αὐγῇ καθαρᾷ visione di Luce Pura  Πλάτων, Platone

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διὰ τὸ μὴ ἱκανῶς διαισθάνεσθαι. δικαιοσύνης μὲν οὖν καὶ σωφροσύνης καὶ ὅσα ἄλλα τίμια ψυχαῖς οὐκ ἔνεστι φέγγος οὐδὲν ἐν τοῖς τῇδε ὁμοιώμασιν, ἀλλὰ δι ‘ἀμυδρῶν ὀργάνων μόγις αὐτῶν καὶ ὀλίγοι ἐπὶ τὰς εἰκόνας ἰόντες θεῶνται τὸ τοῦ εἰκασθέντος γένος: κάλλος δὲ τότ’ ἦν ἰδεῖν λαμπρόν, ὅτε σὺν εὐδαίμονι χορῷ μακαρίαν ὄψιν τε καὶ θέαν, ἑπόμενοι μετὰ μὲν Διὸς ἡμεῖς, ἄλλοι δὲ μετ ‘ἄλλου θεῶν, εἶδόν τεν
 
250b
 
Ora nelle copie terrene di giustizia e temperanza e nelle altre idee che sono preziose per le anime non c’è luce, ma solo alcune, avvicinandosi alle immagini attraverso gli oscuri organi di senso, vedono in esse la natura di ciò che imitano, e questi pochi lo fanno con difficoltà. Ma in quel momento videro la bellezza splendere di luminosità, quando, con un coro beato  – seguiamo  Zeus, ed altri  qualche altro dio – videro l’apparizione e la visione benedette e furono iniziati a ciò che è giustamente
chiamato
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250C
 
μακαριωτάτην, ἣν ὠργιάζομεν ὁλόκληροι μὲν αὐτοὶ ὄντες καὶ ἀπαθεῖς κακῶν ὅσα ἡμᾶς ἐν ὑστέρῳ χρόνῳ ὑπέμενεν, ὁλόκληρα δὲ καὶ ἁπλᾶ καὶ ἀτρεμῆ καὶ εὐδαίμονα φάσματα μυούμενοί τε καὶ ἐποπτεύοντες ἐν αὐγῇ καθαρᾷ, καθαροὶ ὄντες καὶ ἀσήμαντοι τούτου ὃ νῦν δὴ σῶμα περιφέροντες ὀνομάζομεν, ὀστρέου τρόπον δεδεσμευμένοι .
ταῦτα μὲν οὖν μνήμῃ κεχαρίσθω, δι ‘ἣν πόθῳ τῶν τότε νῦν μακρότερα εἴρηται: περὶ δὲ κάλλους, ὥσπεε
 
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250C
 
il più benedetto dei misteri, che abbiamo celebrato in uno stato di perfezione, quando non avevamo esperienza dei mali che ci attendevano nel tempo a venire, essendo ammessi come iniziati alla vista di apparizioni perfette, semplici, calme e felici, che abbiamo visto nella luce pura, essendo noi stessi puri e non sepolti in ciò che portiamo con noi e chiamiamo il corpo, in cui siamo imprigionati come un’ostrica nel suo guscio. 
 
Fedro ΦαῖδροςΠλάτων, Platone
 
 

“Potremmo ipotizzare che l’epopteia fosse un approfondimento nella forma della luce dell’esperienza dell’unità di tutte le cose già assaporata nella telete/myesis un consolidamento noetico di questo stato di coscienza,deputato dal tumulto emozionale, che contrasegnava il primo livello di iniziazione, tutto fondato sulla trance dinamica sollecitata dalla musica dal canto, dalla danza,dal caos:
Tutti modi per destrutturare, dionisicamente, l’ego ordinario e consentire un viaggio ad interiora terrae che è condito sine qua non di un effettivo percorso di illuminazione mistica e sapienziale..”

