Introcezione, enterocezione, introspezione e propriocezione.

L’etimologia dei quattro termini si articola attorno alla combinazione di prefissi e radici del latino e del greco antico, legati ai processi percettivi e cognitivi del sé.

Un uomo in siluetta si staglia su una scogliera, con il mare e un cielo nuvoloso sullo sfondo.
QI GONG kiko氣功 meditazione, concentrazione mentale, controllo della respirazione e particolari movimenti fluidi

1. Introspezione

  • Origine linguistica: Deriva direttamente dal verbo latino introspicĕre, a sua volta composto da:
  • intro-: avverbio e prefisso latino che significa «all’interno, dentro, verso l’interno» (da confrontare con intra).
  • specĕre (o nella forma apofonica in composizione -spicĕre): verbo latino che significa «guardare, osservare, scrutare».
  • -tiō, -tiōnis (in italiano -zione): suffisso latino impiegato per formare sostantivi d’azione a partire dal tema del supino (introspectum).
  • Significato letterale: «L’atto di guardare dentro».
  • Contesto: In ambito filosofico e psicologico indica l’auto-osservazione e l’esame diretto che la coscienza compie sui propri processi mentali, emozioni e stati interiori.

Una donna in meditazione seduta su una roccia circondata da radici di alberi in una foresta, con raggi di luce che filtrano attraverso gli alberi.

2. Propriocezione

  • Origine linguistica: Neologismo scientifico introdotto nel 1906 dal neurofisiologo britannico Charles Scott Sherrington (nella forma inglese proprioception), composto da:
  • proprius: aggettivo latino che significa «proprio, personale, che appartiene a se stesso».
  • -cezione: elemento formativo tratto da percezione / ricezione, a loro volta derivanti dal verbo latino capĕre («prendere, accogliere, afferrare») attraverso i composti percipĕre (per- + capere, «afferrare interamente con i sensi o con la mente») o recipĕre (re- + capere, «ricevere»).
  • Significato letterale: «Percezione del proprio [corpo]».
  • Contesto: Definisce il senso che permette al sistema nervoso di raccogliere informazioni cinestesiche e posizionali (provenienti da fusi neuromuscolari, organi tendinei e articolazioni) relative alla postura e al movimento nello spazio.

3. Enterocezione

  • Origine linguistica: Composto ibrido greco-latino, costituito da:
  • énteron (ἔντερον): sostantivo del greco antico che significa «intestino, viscere, interiora» (derivato a sua volta dall’avverbio/preposizione ἐντός, entós, «dentro»).
  • -cezione: dal latino capĕre (attraverso la radice di percezione / -ception), indicante la facoltà di captare o registrare.
  • Significato letterale: «Percezione dei visceri / delle interiora».
  • Contesto: In neurofisiologia è sinonimo di viscerocezione e indica specificamente la captazione degli stimoli provenienti dagli organi viscerali (digestivi, urogenitali, ecc.).
    Viene talvolta adoperato in italiano anche come variante con focus viscerale del termine più generale interocezione.

4. Introcezione

  • Origine linguistica: Composto formato da:
  • intro-: prefisso latino che significa «dentro, verso l’interno».
  • -cezione: radice di origine latina collegata a capĕre / percezione («ricevere, percepire»).
  • Significato letterale: «Percezione verso l’interno».
  • Contesto e precisazioni:
  • In neurobiologia e psicologia somatica: Viene per lo più utilizzato nella divulgazione e nella letteratura contemporanea come variante o calco (talvolta influenzato dall’analogia fonetica con introspezione) del termine scientifico canonico interocezione (coniato anch’esso da Sherrington dal latino interior, «più interno», + perception), ossia il sistema che monitora lo stato fisiologico globale dell’organismo (battito cardiaco, temperatura, fame, dolore viscerale).

Nelle discipline contemplative e nello yoga, questi quattro processi non sono solo concetti teorici, ma costituiscono la mappa operativa con cui il praticante sposta l’attenzione dal mondo esteriore (estrocezione) alla dimensione somatica e mentale.


Una giovane donna in bikini sta praticando yoga su una gamba in un ambiente naturale vicino a un ruscello.

