ARCHEOACUSTICA

Conferenza del prof.agg. Paolo Debertolis sullo stato dell’arte dell’archeoacustica nei luoghi sacri. Viene affrontata anche la stretta relazione esistente tra sito archeologico sacro e attività cerebrale. La conferenza è stata effettuata in data 11 maggio 2018 nella sala convegni del Convento cistercense di S. Spirito d’ Ocre nell’ambito del XIV° Convegno Itinerante organizzato dall’Associazione PANTA REI, CONACREIS ABRUZZO dell’Aquila con il GRUPPO ARCHEOLOGICO SUPEREQUANO di Castelvecchio Subequo, l’Ass. RETE DEI CAMMINI e con il patrocinio del Comune dell’Aquila.
SITO UFFICIALE

L’archeoacustica è una disciplina scientifica e multidisciplinare che studia le proprietà acustiche dei siti archeologici, dei monumenti antichi e dei manufatti. Nata ufficialmente nei primi anni 2000 (il termine è stato coniato nel 2003 durante un convegno all’Università di Cambridge), questa branca unisce l’archeologia, l’architettura, la fisica e l’acustica per comprendere come le antiche civiltà percepivano e interagivano con il suono.

Durante l’intervista, l’esperto (un neurologo/ricercatore) si trova all’interno di un ambiente sotterraneo denominato Sala Persefone (presumibilmente un ipogeo o una struttura museale nel territorio materano o pugliese) e discute di un importante sito archeologico internazionale: l’Ipogeo di Ħal-Saflieni a Malta.

Ecco i punti principali trattati nel suo intervento:

  • Il Tempio Preistorico: Viene menzionato l’Ipogeo di Ħal-Saflieni a Malta, considerato uno dei templi sotterranei preistorici più antichi al mondo.
  • La Frequenza di 110 Hz: L’esperto spiega come, in questa struttura, i suoni e le frequenze non siano casuali. La camera sotterranea (conosciuta come la Camera dell’Oracolo) risuona naturalmente a una frequenza di 110 Hz.
  • Effetti Neurologici: Studi scientifici (come quelli condotti sulle onde cerebrali) hanno dimostrato che questa specifica frequenza stimola il lobo temporale sinistro del cervello.
  • Stati di Trance: L’attivazione di questa specifica area cerebrale inibisce le funzioni legate al linguaggio e amplifica la percezione delle emozioni, inducendo uno stato di trance o pre-ipnosi. Secondo l’ipotesi dell’esperto, nell’antichità questo fenomeno veniva utilizzato durante i riti legati agli oracoli.

Conferenza tenuta dal prof. Paolo Debertolis sulle Domus de Janas sarde viste come strutture capaci di aumentare le nostre capacità percettive. La conferenza è stata tenuta a Corcagnano (Parma) il 10 maggio 2024 su invito dell’organizzazione Galileo Parma. Questa conferenza rappresenta lo stato attuale di conoscenza sulle Domus de Janas in Sardegna dal punto di vista dell’archeoacustica. Questi ipogei costruiti nel periodo Prenuragico (4.400-2.000 aC) di recente sono anche stati riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Riprese di Nina Earl e montaggio SBRG.


archeoacustica condotta dal professor Paolo Debertolis presso le Domus de Janas e altri siti megalitici sardi. Gli interventi evidenziano come queste strutture millenarie siano state progettate per agire come vere e proprie casse di risonanza, capaci di indurre stati alterati di coscienza o favorire processi di guarigione tramite frequenze sonore specifiche. Viene esplorato il legame profondo tra l’uso rituale dei tamburi, il canto armonico e i fenomeni di risonanza magnetica sotterranea che influenzano la biologia umana. Il dialogo approfondisce inoltre la perdita di tali conoscenze tecnologiche nel passaggio tra diverse civiltà, sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare che unisca scienza e spiritualità. Infine, i relatori collegano le tradizioni popolari dei “brebus” alla fisica quantistica, suggerendo che il suono e l’intenzione possano interagire direttamente con il campo energetico dell’individuo.

