Il nostro Intento

Suscitare Potenzialità
Risvegliare il Profondo
Addestrarsi al combattimento
Facilitare processi catartici
Stimolare il recupero del equilibrio psicofisico
Immergersi nel profondo rilassamento potenziando il proprio livello di motivazione.

“La difficoltà per noi che non siamo moderni, ma antichi, è l’impossibilità di comunicare con le menti razionali del Kali Yuga, che ha dissacrato ogni cosa ..”
(Miguel Serrano)

Τὰ εἰς ἑαυτόν Συγγραφέας Μάρκος Αυρήλιος II stralci Marco Aurelio

[II,2,1] Qualunque cosa mai io sia, è carne, pneuma, l’egemonico. [II,2,2] Tralascia i libri, non ambasciartene più: non ti è stato dato. Invece, come qualcuno ormai morente, giudicati pure superiore alla
tua carne: è sangue coagulato, ossa, un reticolo di nervi, di vene, di arterie. [II,2,3] Osserva anche cos’è
il tuo pneuma: aria in movimento, non sempre la stessa ma ogni momento espirata e poi di nuovo inspirata. [II,2,4] E terzo viene il tuo egemonico. Qui pensaci: sei vecchio; non permettergli più di essere
servo; non permettergli più di essere mosso come una marionetta da impulsi antisociali; non permettergli più di essere malcontento del destino presente o di rifiutare quello futuro

Ὅ τί ποτε τοῦτό εἰμι, σαρκία ἐστὶ καὶ πνευμάτιον καὶ τὸ ἡγεμονικόν. τῶν μὲν σαρκίων καταφρόνησον˙ λύθρος καὶ ὀστάρια καὶ κροκύφαντος, ἐκ νεύρων, φλεβίων, ἀρτηριῶν πλεγμάτιον. θέασαι δὲ καὶ τὸ πνεῦμα ὁποῖόν τί ἐστιν˙ ἄνεμος, οὐδὲ ἀεὶ τὸ αὐτό, ἀλλὰ πάσης ὥρας ἐξεμούμενον καὶ πάλιν ῥοφούμενον. τρίτον οὖν ἐστι τὸ ἡγεμονικόν. ἄφες τὰ βιβλία˙ μηκέτι σπῶ˙ οὐ δέδοται. ἀλλ ὡς ἤδη ἀποθνῄσκων ὧδε ἐπινοήθητι˙ γέρων εἶ˙ μηκέτι τοῦτο ἐάσῃς δουλεῦσαι, μηκέτι καθ ὁρμὴν ἀκοινώνητον νευροσπαστηθῆναι, μηκέτι τὸ εἱμαρμένον ἢ παρὸν δυσχερᾶναι ἢ μέλλον ὑπιδέσθαι.

[II,4,1] Ricorda da quanto tempo rimandi questi conti e quanto spesso, pur prendendo proroghe dagli
immortali, non le utilizzi. [II,4,2] Bisogna ormai che tu ti accorga una buona volta di quale cosmo sei
parte; a quale governante del cosmo sottostai quale emanazione; e che vi è per te un limite circoscritto
di tempo il quale, se non te ne servirai per darti aria pulita, disparirà e non vi sarà più un daccapo.
10
[II,5,1] Ogni ora preoccupati seriamente, da Romano e da maschio, di effettuare ciò che hai per le mani
con precisa e non artefatta solennità, con affettuosità, libertà e giustezza; e di provvederti agio da qualunque altra rappresentazione. [II,5,2] E te lo provvederai se esegui ciascuna azione come se fosse
l’estrema della vita, essendoti allontanato da ogni avventatezza, da emotivo distoglimento dalla ragione
che opera la diairesi, da ipocrisia, malinteso egoismo e dispiacere per gli avvenimenti compartiti dalla
sorte. [II,5,3] Vedi quante poche sono le cose padroneggiando le quali si può vivere una vita serena e da
dio; giacché gli immortali non richiederanno nulla di più a chi custodisce questi giudizi.
[II,6,1] Oltraggia, oltraggia te stesso, o animo! Di renderti onore non avrai più occasione. Non è, infatti,
breve la vita concessa a ciascuno di noi? [II,6,2] E questa vita per te è ormai quasi conclusa; per te che
non hai avuto rispetto di te stesso ma hai posto negli animi di altri la tua buona sorte.
[II,7,1] Gli accidenti esteriori ti distraggono? Procurati agio di apprendere qualcosa di buono in più e
cessa di girovagare di qua e di là. [II,7,2] Ma bisogna anche stare in guardia dall’altra condotta: giacché
vaneggiano in pratica anche coloro i quali, stanchi della vita, non hanno uno scopo sul quale indirizzare
una volta per tutte ogni impulso e rappresentazione.
[II,8,1] Difficilmente si vede qualcuno infelice perchè non riesce a soppesare ciò che succede nell’animo
di un altro. È invece necessario che non conoscano felicità gli esseri che non hanno la comprensione
delle mosse del proprio animo.

