Chiamato o non chiamato, il dio sarà presente!
”καλούμενός τε κἄκλητος θεὸς παρέσται ‘”
Questa iscrizione è stata incisa sopra la porta d’ingresso della casa che Carl Gustav Jung a Küsnacht, in Svizzera vicino Zurigo.
E’ tratta dall’Oracolo di Delfi e costituisce la risposta che ottennero gli spartani, quando consultarono l’oracolo, prima di portare la guerra ad Atene, chiesero al dio Apollo presso Delphi
“se fosse meglio entrare in guerra” e ricevettero la risposta:”..che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.”
La versione latina “Vocatus atque invocatus deus aderit” pare si diffuse grazie a Erasmo da Rotterdam
“per esprimere qualcosa, che anche se non lo si chiede e non si è intenzionati a farlo, si verificherà comunque, che ci piaccia o no.
Si dice che , Jung sostenesse che questa frase volesse esprimere
”il mio senso di precarietà, la sensazione di trovarmi sempre immerso in possibilità che trascendono la mia volontà“ma anche che fosse un promemoria per se stesso e per i suoi pazienti, l’inizio della saggezza è il timore del Divino: “timor dei initium sapientiae”.
Secondo alcune teorie vi è un richiamo ad Hillman, il quale propone una affascinante teoria da egli definita “Teoria della Ghianda“,ispirata alle teorie junhjiane secondo la quale ciascuno di noi giunge in questo mondo con una “preesistente” immagine che ci definisce. Una ghianda, germogliando, non può che creare una quercia. Allo stesso modo, ciascuno di noi non sarebbe nient’altro che il frutto di un particolare “seme” di cui la nostra intera essenza, in maniera affascinante e misteriosa, ne sarebbe in qualche modo impregnata.
”Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista. Oppure può possederci totalmente. Non importa: alla fine verrà fuori. Il daimon non ci abbandona”.(pag24)James Hillman Il codice dell’anima
Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino. (pag. 23) James Hillman Il codice dell’animaTucidide , La guerra del Peloponneso 1.118.3
αὐτὸς ἔφη ξυλλήψεσθαι καὶ παρακαλούμενος καὶ ἄκλητος.
Lui stesso, ha detto, sarebbe intervenuto per aiutare, sia chiamato che non invitato.1.118.3
αὐτοῖς μὲν οὖν τοῖς Λακεδαιμονίοις διέγνωστο λελύσθαι τε τὰς σπονδὰς καὶ τοὺς Ἀθηναίους ἀδικεῖν, πέμψαντες δὲ ἐς Δελφοὺς ἐπηρώτων τὸν θεὸν εἰ πολεμοῦσιν ἄμεινον ἔσται· ὁ δὲ ἀνεῖλεν αὐτοῖς, ὡς λέγεται, κατὰ κράτος πολεμοῦσι νίκην ἔσεσθαι, καὶ αὐτὸς ἔφη ξυλλήψεσθαι καὶ παρακαλούμενος καὶ ἄκλητς.E sebbene i Lacedemoni avessero deciso sul fatto della violazione del trattato e della colpa degli ateniesi, tuttavia inviarono a Delphi per chiedere al dio se avrebbe avuto un buon esito se fossero andati in guerra; e, come si dice, ricevettero da lui la risposta che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.
Rottura di livello Ernst Jünger
“La mente può sviluppare i nessi logici fino a un determinato punto, raggiunto il quale la prova deve cedere il passo all’evidenza.
Li occorre compiere il salto oppure ritirarsi.
Il punto di rottura in questione indica un mistero del tempo.
I punti di rottura sono dei luoghi di ritrovamenti.
Anche la morte è un punto di rottura, non una fine; ed è questo l’orizzonte della parola “Origine”(Ernst Jünger da Uccelli d’altri cieli)
Tradizione pratica viva