 Confer
Angelo Tonelli 
in Attraverso Oltre
pag. 38 Eleusis

L’iniziazione ai misteri di Eleusi difatti culminava in una εποπτεία “epopteia”, in una visione mistica di beatitudine e purificazione, che in qualche modo può venir chiamata conoscenza. Tuttavia l’estasi misterica, in quanto si raggiunge attraverso un completo spogliarsi dalle condizioni dell’individuo, in quanto cioè in essa il soggetto conoscente non si distingue dall’oggetto conosciuto, si deve considerare come il presupposto della conoscenza, anziché conoscenza essa stessa.”

Giorgio Colli

note

La cerimonia dell’iniziazione  teleté (τελετή)  collegata significativamente di télos (τέλος) che significa ‘fine’, ‘compimento’, ‘realizzazione’, ma anche ‘pieno sviluppo’, ‘perfezione’, e dunque, di nuovo: rito, festa, mistero.(τελευτή), in oltre ‘fine’, ‘compimento’ ma anche ‘morte’: per questo dire ‘iniziazione’ era come dire ‘morte’, cioè passaggio (e ritorno) della psiche al mondo che le è proprio, cioè alla dimensione metafisica.

L’esperienza mistica culminante di tutto il processo iniziatico, il più alto grado dei misteri eleusini, era indicata col termine epoptéia (εποπτεία) composto da epí (επί), preposizione che significa: ‘su’, ‘sopra’, ‘in alto’, e dal verbo optéuo (οπτεύω) che significa ‘vedere’ l’epóptes (επόπτης) era sia l’officiante dei misteri che l’iniziato del grado più elevato. L’aggettivo epoptikós (εποπτικός) significava  ‘concernente i misteri’, ‘esoterico’, ‘contemplativo’ ed ‘epoptiche’ erano definite in Grecia le filosofie che assumevano come loro compito specifico l’introdurre a quella diretta conoscenza/esperienza metafisica che è lo scopo esplicito dei misteri.

Colui che veniva iniziato veniva chiamato mystes (μύστης) ed era introdotto alla sacra conoscenza dai mystagogòi (μυσταγογόι, termine composto con il verbo άγω che significa: conduco

Confer

Attilio Quattrocchi ”Le parole del sacro nella tradizione misterica”

Accademia Platonica

Risveglio del dormiente incubazione ἐγκοίμησις, enkoimesis

Ταὐτὸ τ΄ἔνι ζῶν καὶ τεθνηκὸς καὶ ἐγρηγορὸς καὶ καθεῦδον καὶ νέον καὶ γηραιόν· τάδε γὰρ μεταπεσόντα ἐκεινά ἐστι κἀκεῖνα πάλιν μεταπεσόντα ταῦτα.» «È la medesima realtà il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli, e quelli di nuovo mutando son questi.»
Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος

(Eraclito, frammento 88)

Rito dal carattere fortemente misterico,

Mistero mystḕrion μυστήριον deriva da  mýstēs  μύστης iniziato derivante da μύω mýo; “celare”, l’atto di socchiudere gli occhi, come le labbra e concentrarsi nel buio e nel silenzio per entrare in una zona intima lontana dal quotidiano.

Il verbo μύω myo detiene anche un altra accezione acquetrasi ,calmarsi, un termine che  cela l’esito della ritualità.

Nell’’incubazione, è una parola latina che proviene dal greco ἐγκοίμησι:dormire nel tempio.

”Αὕτη μὲν ἡμῖν ἡπίτριπτος οἴχεται.

 Ἐγὼ δὲ καὶ σύ γ ‘ὡς τάχιστα τὸν θεὸν

ἐγκατακλινοῦντ ‘ἄγωμεν εἰς Ἀσκληπιοῦ.”

Aristofane 620 Plutus

La procedura avvicina alla morte attraverso il sonno con una trance iniziatica atta a volgerla in vita.
L’uomo chiude gli occhi e realizza una trance di tipo sciamanico: si separa dal mondo esterno ed entra in un livello profondo, nascosto ai più, oscurato durante il giorno.
Egli raggiunge uno speciale distacco, lo stato di «sonno visionario», estatico per tornare alla vita rinnovato.

