Angelo Tonelli esplora le connessioni tra lo sciamanesimo greco ed eurasiatico e le influenze orientali sul pensiero greco.
Si analizzano figure come Eraclito, Parmenide ed Empedocle, evidenziando i loro legami con le cerchie iniziatiche e le esperienze spirituali.
L’oratore sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi sull’autenticità della cultura greca, riconoscendo la sua apertura a diverse tradizioni.
Viene esplorata l’attualità della sapienza greca, evidenziando la necessità di un contatto con il profondo per affrontare la crisi antropologica contemporanea.
Si discute infine il ruolo dell’iniziazione e della conoscenza unitaria come elementi centrali per una possibile rigenerazione della civiltà.
La saggezza greca si manifesta sia nelle pratiche spirituali sia nella vita civile, con implicazioni profonde per la realizzazione personale e la società.
Nelle pratiche spirituali:
* Sciamanesimo greco: prima dei filosofi classici come Eraclito e Parmenide, esisteva uno sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, che influenzò le successive esperienze spirituali.
Questo sostrato sciamanico è evidente in riferimenti e simboli presenti negli scritti di figure come Parmenide ed Empedocle.
* Misteri eleusini: questi riti, aperti a chiunque parlasse greco e non fosse macchiato da delitti, coinvolgevano purificazioni, digiuni, inni e una drammatizzazione rituale.
Il culmine era l’epopteia, una visione suprema raggiunta attraverso un percorso di transizione e catarsi.
L’esperienza era paragonata alla morte, intesa come iniziazione a un nuovo stato di coscienza.
* Orfismo e Dionisismo: queste tradizioni iniziatiche e di culto diffondevano stati di coscienza unificata. Il mito di Dioniso che si guarda nello specchio simboleggia come il mondo sia uno sguardo divino riflesso, e l’iniziazione serve a risvegliare questo sguardo interiore.
* Stati di coscienza unitaria: figure come Parmenide, Eraclito ed Empedocle incarnavano stati di coscienza che trascendevano le procedure del pensiero filosofico. La loro scrittura era intesa come strumento per trasfondere questi stati di coscienza.
Nella vita civile:
* Filosofia e politica: per i sapienti greci, la realizzazione di stati di coscienza elevati coincideva con la tendenza a trasformare la polis.
La sapienza era vista come qualcosa di sovrumano, che superava la dimensione dell’umano troppo umano.
* Limiti e conoscenza: i miti greci, come quello di Edipo e di Serse, offrono insegnamenti sulla conoscenza di sé e sull’importanza di rispettare i limiti naturali.
Edipo, attraverso la conoscenza del proprio sé, raggiunge una dimensione superiore, mentre Serse viene punito per aver violato l’equilibrio naturale.
* Coscienza unitaria e crisi antropologica: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria è vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con la sua attenzione all’interiorità e alla connessione con il cosmo, può offrire un antidoto a questa crisi.
* Nous: questo strumento permette di cogliere l’unità di tutte le cose.
Perdere il radicamento nel “nous” porta alla separazione dal cosmo e dalla propria natura autentica.
Angelo Tonelli sottolinea l’importanza di liberarsi dai pregiudizi e riconoscere le influenze orientali nella cultura greca. C’era una circolazione di idee e contatti tra le cerchie iniziatiche di diverse culture.
La saggezza greca, quindi, non è un fenomeno isolato, ma parte di un contesto più ampio di esperienze spirituali.
Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rappresentava una forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini.
Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo può aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo.
Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino.
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione.
Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione più profonda della realtà.
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria è vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, può offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
Aristotele descrive l’esperienza dell’iniziazione non come un apprendimento intellettuale, ma come un sentire, un’emozione e una disposizione d’animo specifica.
Più precisamente, secondo Aristotele:
* Gli iniziati “non devono apprendere qualcosa, ma sentire”.
* L’iniziazione non riguarda l’acquisizione di conoscenza attraverso l’udito come nell’insegnamento. Piuttosto, è il “nous” stesso che subisce un’illuminazione, una folgorazione.
* Aristotele paragona l’esperienza misterica all’iniziazione eleusina, dove l’iniziato riceve un’impronta (“tu possa”) e non un insegnamento.
Giorgio Colli definisce questa esperienza iniziatica come una “vissutezza”.
