Intervistando Mathias gli abbiamo chiesto perché avesse deciso iniziare a combattere di Muay Thai.
“Ho iniziato per gioco, ho continuato perchè mi rendevo conto che mi regalava delle sensazioni che non trovavo in nessun altro modo e ora è un modo per uscire regolarmente dalla mia zona di confort ed evolvermi.”
Alla domanda quale sia il suo attuale obbiettivo ci ha risposto fieramente:
“Attualmente il mio obbiettivo è la cintura del Lumpinee Stadium.”
Una storia fuori dall’ordinarioMathias Gallo Cassarino iniziò a combattere di Muay Thai professionistica (5 round da 3 minuti con i gomiti) a soli 12 anni, vincendo numerose competizioni.
Nel 2009 ha vinto la medaglia di bronzo ai campionati I.F.M.A. World Muaythai Amateur Championships di Bangkok nella categoria 60 kg. Junior, è riuscito ad aggiudicarsi la cintura W.M.C. Muay Thai Against Drugs Champion 58 kg a Bangkok di fronte a 200 000 spettatori in occasione della Queen’s Cup 2010 nel programma Thailand Vs. Challenger series (Unico straniero del programma a battere l’avversario Thai)
A 17 anni ha vinto la medaglia d’oro a Bangkok ai campionati mondiali W.M.F nel 2010 ed è quindi stato incoronato Campione del mondo amatoriale Muay Thai nella categoria 57 kg Junior. Gli è stato dedicato un servizio sulla rivista thailandese Muay Siam.
A 18 anni ha debuttato nel più importante stadio tailandese, il Lumpinee Stadium di Bangkok, vincendo per K.O. contro un pugile tailandese al peso di 128 libre.
Mathias vive in Thailandia e ha combattuto negli eventi più importanti nel mondo per la Muay Thai, come ad esempio: Petchyindee-Lumpinee Stadium in main event, Queen’s Cup-Bangkok, Thai Fight, Yokkao 6, Muay Thai Combat Mania, Max Muay Thai.
Il 14 aprile 2014 Mathias ha pareggiato contro il pluricampione Thailandese Rungravee Sasiprapa.
Mathias è secondo nel ranking ufficiale del WPMF 140 lbs (-63.5 kg) (Marzo 2015).
Il 5 aprile 2015 Mathias vince il Max Muay Thai 4 Man Silver Tournament battendo ai punti il Francese Issam Arabat-Ziane e per KO R2 il Thai Puenyai Payyakka Mpan.
Il 12 settembre 2015 Mathias ha battuto ai punti il Thai Rungravee Sasiprapa all’evento The Circle che si è svolto a Barcellona
Dall’anno 2018 Mathias è il primo italiano e uno dei pochissimi atleti non tailandesi a entrare nel ranking (classifica) dello stadio Lumpinee di Bangkok.
Gli Spartani si prendevano cura dei loro capelli, memori di un detto di Licurgo, secondo il quale una chioma fluente rende più gradevoli i belli e più minacciosi i brutti.
Mentre essi decidevano queste cose, Serse mandava come esploratore un cavaliere a vedere quanti erano e cosa facevano. Quando era ancora in Tessaglia aveva sentito dire che lì era stato adunato un piccolo esercito e che i comandanti erano gli Spartani e Leonida, che era della stirpe di Eracle.
2 Quando il cavaliere si avvicinò all’accampamento, osservava e non vedeva tutto l’esercito; infatti quelli schierati dietro il muro, che proteggevano dopo averlo riparato, non era in grado di vederli; egli osservava quelli fuori, le cui armi giacevano davanti al muro; per caso in quella circostanza erano schierati fuori gli Spartani.
3 Vedeva quindi alcuni degli uomini che si addestravano, altri che si acconciavano le chiome. Si meravigliava vedendo queste cose e notava il numero. Dopo aver osservato ogni cosa senza timore galoppava indietro tranquillamente; nessuno infatti l’inseguiva né lo tenne in molta considerazione. Ritornato riferiva a Serse tutto ciò che aveva visto.
