Di quale Universo sei parte?Marco Aurelio

Μέμνησο ἐκ πόσου ταῦτα ἀναβάλλῃ καὶ ὁποσάκις προθεσμίας λαβὼν παρὰ τῶν θεῶν οὐ χρᾷ αὐταῖς. δεῖ δὲ ἤδη ποτὲ αἰσθέσθαι τίνος κόσμου μέρος εἶ καὶ τίνος διοικοῦντος τὸν κόσμον ἀπόῤῥοια ὑπέστης καὶ ὅτι ὅρος ἐστί σοι περιγεγραμμένος τοῦ χρόνου, ᾧ ἐὰν εἰς τὸ ἀπαιθριάσαι μὴ χρήσῃ, οἰχήσεται καὶ οἰχήσῃ καὶ αὖθις οὐκ ἐξέσται

Ricordati  quanto tempo hai sprecato rinviando continuamente la realizzazione di ciò che ti eri proposto di fare e quante volte non hai approfittato delle nuove possibilità che ti concedevano gli dèi.
È ora che tu comprenda, finalmente, di quale Universo sei parte, di quale essere che governa il mondo sei una emanazione; che hai un limite di tempo prestabilito che svanirà, se non lo avrai utilizzato per conquistarti la serenità, che anche tu svanirai, e senza alcuna possibilità di ritorno.

Πάσης ὥρας φρόντιζε στιβαρῶς ὡς Ῥωμαῖος καὶ ἄῤῥην τὸ ἐν χερσὶ μετὰ τῆς ἀκριβοῦς .. καὶ ἀπλάστου σεμνότητος καὶ φιλοστοργίας καὶ ἐλευθερίας καὶ δικαιότητος πράσσειν καὶ σχολὴν ἑαυτῷ ἀπὸ πασῶν τῶν ἄλλων φαντασιῶν πορίζειν. ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς, ἀπηλλαγμένος πάσης εἰκαιότητος καὶ ἐμπαθοῦς ἀποστροφῆς ἀπὸ τοῦ αἱροῦντος λόγου καὶ ὑποκρίσεως καὶ φιλαυτίας καὶ δυσαρεστήσεως πρὸς τὰ συμμεμοιραμένα. ὁρᾷς πῶς ὀλίγα ἐστίν, ὧν κρατήσας τις δύναται εὔρουν καὶ θεουδῆ βιῶσαι βίον˙ καὶ γὰρ οἱ θεοὶ πλέον οὐδὲν ἀπαιτήσουσι παρὰ τοῦ ταῦτα φυλάσσοντος.


Τὰ εἰς ἑαυτόνΣυγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος libro II, 5

Abbi cura di compiere ogni istante con fermezza, da Romano e vero uomo , ciò che stai facendo, con serietà scrupolosa priva di ostentazione , con amore( diligenza) , con libertà, con giustizia, e cerca di affrancarti da ogni altro pensiero.
Te ne affrancherai se compirai ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni
avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.
Vedi come sono poche le condizioni che uno deve assicurarsi per poter vivere una vita che scorra agevolmente e nel rispetto degli dèi: perché gli dèi non chiederanno nulla di più a chi osserva queste condizioni

Agisci come fosse l’ultima azione della tua vita, ποριεῖς δέ ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇ Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Ὀρφεύς Orpheus Orfeo

Artista per eccellenza, ”sciamano, capace di incantare animali e di compiere il viaggio dell’anima lungo gli oscuri sentieri della morte”, fondatore dell’Orfismo, foriero di  Mito Amore, Arte, riti misterici …

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Pindaro che per primo riporta l’idea della natura divina della vita umana è un frammento, il 131 b, che così recita:

«Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente,
e poi rimane ancora vivente un’immagine della vita, poiché solo questa
viene dagli dèi: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni
mostra ai dormienti ciò che è furtivamente destinato di piacere e sofferenza.»
Traduzione di Giorgio Colli, in La sapienza greca vol.1. Milano, Adelphi, 2005, p.127

Platone su riti Orfici

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Nell’Orfismo si riscontra per la prima volta un inequivocabile riferimento a un'”anima” ψυχή, psyché, contrapposta al corpo σῶμα sōma e di natura divina.