La Risonanza Acustica nei Siti Sacri

Le Domus de Janas e i pozzi sacri non erano semplici sepolture, ma veri e propri templi e “macchine sonore” progettati per sfruttare la risonanza. Attraverso l’uso della voce, del canto armonico o di strumenti come i tamburi, queste strutture attivano frequenze in grado di indurre stati alterati di coscienza o favorire la guarigione. Siti come Neodale, Montecrobu o il Pozzo di Santa Cristina sono descritti come luoghi di grande potenza energetica.

Tecnologia Perduta e Coscienza

Debertolis ipotizza che esistesse una tecnologia delle casse di risonanza, basata sulla curvatura delle camere ipogee, andata in gran parte perduta nel passaggio tra la civiltà prenuragica e quella nuragica. Questo declino tecnologico rifletterebbe un’involuzione della coscienza: la società prenuragica, collaborativa e spirituale, è stata sostituita da una società più guerresca e meno focalizzata sul contatto con l'”extra-mondo”.

Vibrazioni della Terra e Salute

La ricerca si focalizza anche sulle vibrazioni naturali del sottosuolo:

  • Frequenza di Schumann: È la vibrazione naturale della Terra su cui è tarata la nostra biologia e che nei siti sacri trasmette un senso di pace.
  • Infrasuoni dannosi: Le frequenze a 18 Hz (spesso legate ad acque sotterranee o faglie) possono invece essere deleterie per la salute, causando insonnia e malessere, tanto da essere state usate come armi non letali.

Fisica Quantistica e “Brebus”

Un punto centrale è il legame tra conoscenza antica e fisica moderna:

  • L’intento e i pensieri: È stato verificato che le emozioni e l’intento umano influenzano il campo elettromagnetico e l’aura.
  • I Brebus: Le antiche preghiere sarde (Brebus o Bribos) non agirebbero per il significato letterale, ma per le particolari sonorità e consonanti che creano vibrazioni capaci di interagire con il campo quantistico e forse con il DNA.

Esperienze di Ricerca e SB Research Group

Il gruppo di ricerca S.B. Research Group studia questi fenomeni con un approccio multidisciplinare, utilizzando sia strumentazione scientifica che il supporto di sensitivi. Debertolis cita anche esperienze di confine, come la comparsa di nebbie anomale o contatti con altre dimensioni durante le sollecitazioni acustiche nei siti antichi.

Acropoli di Alatri, porta Maggiore

Principali Ambiti di Ricerca

  • Grotte preistoriche: Studi condotti in Francia e Spagna (come quelli di Iegor Reznikoff) hanno dimostrato una forte correlazione tra le proprietà acustiche delle caverne e la posizione delle pitture rupestri. I punti con maggiore eco e risonanza venivano spesso scelti per realizzare le pitture, suggerendo un uso rituale o di orientamento nel buio.
  • Siti megalitici e Templi: Gli esperti studiano l’acustica di monumenti come Stonehenge o le antiche piramidi (ad esempio le camere di risonanza a Teotihuacán o in Egitto) per capire se le forme e i materiali fossero progettati per amplificare le voci o le percussioni durante i rituali.
  • Teatri antichi: Analisi approfondite mirano a comprendere le capacità di diffusione del suono nei teatri greci e romani, per comprendere come le strutture architettoniche ottimizzassero l’acustica naturale.

Per comprendere a fondo il paesaggio sonoro del passato, i ricercatori utilizzano diverse tecniche:

  1. Misurazioni sul campo: Tramite generatori di suono e microfoni, vengono testati i tempi di riverberazione e le frequenze di risonanza.
  2. Ricostruzioni digitali: Vengono create simulazioni acustiche 3D e modelli in realtà virtuale per valutare l’acustica originale del sito prima di eventuali crolli o modifiche moderne.
  3. Analisi neurofisiologiche: Alcuni ricercatori indagano come le frequenze del sottosuolo o le risonanze a bassa frequenza possano influenzare la percezione e lo stato d’animo dei visitatori.

