
Esperienze ai confini della morte NDE

Nulla Die Sine linea Discipline Arti Miti Simboli
” Nella lingua italiana c’è una differenza di significato notevole tra sapere e conoscere, anche se nell’uso comune le due parole sono spesso usate come sinonimi.
Nella lingua inglese (ndr la neolingua dominante) c’è solo il verbo to know ed è difficile discriminare il sapere informatico (knowledge) dalla conoscenza esperienziale (Knowing) perchè la radice della parola è la stessa.
sapere si riferisce all’informazione, mentre conoscere si riferisce al significato dell’informazione ,che può venire soltanto da un’esperienza cosciente.
Il computer può sapere, ma non può conoscere. Noi possiamo sapere e conoscere.
Dunque l’informazione non è cosciente, così come il simbolo non è il significato che esso può rilevare a un ente cosciente.
Quando dico a mio figlio ”ti voglio un bene dell’anima” esprimo un sentimento reale.
L’amore che sento dentro di me è vivo ed esiste
Quando un robot dice ”ti voglio un bene dell’anima ”imitando ciò che dico, si limita a copiare l’informazione che manifesto fuori di me , senza provare nessun sentimento perchè dentro non ha un ”dentro”
L’ontologia è presente non nell’informazione senza significato, ma nella conoscenza che vive se stessa”
confer Federico Faggin Irriducibile pag.177
Facilis descensus Averno: noctes atque dies patet atri ianua Ditis; sed revocare gradum superasque evadere ad auras, hoc opus, hic labor
Virgilio Eneide, VI, 126-129
Scendere agli Inferi è facile: la porta di Dite è aperta notte e giorno; ma risalire i gradini e tornare a vedere il cielo qui sta il difficile, qui la vera fatica.


Il lago d’Averno era considerato dagli antichi la bocca dell’Inferno a causa della sua forma. Esso si trovava, e si trova ancora infatti, all’interno di un cratere vulcanico formatosi quattromila anni fa. Inoltre proprio il termine “Averno” deriva da “a-ornis”, cioé senza uccelli. Proprio perché a causa delle esalazioni sulfuree sprigionate dall’acqua nessun volatile sorvolava la bocca ormai spenta del vulcano.
Nell’Eneide, Virgilio colloca proprio nei pressi del lago di Averno l’ingresso attraverso cui Eneide scese nell’Oltretomba, il Regno dei Morti.
Alcune fonti storico-letterarie, tra cui gli scritti di Plinio e Strabone che a sua volta citava lo storico Eforo, lo individuano anche come il luogo in cui era situato il mitico paese dei Cimmeri, popolazione che viveva sotto terra lì dove si aprivano le porte degli inferi.
Tra il 38 e il 36 a. C., Agrippa e Ottaviano posero un freno alle leggende che si sviluppavano intorno a questa zona decidendo di costruirvi un porto necessario per contrastare i pirati di Sesto Pompeo.
Per realizzare il Portus Iulius vollero unire, tramite un passaggio, l’Averno al lago Lucrino. Quest’ultimo fu inoltre collegato al mare grazie a una frattura realizzata nella duna costiera. Il porto però non fu in uso per molti anni a causa del bradisismo.
Ancora oggi però possiamo osservare i resti di quel periodo in cui furono edificate diverse costruzioni in questa zona. Sulle sponde orientali dell’Averno sono visibili i resti del cosiddetto Tempio di Apollo che in realtà è una grande aula termale.
Sul lato nord vi è lo sbocco della Grotta del Cocceio, galleria militare lunga circa un chilometro, realizzata per collegare il porto con Cuma e che deve il nome al suo costruttore. Oggi è conosciuta anche come Grotta della Pace, dal nome del cavaliere spagnolo don Pedro de la Paz che, secondo gli storiografi, l’avrebbe esplorata nel 1507.
Questa grotta ha origine nel lago di Averno, trapassa il Monte delle Ginestre dove il foro craterico si abbassa, e arriva nel lago di Lucrino.
Fu scoperta durante gli scavi archeologici promossi dai Borbone nel 1750 e 1792.
È largo poco più di tre metri e ne è alto quattro. Coperta da una volta a botte, la grotta manca di un rivestimento murario e di pozzi di luce, visto anche la sua scarsa lunghezza.