Una Tradizione è viva finché è nutrita
Una disciplina è viva finché nutre
Il nutrimento necessita di disciplina
La disciplina necessita di pratica
La pratica necessita di una Tradizione che la nutra
Il nutrimento è pratica disciplinata
Philosophia.. non in verbis sed in rebus est Seneca
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SENECA LUCILIO SUO SALUTEM
[1]
Liquere hoc tibi, Lucili, scio,
neminem posse beate vivere, ne tolerabiliter quidem, sine sapientiae studio, et beatam vitam perfectā sapientiā effici, ceterum tolerabilem etiam inchoatā.
Sed hoc quod liquet firmandum et altius
cotidianā meditatione figendum est:
plus operis est in eo ut proposita custodias quam ut honesta proponas.
SENECA SALUTA IL SUO LUCILIO
[1]
So che ti è chiaro questo, o Lucilio,
(e cioè) che nessuno può vivere felicemente,
neppure in modo tollerabile, senza la ricerca della saggezza, e che la vita è resa felice da una saggezza completa, peraltro tollerabile
anche da (una saggezza) incompiuta.
Ma questo che è chiaro è da confermare e da fissare più in profondità con la quotidiana meditazione:
c’è più impegno nel fatto che tu mantenga i propositi che nel fatto di concepire propositi onesti.
Perseverandum est
et assiduo studio robur addendum, donec bona mens sit quod bona voluntas est.
Bisogna perseverare e con impegno assiduo aggiungere robustezza,
finché sia buona mente ciò che è buona intenzione.
[2] Itaque non opus est tibi apud me pluribus verbis aut affirmatione tam longā:
intellego multum te profecisse.
Quae scribis unde veniant scio; non sunt
ficta nec colorata. Dicam tamen quid sentiam: iam de te spem habeo,
nondum fiduciam.
Tu quoque idem facias volo: non est quod tibi cito et facile credas.
Excute te et varie scrutare et observa;
illud ante omnia vide, utrum in
philosophiā an in ipsā vitā profeceris.
[2] Perciò davanti a me non c’è bisogno per te di più parole o di un’affermazione così lunga:
capisco che tu hai progredito molto.
Le cose che scrivi so da dove vengono;
non sono inventate né falsate.
Dirò tuttavia che cosa penso:
ho già speranza su te, non ancora fiducia.
Voglio che anche tu faccia lo stesso: non è il caso che tu abbia sicurezza in te stesso subito e facilmente.
Scuotiti, e scruta e osserva sotto vari punti di vista;
prima di tutto vedi questo,
(cioè) se tu hai progredito nella filosofia oppure
nella stessa vita.
[3]
Non est philosophia populare
artificium nec ostentationi paratum;
non in verbis sed in rebus est.
Nec in hoc adhibetur, ut cum aliquā oblectatione consumatur dies, ut dematur otio
nausia:
animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum.
Sine hāc nemo intrepide potest vivere,
nemo secure;
innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hāc
petendum est.
[3]
La filosofia non è un atteggiamento artefatto esibizionistico né finalizzato
all’ostentazione;
(non è un arte che serve a far mostra di se di fronte alla gente)
sta non nelle parole,
ma nei fatti.
Né si pratica a questo scopo, affinché la giornata trascorra con qualche
piacevolezza, affinché sia tolto il disgusto all’ozio:
plasma e costruisce l’animo, organizza la vita, governa le azioni, indica le cose da fare e le cose da tralasciare,
siede al timone e dirige la rotta attraverso i pericoli delle situazioni burrascose.
