucidità necessaria per combattere
Alcune ipotesi narrano che i berserker combattevano da soli, mentre Uomini-Lupi e Uomini-Cinghiali usavano la forza del branco. Su una piastra in bronzo rinvenuta a Torslunda in Svezia, si riconosce un Guerriero Ulfehdnar con le proprie armi di appartenenza lancia e spada corta, la loro giacca di pelle era detto Vargstakkar.
Piastre di Torslunda sull’isola svedese di Öland periodo Vendel del VI e VII secolo.
Gli svinfylking combattevano in una particolar e formazione a cuneo dove i migliori due combattenti d’ascia “Rani” (musi) stavano alla punta. Tracce delle confraternite guerriere (Mannerbunde, in Sassone) restano nei nomi che hanno come radice Bjorn (orso), oppure hanno nel nome Ulf. Alcuni guerrieri avevano entrambi gli animali nel nome come Bjornulf e anche l’eroe del maggiore poema anglosassone Beowulf (orso-lupo). Lo stesso John Ronald Reuel Tolkien s’ ispirò ai berserker, con il personaggio Beorn, che aveva la capacità di diventare orso a suo piacimento per combattere.
Note : Licurgo il legislatore di Sparta deriva dall’antico nome greco Λυκοῦργος (Lykoûrgos), poi contratto in Λυκῦργος (Lykûrgos) e assunto in latino come Lycurgus. L’etimologia è dibattuta: il primo elemento del nome potrebbe essere λυκο- (lyko-), variante di λευκός (leukòs, “luminoso”) oppure λύκος (lýkos, “lupo”, al genitivo λυκου, lykou), mentre il secondo potrebbe essere ἔργον (érgon, “lavoro”) oppure εἴργω (eirgo, “tenere lontano”, “cacciare”) il nome viene quindi interpretato in varie maniere, come “creatore di luce” “opera dei lupi”, “lavoro dei lupi”, “che tiene lontani i lupi”, “che protegge dai lupi”, “cacciatore di lupi” o anche “colui che agisce come un lupo”
Presso ROMA
Tertia post Idus nudos aurora Lupercos aspicit, et Fauni sacra bicornis eunt.
«L’alba del 15 febbraio scorge i nudi Luperci, e si svolgono le cerimonie di Fauno bicorne» i Luperci, come «lupi», servivano un dio «lupo», rappresentandolo cultualmente. Nella festa dei Lupercalia a questo scopo servivano da fruste cinghie usate e fatte della pelle della capra sacrificata. I Luperci, correndo in giro nudi, cinti soltanto di un grembiule fatto della stessa pelle, picchiavano con quelle cinghie coloro che incontravano, purificandoli in questo modo. Questo loro atto si chiamava februare: un verbo che con Februus sta nei medesimi rapporti in cui il verbo greco φοιβάζειν (phoibazein = purificare) sta con l’appellativo di Apollo: Φοίβος (Febo). L’analogia più stretta citata per questo caso è quella degli hirpi Sorani, sacerdoti del dio del monte Soratte. Servio traduce il nome di questi sacerdoti – che certamente costituivano ugualmente una fera sodalitia – con la parola «lupo» e definisce il loro dio come il grande dio degli inferi […]
Fieri Nemici i Romani e i Daci entarmbi utilizzavano come elemento apotropaico il lupo
il significato di tutte le tecniche di «potere sul fuoco» e di «calore magico» è più profondo: indicano l’accesso a un certo stato estatico o a uno stato non condizionato di libertà spirituale. Ma il POTERE SACRO sperimentato come calore intensissimo non è ottenuto unicamente con tecniche sciamaniche e mistiche, è anche conquistato con le esperienze delle iniziazioni militari. Parecchi termini del vocabolario «eroico» indoeuropeo – “furor”, “ferg”, “wut”, “menos” – esprimono proprio il «calore intensissimo» e la «collera» che caratterizzano, sugli altri piani della sacralità, l’incorporazione della POTENZA. Proprio come uno “yogi” o uno sciamano, il giovane eroe si «scalda» durante il combattimento iniziatico. L’eroe celtico Cuchulinn esce dalla sua prima impresa (che d’altronde equivale, come ha dimostrato Georges Dumézil, a un’iniziazione di tipo guerriero) talmente «riscaldato» da dover essere immerso successivamente in tre orci di acqua fredda. Eliade Miti Sogni e Misteri
Saxo Grammaticus, capitolo XV, in Gesta Danorum, libro X. «Cuiusdam patrisfamilias in agro Suetico filiam, liberalis formae, cum ancillulis lusum egressam, eximiae granditatis ursus, deturbatis comitibus, complexus rapuit exceptamque unguibus prae se leniter ferens ad notam nemoris latebram deportavit. [2] Cuius egregios artus novo genere cupiditatis aggressus, amplectendi magis quam absumendi studium egit petitamque laniatui praedam in usum nefariae libidinis verti […] [1] Ut ergo duplicis materiae benigna artifex natura nuptiarum deformitatem seminis aptitudine coloraret, generationis monstrum usitato partu edidit silvestremque sanguinem humani corporis lineamentis excepit. [2] Nato itaque filio paternum a necessariis nomen imponitur. [3] Qui tandem, agnita suae veritate propaginis, a patris interfectoribus funesta supplicia exegit. [4] Cuius filius Thrugillus, cognomine Sprakeleg, nullo probitatis vestigio a paternae virtutis imitatione defecit. [5] A quo Ulfo genitus originem ingenio declaravit, avitum animo sanguinem repraesentans.»