Eric R. Dodds,  filologo classico, antropologo e grecista irlandese, ritiene di individuare questa origine nella colonizzazione greca del Mar Nero avvenuta intorno al VII secolo a.C. che consentì alla cultura greca di venire a contatto con le culture sciamaniche proprie dell’Asia centrale, in particolar modo con quella scita.

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Tale sciamanesimo fondava le proprie credenza sulle pratiche estatiche laddove però non era il dio a “possedere” lo sciamano quanto piuttosto era l'”anima” dello sciamano che aveva esperienze straordinarie separate dal suo corpo.

IPERBOREI

Dodds pone mette in evidenza la rilevanza  degli ἰατρόμαντες (“iatromanti”), veggenti e guide religiose, che, come Abari, giunsero dal Nord in Grecia trasferendo il culto di Apollo Iperboreo; o anche di alcuni Greci come Aristea, il quale, originario dell’Ellesponto, si trasferì, almeno idealmente, nel Nord, sede delle sue percezioni sciamaniche.

«τοῦ καὶ ὰπειρέσιοι ποτῶντο ὄρνιζες ὑπὲρ κεφαλᾶς, ἀνὰ δ’ἰχθύες ὀρθοὶ κνανέου ἐξ ὓδατος ἃλλοντο καλᾶι σὺν ἀοιδᾷι» «Sul suo capo volavano anche innumerevoli uccelli e diritti dalla profondità dell’acqua cerulea i pesci guizzavano in alto al suo bel canto.»
(Simonides fr. 40; PLG III p. 408)

Confer Eric R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009,
«Ho tentato fin qui di delineare il percorso di un’eredità spirituale, che muove dalla Scizia attraverso l’Ellesponto e passa per la Grecia d’Asia, si combina probabilmente con qualche residuo di tradizione minoica sopravvissuta a Creta, emigra verso il lontano Occidente con Pitagora e trova il suo ultimo autorevole rappresentante nel siciliano Empedocle. Questi uomini diffusero la credenza in un io separabile, che mediante tecniche adatte può staccarsi dal corpo anche durante la vita; in un io più antico del corpo, al quale esso sopravviverà.».

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GIiorgio COLLI ORFICHESchermata 2020-04-18 alle 00.35.32

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Confer Giorgio Colli  La Sapienza Greca Dioniso Apollo Eleusi Orfeo

giorgio colli la sapienza greca

 

Sugli Iperborei CONFER Giorgio ColliIPERBOREI

Omnia, aliena sunt, tempus tantum nostrum est.. Tutte le cose, sono degli altri, soltanto il tempo è nostro Seneca

 

SENECA LUCILIO SUO SALUTEM

Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt.
Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit.
Et si volueris attendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus.
Quem mihi dabis qui aliquod pretium tempori ponat, qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori?
In hoc enim fallimur, quod mortem prospicimus: magna pars eius iam praeterit; quidquid aetatis retro est mors tenet.
Fac ergo, mi Lucili, quod facere te scribis, omnes horas complectere; sic fiet ut minus ex crastino pendeas, si hodierno manum inieceris.
Dum differtur vita transcurrit.
Omnia, Lucili, aliena sunt, tempus tantum nostrum est; in huius rei unius fugacis ac lubricae possessionem natura nos misit, ex qua expellit quicumque vult.
Et tanta stultitia mortalium est ut quae minima et vilissima sunt, certe reparabilia,
imputari sibi cum impetravere patiantur, nemo se iudicet quicquam debere qui tempus accepit, cum interim hoc unum est quod ne gratus quidem potest reddere.
Interrogabis fortasse quid ego faciam qui tibi ista praecipio.
Fatebor ingenue: quod apud luxuriosum sed diligentem evenit, ratio mihi constat impensae.
Non possum dicere nihil perdere, sed quid perdam et quare et quemadmodum
dicam; causas paupertatis meae reddam.
Sed evenit mihi quod plerisque non suo vitio ad inopiam redactis:
omnes ignoscunt, nemo succurrit.
Quid ergo est? non puto pauperem cui quantulumcumque superest sat est; tu tamen malo serves tua, et bono tempore incipies.
Nam ut visum est maioribus nostris, ‘sera parsimonia in fundo est’; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remant.
Vale.

