Meditazione e Combattimento nella visione di Jiri Prochazka Combattente MMA

Ecco i punti chiave sulla meditazione secondo Jiri Prochazka:

  • Consiglio per chi non ama la solitudine: Suggerisce di iniziare a meditare per coloro che hanno difficoltà a stare da soli e godersi la propria compagnia.
  • Scopo della meditazione: La meditazione serve a riconoscere se stessi, la propria mente e i propri “demoni” interiori. Aiuta a conoscere la voce nella propria testa e a realizzare che i pensieri negativi non sono reali.
  • “Qui e Ora” e Gioia Pura: Attraverso la meditazione, si può raggiungere una comprensione del puro “qui e ora”, che Jiri associa alla gioia pura.
  • Consapevolezza: Meditare significa riconoscere se stessi, la propria mente, i sentimenti, i pensieri e le cose che ci circondano, come il respiro e gli odori.
  • Esercizio con un Fiore: Jiri descrive un esercizio di meditazione in cui si pone un oggetto, come un fiore, di fronte a sé e lo si osserva per circa 10 minuti. Durante questo tempo, ci si immerge completamente nel momento presente, osservando solo l’oggetto e prendendo coscienza dei pensieri che sopraggiungono.
  • Disciplina Mentale: L’obiettivo di questo esercizio è disciplinare la mente a rimanere focalizzata su un unico punto e a ritornarvi ogni volta che viene distratta.
  • Libertà e Gratitudine: Dopo aver disciplinato la mente, si può godere della libertà di osservare ciò che ci circonda ed essere grati per tutte le cose che si hanno. Questa disciplina si può estendere anche alle scelte quotidiane, come quelle alimentari, portando a una maggiore apprezzamento delle decisioni consapevoli.
  • Connessione con il Combattimento: Jiri paragona la disciplina e la concentrazione sviluppate con la meditazione alla capacità di godersi il combattimento, rimanendo presenti nel momento invece di essere preda della paura o delle reazioni istintive.

Secondo Jiri Prochazka, il “flow” è di fondamentale importanza nel combattimento. Ecco i punti chiave che emergono dalle sue interazioni:

  • Non perdere il flow: Jiri esorta a non perdere il flusso durante il combattimento. Questo è cruciale indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova.
  • Rimanere nel flow anche in situazioni difficili: È importante sapere come entrare nel flusso e rimanerci, anche durante esercizi difficili o situazioni complicate, che si stia vincendo o perdendo.
  • Il flow quando si vince: Spesso, quando si sta vincendo e si sente che l’avversario è vicino alla sconfitta, si viene sopraffatti dall’emozione e dal desiderio di finire l’incontro rapidamente. Invece, Prochazka raccomanda di rimanere nel “qui e ora”, di essere nel flusso.
  • Il flow quando si perde: Anche quando si sta perdendo, si viene colpiti o si è feriti, è essenziale realizzare e mantenere una mentalità positiva, respirare e procedere passo dopo passo, con la convinzione di poter vincere. Questo è strettamente legato al rimanere nel flusso.
  • Connessione con l’essere nel momento: Essere nel flusso è collegato all’essere nel “qui e ora”.

In sintesi, per Jiri Prochazka, il “flow” rappresenta uno stato mentale di presenza e continuità nell’azione, che permette di rimanere efficaci e lucidi sia nei momenti favorevoli che in quelli avversi del combattimento. Non perdere il flusso significa non farsi sopraffare dalle emozioni o dalle difficoltà, ma rimanere concentrati sul momento presente e sull’obiettivo di vincere.

Jiri Prochazka descrive il suo stile di combattimento enfatizzando diversi principi e approcci. Inizialmente, viene presentato come un combattente che è diventato campione UFC “combattendo come nessun altro”. Viene notato il suo stile unico, con “mani basse, mento in avanti”, che inizialmente potrebbe sembrare inefficace, ma che in realtà lo rende molto bravo.