[II,9,1]
Bisogna sempre ricordare questo: quale sia la natura del cosmo; quale sia la mia natura e in quale
relazione questa stia con quella; quale parte di quale cosmo essa sia; che nessuno può impedire di fare e
di dire sempre ciò che è conseguente con la natura della quale sei parte

Τούτων ἀεὶ μεμνῆσθαι, τίς ἡ τῶν ὅλων φύσις καὶ τίς ἡ ἐμὴ καὶ πῶς αὕτη πρὸς ἐκείνην ἔχουσα καὶ ὁποῖόν τι μέρος ὁποίου τοῦ ὅλου οὖσα καὶ ὅτι οὐδεὶς ὁ κωλύων τὰ ἀκόλουθα τῇ φύσει, ἧς μέρος εἶ, πράσσειν τε ἀεὶ καὶ λέγειν.

  1. Μέμνησο ἐκ πόσου ταῦτα ἀναβάλλῃ καὶ ὁποσάκις προθεσμίας λαβὼν παρὰ τῶν θεῶν οὐ χρᾷ αὐταῖς. δεῖ δὲ ἤδη ποτὲ αἰσθέσθαι τίνος κόσμου μέρος εἶ καὶ τίνος διοικοῦντος τὸν κόσμον ἀπόῤῥοια ὑπέστης καὶ ὅτι ὅρος ἐστί σοι περιγεγραμμένος τοῦ χρόνου, ᾧ ἐὰν εἰς τὸ ἀπαιθριάσαι μὴ χρήσῃ, οἰχήσεται καὶ οἰχήσῃ καὶ αὖθις οὐκ ἐξέσται.
  2. Πάσης ὥρας φρόντιζε στιβαρῶς ὡς Ῥωμαῖος καὶ ἄῤῥην τὸ ἐν χερσὶ μετὰ τῆς ἀκριβοῦς .. καὶ ἀπλάστου σεμνότητος καὶ φιλοστοργίας καὶ ἐλευθερίας καὶ δικαιότητος πράσσειν καὶ σχολὴν ἑαυτῷ ἀπὸ πασῶν τῶν ἄλλων φαντασιῶν πορίζειν. ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς, ἀπηλλαγμένος πάσης εἰκαιότητος καὶ ἐμπαθοῦς ἀποστροφῆς ἀπὸ τοῦ αἱροῦντος λόγου καὶ ὑποκρίσεως καὶ φιλαυτίας καὶ δυσαρεστήσεως πρὸς τὰ συμμεμοιραμένα. ὁρᾷς πῶς ὀλίγα ἐστίν, ὧν κρατήσας τις δύναται εὔρουν καὶ θεουδῆ βιῶσαι βίον˙ καὶ γὰρ οἱ θεοὶ πλέον οὐδὲν ἀπαιτήσουσι παρὰ τοῦ ταῦτα φυλάσσοντος.
  3. Ὑβρίζεις, ὑβρίζεις ἑαυτήν, ὦ ψυχή˙ τοῦ δὲ τιμῆσαι σεαυτὴν οὐκέτι καιρὸν ἕξεις˙ ἀκαριαῖος ὁ βίος ἑκάστῳ, οὗτος δέ σοι σχεδὸν διήνυσται, μὴ αἰδουμένῃ σεαυτήν, ἀλλ ἐν ταῖς ἄλλων ψυχαῖς τιθεμένῃ τὴν σὴν εὐμοιρίαν.
  4. Περισπᾷ τί σε τὰ ἔξωθεν ἐμπίπτοντα; καὶ σχολὴν πάρεχε σεαυτῷ τοῦ προσμανθάνειν ἀγαθόν τι καὶ παῦσαι ῥεμβόμενος. ἤδη δὲ καὶ τὴν ἑτέραν περιφορὰν φυλακτέον˙ ληροῦσι γὰρ καὶ διὰ πράξεων οἱ κεκμηκότες τῷ βίῳ καὶ μὴ ἔχοντες σκοπόν, ἐφ ὃν πᾶσαν ὁρμὴν καὶ καθάπαξ φαντασίαν ἀπευθύνουσιν.
  5. Παρὰ μὲν τὸ μὴ ἐφιστάνειν, τί ἐν τῇ ἄλλου ψυχῇ γίνεται, οὐ ῥᾳδίως τις ὤφθη κακοδαιμονῶν˙ τοὺς δὲ τοῖς τῆς ἰδίας ψυχῆς κινήμασι μὴ παρακολουθοῦντας ἀνάγκη κακοδαιμονεῖν.