 

Seneca-Epistula ad Lucilium I (Sen. Ep. Luc. I)

Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto, raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.
Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore.
Vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.
Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente.
Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.
Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro.
La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene.
Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire

Ti saluto

 

 

La lotta dei maghi

“La comunicazione altro non è che una lotta tra maghi inconsapevoli, in cui ognuno cerca di ipnotizzare l’altro, all’interno di un’ipnosi più grande, quella di massa.”

Fabrizio Ponzetta

 

Il linguaggio come incantesimo primordiale

“Ogni uomo sa che la parola è mezzo di rappresentare il pensiero; ma pochi si accorgono che la progressione, l’abbondanza e l’economia del pensiero sono effetti della parola.

E questa facoltà di articolare la voce, applicandone i suoni agli oggetti, è ingenita in noi e contemporanea alla formazione dei sensi esterni e delle potenze mentali, e quindi anteriore alle idee acquistate da’ sensi e raccolte dalla mente; onde quanto più i sensi s’invigoriscono alle impressioni, e le interne potenze si esercitano a concepire, tanto gli organi della parola si vanno più distintamente snodando.”

(Ugo Foscolo)

fabrizio ponzetta AUTOIPNOSI

Autoipnosi e Paranoia neuro linguistica

di Fabrizio Ponzetta
 La lotta dei maghi, autoipnosi, ipnosi e ipnosi di massa.

Nel dispiegarsi della storia dell’umanità, l’idea di vivere in una realtà fittizia, a prescindere dalle apparenti condizioni sociali, è stata fatta più volte balenare: dottrine filosofiche, dottrine esoteriche, studi sulla linguistica e sui processi cognitivi, e sopratutto l’arte.

L’arte nell’antichità, tramite la bellezza e l’armonia che manifestava, riusciva ad aprire un collegamento tra il mondo interiore di chi ne fruiva e la Realtà; mentre nell’era contemporanea, probabilmente a causa dello stile di vita consumista e tecnologico e dello stratificarsi del buonismo di facciata della società borghese, per ottenere lo stesso effetto “illuminante” l’arte ha dovuto aprire violentemente dei varchi, mostrando aspetti contradditori della realtà fittizia in cui l’umanità è immersa, aspetti sconci, osceni (fuori scena) della vera Realtà.

In questa direzione, e ancora più profondamente, si muove l’opera di Salvador Da, quando elabora il suo metodo paranoico-critico. È risaputo che nel delirio paranoico si usa il mondo esterno per evidenziare l’oggetto ossessivo del proprio delirio; la realtà esterna diventa, allora, la prova della realtà delle proprie convinzioni.

Consapevole di ciò, Dalì diede vita, nelle sue opere paranoico-critiche, ad una serie di immagini dette doppie o molteplici, e cioè ad una serie di realtà che possono essere viste simultaneamente come diverse in un’unica immagine. Le opere paranoico critiche di Dalì dimostrano così che la realtà esterna non è univoca, ma che ciò che si percepisce è la proiezione della propria anima, delle proprie paure, dei propri talenti, delle proprie angosce, delle proprie convinzioni; in breve: della propria storia personale.

Sviluppando questa riflessione (oggetto tra l’altro di noti test psicologici) arriviamo a stabilire che la storia personale di un individuo è una costruzione fittizia della memoria, che cerca di collegare attraverso un filo puramente logico gli eventi che sensorialmente, emotivamente e cognitivamente la persona registra nel corso della propria esistenza.

Gli esseri umani allora non agiscono direttamente sulla realtà, perché ciascuno si crea una propria rappresentazione del mondo in cui vive; tale mappa, o modello, determina in buona parte l’esperienza di ogni individuo nel mondo, nella realtà… realtà che viene così riconfermata nella propria versione personale e senza mai accorgersi di quanto sia fittizia.

Ora, per “trascendere” questa rappresentazione (non per negarla) e quindi per viverla coscientemente, e semmai riformarla, è opportuno comprendere quali sono le modalità con cui questa mappa viene creata. Andare all’origine. Se la mia rappresentazione del mondo, della realtà è una mappa, devo prendere coscienza che il mondo, o la realtà, è un territorio sconfinato, vastissimo e decisamente fuori dal controllo dei limiti che io come persona, noi come cultura occidentale, e tutto il genere umano ci siamo posti.