Prochazka sottolinea anche l’importanza di essere adattabili e di usare la tecnica dell’avversario come propria tecnica. Questa filosofia è paragonata al concetto di Bruce Lee dell’acqua che si adatta al contenitore, evidenziando la sua capacità di adattarsi a ogni momento. Sostiene di poter “vedere l’avversario veloce come lento e l’avversario lento come veramente veloce” con la sua mente, e di poter “rallentare un avversario veloce o velocizzare uno lento” per poi “cogliere il momento giusto”.

Un altro aspetto cruciale è la distanza, che lui considera la sua “protezione”. Spiega che il suo obiettivo principale è connettersi con l’avversario e sentire il ritmo. Il controllo della distanza gli permette di decidere quando può essere colpito e quando può allontanarsi. Durante lo sparring, cerca attivamente la distanza e applica pressione.

Prochazka descrive il suo approccio al combattimento come semplice, riducendolo a “boom e vincere”. Crede che le persone tendano a “eccessiva intellettualizzazione” e che la chiave sia essere nel “qui e ora” e agire in modo diretto. Afferma che se si è “leggeri” e “calmi”, si possono vedere le opportunità e godersi il combattimento.

Durante l’allenamento, emerge anche l’idea di “giocare con la pressione” e di controllare la tensione e l’atteggiamento mentale dell’avversario, per anticiparne le reazioni.

Nel contesto dello sparring, viene definito un “savage striker” Attaccante selvaggio” e viene evidenziato come cerchi di trovare la distanza rapidamente. La sua capacità di passare rapidamente da attacchi in piedi a tentativi di takedown, e viceversa, dimostra la sua natura imprevedibile.

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Kayotsarga कायोत्सर्ग ”abbandonare il corpo” meditazione in posizione eretta

Eσυχία Esukia Quiete della mente Pitagorica

Angelo Tonelli. Pitagora 

Il maestro segreto della sapienza greca 

Come il suo maestro Giorgio Colli, Tonelli è un sostenitore della superiorità dei sapienti greci rispetto ai filosofi contemporanei, che devono essere compresi alla luce dell’attualità, ma che sicuramente sono stati definitivi. Esiste una maggiore vicinanza di contenuti e di modi espressivi tra Eraclito e il taoismo o tra Parmenide e le Upaniṣad, che non tra Eraclito o Parmenide e Aristotele.

È importante ricostruire la comune radice eurasiatica della nostra cultura così possiamo capire meglio la figura del sapiente, più simile allo Yogi o al maestro taoista o buddista, che non alla figura del filosofo, quale si configura da Aristotele in poi, dopo la mediazione di Platone che è intermedio tra Sophia e Filosofia. 

Esistono testimonianze di rapporti tra oriente e occidente in epoca arcaica, prima delle conquiste di Alessandro Magno e la sapienza greca di cui Pitagora è maestro segreto, perché non ha lasciato nulla di scritto, ha un’origine specifica, ma è anche il frutto di un’interconnessione originaria tra oriente e occidente. 
I sapienti pitagorici avevano in comune con quelli orientali alcune pratiche meditative, il silenzio, come disciplina meditativa, l’anamnesi, la pratica della memoria e la musica come strumento meditativo. 
Lo stile di vita della Scuola pitagorica consentiva di formare, attraverso una vita comune, quelli che Giorgio Colli chiama filosofi sovrumani, conducendo l’essere umano oltre sé, non nella maniera risibile dell’attuale transumanesimo, in chiave tecnicistica e materialistica, ma attraverso la connessione dell’individuo con il cosmo, con il sé profondo, che in noi riesce a vedere come vicine le cose lontane: ciò che per Parmenide unifica tutto e che per Eraclito unifica gli opposti, liberandoci dalla schiavitù delle nostre passioni e pulsioni.    

