Quoniam ne contemplatio quidem sine actione est Seneca 守靜篤 mantieni con fermezza la quiete

Nam vita humana prope uti ferrum est: si exerceas, conteritur; si non exerceas, tamen robigo interficit… La vita umana è come il ferro: se te ne servi si usura; se non te ne servi, arrugginisce

“Nam vita humana prope uti ferrum est: si exerceas, conteritur; si non exerceas, tamen robigo interficit. Item homines exercendo videmus conteri; si nihil exerceas, inertia atque torpedo plus detrimenti facit quam exercitio.”
La vita umana è come il ferro: se te ne servi si usura; se non te ne servi, arrugginisce. Così vediamo che gli uomini si consumano con il lavoro; ma se non fanno nulla, l’inerzia e il torpore saranno loro ancor più danno del lavoro.

Catone il Censore citato in Aulo Gellio, 11, 2, 6.

Episkyros Harpastum

Le partite erano piuttosto violente, soprattutto a Sparta
Si dice che sia all’origine del calcio storico fiorentino.

A Sparta un tipo di episkyros veniva giocata durante una festa annuale, da cinque squadre di 14 giocatori ognuna. Principalmente era giocato dagli uomini ma anche le donne a volte lo giocavano.
Il gioco dell’episkyros ,venne adottato dai Romani, che lo trasformarono in harpastum, era parte integrante dell’allenamento dei gladiatori ed era giocato soprattutto dalle legioni a presidio dei confini La latinizzazione del greco ἁρπαστόν (harpaston), forma neutra di ἁρπαστός (harpastos), “portare via”, dal verbo ἁρπάζω (harpazo), “cogliere, strappare”.σφαιρομαχία (sphairomachia), letteralmente “battaglia con la palla”,da σφαῖρα (sphaira) “palla, sfera” e μάχη (mache), “battaglia”. 

Sono poche le fonti scritte riguardanti l’harpastum: nel primo libro del Deipnosophistai Ateneo di Naucrati asserisce che l’harpastum è il suo gioco preferito e lo descrive citando un frammento del commediografo greco Antifane, del IV secolo a.C. riguardante quindi l'(h)arpastòn (da ciò si può ipotizzare l’uguaglianza tra i due sport): … Prese la palla ridendo e la scagliò ad uno dei suoi compagni. Riuscì ad evitare uno dei suoi avversari e ne mandò a gambe all’aria un altro. Rialzò in piedi uno dei suoi amici, mentre da tutte le parti echeggiavano altissime grida “È fuori gioco!”, “È troppo lunga!”, “È troppo bassa!”, “È troppo alta!”, “ È troppo corta!” “Passala indietro nella mischia!.

Διήγησις τοῦ κλεινοῦ ἀγῶνος τῶν Φλορεντινῶν, διὰ στίχων, ὅσος παρ’ ἑκείνοις μὲν κάλτζιον, παρὰ δὲ τοῖς ἁρχαίοις καλεῖται ἁρπάστον, ποιηθεῖσα παρὰ Γεοργίου Κορεσσίου τοῦ Χίου
 Venezia, Antonio Pinelli, 1611 [Tradotto in italiano da Anton Maria Salvini in Bini 1688 col titolo Descrizione in versi del Nobil Giuoco dei Fiorentini, che da loro Calcio si chiama, e dagli antichi Harpaston, composta da Giorgio Coresio di Scio Gentiluomo di Costantinopoli, Lettore di Lingua Greca nello Studi di Pisa, volgarizzato in altrettanti versi sciolti Toscani]

Perturbant homines non res ipsae, sed rerum opiniones….ταράσσει τοὺς ἀνθρώπους οὐ τὰ πράγματα, ἀλλὰ τὰ περὶ τῶν πραγμάτων δόγματα Epittèto Ἐπίκτητος