  6. Τούτων ἀεὶ μεμνῆσθαι, τίς ἡ τῶν ὅλων φύσις καὶ τίς ἡ ἐμὴ καὶ πῶς αὕτη πρὸς ἐκείνην ἔχουσα καὶ ὁποῖόν τι μέρος ὁποίου τοῦ ὅλου οὖσα καὶ ὅτι οὐδεὶς ὁ κωλύων τὰ ἀκόλουθα τῇ φύσει, ἧς μέρος εἶ, πράσσειν τε ἀεὶ καὶ λέγειν.
  7. Περισπᾷ τί σε τὰ ἔξωθεν ἐμπίπτοντα; καὶ σχολὴν πάρεχε σεαυτῷ τοῦ προσμανθάνειν ἀγαθόν τι καὶ παῦσαι ῥεμβόμενος. ἤδη δὲ καὶ τὴν ἑτέραν περιφορὰν φυλακτέον˙ ληροῦσι γὰρ καὶ διὰ πράξεων οἱ κεκμηκότες τῷ βίῳ καὶ μὴ ἔχοντες σκοπόν, ἐφ ὃν πᾶσαν ὁρμὴν καὶ καθάπαξ φαντασίαν ἀπευθύνουσιν.
  8. Παρὰ μὲν τὸ μὴ ἐφιστάνειν, τί ἐν τῇ ἄλλου ψυχῇ γίνεται, οὐ ῥᾳδίως τις ὤφθη κακοδαιμονῶν˙ τοὺς δὲ τοῖς τῆς ἰδίας ψυχῆς κινήμασι μὴ παρακολουθοῦντας ἀνάγκη κακοδαιμονεῖν.

“Come l’armaiolo raddrizza un dardo, così l’uomo saggio raddrizza il pensiero tremante ed instabile, difficile a sorvegliare ,difficile a tenere” Dharmmapada

” In fatto di azione immediata, bisogna prender anzitutto posizione di fronte al pensiero e ai processi psichici.”

Non conosco nulla che, non frenato, non controllato, non guardato, non domato, conduca a sì gran rovina, quanto il pensiero, e non conosco nulla che ,frenato, controllato, guardato, domato, produca tanti benefici quanto il pensiero
Anguttara-nikayo

Il pensiero che ognuno leggermente dice “mio” in realtà è solo in certo grado in nostro potere.

In molti casi più che “pensare” sarebbe esatto dire si “Si è pensati” ” si pensa in me” non cogito, ma cogitor.

In via normale la caratteristica del pensiero è la labilità.

“Incorporeo” viene detto “esso cammina da solo” ,esso” corre qua e là, come un toro non domato”…

La dottrina del Risveglio
Julius Evola
pag. 127 Difesa e consolidamento

Il rarefatto e lieve mondo dei quanti e l’indifferenziato

Spunti e visioni quantistico filosofiche tra Helgoland di C. Rovelli e il Tao della fisica di F. Capra

“Gli oggetti sono descritti da variabili che prendono valore quando interagiscono e questo valore è determinato in relazione agli oggetti in interazione, non ad altri.

Un oggetto è uno, nessuno, centomila.