1. Propriocezione La consapevolezza dell’Āsana

Nel contesto dello yoga posturale (Hatha Yoga), la propriocezione viene affinata sistematicamente:

  • Allineamento e radicamento: Eseguire e mantenere un’āsana a occhi chiusi richiede di percepire l’orientamento delle articolazioni, il tono muscolare e il baricentro unicamente tramite i recettori interni.
  • Micro-regolazione somatica: La mente impara a mappare la posizione corporea nello spazio senza affidarsi al controllo visivo, sviluppando quella che nel movimento consapevole viene definita “intelligenza cinestesica”.

2. Enterocezione Il controllo viscerale, Bandha e Kriyā

Mentre nella fisiologia ordinaria la percezione degli organi interni rimane per lo più inconscia, lo yoga la rende accessibile e attiva:

  • I sigilli energetici (Bandha): Pratiche come Mūla Bandha (contrazione del pavimento pelvico) e Uḍḍīyāna Bandha (retrazione dell’addome verso la colonna) richiedono una precisione enterocettiva estrema per isolare e percepire muscoli viscerali profondi solitamente trascurati.
  • Le purificazioni (Kriyā): Tecniche come Nauli (isolamento e rotazione dei muscoli retti dell’addome con massaggio viscerale) trasformano l’enterocezione in un canale di controllo neuromuscolare diretto sulle cavità interne.

3. Introcezione (o Interocezione) Prāṇāyāma e Kāyānupassanā

L’introcezione raccoglie lo stato fisiologico complessivo (ritmo cardiaco, fluttuazione del respiro, sensazioni termiche, dolore viscerale):

  • Nel respiro consapevole (Prāṇāyāma): L’attenzione si ancora alla dilatazione dei polmoni, al movimento del diaframma e alla variazione del battito cardiaco associata all’espirazione prolungata (tono vagale).
  • Nella meditazione Vipassanā: Il primo fondamento della presenza mentale (Kāyānupassanā, o contemplazione del corpo) consiste proprio nello scansionare le sensazioni interocettive grezze (calore, formicolio, pesantezza, pulsazione) senza reagirvi, osservando l’impermanenza (anicca) a livello cellulare.

4. Introspezione Svādhyāya e la coscienza testimone (Sākṣin)

Se propriocezione, enterocezione e interocezione appartengono alla sfera somatica (il corpo percepito), l’introspezione yogica si sposta sui contenuti della mente:

  • Studio di sé (Svādhyāya): Quarto dei Niyama negli Yoga Sūtra di Patañjali, indica l’auto-osservazione analitica dei propri schemi mentali, pulsioni ed errori di condotta.
  • La coscienza testimone (Sākṣi Bhāv): L’introspezione meditativa si distingue da quella psicologica occidentale perché punta al distacco: non analizza i pensieri per trovarne una causa biografica, ma li osserva scorrere come fluttuazioni della mente (citta vṛtti), disidentificando l’osservatore (Draṣṭā) dall’oggetto osservato.

Il ponte trasversale: Pratyāhāra

Il punto di incontro tra queste dimensioni è il Pratyāhāra (il quinto arto dello yoga classico), tradotto letteralmente come «ritiro dei sensi».

Consiste nel silenziare l’estrocezione , tagliando fuori gli stimoli visivi, uditivi e tattili esterni , per spalancare contemporaneamente le porte della propriocezione, dell’interocezione e dell’introspezione.
La neurobiologia contemporanea descrive questo stato come una riconfigurazione dell’attività della corteccia insulare e della corteccia cingolata anteriore, le aree cerebrali deputate a integrare la mappa viscerale del corpo con la coscienza soggettiva.

L’intersezione tra neurobiologia contemporanea e tradizioni contemplative si fonda sul modo in cui i segnali somatici ascendenti (bottom-up) rimodellano la governance(gestione ,coordinamento, regia) cognitiva ed emotiva discendente (top-down).
Nella meditazione e nello yoga, nel Qi Gong , l’affinamento sensoriale non è un fine puramente posturale o fisiologico, ma il meccanismo chiave per disinnescare i circuiti della reattività automatica e disarticolare la narrazione dell’ego.