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Zamenis longissimus, conosciuto come serpente del bastone di Asclepio

Asklepieia Ἀσκληπιεῖον era un tempio di guarigione, sacro al dio Asclepio, Ἀσκληπιός il dio greco della medicina.
Questi templi di guarigione erano un luogo in cui i pazienti venivano visitati per ricevere una cura o una sorta di guarigione, sia essa spirituale o fisica, originariamente si realizzarono diverse pratiche di cura e che in seguito si convertirono in luoghi dove si praticava il contatto con il sacro.

L’isola Tiberina tempio di Esculapio Roma
L’isola Tiberina tempio di Esculapio Roma

Asclepio, Ἀσκληπιός Esculapio era rappresentato come un  semidio e dunque uomo mortale per Omero, si diceva fosse stato istruito nella medicina dal centauro Chirone o che avesse ereditato tale proprietà dal padre Apollo

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Kylix attica a sfondo bianco attribuita al Pittore Pistoxenos con Apollo seduto che indossa una corona di alloro o mirto, un peplo bianco e un mantello rosso. Tiene nella mano sinistra la cetra la cui cassa è un guscio di tartaruga, mentre con la mano destra offre una libagione. Di fronte a lui sta il corvo (Museo Archeologico di Delfi, V secolo. a.C.)

Era un  Iatromante ἰατρόμαντις significato letterale “veggente medico” o uomo di medicina“.
Lo iatromante, una forma di 
sciamano greco, è collegato ad altre figure semimitiche come Abaris,AristeaEpimenide, e Hermotimus.

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Secondo Peter Kingsley,  ed altri studiosi tra cui Angelo Tonelli, le figure degli iatromanti appartenevano a una più ampia tradizione sciamanica greca e asiatica con origini in Asia centrale.

Una tavoletta dedicata al dio Asclepio dopo l’avvenuta guarigione di una malattia al viso
Una tavoletta dedicata al dio Asclepio dopo l’avvenuta guarigione di una malattia al viso

La principale pratica estatica e meditativa di questi profeti-guaritori era l’incubazione (ἐγκοίμησις, enkoimesis).

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L’incubazione avrebbe consentito a un essere umano di sperimentare un quarto stato di coscienza diverso dal sonno, dal sogno o dal risveglio normale: uno stato che Kingsley descrive come “coscienza stessa” e paragona al Turīya o Samādhi dell’India delle tradizioni yogiche.

La Māṇḍūkya Upaniṣad definisce la turiya così come segue:

«Il quarto stato non è quello che è conscio dell’oggetto né quello che è conscio del soggetto, né quello che è conscio di entrambi, né la semplice coscienza, né la massa completamente senziente, né quella completamente all’oscuro. È invisibile, trascendente, la sola essenza della coscienza di sé, il completamento del mondo.»

Confer

Peter Kingsley, In the Dark Places of Wisdom, The Golden Sufi Center, 1999, pp. 255, ISBN 1-890350-01-X.

Martin Litchfield West Professore, accademico e autore sostenitore del rapporto della letteratura greca con l’Oriente e, per diversi decenni, culminando con il suo capolavoro The East Face of Helicon (1997), sosteneva la presenza di influssi sciamanici nella arcaica cultura greca.

Platone afferma riguardo Apollo e i suoi seguaci
“in verità scoprì l’arte del tiro con l’arco, la medicina, la divinazione”
si può ricostruire per questi personaggi uno sfondo favoloso, un quadro sciamanico”

 Giorgio Colli “La Sapienza Greca”

Angelo Tonelli  Attraverso Oltre (Moretti&Vitali)

 

 

Nell’incubazione dedicata a Trofonio  Τροϕώνιος appaiono le prime costruzioni dove il praticante pernottava per ricevere la cura durante il sonno.
Consisteva fondamentalmente in un procedimento di “ingresso alle viscere della terra” (Katabasis) e di uscita (Anabasis) alla fine dell’esperienza.
Prima dell’apparizione delle costruzioni si utilizzavano caverne naturali in zone montuose e boscose. Pausania ne descrive una, oggi perfettamente localizzabile in un luogo vicino alla città di Zara, in Croazia.

