“Qui si allude all’identità radicale, nel Fuoco-Principio, tra mutamento e identità, movimento e quiete. Soggetto sottinteso è il Principio, con ogni probabilità il Fuoco, ma ANCHE IL SÈ che, nello scorrere dei pensieri e delle impressioni, resta sfondo immobile, specchio stabile e fluido.”
Fr. 33 e commento ERACLITO, DELL’ORIGINE traduzione e cura di Angelo Tonelli Feltrinelli editore (Prima edizione 1993)
Ὅ τι ἄν σοι συμβαίνῃ, τοῦτό σοι ἐξ αἰῶνος προκατεσκευάζετο καὶ ἡ ἐπιπλοκὴ τῶν αἰτίων συνέκλωθε τήν τε σὴν ὑπόστασιν ἐξ ἀιδίου καὶ τὴν τούτου σύμβασιν. MARCUS AURELIUS – V libro Τὰ εἰς ἑαυτόν X
Qualsiasi cosa ti capiti , è stata prestabilita per te fin dall’eternità, e un fitto intreccio di cause da sempre ha legato alla tua esistenza a quell’evento
Amico mio, dedicati all’arte che hai imparato; e il resto della tua vita trascorrila come se avessi affidato tutto te stesso agli dèi con tutta l’anima, senza renderti né tiranno né schiavo di nessun uomo.”
Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no. Sono in nostro potere: l’opinione, il volere, il desiderio, l’avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontà. Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi. Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né avversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre. Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei. Se invece stimerai tuo ciò che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del male. Ora, se hai desiderio di raggiungere questo felice stato, sappi che ciò richiede sforzo e concentrazione d’animo non comune, e che, certe cose esteriori, devono essere eliminate dalla mente, altre pensate al tempo giusto, e devi dedicarti sopra tutto alla cura di te stesso. Perché, se vorrai ad un tempo ottenere i predetti beni ed insieme dignità e ricchezze, è possibile che non otterrai nulla, perché se starai dietro alle ricchezze senza preoccuparti di accrescerti interiormente, senza dubbio ne sarai privato, perché solo attraverso l’accrescimento di se stessi si può godere beatitudine e libertà.
Pertanto a ciascuna apparenza che ti capiterà nella vita, innanzi tutto abituati a dire: questa é un'apparenza, e non é proprio quello che sembra di essere.
Poi comincia ad esaminarla e inquadrarla nella tua mente, e cioè vedere se essa appartiene alle cose che sono in nostra facoltà, ovvero a quelle che non lo sono. Ed appartenendo a quelle che non lo sono, dal tuo cuore venga questa sentenza: – Ciò a me non importa.
Abbiamo davanti agli occhi il luogo più bello dell’Arcadia, quello che ha le preferenze di Giove, la piana di Olimpia; lì gli uomini ancora non combattono, non conoscono ancora la passione della lotta, ma questo momento è vicino. Perché Palestra, la figlia di Hermes, è già nel fiore degli anni; ha già inventato la lotta, e la terra si rallegra di questa scoperta che, ponendo tregua alle liti degli uomini, li obbligherà a deporre il ferro bellicoso, che farà loro dimenticare gli accampamenti per gli stadi dove almeno combatteranno nudo. Questi bambini sono le diverse figure della lotta: saltano infatti con petulanza intorno a Palestra e, seguendone le leggi, piegano il corpo in mille posizioni diverse (a); diremmo nati dalla terra, perché la vergine mostra chiaramente col suo aspetto virile che non si sottometterà volentieri al giogo del matrimonio e che non avrà figli. Inoltre queste figure del combattimento sono molto diverse tra loro (b): la migliore è quella che ricorda la boxe (c). Quanto all’aspetto di Palestra, sembrerà una fanciulla se la paragoniamo a un giovane, e un giovane se il pensiero rappresenta una fanciulla. I suoi capelli sono troppo corti per essere raccolti; il suo sguardo 497 non designa un sesso più dell’altro; il suo sopracciglio testimonia il suo disprezzo per gli amanti e anche per i lottatori; sembra dire che si sente forte contro tutti e che nessuno può toccarle il seno mentre combatte, poiché eccelle nella sua arte. Il suo petto, simile a quello di un’adolescente, offre seni appena formati; inoltre non ha nessuno dei gusti femminili; non vuole avere le braccia di un bianco abbagliante; certo non approva le Driadi che, per essere bianche, cercano l’ombra; abitante delle profonde valli dell’Arcadia, chiede al sole il favore di un incarnato abbronzato e il sole colora la giovane di un bagliore leggermente rossastro (d). Palestra è seduta, e questa, figlia mia, è un’idea molto felice della pittrice, perché le ombre così proiettate dal corpo sono più numerose, e questo è d’altronde un atteggiamento che non le è necessariamente di cattiva grazia. Fa bene anche questo ramoscello d’ulivo che Palestra si stringe al seno; la dea ama questa pianta che dona ai combattenti l’olio essenziale ed è la delizia degli uomini.