L’architettura neuroanatomica: dalla periferia alla coscienza di sé

I quattro canali percettivi operano attraverso circuiti cerebrali distinti ma integrati, la cui attivazione coordinata definisce la presenza mentale.

1. La via propriocettiva: corteccia somatosensoriale e lobo parietale

La propriocezione fa capo ai fusi neuromuscolari, agli organi tendinei del Golgi e ai meccanorecettori articolari. Le informazioni viaggiano attraverso i cordoni posteriori del midollo spinale fino al talamo e vengono elaborate dalla corteccia somatosensoriale primaria (S1) e dalle aree parietali posteriori.

Nello yoga, questo circuito è responsabile dello schema corporeo dinamico: sapere dove si trova un arto nello spazio senza guardarlo permette di calibrare il baricentro e la stabilità. Dal punto di vista cognitivo, un segnale propriocettivo solido stabilizza l’attenzione su coordinate spaziali esterne ed esterocettive stabili, riducendo l’instabilità posturale che favorisce la distrazione mentale.

2. La via enterocettiva e interocettiva: l’Insula e l’asse vagale

La percezione dei visceri (enterocezione) e dell’omeostasi sistemica (interocezione) corre prevalentemente lungo le fibre sensitive del nervo vago (che sono per l’80-90% afferenti, cioè portano segnali dal corpo al cervello) e le vie spino-talamiche.

  • Nucleo del Tratto Solitario (NTS): È la prima stazione di ricezione dei segnali viscerali nel tronco encefalico.
  • Corteccia Insulare Posteriore (PIC): Mappa la topografia oggettiva del corpo interno (temperatura, acidità gastrica, distensione intestinale, battito cardiaco).
  • Corteccia Insulare Anteriore (AIC): È l’hub dell’integrazione. L’AIC combina i dati fisiologici grezzi con il contesto emotivo e motivazionale, generando quello che il neuroscienziato A.D. Craig ha definito il sentient self (il sé senziente), ossia la consapevolezza soggettiva di “come ci si sente” in un dato momento.

Nelle pratiche contemplative, l’iper-stimolazione volontaria di queste vie (tramite Prāṇāyāma e Bandha) aumenta il volume di scarica verso l’insula, trasformando processi fisiologici subliminali in dati accessibili alla coscienza.

3. L’introspezione: la corteccia prefrontale e il monitoraggio metacognitivo

Mentre l’interocezione registra la sensazione somatica, l’introspezione monitora lo stato mentale che reagisce a quella sensazione. I substrati neurali dell’introspezione includono:

  • Corteccia prefrontale dorsolaterale (dlPFC): Responsabile del mantenimento del focus attentivo e del controllo esecutivo.
  • Corteccia frontopolare (area 10 di Brodmann): Coinvolta nella metacognizione pura, ovvero nella capacità di osservare le operazioni della propria mente mentre avvengono.

Inferenza attiva e “Predictive Coding”: riscrittura del sé

La neurobiologia moderna descrive il cervello come una macchina predittiva (modello del Predictive Processing di Karl Friston e Andy Clark). Il cervello non registra passivamente la realtà: produce costantemente modelli predittivi top-down su ciò che accade all’interno e all’esterno del corpo, aggiornandoli solo quando riceve un segnale di errore (prediction error) dal basso (bottom-up).

  1. Lo stato ordinario e la trappola del DMN:
    Nella vita quotidiana, la Default Mode Network (DMN) — la rete neurale attiva durante il vagabondaggio mentale, l’auto-riferimento autobiografico e la ruminazione — impone schemi predittivi rigidi. Quando proviamo una stretta allo stomaco o tachicardia, il cervello predittivo sovraccarico cataloga immediatamente la sensazione in forma narrativa: “Sono in pericolo”, “Non ce la faccio”, generando ansia secondaria.
  2. Il reset somatico contemplativo:
    Praticando la consapevolezza enterocettiva e propriocettiva (come nel body scan o nella Vipassanā), il praticante costringe il sistema ad aprire i canali sensoriali primari. Focalizzandosi sulla sensazione viscerale pura (pressione, frequenza di scarica, calore) senza etichettarla, si invia al cervello un massivo segnale di errore predittivo. Le previsioni rigide del DMN crollano: l’attività narrativa si silenzia e lascia spazio all’esperienza fenomenologica immediata.
  3. Dallo “Story-Telling Self” all’ “Experiential Self”:
    Studi di neuroimaging funzionale (in particolare le ricerche di Norman Farb e colleghi) dimostrano che la meditazione sul corpo produce un disaccoppiamento neurale: l’attività della corteccia prefrontale mediale (legata alla narrazione egoica) crolla, mentre aumenta drasticamente la connettività funzionale tra insula, corteccia somatosensoriale secondaria e corteccia cingolata anteriore. Il soggetto smette di “raccontarsi” la propria esperienza e inizia a “essere” l’esperienza.