* L’iniziazione richiede una preparazione; altrimenti, la persona non percepirebbe il significato dell’esperienza.
In sintesi, Aristotele evidenzia che l’iniziazione è un’esperienza trasformativa che coinvolge la sfera emotiva e spirituale, portando a una comprensione intuitiva piuttosto che a una conoscenza concettuale. Questo tipo di esperienza è simile a quella dei misteri eleusini, dove l’iniziato è preparato a ricevere un’impronta che illumina il suo “nous”.
Nelle iniziazioni eleusine, la figura della sciamana aveva un ruolo specifico, in particolare nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando si era ridotta la dimensione matrilineare e demetriaca.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della sciamana nelle iniziazioni eleusine:
* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi.
Tra queste figure emergeva la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile.
* Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iерофант, il sacerdote maschile.
La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilità e la rigenerazione.
Quindi, sebbene le fonti non forniscano dettagli esaustivi sulle funzioni specifiche della sciamana nei misteri eleusini, è chiaro che figure femminili con caratteristiche sciamaniche erano presenti e svolgevano un ruolo attivo all’interno del culto, soprattutto in relazione alla dimensione femminile e ai riti di unione sacra.
Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un processo di destrutturazione dell’io ordinario che porta a una trasformazione profonda.
Ecco alcuni elementi chiave della descrizione di Plutarco, in riferimento all’esperienza nel Telesterion:
* Destrutturazione: L’esperienza nel Telesterion tendeva a destrutturare l’io ordinario.
Questo processo era così potente da indurre Eraclito a definire la coscienza di veglia come una forma di “morte”, poiché l’individuo rimaneva ancorato all’io e non era in contatto con l’immortale.
* Morte e conoscenza: Plutarco associa la morte a un momento di conoscenza, in linea con la visione platonica del Fedone, dove Socrate accoglie la morte come l’occasione per vedere l’assoluto.
L’iniziazione nei misteri eleusini, quindi, offriva un’esperienza simile a quella della morte, intesa come accesso a una conoscenza superiore.
* Iniziazione come morte e rinascita: Plutarco sottolinea la somiglianza tra il morire (“teleutan”) e l’essere iniziato (“teleistai”), suggerendo che l’iniziazione comporta una morte allo stato di coscienza precedente e l’accesso a uno stato nuovo e più ampio.
* Vagabondaggi e peripezie: L’esperienza interiore comprendeva “vagabondaggi” e “tragitti inquieti e senza fine attraverso le tenebre”.
Questi elementi suggeriscono un cammino non finalizzato, caratterizzato da movimento fisico e oscurità, che contribuiva alla destrutturazione dell’io.
* Catarsi psico-corporea: Prima del culmine dell’esperienza, gli iniziati attraversavano “peripezie terribili, brividi, tremori, sudore e sbigottimento”.
Questa fase intensa di catarsi psico-corporea preparava l’individuo alla trasformazione finale.
* Luce e pacificazione: Dopo la fase catartica, gli iniziati sperimentavano “una luce meravigliosa” e venivano accolti in “luoghi puri e praterie, con voci e danze e la solennità di suoni sacri e sante apparizioni”.
Questa fase rappresentava la pacificazione e l’esperienza della luce, comuni in molte tradizioni spirituali, e conduceva a uno stato di liberazione e completezza.
* Celebrazione e purificazione: Infine, gli iniziati, “liberati e senza legami”, celebravano i riti sacri insieme a uomini santi e purificati, simboleggiando un nuovo inizio e una comunione con il divino.
In sintesi, Plutarco descrive l’esperienza interiore nel Telesterion come un percorso di trasformazione profonda, che passa attraverso la destrutturazione dell’io, la catarsi, l’esperienza della luce e la comunione con il sacro.
Questo processo era inteso come un’iniziazione a un nuovo stato di coscienza, simile all’esperienza della morte, ma portatrice di conoscenza e liberazione.
Nella Grecia antica, lo sciamanesimo rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale, essenziale per la sopravvivenza e diffusa in diverse latitudini.
Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamanesimo nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: lo sciamanesimo può aver influenzato riti misterici come quelli di Eleusi, dove figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo.
Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante.
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione. Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione più profonda della realtà.