Vegvísir, è considerato un simbolo magico, avente lo scopo di aiutare il portatore a trovare la giusta strada lungo il percorso della vita fisica e di quella metafisica. La parola deriva da due termini islandesi: Veg e Vísir. Veg è un abbreviativo di “Vegur” e significa “strada” o “percorso”, e “Vísir” sta per “guida” o “guide”. Le leggende narrano che i vichinghi islandesi, già intorno alla fine del IX° sec., lo tracciassero abitualmente sulle navi per non perdere la rotta e sapersi orientare anche nelle peggiori condizioni meteorologiche. In molti casi veniva tracciato con la saliva, con un carboncino o con il sangue anche sulla fronte o nella parte interna dell’elmo. L’attestazione più importante si riscontra nel cosiddetto “Manoscritto Huld”. L’“HULD MANUSCRIPT”, ossia il Manoscritto Oscuro è il nome dato ad un grimorio islandese, una raccolta di racconti e incantesimi, compilato da Geir Vigfusson (Geir Vigfússyni ) nel 1847. Dalle poche fonti disponibili sembra che per tale redazione egli abbia attinto da altri tre codici più antichi, di cui uno proveniente da Seltjarnarnesi, vicino Reykjavik (1810), un altro era intitolato “Galdrastafir og Náttúra þeirra” ossia “Magia e Natura”, e conteneva i sigilli magici ma non le iscrizioni; del terzo , invece, a parte la citazione non sappiamo nulla. Huld è anche il nome di una maga e veggente che compare in due saghe norrene: la “Yngling”e “Sturlunga” In un racconto islandese di Snorri Sturlusson (1178-1241) scopriamo che era un’amante di Odino e genitrice di due semi-dee, che presero il nome Þorgerðr e Irpa. Se guardiamo l’etimologia, “Huld” significa “nascosto” o “Segreto” e deriva dal norreno “Hulda”: è una radice presente anche in molti altri termini di derivazione germanica. In una pagina del manoscritto, nel quale viene mostrato, oltre al nome è riportata la seguente frase: “if this sign is carried, one will never lose one’s way in storms or bad weather, even when the way is not known” (Se qualcuno porta con sé questo simbolo, non perderà mai la propria strada nella tempesta o nel cattivo tempo, anche se percorre una strada a lui sconosciuta). Il simbolo a cui si riferisce la frase è probabilmente il Vegvisir, un antico simbolo magico norreno, spesso associato ai vichinghi. Significato: La frase attribuisce al Vegvisir un potere protettivo, quasi mistico. Chi lo porta con sé, secondo la credenza, sarà guidato e protetto dagli elementi naturali, in particolare durante tempeste e maltempo, anche in terre sconosciute. Interpretazioni:
Spirituale: Alcuni lo considerano un simbolo di connessione con le forze della natura e con una guida superiore.
Letterale: Potrebbe essere inteso come un augurio di buon viaggio e protezione per i marinai che affrontavano mari burrascosi.