Il mondo si frantuma in un gioco di punti di vista, che non ammette un’unica visione globale.

È un mondo di prospettive, di manifestazioni, non di entità con proprietà definite o fatti univoci.

Le proprietà non vivono sugli oggetti, sono ponti fra oggetti.

Gli oggetti sono tali solo in un contesto, cioè solo rispetto ad altri oggetti, sono nodi dove si allacciano ponti.

Il mondo è un gioco prospettico, come di specchi che esistono solo nel riflesso di uno nell’altro.”

Helgoland Carlo Rovelli
pag.95 cap III

''La grana fine delle cose è questo strano lieve mondo, dove le variabili sono relative, il futuro non è determinato dal presente. 
Questo  fantasmatico mondo di quanti è il nostro mondo. ''
Helgoland Carlo Rovelli 

”Ogni volta che i fisici interrogavano la natura mediante un esperimento atomico, la natura rispondeva con un paradosso, e quanto più essi cercavano di chiarire la situazione, tanto più acuto diventava il paradosso

Il tao della Fisica
Fritjof Capra

pag 79 cap 4

La meccanica quantistica
” è giunta a vedere l’universo come un inestricabile rete di relazioni fisiche e mentali le cui parti sono definite soltanto dalle relazioni con il tutto.”

Il Tao della Fisica
Fritjof Capra

”lo scienziato non può assumere il ruolo di osservatore distaccato e obbiettivo, ma viene coinvolto nel mondo che osserva fino al punto di influire sulle proprietà degli oggetti osservati…”

“Nella meditazione profonda arriva uno stato in cui cade completamente la distinzione tra osservatore e osservato, dove soggetto e oggetto si fondono in un tutto unico indifferenziato..”

色不異空,空不異色;色即是空,空即是色

Rupan na prithak śunyata, śunyataya na prithag rupan, rupan śunyata śunyataiva rupan

”La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma”.

Sutra del cuore della perfezione della saggezza o Sutra del cuore

प्रज्ञापारमिताहृदय

般若波羅蜜多心經

In questo aspetto della fisica moderna c’è dunque la più stretta corrispondenza con il Vuoto del misticismo orientale. Analogamente al Vuoto dei mistici orientali, di «vuoto fisico» – come è chiamato nella teoria dei campi – non è uno stato di semplice non-essere, ma contiene la potenzialità di tutte le forme del mondo delle particelle.

Queste forme, a loro volta, non sono entità fisiche indipendenti, ma soltanto manifestazioni transitorie del Vuoto soggiacente ad esse.

Come dice il sūtra, «la forma è vuoto, e il vuoto in realtà è forma».

Fritjof Capra Il tao della fisica– Adelphi Edizioni, p. 258

''La comprensione  definitiva di tutte dell'unità di tutte le cose ...
viene raggiunta in uno stato di coscienza nel quale la propria individualità  si dissolve in un'unità indifferenziata , dove si trascende il mondo dei sensi e la nozione di ''cosa'' è dimenticata ''
Il Tao della fisica Fritjof Capra


Helgoland “terra sacra” dalle misteriose storie

坐忘 Zuowang Sedersi e dimenticare

“忘却自己的形体,抛弃自己的耳目(耳谓聪目谓明,此即人与外界之联系),摆脱形体和智能的束缚,与大道融通为一,这就叫坐忘。”

z 坐”siediti; siediti” e 
wàng 忘”dimentica; trascura”.

“Dimentica il tuo corpo, abbandona i tuoi occhi e le tue orecchie (orecchie significa intelligenza significa brillante Questa è la connessione tra l’uomo e il mondo esterno), per sbarazzarsi delle catene della forma e dell’intelligenza, e per essere integrati con la grande strada, che si chiama sedersi e dimenticare .