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria è vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, può offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
In particolare, West evidenzia analogie tra la Grecia antica e altre culture come la Mesopotamia, l’Egitto e l’India, suggerendo che lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni. Questo implica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
Inoltre, West, insieme ad altri studiosi, ha studiato figure come Abaris, uno sciamano iperboreo che potrebbe aver influenzato Pitagora, evidenziando le connessioni tra lo sciamanesimo greco e le tradizioni sciamaniche di altre regioni.
Nei misteri eleusini, la ierofantide era una sacerdotessa sciamana femminile che emergeva come figura di rilievo. Il suo ruolo era particolarmente significativo nel periodo del VII-VI secolo a.C., quando la dimensione matrilineare e demetriaca era in declino.
Ecco alcuni aspetti del ruolo della ierofantide nei misteri eleusini:
* Figura sacerdotale femminile: esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi.
Tra queste figure emergeva la ierofantide.
* Ierogamia: la ierofantide si univa nella ierogamia con lo iеromante, il sacerdote maschile.
La ierogamia era un rito sacro che simboleggiava l’unione del divino femminile e maschile, essenziale per la fertilità e la rigenerazione.
Nel proemio della “Refuseos” di Parmenide, la dea rivela al giovane iniziato diverse cose.
In particolare:
* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo è dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto.
* La dea gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”. Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda verità” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la doxa).
* La dea gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile. Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unità se vengono indagate in ogni senso.
* La dea gli indica il nous come strumento per cogliere l’unità di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtà, composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del nous.
La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la verità ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo.
Nella Grecia antica, lo sciamano rivestiva un ruolo fondamentale come forma primordiale di esperienza spirituale. Angelo Tonelli suggerisce che lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Ecco alcuni aspetti chiave del ruolo dello sciamano nella Grecia antica:
* Influenza sulle figure filosofiche: studiosi come Martin West hanno evidenziato come certi riferimenti sciamanici siano riscontrabili negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un terreno fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Connessioni culturali ampie: lo sciamanesimo fungeva da ponte tra diverse culture, facilitando la circolazione di idee e intuizioni tra la Grecia, la Mesopotamia, l’Egitto, l’India e altre regioni.
Questa rete di connessioni indica che la Grecia antica non era isolata, ma parte di un vasto panorama di scambi culturali e spirituali.
* Radici delle pratiche misteriche: figure femminili con ruoli sciamanici avevano un ruolo importante nei riti misterici come quelli di Eleusi. Questi riti celebravano il ciclo della morte e rinascita e la connessione con il divino. In particolare, esistevano incarichi sciamanici di tipo femminile a Eleusi, come la ierofantide, una sacerdotessa sciamana femminile che si univa nella ierogamia con lo ieromante
* Stati di coscienza alterati: lo sciamanesimo facilitava l’accesso a stati di coscienza alterati, che erano considerati essenziali per la conoscenza e la guarigione.
Tecniche come l’uso di musica, danza e, possibilmente, sostanze psicotrope potevano indurre transizioni che portavano a una visione più profonda della realtà.
* Magia naturale: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Antidoto alla crisi: la mancanza di radicamento negli stati di coscienza unitaria è vista come una delle cause della crisi antropologica contemporanea.
La saggezza greca, con le sue radici nello sciamanesimo, può offrire un antidoto a questa crisi.
* Iperborei: Lo sciamano Abaris, proveniente dal mondo degli Iperborei, guidato da una freccia d’oro donatagli da Apollo, potrebbe aver trasmesso la sapienza a Pitagora.
* Funzione politica: i sapienti greci tendevano a trasferire la realizzazione di stati di coscienza evoluti nella polis.
* Guarigione: Parmenide era sacerdote di Apollo, quindi aveva una dimensione di guaritore.
I sapienti greci delle origini sono accomunati da diversi elementi chiave, che li distinguono dalle figure filosofiche successive.
Ecco alcuni aspetti che accomunano i sapienti greci delle origini:
* Radicamento nella coscienza unitaria: i sapienti delle origini, o *sofoi*, erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*. Questa coscienza unitaria era un’esperienza immediata e comune.
* Esperienze mistico-iniziatiche: questi sapienti incarnavano uno stato di coscienza che trascendeva le procedure del pensiero razionale. Aristotele definisce l’iniziazione come un’esperienza che non riguarda l’apprendimento, bensì il sentire un’emozione ed essere in una certa disposizione d’animo, perché si è diventati adeguati a questo.