“Gli esercizi ginnici”, dice Filostrato (1), “si dividono in due specie, quelli che richiedono agilità, come lo stadio, la doliche o corsa lunga, la corsa armata, il doppio stadio, il salto; e quelli che richiedono forza, come il pancrazio, la lotta, il pugilato. » La palestra è, in senso stretto, il luogo dove gli atleti si impegnano in questi ultimi esercizi, e la dea della palestra è la dea dei lottatori e dei pugili. Filostrato è l’unico che cita questa divinità, ma l’arte che ha creato tanti esseri allegorici come Paura, Inseguimento, Impudenza, Opportunità, Indulgenza, non deve aver esitato a personificare lo scenario. In Stazio è una divinità che fa scorrere l’olio sulle sue membra (2); perché il pittore non l’avrebbe rappresentata con un ramoscello d’ulivo in mano? Quanto ai piccoli spiriti che personificano le diverse figure della lotta, sono fratelli di questo Agon (3) che, stando accanto ad Ares, ad Olimpia, rappresentava il combattimento bellicoso; e di quest’altro, che teneva in mano dei manubri, rappresentava l’esercizio del salto. Non è raro, inoltre, incontrare bambini che giocano, lottano, corrono in opere d’arte, e che possono essere presi per i geni della corsa, della lotta o di questo o quel gioco.
Secondo il suo nome, la Palestra doveva essere una donna; per la natura degli esercizi ai quali presiede doveva avere un aspetto virile. Da qui questo sforzo dell’artista di unire grazia e forza nello stesso personaggio; sappiamo 498 inoltre che questi esseri, partecipando di una duplice natura, hanno un fascino particolare; ancor più che una figura ideale di eroe o di eroina, sembrano discostarsi dalla realtà; alle bellezze che prendono in prestito da sessi diversi, aggiungono una grazia in più, una grazia strana, risultante dalla fusione di due elementi contrari. Talvolta, come nel centauro, il contrasto resta totale; sarebbe scioccante se l’arte non gestisse abilmente la transizione tra una groppa che non ha nulla dell’uomo e un busto che non ha nulla del cavallo; talvolta, come nell’ermafrodita, la transizione è ovunque, ma il contrasto, benché localizzato, è così marcato da sembrare brutale.
