(I, 45) Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: “Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti.
Al livello intermedio l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità, si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. “Questi sono i livelli in generale.
Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via”.
Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò: “Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso”. Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L’addestramento non finisce mai.
Hagakure ni ciritodomareru hana nomi zo shinobishi hito ni au kokochi suru
葉隠れに / 散りとどまれる / 花のみぞ / 忍びし人に / 逢ふ心地する dal Sankashū, “Raccolta da un eremo sui monti”
Quell’unico fiore che ancora rimane nel folto delle foglie mi riporta al cuore il mio amore segreto
Fu molto probabilmente questa poesia di Saigyō, monaco del XII secolo, che suggerì il titolo allo Hagakurekikigaki (Note dettate nel folto delle foglie), in genere abbreviato in Hagakure. Nel verso denso di suggestioni che il poeta antico compose nel suo eremo sui monti, si riflette un’altra capanna su altri monti, anche questa raccolta in un’ombrosa quiete, dove il maestro Jōchō (al secolo Yamamoto Tsunetomo) raccoglie a sua volta l’ultimo fiore di una primavera ormai trascorsa, quella del mondo e della cultura samurai. Da quel nucleo di valori sottratto all’estinzione ricaverà le lezioni morali destinate a diventare la più compiuta rappresentazione del bushidō, il codice di comportamento e di pensiero del samurai.
Colui che appare anormale rispetto all’ambiente esterno è probabile che sia lui il ”normale”, che in lui esista un resto di energia vitale integra….” L’arco e la Clava J.Evola
Indubbiamente ogni atleta sviluppa le sue abilità nella percorso della sua crescita agonistica e nel procedere della propria partica sviluppa il suo modus operandi ed esistono innumerevoli modi di esprimere le tecniche e scuole di pensiero diverso ma qui di seguito due video di due eccelsi atleti
Patrizio Oliva campione olimpico di pugilato a Mosca 1980, campione europeo EBU nei superleggeri e welter e campione mondiale WBA nei superleggeri.
Giorgio Petrosyan Ha vinto il prestigioso torneo k-1 max nel 2009 e nel 2010, al tempo la massima espressione della kickboxing sotto i 70 kg di peso, e tuttora detiene il titolo di campione intercontinentale dei pesi medi WMC. È stato sotto contratto per gli eventi della organizzazione singaporiana di kickboxing glory nella quale ha vinto il torneo 2012 glory 70kg slam. È stato a lungo considerato il kickboxer più forte al mondo nella sua divisione di peso, avendo ottenuto importanti vittorie contro campioni di indiscusso livello ed altri top fighters come Naruepol Fairtex, Andy Souwer (2 volte), Dzhabar Askerov, Albert Kraus (2 volte), Mike Zambidis, Yoshihiro Sato, Artur Kyshenko, Ky Hollenbeck, Davit Kiria e Robin Van Roosmalen; mentre ha ottenuto un pareggio contro il thailandese Buakaw Por. Pramuk. Per due anni consecutivi è stato premiato come miglior atleta thai-boxer di tutti i tempi.