L’iniziazione è un’esperienza vissuta, non un insegnamento.
* Contatto con l’invisibile: i *sofoi* camminavano sull’invisibile, portando in sé ciò che è indicibile, non mentale, non sentimentale ed emozionale.
A differenza dei filosofi successivi, i sapienti delle origini erano capaci di portare l’invisibile nel mondo manifesto, colmando il divario tra l’esperienza interiore e la realtà esterna.
* Dimensione politica della sapienza: la realizzazione di stati di coscienza evoluti coincideva con la tendenza a trasferirli nella *polis*, con una dimensione politica in senso collettivo della sapienza e della filosofia greca.
* Sapienza come guarigione: Alcuni di questi sapienti, come Parmenide ed Empedocle, erano figure connesse alla guarigione e alla dimensione religiosa.
Parmenide era sacerdote di Apollo, il che gli conferiva una dimensione di guaritore.
* Rapporto con lo sciamanesimo: Lo sciamanesimo greco, affine a quello eurasiatico, ha costituito un substrato che ha influenzato le successive esperienze spirituali e culturali in Grecia.
Martin West ha messo in luce come, nell’antica Grecia, si possano riscontrare riferimenti sciamanici negli scritti di filosofi come Parmenide ed Empedocle.
Questi riferimenti suggeriscono che lo sciamanesimo ha fornito un substrato per lo sviluppo del pensiero filosofico greco.
* Stati di coscienza alterati: figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Cosmopolitismo: bisogna pensare in termini un po’ più cosmopoliti riguardo a queste origini, altrimenti non si capiscono tante cose.
Nel proemio del poema “Sulla Natura” (Refuseos) di Parmenide, la dea rivela diverse cose al giovane iniziato.

* La dea accoglie il giovane iniziato con benevolenza, riconoscendo che il suo arrivo è dovuto a un desiderio di conoscenza e non a un destino funesto.
* Gli rivela che deve apprendere “ogni cosa”.
Questo include sia “il cuore che non trema della ben rotonda verità” (l’assoluto) sia “le opinioni dei mortali” (la *doxa*).
* Gli comunica che le opinioni dei mortali mancano di certezza e costituiscono il mondo come apparenza, scisso dallo sfondo generativo invisibile.
Tuttavia, la dea aggiunge che anche le cose apparenti possono essere comprese e ricondotte all’unità se vengono indagate in ogni senso.
* Gli indica il nous come strumento per cogliere l’unità di tutte le cose, sottolineando che, quando si perde il radicamento in questo centro, ci si separa dal cosmo e dalla propria autentica natura.
In sintesi, la dea rivela al giovane iniziato la natura duplice della realtà, composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*.
La rivelazione sottolinea l’importanza di comprendere sia la verità ultima sia le opinioni umane, integrando la conoscenza dell’assoluto con la comprensione del mondo relativo.
Nel contesto della tradizione orfica, esiste una profonda analogia tra Dioniso e lo specchio.
Dioniso si guarda nello specchio e vede il mondo. In altre parole, il mondo è fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. Il mondo in cui viviamo è quindi connesso a questo sguardo generativo del dio.
Questo implica che il mondo è fatto di conoscenza.
L’analogia tra Dioniso e lo specchio suggerisce che:
* Il mondo è una manifestazione dello sguardo divino: Il mondo che percepiamo è una sorta di riflesso o immagine prodotta dallo sguardo di Dioniso.
* Connessione non dualistica: Il mondo e il divino non sono separati, ma sono intrinsecamente connessi in modo non dualistico.
* Conoscenza e identità: Noi stessi siamo immagini nello specchio guardato dal dio.
Sia lo specchio che l’occhio del dio sono forme di una medesima realtà unitaria.
* Iniziazione come risveglio: Il compito dell’iniziazione è risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che è dentro di noi.
Quando Eraclito afferma che “tutte le cose sono uno”, si riferisce allo stesso sguardo.
Questa comprensione consente il superamento della condizione umana ordinaria.
Giorgio Colli ha visto come ci sia questa dimensione apollinea in Dioniso, evidenziata con il mito dello specchio orfico.
C’è un Dioniso che è la danza, ma anche l’auto-contemplazione e quindi la conoscenza e l’aspetto sapienziale tipico di Apollo.
In definitiva, l’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo è un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione è il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi.
