Dimenticare la conoscenza. 道德經 48, Dao De Jing

為學日益,為道日損。損之又損,以至於無為。無為而無不為。取天下常以無事,及其有事,不足以取天下。

道德經 XXXXVIII, 48, Dao De Jing

Ogni traduzione è solo una possibile interpretazione

為學日益

cercando la conoscenza giorno per giorno ti accresci
為道日損

cercando il Dao di giorno in giorno decresci
損之又損

decrescendo ed ancora decrescendo
以至於無為

 

 

arrivi al non agire
無為而無不為

 

senza agire nulla rimane incompiuto
取天下常以無事

per conquistare ciò che è sotto il cielo   attieniti all’assenza del fare
及其有事

se hai faccende
不足以取天下

non sei in grado di conquistare ciò che sta sotto il cielo

Sembra che l’arte dei seguaci del Tao道 sia dissolversi nel TUTTO e non accumulare e costruire un io,  funzionale, ma fluire ….

上善若水 il bene più alto è simile all’acqua道德經 V, 5 Dao De Jing

 

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上善若水。水善利萬物而不爭,處衆人之所惡,故幾於道。居善地,心善淵,與善仁,言善信,正善治,事善能,動善時。夫唯不爭,故無尤。

道德經 V, 5 Dao De Jing

Il bene più alto è simile all’acqua
上善若水

La bontà dell’acqua
benefica ai diecimila esseri e non compete.

水善利萬物而不爭

dimora nei luoghi che gli esseri umani detestano

處衆人之所惡

perciò è simile al dao

故幾於道

Nell’abitare bene è la terra

居善地

nel cuore bene è la profondità

心善淵

nell’associarsi bene è l’umanità

與善仁

nel parlare bene è la sincerità

言善信

nel governare bene è la buona amministrazione

正善治

nel gestire gli affari bene è la competenza

事善能

nell’agire bene è la tempestività
動善時。

se solo non competi, nessun biasimo.

夫唯不爭,故無尤。

oppure

Il sommo bene è come l’acqua
che benefica ogni cosa
e non contende con nessuno.
Si sofferma  nei posti bassi che gli altri disdegnano e cosi è vicina al Tao.

Per abitare, scegli un buon terreno.
Nel pensare, sii profondo.
nei rapporti, sii generoso.
Nel parlare, sii leale.
Nel comandare, sii organizzato.
Nelle faccende , fà del tuo meglio.
Nell’azione, sii tempestivo.

Se non competi 
nessun sbaglio(risentimento)

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心 xin cuore ,mente, riflessione, attenzione, volontà, intenzione, coscienza, sede del pensiero, dell’intelligenza , delle emozioni, centro della vita affettiva e morale

 

 “Le acque simboleggiano la totalità delle virtualità; sono fons et origo, la matrice di tutte le possibilità di esistenza”
Mircea Eliade

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E ancora: “Le acque sono il fondamento del mondo intero; sono l’essenza della vegetazione, l’elisir di immortalità, simili all’amrta; assicurano lunga vita, forza creatrice, e sono il principio di ogni guarigione, ecc.”

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L’acqua è il simbolo, ma anche l’espressione effettiva sul piano della natura naturata, della materialità dei quattro elementi esperita dall’uomo, del principio materno, della sostanza universale, indifferenziata e virtuale, generatrice di forme e punto di ritorno all’indifferenziato di queste stesse forme. Il culto delle acque è antico quanto l’umanità.
Se, come dice sempre Eliade, “il ‘luogo sacro’ è un microcosmo perché ripete il paesaggio cosmico, perché è un riflesso del Tutto”, nei luoghi sacri centrati sull’acqua l’immersione in essa “simboleggia la regressione nel preformale, la rigenerazione totale, la nuova nascita, perché l’immersione equivale a una dissoluzione delle forme, a una reintegrazione nel mondo indifferenziato della preesistenza. E l’uscita dalle acque ripete il gesto cosmogonico della manifestazione formale”
L’acqua è un elemento fondamentale nelle iniziazioni: “Il contatto con l’acqua implica sempre rigenerazione; da una parte perché la dissoluzione è seguita da una ‘nuova nascita’, e dall’altra perché l’immersione fertilizza e aumenta il potenziale di vita e di creazione. L’acqua conferisce una ‘nuova nascita’ per mezzo del rituale iniziatico; guarisce col rituale magico…..

Confer

METAFISICA E SIMBOLICA DEI LUOGHI SACRI
Sandro Consolato
(in “ATRIUM”, anno XX (2018), n. 1, pp. 135-151)

M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, tr. it., Boringhieri, Torino 1976, p. 193.

Note L’Amrita (in sanscrito «immortale, non morto») nella mitologia induista è l’acqua della vita eterna. Equivalente dell’Haoma dell’antico Iran, l’Amrita era il premio più ambito da demoni e dèi. Essa è etimologicamente assimilabile all’ambrosia del mondo greco e romano

Ὀρφεύς Orpheus Orfeo

Artista per eccellenza, ”sciamano, capace di incantare animali e di compiere il viaggio dell’anima lungo gli oscuri sentieri della morte”, fondatore dell’Orfismo, foriero di  Mito Amore, Arte, riti misterici …

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Pindaro che per primo riporta l’idea della natura divina della vita umana è un frammento, il 131 b, che così recita:

«Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente,
e poi rimane ancora vivente un’immagine della vita, poiché solo questa
viene dagli dèi: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni
mostra ai dormienti ciò che è furtivamente destinato di piacere e sofferenza.»
Traduzione di Giorgio Colli, in La sapienza greca vol.1. Milano, Adelphi, 2005, p.127

Platone su riti Orfici

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Nell’Orfismo si riscontra per la prima volta un inequivocabile riferimento a un'”anima” ψυχή, psyché, contrapposta al corpo σῶμα sōma e di natura divina.

