”Ligures durum in armis genus” gli Apunani

et Ligures durum in armis genus (Livio XXVII 48, 10)
popolo forte, tenace, nell’uso delle armi.

 

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figura di guerriero che impugna un pennato – roccia 12 – Seradina (Valcamonica)

Le rocce dei pennati, rocce sacre dei Liguri  Apuani, nelle Alpi Apuane
il pennato, detta dai latini falx arboraria, è un tipico strumento ancora oggi usato dai boscaioli, caratterizzato da una breve impugnatura, una lama larga e lunga 30/40 cm con la punta ricurva in avanti. Strumenti la cui forma è rimasta inalterata da oltre tremila anni. Oggetto di valore simbolico oltre che di utilità pratica, forse legata ai culti della natura Una delle ipotesi formulate conduce al culto del Dio etrusco – romano Selvans – Silvanus molto venerato nella zona Apuana

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Le popolazioni apuane avevano un marcato senso del sacro e forte era l’animismo che le legava al culto della roccia, delle sorgenti e delle vette. Il dio delle vette era Pen/Pan e con tale radice prendono il nome molte delle montagne Apuane.
Il dio delle selve era Silvano, molto adorato e, nell’iconografia, è rappresentato con un pennato, utensile e arma che da tempo immemorabile è collegato a forti simbolismi: dalla falce di Saturno al falcetto d’oro dei Druidi

Presso le Roccia del Sole, gruppo di incisioni probabilmente legate a ritualità di iniziazione

Il fatto che i siti con le incisioni si trovino in altura e su rocce panoramiche dominanti, spesso allineate con il moto solare e le vette delle montagne, farebbe pensare a luoghi preposti a particolari adunanze, come per esempio i “conciliabula” (riunioni nelle quali erano discusse argomentazioni di carattere socio-amministrativo o bellico). Questi luoghi sembrano caratterizzarsi sopratutto per una funzione cultuale comune ed è probabile che l’atto di incidere il pennato sia stato una specie di ex-voto in adorazione di una divinità che antropomorfizza le forze naturali (per esempio il dio Silvano); questa affascinante ipotesi però necessita ancora di altre verifiche e analisi più approfondite per essere confermata

Confer
XXIV Valcamonica Symposium 2011 364 Giancarlo Sani Terre Alte – Comitato Scientifico – Le rocce dei pennati Sulle tracce delle rocce sacre dei Liguri – Apuani nelle Alpi Apuane (Toscana Nord Occidentale)

Guardiani di Pietra le stele lunigianesi

Disposti in allineamento a ricordare antiche e mai perdute tradizioni culturali….

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I gruppi di statue stele appaiono sempre dislocati lungo direttrici ben precise, in situazioni geografiche ed ambientali altrettanto caratteristiche e ricorrenti, in prossimità di corsi d’acqua ed in zone montuose, lungo grandi valli di collegamento e in zone montane in corrispondenza di importanti vie di comunicazione tra vaste regioni d’Europa.Fig._9_mapa

una duplice interpretazione di questi monumenti megalitici, sia “sacra” che “profana”.
In un caso le statue stele potevano rivestire significati simbolici e astratti, legati alla sfera del culto religioso, e rappresentare immagini di divinità celesti, nell’altro potevano raffigurare personaggi reali viventi o defunti che, comunque, dovevano aver avuto una posizione sociale emergente all’interno della comunità (antenati eroizzati, capi o capostipiti del clan patriarcale).

Le statue stele potevano rappresentare immagini di entità protettrici o di personaggi reali posti come punti di riferimento o di “guardia ” alla sommità dei villaggi, in zone di caccia, di transito o di interesse economico.

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Come nel Neolitico con la scoperta dell’agricoltura si era affermata e diffusa l’immagine femminile, nell’età dei Metalli, all’interno di comunità di mercanti-nomadi-guerrieri, assume maggiore importanza la figura maschile. Le statue stele appaiono così riflessi di credenze e probabilmente di attività che facevano perno su entità “sovrumane” (nel senso di divinità), o almeno “superumane”, connesse non a uomini singoli ma a gruppi sociali o tribali dotati di competenze tali da acquisire valore e prestigio.

confer Museo delle Statue Stele Lunigianesi castello del Piagnaro  Pontremoli (MS). 

