Lacònico dal lat. Laconĭcus, gr. Λακωνικός, di Λάκων «lacedemone, spartano»; laconĭcum. Della Laconia, antica regione della Grecia, dialetto del greco antico, appartenente al gruppo dorico e parlato anticamente nella Laconia e nelle colonie di Taranto
Compiaciuta allusività, lo stile criptico ma asciutto, al contempo oracolare e apodittico
(apodèiknymi = dimostrare, apodeiktikòs = suscettibile di dimostrazione) cui non a caso si usa riferirsi con l’aggettivo “laconico”.
Gli Apoftegmi spartani ( Ἀποφθέγματα Λακωνικά, Apophthégmata Lakoniká) sono un’opera letteraria di Plutarco, catalogata all’interno dei Moralia, strutturata come una silloge di citazione di spartani
“detto”, “sentenza”, “massima”, e si usa per una frase o sentenza di tipo aforistico, che reca in estrema sintesi una verità profonda e al contempo stringente. In particolare, l’apoftegma ha dei tratti in comune con l’aneddoto, con la sentenza e con il proverbio, pur non essendo completamente riconducibile ad alcuno di essi.
Έτσι και ο Λακωνικός λόγος δεν έχει περιττά περιβλήματα… (ΠΛΟΥΤΑΡΧΟΣ)
Così il discorso laconico non ha allegati inutili… (PLUTARCHO)
RIGUARDO ALL’ADOLESCHIA (adoleschia è linguaggio sfrenato (gergo, cenologia), IL DISCORSO) Usare la ragione per quanto riguarda gli effetti di una condotta contraria, ascoltando sempre, ricordando ed essendo pronti a usare le lodi date alla segretezza e al carattere modesto, santo e misterioso del silenzio, senza dimenticare anche che chi dice poche e ben fatte parole e sa condensare in poche parole molti significati è più ammirato e amato e considerato più saggio di quei chiacchieroni dilaganti e parafrasanti. Platone elogia persino queste persone, dicendo che sono come abili lancieri, perché ciò che dicono è pieno, pieno e condensato. Anche Licurgo, costringendo i suoi concittadini fin dalla prima infanzia ad acquisire questa abilità attraverso il silenzio, li rese sobri e parsimoniosi nel parlare. Vale a dire, come i Celtiberi temprano il ferro seppellendolo nella terra e poi ripulendo il grande accumulo di terra, così il discorso laconico non ha involucri superflui, ma, lavorato mediante l’eliminazione di tutto il surplus, viene temprato fino a diventa perfettamente efficace; la loro capacità di citazioni e la prontezza nelle risposte rapide è il frutto di tanto silenzio. Bisogna infatti mostrare ai chiacchieroni esempi di questo genere, affinché vedano quanta grazia e quanta potenza hanno; dicano: “Gli Spartani a Filippo; Dionigi a Corinto”. Così come quando Filippo scrisse loro: “Se invado la Laconia, vi espellerò”, essi risposero: “Se”. Quando il re Demetrio si indignò e gridò: “Un ambasciatore mi è stato inviato dagli Spartani!” l’ambasciatore ha risposto con calma: “Uno contro uno”. Anche tra gli antichi si ammirano i monologhi, e nel santuario dell’Apollo pitico gli Anfizionioni scrissero non l'”Iliade” e l'”Odissea” né i peana di Pindaro, ma gli “Gnothi sauton”, il “Miden agan” e l'”Engya” troppo”, ammirando la densità e la semplicità dell’espressione che racchiude un significato ben forgiato all’interno della brachilogia. Non è forse il dio stesso che ama la brevità e la brevità dei suoi oracoli, e non è forse chiamato Loxia perché rifugge la verbosità piuttosto che l’oscurità? Coloro che si esprimono simbolicamente, senza parlare, non sono molto ammirati e lodati? Allora Eraclito, quando i suoi concittadini gli chiesero un parere sullo Stato, salì sul palco, prese una tazza d’acqua fredda, vi spruzzò farina d’orzo, la mescolò con un’ampolla, la bevve e se ne andò, mostrando così loro come si accontentano di ciò che hanno e non hanno bisogno di lussi mantengono le città in armonia e pace. Sciluro, re degli Sciti, lasciò dietro di sé ottanta figli; quando stava per morire ordinò che gli fosse portato un fascio di lance e ordinò ai suoi figli di prenderle e di spezzarle mentre erano legate insieme. Quando rinunciarono al tentativo, egli stesso prese le lance una ad una e le spezzò facilmente in due, mostrando così loro che la loro unità e unità era una cosa forte e invincibile, mentre la loro divisione era debole e instabile.
