Virtus praemium est optimum; virtus omnibus rebus anteit profecto: libertas salus vita res et parentes, patria et prognati tutantur, servantur: virtus omnia in sese habet, omnia adsunt bona

Il valore (virtus) è il premio più grande, il valore viene prima di tutto
Libertà, sicurezza, vita, famiglia e ricchezza, patria e figli sono difesi e sicuri; il valore ha in sé ogni bene, ogni bene è dell’uomo cui arride il valore
Plauto, Amphitruo: Actus I, 499-550


”I Romani vi aggiungono qualcosa di peculiare, che finirà per renderli invincibili: un vero e proprio culto della Virtus, del valore individuale, che si mischia alla discilpina di gruppo. Il guerriero arcaico, come abbiamo visto, è un combattente naturale; il Civis è invece un combattente volontario, consapevole, nel senso che partecipa per scelta alle guerre di cui la sua Patria è protagonista, per rivendicare la propria posizione sociale, per migliorarla, per garantirsi il rispetto della collettività; sostenuto non solo dall’ambizione, ma dalla memoria collettiva e da un’ideologia della Virtus che si rivela ben presto un’arma fondamentale nelle mani della Res Publica in espansione.”

(I Figli di Marte – Gastone Breccia)

‘Ηγεμονικόν EGEMONICON ”Sovrano Interiore, Rifugio, Principio Direttivo” Marco Aurelio

 Μέμνησο ὅτι ἀκαταμάχητον γίνεται τὸ ἡγεμονικόν, ὅταν εἰς ἑαυτὸ συστραφὲν ἀρκεσθῇ ἑαυτῷ, μὴ ποιοῦν τι ὃ μὴ θέλει, κἂν ἀλόγως παρατάξηται. τί οὖν, ὅταν καὶ μετὰ λόγου καὶ περιεσκεμμένως κρίνῃ περί τινος; διὰ τοῦτο ἀκρόπολίς ἐστιν ἡ ἐλευθέρα παθῶν διάνοια· οὐδὲν γὰρ ὀχυρώτερον ἔχει ἄνθρωπος, ἐφ’ ὃ καταφυγὼν ἀνάλωτος λοιπὸν ἂν εἴη. ὁ μὲν οὖν μὴ ἑωρακὼς τοῦτο ἀμαθής, ὁ δὲ ἑωρακὼς καὶ μὴ καταφεύγων ἀτυχής.

MARCUS AURELIUS – Τὰ εἰς ἑαυτόν VIII, 48

  Ricordati che l’egemonico (principio direttivo, sovrano interiore) diventa invincibile, quando si rivolge a sè stesso e si accontenta di sè, e non faccia niente che non voglia, anche se la suo opposizione è irragionevole . 
Quanto più lo sarà , allora esprimerà un giudizio con razionalità e ponderatezza? 
per questo la mente libera da passioni è un baluardo:
l’uomo non ha niente di più forte dove rifugiarsi ed essere per sempre inespugnabile.

Chi non l’ha inteso è ignorante, chi l’ha inteso e non vi si rifugia, un infelice.

Τρέχε ἐπὶ τὸ σεαυτοῦ ἡγεμονικὸν καὶ τὸ τοῦ ὅλου καὶ τὸ τούτου.τὸ μὲν σεαυτοῦ, ἵνα νοῦν δικαϊκὸν αὐτὸ ποιήσῃς˙ τὸ δὲ τοῦ ὅλου,ἵνα συμμνημονεύσῃς τίνος μέρος εἶ˙ τὸ δὲ τούτου, ἵνα ἐπιστήσῃςπότερον ἄγνοια ἢ γνώμη, καὶ ἅμα λογίσῃ ὅτι συγγενές.

Τὰ εἰς ἑαυτόν Μάρκος Αυρήλιος IX,22

Affrettati a ricorrere alla tua facoltà sovrana, a quello dell’universo, e quello di costui.