Senza di lei
nessuno può vivere intrepidamente,
nessuno (può vivere) con sicurezza.
Ogni momento accadono innumerevoli fatti che esigono una decisione che a lei è da chiedere.
[4] Dicet aliquis,”Quid mihi prodest philosophia, si fatum est?
Quid prodest, si deus rector est?
Quid prodest, si casus imperat?
Nam et mutari certa non possunt et nihil
praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil
fortuna permittit.”
[4] Qualcuno dirà: “Che mi giova la filosofia, se esiste il destino?
Che giova, se un dio è colui che decide?
Che giova, se comanda il caso?
Infatti sia i fatti prestabiliti non si possono modificare, sia nulla si può predisporre contro le cose incerte, ma o un dio ha prevenuto la mia decisione e ha deciso che cosa io dovessi fare, oppure la sorte nulla concede alla mia decisione.”
[5] Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata
constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet.
Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum.
[5] Qualsiasi di queste ipotesi sia vera, o Lucilio, addirittura se tutte queste ipotesi sono vere, bisogna praticare la filosofia; sia che con legge inesorabile il destino ci vincoli, sia che un dio, arbitro dell’universo, abbia disposto tutto, sia che il caso spinga e agiti senza ordine le vicende umane, deve proteggerci la filosofia.
Questa ci esorterà ad obbedire di buon grado a dio, ad (obbedire) con fierezza alla sorte; questa ti insegnerà a seguire dio, a sopportare la sorte.
[6] Sed non est nunc in hanc disputationem transeundum, quid sit iuris nostri si providentia in imperio est, aut si fatorum series illigatos trahit, aut si repentina ac subita dominantur: illo nunc revertor, ut te moneam et exhorter ne patiaris impetum
animi tui delabi et refrigescere.
Contine illum et constitue, ut habitus
animi fiat quod est impetus.
[6] Ma non bisogna passare ora a questa discussione, che cosa sia di nostra competenza se la provvidenza è al comando, o se la serie dei destini ci trascina legati, o se hanno il sopravvento eventi improvvisi e subitanei: ora ritorno a quel punto, (e cioè) ad ammonirti ed esortarti a non permettere che lo slancio del tuo animo si indebolisca e si raffreddi.
Controllalo e rinforzalo, affinché diventi
un atteggiamento dell’animo quello che è uno slancio.
[7]
Iam ab initio, si te bene novi,
circumspicies quid haec epistula
munusculi attulerit:
excute illam, et invenies.
Non est quod mireris animum meum: adhuc de alieno liberalis sum.
Quare autem alienum dixi?
quidquid bene dictum est ab ullo meum
est.
[7]
Già fin dall’inizio, se ti conosco bene, cercherai con lo sguardo quale regalino abbia portato questa lettera:
leggila con attenzione e troverai.
Non è il caso che tu ammiri la mia generosità: ancora sono generoso dell’altrui. Ma perché ho detto altrui? Tutto ciò che è stato detto bene da qualcuno è mio.
Anche questo è stato detto da Epicuro:
“Se vivrai secondo natura, non sarai mai povero; se (vivrai) secondo le opinioni, non sarai mai ricco”.
Istuc quoque ab Epicuro dictum est: “Si ad naturam vives, numquam eris
pauper; si ad opiniones,
numquam eris dives”.
[8] Exiguum natura desiderat,
opinio immensum.