Esempio di Risonanza: Le Grotte Paleolitiche

Nelle grotte ornate del Paleolitico, la voce umana veniva utilizzata non solo per comunicare, ma come strumento di ecolocalizzazione o per produrre risonanze. Nelle nicchie dove si ottiene il miglior effetto di risonanza (che in alcuni casi imita il muggito di un animale, il cosiddetto “effetto bisonte”), si osserva una maggiore densità di pitture rupestri, indicando una consapevolezza del legame tra suono e spazio sacro.

NOTE

il professor Paolo Debertolis cita Federico Faggin descrivendolo come un suo amico che ha approfondito lo studio di fenomeni che esulano dalla fisica classica.

In particolare, emergono i seguenti dettagli su Faggin:

  • Esperto di processi quantistici: Debertolis suggerisce che per comprendere meglio come certe esperienze extrasensoriali, incontri con “altri mondi” o uscite dal corpo avvengano attraverso processi quantistici piuttosto che per le leggi della fisica classica, Faggin sia la persona di riferimento.
  • Collaborazione: Viene menzionato che Debertolis e Faggin hanno discusso insieme di un progetto di ricerca legato a questi temi.

La menzione di Faggin avviene durante una discussione su come i pensieri e le emozioni possano influenzare i campi elettromagnetici e su come la biologia possa essere legata a ritmi che non rispondono necessariamente alle leggi dello spazio-tempo.

Emilio Del Giudice viene citato dal professor Debertolis come un riferimento scientifico fondamentale per spiegare come i processi biologici e la coscienza interagiscano con la realtà in modi che superano la fisica tradizionale.

Ecco i punti principali che emergono su di lui:

  • Natura dei ritmi biologici: Secondo Del Giudice, il ritmo della frequenza non risponde alle leggi dello spazio-tempo.
  • Sincronizzazione: Proprio a causa di questa indipendenza dalle leggi spazio-temporali, tale frequenza può essere sincronizzata con chiunque in qualunque momento.
  • Fisica Quantistica e Acqua: Sebbene il nome non sia ripetuto esplicitamente in quel passaggio, il discorso si collega alla testimonianza su “due professori napoletani” (riferimento al gruppo di ricerca di Del Giudice) che studiavano la trasmissione di informazioni nell’acqua tramite il suono, unendo la scienza d’avanguardia alla conoscenza antica.

Queste teorie supportano l’idea del professor Debertolis secondo cui i pensieri, le emozioni e l’intento possono influenzare il campo elettromagnetico umano e che le esperienze extrasensoriali seguano processi quantistici anziché le leggi della fisica classica

Willel Raich viene citato nelle fonti come un ricercatore che ha individuato soluzioni per molte malattie attraverso l’uso delle frequenze, ma che è stato successivamente ostacolato o “fatto fuori”. Il professor Debertolis conferma che, con ogni probabilità, egli possedeva conoscenze approfondite sui fenomeni delle vibrazioni provenienti dal sottosuolo.

Debertolis rivela inoltre che il suo gruppo di ricerca sta attualmente sviluppando un progetto quinquennale finanziato proprio in questo campo per verificare quali risultati sia possibile raggiungere oggi. Questo interesse si collega alla teoria più ampia discussa nel materiale, secondo cui l’intento umano, i pensieri e le emozioni possono influenzare il campo elettromagnetico e interagire con la realtà attraverso processi quantistici.

Guida all’Europa megalitica. Alla riscoperta di Dolmen, Cromlech e Menhir

Guida all’Europa megalitica. Alla riscoperta di Dolmen, Cromlech e Menhir. L’architettura preistorica e megalitica, diffusa pressoché in tutta Europa, è del tutto ignorata dalla cultura di massa. Non soltanto non è presente a livello di dibattiti, canali di divulgazione ecc. ma soprattutto tende ad essere volutamente cancellata o passata sotto silenzio persino nella cultura locale. Questo volume ha lo scopo di colmare un vuoto nel campo delle guide turistiche e fornire uno strumento per riscoprire il nostro retaggio più antico e dimenticato. È stato pensato come un fedele compagno di viaggio utile nel segnalare e rintracciare i siti della preistoria megalitica d’Europa, quasi sempre ignorati dai percorsi turistici convenzionali. La guida trae interamente origine dalle visite dell’autore presso i principali siti visitati personalmente e fornirà, oltre ad una descrizione del monumento e alle indicazioni per raggiungerlo, anche un inquadramento storico, comprensivo delle valenze sacrali e antropologiche di ciascun megalite.