Al tuo per farne una mente giusta , a quello dell’Universo , per ricordarti di che cosa tu sei parte, a quello di quest’uomo ,per sapere se la sua ignoranza o ragionata deliberazione, e insieme per tener conto del fatto che è un tuo parente.
(IX, 22)

“Penetra pure entro le loro facoltà sovrane e vedrai chi sono i giudici che ti fanno paura; e che genere di giudici sono per sè stessi
IX, 18

Δίελθε ἔσω εἰς τὰ ἡγεμονικὰ αὐτῶν καὶ ὄψει τίνας κριτὰςφοβῇ, οἵους καὶ περὶ αὑτῶν ὄντας κριτάς.

ἡγεμονικόν EGEMONICON principio sovrano forza interiore cosciente e dominatrice, capacità di calmo autodominio, di equanimità e di distacco, rifugio interiore.

Legemonikòn è concepito come un foro interiore, uno spazio interno in cui trovare rifugio e, in analogia, tale rifugio può trovarsi nell’egemonikòn universale.

”La correlazione fra i due princìpi ha una netta somiglianza con quella vedica e delle Upanishad fra àtman bràhman, fra scintilla divina individuale e principio spirituale universale. ”

confer  Stefano Arcella Cittadella n. 19. vedi “Sovrano interiore” e “visione del mondo” nel pensiero stoico di Marco Aurelio

L’impedimento all’azione fa progredire l’azione. Ciò che sta sulla strada diventa la strada” Marco Aurelio Pensieri Stralci

“Non considerare le cose assenti come se ci fossero già, ma, fra le presenti, scegli quelle più favorevoli e grazie a queste ricordati di come le cercheresti, se non ci fossero.” 

LIBRO VII,27

Μὴ τὰ ἀπόντα ἐννοεῖν ὡς ἤδη ὄντα, ἀλλὰ τῶν παρόντων τὰδεξιώτατα ἐκλογίζεσθαι καὶ τούτων χάριν ὑπομιμνῄσκεσθαι πῶςἂν ἐπεζητεῖτο, εἰ μὴ παρῆν. ἅμα μέντοι φυλάσσου, μὴ διὰ τοῦοὕτως ἀσμενίζειν αὐτοῖς ἐθίσῃς ἐκτιμᾶν αὐτά, ὥστε, ἐάν ποτεμὴ παρῇ, ταραχθήσεσθαι.

“Se sei afflitto da qualche causa esterna, non è questa ciò che ti molesta veramente, ma il giudizio che ne dai, e questo sì, puoi annullarlo immediatamente”.

“Le nostre azioni possono essere ostacolate, ma non può esserci impedimento alle nostre intenzioni o alla nostra disposizione d’animo. Perché possiamo modificarci e adattarci. 
La mente adatta e converte ai suoi scopi gli ostacoli al nostro agire. 
L’impedimento all’azione fa progredire l’azione. Ciò che sta sulla strada diventa la strada”.  
XX,Libro V
Καθ ἕτερον μὲν λόγον ἡμῖν ἐστιν οἰκειότατον ἄνθρωπος, καθ ὅσον εὖ ποιητέον αὐτοὺς καὶ ἀνεκτέον· καθ ὅσον δὲ ἐνίστανταί τινες εἰς τὰ οἰκεῖα ἔργα, ἕν τι τῶν ἀδιαφόρων μοι γίνεται ὁ ἄνθρωπος οὐχ ἧσσον ἢ ἥλιος ἢ ἄνεμος ἢ θηρίον. Ὑπὸ τούτων δὲ ἐνέργεια μέν τις ἐμποδισθείη ἄν, ὁρμῆς δὲ καὶ διαθέσεως οὐ γίνεται ἐμπόδια διὰ τὴν ὑπεξαίρεσιν καὶ τὴν περιτροπήν. 
Περιτρέπει γὰρ καὶ μεθίστησι πᾶν τὸ τῆς ἐνεργείας κώλυμα ἡ διάνοια εἰς τὸ προηγούμενον καὶ πρὸ ἔργου γίνεται τὸ τοῦ ἔργου τούτου ἐφεκτικὸν καὶ πρὸ ὁδοῦ τὸ τῆς ὁδοῦ ταύτης ἐνστατικόν.

