”Graziosa, gioca.
L’universo è una conchiglia vuota in cui la tua mente si diverte infinitamente.”
Vijñānabhairava Tantra, 110
”Vigyana” significa consapevolezza, e “bhairava” è un termine specifico, un termine tantrico per indicare colui che è andato oltre. Per questo Śiva è noto come “bhairava” e Devī come “bhairavī”: coloro che sono andati oltre ogni dualità.”
OSHO
Shakti si rivolge a Śiva e gli pone alcune domande, pregandolo così di dissiparle i dubbi riguardo alla sua stessa natura divina e a quella dell’universo. Amorevolmente («o radiosa») il consorte le risponde elencando 112 insegnamenti, un compendio di tecniche di meditazione: il Tantra in oggetto. Śiva non espone dunque alcuna dottrina o filosofia, non risponde direttamente alle domande di Pārvatī/shakti : la via della razionalità non è quella adatta per giungere alla comprensione della realtà delle cose. Śiva non spiega cosa, ma come.
Nel De origine et situ Germanorum, comunemente conosciuta come Germania, opera etnografica Publio Cornelio Tacito ,attorno al 98 d.C., narra delle usanze delle tribù germaniche che vivevano al di fuori dei confini romani. Tra queste usanze vi era la consuetudine di formare comitatusgruppi di combattenti legati da giuramento di reciproca fedeltà, che accompagnavano un capo nelle sue imprese di guerra, questi manipoli erano detti anche manierbunde,bund significa “legare insieme”.
I Romani rimasero molto colpiti dalla combattività di alcuni guerrieri celto-germani, che si gettavano nella mischia arditamente e quasi sembravano immuni ai colpi, alle ferite, combattendo furiosamente. Chiamarono questo stato mentale e fisico che portava i guerrieri celti oltre comuni limiti umani, “Furor”. Il mito del guerriero in preda al furor, è precisamente definito in termini epici e letterari dalla leggenda di Cu Chulainn e dal “Riastrad”, lo stato di furore da cui veniva preso e che gli consentiva di divenire imbattibile ed invulnerabile. La forza di questa possessione divina era tale da trasfigurarlo trasformandolo in uno spaventoso mostro antropomorfo.
Nelle Saghe norrene si fa riferimento a dei particolari guerrieri che, addestrati con tecniche sciamaniche, formavano gruppi di combattenti particolarmente potenti e temuti dagli avversari.
Attraverso tali rituali i guerrieri venivano pervasi da una furia sovrumana poiché era lo spirito stesso di Odino-Wotan che scendeva dentro di loro facendoli diventare forti come orsi o lupi o cinghiali , insensibili al ferro e al fuoco, tale stato di wodhiz era definito anche “berserksgangr”.
Votati a Odino/Wotan, questi Guerrieri Sacri, erano in grado di canalizzare quella potente energia conosciuta come Ond e, tramite particolari rituali, ad entrare nella condizione di “Wodhiz” (furore guerresco ispirato).
Si suppone che i guerrieri totemici scandinavi e germanici, per ottenere questi effetti, assumessero prima della battaglia birra e amanita muscaria, un potente fungo allucinogeno, oltre che un notevole stimolatore dell’attività psico-fisica. le ricerche tossicologiche hanno delineato chiaramente le differenze chimiche e sintomatologiche tra l’Amanita muscaria (il fungo erroneamente associato ai guerrieri) e il giusquiamo nero (la vera sostanza utilizzata).
Per quanto alcuni studi abbiano messo in evidenza il fatto che nel combattimento sia necessario comunque un certo livello di lucidità e reattività, non tutti gli studiosi concordano perciò sulla teoria dell’uso di sostanze psicotrope, dati gli effetti che risulterebbero quasi annichilenti dell’azione combattiva. Saxo Grammaticus, inoltre, ci parla della loro assunzione di sangue di orso o lupo, come “droga” per acquisirne la forza: è dunque possibile confinare in una dimensione simbolica le proprietà allucinogene di tale sostanza. Di fatto i Berserker e gli Ulfhednar erano Guerrieri Sacri ad Odino/Wotan, e secondo il mito era proprio lui ad indurre l’estatico stato di Furia, fino a provocare delle vere e proprie trasformazioni sul piano fisico.
Per comprendere maggiormente l’aspetto del Wodhiz è necessario innanzitutto analizzare la sfera semantica della radice indoeuropea di Wotan che è “wat” e che sta ad indicare la “furia divina” (di cui anche l’antico irlandese “faith” cioè “veggente, profeta”). Wat è la dimensione sovrumana alla quale si apre appunto il Guerriero Sacro e attraverso la quale egli raggiunge lo stato di estasi guerriera chiamato appunto Wodhiz. Georges Dumézil storico delle religioni, linguista e filologo francese interpretò la radice Wut come sostantivo che significa “ebbrezza”, “eccitazione”, e “genio poetico”, ma anche come il movimento terribile del mare, del fuoco e del temporale, come aggettivo che significa “violento”, “furioso” e “rapido. Si narra che per canalizzare questo stato, si effettuasse un rito chiamato “Hamrammr”, “mutamento di forma”. La “furia dei berserkir” – detta anche berserksgangr – poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità. Incominciava con un tremolio, il battere dei denti e una sensazione di freddo nel corpo. La faccia si gonfiava e cambiava colore. Seguiva una grande rabbia e il desiderio di assalire il prossimo.