Congeratur in te quidquid multi locupletes possederant; ultra privatum pecuniae
modum fortuna te provehat, auro tegat,
purpura vestiat, eo deliciarum opumque
perducat ut terram marmoribus
abscondas; non tantum habere tibi liceat
sed calcare divitias; accedant statuae et
picturae et quidquid ars ulla luxuriae
elaboravit: maiora cupere ab his disces.
[8] La natura richiede poco, l’opinione una quantità smisurata.
Si ammucchi su di te tutto ciò che molti ricchi avevano posseduto; la sorte ti spinga oltre una quantità privata di denaro, ti ricopra d’oro, ti rivesta di porpora, ti conduca a tal punto di delizie e ricchezze che tu possa ricoprire la terra con marmi; non solo ti sia possibile avere, ma anche calpestare le ricchezze; si aggiungano statue e dipinti e tutto ciò che una qualche arte ha prodotto per il lusso: da queste cose imparerai a desiderare cose più grandi.
[9] Naturalia desideria finita sunt: ex falsa opinione nascentia ubi desinant non
habent; nullus enim terminus falso est.
Viā eunti aliquid extremum est:
error immensus est.
Retrahe ergo te a vanis, et cum voles scire quod petes, utrum naturalem habeat an caecam cupiditatem, considera num possit alicubi consistere:
si longe progresso semper aliquid longius restat, scito id naturale non esse.
Vale.
[9] I desideri naturali sono limitati: quelli che nascono da una falsa opinione non hanno dove poter terminare; nessun limite infatti esiste per ciò che è falso.
Per chi va per una via esiste un qualche punto d’arrivo: l’andare errando è senza limiti.
Ritìrati dunque dalle cose vane, e quando vorrai sapere se ciò che cercherai ha un desiderio naturale o irrazionale, considera se per caso possa da qualche parte fermarsi: se, (a te) inoltrato per lungo tratto, resta sempre qualcosa di più lontano, sappi che questo non è naturale.
Stammi bene.
專氣致柔,能嬰兒乎? Concentrando il respiro; (soffio vitale, Qi 氣) e sviluppando la morbidezza,柔 puoi essere come un neonato?
專氣致柔,能嬰兒乎?
Concentrando il respiro; (soffio vitale, Qi 氣) e sviluppando la morbidezza,柔
puoi essere come un neonato?
道德經 Dao Te Jing
Vedere come un neo/nato avere una nuova visione? Come se tutto sorgesse nell’attimo…
聖人為腹 il saggio agisce dall’interno…道德經 XII , 12
五色令人目盲;五音令人耳聾;五味令人口爽;馳騁田獵,令人心發狂;難得之貨,令人行妨。是以聖人為腹不為目,故去彼取此。
道德經 XII , 12
I cinque colori rendono ciechi gli occhi dell’uomo;
Le cinque note rendono le orecchie sorde;
I cinque gusti feriscono il suo palato;
inseguire e galoppare nella caccia
Fanno si che il cuore si lanci nella furia
i beni difficile da ottenere
spingono l’uomo alla disputaQuindi il saggio è
per la pancia, (ventre)
non per l’occhio.oppure
il saggio agisce dall’interno
non considera la vista…oppure
il saggio si cura dall’interno
non si cura dell’occhio.Quindi scarta l’uno e prende l’altro.
Un ulteriore invito a portare l’attenzione all’interno , lo stato ordinario della mente di superficie è perso nell’attenzione e repulsione degli stimoli esterni.
il saggio riporta l’attenzione all’interno .
意到則氣到 dove si dirige l’attenzione si dirige il Qi/KI
Ὀρφεύς Orpheus Orfeo
Artista per eccellenza, ”sciamano, capace di incantare animali e di compiere il viaggio dell’anima lungo gli oscuri sentieri della morte”, fondatore dell’Orfismo, foriero di Mito Amore, Arte, riti misterici …