Platone descrive l’esperienza dell’assoluto come qualcosa di indicibile, che ha sperimentato personalmente e che cerca di rendere accessibile anche agli altri attraverso la dialettica e la filosofia.

* Platone fa riferimento all’esperienza dell’assoluto che chiama Bene, ma sottolinea che la parola “bene” è solo un modo per designare qualcosa di indicibile di cui ha avuto esperienza.
* L’esperienza dell’assoluto è diversa dall’acquisizione di procedure corrette del pensiero tipiche dei filosofi non iniziati.
* Platone, attraverso il mito della caverna, cerca di rendere accessibile questa esperienza anche ai “molti” (πολλοί).
* Platone distingue tra i veri filosofi che sarebbero i filosofi iniziati, e quelli che non lo sono.
* Giorgio Colli spiega che per Platone, come per Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*.
* Per Platone, la dialettica e la filosofia sono strumenti per rendere accessibile l’esperienza dell’assoluto anche ai più.
* Platone paragona l’anima nell’ignoranza a chi si trova nel processo della morte, suggerendo che solo attraverso un processo di “morte” (intesa come trasformazione della coscienza) si può accedere alla conoscenza. Questo richiama il concetto di iniziazione come “morire” a uno stato di coscienza precedente per accedere a uno nuovo.
* In questo contesto, l’esperienza mistica è intesa come conoscenza per contatto (ὅμοίωσις), ovvero assimilazione tra soggetto e oggetto.
L’attualità della sofia presocratica risiede nella sua capacità di offrire una prospettiva alternativa e rigenerativa per la civiltà contemporanea, che si trova ad affrontare una crisi antropologica e una mancanza di contatto con il profondo.
Ecco alcuni punti chiave che evidenziano l’attualità della sofia presocratica:
* Realizzazione spirituale e azione politica: Per i *sofoi*, come Parmenide, Pitagora ed Empedocle, la realizzazione di stati di coscienza evoluti o illuminati coincideva con l’immediata tendenza a trasfonderli nella *polis*.
Questa dimensione politica della sapienza, intesa come impegno collettivo, è particolarmente rilevante oggi, in un’epoca in cui le élite al potere spesso mostrano un basso livello di realizzazione spirituale.
* Superamento della dimensione “troppo umana”: La sofia presocratica offre una via per superare la dimensione “troppo umana” che caratterizza il pensiero moderno, spesso distaccato dalla dimensione iniziatica e mistica.
I sapienti greci incarnavano uno stato di coscienza ben diverso dal semplice pensiero razionale.
* Riscoperta dell’esperienza iniziatica: L’attualità della sofia presocratica invita a riscoprire le radici iniziatiche e misteriche della nostra civiltà, in particolare attraverso l’esperienza dei misteri eleusini.
Questi misteri, aperti a uomini e donne che parlavano greco e non fossero macchiati di delitti, offrivano un percorso di trasformazione interiore attraverso rituali, musica, visioni e catarsi.
* Centralità della coscienza unitaria: I *sofoi* erano radicati in una coscienza unitaria che permetteva loro di percepire il senso di appartenenza alla *physis*.
Questa coscienza unitaria, che implica il riconoscimento dell’unità tra l’individuo e il cosmo, è un antidoto alla crisi antropologica contemporanea, caratterizzata da una crescente frammentazione e alienazione.
* Conoscenza per contatto e trasformazione interiore: L’iniziazione non è vista come un mero apprendimento intellettuale, ma come un’esperienza di trasformazione interiore che coinvolge le emozioni e la disposizione d’animo. Aristotele sottolinea che l’iniziazione non riguarda l’apprendimento, ma il “sentire” e l'”essere in una certa disposizione d’animo”.
Magia naturale e stati di coscienza alterati: Figure come Orfeo, considerato un archetipo di poeta-sciamano, utilizzavano la musica e la parola per suscitare “piccoli miracoli naturali”.
Questa magia naturale era radicata in uno stato di coscienza unificata, in cui non c’era distinzione tra soggetto e oggetto.
* Importanza dell’interiorità: Di fronte alle sfide economiche e sociali contemporanee, la sofia presocratica ci ricorda che la vera forza risiede nell’interiorità e nella connessione con la dimensione trans-umana della nostra spiritualità.