Pare che i berserkir facessero parte di sette segrete o società di guerrieri. Alcune saghe parlano di gruppi di berserkir con dodici membri dove coloro che desideravano entrare a farne parte dovevano sostenere un combattimento (rituale o reale). Alcuni berserkr cambiavano i loro nomi in björn o biorn, come riferimento all’orso. Il soprannome che adottavano e la loro inaudita ferocia in battaglia generò infatti una leggenda secondo la quale essi si trasformavano letteralmente in enormi orsi durante la battaglia e si diceva che non potessero essere sconfitti, in quanto insensibili al dolore e alla paura, senza ricorrere all’asportazione di parti vitali, quali cuore o testa.
Snorri Sturluson parla di berserker nella Saga di Egil, nella Hrólfs saga kraka ok kappa hans e nella Saga degli Ynglingar. Molte saghe descrivono i berserkir come assassini, ladri, saccheggiatori. Erik il Rosso era forse un berserkr. Harald Bellachioma, fondatore del regno di Norvegia, usava i berserkir come truppe d’élite.
La Saga di Grettir narra che questi guerrieri erano conosciuti anche come Úlfheðinn o “mantello di lupo”, poiché indossavano le pelli di questo animale.
Nel capitolo VI della Saga degli Ynglingar i compagni di Odino erano così presentati: «Andavano senza corazza, selvaggi come dei cani o dei lupi. Mordevano i loro scudi ed erano forti come degli orsi e dei tori. Massacravano gli uomini e né il ferro né l’acciaio potevano niente contro di loro. Questo si chiamava furore di berserkir»
Marcet sine adversario virtus: tunc apparet quanta sit quantumque polleat, cum quid possit patientia ostendit. Scias licet idem viris bonis esse faciendum, ut dura ac difficilia non reformident nec de fato querantur, quidquid accidit boni consulant, inbonum vertant; non quid sed quemadmodum feras interest
Il tempo che passa é un ipnosi collettiva..Ben riuscita 氣 Nutrimento Primordiale ᛏᛦᚱ —Il tempo che passa é un ipnosi collettiva..Ben riuscita 氣 Nutrimento Primordiale ᛏᛦᚱ —Il tempo che passa é un ipnosi collettiva..Ben riuscita 氣 Nutrimento Primordiale ᛏᛦᚱ —
Senza un avversario, la virtù marcisce: si vede quanto grande essa sia, e quanto valga, solo allorquando mostra il suo potere col sopportar delle prove. Sappi dunque che gli uomini valorosi debbon far lo stesso: non devono temere ciò che è duro e difficile, non devono lamentarsi del destino, devono considerar come un bene e volgere in bene tutto ciò che accade. Non interessa ciò che tu sopporti, ma interessa la maniera in cui lo sopporti.
Le corde per arco preistoriche sono tra i reperti più rari negli scavi archeologici. Il cordino contenuto nella faretra di Ötzi dovrebbe essere a livello mondiale la corda per arco più antica giunta fino a noi.
Sebbene l’Uomo venuto dal ghiaccio stesse ancora lavorando al manufatto, portava con sé nella faretra un cordino ritorto di fibre animali (e non vegetali), elastico e molto resistente alle sollecitazioni, e pertanto estremamente adatto ad essere utilizzato come corda per l’arco.
Nell’ambito di un ampio progetto di ricerca del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) è stato possibile analizzare per la prima volta archi e frecce neolitici, focalizzandosi sui materiali, e confrontarli con l’equipaggiamento di Ötzi. Per il Museo Archeologico dell’Alto Adige il risultato dell’indagine ha significato un ulteriore record: il cordino di Ötzi, fabbricato ad arte, e il suo equipaggiamento da caccia sono a livello mondiale in assoluto i più antichi reperti neolitici di questo tipo conservatisi fino a noi.
fonte: Comunicato diramato dal Museo Archeologico dell’Alto Adige
Athletas videmus, quibus virium curaest, cum fortissimis quibusque confligere et exigere ab iis per quos certamini praeparantur ut totis contra ipsos viribus utantur; caedi se vexarique patiuntur et, si non inveniunt singulos pares, pluribus simul obiciuntur
Vediamo gli atleti, che si prendon cura dell’esercizio delle proprie forze, lottare coi campioni più forti e pretendere da coloro che li allenano alle gare che adoperino contro di loro tutta la propria forza: si lascian colpire e tartassare e, se non trovano avversari singoli che siano al loro pari, si espongono in combattimento contro parecchi antagonisti presi insieme.