VOLUME DI ETICA 13 PLUTARCH
ΠΕΡΙ ΑΔΟΛΕΣΧΙΑΣ (αδολεσχία είναι η ακατάσχετη ομιλία (αργολογία, κενολογία), Η ΦΛΥΑΡΙΑ) Να χρησιμοποιήσουμε τη λογική μας ως προς τα αποτελέσματα της αντίθετης συμπεριφοράς, ακούγοντας πάντα, ενθυμούμενοι και έχοντας έτοιμα να χρησιμοποιήσουμε τα εγκώμια που αποδίδονται στην εχεμύθεια και τον σεμνό, ιερό και μυστηριακό χαρακτήρα της σιωπής, και χωρίς να ξεχνάμε επίσης ότι εκείνοι που λένε λίγα και καλοδουλεμένα λόγια και που μπορούν σε λίγες λέξεις να συμπυκνώσουν πολλά νοήματα θαυμάζονται και αγαπιούνται περισσότερο και θεωρούνται σοφότεροι από αυτούς τους αχαλίνωτους και παραφερόμενους φλύαρους. Ο Πλάτων μάλιστα επαινεί τους τέτοιου είδους ανθρώπους, λέγοντας πως μοιάζουν με τους επιδέξιους ακοντιστές, γιατί αυτά που λένε είναι πλήρη, μεστά και συμπυκνωμένα. Ο Λυκούργος, επίσης, αναγκάζοντας τους συμπολίτες του από τα πρώτα παιδικά τους χρόνια ν’ αποκτήσουν αυτή τη δεινότητα μέσω της σιωπής, τους έκανε περιεκτικούς και λιτούς στην ομιλία. Όπως, δηλαδή, οι Κελτίβηρες ατσαλώνουν το σίδερο θάβοντάς το στη γη και μετά καθαρίζοντας τη μεγάλη συσσώρευση του χώματος, έτσι και ο Λακωνικός λόγος δεν έχει περιττά περιβλήματα, αλλά, δουλεμένος με την αφαίρεση όλων των περισσευούμενων, ατσαλώνεται μέχρι που γίνεται απόλυτα αποτελεσματικός· αυτή τους η ικανότητα για αποφθέγματα και η ταχύτητα προς εύστροφες απαντήσεις είναι καρπός της πολλής σιωπής. Πρέπει μάλιστα να προβάλλουμε στους φλύαρους τα τέτοιου είδους υποδείγματα, ώστε να μπορέσουν να δουν πόση χάρη και δύναμη έχουν· φερ’ ειπείν: “Οι Λακεδαιμόνιοι στον Φίλιππο· ο Διονύσιος στην Κόρινθο”. Όπως επίσης όταν ο Φίλιππος τους έγραψε: “Αν εισβάλω στην Λακωνική, θα σας διώξω”, εκείνοι του απάντησαν: “Αν”. Όταν ο βασιλιάς Δημήτριος αγανάκτησε και φώναξε: “Έναν πρεσβευτή έστειλαν σε μένα οι Σπαρτιάτες!” ο πρεσβευτής απάντησε ατάραχος: “Έναν σε έναν”. Από τους παλαιούς, επίσης, θαυμάζονται οι ολιγόλογοι, και στο ιερό του Πυθίου Απόλλωνος οι Αμφικτύονες έγραψαν όχι την “Ιλιάδα” και την “Οδύσσεια” ούτε τους παιάνες του Πίνδαρου αλλά το “Γνώθι σαυτόν”, το “Μηδέν άγαν” και το “Εγγύα πάρα δ’ άτα”, θαυμάζοντας την πυκνότητα και τη λιτότητα της έκφρασης που περιέχει μέσα στη βραχυλογία ένα καλά σφυρηλατημένο νόημα. Μήπως δεν αγαπάει και ο θεός ο ίδιος την περιεκτικότητα και τη συντομία στους χρησμούς του και δεν ονομάζεται Λοξίας επειδή αποφεύγει περισσότερο την πολυλογία απ’ ό,τι την ασάφεια; Δεν θαυμάζονται και επαινούνται