 

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Il mistero della statuetta dello sciamano-leone di Hohlenstein

È alta approssimativamente 30 centimetri, è fatta di avorio di mammut e ha circa 40.000 anni di vita (nuova datazione).
È la statuetta dell’Uomo-leone, un vero miracolo dell’arte paleolitica, una delle caratteristiche della scultura che più sorprendono è lo straordinario dettaglio con il quale è stata realizzata, considerata l’epoca in cui è stata realizzata.
All’inizio, si pensava che la statuina fosse stata scolpita circa 30 mila anni fa.
Ma la datazione al radiocarbonio eseguita di recente sposta la sua datazione di ben 10 mila anni nel passato, facendola risalire a ben 40 mila anni fa.
Questo ne fa una della più antiche sculture antropomorfe d’Europa, come riferisce la rivista Archeology.
La scultura di Ulm getta quindi ulteriore luce sull’evoluzione dell’homo sapiens.
I conservatori hanno provato a fare una copia dell’uomo-leone, calcolando che ci sarebbe voluto il lavoro di almeno quattrocento ore di uno scultore altamente qualificato, che utilizzasse strumenti di selce (lavoro di due mesi alla luce del giorno).
Ciò significa che l’intagliatore avrebbe dovuto essere curato e nutrito da cacciatori-raccoglitori, il che presuppone un certo grado di organizzazione sociale.
C’è un dibattito in corso su ciò che rappresenti l’uomo-leone, e se fosse collegato allo sciamanesimo e al mondo degli spiriti
Sulle zampe anteriori/braccia della scultura sono visibili delle incisioni orizzontali che potrebbero rappresentare dei tatuaggi.
L’archeologo Nicholas Conard ha avanzato per questo artefatto l’ipotesi di una funzione cultuale e simbolica, la prima registrata nella storia dell’umanità.

 

Il ritrovamento in una grotta abitata nel Paleolitico Superiore e Medio in Germania, databile ad un periodo tra 40.000 e 33.000 anni fa, di una statuetta raffigurante un uomo con arti e sembianze di tipo felino reperita insieme a strumenti musicali (flauti) conferma l’antichità dello sciamanesimo nel territorio europeo (MARZATICO e GLEISCHNER Guerrieri, principi ed eroi, Trento 2004 pag. 549).
Queste figure ibride, forse arcaici prototipi di eroi come l’Ercole leonino, evocano un remotissimo mondo mitico già molto complesso.

Presso sei caverne appartenenti alla Swabian Jura, una catena montuosa situata nello stato del Baden-Württemberg, in Germania meridionale.
E’ proprio nelle profondità di questa formazione rocciosa che sono stati rinvenuti alcuni dei più antichi artefatti umani di cui si abbia conoscenza.
La scoperta di questi reperti – 43.000 e i 33.000 anni fa, tra l’ultima Era Glaciale e il Paleolitico Superiore – ha cambiato la storia delle arti figurative e della musica, nella Swabian Jura sono state trovate le tracce di uno dei primi insediamenti umani in Europa.
Gli scavi sono iniziati negli anni ’60 del XIX secolo.
Tra gli oggetti rinvenuti si annoverano statuette di uomini, animali (leoni delle caverne, mammoth, cavalli, bovini), gioielli e oggetti di culto

La Venere di Hohle Fels
Il pezzo più famoso è certamente la Venere di Hohle Fels (o di Schelklingen), una statuetta alta sei centimetri ricavata dalla zanna di un mammooth.
Rappresenta una donna pingue, simbolo di fertilità. Si tratta del più antico artefatto conosciuto raffigurante un essere umano.

I flauti della caverna di Geißenklösterle

Oltre alla Venere di Hohle Fels sono state trovati nell’area altri 50 artefatti.
I flauti della caverna di Geißenklösterle, gli strumenti musicali più antichi del mondo, sono tra questi.
I tre piccoli cilindri sono stati anch’essi incisi nell’avorio di un mammooth, e risalgono a 40.000 anni fa.