Sotto certi aspetti, l’uomo è per noi tutto ciò che ci è più vicino, perché, nei nostri rapporti con i nostri simili, dobbiamo far loro del bene e tollerarli; ma poiché l’uomo ostacola l’adempimento dei miei doveri personali, allora l’uomo diventa per me un essere indifferente, ogni cosa, come potrebbe essere, sia il sole, sia il vento, sia qualsiasi animale.

Anche loro, in certi casi, possono fermare la mia attività; ma, in fondo, questi non sono veri ostacoli alla mia volontà e alle mie disposizioni morali, perché posso sempre o astrarmi dalle cose o dar loro un’altra svolta.
Il pensiero, infatti, trasforma tutto ciò che ostacolava la nostra attività e lo utilizza per il suo primo scopo; e allora ciò che ti ha impedito di agire facilita la tua azione; ciò che ti ha ostacolato ti aiuta a percorrere quella stessa strada.

“E  ricordati inoltre che ognuno di noi vive solo questo breve istante che è il presente, il resto è già vita passata, o incerto avvenire. Breve è quindi il tempo che ognuno di noi vive”.
(Libro III, 10)

“Tutto quello che è possibile all’uomo non può essere al di là delle tue forze”.
(Libro VI, 19)

Μή, εἴ τι αὐτῷ σοὶ δυσκαταπόνητον, τοῦτο ἀνθρώπῳ ἀδύνατον ὑπολαμβάνειν, ἀλλ εἴ τι ἀνθρώπῳ δυνατὸν καὶ οἰκεῖον, τοῦτο καὶ σεαυτῷ ἐφικτὸν νομίζειν.

“Alcuni vanno alla ricerca di luoghi in cui ritirarsi, in campagna, al mare o sui monti, e anche tu hai l’abitudine di desiderare ardentemente tutto questo. Però è quanto mai sciocco, dato che puoi in ogni momento tu lo voglia, ritirarti in te stesso. Perché in nessun luogo più tranquillo e calmo della propria anima ci si può ritirare; soprattutto se si hanno dentro di sé i principi tali, che , al solo contemplarli, si acquista una perfetta serenità” 
(Libro IV, 3)

Giacomo Boni, geniale archeologo simbolista , Flamen Floralis, ultimo custode degli arcana Urbis

«Uno degli uomini più singolari e affascinanti di questo secolo»
Ugo Ojetti  
scrittore, critico d’arte, giornalista e aforista italiano.

Giacomo Boni. Scavi, misteri e utopie della Terza Roma
Sandro Consolato edito da Alfaforte.

Attraverso una denso saggio, scorrevole come un romanzo storico, come sempre accurato e dettagliato con un poderoso apparato di note , l’autore ci conduce sulle tracce di un personaggio d’eccellenza della nostra storia.
Giacomo Boni ha segnato  la storia dell’archeologia romana con notevoli scoperte nel Foro e sul Palatino che lo resero celebre in tutto il mondo, nonostante  fosse considerato un outsider dal mondo accademico,fu anche letterato e botanico (riorganizzò gli Orti Farnesiani, sul Palatino, dove oggi è sepolto) figura originalissima e poliedrica, nazionalista mistico e nostalgico del paganesimo, inseguì l’utopia di una Terza Roma che ridesse un primato all’Italia nel mondo.
 Sapiente erudito «completo»,  sensitivo degli scavi , geniale archeologo vate e architetto che rinnovò completamente la metodologia di scavo e studio dei siti stabilendo la necessità di tutelare e valorizzare i monumenti archeologici, concepì l’archeologia come 
«una disciplina che può condurre alla scoperta e alla conoscenza delle leggi che regolano la vita umana nel suo complesso».