Coltivando lo spirito di solidarietà e comunanza, la Filìa dovevano liberarsi dalla volontà di potenza e di sopraffazione per la propria realizzazione personale. Dall’insegnamento di Pitagora ci viene un messaggio che favorisce la convivenza civile tra gli individui e i popoli. 

Angelo Tonelli (Lerici, 1954), poeta, autore e regista teatrale, tra i massimi grecisti viventi, ha studiato Filosofia antica a Pisa, con Giorgio Colli. Ha pubblicato tra l’altro diverse opere di poesia e saggi. Per i “Classici” Feltrinelli ha tradotto e curato Dell’Origine di Eraclito (1993), La terra desolata. Quattro quartetti di T.S. Eliot (1995), il primo volume di Le parole dei Sapienti dedicato a Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso (2010), Eleusis e Orfismo (2015), Negli abissi luminosi. Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica (2021) e Dell’origine di Parmenide (2023).

Ricorda 念onda dell’Oceano, dimentica 坐忘 particella della Terra

 nian /nen 念   avere 今 presente alla 心 mente/cuore
CONSAPEVOLEZZA ATTENTA all’interno e all’esterno

Haragei 腹芸, はらげい Nei circoli delle arti marziali, percepire minacce o anticipare i movimenti di un avversario, percepire l’ambiente.

Racconti di Satori 悟

«Satori, in termini psicologici, è un oltre i confini dell’Io. Da un punto di vista logico è scorgere la sintesi dell’affermazione e della negazione, in termini metafisici è afferrare intuitivamente che l’essere è il divenire e il divenire è l’essere.»
Daisetsu Teitarō Suzuki, dall’introduzione del libro Lo zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel

Il satori è il momento dell’illuminazione  momento in cui l’intera esperienza personalecosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l’atto puro

Nella sua essenza, lo Zen è l’arte di vedere nella propria natura.
Daisetsu Teitaro Suzuki, Buddhismo Zen

Lo Zen non ha nulla a che vedere con la mente… è il ruggito di un leone.
E il maggior contributo delle Zen al mondo è la libertà da sé stessi.
Osho, Discorsi

IL MARZIALISTA

植芝盛平, Ueshiba Morihei   fondatore dell’AIKIDO 合氣道

” Mentre stavo passeggiando da solo in un giardino, sentii che uno spirito dorato sgorgava dalla terra copriva il mio corpo tramutandolo in un corpo dorato, allo stesso tempo mente e corpo si mutarono in luce, riuscii a comprendere il cinguettio degli uccelli e fui pienamente cosciente della mente del Tutto..lacrime inarrestabili di gioia mi inondarono il viso…

Nel momento della piena realizzazione il senso limitato del sè si dissolve, viene alla luce la percezione che la coscienza non è proprietà di nessuno che non c’è nessuno a cui appartenga. la coscienza non è ”essa” ma ”io” universale che crea lo spazio e il tempo ed è la natura di tutte le cose : coscienza, esistenza, amore.”

LO SCIENZIATO

”Sentii improvvisamente un’energia fortissima emergere dal mio petto…questa energia viva era amore, ma un amore così intenso e così incredibilmente appagante che superava ogni sentimento e nozione che avevo sulla natura dell’amore.

Ancora più incredibile che la sorgente di questo amore fossi io.
Si manifestava come un ampio fascio di luce bianca e scintillante , viva e beatifica, che sorgeva dal mio cuore con forza incredibile .
poi all’improvviso quella luce esplose.
Riempì la stanza e si espanse fino ad abbracciare l’intero universo con lo stesso bianco splendore…. quella è la sostanza di cui è fatto tutto ciò che esiste”

Federico Faggin


E questa luce che brilla sopra questo cielo, più in alto di tutto, più in alto di ogni cosa, nel più elevato mondo al di sopra del quale non c’è nessun altro mondo, è la stessa luce che è nell’uomo.
Upanishad
La coscienza non è una cosa tra le cose, ma è l’orizzonte che contiene ogni cosa.
Edmund Husserl

La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.
Carl Gustav Jung

Osho Rajeneesh per quanto controverso provocatore a mio avviso resta un maestro della Tradizione in senso spirituale.