Metaforico: Può essere interpretato come una metafora per la vita, suggerendo che chi porta il Vegvisir troverà sempre la giusta direzione, anche nei momenti più bui e incerti.
Aegishjalmur, ‘elmo di terrore’, è un simbolo norreno a forma di mani intrecciate, palme rivolte verso il basso, una sopra l’altra. Aegishjalmur è uno dei galdrastafir (simboli magici islandesi) più conosciuti.
si dice che venisse usata per proteggere i guerrieri e instillare paura nei loro nemici. Il nome si può suddividere in due parti: ‘ægis-’, che significa terrore/ammirazione, e ‘-hjálmr’, che significa elmo o copertura. Secondo le credenze popolari, l’Aegishjalmur veniva inciso su amuleti, armi o addirittura tatuato sul corpo per ottenere protezione e successo in battaglia.
È composto da otto punte simili a tridenti con denti curvi, tutti rivolti verso l’esterno, e un cerchio al centro. Un ipotesi potrebbe essere che Le braccia dell’Elmo di Terrore formano rune Elhaz, che significano protezione fisica, mentale e spirituale. È stato menzionato in una raccolta di antichi poemi norreni conosciuta come la Poesia Edda, di Snorri Sturluson.
Fáfnir kvað:“Ægishjalm bar ek of alda sonum,meðan ek of menjum lák;einn rammari hugðumk öllum vera,fannk-a ek svá marga mögu.”
Sigurðr kvað:“Ægishjalmr bergr einungi,hvar skulu vreiðir vega;þá þat finnr, er með fleirum kemr,at engi er einna hvatastr.” Fafnir disse :L’elmo della paura che indossavo per spaventare l’umanità, Mentre custodivo il mio oro giacevo; Mi sembrava più potente di qualsiasi uomo, Non ne ho mai trovato uno più feroce.
Sigurth disse:”L’elmo della paura sicuramente nessun uomo protegge Quando affronta un nemico valoroso; Spesso si scopre, quando si incontra il nemico, Che non è il più coraggioso di tutti.”
Nel poema, l’Elmo di Terrore era un oggetto fisico preso dal tesoro del drago Fáfnir, benchè non vi sia certezza si tratti di un oggetto o una forma pura di potere magico non è nemmeno certo che si collegato esclusivamente con credenze pagane precristiane.
Fáfnir fu una volta un nano, che si trasformò in un drago dopo essere stato maledetto dal tesoro che custodiva. Usò Ægishjálmur per difendere il suo tesoro da coloro che avrebbero cercato di rubarlo. L’eroe conosciuto come Sigurd uccise il drago e gli tolse Ægishjálmur.
Il simbolo è stato utilizzato nei secoli successivi e veniva indossato tra le sopracciglia dei guerrieri per aiutarli in battaglia.
Il Galdrabók ( pronuncia islandese: [ˈkaltraˌpouːk] , Libro della Magia ) è un grimorio islandese datato intorno al 1600. [ 1 ] È un piccolo manoscritto contenente una raccolta di 47 incantesimi e sigilli/bastoni. [ 2 ]
Il grimorio fu compilato da quattro persone, probabilmente a partire dalla fine del XVI secolo e fino alla metà del XVII secolo. I primi tre scribi erano islandesi e il quarto era un danese che lavorava con materiale islandese. [ 3 ] I vari incantesimi sono costituiti da materiale latino e runico , nonché da bastoni magici islandesi , invocazioni a entità cristiane, demoni e divinità norrene , nonché istruzioni per l’uso di erbe e oggetti magici. Alcuni degli incantesimi sono protettivi, intesi a lavorare contro problemi come difficoltà con la gravidanza , mal di testa, insonnia, incantesimi precedenti, pestilenza , sofferenza e disagio in mare. Altri sono intesi a causare paura, uccidere animali, trovare ladri, far addormentare qualcuno, causare flatulenza o ammaliare le donne.
Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1921 da Natan Lindqvist in un’edizione diplomatica e con una traduzione svedese. Una traduzione inglese fu pubblicata nel 1989 da Stephen Flowers e un’edizione facsimile con un commento dettagliato di Matthías Viðar Sæmundsson [ is ] nel 1992. Nel 1995 Flowers produsse una seconda edizione con un nuovo titolo del suo libro e con l’assistenza di Sæmundsson corresse molte traduzioni e aggiunse molte altre note e commenti.