Pindaro che per primo riporta l’idea della natura divina della vita umana è un frammento, il 131 b, che così recita:
| «Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente, e poi rimane ancora vivente un’immagine della vita, poiché solo questa viene dagli dèi: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni mostra ai dormienti ciò che è furtivamente destinato di piacere e sofferenza.» |
| Traduzione di Giorgio Colli, in La sapienza greca vol.1. Milano, Adelphi, 2005, p.127 |


Nell’Orfismo si riscontra per la prima volta un inequivocabile riferimento a un'”anima” ψυχή, psyché, contrapposta al corpo σῶμα sōma e di natura divina.
Eric R. Dodds, filologo classico, antropologo e grecista irlandese, ritiene di individuare questa origine nella colonizzazione greca del Mar Nero avvenuta intorno al VII secolo a.C. che consentì alla cultura greca di venire a contatto con le culture sciamaniche proprie dell’Asia centrale, in particolar modo con quella scita.


Tale sciamanesimo fondava le proprie credenza sulle pratiche estatiche laddove però non era il dio a “possedere” lo sciamano quanto piuttosto era l'”anima” dello sciamano che aveva esperienze straordinarie separate dal suo corpo.

Dodds pone mette in evidenza la rilevanza degli ἰατρόμαντες (“iatromanti”), veggenti e guide religiose, che, come Abari, giunsero dal Nord in Grecia trasferendo il culto di Apollo Iperboreo; o anche di alcuni Greci come Aristea, il quale, originario dell’Ellesponto, si trasferì, almeno idealmente, nel Nord, sede delle sue percezioni sciamaniche.
| «τοῦ καὶ ὰπειρέσιοι ποτῶντο ὄρνιζες ὑπὲρ κεφαλᾶς, ἀνὰ δ’ἰχθύες ὀρθοὶ κνανέου ἐξ ὓδατος ἃλλοντο καλᾶι σὺν ἀοιδᾷι» | «Sul suo capo volavano anche innumerevoli uccelli e diritti dalla profondità dell’acqua cerulea i pesci guizzavano in alto al suo bel canto.» |
| (Simonides fr. 40; PLG III p. 408) |
Confer Eric R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009,
«Ho tentato fin qui di delineare il percorso di un’eredità spirituale, che muove dalla Scizia attraverso l’Ellesponto e passa per la Grecia d’Asia, si combina probabilmente con qualche residuo di tradizione minoica sopravvissuta a Creta, emigra verso il lontano Occidente con Pitagora e trova il suo ultimo autorevole rappresentante nel siciliano Empedocle. Questi uomini diffusero la credenza in un io separabile, che mediante tecniche adatte può staccarsi dal corpo anche durante la vita; in un io più antico del corpo, al quale esso sopravviverà.».




Confer Giorgio Colli La Sapienza Greca Dioniso Apollo Eleusi Orfeo

Sugli Iperborei CONFER Giorgio Colli
V.I.T.R.I.O.L.U.M
Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam»
Visita l’interno della terra, operando con rettitudine troverai la Pietra nascosta vero Rimedio.

Alcuni narrano che fosse il procedimento alchemico della Grande Opera, consistente nel dissolvimento, “Solve et Coagula“,degli aspetti più duri e vili della persona, così come degli elementi fisici più grossolani, per ricomporli in forma nobile e giungere alla realizzazione della pietra filosofale.

Un percorso che necessita di scendere nelle viscere della terra, cioè negli anfratti oscuri dell’anima,l’Ombra, per conseguire l’iniziazione, operando quella trasmutazione della materia nello spirito che avrebbe permesso di conseguire l’immortalità e riportare alla luce la sapienza,σοφία, attraversando le diverse fasi dell’Opera alchemica, nigredo, albedo, rubedo.

Il processo alche ico inizia con la putrefazione e la disintegrazione della materia, per liberarla da tutte le impurità, fino a ridurla alla materia prima che l’aveva generata, per poi essere ricostruita in altra forma più elevata.
Nigredo”, o Opera al Nero, fase di distruzione e disgregazione, la materia grezza è posta dall’alchimista in un crogiolo e fatta cuocere lentamente nel forno alchemico chiamato “Athanor” affinché, sotto l’influenza del fuoco, la materia possa sciogliersi e disgregarsi.
Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi;
Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi.
Un processo metaforicamente rappresentabile da un cammino che ha per meta la completa conoscenza di se stessi, il contatto col vero Sé, la scoperta di quanto è celato alla coscienza.

«L ‘individuazione non ha altro scopo che di liberare il Sé, per un lato, dai falsi involucri della “Persona” , dall’altro lato, dal potere suggestivo delle immagini dell’inconscio».
C.G. Jung,
Chimica della paura e ricerca della calma
Quando accade di essere in preda alla paura,il Sistema Nervoso Simpatico istantaneamente e istintivamente produce una cascata ormonale, liberando catecolamine come «noradrenalina» e «adrenalina» e ormoni come «estrogeno», «testosterone» e «cortisolo».

L’organismo reagisce con l’aumento del tono muscolare per l’azione (attacco o fuga) e con l’aumento della frequenza cardiaca (per far scorrere più velocemente il sangue) e del ritmo respiratorio per aumentare l’apporto di ossigeno.
Vi è anche il caso del congelamento, in cui nel mondo animale la preda si lascia divorare dal predatore , metaforicamente un individuo cede e si arrende agli eventi, si abbandona alla fatalità..