* Superamento del dualismo e integrazione: La dea rivela a Parmenide la natura duplice della realtà, composta sia dall’assoluto (l’essere) sia dall’apparenza (il mondo dei mortali), e gli indica il percorso per ricongiungere questi due aspetti attraverso la conoscenza e l’uso del *nous*.
* Risveglio dello sguardo divino: L’analogia tra Dioniso e lo specchio rivela che il mondo è un riflesso della coscienza divina e che l’iniziazione è il processo di risveglio di questa coscienza dentro di noi.
* Radicamento nel “Nous”: La sofia presocratica evidenzia l’importanza di coltivare il *nous*, inteso come una dimensione interiore connessa alla quintessenza cosmica.
Questo radicamento nel *nous* ci permette di affrontare i tumulti dell’esistenza e di “uscire vivi dalla selva del dolore”.
Sfida e stimolo alla catalizzazione del radicamento nel centro: Il problema della frammentazione diventa una sorta di sfida e di stimolo alla catalizzazione di questo radicamento nel centro che è tanto più necessario quanto più vengono alimentate le distanze da esso.
In sintesi, l’attualità della sofia presocratica risiede nella sua capacità di offrire una via di rigenerazione spirituale e civile, basata sulla riscoperta delle radici iniziatiche, sulla coltivazione della coscienza unitaria e sul radicamento nel *nous*. Questa prospettiva può fornire un antidoto alla crisi antropologica contemporanea e favorire la realizzazione di una civiltà più sapienziale.
Il simbolo della spiga riveste un significato profondo nel contesto dei misteri eleusini e della sapienza greca antica.

Gesto culminante dell’iniziazione: L’atto dello Ierofante di mietere la spiga in silenzio rappresenta il culmine dell’azione iniziatica eleusina. Questo gesto, compiuto in silenzio, trascende la dimensione mentale e sentimentale, comunicando un’esperienza di sintesi estrema.
Immagine di generatività: La spiga è simbolo di qualcosa di generativo, paragonabile alla *fiusis* (natura/origine) dei sapienti greci.
Unità nella molteplicità: La spiga rappresenta l’unità composta da molti chicchi di grano.
Simboleggia, quindi, l’unità che si manifesta nella molteplicità.
Ciclo di morte e rinascita: La spiga allude al ciclo di morte e rinascita, richiamando il processo di caduta e trasformazione dei chicchi di grano sotto terra per poi rinascere.
Radicamento nella coscienza unitaria: La spiga è legata all’esperienza della coscienza unitaria, in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*. I sapienti delle origini radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria.
Riferimento all’invisibile: La spiga, come la *fiusis* di Eraclito, allude a una matrice invisibile costantemente generativa del mondo visibile. Eraclito afferma che l’origine ama nascondersi e che l’armonia invisibile è più potente di quella manifesta.
In sintesi, il simbolo della spiga rappresenta la generatività, l’unità nella molteplicità, il ciclo di morte e rinascita, il radicamento nella coscienza unitaria e il riferimento all’invisibile. Nei misteri eleusini, la spiga personifica il culmine di un percorso iniziatico volto alla trasformazione e alla conoscenza profonda della realtà. I concetti di “sé profondo“, “vuoto” e “assoluto” sono tutti modi per descrivere quella dimensione interiore che trascende la coscienza ordinaria.
Più precisamente:
Il sé profondo è una dimensione su cui gravitano le esperienze mistico-iniziatiche.
Il vuoto, usando una terminologia insieme buddista e junghiana, è un altro modo per riferirsi a questa dimensione interiore.
L’assoluto è un termine utilizzato da Platone per descrivere un’esperienza indicibile di cui si può fare esperienza.
Questi concetti sono tutti connessi all’idea di una coscienza unitaria in cui si percepisce l’appartenenza alla *fiusis*, φύσις ovvero all’origine di tutte le cose. I sapienti greci radicavano la loro esperienza in questa coscienza unitaria.
Angelo Tonelli spiega che abbiamo una decadenza progressiva dalla figura del sapiente greco che non è molto diverso da un sapiente orientale se non per alcune caratteristiche che poi esplicita.
Inoltre, secondo il mito orfico, il mondo è fatto dallo sguardo di un dio che si riflette in uno specchio. L’iniziazione ha il compito di risvegliare questo sguardo del dio nello specchio che è dentro di noi.




