Il Genius Loci è intrinsecamente legato al paesaggio. “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua

Il legame tra paesaggio e Genius Loci è profondamente intrecciato secondo le fonti. Il Genius Loci è intrinsecamente legato al paesaggio, tanto che quest’ultimo è il luogo in cui si cela e attraverso cui impariamo a riconoscerlo.

Le fonti sottolineano che il paesaggio non è un mero spazio fisico. È piuttosto un insieme complesso di elementi materiali e immateriali, che includono uno spazio geografico omogeneo, il suo contenuto ecologico, una storia di natura e cultura impressa nel tempo, un immaginario collettivo e la percezione sensoriale dell’osservatore.

Eugenio Turri definisce il paesaggio come territorio abitato, umanizzato e reso riconoscibile alla cultura umana. Egli evidenzia una profonda adesione spirituale degli uomini ai loro luoghi, che si manifesta sia nell’adattamento materiale che nell’interiorizzazione psichica dei caratteri del paesaggio. In quest’ottica, il Genius Loci è descritto da Turri come lo spirito del luogo, una divinità impersonale che incarna il senso del luogo, i suoi odori, colori, apparenze, magie, suoni e parole ad esso legati, perpetuandosi attraverso le generazioni e plasmando uno stile e un modo di vedere e costruire.

Raffaele Milani aggiunge che è attraverso la vista e il sentimento della meraviglia che si può scorgere nel paesaggio la presenza sensibile del Genius Loci. Egli considera il Genius Loci come l’intima facoltà della natura di plasmare un paesaggio pregno di sacralità, capace di stupire l’osservatore.

Vernon Lee descrive il Genius Loci come avente la sostanza del nostro cuore e della nostra mente, e la sua incarnazione è il luogo stesso, manifestandosi in specifici monumenti o tratti del paesaggio.

Le fonti avvertono anche che la perdita di memoria del Genius Loci si verifica quando i luoghi non rappresentano più soluzioni di adattamento e quando l’impronta del sacro non è più visibile nel paesaggio. Alain De Botton suggerisce che certi luoghi nel paesaggio possiedono una forza particolare che ci costringe a osservarli, forse indicando la presenza del Genius Loci attraverso la bellezza. Infine, la percezione del Genius Loci può generare un profondo senso di connessione tra l’anima dell’osservatore e lo spirito del luogo, mediato dalla bellezza del paesaggio stesso.

In sintesi, il paesaggio è il palcoscenico e la manifestazione tangibile del Genius Loci. È attraverso l’esperienza sensoriale e emotiva del paesaggio che possiamo percepire e comprendere lo spirito unico di un luogo.

NULLUS LOCUS SINE GENIO: questa frase di Servio […] diceva ai suoi contemporanei una cosa che per loro era ovvia: «nessun luogo è senza Genio». Laddove per Genio s’intende lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.”
“Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua (Rubbettino Editore, 2010)

“Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua (Rubbettino Editore, 2010)

Autore: Francesco Bevilacqua

Data di Pubblicazione: 2010

Parole Chiave: Genius Loci, paesaggio, ninfe, fate, architettura moderna, pianificazione, identità dei luoghi, sacralità, processo di individuazione, spopolamento, atopia, Mente Locale, bellezza, essenzialità dello sguardo.