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Gli attributi di Trofonio erano il nido d’api, la pianta d’alloro, i papaveri e un cigno in volo.

L’incubazione si praticava dopo vari giorni di digiuno e meditazione.
Secondo Plutarco ( nel De genio Socratis), durante l’incubazione, il praticante permaneva in uno stato di semi-incoscienza (dormiveglia) durante il quale si operava la guarigione.
I preliminari dell’incubazione includevano una serie di complicate operazioni e pratiche devozionali orientate a ottenere uno stato di purificazione e la grazia da alcune divinità.
In questa fase la divinazione svolgeva una funzione importante in quanto determinava l’opportunità di entrare o non entrare nella caverna.
Se entrava, l’interessato doveva offrire ai serpenti (un tipo specifico, Zamenis longissimus, conosciuto come serpente di Asclepio) che si trovavano all’interno, parte di un dolce (chiamato “popana” o anche “aidola”) fatto con farina di
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La parte che avanzava la mangiava egli stesso.
Il praticante era accompagnato durante tutto il rituale da assistenti che poi interpretavano l’esperienza vissuta dal soggetto.
In alcuni casi l’incubazione poteva durare più di un giorno.
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” Le pratiche di incubazione nell’antica Grecia”
Daniel Bustos Centro di Studi Parchi di Studio e Riflessione – Attigliano Marzo 2013

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Uroboro deriva dal greco οὐροβόρος/οὐρηβόρος (ὄφις)ourobóros/ourēbóros (óphis) composto di οὐρά (coda) e del suffisso -βόρος, corrispondente al latino -voro; dunque (serpente) che si morde la coda, un’etimologia «ermetica» legata alla tradizione alchimistica, un simbolo molto antico, presente in molti popoli e in diverse epoche. Rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine.

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Apparentemente immobile, ma in eterno movimento, rappresenta il potere che divora e rigenera se stesso, l’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo, la natura ciclica delle cose che ricominciano dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Simboleggia quindi l’unità, la totalità del tutto, l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione

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compendio alchemico pandora explicata del 1706 di johann michael faust con l’ouroboros doppio

Nella tradizione alchemica l’Ouroboros è un simbolo palingenetico (dal greco πάλινpalin, “di nuovo” e γένεσιςgénesis, “creazione, nascita”, ovvero “che nasce di nuovo”) che rappresenta il processo alchemico, il ciclico susseguirsi di distillazioni e condensazioni necessarie a purificare e portare a perfezione la “Materia Prima”. Durante la trasmutazione la Materia Prima si divide nei suoi principi costitutivi, per questo motivo l’Ouroboros alchemico viene spesso rappresentato anche nella forma di due serpenti che si rincorrono le code. Quello superiore, alato, coronato e provvisto di zampe rappresenta la Materia Prima in forma volatile, quello sottostante il residuo fisso, dalla loro ri-unione in un unico Ouroboros con le zampe e incoronato (quindi vincitore), si ottiene la pietra filosofale, il “grande elisir” o “quintessenza”

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La Chrysopoeia di Cleopatra (da χρυσόςchrysós, “oro” e ποιεῖνpoieîn, “fare”), contiene l’immagine di un Ouroboros, metà bianco e metà rosso, con all’interno la scritta ἒν τὸ Πᾶν (hèn tò Pân), traducibile come “l’Uno (è) il Tutto” oppure «Tutto è Uno».

 

Oriente D’Occidente….

«L’acquisire una maggior familiarità con lo spirito orientale potrebbe indicare simbolicamente l’inizio di una nostra presa di contatto con le parti di noi che ci sono ancora estranee.