Eric R. Dodds,  filologo classico, antropologo e grecista irlandese, ritiene di individuare questa origine nella colonizzazione greca del Mar Nero avvenuta intorno al VII secolo a.C. che consentì alla cultura greca di venire a contatto con le culture sciamaniche proprie dell’Asia centrale, in particolar modo con quella scita.

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Tale sciamanesimo fondava le proprie credenza sulle pratiche estatiche laddove però non era il dio a “possedere” lo sciamano quanto piuttosto era l'”anima” dello sciamano che aveva esperienze straordinarie separate dal suo corpo.

IPERBOREI

Dodds pone mette in evidenza la rilevanza  degli ἰατρόμαντες (“iatromanti”), veggenti e guide religiose, che, come Abari, giunsero dal Nord in Grecia trasferendo il culto di Apollo Iperboreo; o anche di alcuni Greci come Aristea, il quale, originario dell’Ellesponto, si trasferì, almeno idealmente, nel Nord, sede delle sue percezioni sciamaniche.

«τοῦ καὶ ὰπειρέσιοι ποτῶντο ὄρνιζες ὑπὲρ κεφαλᾶς, ἀνὰ δ’ἰχθύες ὀρθοὶ κνανέου ἐξ ὓδατος ἃλλοντο καλᾶι σὺν ἀοιδᾷι» «Sul suo capo volavano anche innumerevoli uccelli e diritti dalla profondità dell’acqua cerulea i pesci guizzavano in alto al suo bel canto.»
(Simonides fr. 40; PLG III p. 408)

Confer Eric R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009,
«Ho tentato fin qui di delineare il percorso di un’eredità spirituale, che muove dalla Scizia attraverso l’Ellesponto e passa per la Grecia d’Asia, si combina probabilmente con qualche residuo di tradizione minoica sopravvissuta a Creta, emigra verso il lontano Occidente con Pitagora e trova il suo ultimo autorevole rappresentante nel siciliano Empedocle. Questi uomini diffusero la credenza in un io separabile, che mediante tecniche adatte può staccarsi dal corpo anche durante la vita; in un io più antico del corpo, al quale esso sopravviverà.».

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Confer Giorgio Colli  La Sapienza Greca Dioniso Apollo Eleusi Orfeo

giorgio colli la sapienza greca

 

Sugli Iperborei CONFER Giorgio ColliIPERBOREI

Furor arma ministrat…

Il furore procura le armi.
(Virgilio, Eneide, I, 150).

Il furore e l’ira fanno trovare i mezzi di difesa e di offesa: è quella che si chiama la forza della disperazione.

Le tre soluzioni di Julius Evola Sandro Consolato

Le tre soluzioni di Julius Evola (Arya edizioni Genova)  è il terzo libro dedicato dall’autore al filosofo oltre  Evola e il Buddhismo (1995) e Evola e Dante (2014).

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Nikolaj Konstantinovič Roerich

Una raccolta di scritti imprescindibile per gli appassionati ed i cultori del ‘‘magico barone”, con una velata nostalgia, ed un distacco critico maturo,  sempre rispettoso del percorso del dialogo con ”il maestro immaginario’ ricco di spunti di riflessione in un mondo di agitazione e di nebbia”.
Ogni passaggio affrontato nella raccolta, lascia aperte riflessioni pur  essendo accuratissimo nelle puntualizzazioni.
Una narrazione che oscilla tra la dimensione verticale, ‘l’esistenzialismo esoterico” del filosofo, ed una dimensione orizzontale,  le soluzioni  rivolte agli anarca ribelli.
Le tre soluzioni rivolte ai  tipi umani archetipali : il “Ribelle ascetico” che segue una via dove  si “mantengono sotterraneamente le linee di vetta. non appartengono a questo mondo. Pur essendo sparsi sulla terra e spesso ignorandosi a vicenda sono uniti invisibilmente e formano una catena infrangibile nello spirito tradizionale” , vi e poi chi necessita di essere orientato a “prepararsi allo slancio che porti oltre l’onda ultima”,una sorta di nichilismo attivo , un attivismo teso a forzare i tempi della decadenza, ed in fine, il  tipo umano che “cavalca la tigre”, colui che sceglie di ”opporsi lentamente, tenacemente ”  e che con alacre sforzo,  tenda di  far rivivere la Sapienza.
L’autore si spinge poi in altri territori delineando, altri racconti dalle  riflessioni sul rapporto di libertà, tra l’individuo  e le comunità umane, in relazione ‘‘al divenire cosmico, e storico’ ,  passando , alla visione di Evola e le donne, scivolando sull’operatività alchemica, dove la metafisca è vista come ‘‘stato dell’essere  non legato allo spazio e al tempo…. dimensione in cui l’esperienza può realizzare una coscienza…”
fino ad approdare all”’ Evola mithraico ”e procedere trattando, altri temi giungendo a narrazioni molto personali…. sincronicità inaspettate, intravvedendo una chiave ermetica”di interpretazione dei fatti, e mostrandoci come il ”maestro immaginario” abbia seminato influenze, anche su personaggi, impensabili della cultura e del cinema, lontani da ambienti più accoglienti.

Confidando che l’autore non mantenga le sue premesse della raccolta

” Con questo libro si chiude un ciclo”

‘Colui che appare anormale rispetto all’ambiente esterno  è probabile che sia lui il ”normale”, che in lui esista un resto di energia vitale integra….”
L’arco e la Clava

 

 

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