εξαιρετικά όσοι εκφράζονται συμβολικά, χωρίς να μιλήσουν; Έτσι ο Ηράκλειτος, όταν οι συμπολίτες του τού ζήτησαν να εκφέρει γνώμη για την ομόνοια, ανέβηκε στο βήμα, πήρε ένα κύπελλο με κρύο νερό, πασπάλισε μέσα κρίθινο αλεύρι, το ανακάτεψε με φλισκούνι, το ήπιε κι έφυγε, δείχνοντάς τους έτσι πως το ν’ αρκούνται σ’ αυτό που τους βρίσκεται και το να μη χρειάζονται πολυτέλειες διατηρεί τις πόλεις σε ομόνοια και ειρήνη. Ο Σκίλουρος, ο βασιλιάς των Σκυθών, άφησε πίσω του ογδόντα γιους· όταν πέθαινε πρόσταξε να του φέρουν δέσμη δοράτων και ζήτησε από τους γιους του να τα πάρουν και να τα σπάσουν έτσι όπως ήταν δεμένα όλα μαζί. Όταν εκείνοι παραιτήθηκαν από την προσπάθεια, πήρε ο ίδιος ένα ένα τα δόρατα και τα έσπασε εύκολα στα δύο, δείχνοντάς τους έτσι ότι η ενότητα και η ομόνοιά τους ήταν ισχυρό και ανίκητο πράγμα, ενώ η διάσπασή τους ασθενές και ασταθές.
“L’esposizione congiunta di questi due straordinari bronzi permetterà di dar vita a un dialogo ‘impossibile’ tra il mondo ellenistico e il mondo romano, offrendoci una preziosa narrazione sul polimorfo simbolismo della Vittoria, da Nike sportiva ad emblema della pax latina, qui rappresentate da due capolavori dell’arte universale. Il Pugilatore in riposo, incarna alcuni dei valori nei quali il mondo romano affondò le proprie radici culturali”, commenta la Presidente Fondazione Brescia Musei Francesca Bazoli.“Il Pugile e la Vittoria, visitabile sino al 29 Ottobre 2023 nel Parco Archeologico di Brescia Romana con uno spettacolare allestimento curato dall’architetto Juan Navarro Baldeweg, sarà l’occasione per ridurre la distanza cronologica, che ha separato le due opere in antico, traendo forza dalla relazione che intercorre tra esse. Nello spazio dell’aula del tempio romano di Brescia, con contrappunti armonici, si dipanerà una narrazione concettuale e poetica sui valori assoluti che queste sculture rappresentano e che mantengono ancora intatti nel nostro tempo”.
εὐδαιμονία (eudaimonìa), bene (εὖ èu) con spirito guida- sorte (δαίμων dàimōn), "essere divino", "genio", o coscienza", eudemonia essere in compagnia di un buono spirito, il proprio destino...
La pratica non potrà, mai, essere solamente un addestramento finalizzato ad un pragmatico fine, resta sempre una tensione, un ponte verso l'Assoluto , anche se inconsapevolmente , è l'espressione del desiderio di infrangere le barriere, il limite metafisico per gettarsi nel Oltre....