Sommario:

Questo documento di briefing analizza i temi principali e le idee più importanti presenti negli estratti del libro “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” di Francesco Bevilacqua. L’autore esplora il concetto di Genius Loci, la sua progressiva perdita nella modernità a causa di una pianificazione omologante e di un’architettura che ignora l’identità dei luoghi, e la sua connessione con figure mitologiche come ninfe e fate. Bevilacqua sottolinea l’importanza di recuperare una sensibilità verso lo “spirito del luogo” per restituire dignità e sacralità al paesaggio, evidenziando il legame intrinseco tra l’anima individuale e i luoghi vissuti.

Temi Principali e Idee Chiave:

1. La Perdita del Genius Loci nella Modernità:

  • Critica alla pianificazione e all’architettura moderna: Bevilacqua critica aspramente l’attuale modo di pianificare e costruire, definito come “sparare cemento e asfalto sul paesaggio valutato economicamente”. Sostiene che la pianificazione è diventata sinonimo di omologazione, trasformando i luoghi in generici “spazi” e annullando la loro identità.
  • “Pianificare ormai equivale a omologare. Si aspira al globale e ci si rifugia nel locale, usando gli stessi stilemi progettuali. Si trasformano i luoghi in generici «spazi». Annullando la loro identità, si banalizzano. Si distruggono.”
  • “I «pianificatori» spesso sono diventati killer del paesaggio.”
  • Ossimoro tra tutela e valorizzazione: L’autore evidenzia come il tentativo di “tutelare per valorizzare” (o viceversa) il paesaggio sia un ossimoro, in quanto un bene immateriale e inestimabile non può essere calcolato come un bene economico qualsiasi.
  • “Tutelare per valorizzare (o viceversa) è un ossimoro condiviso dalla collettività. Due operazioni parallele e contrapposte. Non si tradurranno mai in realtà perché un bene immateriale, inestimabile non può essere valorizzato – calcolato – come un bene economico qualsiasi.”
  • Incapacità di riconoscere il paesaggio: A causa della devastazione del territorio, non si riesce più a riconoscere il paesaggio nella sua autenticità.
  • “In molti casi, il territorio devastato – la terra bruciata – degrada l’ambiente e uccide il paesaggio. Pur con leggi, decreti, dotte sentenze e tante buone intenzioni, il paesaggio, in non poche zone, non esiste più e – ciò è grave – non si riesce più a riconoscerlo.”
  • Scomparsa delle figure mitologiche: La difficoltà nel percepire il Genius Loci è collegata alla perdita della capacità di vedere le “ninfe” e le “fate”, figure che incarnavano lo spirito dei luoghi.
  • “Turba e non poco, non riuscire più a vedere le ninfe. Non riconoscere il Genius Loci. Inquieta vederli confusi con personaggi di Walt Disney.”

2. La Natura e il Significato del Genius Loci:

  • Nullus locus sine Genio: Riprendendo l’antica saggezza latina, Bevilacqua ricorda che “nessun luogo è senza Genio”, intendendo lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.
  • “NULLUS LOCUS SINE GENIO: questa frase di Servio […] diceva ai suoi contemporanei una cosa che per loro era ovvia: «nessun luogo è senza Genio». Laddove per Genio s’intende lo spirito, il nume tutelare del luogo stesso.”
  • Connessione con le ninfe e le fate: L’autore esplora il legame tra il Genius Loci e le figure mitologiche delle ninfe greche e delle fate, considerate divinità dei luoghi e incarnazioni delle forze della natura.
  • “Quel che conta, a questo punto della nostra ricerca, è l’aver compreso che sia le ninfe che le fate sono divinità legate ai luoghi, anzi, divinità dei luoghi, al punto da condividerne la sorte.”
  • “Le fate sono, infatti, figure dell’immaginario collettivo note in quasi tutte le culture e le religioni del mondo, seppure con nomi diversi e con varianti più o meno accentuate. Si tratta, come per le ninfe, di spiriti intermedi tra l’uomo e le divinità ufficiali e nascono anch’esse dalla necessità degli uomini di personificare i luoghi o gli elementi della natura.”
  • Sacralità dei luoghi: Il Genius Loci è intrinsecamente legato all’idea di sacralità dei luoghi, percepiti come “numinosi”, colmi della presenza di un nume.
  • “Se volessimo tentare di spiegare oggi, con semplicità, ad una persona qualunque, come può applicarsi questo concetto ad un luogo particolare, potremmo forse dire che quel luogo, propriamente, è «numinoso», è cioè colmo della presenza di un nume, pervaso da un’aura di sacralità.”