Si distinguono però lungo le pareti delle piccole nicchie che potevano servire per ospitare le torce. Solo verso l’estremità della galleria c’è un vestibolo di laterizio e un’opera reticolata lungo il quale si succedono due archi.
Poco prima di arrivare alla fine del tunnel, circa a metà del cammino, sulla destra, si apre una diramazione lunga solo settanta centimetri che porta in un corridoio.
Da questo si possono scendere una trentina di gradini per arrivare ad alcune stanze sotterranee. Queste erano degli ambienti termali, usati per scopi terapeutici, conosciuti nel Medioevo come “Lavacro della Sibilla”, a causa della presenza di falde acquifere calde.





“Per anni ho inutilmente cercato di capire come la coscienza potesse sorgere da segnali elettrici o biochimici, e ho constatato che, invariabilmente, i segnali elettrici possono solo produrre altri segnali elettrici o altre conseguenze fisiche come forza o movimento, ma mai sensazioni e sentimenti, che sono qualitativamente diversi… È la coscienza che capisce la situazione e che fa la differenza tra un robot e un essere umano… In una macchina non c’è nessuna ‘pausa di riflessione’ tra i simboli e l’azione, perché il significato dei simboli, il dubbio, e il libero arbitrio esistono solo nella coscienza di un sé, ma non in un meccanismo.”
“Se ci lasciamo convincere da chi ci dice che siamo soltanto il nostro corpo mortale, finiremo col pensare che tutto ciò che esiste abbia origine solo nel mondo fisico. Che senso avrebbero il sapore del vino, il profumo di una rosa e il colore arancione?”.
”La coscienza non è algoritmica, siamo enti più vasti di ciò che crediamo”
”Ogni nuova comprensione è una creazione, ogni nuova decisione libera è una creazione”
La coscienza è fondamentale, quindi irriducibile e esiste prima della materia. La coscienza e il libero arbitrio sono fenomeni puramente quantistici e questo prova che la coscienza non può cessare di esistere con la morte del corpo, perché esiste in una realtà molto più vasta della realtà fisica classica.
Federico Faggin
Nel video Federico Faggin, intervistato il 21 ottobre 2022, nella sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in occasione del convegno Le Connessioni Inattese – La coscienza è fondamentale, in cui ha presentato il suo libro Irriducibile, La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura, pubblicato da Mondadori nel 2022, parla dell’importanza della coscienza, come elemento che distingue l’uomo dalla macchina e risponde ad alcune domande sulla storia della scienza e della filosofia.
La coscienza è fondamentale, quindi irriducibile e esiste prima della materia.
La coscienza e il libero arbitrio sono fenomeni puramente quantistici e questo prova che la coscienza non può cessare di esistere con la morte del corpo, perché esiste in una realtà molto più vasta della realtà fisica classica.
La coscienza è pertanto la capacità di un sistema quantistico in uno stato quantistico di avere l’esperienza del suo stato, esperienza che non può essere copiata, ma che può essere conosciuta solo dal suo interno. Un computer, al contrario, non potrà mai essere cosciente, in quanto le sue informazioni e i suoi programmi sono sempre copiabili.
Una macchina non potendo aver coscienza è puramente algoritmica, non può sapere quello che fa.
La musica è forse l’aspetto fisico più vicino all’esperienza, perché è più vicino agli stati quantistici descrivibili da onde, che hanno la caratteristica di interferire tra loro e quindi di creare possibilità non realizzabili attraverso le semplici particelle.
Pitagora vede la connessione tra la musica, l’aspetto più vicino alla coscienza, la matematica, l’aspetto razionale, che può rappresentare simbolicamente la musica, ma non ciò che uno prova con la musica e la filosofia, che è l’aspetto integrativo dell’uomo che cerca di capire la realtà negli aspetti sia simbolici che semantici.
Le teorie scientifiche sono materialiste e riduzioniste e la scienza utilizza ancora il materialismo come metodo di spiegazione della realtà, partendo dalla materia e non dalla coscienza per la descrizione dell’universo e della sua nascita.
Ma con la fisica quantistica la separazione cartesiana tra materia e coscienza è caduta e la fisica quantistica è diventata la descrizione dell’esperienza di enti coscienti che vogliono conoscere se stessi e usano simboli per comunicare.