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Il rinnegare le nostre peculiari premesse storiche sarebbe pura follia e il miglior modo per un ulteriore sradicamentoperchè è solo restando saldamente ancorati al nostro terreno che possiamo assimilare lo spirito dell’Oriente
C.G.Jung – Commento all’antico testo cinese “Il segreto del Fiore d’Oro”, p.70

“我的评论,目的是要建立一种在东方和西方之间进行心理学理解的桥梁。”

 

Per quanto nell’ attualità sia ardua impresa rintracciare lo spirito originario ed essenziale di tali visioni, condizionate dall’ inevitabile flusso del tempo e dall’ incalzante Modernità espressa nella frenetica corsa della Tecnologia imperante, ed una visione miope limitata al profitto senza remore resta un anelito alla quiete e alla pura azione eco della Tradizione senza tempo

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A caccia di energie ancestrali…

In genere, si può dire che i significati radunati dal luogo costituiscono il suo Genius Loci.
Christian Norberg-Schul architetto norvegese, importante critico e teorico dell’architettura.

L’addestramento evocativo risveglia il potere metaforico, archetipico, di luoghi, che trasmettono vibrazioni forti.

Mistici e Maghi del Tibet Alexandra David-Neel

“Quando mi accinsi a visitare il Tibet, non fu, come molti possono credere, allo scopo di vedervi fenomeni bizzarri. Mi proponevo di studiare sul luogo una deformazione particolare della dottrina buddhista nella sua commistione nello sciamanesimo dei Peuns: il lamaismo.
Fu ‘per caso’ che mi accadde nel corso delle mie peregrinazioni attraverso il Tibet, di assistere al prodursi di fatti straordinari.
Ma più che sui fatti stessi, la mia attenzione si fermava sulla personalità di coloro che ne erano gli attori, e sulle idee che essi nutrivano a loro riguardo.”
Confer Prefazione

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”Il Buddismo insegna che l’energia prodotta dall’attività mentale e fisica di un essere porta, una volta che l’essere è stato dissolto dalla morte, alla comparsa di nuovi fenomeni ,mentali e fisici.
Esistono sottili teorie introno a questo argomento e sembra che i mistici tibetani siano andati più in profondità di molti altri buddisti.
Ma in Tibet come d’altro canto dovunque i punti di vista filosofici sono compresi solo dai privilegiati….”

Confer pag 30  La Morte e l’al di là Tibet e lama

MISTICI E MAGHI DEL TIBET

”Le persone che praticano la meditazione metodicamente e regolarmente provano spesso dopo essersi sedute nel luogo a ciò riservato la sensazione di liberarisi da un peso di spogliarsi da un vestito pesante e d’entrare in una regione silenziosa…”

Confer pag. 215 Teorie mistiche

Alexandra David-Néel, stata una scrittrice ed esploratrice, autrice di numerosi libri sul buddismo, storie di viaggi in Cina, India e soprattutto Tibet, romanzi tibetani e una voluminosa corrispondenza. prima donna occidentale a giungere nel 1924 a Lhasa, città vietata agli stranieri all’epoca, dopo otto lunghi mesi di marcia partendo dalla Mongolia e attraversando il Tibet.
Nella sua lunga carriera di esploratrice, fotografa, orientalista e antropologa scrisse più di trenta libri di viaggi e alcuni testi sul Buddhismo. Apprese il pali, il sanscrito e il tibetano per conoscere direttamente i testi, e studia testi buddisti e induisti, fu adepta della Teosofia, Massoneria, rito scozzese antico e accetta, aderì a movimenti femministi ed anarchici. Nel palazzo reale di Gangtok, Alexandra incontra anche Thubten Gyatso, Sua Santità il XIII Dalai Lama nel periodo in cui, dal 1910 al 1912, è costretto all’esilio in India. Il Dalai Lama incoraggia Alexandra a proseguire gli studi buddisti e a studiare il tibetano, pur rinviando le risposte alle troppe e scomode domande della sua interlocutrice.
Grazie ad una eredità proveniente dalla nonna materna, viaggiò in lungo e in largo per tutta l’India, dove rimase affascinata dalla musica tibetana e dalle tecniche di meditazione apprese grazie al suo maestro locale, Swami Bhaskarânanda, fu cantante lirica, divenendo anche prima donna all’Opera di Hanoi.

Dal 1914 al 1916 visse in eremitaggio in una caverna nel Sikkim praticando esercizi spirituali con il monaco tibetano Aphur Yongden che divenne il suo compagno di vita e avventure e che in seguito adottò come figlio.