Sul fatto che la realtà sia decisamente più vasta delle mappe che di essa l’uomo ha tracciato rimando a quell’incredibile quantità di paradossi logici e inspiegabili fenomeni fisici di cui abbonda la letteratura filosofico-scientifica.

Sul fatto che tali mappe (rappresentazioni) siano contemporaneamente personali, sociali e biologiche basti intanto ricordare che la realtà non può che essere filtrata dall’essere umano, in quanto, ad esempio, è noto che gli umani percepiscono tramite i propri sensi solo alcuni aspetti dell’esistente. Per portare un veloce esempio: le onde sonore inferiori ai 20 periodi al secondo e quelle superiori ai 20.000 non possono essere udite dall’orecchio umano. Quando al liceo studiai questi argomenti, mi parvero una conferma di ciò che avevo sempre sospettato, e cioè che gli esseri umani, di norma, sono decisamente impotenti nonostante la convinzione di essere lo scopo dell’esistenza. Mi sembrava così strano che sopra i 20.000 periodi l’udito non potesse avvertire le onde sonore… mi sembrava la prova lampante che la realtà è molto più vasta di quello che comunemente si percepisce. Capivo quindi che quelle che venivano considerate sciocchezze paranormali, spogliate dai loro medium (l’ambiguità è voluta), sono semplicemente percezioni diverse dalla norma ma non per questo meno vere. E lo stesso può valere per le allucinazioni sensoriali di uno psicotico o per gli effetti di una droga.

Ora, se già a livello biologico filtriamo la realtà con i sensi, ciò accade anche a livello culturale, sociale. Pensiamo a cosa ci ha lasciato scritto il Marchese M. de Montaigne:

“Sembra infatti che non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idea delle opinioni e degli usi del paese in cui viviamo.”

E che dire di quell’aforisma che si può estrapolare dall’antropologia culturale di Lèvi-Strauss:

“Il barbaro è innanzitutto l’uomo che crede nelle barbarie.”

Esistono dunque dei filtri sociali dettati da una percezione della realtà condivisa da una determinata razza, da una cultura interna a questa razza, o da una sottocultura interna a questa cultura.
E infine, per tornare all’inizio, esistono dei filtri individuali tramite cui percepiamo la realtà, che sono scanditi dall’intera gamma delle esperienze dell’individuo e quindi, come già sottolineato, dalla sua storia personale.

 

”Trasparente visione” die durchsichtige Bildung Ernst Jünger

«Trasparente visione» die durchsichtige Bildung
”in cui risaltano a un tempo, intelligibili al nostro sguardo, la profondità e la superfici”
È possibile osservarla nel cristallo che potremmo definire un essere capace di
 formare una superficie interiore, e, nello stesso tempo, di esternare la propria profondità…
 Esistono segni rivelatori: ognuno, certo, ha sperimentato almeno una volta come in circostanze decisive gli uomini si illuminino, e magari a tal punto da suscitare in chi li guarda un senso di vertigine o addirittura un brivido di spavento.
E ciò avviene in pre
senza della morte, ma in ogni altra forza densa di significato, la bellezza per esempio, provoca simili effetti; in particolare la forza capace di suscitarli
è la verità
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Se attraverso la bellezza si rivela il senso e la necessità che reggono il ritmico respiro del mondo è grazie alla levità con cui il bello si manifesta all’osservatore sulla superficie delle cose: la leggerezza, l’istantaneità del manifestarsi della bellezza corrispondono alla rapidità con cui il contemplatore libera il velo dell’apparenza da ciò che gli è estraneo senza che esso sia strappato o rimosso: questo è il kairos
Καιρός
(“momento giusto o opportuno” o “momento supremo”)
della visione che apre, attraverso il sensibile, alla forza che gli dà vita, cioè a un’immobile legge metafisica.
Il bello allora coincide con il vero che il contemplatore ha reso visibile sino in fondo, il bello è un apparire fenomenico da cui traspare ciò che non passa,
l’
Unvergängliches, imperituro, 
 come il diamante, scrive Jünger, che è
«il simbolo Gleichnis (immagine,metafora) più alto della luce»

poiché
nella sua «perfetta chiarità, chiude in sé la somma dei colori».
Un’esplicita ripresa da parte di Jünger del tema goethiano della bellezza si incontra nella 

 «trasparente visione» è quella immagine in cui risultano istantaneamente comprensibili al nostro sguardo profondità e superficie.