Meccanismi fisiologici: dal respiro al tono vagale

L’interocezione yogica sfrutta assi fisiologici precisi per alterare lo stato del sistema nervoso autonomo.

DimensioneMeccanismo FisiologicoEffetto Neurale e Sistemico
Respiro lento (Prāṇāyāma)Allungamento della fase espiratoria; attivazione dei barocettori carotidei e aortici.Stimolazione del ramo ventro-vagale del nervo vago; incremento dell’aritmia sinusale respiratoria (RSA) e della variabilità della frequenza cardiaca (HRV).
Pressioni viscerali (Bandha/Nauli)Compressione meccanica dei plessi nervosi celiaco e ipogastrico; transienti aumenti di pressione intra-addominale e intratoracica.Attivazione massiva dei meccanorecettori viscerali; rimodulazione del feedback verso l’NTS e down-regulation immediata dell’asse dello stress (HPA).
Immobilità posturale (Āsana)Soppressione dei micromovimenti volontari; saturazione dei fusi neuromuscolari in posizioni isometriche.Riduzione del rumore di fondo propriocettivo; deafferentazione funzionale degli stimoli di disturbo; focalizzazione delle risorse attentive.

Integrazione delle quattro dimensioni nel percorso meditativo

Queste facoltà neuro-somatiche formano una progressione scalare:

[4] INTROSPEZIONE METACONCETTIVA (Sākṣin / Open Monitoring)
└─ Osservazione non-reattiva dello spazio mentale e della consapevolezza stessa.
▲
[3] INTROCEZIONE DIFFUSA (Prāṇāyāma / Kāyānupassanā)
└─ Monitoraggio globale dell'energia vitale, del battito, del tono autonomo e del dolore.
▲
[2] ENTEROCEZIONE PROFONDA (Bandha / Kriyā)
└─ Isolamento e controllo cosciente della muscolatura viscerale involontaria o profonda.
▲
[1] PROPRIOCEZIONE ACCURATA (Āsana / Body Scheme)
└─ Integrazione vettoriale di muscoli, tendini e articolazioni nello spazio tridimensionale.
  1. La base propriocettiva (Il contenitore): L’allineamento dell’āsana non serve a raggiungere una perfezione estetica, ma a creare una postura biomeccanicamente neutra in cui lo sforzo muscolare è ridotto al minimo (prayatna śaithilya, Yoga Sūtra II.47). Questo stabilizza il lobo parietale e azzera gli allarmi motori.
  2. L’ancoraggio enterocettivo/interocettivo (L’energia somatica): Con il corpo stabile, l’attenzione scende nei visceri e nel respiro. L’insula anteriore registra le micro-variazioni del battito cardiaco, del diaframma e delle pulsazioni addominali. I segnali viscerali, anziché innescare risposte emotive automatiche (paura, impazienza), vengono osservati come meri eventi bioelettrici.
  3. Il culmine introspettivo (La coscienza testimone): Una volta che l’organismo è fisiologicamente regolato e i circuiti enterocettivi sono stabili, emerge l’introspezione pura (Sākṣi Bhāv). La corteccia prefrontale non deve più gestire input corporei caotici o difensivi: può rivolgere la propria lente su se stessa. I pensieri, le memorie e gli impulsi mentali vengono percepiti esattamente con la stessa oggettività distaccata con cui poco prima si percepiva una contrazione intestinale o il battito cardiaco.

L’organismo si scopre così un sistema unificato: l’introspezione non è più un atto intellettuale astratto, ma l’espressione più raffinata della propriocezione e dell’interocezione portate al loro massimo grado di coerenza.