Marcet sine adversario virtus: tunc apparet quanta sit quantumque polleat, cum quid possit patientia ostendit. Scias licet idem viris bonis esse faciendum, ut dura ac difficilia non reformident nec de fato querantur, quidquid accidit boni consulant, inbonum vertant; non quid sed quemadmodum feras interest
Senza un avversario, la virtù marcisce: si vede quanto grande essa sia, e quanto valga, solo allorquando mostra il suo potere col sopportar delle prove. Sappi dunque che gli uomini buoni debbon far lo stesso: non devono temere ciò che è duro e difficile, non devono lamentarsi del destino, devono considerar come un bene e volgere in bene tutto ciò che accade. Non interessa ciò che tu sopporti, ma interessa la maniera in cui lo sopporti.
Non fert ullum ictum inlaesa felicitas; at cui adsidua fuit cum incommodis suis rixa, callum per iniurias duxit nec ulli malo cedit, sed etiam si cecidit de genu pugnat
La felicità che è sempre rimasta illesa non sopporta nessun colpo; ma chi ha dovuto assiduamente lottare con le difficoltà si è incallito a forza di ricever molestie, e non cede di fronte a nessun male, e anche se cade, combatte ancora in ginocchio.
Lucio Anneo Seneca De providentia Quare aliqua incommoda bonis viris accidant, cum providentia sit
In qualità di praticante e cultore di discipline d’oriente non posso esimermi dall’approfondimento culturale e la comprensione di ciò che stà accadendo.
Un dibattito ampio e complesso sulla relazione tra le antiche teorie e credenze della Cina e le attuali prospettive della Modernità apre a riflessioni, dubbi e perplessità o forse piccoli scorci di fiducia….
Difficile per l’osservatore attento ignorare ciò che accade ad oriente…
il Drago è molto attivo, gigante, fumoso, famelico, metallico, frenetico, geneticamente modificato, artificialmente intelligente..
antico ma proiettato nel futuro,diffidente e forse rancorosamente risvegliato…
Ma sono opinioni personali, lasciamo la parola a chi studia il fenomeno con rigore accademico…
“Il Dao ha per modello ciò che così è, da sé
(Dao fa ziran 道法自然)”.
stanza 25 del Laozi
Immagine: “Il Dao ha come modello ciò che così-è, da sé” (dal Daodejing, 25 traduzione di Attilio Andreini). Calligrafia di Zhao Puchu esposta nel tempio daoista Baxiangong, Xi’an, foto Arianna Rinaldo. FONTE Sinosfere
”In cinese moderno il termine per indicare la natura, intesa come “sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi” (Treccani), è daziran 大自然.
Si tratta di un termine moderno, entrato nell’uso con questa connotazione alla fine del XIX secolo, per quanto ispirato a una concezione antica del mondo naturale.
自然 letteralmente significa “essere tale di per sé” e, quando si riferisce all’ordine naturale del cosmo, è spesso tradotto con “spontaneità” o “naturalezza”.
Per quanto non sia un termine squisitamente daoista, ricorrendo con connotazioni diverse anche negli scritti legalisti e di altri filosofi, è indubbio che ziran rappresenta uno dei concetti centrali del Laozi, del Zhuangzi e dei loro eredi, dove designa un aspetto del Dao, descrive il naturale fluire delle “diecimila entità e processi” nel mondo ed è alla base della condotta ideale del saggio.
Nel pensiero della Cina antica, altri termini che si intersecano all’idea di ordine cosmico sono tian 天 (“cielo”), li 理 (“principio”) e qi 氣 (“soffio/energia vitale”).
Nelle arti tradizionali, infine, il paesaggio naturale è indicato dal binomio shanshui 山水 (lett. “monti e acque”).
Questa concezione della natura, che presuppone l’armonia tra uomo e ambiente fisico circostante e implica una costante relazione e interdipendenza tra macrocosmo e microcosmo, rimase un modello cui aspirare nella coltivazione individuale e nella sfera pubblica durante gran parte del periodo imperiale.
Come spiega efficacemente Daniele Brombal, tuttavia, questo non si tradusse generalmente in una sua applicazione nelle “politiche ambientali” tipiche della Cina tradizionale, che erano spesso lungi dall’essere “ecologiche”.
La medesima visione olistica della natura è riproposta oggi nei più svariati ambiti (artistico, ideologico, letterario, politico, religioso, scientifico ecc.), intrecciata a nuovi modelli del rapporto fra uomo e natura originati in Occidente e a una nuova sensibilità per la distruzione ambientale portata con sé dalla modernizzazione.
Di recente si è così affermata la tendenza ad assimilare il concetto di natura a quello di “ecologia” (shengtai 生態) e di “ambiente” (huanjing 環境), con una crescente preoccupazione per la sua tutela (huanbao 環保). In termini generali, le idee tradizionali sulla natura sono state rivisitate in chiave moderna e spesso caricate di una retorica strumentale all’agenda politica.”
Confer Ester Bianchi insegna religioni e filosofia della Cina e società e cultura cinese all’Università degli studi di Perugia. La sua ricerca verte sulle religioni cinesi, che indaga con le modalità della ricerca filologica e storico-religiosa