“Coincidenza dei contrari” coincidentia oppositorum Eliade

« […] Eliade descrive, con un linguaggio fortemente impregnato di terminologia esistenzialista, l’originario sentimento di deiezione, di caduta e angoscia, fondamento ultimo sia della visione del divino come totalizzazione dei contrari, sia del desiderio di reintegrazione nell’Assoluto indifferenziato, che è alla base di ogni atto religioso. L’idea della bi-unità divina risponde infatti, secondo lo studioso romeno, a un bisogno fondamentale dell’uomo, dal momento in cui questi prende coscienza della sua posizione nel Cosmo. Da questa coscienza della sua posizione nel Cosmo, deriva anche il dramma dell’uomo e la sua metafisica. Questa coscienza è, infatti, in un certo senso una “caduta”. L’uomo si sente “separato” da qualcosa e questa separazione è una fonte di ininterrotto dolore, timore e disperazione […].

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Si sente separato da qualcosa, “spezzato” — e intuisce la potenza (la divinità) come un intero, come una grande unità impermeabile, sufficiente a se stessa. Tutto ciò che l’uomo pensa coerentemente e tutto ciò che compie con un certo senso […] è diretto verso un unico obiettivo: sopprimere questa “separazione”, rifare l’unità primordiale, reintegrarsi nel tutto […]. Ogni atto religioso […] è un tentativo di rifacimento dell’unità cosmica e di reintegrazione dell’uomo. In ogni atto religioso si realizza, infatti, un paradosso, si attua la “coincidenza dei contrari”. »

Paola Pisi, “I ‘tradizionalisti’ e la formazione del pensiero di Eliade”, in “Confronto con Mircea Eliade. Archetipi mitici e identità storica”.

 

Simbolismo metafisico della Roma Antica Urbs Aeterna

Ci piace pensare che i pignora fatalia siano ancora celati o custoditi da mani pietose, in attesa di un giorno tanto nuovo che avrà i colori di un giorno antichissimo
Sandro Consolato Urbs Aeterna misteri figure rinascite del paganesimo

Il lato nascosto, la forza metafisica del‘Urbs Aeterna, la potenza esoterica, celata nell’ombra della storia , grazie al saggio di Sandro Consolato possiamo apprezzare il valore della perpetua fonte di riflessione spirituale ed etica dell’antica Roma nello scorrere dei tempi dagli albori sino a frangenti più recenti.

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In magnis et voluisse sat est

Quod si deficiant vires, audacia certe laus erit; in magnis et voluisse sat est

Properzio Elegie 2,10

 se verrano meno le forze,l’osare sarà certo motivo di lode,nelle grandi imprese  è sufficente anche solo averle volute

Il sapiente Väinämöinen entità fuori dal tempo…Вяйнямёйнeн

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Il sapiente Väinämöinen è un’entità fuori dal tempo, anziano sciamano. chiamato anche Vanemuine in estone e Vjajnjamëjnen (Вяйнямёйнeн) in russo, è un personaggio della mitologia ugro-finnica e uno dei protagonisti del poema Kalevala, significa letteralmente “Terra di Kaleva”, ossia la Finlandia: Kaleva è infatti il nome del mitico progenitore e patriarca della stirpe finnica, ricordato sia in questo testo che nella saga estone del Kalevipoeg. Il Kalevala è dunque l’epopea nazionale finlandese.

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I personaggi principali sono Väinämöinen, eroe saggio e scaldo divino nato dalla Vergine dell’aria Ilmatar, il fabbro Ilmarinen, che rappresenta l’eterna ingegnosità, e il guerriero seduttore Lemminkäinen, simbolicamente il lato guerresco e sensuale dell’uomo. In breve, il Kalevala racconta della lotta dei tre protagonisti contro Louhi, signora del paese di Pohjola (la Terra del Nord, rivale di Kalevala, la Terra del Sud), per il possesso del Sampo, magico mulino forgiato da Ilmarinen, portatore di benessere e prosperità.

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Nelle buie sere invernali, i convenuti si accomodavano su una panca ed ascoltavano le gesta dei vari eroi, creatori del mondo e della cultura di quel popolo. Il racconto, in metrica, veniva cantato dallo scaldo aiutato dal ritmo battuto su un tamburo col bordo di betulla e la pelle di renna. L’effetto era ipnotico ed atto a riprodurre uno stato di trance. Seppur in maniera non dichiarata, l’incontro portava in sé valenze sciamaniche e contenuti esoterici.

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Con l’aiuto  di Sampsa Pellervoinen, il Figlio del Campo,  genio del campo e guardiano della fecondità della terra, stanco di vedere l’isola senza nome spoglia e senza vegetazione, iniziò a chiedersi come poterla rendere prospera.piantò i semi di tutti gli alberi esistenti e creò i primi campi coltivati, disboscando una fitta foresta.

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Il saggio sciamano però lasciò in piedi un’alta betulla, perché sapeva che gli uccelli avevano bisogno di un riparo, e che tra le forze della civilizzazione e quelle della natura deve sempre esserci un equilibrio.

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L’aquila, il re degli uccelli, gli fu grata di aver pensato anche al popolo piumato, perciò, quando Väinämöinen finì in mare, rischiando di annegare in mezzo alle gelide acque del nord, si ricordò di lui e scese in suo aiuto, prendendolo sul proprio dorso e portandolo fino alla sua meta.

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Tolkien amava molto il Kalevala, poema epico finlandese, fu una delle numerose fonti d’ispirazione che lo aiutarono a dar forma alla Terra di Mezzo e ai suoi abitanti.

L’otium, tempo dello spirito, dello studio, della lettura e della riflessione..

”Natura autem utrumque facere me uoluit, et agere et contemplationi uacare: utrumque facio, quoniam ne contemplatio quidem sine actione est” «Del resto la natura volle facessi l’una e l’altra cosa, e agire e dedicarmi alla contemplazione: l’una cosa e l’altra faccio, dal momento che neppure la contemplazione è senza azione»

Seneca de otio

L’otium è  cura di sé e della propria saggezza, contemplazione e  studio. 

Graeci non solum ingenio atque doctrina, sed etiam otio studioque plentyantes
“I Greci sono ricchi non solo di doti e dottrine innate, ma anche di Otium e applicazione”

Cicerone

Nunquam se meno otiosum esse quam cum otiosus esset, aut minus solum esse quam cum solus esset

Scipione il Vecchio

“Non fu mai stato così nell’otium come quando permaneva nell’Otium, e mai così solo come quando ha goduto della solitudine ”

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