Vigyana Bhairava Tantra विज्ञान भैरव तन्त्र

”Graziosa, gioca.
L’universo è una conchiglia vuota in cui la tua mente si diverte infinitamente.”

Vijñānabhairava Tantra, 110

”Vigyana” significa consapevolezza, e “bhairava” è un termine specifico, un termine tantrico per indicare colui che è andato oltre. Per questo Śiva è noto come “bhairava” e Devī come “bhairavī”: coloro che sono andati oltre ogni dualità.”

OSHO

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Shakti si rivolge a Śiva e gli pone alcune domande, pregandolo così di dissiparle i dubbi riguardo alla sua stessa natura divina e a quella dell’universo. Amorevolmente («o radiosa») il consorte le risponde elencando 112 insegnamenti, un compendio di tecniche di meditazione: il Tantra in oggetto. Śiva non espone dunque alcuna dottrina o filosofia, non risponde direttamente alle domande di Pārvatī/shakti : la via della razionalità non è quella adatta per giungere alla comprensione della realtà delle cose. Śiva non spiega cosa, ma come.

Sama vritti Pranayama “Respirazione quadrata”

Sama in sanscrito significa “uguale, identico” e vritti “movimento” o “fluttuazioni mentali”,letteralmente Sama vritti pranayama viene tradotta “il respiro che stabilizza le fluttuazioni della mente” o “il respiro in cui tutti i movimenti sono uniformi o con una durata identica”.

Mariko Hiyama
Mariko Hiyama Yoga Master

Durante l’esecuzione di Sama vritti pranayama tutte e quattro le fasi del ciclo respiratorio hanno la stessa durata, questa tecnica è anche conosciuta come la “tecnica del respiro quadrato”.
E’ una respirazione in grado di alleggerire e rilassare il flusso dei pensieri che affollano la nostra mente, e ci riesce favorendo la concentrazione su una serie di movimenti – o fluttuazioni, o costruzioni –  immaginarie, che ci aiutano a mettere ordine nella frenesia  turbolenza

Ogni fase del respiro deve durare 4 secondi, l’intero ciclo durerà 16 secondi.
Continuare la tecnica per più cicli.
Con l’esperienza ogni fase potrà durare sempre più a lungo, ma senza arrivare a
forzare.
Per aiutarci a mantenere la concentrazione durante la tecnica, possiamo visualizzare
un quadrato da percorrere durante le fasi della respirazione come descritto:

SAMA VRITTI PRANAYAMA
mentre inspiriamo si sale lungo il lato sinistro del quadrato,
durante la ritenzione ci spostiamo lungo il lato superiore
espirando si scende lungo il lato destro;
durante la ritenzione si percorre il lato inferiore

è utile:
Gestire ed alleviare lo stress

Rilassarsi, ritrovarsi e rigenerarsi

Mantenere il focus, concentrazione e equilibrio

Aumentare la performance

Ad essere più lucidi grazie all’aumento dell’ossigeno nel nostro cervello tramite la respirazione controllata

Ha un’azione calmante sul sistema nervoso

Aiuta ad affrontare situazioni difficoltose e impegnative

Regolarizza la pressione arteriosa e il battito del cuore

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RESPIRO Federica Maya Dal Pino

Il Pranayama (controllo ritmico del respiro) è il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patañjali. Insieme a Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi), questi due stati dello Yoga sono conosciuti come le ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare la respirazione e la mente, quale mezzo per liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio.
La parola Pranayama è formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza, controllo, espansione).
Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro.
Tale controllo si attua durante le classiche quattro fasi:

inspirazione (puraka)

pausa respiratoria dopo l’inspirazione (antara kumbhaka)

espirazione (rechaka)

pausa respiratoria dopo l’espirazione (bahya kumbhaka)

Moola Mantra

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ॐ सच्चिदानंद परब्रह्म

. पुरुषोत्तम परमात्मा |

. श्री भगवती समेत

. श्री भगवते नमः ||

. (हरी ओम् तत् सत्)

Om Sat-Chit-Ananda Parabrahma

Purushothama Paramatma

Sri Bhagavathi Sametha

Sri Bhagavathe Namaha

 

OM ha 100 diversi significati. Si dice che, “in principio era il Verbo, e il Verbo ha creato ogni cosa”. Quel verbo, quella parola è OM. Se tu mediti in silenzio, profondamente, puoi sentire il suono OM dentro di te. L’intera creazione è emersa dal suono OM. E’ il suono primordiale o suono universale da cui ha cominciato a vibrare l’intero universo. OM significa anche invitare l’Energia Superiore. Questo suono divino ha il potere di creare, sostenere e distruggere, dando vita e movimento a tutto ciò che esiste.