3. L’Architettura Moderna e la Dimenticanza del Genius Loci:

  • Critica a Norberg-Schulz: Pur riconoscendo il suo tentativo di recuperare la dimensione esistenziale del luogo, Bevilacqua riporta l’obiezione antropologica secondo cui il rapporto tra uomo e luogo è bidirezionale, con un’osmosi e talvolta una simbiosi.
  • Identità del luogo: Norberg-Schultz sottolinea come il luogo sia la manifestazione concreta dell’abitare umano e come l’identità dell’uomo dipenda dall’appartenenza ai luoghi.
  • “Il luogo rappresenta quella parte di verità che appartiene all’architettura: esso è la manifestazione concreta dell’abitare dell’uomo, la cui identità dipende dall’appartenenza ai luoghi.”
  • Critiche di Hillman e Turri: Psicoanalisti e geografi concordano nel denunciare come l’architettura moderna abbia dimenticato il Genius Loci, spesso privilegiando la “genialità” del progettista o gli interessi speculativi.
  • Hillman: “C’è un’inflazione, una sorta di megalomania tipica degli architetti, come se fossero investiti dell’archetipo dell’eroe.”
  • Turri: “mancanza di una auscultazione del Genius Loci e delle voci che i paesaggi raccontano, la storia della natura e le storie degli uomini, le loro memorie, le loro fatiche, quelle presenze e assenze”

4. Il Paesaggio come Silenzio Eloquente e la Ricerca del Senso:

  • Definizione complessa di paesaggio: Bevilacqua sottolinea che il paesaggio non è solo spazio fisico, ma un insieme di elementi materiali e immateriali, tra cui storia, cultura, immaginario collettivo e percezione sensoriale.
  • Atopia e Amnesia dei Luoghi: L’autore riprende i concetti di Turri e Augé per descrivere la perdita di identità dei luoghi (atopia) e la disconnessione delle persone dal proprio ambiente (amnesia), portando alla creazione di “non-luoghi”.
  • Augé: “Il luogo antropologico è simultaneamente principio di senso per coloro che l’abitano e principio di intelligibilità per colui che l’osserva.”
  • Augé: “se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario, né razionale, né storico si definirà un non-luogo”
  • Mente Locale: Bevilacqua introduce il concetto di Franco La Cecla di “Mente Locale”, sottolineando come l’adattamento tra individuo, gruppo e luogo sia una costruzione complessa e fragile, legata alla sopravvivenza sociale e culturale.
  • La Cecla: “Solo oggi, dopo molti anni di mito sul villaggio globale e sui nuovi cittadini del mondo si comincia a capire che il processo di adattamento tra un individuo, un gruppo ed un luogo è una costruzione di una complessità affascinante e fragile insieme.”
  • Ritorno del represso: Citando Hillman, l’autore avverte che il Genius Loci negato o dimenticato ritorna sotto forma di “malattie” e “patologie” sociali e individuali.

5. L’Essenzialità dello Sguardo e la Riscoperta della Bellezza:

  • Luoghi dimenticati: Bevilacqua descrive l’esistenza di luoghi appartati in Europa che hanno resistito alla modernizzazione e che possono risvegliare una “vertigine” interiore, sintomo della presenza del Genius Loci.
  • Bisogno psichico di bellezza: Riprendendo Hillman, l’autore sottolinea il fondamentale bisogno della psiche di bellezza, con la natura come rifugio per l’anima.
  • Hillman: “Il bisogno che ha la psiche della bellezza è fondamentale”
  • Comunicazione tra anima e spirito del luogo: La bellezza del luogo è il tramite per una profonda comunicazione tra l’anima dell’osservatore e lo spirito del luogo.
  • Ricerca iniziatica: La ricerca del Genius Loci è descritta come un “viaggio iniziatico” che richiede cautela, discrezione e tatto per interrogare il paesaggio.