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Nel 1916 a Shigatse incontrò il Panchen Lama che la riconobbe come reincarnazione.
Impossibilitata a tornare in Europa a causa della guerra si recò in Giappone. Là incontrò Ekai Kawaguchi che nel 1901 aveva visitato Lhasa. Desiderosa di imitarlo, si recò a Pechino e di lì, travestita da tibetana, attraversò la Cina in piena guerra civile e a piedi raggiunse Lhasa.
Dopo una parentesi europea, Alexandra nel 1937 tornò in Cina dove rimase, a causa della seconda guerra mondiale, fino al 1946. Morì a centouno anni in Provenza.

Libri di Alexandra David Neel in italiano:
Viaggio di una parigina a Lhasa (1927), Voland editore, 2013
Mistici e maghi del Tibet, (1929), Astrolabio-Ubaldini 1965 e Voland, 2009
Il buddismo del Buddha (1911 e 1937), Basaia 1986 e ECIG, 2003
Nel paese dei briganti gentiluomini (1933), Voland, 2000, sul viaggio verso il Tibet lungo la Cina
Antico Tibet, nuova Cina (1951), Luni, ed., sul secondo viaggio in Tibet dal 1937al 1946
Le iniziazioni nel buddismo tibetano (1930), Astrolabio-Ubaldini, 1982
Magia d’amore, magia nera (1938), Venexia, 2006
Gli insegnamenti segreti delle sette buddiste tibetane (1951), Arcana 1975
Immortalità e reincarnazione (1961), ECIG, 1982
Vita sovrumana di Gesar di Ling (1951), Astrolabio-Ubaldini, 1982 (scritto con Lama Yongden)
Il Lama delle cinque saggezze (1929), Voland editore, 2003 (romanzo, scritto con Lama Yongden)
Il potere del nulla (1954), Voland editore, 2014  (romanzo, scritto con Lama Yongden)
La luce della conoscenza. Pensieri, riflessioni, aforismi di una avventuriera dello spirito, ECIG, 1999

 

Storia e storie di un’eresia chiamata Zen禅

«Una speciale tradizione esterna alle scritture (教外別傳)
Non dipendente dalle parole e dalle lettere (不立文字)
Che punta direttamente alla mente-cuore dell’uomo (直指人心)
Che vede dentro la propria natura e raggiunge la buddhità (見性成佛)»
(Quattro sacri versi di Bodhidharma, 達磨四聖句)

達摩  DAMO DARUMA बोधिधर्म  달마 Dalma ตั๊กม๊อ Takmor बोधिधर्मोत्तर
達摩 DAMO DARUMA बोधिधर्म 달마 Dalma ตั๊กม๊อ Takmor बोधिधर्मोत्तर

”L’eresia che Laotzu 老子 incarnò  nei confronti del confucianesimo e l’eresia che Buddha fu nella tradizione induista per noi rappresenta l‘eresia della non-mente nei confronti della mente..
Fabrizio Ponzetta 

Un’attenta ricostruzione storica sulle origini dello Zen , non priva di scorribande nell’antropologia e nella filosofia, che infine si abbandona al nonsense di cui sta trattando. Storiografia, leggende e aneddoti riguardanti i protagonisti delle origini Ch’an-Zen, che ereticamente sfidarono il taoismo ed il buddismo, incarnandone, però, gli insegnamenti originari, anti-dottrinari e anti-dogmatici.

‘come apparirà evidente al lettore il termine eresia ,per noi, più che una manifestazione dell’anti-tradizione acquista significato di un ritorno alla sorgente…”

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”La metafora usata dal Buddha per cui la dottrina è una zatterada abbandonare una volta giunti sull’altra sponda (la sponda del nirvana ) passò in secondo piano in favore di un accurato studio della dottrina, cosi come nel Tao l’arte di vivere seguendo il corso delle cose ,senza opporvisi, senza cercare di cambiare ‘‘ciò che è”, per i taoisti diventa la pratica di arti magiche, arti che per definizioni stessa sono atte a cambiare il corso delle cose a favore di egoistici desideri…”

Fabrizio Ponzetta, saggista, è ricercatore nell’ambito della storia delle religioni.