SAT significa esistenza che pervade ogni cosa, che è senza forma, senza confini, onnipresente, quell’aspetto dell’Universo senza attributi e senza qualità. E’ l’Immanifesto. Viene sperimentato come il vuoto dell’Universo. Potremmo dire che è il corpo dell’Universo che è statico. Ogni cosa che ha una forma e che si può sentire è nata da questo Non-manifesto. E’ talmente sottile che è al di là di ogni percezione. Si può vedere soltanto quando diventa grossolano e prende una forma. Noi siamo nell’Universo e l’Universo è in noi. Noi siamo l’effetto e l’Universo è la causa e la causa si manifesta come effetto.

CHIT è la Pura Coscienza dell’Universo che è infinita, il potere onnipresente dell’Universo che si manifesta. Da qui si è evoluta ogni cosa che chiamiamo Energia Dinamica o forza. Si può manifestare in qualsiasi forma o profilo. E’ la coscienza che si manifesta come moto, come gravità, come magnetismo, etc. Si manifesta anche come azioni del corpo, come forza del pensiero. E’ lo Spirito Supremo.

ANANDA significa beatitudine, amore e amicizia, natura dell’Universo.
Quando fai l’esperienza dell’Energia Suprema di questa Creazione (SAT) e diventi uno con l’Esistenza oppure fai l’esperienza dell’aspetto della Pura Coscienza (CHIT), entri in uno stato di Beatitudine Divina e di Felicità Eterna (ANANDA). Questa è la caratteristica primordiale dell’Universo, che è lo stato di estasi più profondo e grande che tu possa mai sperimentare quando ti rapporti alla tua coscienza Superiore.

PARABRAHMA è l’Essere Supremo nel suo aspetto Assoluto; colui che è al di là dello spazio e del tempo. E’ l’essenza dell’Universo che ha una forma e che è anche senza forma. E’ il Creatore Supremo.

PURUSHOTHAMA ha diversi significati. Purusha significa anima e Uthama significa il supremo: lo Spirito Supremo. Significa anche l’energia suprema della forza che ci guida dal mondo superiore. Purusha significa anche Uomo, e PURUSHOTHAMA è l’energia che si incarna come Avatar per aiutare e guidare l’Umanità e rapportarsi da vicino alla beneamata Creazione.

PARAMATMA significa l’energia suprema interiore che è immanente in ogni creatura ed ogni essere, vivente e non vivente. E’ colui/colei che abita dentro di noi, l’Antaryamin, che risiede in noi senza nessuna forma o con la forma che desideriamo dargli. E’ la forza che può venire da te ogni volta che vuoi e ovunque tu voglia, per guidarti e aiutarti.

SRI BHAGAVATI è l’aspetto Femminile, che è caratterizzato come Intelligenza Suprema in azione, l’Energia (la Shakti) . Ci si rivolge a Lei quale aspetto della Creazione come Madre Terra (la Madre Divina).

SAMETHA significa insieme o in comunione con.

SRI BHAGAVATHE è l’aspetto Maschile della Creazione, che è immutevole e permanente.

NAMAHA è saluti o prostrazioni all’Universo che è OM e che ha anche le qualità di SAT-CHIT-ANANDA, che è onnipresente, immutevole e mutevole allo stesso tempo, spirito supremo in forma umana e senza forma, colui che risiede in noi e che può guidare ed aiutare con la suprema intelligenza nelle sue forme femminile e maschile.

 

不動如山,難知如陰,動如雷震 “Immobile come una montagna, imperscrutabile come l’oscurità, rapido come fulmine e tuono”

不動如山,難知如陰,動如雷震
“Immobile come una montagna, imperscrutabile come l’oscurità, rapido come fulmine e tuono”

Sunzi, Arte della guerra, cap. 7, par. 40.