Le origini sciamaniche della cultura europea

Lascaux

I saggi raccolti in questo volume, all’intersezione di etnofilologia, antropologia culturale e fenomenologia della percezione, affrontano il problema della sostanziale continuità millenaria della nostra tradizione, identificando nello sciamanesimo un’immagine cruciale per comprenderne alcuni aspetti.
Dando per scontato il fitto dibattito degli ultimi trent’anni sulla natura e sulle origini del fenomeno sciamanico (un dibattito che non appare ancora in grado di uscire dall’opposizione, dimostratasi fondamentalmente sterile, tra diffusionismo ed evoluzionismo), gli autori analizzano, con riferimento ai rispettivi ambiti, quegli elementi strutturali e portanti che consentono di attribuire al “professionista della parola” un ruolo cruciale, dal Paleolitico a oggi, nella costruzione del nostro immaginario.

 
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il duello nell’arte rupestre camusa: simbolo di passaggio, della danza armata

L’ipotesi di fondo è che, quando riflettiamo sulle origini dell’Europa, intesa nella sua accezione geoculturale più vasta, più che con i temi e le forme del cristianesimo, dell’islamismo, della civiltà carolingia, della civiltà ellenistica alessandrina, dei vari apparati statali e meta-statali che, in quanto macchine di asservimento, ne hanno segmentato e ne segmentano i territori, siamo costretti a fare i conti, già dalla preistoria, con un’ipotesi diversa e più radicata: forse è proprio in Homo poeta, e non nei vari stadi di evoluzione culturale, tecnica e sociale di Homo sapiens (faber, religiosus, politicus, laborans, o economicus, ludens, aestheticus, technologicus) che dobbiamo riconoscere il segreto (sciamanico) della nostra civiltà.

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duello nell’arte rupestre camusa: simbolo di passaggio, della danza armata

Nella Grotta di Fumane uno dei maggiori siti archeologici preistorici in cui è stato rinvenuto un provabile uso simbolico di alcuni oggetti di Neanderthal, questo lavoro presenta nuove prove della rimozione deliberata di artigli rapaci avvenuta nell’Europa mediterranea.

grotta della fiumana

ὕβρις Γνῶθι σαυτόν καὶ Μηδὲν ἄγαν hubris consci te stesso e nulla di troppo

Nell’antica Grecia ὕβρις insolenza, tracotanza  eccesso”, “superbia”, “orgoglio”  è anche personificazione della prevaricazione  È un antefatto che vale come causa a priori che condurrà alla catastrofe καταστροϕή, «rivolgimento, rovesciamento», della tragedia e delle vicende umane.Per il pensiero greco, è ogni situazione in cui si assiste ad un oltrepassamento del giusto, una prevaricazione della legge dell’armonia.
Se il pensiero greco, soprattutto presocratico, è la riflessione sul carattere armonico della realtà necessario a mantenere in equilibrio l’intero universo, l’hybris rappresenta allora quella prevaricazione degli elementi che conduce ad uno strappo nel tessuto armonico della realtà.
La ὕβρις è una colpa compiuta da chi offende con prepotenza e tracotanza, è punita dalla “némesis” ( νέμεσις), che significa “vendetta degli dei”, “ira”, “sdegno”.

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Delfi Δελφοί

μηδὲν ἄγαν  Ne quid nimis Nulla di troppo 

la ricerca dell’Armonia tra gli opposti….

οι Λακεδαιμόνιοι πρὸς φιλοσοφίαν καὶ λόγους ἄριστα πεπαίδευνται, ὧδε· εἰ γὰρ ἐθέλει τις Λακεδαιμονίων τῷ φαυλοτάτῳ συγγενέσθαι, τὰ μὲν πολλὰ ἐν τοῖς λόγοις εὑρή- [342e] σει αὐτὸν φαῦλόν τινα φαινόμενον, ἔπειτα, ὅπου ἂν τύχῃ τῶν λεγομένων, ἐνέβαλεν ῥῆμα ἄξιον λόγου βραχὺ καὶ συνεστραμμένον ὥσπερ δεινὸς ἀκοντιστής, ὥστε φαίνεσθαι τὸν προσδιαλεγόμενον παιδὸς μηδὲν βελτίω. τοῦτο οὖν αὐτὸ καὶ τῶν νῦν εἰσὶν οἳ κατανενοήκασι καὶ τῶν πάλαι, ὅτι τὸ λακωνίζειν πολὺ μᾶλλόν ἐστιν φιλοσοφεῖν ἢ φιλογυμνα- στεῖν, εἰδότες ὅτι τοιαῦτα οἷόν τ’ εἶναι ῥήματα φθέγγεσθαι [343a] τελέως πεπαιδευμένου ἐστὶν ἀνθρώπου.