”Esplorai il centro di irradiazione della civiltà nostra per ricercare la vita nelle stratificazioni più profonde. Nelle antichissime leggi tradizionali vidi luce di vita molto maggiore che nei modernissimi ordinamenti. ”

Era un suo principio rispettare l’integrità dei complessi riportati in luce, considerando importanti tutti i materiali: manufatti, resti antropologici, botanici, faunistici, fu pioniere di operazioni fotografia archeologica dall’alto. Boni implementò l’uso della fotografia aerea su mongolfiera che gli permise di portare alla luce siti straordinari, come il Tempio di Vesta e il complesso della fonte di Giuturna. Introdusse nella metodologia archeologica lo scavo stratigrafico: una rivoluzione per la professione, testimoniata da molti dettagliati disegni esposti nella mostra Giacomo Boni. L’Alba della modernità.

Alle sue ricerche nel Foro Romano si devono la scoperta del Lapis niger, della Regia, del Lacus Curtius, dei cunicoli cesariani nel sottosuolo della piazza, della necropoli arcaica presso il tempio di Antonino e Faustina e della chiesa di Santa Maria Antiqua. Sul Palatino portò alla luce una cisterna arcaica a thòlos, che erroneamente identificò con il Mundus Cereris, i ricchi ambienti della “Casa dei Grifi” e della cosiddetta “Aula isiaca” al di sotto del palazzo imperiale di età flavia, l’Aedes Vestae, il Sepolcreto Arcaico della via Sacra, confutò le teorie, che negavano ogni valore alla tradizione storica sulle origini di Roma.

Foro Romano, sepolcreto presso il Tempio di Antonino e Faustina durante gli scavi Boni (archivio fotografico PA- Colosseo).

Oltre il lato biografico accurato l’autore ritiene rilevante al fine di comprendere appieno la personalità del Boni e la complessità delle sue idee:
‘l’attrazione per la spiritualità dell’India e dell’estremo Oriente e il nesso tra questa attrazione e la su aspirazione ad attingere ” l ‘Originario”,in termini di civiltà come di razza, la presenza, in lui di una forte dimensione mistica che mette in relazione con coeve pulsioni verso un ritorno al paganesimo…”

Tanaka Mazutaro nel Foro Romano.
Il tiro è effettuato nella Basilica di Massenzio.
Giacomo Boni ospitò nella sua casa Tanaka Mazutaro, proveniente da Tokyo, che gli fu presentato dallo scultore suo amico Moriyoshi Naganuma 

Mentre insegnavo all’ospite i primi rudimenti di alcune lingue europee, egli mi decifrava i cinquemila ideogrammi del Tao-te-king di Lao-tze, pensatore più antico e più universale di Socrate. Tale puro lavacro intellettuale mi schiuse gli occhi alla Via suprema delle umane cogitazioni e, scendendo, nel 1898, nella valle del Foro, per cercarvi la Via Sacra ed il Sepolcreto Romuleo ed i sacrari di stato ed altri monumenti delle origini nostre, li seppi raggiungere evitando per quanto era possibile di scomporre le pieghe misteriose e permalose al grave involucro patentato della scienza accademica“.
Eva Tea

Sandro Consolato, nato a Bagnara Calabra nel 1959, è laureato in Filosofia e docente di Discipline letterarie e Latino nei licei.Si occupa prevalentemente della presenza del mito di Roma, dell’esoterismo e dell’orientalismo nella storia culturale e politica dell’Italia.In relazione a questi temi ha curato la rivista La Cittadella (2001-2012) e pubblicato i saggi Julius Evola e il buddhismo (1995), Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma (2012), Evola e Dante. Ghibellinismo ed esoterismo (2014), Leggere la Tradizione (2018), Quindici-Diciotto. Tra storia e metastoria (2018), Urbs Aeterna. Misteri, figure, rinascite del paganesimo (2019), Le tre soluzioni di Julius Evola (2020)A ovest con René Guénon (2023).

Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui..Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur

XIII. SENECA LUCILIO SUO SALUTEM
Multum tibi esse animi scio; nam etiam antequam instrueres te praeceptis salutaribus et dura vincentibus, satis adversus fortunam placebas tibi, et multo magis postquam cum illa manum conseruisti viresque expertus es tuas, quae numquam certam dare fiduciam sui possunt nisi cum multae difficultates hinc et illinc apparuerunt, aliquando vero et propius accesserunt.
Sic verus ille animus et in alienum non venturus arbitrium probatur; haec eius obrussa est.
Non potest athleta magnos spiritus ad certamen afferre qui numquam suggillatus est: ille qui sanguinem suum vidit, cuius dentes crepuere sub pugno, ille qui subplantatus ad versarium toto tulit corpore nec proiecit animum proiectus, qui quotiens cecidit contumacior resurrexit, cum magna spe descendit ad pugnam.
Ergo, ut similitudinem istam prosequar, saepe iam fortuna supra te fuit, nec tamen tradidisti te, sed subsiluisti et acrior constitisti; multum enim adicit sibi virtus lacessita.
So che hai molto coraggio; anche prima che temprassi il tuo spirito con insegnamenti salutari e utili per superare le avversità della vita, eri già piuttosto soddisfatto del tuo atteggiamento di fronte alla sorte e ancor più lo sei ora dopo averla affrontata con decisione e aver provato le tue forze; in queste non si può mai confidare con sicurezza finché non si presentino numerose, e talvolta incalzanti, difficoltà da ogni parte.
Così si sperimenta il coraggio vero, che non è sottoposto all’arbitrio altrui: è la prova del fuoco.
Un atleta non può combattere con accanimento se non è già livido per le percosse: chi ha visto il proprio sangue e ha sentito i denti scricchiolare sotto i pugni, chi è stato messo a terra e schiacciato dall’avversario e, umiliato, non si è perso d’animo, chi si è rialzato più fiero, dopo ogni caduta, va a combattere con buone speranze di vittoria.

Quindi, per continuare con questo paragone, molte volte ormai hai subito l’assalto del destino; tu, però non ti sei arreso, ma sei balzato in piedi e hai resistito con maggior fermezza: il valore, quando è sfidato, si moltiplica.

Nell’uso dei principî bisogna assomigliare al pancraziaste, non al gladiatore: questi, infatti, depone e riprende la spada che usa, mentre il primo la sua mano l’ha sempre e non deve far altro che serrarla.

Ὅμοιον εἶναι [δεῖ] ἐν τῇ τῶν δογμάτων χρήσει παγκρατιαστῇ, οὐχὶ μονομάχῳ· ὁ μὲν γὰρ τὸ ξίφος ᾧ χρῆται ἀποτίθεται καὶ ἀναιρεῖται· ὁ δὲ τὴν χεῖρα ἀεὶ ἔχει καὶ οὐδὲν ἄλλο ἢ συστρέψαι αὐτὴν δεῖ.
MARCUS AURELIUS – Τὰ εἰς ἑαυτόν XII

Tutto è opinione, e questa dipende da te. Quando vuoi, quindi, sopprimi l’opinione e, come chi ha doppiato il promontorio, troverai bonaccia, calma degli elementi e un golfo al riparo dei flutti.

Ὅτι πάντα ὑπόληψις καὶ αὕτη ἐπὶ σοί. ἆρον οὖν ὅτε θέλεις τὴν ὑπόληψιν καὶ ὥσπερ κάμψαντι τὴν ἄκραν γαλήνη, σταθερὰ πάντα καὶ κόλπος ἀκύμων.

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