in certe figure, come le Amazzoni, come Atena, come Artemide, come la stessa nostra Palestra, c’è ancora un contrasto, ma un contrasto che risulta più dall’accentuazione che dall’alterazione di certe forme, contrasto che non sembra pertinente. opposizione alle leggi della natura, contrasto che sembra ordinato dalla natura stessa dei personaggi rappresentati e che, per questo, si risolve francamente in un accordo per la mente. Non è inutile, inoltre, sottolineare che Palestra non presenta, come riteneva un critico, i seni atrofizzati o rudimentali, che avrebbero presentato agli occhi un’immagine sgraziata. È una giovane ragazza nel fiore degli anni; in quanto tale e anche perché nella sua veste di palestra è meno donna che un’altra dea, ha i seni poco sviluppati. Brunn la paragona, non senza ragione, ad una statua del Museo Pio Clementino (4), che rappresenta una giovane fanciulla che corre; la struttura del torace, le ossa e i muscoli, dice, annunciano forza, ma la convessità dei seni è marcata solo discretamente; questa statua ha inoltre altri caratteri in comune con Palestra; se i capelli cadono indietro sulle spalle, sono, come quelli dei lottatori e dei corridori, molto corti sulla fronte. Palestra, disse Filostrato, le premette un ramoscello d’ulivo sul petto. Il relatore spiega questo attributo dicendo che l’olivo fornisce servizi ai lottatori. Brunn preferisce credere che l’olivo rappresenti il prezzo della vittoria. Siamo tentati di dare ragione al sofista contro il dotto archeologo. Sui monumenti che rappresentano lotte, la Pedotribe o qualsiasi altro personaggio porta spesso un ramo di palma; si tratta infatti di un premio riservato ai vincitori, la foglia di palma non può essere utilizzata per nessun altro scopo. Gli antichi parlano bene delle corone di ulivo assegnate ai 500 vincitori delle Olimpiadi (5), ma quasi sempre l’idea della lotta e dello scenario è legata nella loro mente al ricordo dell’olio con cui venivano unti. i lottatori. La lotta è chiamata da Stace uncta impallidisce. In Teocrito Delfi deve scaturire dalla ricca palestra (6): in Ovidio (7), la splendente palestra è l’esercizio caro alla gioventù. Comunque sia, un attributo che può essere spiegato in modo abbastanza plausibile in due modi non può essere spostato; non c’è quindi motivo di rimproverare alla Palestra, come fa Friederichs, di non tenere in mano lo strigile o il vaso d’olio dei lottatori.
È un peccato che Filostrato non abbia descritto gli atteggiamenti dei geni che si scatenavano intorno a Palestra. I monumenti antichi che rappresentano uomini o bambini in difficoltà possono in una certa misura compensare questo silenzio. A volte i due avversari tendono le braccia l’uno verso l’altro e sembrano volersi toccare solo con le dita; è il preludio al combattimento (8). A volte inizia la lotta: uno degli atleti ha la mano dietro il collo dell’avversario che si piega sotto la presa (9); talvolta uno dei lottatori costringe l’altro a mettere entrambe le ginocchia a terra, lo prende per il collo e lo stringe per soffocarlo (10); talvolta il più abile riesce ad afferrare il piede o la gamba dell’avversario facendogli così perdere l’equilibrio (11); talvolta, afferrato per la metà del corpo, sollevato da terra e girando su se stesso, lo sconfitto colpirà il suolo della terra, a meno che il vincitore non si inginocchi, come per metterlo a terra e fargli toccare la terra delle spalle ( 12); talvolta i due giostratori si intrecciano, e l’uno grava tutto il suo peso sul corpo dell’altro che viene abbattuto e minaccia ancora con il pugno (13). Queste sono le principali figure della lotta; ma quanti altri erano ancora classificati, avevano il loro nome, senza contare quelli che potevano nascere dalle probabilità del combattimento e dalla duttilità dei combattenti (14)! Per tornare alla nostra tavola, i geni che circondavano Palestra non erano senza dubbio né numerosi né raggruppati in tante deformazioni, perché Filostrato suppone che riproducessero queste figure una dopo l’altra. Non ci sarebbe stato motivo di fare una simile supposizione se ciascuna figura della lotta fosse stata rappresentata da una coppia di geni combattenti. L’artista si era indubbiamente schierato dalla parte dell’autore di un bassorilievo conservato nella Galleria di Firenze (15). Sulla destra della composizione, due amori preludono al combattimento: altri due, posti a sinistra, preludono la scazzottata; 501 raggruppato con ciascuna di queste coppie, un terzo amore, che tiene una palma in mano, sembra agire come un pedotribù. Al centro, un amorino in piedi alza la mano verso la corona che ha già ricevuto come vincitore, l’avversario sconfitto si alza su un braccio; a destra e a sinistra di questo gruppo, due amorini, uno che porta una foglia di palma, l’altro che suona una tromba, formano un pendente. In questo bassorilievo sono stati evitati tutti gli atteggiamenti violenti. Il wrestling è disponibile solo in due forme, il wrestling vero e proprio e la boxe; e per questi due esercizi l’artista non ci mostra che una figura, per così dire, quella iniziale, la meno dotta e la meno complicata. Per la composizione avvicineremmo volentieri il nostro dipinto al bassorilievo: la Palestra prenderebbe il posto del gruppo centrale; due o tre coppie di amori, raggruppate in atteggiamenti più o meno semplici, avrebbero rappresentato in sé le innumerevoli palahmata o figure della lotta.