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Gigantomachia dal fregio del tesoro dei Sifni a Delfi 530-525 a. C.

τούτων ἦν καὶ Θαλῆς ὁ Μιλήσιος καὶ Πιττακὸς ὁ Μυτιληναῖος καὶ Βίας ὁ Πριηνεὺς καὶ Σόλων ὁ ἡμέτερος καὶ Κλεόβουλος ὁ Λίνδιος καὶ Μύσων ὁ Χηνεύς, καὶ ἕβδομος ἐν τούτοις ἐλέγετο Λακε- δαιμόνιος Χίλων. οὗτοι πάντες ζηλωταὶ καὶ ἐρασταὶ καὶ μαθηταὶ ἦσαν τῆς Λακεδαιμονίων παιδείας, καὶ καταμάθοι ἄν τις αὐτῶν τὴν σοφίαν τοιαύτην οὖσαν, ῥήματα βραχέα ἀξιομνημόνευτα ἑκάστῳ εἰρημένα· οὗτοι καὶ κοινῇ συνελ- [343b] θόντες ἀπαρχὴν τῆς σοφίας ἀνέθεσαν τῷ Ἀπόλλωνι εἰς τὸν νεὼν τὸν ἐν Δελφοῖς, γράψαντες ταῦτα ἃ δὴ πάντες ὑμνοῦσιν, Γνῶθι σαυτόν καὶ Μηδὲν ἄγαν. τοῦ δὴ ἕνεκα ταῦτα λέγω; ὅτι οὗτος ὁ τρόπος ἦν τῶν παλαιῶν τῆς φιλοσοφίας, βραχυλογία τις Λακωνική·

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Fregio nord dell’architrave del Tesoro dei Sifni a Delfi.Archaeological Museum of Delphi,

Gli spartani sono stati efficacemente educati ai ragionamenti filosofici da questo: se qualcuno si trova infatti a conversare con il più stolto degli spartani, troverà che per la maggior parte della conversazione l’uomo appare davvero stolto. Tuttavia, poi, quando gli si presenta un’occasione nel discorso, questa stessa persona è capace di scagliare una frase degna di nota, breve e significativa, come un abile arciere, cosicché il suo interlocutore appare niente più che un bambino. Questo dunque hanno compreso sia i contemporanei sia gli antichi, cioè che imitare gli spartani significa amare la filosofia molto più della ginnastica, consapevoli che pronunciare frasi brevi e significative è proprio di uomini che sono stati educati alla perfezione.

Tra questi c’erano Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Briene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, e il settimo tra loro si narra che fosse Chilone di Sparta.
Tutti questi erano ammiratori, amanti e seguaci dell’educazione spartana: chiunque, dai detti brevi e memorabili che ciascuno di loro pronunciò, potrebbe comprendere che la loro sapienza era di origini spartane. Costoro, riunitisi insieme, consacrarono come primizia della loro sapienza ad Apollo nel tempio di Delfi queste iscrizioni che tutti celebrano, «Conosci te stesso» e «Nulla di troppo». Per quale motivo dico queste cose? Perché questo era lo stile della filosofia degli antichi: una brevità spartana.

dialogo di Platone Protagora Πρωταγόρας

La farfalla di luce dorata Quadrilithion

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L’affascinante struttura litica è sita sullo spartiacque del promontorio del Caprione, propaggine posta tra il Golfo di La Spezia e il fiume Magra, in prossimità del Seno di Lerici. A parere di Enrico Calzolari, studioso di archeoastronomia e semiologo dell’ambiente, questo sarebbe un sito megalitico, ovvero, in particolare si configurerebbe come un Quadrilithion: costituito da due massi verticali che sorreggono una pietra a forma di losanga (dal greco loxos, obliquo) e poggiano su “una grande pietra trasversale, che è modellata in modo da formare una cuspide che, opposta a quella della pietra a forma di losanga, forma un varco che viene attraversato dalla luce del sole al tramonto del solstizio d’estate