La mia esperienza è sempre più ricca delle parole che posso usare per descriverla, è potenzialmente infinita, ma quando la trasferiamo in simboli questi simboli sono finiti e limitati.
Pertanto, non potremo mai trasportare in simboli ciò che proviamo dentro di noi.
Nella fisica quantistica esiste certamente il divenire perché ogni decisione libera non è prevedibile da nessun algoritmo, se esistesse prima della decisione non esisterebbe il libero arbitrio e se non ci fosse il libero arbitrio non avrebbe senso nemmeno la coscienza.
Ma nel modello sviluppato da Faggin con il fisico Giacomo D’Ariano c’è un qualcosa che rimane, che è eterno e che quindi si avvicina al concetto di essere di Parmenide, ed è l’identità degli enti coscienti.
Si tratta di una visione della realtà che integra essere e divenire.
La relatività generale e la meccanica quantistica sono due modi diversi di comprendere la realtà, tuttora incompatibili filosoficamente.
La relatività generale non è quantistica, per cui le due teorie danno risposte completamente diverse.
Oggi la relatività generale crea lo scenario in cui i fenomeni quantistici avvengono.
Spero che questa nuova visione della realtà possa dare una chiave di lettura diversa per una teoria della Quantum gravity che he integri la relatività generale e la meccanica quantistica.
Il nostro corpo è composto da cinquanta trilioni di cellule e ogni cellula contiene il genoma che descrive l’intero organismo, ha la conoscenza potenziale di tutto l’organismo, ogni parte ha il tutto dentro. Il computer invece è fatto di transistor, per cui ogni sua parte non conosce nulla del tutto.
Un sistema così banale come il computer non può contenere la vita, perché la vita è quantistica, è fatta di enti che non sono separabili dai campi, perché le particelle sono stati dei campi non oggetti.
Pertanto, il corpo umano che permette alla coscienza di avere esperienza della realtà fisica attraverso un corpo non potrà mai essere duplicato in un computer: la coscienza non può esistere in una macchina.
Noi siamo parti intero dell’uno, la nostra coscienza è una parte intero dell’uno come ogni cellula del nostro corpo è una parte intero dell’organismo.
La realtà non è fatta di parti separabili ma di parti intero, l’elettrone non esiste come parte separabile del campo ma è uno stato del campo inseparabile da esso.
Noi siamo parti intero che comunichiamo per conoscere noi stessi, perché il tutto che è dentro di me mi permette di conoscere me stesso osservando e capendo il tutto che è dentro gli altri.
Per questo la cooperazione è la legge dell’universo e non la competizione.
Ma oggi siamo ancora guidati dal materialismo, dal darwinismo e dall’egoismo che non solo non ci consentono di risolvere i nostri problemi, ma ce ne stanno portando di nuovi e sempre più gravi.
Quando noi sappiamo di essere parti intero sappiamo anche che il male o il bene che facciamo ad un altro lo facciamo a noi stessi, ma questo richiede un cambio di prospettiva, dal materialismo a un senso di appartenenza all’universo.
Il Cosmo è un palcoscenico e la vita è un passaggio sulla scena di questo placo: entri , guardi ed esci. il Cosmo è mutamento , la vita è un opinione che si adegua. Δημόκριτος Democrito frammento 115

Πάντα οὖν ῥίψας ταῦτα μόνα τὰ ὀλίγα σύνεχε καὶ ἔτι συμμνημόνευε, ὅτι μόνον ζῇ ἕκαστος τὸ παρὸν τοῦτο, τὸ ἀκαριαῖον· τὰ δὲ ἄλλα ἢ βεβίωται ἢ ἐν ἀδήλῳ. Μικρὸν μὲν οὖν ὃ ζῇ ἕκαστος· μικρὸν δὲ τὸ τῆς γῆς γωνίδιον ὅπου ζῇ· μικρὸν δὲ καὶ ἡ μηκίστη ὑστεροφημία καὶ αὕτη δὲ κατὰ διαδοχὴν ἀνθρωπαρίων τάχιστα τεθνηξομένων καὶ οὐκ εἰδότων οὐδὲ ἑαυτούς, οὔτι γε τὸν πρόπαλαι τεθνηκότα
Quindi, dunque, mettete da parte tutto il resto, e aggrappatevi saldamente solo a questi pochi punti.
