τοῖς ἐγρηγορόσιν ἕνα καὶ κοινὸν κόσμον εἶναι, τῶν δὲ κοιμωμένων ἕκαστον εἰς ἴδιον ἀποστρέφεσθαι (Eraclito, fr. 89)

Filosofando ermeticamente in azione contemplativa dinamica catartica marziale….

τοῖς ἐγρηγορόσιν ἕνα καὶ κοινὸν κόσμον εἶναι, (τῶν δὲ κοιμωμένων ἕκαστον εἰς ἴδιον ἀποστρέφεσθαι)
(Eraclito, fr. 89)

”Avere i desti un solo cosmo comune, ma ognuno dei dormienti volgersi in un suo proprio mondo »

Eraclito vate oscuro i dormienti ed i desti…

 διὸ δεῖ ἕπεσθαι τῷ ξυνῷ, τουτέστι τῷ κοινῷ• ξυνὸς γὰρ ὁ κοινός. τοῦ λόγου δ᾽ ἐόντος ξυνοῦ ζώουσιν οἱ πολλοὶ ὡς ἱδίαν ἔχοντες φρόνησιν »
(Eraclito, fr. 2)


« Bisogna perciò seguire il comune. Pur essendo comune il Logo, i molti vivono avendo quasi loro propria saggezza 

 τοῖς ἐγρηγορόσιν ἕνα καὶ κοινὸν κόσμον εἶναι, (τῶν δὲ κοιμωμένων ἕκαστον εἰς ἴδιον ἀποστρέφεσθαι) »
(Eraclito, fr. 89)

 ”Avere i desti un solo cosmo comune, ma ognuno dei dormienti volgersi in un suo proprio mondo »

μολὼν λαβέ Molòn labé

Secondo lo storico Plutarco re di Sparta Leonida I la pronunciò in risposta alla richiesta di consegnare le armi avanzata dal re persiano Serse durante la battaglia delle Termopili.

πάλινδὲ τοῦ Ξέρξου γράψαντος, ‘πέμψον τὰ ὅπλα,’ ἀντέγραψε, ‘μολὼν λαβέ.’ 

Quando Serse ha scritto di nuovo,” Consegnate le armi “, ha risposto:
” Vieni a prenderle!”

Plutarco cita la frase nel suo Apophthegmata Laconica (“Detti degli Spartani”). Lo scambio tra Leonida e Serse avviene per iscritto, alla vigilia della battaglia delle Termopili (480 a.C.):

Vocatus Atque Non Vocatus Deus Aderit

Chiamato o non chiamato, il dio sarà presente!

”καλούμενός τε κἄκλητος θεὸς παρέσται ‘”

Questa iscrizione è stata incisa sopra la porta d’ingresso della casa che Carl Gustav Jung  a Küsnacht, in Svizzera vicino Zurigo.
E’ tratta dall’Oracolo di Delfi e costituisce la risposta che ottennero gli spartani, quando consultarono l’oracolo, prima di portare la guerra ad Atene, chiesero al dio Apollo presso Delphi
“se fosse meglio entrare in guerra”e ricevettero la risposta:

”..che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.”

La versione latina “Vocatus atque invocatus deus aderit”pare si  diffuse grazie a  Erasmo da Rotterdam

“per esprimere  qualcosa, che anche se non lo si chiede e non si è intenzionati a farlo, si verificherà comunque, che ci piaccia o no.
Si dice che ,  Jung  sostenesse che questa frase  volesse
esprimere il mio senso di precarietà, la sensazione di trovarmi sempre immerso in possibilità che trascendono la mia volontà“ ma anche che  fosse un promemoria per se stesso e per i suoi pazienti,  l’inizio della saggezza è il timore del Divino: “timor dei initium sapientiae”.

Tucidide , La guerra del Peloponneso 1.118.3

” αὐτὸς ἔφη ξυλλήψεσθαι καὶ παρακαλούμενος καὶ ἄκλητος. 


 Lui stesso, ha detto, sarebbe intervenuto per aiutare, sia chiamato che non invitato. “

1.118.3
αὐτοῖς μὲν οὖν τοῖς Λακεδαιμονίοις διέγνωστο λελύσθαι τε τὰς σπονδὰς καὶ τοὺς Ἀθηναίους ἀδικεῖν, πέμψαντες δὲ ἐς Δελφοὺς ἐπηρώτων τὸν θεὸν εἰ πολεμοῦσιν ἄμεινον ἔσται· ὁ δὲ ἀνεῖλεν αὐτοῖς, ὡς λέγεται, κατὰ κράτος πολεμοῦσι νίκην ἔσεσθαι, καὶ αὐτὸς ἔφη ξυλλήψεσθαι καὶ παρακαλούμενος καὶ ἄκλητος.

E sebbene i Lacedemoni avessero deciso sul fatto della violazione del trattato e della colpa degli ateniesi, tuttavia inviarono a Delphi per chiedere al dio se avrebbe avuto un buon esito  se fossero andati in guerra; e, come si dice, ricevettero da lui la risposta che se avessero messo tutta la loro forza nella guerra, la vittoria sarebbe stata loro e la promessa che lui stesso sarebbe stato con loro, sia invocato che non invocato.

ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς. compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita Marco Aurelio

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 ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς,

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni
avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)

Armonia Marco Aurelio

Ὅταν ἀναγκασθῇς ὑπὸ τῶν περιεστηκότων οἱονεὶ διαταραχθῆναι, ταχέως ἐπάνιθι εἰς ἑαυτὸν καὶ μὴ ὑπὲρ τὰ ἀναγκαῖα ἐξίστασο τοῦ ῥυθμοῦ˙ ἔσῃ γὰρ ἐγκρατέστερος τῆς ἁρμονίας τῷ συνεχῶς εἰς αὐτὴν ἐπανέρχεσθαι.

Quando sei come costretto dalle circostanze a turbarti, rientra subito in te stesso, e non uscir di misura più di quanto sia  necessario, perchè tornando continuamente all’armonia ne diverrai sempre più padrone

Marco Aurelio

Τὰ εἰς ἑαυτόν Pensieri Meditazioni – Ricordi – A sé stesso

libro VI, 11

ἐν εὐφρόνῃ Eraclito nella notte frammento 26

”ἄνθρωπος ἐν εὐφρόνῃ φάος ἅπτεται ἑωυτῷ ἀποσβεσθεὶς ὄψεις. ζῶν δὲ ἅπτεται τεθνεῶτος εὕδων, ἐγρηγορὼς ἅπτεται εὕδοντος.
”Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος

Ogni traduzione è solo una possibile interpretazione

”Nella notte l’uomo accende una luce a se stesso, spento negli sguardi, e vivendo si afferra al morto; sveglio si afferra al dormiente”

Giorgio Colli

”L’uomo nella notte si accende una luce, anche se la sua vista è spenta; anche se vivo, tocca il morto, (cioè) mentre dorme; anche se sveglio tocca il dormiente.”
Miroslav Marcovich

La notte è euphróne,  εὐφρόνῃ,   la benevola, avvolgente, misterioso confine dal dimensione del  vivo con lo stato di morte e da dormiente con lo stato di veglia.

Nel buio e nel silenzio si  entra in una zona intima lontana dal quotidiano, un richiamo al rito, l’incubazione,ἐγκοίμησι, dormire nel tempio.

Risveglio del dormiente incubazione ἐγκοίμησις, enkoimesis

La procedura avvicina alla morte attraverso il sonno con una trance iniziatica atta a volgerla in vita.
L’uomo chiude gli occhi e realizza una trance di tipo sciamanico:

si separa dal mondo esterno ed entra in un livello profondo, nascosto ai più, oscurato durante il giorno.
Egli raggiunge uno speciale distacco, lo stato di «sonno visionario», estatico per tornare alla vita rinnovato.

un evocazione, un richiamo

तैजस Taijasa che significa dotato di luce, è uno dei molti diversi livelli di esistenza che la Jiva जीव respirare o vivere, un essere vivente, o qualsiasi entità intrisa di una forza di vita,sperimenta a causa dell’attività dei Maya माया ,  letteralmente “illusione” è il secondo dei tre stadi della coscienza che fanno parte dell’ordine individuale del Jiva.
I tre stadi della coscienza Taijasa o coscienza del sogno che ha come oggetto il corpo sottile.

Il Mantra del Mandukya Upanishad Agama-prakarna recita:

स्वप्नस्थानोऽन्तः प्रज्ञः सप्ताङ्ग एकोनविंशतिमुखः प्रविविक्तभुक् तैजसो द्वितीयः पादः || ४ ||

“Il secondo quarto (Pada) è Taijasa la cui sfera di attività è lo stato del sogno, che è consapevole del mondo interno degli oggetti, che ha sette arti e diciannove bocche e che gode degli oggetti sottili del mondo mentale.”

Frammenti Eràclito l’oscuro. Οὐκ ἐμοῦ, ἀλλὰ τοῦ λόγου non ascoltando me ma il logos….

«Οὐκ ἐμοῦ, ἀλλὰ τοῦ λόγου ἀκούσαντασ [ὁμολεγεῖν] σοφόν ἐστιν ἒν πάντα εἰδέναι.»
Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος
«Non ascoltando me, ma il logos, è saggio intuire che tutto è Uno, e che l’Uno è tutto.»
(Eraclito, Diels-Kranz, Fr. 50)

道可道,非常道 Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao

Giorgio Colli, chiarisce “eidénai” εἰδέναι, indica  un “apprendere per immagini”, un “intuire”, evidenzia la tensione del antico mondo greco ad interpretare l’atto della conoscenza tramite la visione di qualcosa che “già è”, che “sempre è”

“ἁρμονίη ἀφανὴς φανερῆς κρείσσων »
(Eraclito, fr. 54)
« L’armonia invisibile è superiore all’armonia visibile »

κόσμον τόνδε, τὸν αὐτὸν ἁπάντων, οὔτε τις θεῶν οὔτε ἀνθρώπων ἐποίησεν, ἀλλ᾽ ἦν ἀεὶ καὶ ἔστιν καὶ ἔσται πῦρ ἀείζωον ἁπτόμενον μέτρα καὶ ἀποσβεννύμενον μέτρα.

“Questo ordine, lo stesso per tutti, nessuno degli dei lo fece, né gli uomini, ma sempre era, ed è e sarà fuoco sempre vivo, che con misura s’accende e con misura si spegne”.

Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος Colli, Giorgio. La Sapienza Greca Vol. III [1993]
Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος.Colli, Giorgio. La Sapienza Greca Vol. III [1993]

Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628, Rijksmuseum, Amsterdam
Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628, Rijksmuseum, Amsterdam

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