Il fegato genera lo zucchero (leggasi diabete) partendo dal glicogeno, il tutto per avere energia per l’attacco o la fuga.
Aumenta perfino il fattore di coagulazione del sangue per minimizzare eventuali perdite da ferite, e i vasi si restringono nell’apparato gastro-intestinale
(non dobbiamo digerire se stiamo rischiando la vita).
Questo sconvolgimento elettro-chimico-fisico è totale e assolutamente funzionale in natura (per gli animali) cioè quando si vive realmente un pericolo.
Ma tutto torna alla normalità quando il pericolo è finito.
La mente dell’uomo invece è in grado di generare i problemi semplicemente pensando e vedendo un messaggio al cellulare.
Poi la mente continua ad alimentarli rimuginandoli…
Inoltre una delle prime cose che il cervello dell’uomo attiva quando c’è paura sono i Tubuli Collettori dei reni
Lo scopo è trattenere il liquido più importante e prioritario per la Vita umana: l’acqua.
Quindi ci gonfiamo e potenziamo gli edemi, anche quelli cerebrali.
Infine l’ultimo tassello da conoscere è che nel cervello esiste una piccolissima ghiandola detta ipofisi (pituitaria) che svolge un ruolo centrale in tutto questo.
La sua parte anteriore si chiama “adenoipofisi”, quella posteriore “neuroipofisi”
L’adenoipofisi secerne:
FSH e LH (ormoni mestruali), TSH (ormone tiroideo), GH (ormone della crescita), Prolattina, ACTH (cortisolo).
Mentre la neuroipofisi secerne solo due ormoni:
Ossitocina (l’ormone dell’amore) e ADH (l’ormone della paura).
L’Ossitocina viene prodotta durante l’atto sessuale, durante il parto e l’allattamento, la meditazione,l’attività fisica aumenta le endorfine e l’ossitocina ,la dopamina, la serotonina.
Un altro ormone fondamentale è la dopamina che è responsabile della sensazione di gratificazione e appagamento.
Si tratta di una catecolamina (simile all’adrenalina per intenderci) e per questo promuove anche un senso di carica e di energia.
In quanto responsabile del senso di gratificazione, la dopamina è in particolare coinvolta nella promozione dei comportamenti, nella stabilizzazione delle abitudini e nel determinare motivazione all’azione.
La serotonina è una sostanza prodotta a partire dall’amminoacido triptofano e attiva in vari tessuti tra cui il tratto gastrointestinale e il sistema nervoso.
La serotonina contribuisce a regolare il tono dell’umore, il sonno, l’empatia, la sessualità e l’appetito.
In termini generali possiamo dire che la serotonina promuovere un senso di benessere e che una sua carenza è connessa con alcuni disturbi tra cui la depressione e l’ansia.L’ossitocina è responsabile dello sviluppo del legame madre-figlio, chiamato bonding, ma anche dei legami sociali in genere in quanto promuove un senso di fiducia e abbassa la tendenza alla diffidenza.
L’ossitocina promuove il senso di fiducia in se stessi e negli altri e migliora quindi le relazioni interpersonali.
Per questo viene anche definita come l’ormone dell’Amore, perché indica che si sta provando piacere.



L’ADH è invece l’ormone della paura, e funge da antidiuretico, cioè fa trattenere liquidi.
La cosa interessantissima è che la neuroipofisi può secernere SOLO UNO dei due ormoni contemporaneamente.
Il significato di questo è molto profondo: l’uomo può scegliere se vivere nell’Amore e nel piacere (ossitocina), oppure nella paura (ADH).
Contemporaneamente, queste due condizioni sono impossibili: da qui possiamo comprendere che il contrario dell’amore è proprio la paura.
La magia è credere in noi stessi.
Se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa
Johann Wolfgang von Goethe
La POTENZA DELLA MEDITAZIONE
Meditazione ध्यान Mindfulness
Weightless “senza peso” profondi stati di rilassamento
Esercizi di rilascio di tensione e trauma
QI GONG kiko氣功
Reiki 靈氣 e Discipline olotropiche
GRAZIE ad Angelo Tonelli
Chaos..calma interiore 聖平氣
Chaos pratico,virtuale,casuale,metafisico, manipolato, o comunque sia costringe a reclutare ” la presenza mentale “, “la calma interiore” e visto che “pare” nascere da oriente, una scintilla la si cerchi in quel poco che resta di qualità…
意到 氣到
Dove va l’intenzione va l’energia..
聖平氣