NOTE

Zen è la pronuncia nipponica del carattere cinese 禅 in cinese pinyin viene indicato come Chán o in Wade-Giles Ch’an, arcaico o medio dian,  proveniente dal termine sanscrito dhyāna ध्यान  “visione” che nell’insegnamento del Buddha indicava i graduali stati di coscienza caratterizzati da profonda comprensione che scaturiscono dall’esercizio del samādhi, समाधि, la concentrazione meditativa.

 

NIRVANA devanāgarī: निर्वाण, pāli: निब्बान nibbāna, cinese: 湼槃, nièpán, coreano: 열반涅槃, yeolban, yŏlban, giapponese: 涅槃 nehan
da nir + va, cessazione del soffio, estinzione

Il Tao , Dào, letteralmente la Via o il Sentiero, traccaire un cammino, condurre, connnettere, corso d’acqua  o condotta, via da seguire, principio guida ,norma, dottrina, seguire una dottrina .essere adepto di una disciplina, Il Dao, la Via modo di procedere, arte, metodo, opera magica o tecnica, potere dell’individuo del mago o del re, potere dell’indovino, reggente, governatore, discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, sapere, essere consapevole.
confer Voce del Dictionnaire Ricci de caracteres chinois  Istituts Ricci
Samādhi (devanāgarī: समाधि, lett. “mettere insieme”, “unire con”) è un sostantivo maschile sanscrito proprio delle culture religiose buddhista e induista che definisce l’unione del meditante con l’oggetto della meditazione.
«I significati della parola samādhi sono: unione totalità; assorbimento in, concentrazione totale dello spirito; congiunzione. La parola viene generalmente tradotta con “concentrazione”; in questo caso, però si corre il rischio di confonderlo con la dhārānā. Per questo abbiamo preferito tradurla con “en-stasi”, stasi, congiunzione
Mircea Eliade
Mircea Eliade mette in rilievo  che se il samādhi è considerato una esperienza “indescrivibile” esso non è comunque univalente e viene indicato come
zen

«Lo stato contemplativo in cui il pensiero afferra immediatamente la forma dell’oggetto senza l’aiuto delle categorie e dell’immaginazione (kalpaṇā); stato in cui l’oggetto si rivela “in sé stesso” (svarūpa). in ciò che ha di essenziale e come se “fosse vuoto di sé stesso”

 

arthamātranirbhāsaṃ svarūpaçūnyamiva in Yogasūtra, III,3

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Nel samādhi ha luogo la “rottura di livello” che l’India cerca di realizzare e che è il passaggio paradossale dall’essere al conoscere. Questa esperienza sovrarazionale, nella quale il reale è dominato e assimilato alla conoscenza, conduce infine alla fusione di tutte le modalità dell’essere.»
(Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertàOp. cit.; p. 89)

Lo Yoga Sūtra di Patañjali in devanagari योगसूत्र ‘aforismi sullo Yoga’ è un testo filosofico.

Qi gong/kiko 氣功 meditazione in piedi 立禅Ritzu zen 站桩 Zhan zhuang

氣功 termine Qi gong /kiko si riferisce a una serie di pratiche e di esercizi collegati alla medicina tradizionale cinese e in parte alle arti marziali che prevedono la meditazione, la concentrazione mentale, il controllo della respirazione e particolari movimenti di esercizio fisico.

身体の中心感覚を養成する  Allena il senso centrale del corpo.


Tale disciplina si pratica generalmente per il mantenimento della equilibrio interiore e del benessere sia fisici sia psicologici, tramite la cura e l’accrescimento della propria energia interna 氣 qi ki.