Una vertigine chiamata vita” 

“Mi ricordo quel giorno fatidico… Ho cercato per molte vite, ho lavorato su di me, ho lottato, ho fatto tutto quanto era possibile e non è mai successo nulla. Ora capisco perché non accadeva nulla: lo sforzo era l’ostacolo, la sete di ricerca era l’ostacolo. È vero che non ci si può realizzare senza cercare, la ricerca è necessaria; ma arriva un momento in cui la ricerca deve essere lasciata cadere. La barca necessarie per attraversare il fiume, ma poi arriva un momento in cui devi scenderne, dimenticartene, lasciarti alle spalle quella barca. Lo sforzo è necessario: senza sforzo nulla è possibile, e allo stesso tempo, con uno sforzo non s’ottiene nulla. Esattamente sette giorni prima del 21 marzo 1953, smisi di lavorare su di me: arriva un momento in cui si vede la totale inutilità dello sforzo. Hai fatto tutto quello che potevi fare, e non è successo nulla. Hai fatto quanto è umanamente possibile, che cos’altro potresti fare? La speranza viene meno e si abbandona ogni ricerca: il giorno in cui misi di cercare, il giorno in cui non aspettai più l’accadere di qualcosa, qualcosa iniziò ad accadere. (…) il giorno in cui smisi di sforzarmi, anch’io mi fermai: infatti, non si può esistere senza sforzo, né si può esistere senza desiderio o senza lotta. Il fenomeno del’ego, del sé, non è un oggetto, bensì un processo. Non è la sostanza che si trova dentro di te: la devi generare in ogni istante. E’ simile all’azione del pedalare: se pedali, la bicicletta continua ad andare; se non lo fai, si ferma. Potrebbe proseguire per un po’, a causa della forza d’inerzia, ma quando smetti di pedalare, di fatto la bicicletta inizia a fermarsi: non ha più energia, non ha più la forza di andare oltre. È inevitabile che si fermi e cada a terra. L’ego esiste perché noi continuiamo a pedalare sul desiderio, perché continuiamo a lottare per ottenere qualcosa, perché continuiamo a proiettarci in avanti. Il fenomeno del’ego è proprio questo: proiettarsi in avanti, nel futuro, oppure nel passato. Proiettarsi in ciò che non esiste, crea l’ego. E poiché questo fenomeno scaturisce da qualcosa che non è esistenziale, è simile a un miraggio. E’ formato unicamente da desideri; è soltanto una sete e null’altro. L’ego non è nel presente, e nel futuro. Se vivi nel futuro, l’ego sembra estremamente concreto. Se sei nel presente, l’ego è un miraggio… Inizia scomparire.(…) Ero in uno stato catatonico: verso le otto andai a dormire. (..) Fu un sonno stranissimo, il corpo era addormentato, io ero sveglio. verso mezzanotte gli occhi si aprirono all’improvviso. Non li aprii io, il sonno fu rotto da qualcos’altro. Intorno a me, nella stanza, sentii una presenza imponente. La stanza era piccolissima. Sentii tutt’intorno a me una pulsazione di vita, una vibrazione assordante, simile all’uragano: una tempesta incredibile di luce, gioia ed estasi. Ero sommerso: era tanto reale che ogni altra cosa divenne irreale. I muri della stanza divennero irreali, la casa divenne irreale, il mio stesso corpo divenne irreale. Ogni cosa era irreale perché ora, per la prima volta, la realtà era presente. (…) quella notte un’altra realtà aprì la sua porta, un’altra dimensione divenne disponibile. All’improvviso era presente, quella realtà “altra”, una realtà separata: la realtà vera, o in qualsiasi modo tu voglia chiamarla. Chiamala Dio, verità, Dhamma, Tao, o come meglio preferisci. Era senza nome. Ma era presente,così opaca, così trasparente, e tuttavia tanto evidente che chiunque avrebbe potuto toccarla. Nella stanza mi stava soffocando: era troppo intensa e io ero incapace di assorbirla. Sorse in me il  bisogno spasmodico di precipitarmi fuori da quella stanza, uscire sotto il cielo. Se fossi rimasto pochi minuti ancora, sarei soffocato. Così mi sembrava. Corsi fuori, uscii all’aperto. Sentivo la necessità di essere semplicemente sotto il cielo, con le stelle, con gli alberi, con la terra, essere con la natura. (…) mi incamminai verso il giardino più vicino. Era una camminata totalmente diversa, come se la forza di gravità fosse scomparsa. Camminavo, o correvo, o semplicemente volavo; Era difficile decidere. La gravità era assente. Mi sentivo senza peso, come se una forza mi trasportasse: ero nelle mani di un’altra energia. Per la prima volta non ero solo, per la prima volta non ero più in individuo, per la prima volta la goccia era caduta nell’oceano; ora l’intero oceano era mio, io ero l’oceano. Non c’erano più limiti. Un potere tremendo sorse dentro di me, come se avessi potuto fare qualsiasi cosa, in qualunque situazione… Io non ero presente, esisteva solo quel potere. (…) ero rilassato, mi lasciavo andare. Non ero presente. Lui era lì-chiamatelo Dio-Dio era presente. Preferirei chiamarlo Lui, perché Dio è una parola troppo umana, ed è stata logorata dall’abuso, troppe persone l’hanno inquinata: cristiani, indù, musulmani, preti e politici, tutti hanno fatto di tutto per corrompere la bellezza di questa parola, perciò lasciate che lo chiami Lui. Lui era presente, e io ero semplicemente trasportato.. trasportato da un’onda. Quando entrai nel parco, ogni cosa divenne luminosa. …) Quando tornai a casa, erano le quattro del mattino, per cui, secondo l’orologio, era rimasto là perlomeno tre ore; ma fu un’infinità. Non aveva nulla a che vedere con l’orologio, era senza tempo. Quelle tre ore divennero un’eternità, senza fine. Non c’era tempo, non esisteva lo scorrere del tempo. Era la  realtà vergine, incorrotta, intatta, incommensurabile.”