Per questa ragione Jünger parla non solo di «trasparente visione»,ma anche di «immagine stereoscopica»: con questa espressione si intende com’è noto il tipo di visione binoculare capace di dare l’effetto di profondità alle immagini.
Ma Jünger utilizza questa espressione in un
senso particolare, come emerge nello scritto intitolato

 Il piacere stereoscopico
«Percepire in maniera stereoscopica (stereoskopisch wahrnehmen)
significa acquisire contemporaneamente, nella medesima sfumatura o gradazione e mediante un organo di senso, due qualità sensorie.
Ciò è possibile solo in quanto un senso, oltre alla sua propria facoltà, assume in più le attitudini di un altro senso».
Il piacere stereoscopico rappresenta il culmine della sapienza sensibile e analogamente a livello di conoscenza scientifica o di riflessione filosofica esiste una dimensione stereoscopica, una «trasparente visione» che si configura come il limite della conoscenza umana.

Come davanti alla bellezza si arresta per un attimo il
viaggio dell’esperienza umana, così nella sfera teoretica è possibile rintracciare un evento analogo.
Urpflanze-646x1024

A tal proposito Jünger cita esplicitamente
la scoperta della
Urpflanze
da parte di Goethe
E qui vorrei porre la questione se il mondo, nel suo insieme e nei dettagli, non imiti proprio la struttura dei cristalli – ma in modo tale che il nostro occhio soltanto di rado lo possa vedere attraverso questa sua qualità cristallina.
Così, se vogliamo riferirci a qualcosa di assai noto,
l’intuizione della pianta originaria altro non è se non la percezione di quel carattere propriamente cristallino.

In questo passo emerge quale tipo di relazione sia istituita da Jünger tra l’intuizione del fenomeno originario e l’esperienza della bellezza quale fenomeno trasparente o stereoscopico.

Jünger definisce la

Urpflanze goethiana la natura dell’idea

(La metamorfosi delle piante (1790) e riguardanti le riflessioni sul rapporto che l’uomo stabilisce con la natura. Goethe, infatti durante i suoi studi botanici scopre che all’interno dell’infinita varietà e molteplicità della natura è presente un elemento unitario, primigenio; egli si convince che tutte le forme delle piante si possono far derivare da una pianta sola, una pianta originaria, formata da pochi elementi infinitamente mutabili e duplicabili.
La pianta primordiale, la Urpflanze (così la chiama Goethe), ci consente di creare una sintesi tra il singolo e l’universo, tra il sensibile e l’ideale e ci premette di cogliere la legge interna al manifestarsi dei fenomeni.)


come il paradigma della «percezione al momento giusto» di
quel
«carattere propriamente cristallino»
che costituisce l’essenza della «trasparente visione»

durchsichtige Bildung

Per quanto concerne il fenomeno originario esso è inteso da Jünger come lo svelarsi al contemplatore di un fenomeno che, come il cristallo, è in grado di formare

«una superficie interiore, e, nello stesso tempo di esternare la propria profondità».

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 Jünger pone in risalto la visibilità della legge invisibile nel fenomeno, l’emergere in superficie dell’organicità interna, il prender forma nell’istante della metamorfosi infinita: Jünger intende proseguire sulla via indicata da Goethe nella nota «scheggia»
«L’azzurro del cielo ci rivela la legge fondamentale del cromatismo. Soprattutto non si cerchi nulla dietro ai fenomeni: essi stessi sono la teoria».
Analogamente Jünger scrive:
«Il diamante ci dà il simbolo più
alto della luce che, in perfetta chiarezza, chiude in sé la somma dei colori».
Nella bellezza materiale del diamante, nel fenomeno della sua luce sono racchiusi tutti i fenomeni luminosi e in essi la teoria della luce ed ei colori.