E' il brivido dell'ignoto nel mantra della ripetizione costante
Pro imago gratus sum Federica Maya
Una ricerca dell’Oltre che, per paradosso ,deve tenere presente il concetto/archetipo classico di Misura “Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citaque nequit consistere rectum”. C’è una misura nelle cose; vi sono precisi confini, oltre i quali non può sussistere il corretto (equilibrio). Orazio
κατά μέτρονsecondo giusta misura la felicità/realizazione/individuazzione (eudaimonìa) “buona” (eu) realizzazione, secondo misura (katà mètron), del proprio dàimon, della propria “passione” o “vocazione” più profonda.
Meden Agan greco μηδεν ἄγαν, "niente di troppo", il cui equivalente latino è ne quid nimis ,scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi e attribuito al dio stesso o a vari sapienti dell’antichità
Agire ma non essere posseduti dall'azione , agire ma non essere posseduti dal fine....
Δελφική Ιδέα John William Godward, L’oracolo di Delfi, olio su tela, 1899
”L’eroe si definisce come essere solitario, inesorabilmente votato allo scontro individuale, alla singolare tenzone, una verifica che affronta sotto un impulso irresistibile e che sublima, per così dire, nel momento supremo del duello contro un suo pari; duello in preda a una sorta di estatica ebrezza che estrania da sé il protagonista ….”
”Questa seconda anima è il prodotto del menos μένος l’ardore ispirato da un dio e si traduce in lyssa Λύσσαla furia guerriera. Tale connotato è noto è noto a molte tra le culture antiche, soprattutto nella loro fase primitiva , a cominciare da quelle germanica, che impiega per definirlo, termini quali Freg o Wut.”
”La parola antico nordico da cui deriva il nome Odhinn, Odhr…corrisponde al tedesco Wut ”furore” e al gotico wods ”posseduto” come sostantivo designa sia l’ebrezza, l’eccitazione, il genio poetico(cfr l’anglosassone Woth canto) sia il movimento terribile del mare, del fuoco, del temporale come aggettivo significa violento furioso sia rapido. ”
Oltre quelli germanici, tutti i termini indoeuropei, che a questi concetti si riferiscono rimandano a una forza ispirata come quella della poesia o alludono all'invasamento profetico:
il latino,furor, all'antico iralandese faith, nonchè naturalmente i greci mania μανία e manteia μαντεία.
dono sovrumano non meno della possessione mantica, la mistica follia guerriera diviene dunque , in sè stessa la misura del favore celeste, così da spiegare '' come il combattimento di due eserciti possa essere sostituito da un duello giudiziale, nel quale gli dei indicano la parte che detiene il diritto
confer Dumezil Gli dei dei Germani pp.71e 84
Confer Giovanni Brizzi il Guerriero l' oplita e il Legionario pag. 13
ἀπόϕθεγμα, da ἀποϕθέγγομαι “pronuncio” un detto breve e sentenzioso, molto in uso presso gli Spartani, noti per l’arguta brevità delle loro risposte, le loro frasi erano scarse e ridotte all’osso, proprio come oracoli o sentenze.
“Nel corso di una riunione gli fu chiesto se stava zitto perchè era stupido o per mancanza di argomenti; egli rispose: «Se fossi stupido, non sarei capace di stare zitto». Plutarco – Demarato – Apoftegmi spartani
Amore per la libertà (che in Sparta è indistinguibile dall’amor patrio), essenzialità (che si lega a una marcata repulsione per il fronzolo, l’ornamento), coraggio (specie in ambito marziale), ma anche valori puramente logici o intellettuali, come la compiaciuta allusività, lo stile criptico ma asciutto, al contempo oracolare e apodittico, cui non a caso si usa riferirsi con l’aggettivo “laconico”.
Alcibiade, narra come testimone, dell’eccezionale straordinaria capacità di concentrazione meditativa di Socrate , durante una campagna militare Una tale intensa concentrazione da perdere del tutto il contatto con il mondo esterno, oltre lo spazio e il tempo, immergendosi in uno stato corporeo d’immobilità così prolungata, richiama alle pratiche tradizionali mistico-iniziatiche d’oriente, come lo yoga o le pratiche meditative dell’antica Cina.