γυμναζομένους Il portare i capelli lunghiera un tratto distintivo della condizione di uomo libero. Nella Vita di Lisandro plutarchea (1,2), nella quale l’ accento è posto sull’abitudine degli Spartani a farsi crescere i capelli, adottata secondo Erodoto in occasione della Battaglia dei Campioni e simmetrica alla rasatura degli Argivi; alla capigliatura degli Spartani si fa riferimento in polemica contrapposizione a Erodoto: mentre questi ascrive la chioma lunga all’esito della Battaglia dei Campioni, Plutarco, prendendo spunto dalla capigliatura di Lisandro, la fa risalire a Licurgo. Non è vero, secondo Plutarco, che «quando gli Argivi, dopo la grande disfatta, si rasero il capo in segno di lutto, gli Spartiati, esaltati dal successo, decisero all’opposto di lasciarsi crescere i capelli […] anche questa, invece, è un’usanza introdotta da Licurgo» –
Plutarco afferma che gli uomini spartani si prendevano particolarmente cura dei loro capelli soprattutto vicino alle battaglie e fa riferimento a una presunta citazione di Licurgo secondo cui i capelli lunghi erano preferiti perché rendevano un bell’uomo ancora più bello, e uno brutto più spaventoso.
Se le ciocche raffigurate nella scultura antica fossero in realtà intrecciate non è possibile dirlo, data la natura stilizzata delle prove. Tuttavia, è fisicamente impossibile mantenere i capelli lunghi ordinati in ciocche quando si praticano sport e altre attività faticose, a meno che non siano tenuti fermi in qualche modo. Quindi, l’esperienza moderna suggerisce che gli uomini spartani si intrecciassero i capelli, cosa che è coerente con le prove archeologiche.
1 Ascoltandolo Serse non riusciva a comprendere ciò che era, che si preparassero ad essere uccisi e a uccidere secondo le loro forze, ma poiché gli sembrava che facessero cose ridicole, mandò a chiamare Demarato, figlio di Aristone, che era nell’accampamento.
2 Una volta giunto, Serse lo interrogava su ognuna di queste cose, volendo sapere quello che si faceva da parte degli Spartani. Ed egli disse: “Mi hai sentito parlare anche prima, quando muovevamo contro la Grecia, a proposito di questi uomini, e dopo avermi ascoltato mi facevi oggetto di riso perché dicevo in che modo, vedendolo, sarebbero andate a finire queste cose; per me infatti esercitare la verità di fronte a te, o re, è uno sforzo grandissimo.
3 Ascoltami anche ora: questi uomini sono giunti con l’intento di combatterci per il passo, e a questo si preparano. C’è infatti per loro un’usanza così: qualora stiano per rischiare la vita, allora si acconciano le chiome.
4 E sappi che, se sconfiggerai costoro e chi resta a Sparta, non c’è nessun’altra schiera d’uomini che oserà levare le mani contro di te, o re. Ora infatti ti muovi contro il regno e la città più bella tra quelle in Grecia e contro gli uomini migliori”.
5 Senza dubbio a Serse le cose dette sembravano essere incredibili, e di nuovo chiedeva in che modo, pur essendo così pochi, avrebbero combattuto contro il suo esercito. Ed egli disse: “O re, trattami come un uomo bugiardo se queste cose non andranno così come io dico”.
Tra i Lacedemoniani (Spartani) e Thespiani, l’uomo migliore fu chiamato lo Spartano Dienekes., prima dell’inizio della battaglia, i medi (persiani) mandarono un emissario al fianco di Dienekes (Trichinion), per vantarsi delle frecce dei barbari, dicendo che sarebbero stati così tanti, che avrebbero oscurato il sole. Ma i messaggeri stranieri furono sorpresi nel sentire Dienekes rispondere, che sarebbe stato bello se i persiani avessero cancellato il sole, perché avrebbero condotto la battaglia all’ombra .
Questo è in terza persona plurale. Quindi, se vuoi dire “combatteremo all’ombra”:
υπό σκιή εσοίμην προς ημάς η μάχη (και ουκ εν ήλιω)
Il modo laconico di dire che sarebbe probabilmente:
υπό σκιή η μάχη (la battaglia sarà all’ombra) o υπό σκιή μαχόμεσθα
(combatteremo all’ombra)
La ” frase laconica “ “allora noi combatteremo all’ombra” è stato citato , da Cicerone ( in umbra igitur pugnabimus , tuscolani Dispute I.42) e Valerio Massimo ( in umbra enim proeliabimur , III.7, ext. 8).
Nelle arti e discipline di combattimento la ripetizione sistematica di un movimento(combinazione tecnica) genera nuove psinapsi, che stimolano un movimento automatico, ripetuto costantemente in addestramento,
libera la coscienza e facilita la reattività necessaria all’azione…
pensieri emozioni ricorrenti diventano abitudini automatiche , formano un atteggiamento che diviene convinzione trasformandosi in percezione.
visioni, mappe..
per trasformarli è necessario immergersi nelle profondità di se stessi, meditando, visualizzando, evocando, osservando, consentendo di accedere al silenzio, atemporale e non locale,ampliando ed elevando, focalizzando su intenzione chiara, il pensiero diverrà un esperienza che può modificare zone profonde.