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IL NOSTRO INTENTO

Suscitare Potenzialità
Risvegliare il Profondo
Addestrarsi al combattimento
Facilitare processi catartici
Stimolare il recupero del equilibrio psicofisico
Immergersi nel profondo rilassamento potenziando il proprio livello di motivazione.

Tacfit FLOWFIT e PRASARA

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Tacfit è un disciplina , ideata da Scott Sonnon è un esperto di arti marziali , noto praticante di Sambo , allenatore di fitness , sostenitore della causa  dei problemi legati alla dislessia (DSA)e oratore del benessere, in italia era rappresentato da Alberto Gallazzi. 
Tacfit rientra nelle  discipline di allenamento funzionale ,un sistema in grado di esercitare in breve tempo tutte le caratteristiche fisiche e tutti i muscoli del corpo con vantaggi di completezza, efficacia, trasversalità e rapidità nell’allenamento.
Il metodo Tacfit si basa essenzialmente sui movimenti a corpo libero, accompagnati da attrezzi come clave, kettlebells, anelli, corde, elastici.

L’allenamento è sempre strutturato per iniziare con esercizi che tendono a riscaldare il corpo in maniera graduale, prima di passare a movimenti più intensi ed impegnativi.
Scott Sonnon sostiene che  parasara yoga sia un metodo per far  “fluire oltre il pensiero
( significato in sanscrito)Il lavoro che viene svolto è basato sulla fluidità dei movimenti del corpo, legati a loro volta, alla respirazione.
Partendo dalle classiche posizioni yoga, si cerca un collegamento tra le stesse: un collegamento fluido ovvero un collegamento fatto da movimenti che permettono di passare da una posizione all’altra, senza fermarsi ed interrompere il flow (movimento).

Credo che ognuno dovrebbe trovare il proprio vero potere nel proprio Processo.
Ma ho l’obbligo morale di condividere il percorso che ho avuto la fortuna di scoprire. Prima di incontrare il mio piccolo guru indiano, ero sicuro di poter esprimere il mio potere. Ma lo yoga che ho imparato da lei ha mirato a ogni vulnerabilità del mio corpo che la scienza dello sport professionistico non aveva toccato. In un “abbraccio” ho capito che Amma “aveva me”.

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Mi sono arreso tutto ciò che pensavo di aver capito del “flusso del corpo” e ho iniziato a lavorare sulla routine yogica chiamata Prasara che avrebbe affrontato ogni singola debolezza in tutto il corpo umano. Immagina, quando questa donna di 51 anni potrebbe fare cose che un atleta di 32 anni di livello mondiale non è nemmeno in grado di approssimare. Ti dico questo: assorda qualsiasi protesta orgogliosa dell’ego.

Il potere che Amma mi ha insegnato a stappare ha avuto su di me un impatto così onnicomprensivo e immediato che negli ultimi sette anni ho condiviso le mie scoperte con migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo, giovani e vecchi. I risultati per loro sono stati incredibili e drammatici come lo erano per me. Il peso di queste testimonianze mi ha dimostrato una prova innegabile che questo yoga funziona rapidamente e per tutti!

What I Experienced Resonated Through Every Part of My Body!

I believe that everyone should find their true power in their own Process. But I have a moral obligation to share the path which I was blessed to discover. Before I met my little Indian guru, I was sure that I could express my power. But the yoga I learned from her targeted each vulnerability in my body that professional sports science hadn’t touch. In one “Hug” I realized that Amma “had me.”

I surrendered all that I thought I understood about “body-flow” and began to working on the yogic routines called Prasara which would address each and every weakness throughout the human body. Just imagine, when this 51 year old woman could do things that a 32 year old world-class athlete couldn’t even approximate. I tell you this: it deafens any of the ego’s prideful protests.

The power that Amma taught me to uncork had such an all-encompassing and immediate impact upon me that for the past seven years I have been sharing my discoveries with thousands upon thousands of people from around the world, young and old. The results for them have been as stunning and dramatic as they were for me. The weight of these testimonials demonstrated undeniable proof to me that this yoga works rapidly and for everyone!

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