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La luce del Sole al tramonto del solstizio d’estate, dopo aver attraversato la feritoia dell’impianto, riproduce una sagoma luminosa a forma di “farfalla”.
Questo fenomeno luminoso, che si estende per un’ampiezza di circa 3° dell’apparente movimento solare , appare al 21 giugno dalle 19:15 alle 19:35 (ora solare).
La formazione della farfalla di luce dorata permane per ben sei giorni, venti prima e venti dopo al solstizio estivo.
Secondo M. Gimbutas la simbologia della “farfalla” rappresenta la trasmigrazione dell’anima verso una meta astrale.
Il professor Calzolari ritiene che questo evento possa risalire a circa 6000 anni prima di Cristo e propende per un’ipotesi detta “sciamanica”, secondo la quale gli spiriti degli uomini si formavano presso una costellazione detta pertanto genitrice che dovrebbe coincidere con la figura della costellazione di Cassiopea.

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Se ti rechi in questo luogo porta il dovuto contegno e rispetto.
Per raggiungere il luogo: da Lerici dirigersi verso Romito Magra.
In località Guercio imboccare la strada per San Lorenzo ,si trova sulla destra, provenendo da Lerici.
Dopo aver passato l’indicazione di un tempio buddista, si giunge ad una casa ed un parcheggio. A pochi metri ci saranno i resti di una chiesa, e successivamente su un sentiero anche il complesso megalitico.

Informazioni più accurate:
E. Calzolari – D. Gori, Misteri di Lunigiana
La farfalla dorata, Luna editore, 2000

Völuspá La profezia della veggente

 

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Vǫluspá  La profezia della veggente una delle fonti primarie per lo studio della mitologia norrena e più famoso poema dell’Edda poetica.
Narra la storia della creazione del mondo e la sua fine narrata da una vǫlva o veggente che parla ad Odino. Kampf_der_untergehenden_Götter_by_F._W._Heine-800x500.jpg

La veggente inizia a narrare la storia della creazione del mondo in una forma ridotta. Spiega come abbia ottenuto la sua conoscenza, infatti conosce l’origine dell’onniscienza di Odino, ed altri segreti degli dèi di Ásgarðr.

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La veggente parla di avvenimenti passati e futuri, toccando la maggior parte dei miti norreni, come la morte di Baldr avvenuta per mano di Hǫðr, architettata con l’inganno da Loki. Alla fine racconta la fine del mondo, il Ragnarǫk, e la sua seconda venuta.Medival_scand_lit.jpg

Il poema è interamente conservato nel Codex Regius (1270 circa) e nei manoscritti dell’Hauksbók (1334 circa), mentre buone parti di esso vengono citate nell’Edda in prosa di Snorri Sturluson (del 1220 circa). Il codex Regius è composto da 63 strofe fornyrðislag.

“Lei ricorda la guerra
prima nel mondo,
quando loro tessevano enigmi
e la bruciavano per tre volte,
Gullveig stringeva la lancia
quando la bruciavano per la terza volta
ma lei continuava a vivere.
Nella sala di Har,
spesso la chiamavano Heith
una völva abile nell’uso della spà
lavorava come seithr quando poteva
e ne era sempre lieta:
in ogni casa che visitava
lei incantava i pali;
per mezzo della magia seithr lei giocava
con le menti delle donne malvagie.”
Voluspà

pancrazio πανκράτιον

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Pankration fighter, Louvre Museum, Paris.

Il pancrazio antica arte di combattimento, in greco antico πανκράτιον pankràtion 
παν tutto e kràtos potere, forza.
Era uno agone,ἀγών, agōn, “gara”, “disputa”, combattimento totale dove tutte le tecniche erano ammesse,gli incontri di pancrazio venivano effettuati a mani nude.
Questa disciplina era un insieme di tecniche prese dalla lotta  Pale πάλη e dal pugilato Pygme greco πυγμαχία pygmachía, in latino pugilātus con tecniche sviluppate solo per questo contesto, che permettevano l’uso di qualsiasi abilità in uno scontro totale .
Il pancrazio si può considerare l’origine delle contemporanee  discipline come il Valetudo e le Arti Marziali Miste

 

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