Jünger ipotizza
«l’esistenza di punti in cui questa sorta di acuta vi
sione non nasca da un inconsueto stato di grazia, ma sia parte essenziale di una mirabile vita perenne».
La «trasparente visione» in virtù del suo legame con la bellezza e con la legge del divenire della vita attinge alnucleo più profondo della libertà umana e al limite della conoscenza umana riconducendo all’inizio del processo conoscitivo, allo stupore;così si esprime Goethe nelle conversazioni con Eckermann
”Quando il fenomeno originario suscita nell’uomo questo senso di meraviglia si dichiari soddisfatto. Non gli può essere concesso nulla di più alto e oltre questo fenomeno originario non deve cercare altro: qui è illimite.”
Confer Maurizio Guerri Terrore e Libertà
«L’ordine planetario, così nel tipo come nella strumentazione, s’è già compiuto. Attende solo di essere riconosciuto e denunciato come tale […]. Il progressivo estendersi dei grandi spazi fino a configurare un ordine globale, il confluire degli Stati mondiali nello Stato mondiale, o per meglio dire nell’impero mondiale, si connette al timore che d’ora in avanti la perfezione attinga le sue forme definitive a spese della libera volontà»
Ernst Jünger
E’ lottando per la formazione del proprio «esser-così» (So-Sein) che la libertà assume necessariamente il carattere della ribellione, affinché appunto la «perfezione tecnica» non possa organizzarsi «a spese della libera volontà» del singolo.
La libertà dell’uomo – è 
un tema che attraversa per intero l’opera di Jünger – è eterna, mutano però le forme attraverso cui è possibile che essa si realizzi, perché mutala necessità con la quale l’azione libera si deve rapportare.
La necessità
in cui oggi è inserito l’essere umano è l’«impero mondiale», una macchina planetaria del lavoro e dell’amministrazione dei popoli che penetra fin dentro alla vita del singolo e della specie; in questo senso la dimensione della libertà e della lotta per essa, tende a spostarsi oltre la linea descritta dal confine della politica classica e della storia: su questo terreno sconfinato «al muro del tempo» è dato oggi all’uomo un bene e un male, qui l’uomo deve trovare anche la forma della propria libertà.

Ἡ βιωτικὴ τῇ παλαιστικῇ ὁμοιοτέρα ἤπερτῇ ὀρχηστικῇ L’arte della vita è più simile alla lotta che alla danza.. Marco Aurelio

Ἡ βιωτικὴ τῇ παλαιστικῇ ὁμοιοτέρα ἤπερ τῇ ὀρχηστικῇ κατὰτὸ πρὸς τὰ ἐμπίπτοντα καὶ οὐ προεγνωσμένα ἕτοιμος καὶ ἀπτὼςἑστάναι.

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

L’arte della vita è più simile alla lotta corpo a corpo che alla danza, per via dello star pronti e incrollabili agli accidenti non pronosticabili.

”Vivere è un’arte che assomiglia più alla lotta che alla danza, perché bisogna sempre tenersi pronti e saldi contro i colpi che ci arrivano imprevisti.“

Colloqui con se stesso Marco Aurelio 

ed anche

marco aurelio

L’arte del vivere somiglia più all’arte della lotta che a quella della danza, per il doversi sempre tenere in guardia e ben saldi contro i colpi che cadono su di noi all’improvviso.“

Nihil durare potest tempore perpetuo… poesia lieve tra le rovine

Poche righe, squisitamente poetiche , il graffito rinvenuto nel secolo scorso da Matteo della Corte, sito sulla parete della Bottega di Successus in via dell’Abbondanza a Pompei: “Nihil durare potest tempore perpetuo: cum bene sol nituit, redditur Oceano, decrescit Phoebe, quae modo plena fuit, ventorum (alcuni epigrafisti riportano Venerum) feritas saepe fit aura levis…“.

Nihil durare potest tempore perpetuo. Cum bene Sol nituit redditur Oceano; Decrescita Phoebe quae modo plena fuit. (Sic) Venerum feritas saepe fit aura levis.

Nihil durare potest tempore perpetuo.

Cum bene Sol nituit redditur Oceano;

Decrescita Phoebe quae modo plena fuit.

(Sic) Venerum feritas saepe fit aura levis.
[CIL IV 9123].

X.13.4 Pompei. 1913. Poema di graffiti trovato sulla sinistra della porta.

Secondo Della Corte, trovata sull’intonaco esterno a sinistra della porta, c’era un bel poema triste ma profetico.Questo è stato trovato il 25 febbraio 1913, scritto in rosso.
Nell’inverno del 1915, a seguito di piogge torrenziali prolungate, l’originale morì quando cadde il muro.