(1) Sulla ginnastica, tradotto. Ina minoide, pag. 62 (testo, c. IV).
(2) San Th., VI, 827.
(3) Pausania, V, 20, 3; V, 26, 3.
(4) Mus. Pio Cl., III, 27. Cfr. Krause, Die Gymnast. e Agon. der Hellenen, pl. VII, f 15,
(5) Plinio, XV, 5.
(6) Id., 2, 51.
(7) Met., VI, 41.
(8) Hamilton, vasi antichi (di Tischbein), IV, 44; Krause, Die Gymn., pl. X, n. 28.
(9) Clarac, H, 228; Krause, Die Gymn.9 X, 26 bis.
(10) Gal. de Flor., II, 23, 3; Krause, XI, 32.
(11) Krause, 39 e 40; Mio. dell lnst.91,22. Vedi anche Krause, f. 38.
(12) Krause, D.G., XI, f. 35 bis, 31 bis, 39c.
(13) Krause, f. 30, 31, 31a.
(14) Cfr. Pollux, III, 155 e le spiegazioni di Krause, Gym. Lui, Ag.,l, p. 415 e segg.
(15) Gal. di Firenze, ser. IV, vol. III, t. 120; Mull, Wies. D.d. ha. K.Taf. LII, n.653.
Ipitagorici coltivavano l’interiorità, che veniva affiancata dallo studio della matematica intesa come strumento per capire il mondo e per accostare per via razionale la realtà dell’Uno. Quindi erano mistici, artisti della musica, politici e indagatori della Physis, l’origine di tutte le cose. Physis è sia il visibile che l’invisibile, è la natura naturans e la natura naturata, perché le cose che appaiono sono ciò che si vede dell’invisibile.
Come il suo maestro Giorgio Colli, Tonelli è un sostenitore della superiorità dei sapienti greci rispetto ai filosofi contemporanei, che devono essere compresi alla luce dell’attualità, ma che sicuramente sono stati definitivi. Esiste una maggiore vicinanza di contenuti e di modi espressivi tra Eraclito e il taoismo o tra Parmenide e le Upaniṣad, che non tra Eraclito o Parmenide e Aristotele.
È importante ricostruire la comune radice eurasiaticadella nostra cultura così possiamo capire meglio la figura del sapiente, più simile allo Yogi o al maestro taoista o buddista, che non alla figura del filosofo, quale si configura da Aristotele in poi, dopo la mediazione di Platone che è intermedio tra Sophia e Filosofia.