ταράσσει τοὺς ἀνθρώπους οὐ τὰ πράγματα, ἀλλὰ τὰ περὶ τῶν πραγμάτων δόγματα: οἷον ὁ θάνατος οὐδὲν δεινόν (ἐπεὶ καὶ Σωκράτει ἂν ἐφαίνετο), ἀλλὰ τὸ δόγμα τὸ περὶ τοῦ θανάτου, διότι δεινόν, ἐκεῖνο τὸ δεινόν ἐστιν. ὅταν οὖν ἐμποδιζώμεθα ἢ ταρασσώμεθα ἢ λυπώμεθα, μηδέποτε ἄλλον αἰτιώμεθα, ἀλλ’ ἑαυτούς, τοῦτ’ ἔστι τὰ ἑαυτῶν δόγματα. ἀπαιδεύτου ἔργον τὸ ἄλλοις ἐγκαλεῖν, ἐφ’ οἷς αὐτὸς πράσσει κακῶς: ἠργμένου παιδεύεσθαι τὸ ἑαυτῷ: πεπαιδευμένου τὸ μήτε ἄλλῳ μήτε ἑαυτῷ.


traduzione in latino del testo greco di Angelo Poliziano dedicata a Lorenzo De’ Medici

1. τῶν ὄντων τὰ μέν ἐστιν ἐφ’ ἡμῖν, τὰ δὲ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν. ἐφ’ ἡμῖν μὲν ὑπόληψις, ὁρμή, ὄρεξις, ἔκκλισις καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα ἡμέτερα ἔργα: οὐκ ἐφ’ ἡμῖν δὲ τὸ σῶμα, ἡ κτῆσις, δόξαι, ἀρχαὶ καὶ ἑνὶ λόγῳ ὅσα οὐχ ἡμέτερα ἔργα. [2] καὶ τὰ μὲν ἐφ’ ἡμῖν ἐστι φύσει ἐλεύθερα, ἀκώλυτα, ἀπαραπόδιστα, τὰ δὲ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν ἀσθενῆ, δοῦλα, κωλυτά, ἀλλότρια. μέμνησο οὖν, [3] ὅτι, ἐὰν τὰ φύσει δοῦλα ἐλεύθερα οἰηθῇς καὶ τὰ ἀλλότρια ἴδια, ἐμποδισθήσῃ, πενθήσεις, ταραχθήσῃ, μέμψῃ καὶ θεοὺς καὶ ἀνθρώπους, ἐὰν δὲ τὸ σὸν μόνον οἰηθῇς σὸν εἶναι, τὸ δὲ ἀλλότριον, ὥσπερ ἐστίν, ἀλλότριον, οὐδείς σε ἀναγκάσει οὐδέποτε, οὐδείς σε κωλύσει, οὐ μέμψῃ οὐδένα, οὐκ ἐγκαλέσεις τινί, ἄκων πράξεις οὐδὲ ἕν, οὐδείς σε βλάψει, ἐχθρὸν οὐχ ἕξεις, οὐδὲ γὰρ βλαβερόν τι πείσῃ.4] τηλικούτων οὖν ἐφιέμενος μέμνησο, ὅτι οὐ δεῖ μετρίως κεκινημένον ἅπτεσθαι αὐτῶν, ἀλλὰ τὰ μὲν ἀφιέναι παντελῶς, τὰ δ’ ὑπερτίθεσθαι πρὸς τὸ παρόν. ἐὰν δὲ καὶ ταῦτ’ ἐθέλῃς καὶ ἄρχειν καὶ πλουτεῖν, τυχὸν μὲν οὐδ’ αὐτῶν τούτων τεύξῃ διὰ τὸ καὶ τῶν προτέρων ἐφίεσθαι, πάντως γε μὴν ἐκείνων ἀποτεύξη, δι’ ὧν μόνων ἐλευθερία καὶ εὐδαιμονία περιγίνεται. [5] εὐθὺς οὖν πάσῃ φαντασίᾳ τραχείᾳ μελέτα ἐπιλέγειν ὅτι «φαντασία εἶ καὶ οὐ πάντως τὸ φαινόμενον. » ἔπειτα ἐξέταζε αὐτὴν καὶ δοκίμαζε τοῖς κανόσι τούτοις οἷς ἔχεις, πρώτῳ δὲ τούτῳ καὶ μάλιστα, πότερον περὶ τὰ ἐφ’ ἡμῖν ἐστιν ἢ περὶ τὰ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν: κἂν περί τι τῶν οὐκ ἐφ’ ἡμῖν ᾖ, πρόχειρον ἔστω τὸ διότι «οὐδὲν πρὸς ἐμέ»

Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no.
Sono in nostro potere: l’opinione, il volere, il desiderio, l’avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontà.
Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi.
Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né avversate.
Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre.
Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei.
Se invece stimerai tuo ciò che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del male.
Ora, se hai desiderio di raggiungere questo felice stato, sappi che ciò richiede sforzo e concentrazione d’animo non comune, e che, certe cose esteriori, devono essere eliminate dalla mente, altre pensate al tempo giusto, e devi dedicarti sopra tutto alla cura di te stesso.
Perché, se vorrai ad un tempo ottenere i predetti beni ed insieme dignità e ricchezze, è possibile che non otterrai nulla, perché se starai dietro alle ricchezze senza preoccuparti di accrescerti interiormente, senza dubbio ne sarai privato, perché solo attraverso l’accrescimento di se stessi si può godere beatitudine e libertà.


Poi comincia ad esaminarla e inquadrarla nella tua mente, e cioè vedere se essa appartiene alle cose che sono in nostra facoltà, ovvero a quelle che non lo sono. Ed appartenendo a quelle che non lo sono, dal tuo cuore venga questa sentenza: – Ciò a me non importa.

Vis medicatrix Naturae

OPES ADQUIRIT EUNDO MULTA RENASCENTUR

O Asclepio, guaritore di tutte le cose, o maestro di Paiana
dove evochi le più malate afflizioni degli uomini,
che causano grandi dolori,
tu che con i tuoi doni conforti il ​​potente,
vieni tu a portarci la salute
e porre fine alle gravi malattie e alla morte perniciosa,
tu, oh nuovo, che contribuisci ad aumentare e a rimuovere i mali
la fortunata che sei il forte germoglio,
il prezioso di Febo Apollo,
il nemico delle malattie, dove hai una moglie irreprensibile Igeia
vieni, beato, nostro salvatore, donaci un buon fine di vita.

Disciplina primum et postremum vallum est super terram Expito

La Disciplina è il primo ed ultimo baluardo in questa dimensione
Ekpito

A qualunque costo imprimere ad ogni occupazione, anche quella più modesta, un carattere di completezza fino a rendere intero il frammento e dritto il curvo..”
Julius Evola

Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui..Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur

XIII. SENECA LUCILIO SUO SALUTEM
Multum tibi esse animi scio; nam etiam antequam instrueres te praeceptis salutaribus et dura vincentibus, satis adversus fortunam placebas tibi, et multo magis postquam cum illa manum conseruisti viresque expertus es tuas, quae numquam certam dare fiduciam sui possunt nisi cum multae difficultates hinc et illinc apparuerunt, aliquando vero et propius accesserunt.
Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur; haec eius obrussa est.
Non potest athleta magnos spiritus ad certamen afferre qui numquam suggillatus est: ille qui sanguinem suum vidit, cuius dentes crepuere sub pugno, ille qui subplantatus ad versarium toto tulit corpore nec proiecit animum proiectus, qui quotiens cecidit contumacior resurrexit, cum magna spe descendit ad pugnam.
Ergo, ut similitudinem istam prosequar, saepe iam fortuna supra te fuit, nec tamen tradidisti te, sed subsiluisti et acrior constitisti; multum enim adicit sibi virtus lacessita.
So che hai molto coraggio; anche prima che temprassi il tuo spirito con insegnamenti salutari e utili per superare le avversità della vita, eri già piuttosto soddisfatto del tuo atteggiamento di fronte alla sorte e ancor più lo sei ora dopo averla affrontata con decisione e aver provato le tue forze; in queste non si può mai confidare con sicurezza finché non si presentino numerose, e talvolta incalzanti, difficoltà da ogni parte.
Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui: è la prova del fuoco.
Un atleta non può combattere con accanimento se non è già livido per le percosse: chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi è stato messo a terra e schiacciato dall’avversario e, umiliato, non si è perso d’animo, chi si è rialzato più fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria.

Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito l’assalto del destino; tu, però non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando è sfidato, si moltiplica.

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