Quoniam ne contemplatio quidem sine actione est Seneca
載營魄抱一,能無離乎?專氣致柔,能嬰兒乎?滌除玄覽,能無疵乎?愛民治國,能無知乎?天門開闔,能為雌乎?明白四達,能無知乎?生之、畜之,生而不有,為而不恃,長而不宰, 是謂玄德。 道德經 X, 10 Dao De Jing
載營魄抱一
Portando e nutrendo la tua anima sensibile e abbracciando l’uno , puoi non separartene?
oppure
Puoi nutrire i soffi vitali e abbracciare l’uno senza separazione?
(interpretazione personale ispirata da anni di pratica di QI GONG kiko氣功 )
Concentrando il respiro (soffio vitale, Qi 氣) e sviluppando la morbidezza,柔(ideogramma presente i molte composizioni di termini marziali ) puoi essere come un neonato?
purificando e ripulendo la visione profonda, puoi essere macchia?
Amando il popolo e governando lo stato, puoi restare nel non sapere?
Aprendo e chiudendo le porte del cielo, puoi essere il femminile? Illuminando i quattro angoli del mondo, puoi attenerti al non agire?
genera e alleva, genera senza possedere, agisci senza contare sui risultati, coltiva senza impadronirti
Secondo l’antica filosofia e secondo le credenze tradizionali antiche cinese vi sono due o forse più tipi diversi di anime:
魄 po è l’anima che non lascia il corpo dopo la morte , è l’anima sensibile, yin, 陰, terrestre, corporea, il fantasma del defunto, vegetativa o animale
魂hún l’anima spirituale, etereo, yang 陽 Esistono alcune controversie sul numero di anime in una persona; per esempio, una delle tradizioni all’interno del Daoismo propone una struttura animica del sanhunqipo 三 魂 七 魄 ; cioè “tre hun e sette po “.
”Quando un feto inizia a svilupparsi, è (a causa di) il [ po ]. (Quando quest’anima gli ha dato una forma) allora arriva la parte Yang, chiamata hun . Le essenze ([ qing ] 情 ) di molte cose ( wu 物 ) danno poi forza a queste (due anime), e così acquisiscono la vitalità, l’animazione e l’allegria ( shuang 爽 ) di queste essenze. Così alla fine sorgono spiritualità e intelligenza ( shen ming 神明 ). ”
(Needham e Lu )
Gli antichi cinesi credevano generalmente che la vita umana individuale consistesse in una parte corporea e in una parte spirituale. Il corpo fisico fa affidamento per la sua esistenza sul cibo e sulle bevande prodotte dalla terra. Lo spirito dipende per la sua esistenza dall’invisibile forza vitale chiamata ch’i , che viene nel corpo dal cielo. In altre parole, respirare e mangiare sono le due attività di base con cui un uomo mantiene continuamente la sua vita. Ma il corpo e lo spirito sono governati ciascuno da un’anima, vale a dire il p’o e il hun .
Loewe spiega con una metafora della candela; lo xing fisico è lo “stoppino e la sostanza di una candela”, il po spirituale e il hun sono la “forza che tiene accesa la candela” e la “luce che emana dalla candela”.
Lo Yin po e lo Yang hun erano correlati con le credenze spirituali e mediche cinesi. Hun 魂 è associato con shen神 “spirito; dio” e po 魄 con gui鬼 “fantasma; demone; diavolo” (Michael Carr ) Il testo medico del Lingshu Jing (circa 1 ° secolo a.C.) applica spiritualmente la teoria della “Cinque fasi” di Wu Xing agli “organi” di Zang-fu , associando l’ anima hun al fegato (medicina cinese) e al sangue, e l’ anima po con il polmone ( Medicina cinese) e respiro.
柔 ROU il concetto, che detiene un risvolto nella pratica di alcune discipline 柔 Ju, in giapponese, gentilezza, adattabilità, cedevolezza, morbidezza elemento rilevante nelle discipline quali il judo 柔道 la via della cedevolezza e nel jūjitsu柔術 la tecnica della cedevolezza, anche il termine ruan è caratterizzato da un simile intento, principi fondamentali nel 太極拳tàijíquán nel Qigong kiko氣功 e nell’ aikido合気道
Molti versi si riferiscono alle pratiche dell’arte di nutrire la vita dei seguaci del Dao道導引 DaoYin e QI GONG kiko氣功 pratiche legate alla Alchimia nèidān 內丹 “elisir / alchimia interna” e wàidān 外丹 alchimia esterna內丹 術 le “arti della coltivazione della medicina interna”
Nel segreto del fiore d’oro , 金花的秘密 libro sulla meditazione e l’alchimia cinese, tradotto da Richard Wilhelm e commentato da Carl Jung. Allude a una metafora secondo la quale ognuno di noi è obbligato a svegliarsi, ad aprire la propria coscienza verso la luce, un’apertura primordiale simbolizzata attraverso il fiore d’oro, un centro di potere dove tutto circola e trascende.