L’iniziazione ai misteri di Eleusi difatti culminava in una εποπτεία “epopteia”, in una visione mistica di beatitudine e purificazione, che in qualche modo può venir chiamata conoscenza. Tuttavia l’estasi misterica, in quanto si raggiunge attraverso un completo spogliarsi dalle condizioni dell’individuo, in quanto cioè in essa il soggetto conoscente non si distingue dall’oggetto conosciuto, si deve considerare come il presupposto della conoscenza, anziché conoscenza essa stessa.”

Giorgio Colli

Oppure come sostiene Angelo Tonelli in Attraverso Oltre
pag. 38 Eleusis
“Potremmo ipotizzare che l’epopteia fosse un approfondimento nella forma della luce dell’esperienza dell’unità di tutte le cose già assaporata nella telete/myesis un consolidamento noetico di questo stato di coscienza, depurato dal tumulto emozionale, che contrassegnava il primo livello di iniziazione, tutto fondato sulla trance dinamica sollecitata dalla musica dal canto, dalla danza, dal caos:
Tutti modi per destrutturare, dionisicamente, l’ego ordinario e consentire un viaggio ad interiora terrae che è condito sine qua non di un effettivo percorso di illuminazione mistica e sapienziale..”

Limrúnar skaltu kunna,per favore, impara le rune dei rami 誠

” Makoto 誠 ”

Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

Pratica l’insegnamento senza parole 行不言之教 xing bu yan zhi jiao Tao Te Ching 道德經

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