Zuowang坐忘 “seduto nell’oblio”, significa uno stato di profondo assorbimento meditativo e unità mistica, durante il quale tutte le facoltà sensoriali e coscienti sono superate e che è il punto base per il raggiungimento del Dao 道

molte le possibili interpretazioni :

“essere in uno stato di astrazione mentale”
( Herbert Giles 1912)

“sedersi in uno stato di astrazione mentale”
( Robert Henry Mathews 1931)

“ignaro di se stessi e dell’ambiente circostante; libero dalle preoccupazioni mondane”
( Liang Shih-chiu e Chang Fang-chieh 1971)

“ignaro di ciò che ci circonda, libero da preoccupazioni mondane”
( Lin Yutang 1972)

” essere ignari di se stessi e di ciò che ci circonda, essere liberi dalle preoccupazioni mondane”
( John DeFrancis 2003)

Il taoista Zhuangzi 莊子 effetua il primo riferimento registrato a zuowang  nei “Capitoli interni” (6, 大 宗師) menziona la meditazione zuowang 坐忘 “siedi dimentica” in un famoso dialogo tra Confucio e il suo discepolo preferito Yan Hui

“Sto facendo progressi”, ha detto Yen Hui.”Cosa intendi?” chiese Confucio.
“Ho dimenticato i riti e la musica.”
“Non male, ma ancora non ce l’hai.”
Yen Hui ha rivisto Confucio un altro giorno e ha detto: “Sto facendo progressi”.
“Cosa intendi?”
“Ho dimenticato l’umanità e la rettitudine.”
“Non male, ma ancora non ce l’hai.”
Yen Hui ha rivisto Confucio un altro giorno e ha detto: “Sto facendo progressi”.
“Cosa intendi?”
“Mi siedo e dimentico.”
“Cosa intendi con” siediti e dimentica “?” Chiese Confucio sorpreso.


Mi lascio andare gli arti e il tronco”, ha detto Yen Hui, “offusca la mia intelligenza, mi allontano dalla mia forma, mi lascio alle spalle la conoscenza e divento identico alla Strada di Trasformazione. Questo è ciò che intendo con ‘siediti e dimentica’”.

“Se sei identico”, disse Confucio, “allora non hai preferenze. Se sei trasformato, non hai più costanti. Sei tu che sei veramente degno! Per favore, permettimi di seguirti.” 

Vi sono varie interpretazione di traduzione

Trascuro il mio corpo e lascio che si esaurisca; scarto la mia intelligenza; in modo che, spogliandomi di tutte le corporalità e permettendo a tutta la conoscenza di fluire via, sono diventato come uno che ha raggiunto la completa perspicuità della visione. Questo è ciò che intendo per sedere in perfetta astrazione “.
 ( Frederic H. Balfour 1881: 81)

“La mia connessione con il corpo e le sue parti si dissolve; i miei organi percettivi vengono scartati. Così, lasciando la mia forma materiale e dicendo addio alla mia conoscenza, sono diventato tutt’uno con la Grande Via . Questo lo chiamo sedere e dimenticare tutte le cose.” 
( Giacomo Legge 1891: 257)

“Ho scartato i miei poteri di ragionamento. E liberandomi così di corpo e mente, sono diventato UNO con l’Infinito. Questo è ciò che intendo per sbarazzarmi di tutto.” 
( Herbert Giles 1926: 89)

“Mi spacco le membra e il corpo, scaccio la percezione e l’intelletto, abbandono la forma, elimino la comprensione e mi rendo identico alla Grande Strada.
Questo è ciò che intendo quando mi siedo e dimentico tutto”. 
(tr. Burton Watson 1968: 90)

“Lascio cadere gli organi e le membra, allontanare la vista e l’udito, separarmi dal corpo ed espellere la conoscenza e seguire la via universale. Questo è ciò che intendo con” siediti e dimentica “
( AC Graham 1981: 92)

“Mi tolgo l’arto e il tronco, abbandono l’udito e la vista, abbandono la mia forma fisica e mi privo della mente. In questo modo, posso identificarmi con il Tao. Questo è il cosiddetto” sedere e dimenticare “
(Wang Rongpei 1999: 111)

Attraverso la sua pratica, gli adepti eliminano tutta la percezione sensoriale e la mente cosciente come intrinsecamente dualistica e potenzialmente fuorviante, evitando l’uso dell’apparato sensoriale per raggiungere stati superiori. 
I praticanti quindi si sforzano di accedere a quella che chiamano pura esperienza o “sedersi nell’oblio di tutto” lasciando andare tutte le percezioni ordinarie rafforzando al contempo l’intuizione, la potenza della mente innata e naturale, un puro riflesso del cosmo originale negli esseri umani. 
La postura e il controllo del corpo diventano essenziali; tutto il pensiero analitico e dualistico così come la connessione con le divinità sono radicalmente superati. 
(Kohn 2010: 6)

I daoisti oggi usano zuowang per indicare una forma specifica di pratica che comporta la perdita di sé e del pensiero cosciente.