Uno degli obbiettivi della pratica del qi gong/kiko 氣功 meditazione in piedi 立禅Ritzu  zen 站桩  zhan zhuang 

(per quanto le due discipline abbiano apparentemente similitudine di forma ma diversità d’intento e di pratica)

心身をひとつにする。  Riunisci mente e corpo.

con finalità marziale 武 generare KI /QI 炁 氣 per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA uno stato di rilassamento globale di tutto il corpo con la presenza di uno stato di compressione con una immediata disponibilità all’esplosività.

 

 

Agisci come fosse l’ultima azione della tua vita, ποριεῖς δέ ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇ Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Πάσης ὥρας φρόντιζε στιβαρῶς ὡς Ῥωμαῖος καὶ ἄῤῥην τὸ ἐν χερσὶ μετὰ τῆς ἀκριβοῦς .. καὶ ἀπλάστου σεμνότητος καὶ φιλοστοργίας καὶ ἐλευθερίας καὶ δικαιότητος πράσσειν καὶ σχολὴν ἑαυτῷ ἀπὸ πασῶν τῶν ἄλλων φαντασιῶν πορίζειν. ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς, ἀπηλλαγμένος πάσης εἰκαιότητος καὶ ἐμπαθοῦς ἀποστροφῆς ἀπὸ τοῦ αἱροῦντος λόγου καὶ ὑποκρίσεως καὶ φιλαυτίας καὶ δυσαρεστήσεως πρὸς τὰ συμμεμοιραμένα. ὁρᾷς πῶς ὀλίγα ἐστίν, ὧν κρατήσας τις δύναται εὔρουν καὶ θεουδῆ βιῶσαι βίον˙ καὶ γὰρ οἱ θεοὶ πλέον οὐδὲν ἀπαιτήσουσι παρὰ τοῦ ταῦτα φυλάσσοντος.

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

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Ad ogni istante pensa con fermezza, da Romano e maschio quale sei, a compiere ciò che hai per le mani con serietà scrupolosa e non fittizia, con amore, con libertà, con giustizia, e cerca di affrancarti da ogni altro pensiero.
Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni
avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.
Vedi come sono poche le condizioni che uno deve assicurarsi per poter vivere una vita che scorra agevolmente e nel rispetto degli dèi: perché gli dèi non chiederanno nulla di più a chi osserva queste condizioni

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)

Eir divinità norrena della cura

Eir  è una dea della quale si sa che apparteneva alla stirpe degli Asi, ed è abilissima nella medicina. Il nome, in accordo con la sua funzione significa “aiuto”, “grazia”. Eir potrebbe forse trovare una connessione con le divinità femminili dette Alaisiagae , citate  su sue iscrizioni sacre del III secolo, che si trovano sul vallo di Adriano presso Housesteads in Gran Bretagna, La seconda parte di questo nome, che può significare “dee soccorrevoli” o “degne di venerazione”, risalirebbe  un verbo germanico *aizjan che corrisponde al nordico eira “essere di vantaggio” “aver cura”.

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Galadriel- personaggio di lord-of-the-rings forse ispirata  Eir ed altre Alaisiagae

Eir è assimilabile con Igea, figlia di Asclepio, nella mitologia Greca e Romana.

La medicina, scienza sacra.
E’ l’arte di riconoscere e utilizzare tutti gli elementi nei quali agisce la potenza vivificante e risanatrice del dio. E’ la scienza del mondo come capacita di discernere ogni cosa in due principi della vita – bene e male- e il loro equilibrio-contrapposizione indispensabile all’esistenza. Sa perciò richiamare e concentrare le forze vivificanti e indirizza la loro azione verso il ristabilire dell’ equilibrio del corpo. E’ scienza del corpo ma anche dello spirito, piche la globalità della conoscenza dell’essere è necessaria alla sua azione.
Nel mito Nordico è ricordata la dea Eir, abilissima alla medicina alla cui figura si ispirano talune donne-medico ricordate nelle saghe
La qualità sovrannaturale dell’ arte medica risalta sopratutto là dove essa viene messa in relazione con la conoscenza dei canti magici particolari o delle rune, nelle quali è racchiusa e simboleggiata l’essenza segreta della diverse entità del mondo.

CONFER I miti nordici – G. C. Isnardi

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