Esistono testimonianze di rapporti tra oriente e occidente in epoca arcaica, prima delle conquiste di Alessandro Magno e la sapienza greca di cui Pitagora è maestro segreto, perché non ha lasciato nulla di scritto, ha un’origine specifica, ma è anche il frutto di un’interconnessione originaria tra oriente e occidente. I sapienti pitagorici avevano in comune con quelli orientali alcune pratiche meditative, il silenzio, come disciplina meditativa, l’anamnesi, la pratica della memoria e la musica come strumento meditativo. Lo stile di vita della Scuola pitagorica consentiva di formare, attraverso una vita comune, quelli che Giorgio Colli chiama filosofi sovrumani, conducendo l’essere umano oltre sé, non nella maniera risibile dell’attuale transumanesimo, in chiave tecnicistica e materialistica, ma attraverso la connessione dell’individuo con il cosmo, con il sé profondo, che in noi riesce a vedere come vicine le cose lontane: ciò che per Parmenide unifica tutto e che per Eraclito unifica gli opposti, liberandoci dalla schiavitù delle nostre passioni e pulsioni.
Coltivando lo spirito di solidarietà e comunanza, la Filìa dovevano liberarsi dalla volontà di potenza e di sopraffazione per la propria realizzazione personale. Dall’insegnamento di Pitagora ci viene un messaggio che favorisce la convivenza civile tra gli individui e i popoli.
Angelo Tonelli (Lerici, 1954), poeta, autore e regista teatrale, tra i massimi grecisti viventi, ha studiato Filosofia antica a Pisa, con Giorgio Colli. Ha pubblicato tra l’altro diverse opere di poesia e saggi. Per i “Classici” Feltrinelli ha tradotto e curato Dell’Origine di Eraclito (1993), La terra desolata. Quattro quartetti di T.S. Eliot (1995), il primo volume di Le parole dei Sapienti dedicato a Senofane, Parmenide, Zenone, Melisso (2010), Eleusis e Orfismo (2015), Negli abissi luminosi. Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica (2021) e Dell’origine di Parmenide (2023).
Pitagora vede la connessione tra la musica, l’aspetto più vicino alla coscienza, la matematica, l’aspetto razionale, che può rappresentare simbolicamente la musica, ma non ciò che uno prova con la musica e la filosofia, che è l’aspetto integrativo dell’uomo che cerca di capire la realtà negli aspetti sia simbolici che semantici. Federico Faggin
«τί δέ τις; τί δ᾽ οὔ τις; σκιᾶς ὄναρ / ἄνθρωπος. ἀλλ᾽ ὅταν αἴγλα διόσδοτος ἔλθῃ, / λαμπρὸν φέγγος ἔπεστιν ἀνδρῶν καὶ μείλιχος αἰών, Cosa siamo? Cosa non siamo? Sogno di un’ombra / l’uomo. Ma quando, dono degli dèi, appare un bagliore, / vivida luce si spande sugli umani, e dolce la vita» (VIII, 95-97, p. 172).
«Esseri della durata d’un giorno. Che cosa siamo? Che cosa non siamo?
Sogno d’ un’ombra l’uomo: ma quando un bagliore divino ci giunga
fulgido risplende sugli uomini il lume e dolce è la vita».
(Pindaro, Pitica VIII, vv. 95-97).
A molti pare un saggio fra stolti che la vita colma di giuste scelte chi senza gran fatica prosperità ottiene; ma la fortuna non sta in mano agli uomini, gli dei soli posson recarla: una volta uno levano in cielo, ma un altro scaglian nel fango, secondo misura. A Megara un premio hai ottenuto, Aristomene, ancora nella valle di Maratona, con tre vittorie hai poi vinto il patrio agone, grande impresa; su quattro corpi ti sei anche scagliato, maledicendoli nella tua mente, a loro nelle Pitiche si decretò: né un ritorno gradito, né un dolce riso, una volta giunti presso la madre amata, han recato loro la gioia; lontano dai nemici si rintanano nelle vie solitarie, tormentati dalla sventura. Chi ha ottenuto una nuova sorte grandiosa vola pieno di speranza in una grande felicità, alto sulle ali del suo valore, con brama più forte della ricchezza. In un attimo dei mortali cresce la gioia, ma allo stesso modo a terra precipita se scossa da contrario volere divino. Effimeri siamo: cos’è qualcuno? cos’è invece nessuno? Sogno di un’ombra è l’uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo, allora splendida luce gli uomini investe, e dolce diviene la vita.