Victor H. Mair , professore poliedrico di lingua e letteratura cinese presso l’ Università della Pennsylvania , spiega:

Tsowang (“sedersi-dimenticare”) è il termine tecnico per la meditazione nel primo taoismo. 
Corrisponde grosso modo al ch’an buddista (cioè Zen, dal sanscrito dhyāna ) ma più specificamente al samādhi (“congiunzione”), uno stato di trance in cui la mente si perde nell’oggetto di contemplazione. 
Questo può essere pensato come un completo oblio. Ci sono numerosi stadi e stati precisi nella meditazione indiana. In generale, possono essere descritti, nel termine di Patanjali , come vari tipi di citta-vṛtti-nirodha (“controllo dell’azione mentale”). I livelli più alti sono i vari tipi di trance ( śamana, “calmante, pacificazione”) in cui lo yogi diventa tutt’uno con l’universo e in cui cessa ogni traccia di attività mentale. Simili stati di trance sono descritti nel Chuang Tzu , sebbene qui l’enfasi sia meno sullo svuotamento ( śūnyatā ) della mente che sulla “incorporeità” ( videha ) o esteriorizzazione. (1994b: 13)

Liu Xingdi del Tempio Leigutai nello Shaanxi dice:

Zuowang sta permettendo a tutto di sfuggire alla mente, non soffermandosi sui pensieri, permettendo loro di andare e venire, semplicemente riposando . È importante assumere una buona postura per calmare il corpo e calmare la mente. Altrimenti il qi si disperde, l’attenzione vaga e il processo naturale viene disturbato. Rimani semplicemente vuoto e non c’è separazione dal Dao. Allora sorgerà la saggezza e produrrà luce, che è il qi chiaro della persona. Non pensare troppo alla teoria di questo, altrimenti sei sicuro di disturbare la mente. È come il sole che sorge a est e tramonta a ovest. Pensare di fermarlo a metà è un esercizio inutile. Fidati del processo naturale intrinseco. (Shi 2005: 6)

Shi Jing, leader della British Taoist Association, spiega:

Zuowang è sedersi e dimenticare. Ciò che dimentichiamo è la cosa che teniamo più a cuore: il sé, con tutte le sue opinioni, credenze e ideali. Possiamo essere così presi dal concetto di sé che vediamo il mondo solo come un luogo in cui soddisfare l’ambizione e il desiderio personali. (2006: 11)

Eva Wong, autrice e praticante di Quanzhen, dice:

Zuowang è un abbandono delle concezioni. Quando abbandoniamo le concezioni, ciò che abbiamo è l’emergere naturale del sé naturale, la mente celeste naturale, che è stata con noi tutto il tempo. È solo a causa delle nostre concezioni che non possiamo sperimentarlo. Quindi, quando pratichiamo lo zuowang , stiamo semplicemente dicendo che questo è un metodo in cui possiamo iniziare a far cadere le concezioni. (Shi 2007: 8)

Louis Komjathy, studioso di studi daoisti e sacerdote taoista ordinato, afferma:

La meditazione apofatica si concentra sul vuoto e sulla quiete. È privo di contenuto, non concettuale e non dualistico. Si svuota semplicemente il cuore-mente di tutti i contenuti emotivi e intellettuali …

… Primo, ci si ritira dall’impegno sensoriale con il mondo fenomenico. Quindi si svuota il cuore-mente del contenuto intellettuale ed emotivo. Infine, si entra nello stato di integrazione cosmologica, in cui il qi, il respiro sottile o la propria forza vitale, è lo strato primario dell’essere che si ascolta. Questa condizione è descritta come “unità” (yi 一), “vuoto” (kong 空 o xu 虚) e “identificazione” (tong 同 / 通). Poiché il Dao è la Quiete dalla prospettiva taoista, entrando nel proprio silenzio interiore si ritorna alla propria natura innata, che è il Dao. 

Powered by WordPress.com.

Up ↑