Ricorda sempre anche che l’unico tempo che viviamo è solo il presente, cioè un istante impercettibile; e che, per le altre parti della durata, o le abbiamo vissute, o non sappiamo mai se dobbiamo viverle.
È quindi ben poco che il tempo che ognuno di noi vive; il misero angolo della terra dove abitiamo è molto piccolo. Anche questa fama ci sopravvive pochissimo, anche se prendiamo quella che dura di più.
E questa stessa fama è dovuta solo alla successione di questi poveretti, che moriranno tra un momento e che non si conoscono, lungi dal poter conoscere qualcuno che è morto da tanti anni.
“occorre anche osservare le cose terrene come da un luogo elevato si guarda verso il basso: mandrie, eserciti, campi coltivati, matrimoni, divorzi, nascite, morti, clamore di tribunali, terre deserte, popolazioni barbariche varie, feste, lamentazioni, mercati, tutto questo gran miscuglio e l’armonioso ordine che nasce dagli opposti.” [A Se Stesso ,VII, 48]
Καλὸν τὸ τοῦ Πλάτωνος. καὶ δὴ περὶ ἀνθρώπων τοὺς λόγους ποιούμενον ἐπισκοπεῖν δεῖ καὶ τὰ ἐπίγεια, ὥσπερ ποθὲν ἄνωθεν, κατὰ ἀγέλας, στρατεύματα, γεώργια, γάμους, διαλύσεις, γενέσεις, θανάτους, δικαστηρίων θόρυβον, ἐρήμους χώρας, βαρβάρων ἔθνη ποικίλα, ἑορτάς, θρήνους, ἀγοράς, τὸ παμμιγὲς καὶ τὸ ἐκ τῶν ἐναντίων συγκοσμούμενον.
48. Nobile è questo detto di Platone.
Inoltre chi parla di uomini dovrebbe, come da un punto di vista privilegiato in alto, guardare a volo d’uccello le cose della terra, nelle sue adunanze, eserciti, allevamento, i suoi matrimoni e separazioni, le sue nascite e morti , il frastuono del tribunale e il silenzio del deserto, le molteplici razze barbare, le sue feste e lutti e mercati, il miscuglio di tutto questo e la sua ordinata congiunzione di contrari.
Impermanenza Transitorietà di tutte le cose
“Pensa continuamente all’insieme di tutto il tempo e l’insieme di tutta la sostanza; pensa che ogni singola parte non è, rispetto alla sostanza, che un semino di fico, e un giro di trapano rispetto al tempo.”
[A Sé Stesso, X, 17]
Τοῦ ὅλου αἰῶνος καὶ τῆς ὅλης οὐσίας συνεχῶς φαντασία ‹ἔστω› καὶ ὅτι πάντα τὰ κατὰ μέρος, ὡς μὲν πρὸς οὐσίαν, κεγχραμίς, ὡς δὲ πρὸς χρόνον, τρυπάνου περιστροφή.
Marco Aurelio V a se stesso Τὰ εἰς ἑαυτόν Συγγραφέας Μάρκος Αυρήλιος
[II,9,1]
Bisogna sempre ricordare questo: quale sia la natura del cosmo; quale sia la mia natura e in quale
relazione questa stia con quella; quale parte di quale cosmo essa sia; che nessuno può impedire di fare e
di dire sempre ciò che è conseguente con la natura della quale sei parteΤούτων ἀεὶ μεμνῆσθαι, τίς ἡ τῶν ὅλων φύσις καὶ τίς ἡ ἐμὴ καὶ πῶς αὕτη πρὸς ἐκείνην ἔχουσα καὶ ὁποῖόν τι μέρος ὁποίου τοῦ ὅλου οὖσα καὶ ὅτι οὐδεὶς ὁ κωλύων τὰ ἀκόλουθα τῇ φύσει, ἧς μέρος εἶ, πράσσειν τε ἀεὶ καὶ λέγειν.
A qualunque costo imprimere ad ogni occupazione, anche quella più modesta, un carattere di completezza fino a rendere intero il frammento e dritto il curvo..
Julius Evola
Le cose che non sono più forti di quelle sono”
Cromwell dopo la battaglia di Naseby“La’ dove le cose sono prima di essere reali”
J.Evola