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Vedi Notizie degli Scavi di Antichità, 1927, p. 116, fig. 11.
Vedi Della Corte, M., 1965. Case ed Abitanti di Pompei. Napoli: Fausto Fiorentino. (p.335)
Secondo Garcia y Garcia, questo fu scoperto nel 1913, ma purtroppo presto perso.

Ha anche citato l’ultima parola latina come “l (e) vis”, e nella nota 28, ha affermato che l’interpretazione era stata fortemente contestata (con riferimenti).

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La sua traduzione del latino era:

“Niente può durare per sempre: il sole, quando il suo corso è completo, si nasconde dietro il mare; la luna, una volta piena, ora svanisce.
Pertanto, le ferite dell’amore guariranno e le fresche brezze soffieranno ancora una volta ”

CONFER
Garcia y Garcia, L., 2005. Alunni, insegnanti e scuole a Pompei. Roma: Bardi editore. (p.155)

Cooley ha una traduzione simile –

“Niente può durare per sempre:

Quando il Sole ha brillato brillantemente, ritorna sull’Oceano;

La luna cala, che recentemente era piena.

Anche così la ferocia di Venere diventa spesso un soffio di vento ”

Vedi Cooley, A. e MGL, 2004. Pompei: A Sourcebook. Londra: Routledge. (p.72)

 

ulteriore versione…

NIHIL DURARE POTEST TEMPORE PERPETUO
CUM BENE SOL NITUIT REDDITUR OCEANO
DECRESCIT PHOEBE QUAE MODO PLENA FUIT
VEN[TO]RUM FERITAS SAEPE FIT AURA L[E]VIS

Nulla può durare in eterno:
il sole dopo aver ben brillato si getta nell’Oceano,
decresce la luna che poco fa era piena,
la violenza dei venti spesso diventa brezza leggera

 

nota:
Phoebe deriva dal greco antico Φοίβη (Phoibe), latinizzato in Phoebe, da φοῖβος (phoibos) che significa “brillante”, “puro”, “luminoso”
E’ uno dei titanidi originata dall’unione di Urano e Gea, è sorella dell’Oceano Titano, Ceo, Kronos, Rea, Tè, Temis, Mnemosina e Teti,  era associata alla Luna.
Artemide era spesso chiamata Febe nel suo ruolo di dea della luna e come una coppia femminile del suo fratello gemello Apollo, che si chiamava Foebo (quello splendente).

有無相生 Essere e non-essere si generano a vicenda

天下皆知美之為美,斯惡已。皆知善之為善,斯不善已。故有無相生,難易相成,長短相較,高下相傾,音聲相和,前後相隨。是以聖人處無為之事,行不言之教;萬物作焉而不辭,生而不有。為而不恃,功成而弗居。夫唯弗居,是以不去。

道德經 – Dao Te Ching II

Alcune Traduzioni

Quando nel mondo tutti riconoscono la bellezza come tale
ecco che la bruttezza è già presente.
Quando tutti riconosciamo la bontà come tale
ecco che la cattiveria è già presente .
Perciò essere e non-essere si generano a vicenda
difficile e facile si completano a vicenda
lungo e corto si definiscono a vicenda
altro e basso pendono l’uno dall’altro
voce e musica si armonizzano fra loro
prima e dopo si seguono a vicenda.

per questo il saggio 聖人sheng ren si  pone al servizio del non agire無為 wu wei

e pratica l’insegnamento senza parole
行不言之教 xing bu yan zhi jiao

老子 LaoZi

 

 

I diecimila esseri sorgono e non li respinge,
nascono e non li possiede
Agisce, ma non conta i risultati.
Quando l’opera è compiuta non vi si sofferma.
proprio perchè non vi si sofferma
la sua opera non va perduta

per questo il saggio 聖人sheng ren si  pone al servizio del non agire無為 wu wei  e pratica l’insegnamento senza parole 行不言之教 xing bu yan zhi jiao

oppure

Sotto il cielo tutti
sanno che il bello è bello,
di qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
di qui il male.
È così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
tono e nota si danno armonia fra loro,
prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo
permane nel mestiere del non agire
e attua l’insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono
ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue,
opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l’opera egli non rimane
e proprio perché non rimane
non gli vien tolto.

 

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