6. Genius Loci come Luogo Originario e Processo di Individuazione:

  • Legame tra anima e terra: Bevilacqua esplora la prospettiva psicologica di Jung, secondo cui la terra forgia il carattere e l’indole dell’uomo. Il luogo in cui si è vissuti a lungo ha un valore fondante per la psicologia dell’individuo.
  • Luogo prenatale: Il grembo materno è identificato come il primo “luogo originario” dell’individuo, con un proprio Genius Loci, che lascia tracce profonde nella psiche.
  • Amore per i luoghi d’origine: Il Genius Loci, inteso come insieme di suoni, odori, sapori, colori, tradizioni e affetti legati al luogo originario, contribuisce a far nascere l’amore per questi luoghi.
  • Necessità di pathos e poiesis: In conclusione, Bevilacqua sottolinea che senza una disposizione interiore fatta di “pathos”, “poiesis” e “mania”, il Genius Loci non potrà mai essere percepito o ascoltato.

Citazioni Significative:

  • “Il paesaggio è sempre stato oggetto di riflessioni e interessi a volte contrapposti. Ha coinvolto saperi diversi e chi pianifica ha tentato di coordinarli, fallendo – specie in Italia – gli obiettivi prefissati.”
  • “La situazione rischia di diventare drammatica. La denuncia scivola in sterili polemiche fra fautori e detrattori, catastrofisti e negazionisti.”
  • “Bevilacqua non è un esploratore: è un rabdomante della bellezza, un cacciatore d’immagini e d’emozioni.”
  • “In generale la natura costituisce una tonalità estensiva complessa, un luogo che a seconda delle circostanze locali acquista una particolare identità. Questa identità o spirito, può essere descritta con modi concreti.”
  • “Il paesaggio, un tempo era impregnato di usi e di memorie che esprimevano per intero la società, che sussistevano al di fuori di fatti e personaggi precisi, perché il tempo cancellava le date e i personaggi e lasciava emergere tutto ciò che era spirito del luogo, Genius Loci…”
  • “Chi non conosce il bosco cileno non conosce questo pianeta. Da quelle terre, da quel fango, da quel silenzio, io sono uscito ad andare, a cantare per il mondo.” (Pablo Neruda)
  • “Senza un pathos, senza una poiesis, senza una mania, il Genius Loci non potrà mai essere percepito né tampoco auscultato.”

Conclusioni:

Gli estratti di “Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti” offrono una profonda riflessione sulla relazione tra l’uomo e i luoghi, sulla perdita di sensibilità verso lo spirito dei luoghi nella modernità e sulla necessità di recuperare una connessione autentica con il paesaggio. Attraverso un’analisi che spazia dalla mitologia alla psicologia, dall’architettura all’antropologia, Bevilacqua invita il lettore a riscoprire la sacralità intrinseca dei luoghi e il loro ruolo fondamentale nel processo di individuazione individuale e collettiva. La riscoperta del Genius Loci non è solo un atto di consapevolezza estetica, ma una necessità per ritrovare un’armonia perduta tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda.

Pietre che sussurrano

Masso del Merlo, Val Tidone
Nei pressi della Rocca d’Olgisio, non lontano da altri siti ricchi di incisioni rupestri e sarcofagi litici, si erge il cosiddetto “Masso del Merlo”, il quale si presenta come una sorta di osservatorio litico, ricco di incisioni a mo’ di coppelle.
Incastonato in un pregevole panorama naturalistico, fornisce sensazioni di uscita dal tempo e dallo spazio, quelle che Zolla direbbe “Uscite dal Mondo”.
megalithicmarvel
Confer DIE HERRSCHAFT Andrea Anselmo

Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l’atto più bello che si possa compiere.
Elémire Zolla

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