” la dottrina richiede solo la pratica della concentrazione mentale.. i principianti soffrono di due tipi di problema : l’oblio e la distrazione, un modo per superarli è semplicemente lasciar riposare la mente sul respiro, il respiro è la mente, la mente respira…”
Il maestro Zhao Bichen (趙 避 塵) praticante molto noto di “neidan” (内丹)la coltivazione della consapevolezza attraverso “l’interno” del corpo, insieme a una reale consapevolezza del qi così come è distribuito in tutto il sistema. A questo proposito, l’interno del corpo viene percepito (attraverso la meditazione) come un numero di cavità o spazi vuoti. Il meccanismo di respirazione mantiene il gonfiamento e lo sgonfiamento di queste cavità con il qi. La consapevolezza diventa così sottile che anche il più piccolo dei movimenti all’interno del corpo viene chiaramente percepito. Il qi attraversa il corpo attraverso l’azione del respiro interno e del respiro esterno, viaggiando con il sangue attraverso le arterie e le vene. Il Qi viaggia anche simultaneamente intorno e oltre le arterie e le vene e non può essere limitato alle loro strutture fisiche.
”L’uomo vive e muore per questa immateriale vitalità spirituale; vive quando è presente e muore quando si disperde. Quindi si dice:
“Lo spirito senza vitalità non fa vivere un uomo; e la vitalità senza spirito non lo fa morire. ” Lo spirito prenatale nel cuore è la natura e la vitalità prenatale nell’addome inferiore è la vita; solo quando lo spirito e la vitalità si uniscono, si possono ottenere risultati reali. ”
L’idea di agire senza risultati. 為而不恃 l’azione del saggio è conforme solo al Dao
”Tu hai diritto soltanto all’azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d’essere attaccato all’inattività.”
।।2.47।।कर्तव्यकर्म करनेमें ही तेरा अधिकार है फलोंमें कभी नहीं। अतः तू कर्मफलका हेतु भी मत बन और तेरी अकर्मण्यतामें भी आसक्ति न हो।
Krishna कृष्ण
Il Beato, II: 47 Bhagavadgītā “Il canto del divino”भगवद्गीता episodio del poema epico Mahābhārata.
Secondo te il soldato che espugna coraggiosamente le mura nemiche non è valoroso come il soldato che sostiene un assedio con incrollabile fermezza?
Perciò la gioia e la sopportazione coraggiosa e ferma dei supplizi sono sullo stesso piano; in entrambe è insita la stessa grandezza d’animo, nell’una mite e pacata, nell’altra pugnace e veemente. E allora? Secondo te il soldato che espugna coraggiosamente le mura nemiche non è valoroso come il soldato che sostiene un assedio con incrollabile fermezza? È grande Scipione che stringe d’assedio Numanzia e ne obbliga i cittadini invitti a darsi la morte, ma è grande anche il coraggio degli assediati: sanno che se uno può darsi la morte ha una via d’uscita e spirano abbracciando la libertà. Ugualmente anche le altre virtù sono sullo stesso piano, serenità, lealtà, liberalità, costanza, moderazione, tolleranza; hanno tutte come base la virtù, garanzia di un’anima onesta e incrollabile.
Paragrafo 66, Libro 7 di Seneca
Paria itaque sunt et gaudium et fortis atque obstinata tormentorum perpessio; in utroque enim eadem est animi magnitudo, in altero remissa et laxa, in altero pugnat et intenta. Quid? Tu non putas parem esse virtutem eius qui fortiter hostium moenia expugnat, et eius qui obsidionem patientissime sustinet? [et] Magnus Scipio, qui Numantiam cludit et comprimit cogitque invictas manus in exitium ipsas suum verti, magnus ille obsessorum animus, qui scit non esse clusum cui mors aperta est, et in complexu libertatis exspirat. Aeque reliqua quoque inter se paria sunt, tranquillitas, simplicitas, liberalitas, constantia, aequanimitas, tolerantia; omnibus enim istis una virtus subest, quae animum rectum et indeclinabilem praestat.