Un metodo d’esercizio del wushu e del Qi gong. Il corpo è eretto, le quattro membra conservano una specifica posizione, traendo sostegno dal respiro, al fine di rafforzare la funzionalità degli organi interni, della circolazione del sangue e del qi, 氣 dei muscoli e delle ossa.
Ecco anche cosa ha fatto e sostenuto quest’uomo coraggioso durante questa stessa spedizione; vale la pena ascoltarlo. Socrate tutto assorto in qualche idea ‘era piantato ritto là, fermo dall’alba, meditando; e poiché non ne veniva a capo continuava, ritto in piedi, la sua ricerca: E già era mezzogiorno e alcuni uomini se n’erano accorti e meravigliati dicevano l’un l’altro:
In posizione meditativa, kayotsarga कायोत्सर्ग(stando fermo),con le braccia lungo i fianchi, eretto, in piedi in una posa immobile, totalmente assorto, con gli occhi aperti, come se guardasse il mondo con distacco, mostra la sua completa padronanza sull’ego, con leggero sorriso, all’angolo delle labbra, esprime calma e vitalità interiore
Si dice che ventuno dei tīrthankara del giainismo abbiano raggiunto il moksha nella posizione kayotsarga, ovvero la “meditazione in piedi”. Un esempio di meditazione in piedi risoluta è quello di Arihant Bahubali , che si dice sia rimasto in kayotsarga per un anno
‘Socrate se ne sta lì impalato dall’alba, immerso in qualche pensiero’. Alla fine alcuni Ioni, scesa la era, dopo aver cenato – poiché allora era estate- portarono fuori i giacigli e si misero a riposare all’aperto e nello steso tempo a controllare se stesse piantato là tutta la notte. Egli vi stette finché fu l’alba e si levò il sole. Allora si mosse e se ne andò dopo aver fatto la sua preghiera al sole”
Anche all’inizio del medesimo dialogo, mentre gli invitati arrivano in casa di Agatone, Socrate si raccoglie in meditazione nel vestibolo:
“ Se ne sta lì ritto; lo chiamo e non vuole entrare… Questa è la sua abitudine: talvolta si ritira dove gli capita e sta lì ritto” (175 ab). (Symp. 220c).
Così l’inserviente lo lavò e lo preparò per sdraiarsi, quando un altro dei servi entrò con la notizia che il nostro buon Socrate si era ritirato nel portico dei loro vicini; era lì in piedi, e quando gli fu ordinato di entrare, rifiutò.
“Che strano!” disse Agathon, “devi continuare a dirglielo, e non lasciarlo andare”. 175b Ma questo Aristodemo vietava: “No”, disse, “lascialo stare; è un’abitudine che ha, talvolta si ritira dove gli capita e sta lì ritto , dovunque, ed eccolo lì. Tra poco sarà qui, immagino. Quindi non disturbarlo; lascialo stare. “
Tempra marziale di Socrate
La scena è l’assedio di Potidea (432-430/29). Agli assedi –con il loro estendersi alla stagione invernale – erano legate condizioni climatiche particolarmente dure, e alla sofferenza (µόχθος, πόνος) dei combattenti che le hanno subite sotto le mura di Troia fa eloquente riferimento Eschilo nell’Agamennone (555-567). Socrate è superiore nei πόνοι al più giovane Alcibiade e a ogni altro combattente, è capace di καρτερεῖν nel mangiare e nel bere, sopportando la mancanza di cibo, e in grado d’astenersi dal vino o di non cadere nell’ubriachezza se costretto ad assumerne; capace, in particolare, di mirabili prove di resistenza al freddo particolare della Grecia del Nord (τὰς τοῦ χειµῶνος καρτερήσεις, δεινοὶ γὰρ αὐτόθι χειµῶνες), di affrontare il gelo sommariamente coperto del suo solito ἱµάτιον e muoversi a piedi scalzi meglio di tutti gli altri, che erano calzati, e coperti con cura (Smp. 219d-220b).
Confer Massimo Nafissi, Freddo, caldo e uomini veri. L’educazione dei giovani spartani e il De aeribus aquis locis